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4 - Trying to come clean

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Dedico questo capitolo a jallacadino, perché ieri è stato il suo compleanno. Ti voglio bene Linda! ❤❤

***



You're still all over me

Like a wine-stained dress I can't wear anymore


Luke's pov


«LUKE!».

Sobbalzai, aprendo gli occhi di scatto senza neanche cercare di abituarmi alla luce che filtrava dalle finestre aperte. Stropicciai gli occhi, fissando confuso Calum, seduto sulle mie cosce.

«Ehm... Che vuoi a quest'ora del mattino? Non è che... Che finalmente vuoi darmi il tuo culo? Devo ancora vendicarmi, per colpa tua non camminai bene per giorni», blaterai malizioso, facendo sbuffare Calum che scese da dosso a me, scivolando sul piumone color lavanda.

«Sei un tantino in ritardo per vendicarti, sono passati otto anni da quando abbiamo scopato e sai che ho appurato che quella era solo una fase», rispose lui, accigliato, ed io roteai gli occhi; tanto lo sapevo che un giorno avrebbe ceduto. Notai che lo sguardo di Calum era molto serio, mentre lui prendeva un respiro profondo e continuava a parlare, «Sono venuto per darti una mano a pulire questo porcile».

Lo fissai di sottecchi. «Non voglio pulire il mio appartamento».

Calum sbuffò. «Devi. Sono arrivato alla conclusione che non ti riprenderai mai se non inizi ripulendo le tracce del tuo delirio».

«Ancora con i paroloni, te l'ho detto già che sono troppo complesse per me», lo rimbeccai, ma lui parve non curarsene. Piuttosto, si alzò e tirò via il mio piumone, lasciandomi completamente nudo sul letto, «Che cazzo fai?!», chiesi, sconvolto.

«Tolgo il piumone, da quanto non lo cambi?», chiese lui di rimando, tenendo il mio piumone in mano con la grazia con cui avrebbe tenuto un ratto morto.

«Boh, forse un mese», dissi vago, non ricordando.

Mi sentivo leggermente in imbarazzo a stare nudo davanti a Calum, non perché fossi nudo, tanto Calum mi aveva già visto; era da parecchio che provavo repulsione per il mio corpo, lo consideravo un guscio inutile che conteneva un'anima morta. È assurdo da pensare, ma non potevo farci niente.

Calum fece una faccia schifata. «Bleah, non immagino le porcherie che possano esserci sopra. Alzati e vestiti, io e te oggi passeremo una bella giornata a pulire».

Feci il broncio. «Non voglio».

Calum sospirò. «Allora, uhm... Forse non dovrei farlo, ma ieri sono andato da Ashton e-».

«Sai quanto mi importa», sbuffai, noncurante. Che me ne dovevo fare che lui andava da Ashton? Tanto non ci parliamo lo stesso.

«Ho trovato Michael lì», continuò, il tono vagamente colpevole.

Sentire quel nome ridestò la mia attenzione. «Continua», lo esortai, facendolo ridacchiare leggermente.

«Beh, era un po' giù... Hai presente Jamie?».

Annuii. «Il suo ragazzo vagamente somigliante a qualcuno», dissi dispregiativo.

Calum sbuffò. «Jamie non somiglia a te solo perché ha i capelli biondi e gli occhi azzurri», ribatté, col tono che si usa quando si spiega qualcosa ad un bambino per la milionesima volta, «Beh, da quanto ho capito hanno litigato».

«Fantastico, mi interessa sapere che il ragazzo che amo soffre quanto me. Grazie Cal, mi sento molto motivato adesso», dissi sarcastico, portandomi il cuscino in faccia mentre cercavo di non mostrare le mie emozioni a Calum.

Sembro sadico, ma sono, in un certo senso, felice che quei due abbiano litigato. Già, eccomi qua che ancora cerco motivi per cui Michael possa essere ferito, invece di sperare nella sua felicità dopo ciò tutto che gli ho causato.

«Non vuoi sapere perché hanno litigato?», chiese Calum, deluso.

Feci spallucce. «Probabilmente perché Michael di solito va troppo veloce quando... Beh, penso che hai capito. Ah, se fossi io non mi lamenterei. Potrei andare avanti per giorni a fare sesso con Michael...».

«Oddio Luke, smettila ti prego», gemette Calum, frustrato, «Non voglio sapere cosa faresti con Michael, grazie. Anche perché adesso hai un'erezione decisamente imbarazzante».

