39.
Per un attimo temo sia stato solo un sogno ma, aprendo lentamente un occhio, scorgo Henri accanto a me e mi rilasso istantaneamente. Dio, è così bello quando dorme. Di una bellezza dolce, innocente, inconsapevole.
Metà viso è schiacciato contro il cuscino, i riccioli ribelli gli coprono la fronte ma riesco comunque a godere della vista delle sue labbra leggermente in fuori, come in un piccolo broncio. Reprimo l'istinto di baciarlo e mi limito ad osservarlo ancora un po'.
Quando Henri si è infilato sotto la doccia, non so più quanto tempo fa, ho chiuso gli occhi per un paio di secondi, la comodità di questo fantastico letto era irresistibile e ovviamente, mi sono addormentata.
Recupero il cellulare abbandonato sul comodino e capisco, controllando l'ora, che sarà difficile riaddormentarsi. Sono quasi le quattro del mattino qui ma il mio corpo è ancora impostato sul fuso di Londra, il che significa che, di norma, sarei già sveglia e attiva da un paio d'ore. Lascio quindi perdere l'idea di dormire e mi avventuro all'aperto, sul balcone.
Non siamo abbastanza in alto da vedere tutta la città ma l'atmosfera è favolosa. L'aria è fresca al punto giusto, tira un leggero venticello che mi smuove piacevolmente i capelli, come se volesse accarezzarmi, mentre la città comincia a risvegliarsi. Gli edifici e i grattacieli illuminati mi ricordano lo spettacolo che ho potuto ammirare dall'ultimo piano del One Canada Square nella notte più emozionante della mia vita.
Forse è stato quello il punto di svolta. Non sono riuscita a dire di no ad Henri quella sera, nonostante la sua proposta infrangesse un milione di regole e ora, la mia giornata ha praticamente iniziato a girare intorno a lui. Non importa quanto mi sforzi di rimanere concentrata sugli studi o quanto ripeta a me stessa che questa condivisione di momenti sia solo passeggera e che ben presto lui si stancherà di me, il mio cervello ha perso ogni potere sul resto del corpo e sono completamente in balìa del mio cuore.
«Ehi», la voce di Henri mi raggiunge in un sussurro roco. «Che ci fai qui? Hai avuto un altro incubo?» si appoggia al parapetto in vetro accanto a me.
«No, è solo suonata la sveglia londinese che è in me».
«Altrimenti detta jet lag», ridacchia.
«Sì, ma così è più originale, no?»
Annuisce soffocando uno sbadiglio. Ha ancora gli occhi impastati dal sonno e nonostante questo resta bellissimo ai miei occhi, anzi, le occhiaie lo rendono, se possibile, ancora più attraente.
«Torna a letto», sussurro posando il mento sulla sua spalla.
«Solo se vieni anche tu».
«Dormi ancora un po' una volta che puoi», insisto dolcemente.
«Ho dormito tantissimo per i miei standard. Mi serve solo un caffè», allarga gli occhi come colto da un'illuminazione. Sparisce oltre la portafinestra per qualche minuto, lo sento parlare, probabilmente al telefono, finché non torna sorridendo con un'aria da cospiratore come quando nei film il protagonista ha organizzato uno scherzo terribile ad un suo amico e sta aspettando il momento perfetto per attuarlo. Uno di quelli in cui qualcuno sbuca fuori dall'armadio urlando o butta giù la porta a colpi di ascia imitando i migliori film horror.
Quando bussano alla porta, poco dopo, scopro con piacere che Henri ha semplicemente ordinato la colazione. Decisamente abbondante per due persone ma sono sicura che se avanzasse qualcosa, Nick sarebbe felicissimo di spazzolare i nostri avanzi.
«La cucina non è chiusa alle quattro del mattino?» domando masticando il mio muffin alla vaniglia seduta sul letto a gambe incrociate.
«Sì, ma non immagini cosa sono disposti a fare anche solo per un autografo o una foto di uno dei membri della boyband più famosa del momento». Ne è talmente abituato che ormai non si stupisce neanche più.
«Che presuntuoso», lo prendo in giro, «signor Byles», aggiungo in perfetto tono formale come è solito rivolgersi a lui il personale dell'hotel.
Affondo la mano nella ciotola dei cereali e comincio a lanciarne qualcuno in faccia a Henri che, in risposta, cerca di prenderli in bocca al volo. È piuttosto bravo, ne manca pochissimi. Io, invece, sono una frana completa e lui di certo non mi aiuta lanciandomeli talmente forte che è quasi impossibile anche solo vederli. Mi ritrovo ben presto sommersa di cereali mentre lui trattiene a stento le risate.