Abbassai il cuscino sulla parte inferiore del mio corpo e feci un occhiolino a Calum. «Mi aiuti a liberarmene?», gli chiesi, leccandomi le labbra in modo seducente. Sì, abbiamo appurato che l'interesse di Calum per i ragazzi era solo una fase ed io sono innamorato di Michael, ma un pompino da Calum me lo farei fare ancora volentieri. Le sue labbra sono perfette, E poi me lo deve da otto anni. Non ho avuto occasione di riscattare il mio premio, visto come andarono gli avvenimenti...

Calum sbuffò, avvicinandosi al letto e afferrandomi per un polso. «Il motivo per cui Michael e Jamie hanno litigato non c'entra niente con il sesso», sbraitò, alzandomi dal letto e trascinandomi in bagno, «Ma è comunque piuttosto interessante... E coinvolge delle persone».

Il suo tono insinuò dei dubbi nella mia testa. E se...

«Quali persone?», chiesi curioso, mentre Calum mi spingeva verso la doccia.

«Se mi aiuti a pulire te lo dico», disse malefico, aprendo l'acqua per me, «Adesso fatti una doccia che puzzi».

Sbuffai, ma obbedii comunque. «Te l'ho già detto che ti odio, vero?».

Calum annuì. «E io ti ho mai detto che ti voglio bene?».


***


Dopo essermi lavato e vestito tornammo in camera da letto, dove Calum mi mostrò la lista delle cose che avremmo dovuto fare. Primi compiti: raccogliere le bottiglie vuote e i vari contenitori di cibo dal pavimento, svuotare i cestini della spazzatura (che straripano anche se non li uso, a detta di Calum) e cambiare le lenzuola al letto. Piuttosto facile, pensavo. Pensavo.

Fino a quel momento non mi ero accorto di quanto la mia casa fosse un porcile, nonostante ci vivessi da anni. C'erano bottiglie vuote dappertutto, cartoni della pizza sotto i divani, nessuna traccia di cibo commestibile nel frigo, vestiti sporchi seminati in giro; mi chiesi come facessi a sopravvivere. Devo dire, però, che riflette benissimo come mi sento dentro. E la cosa mi spaventa. Credo di aver davvero bisogno di riprendermi.

«Che schifo!».

Alzai la testa da sotto al letto, fissando preoccupato Calum. «Che hai trovato?».

Calum ricambiò le occhiate. «Il tuo cestino è pieno di preservativi usati, non ci credo che ti scopi tutta 'sta gente».

Sorrisi sghembo. «Non sottovalutare mai una puttana, Cal. Mh, vedo che stando con Ashton sei diventato anche tu una principessina».

«Reagirebbero tutti come me, lo sai vero?», replicò Calum accigliato, svuotando il cestino nel sacco nero che avevamo piazzato al centro della stanza, già stracolmo di bottiglie e altre cose che avevamo trovato in giro per casa.

«Nah, tu sei solo esagerato».

Stranamente, riuscimmo a pulire la casa, togliere la polvere e lavare i piatti, raccogliere i vestiti sporchi da terra e, naturalmente, cambiare le lenzuola. Ora ci restava andare in lavanderia per lavare i vestiti, comprare cose che potrebbero tornarmi utili, fare la spesa, trovare un lavoro part-time e stilare un programma di studio per mettermi in pari, visto che avevo passato il mese precedente a mandare all'aria la mia vita.

«Tanto lo sai che non lo rispetterò», mi lamentai, guardando annoiato Calum mentre lui studiava i miei corsi all'università e gli esami che avrei dovuto sostenere nel trimestre corrente. Ne avevo uno tra due settimane e praticamente non avevo aperto un libro.

Calum sbuffò. «Ovvio che lo so, per questo motivo da oggi starò sempre con te. Mattina pomeriggio e sera, ad assicurarmi che tu rispetti il tuo programma di studio, vada a seguire i corsi e al lavoro che sicuramente troverai e che, soprattutto, righi dritto. Non vorrei avere brutte sorprese», spiegò, puntando i suoi grandi occhi scuri su di me.

Mi sentii in colpa sotto il suo sguardo accusatore, lo stomaco brontolava non solo per la fame. «Capisco che hai ancora paura, Cal, ma... È passato quasi un anno, non si ripeterà più. Non sono capace di una cosa del genere, l'ho capito nell'esatto momento in cui l'ho fatto. Puoi stare tranquillo, lo sai vero?».

Calum annuì, distogliendo lo sguardo e lasciando che una lacrima bagnasse la sua guancia. «Ho ancora paura. Tu non lo sai com'è stato terribile per me... Non voglio rischiare di nuovo. Ecco perché mi sto preoccupando così tanto per te, non voglio che tu ripeta gli stessi errori... Io ti voglio bene, Luke».