Per vendicarmi, gli faccio un lancio molto più lungo e Henri, per cercare di raggiungere il cereale, sbatte la testa contro la testata del letto. Dopo una smorfia di dolore e con una mano che si massaggia il punto ferito, scoppia a ridere insieme a me.
«È per questo che mi piace stare con te», smette di ridere di colpo, «mi fai tornare indietro a quando ero una persona normale».
«Non mi sembra tu abbia niente di anormale».
«A parte la mia vita».
«La tua vita la decidi tu e se anche le tue giornate sono un po' fuori dal comune, non significa che anche tu lo sia, non in senso negativo, per lo meno. Puoi restare una persona normale, se vuoi»
«Però con te mi riesce meglio che con chiunque altro», le fossette fanno capolino ai lati delle sue morbidissime labbra e misciolgo come ghiaccio al sole.
Mi sento esattamente allo stesso modo, così a mio agio che non mi importa se non sono truccata o se ho i capelli arruffati, mi sento libera di potergli mostrare tutto di me, perfino le imperfezioni.
Henri mi coglie alla sprovvista attirandomi a sé in un bacio ma prima che possiamo lasciarci andare, il mio cellulare comincia a squillare e non so perché, ma ho già capito chi mi stia chiamando, così apro la comunicazione senza dire nulla, in attesa dell'eruzione all'altro capo del telefono.
«Spero che Vic stia scherzando. Non sei davvero a New York, vero?» urla così forte che sono costretta a tenere il telefono lontano dall'orecchio.
«Credo che tu sappia già la risposta», faccio un po' la sostenuta. In fin dei conti, non devo darle nessuna spiegazione e sono stanca di essere sempre rimproverata per qualsiasi cosa faccia.
«Potevi almeno avvisarmi, non trovi?» fa sempre una tragedia per tutto.
Henri sghignazza avvicinandosi a me come un lupo alla sua preda.
«Per ricevere l'ennesima ramanzina? No, grazie», rispondo scocciata.
«No, per evitare che tua nonna venga a trovarti in dormitorio pensando che tu sia depressa e abbia bisogno di uscire un po'».
«Cosa? Mia nonna sta venendo lì?» domando terrorizzata.
«Sono riuscita a bloccarla per un pelo», mi rassicura con il solito fastidiosissimo tono di rimprovero che ormai è all'ordine del giorno.
«Grazie al cielo», tiro un sospiro di sollievo ricacciando indietro la voglia di prenderla a male parole.
«Dannazione, perché non me l'hai detto?» non accenna a chiudere la questione.
«Perché sono stanca di dare spiegazioni a tutti», sbuffo tenendo gli occhi fissi sul diavolo tentatore di fronte a me. Se non smette di guardarmi in questo modo, prenderò fuoco in pochi secondi.
«Lo sai benissimo che ti avrei appoggiato in questa tua folle decisione anche se il periodo che hai scelto non è proprio dei migliori», parla senza sosta ma io non l'ascolto più.
Henri comincia a baciarmi il collo, si sposta verso l'orecchio per poi arrivare sotto il mento e ricominciare da capo. Allungo la testa all'indietro per dargli maggiore spazio. Lo sa che non resisto ai baci in quel punto e non riuscirei a fermarlo neanche se volessi. Cosa che, ovviamente, non ho intenzione di fare.
«Mi stai ascoltando?» Maddie richiama la mia attenzione ma io non so che cosa abbia detto finora e in tutta onestà, non mi interessa molto.
«Mmh mmh».
Doveva essere un verso di assenso ma mi è uscito un po' più profondo di quanto avrei voluto.
«Ti prego, dimmi che Henri non ti sta praticando del sesso orale mentre sei al telefono con me», mi supplica sconvolta.
«No», interviene Henri staccandosi dal mio lobo per rivolgersi al cellulare, «ma lo farò a breve quindi se non vuoi ascoltare, ti conviene riattaccare», ha la voce roca, eccitata.
«Oddio, ora non riuscirò più a levarmi dalla testa l'immagine di voi due che», il suo borbottare si interrompe bruscamente, non so se sia stata Maddie a chiudere o Henri, sfilandomi il telefono dalla mano ma, in questo momento, è davvero l'ultima cosa a cui riesco a pensare.
~
Nick sta bussando da almeno un paio di minuti ma Henri non sembra intenzionato ad alzarsi.
«Nick, va via!» prova a cacciarlo con un grugnito ma l'amico non accenna ad andarsene.
«Apri questa porta H. Sei lì dentro da più di dodici ore».
«E non ti viene in mente che ci sia un buon motivo?» borbotta con la testa ancora infilata sotto il cuscino, troppo piano perché Nick lo possa sentire.
Comincio a spingere coi piedi la schiena di Henri per farlo cadere dal letto, l'insistenza di Nick mi sta facendo venire il mal di testa e ho bisogno che smetta subito.
Henri si divincola dalla mia spinta e mi prende per i fianchi stringendosi a me come fossi l'unica cosa a cui aggrapparsi per non precipitare nel vuoto.
«Se vado giù, tu vieni con me», mugugna affondando il viso nel mio collo.
Quando inizia a baciarmi lentamente e allenta la presa sui miei fianchi, riprendo a spingerlo fuori dal letto mentre lui prova a trascinarmi giù con lui ridendo.
Dopo una battaglia estenuante a colpi di solletico, spinte e risatine soffocate, riesco finalmente a farlo rotolare fuori dalle coperte e cadere con un tonfo.
Si rialza sbuffando e si dirige alla porta mentre io mi copro con le coperte fino alla testa e cerco di rimettermi a dormire sapendo già di fallire miseramente.
«Era ora», si lamenta Nick ricevendo uno sbadiglio esagerato in risposta.
«Quale parte di vattene non ti è chiara?»
«Sei ancora così? Mettiti un costume e andiamo in piscina, forza!» Nick ignora le sue proteste.
«Perché non chiedi a Lake. Io non ne ho voglia», riprova ad allontanarlo.
«Tu che rifiuti un bagno in piscina? Che ti prende?»
Di certo non si può dire che Nick si scoraggi facilmente. Sento dei colpi contro la porta e Nick lamentarsi, probabilmente ha cercato di intrufolarsi in stanza e Henri deve averlo bloccato.
«Tu davvero non conosci il significato della parola privacy», Harry lo rimprovera mentre avverto dei passi che si avvicinano frettolosamente, sicuramente il suo compagno di band.
«Cosa diavolo nasco-», Nick si blocca, forse notando la sagoma di un corpo sotto le coperte.
«Ti sei portato qualcuno in hotel? Non sei nemmeno uscito ieri sera», parla a bassa voce, ma non abbastanza da non raggiungere le mie orecchie.
«Esci di qui subito o giuro che ti porto fuori di peso», lo minaccia Henri senza nessun risultato.
«E' la bionda di due sere fa o è un'altra?» alza notevolmente la voce. Se non fosse una cosa assurda, direi che Nick stia cercando appositamente di farsi sentire.
Due sere fa Henri ha saltato la nostra solita chiamata prima di andare a letto spiegandomi, il giorno dopo, di essersi addormentato appena toccato il materasso perché erano già diverse notti che dormiva non più di quattro ore. Ovviamente, gli ho creduto, perché non avrei dovuto? D'altronde, se avesse avuto un qualche altro impegno, avrebbe potuto inviarmi un semplice messaggio invece di lasciarmi ad aspettare la sua chiamata per ore.
«Che cavolo stai dicendo? Sei ancora ubriaco da ieri sera?» sembra sconcertato.
«Bionda sono bionda, ma sono abbastanza certa che non fossi in sua compagnia l'altro ieri», intervengo uscendo allo scoperto. Non so se essere più delusa da Henri o più arrabbiata con me stessa per aver sperato davvero di poter essere abbastanza per lui.
«Annie!» mi viene incontro euforico. «Non sapevo che saresti venuta. Perché non ci hai detto niente H?»
«Perché non lo sapeva, gli ho fatto una sorpresa», spiego al suo posto con voce fredda, impassibile. Cavolo, perché è così difficile fingere indifferenza? Vorrei prenderlo a pugni e allo stesso tempo schiaffeggiarmi per aver accettato quella sua maledetta proposta e non riuscire a rispettare i patti, mentre lui, chiaramente, non ha nessun problema.
«Nick, ti dispiace spiegare ad Annie che sei un idiota e quello che hai detto prima non è assolutamente vero prima che ti appenda al soffitto e ti usi come sacco per la boxe?» incrocia le braccia al petto minaccioso.
«Questa te l'ha insegnata Lucas, non può essere farina del tuo sacco», obietta Nick, per nulla impressionato dai suoi avvertimenti. Henri gli lancia uno sguardo omicida in risposta. «Okay, okay, non ti scaldare. Scusami Annie, ho fatto allusioni a cose non vere, non pensavo ci fossi tu qui sotto», conferma. «Stavo cercando di far arrabbiare e scappare chiunque ci fosse sotto queste coperte, tranne te, perché Henri è così stupido da non aver ancora ammesso nemmeno a se stesso che vuole solo te. Volevo dargli un aiutino», aggiunge bisbigliando al mio orecchio mentre il diretto interessato ci guarda confuso. Ora sì che anche io non ci capisco più nulla. Vuole solo te. Non può essere vero, no?
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Ehilàaaaa
Come al solito più leggo e più modifiche farei quindi pubblico questa nuova parte così almeno smetto di scrivere e riscrivere.
Spero vi piaccia e non deluda le vostre aspettative.
Fatemi sapere 🌟
Z.
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