Mi alzai dalla mia sedia, sedendomi sulle gambe di Calum e abbracciandolo, lasciando che piangesse fra le mie braccia, accarezzandogli i capelli e rassicurandolo. Calum è sempre stato così, sensibile e incapace di nascondere le sue emozioni al mondo. Non che volesse farlo, comunque. L'ho sempre trovato molto forte per questo, a differenza mia che mi creo una corazza per sfuggire al mondo circostante. Un persona che non ha paura di mostrare il suo mondo interiore agli altri è sempre forte, ai miei occhi.

«Lo so che mi vuoi bene, Cal. E te ne sono grato. Non sono rimaste molte persone che mi vogliono bene dopotutto», risi amaramente, asciugando le guance di Calum che mi guardò scettico, «Ma non devi avere paura per me. Non voglio che tu abbia paura per me. Capito?».

«Non puoi impedirmelo», mormorò.

Roteai gli occhi. «Smettila di fare il sapientone. Piuttosto, perché non continui a stilarmi questo stupido programma di studio, così posso diventare intelligente come te?», gli chiesi, facendogli tornare il sorriso.

Passammo l'ora seguente a stilare il programma di studio, cosa che si rivelò più dura del previsto. Quando però i nostri stomaci cominciarono a brontolare decidemmo di continuare più tardi e di andare a mangiare qualcosa ed, eventualmente, completare ulteriori punti della lista. Sulla strada per il ristorante dove Calum aveva deciso che avremmo mangiato c'era una libreria che aveva bisogno di un impiegato. Indovinate chi ha un nuovo lavoro?

Dopo aver mangiato in questo ristorante molto elegante (che solo Calum poteva permettersi, essendo l'unico dei due che lavorava), andammo a fare la spesa in un supermercato che avevamo trovato poco lontano dal ristorante. Direi che oggi la fortuna gira dalla mia parte.

Stare con Calum mi faceva sentire meglio, più speranzoso riguardo a ciò che mi attendeva. Forse, con lui potevo avere davvero una speranza di rimettermi, di tornare quello che ero prima. Chissà.

Quando entrammo nel supermercato, mi venne in mente che Calum non mi aveva ancora detto perché Michael e Jamie avevano litigato. Non che mi interessasse, eh. Però ora me lo doveva, ho fatto tutto quello che mi ha detto di fare!

«C'è qualcosa che devi dirmi?», chiesi a Calum, affiancandolo mentre portava il carrello.

Il moro mi guardò brevemente, poi fece spallucce. «No, perché me lo chiedi?».

Mi morsi il labbro inferiore, trattenendo il piercing per qualche secondo tra i denti. «Se mi aiuti a pulire te lo dico», lo imitai, facendo il broncio, «Il motivo per cui Michael e Jamie hanno litigato. Voglio saperlo».

Calum mi guardò di sottecchi. «Sei sicuro di volerlo sapere?».

Annuii. «Adesso devo saperlo. Tu mi hai detto che me lo dicevi!».

Calum rise, alzando gli occhi al cielo. «Sei davvero un bambino a volte. Comunque, se proprio lo vuoi sapere, Jamie e Michael hanno litigato per colpa... Tua».

Per un attimo, mi sentii sconvolto. Talmente sconvolto che non riuscivo a spiccicare neanche mezza parola. «Che c'entro io?», chiesi, il tono della voce ridotto ad un sussurro.

Calum fece spallucce. «L'altro giorno erano a casa di Ashton, e lui aveva organizzato tutte le foto che ha fatto al liceo in degli album... E Jamie ha pescato proprio quello della gita a Los Angeles del quarto anno».

Come sempre quando sentivo il nome di quella città, il mio stomaco si riempì di farfalle e le mie guance presero un po' di colore. Quella gita me la porto conservata nel cuore. Era stata uno di quei pochi momenti della mia vita in cui ero genuinamente felice. In cui non dovevo nascondere le mie emozioni, perché erano tutte emozioni positive. Mi chiedo ancora perché abbia dovuto rovinare tutto. Potevo essere ancora felice, adesso, felice proprio come lo sono stato a Los Angeles per quella settimana e mezzo.

Ancora non riuscivo a capire, però, cosa c'entrassi io esattamente nel loro litigio. «E allora? Il tesoruccio se l'è presa che Michael aveva una vita prima di conoscerlo? Che sfigato».

Calum deglutì, mi guardò valutando per un attimo cosa dirmi o meno. Poi fece un respiro profondo. «Jamie non sapeva che tu... Esistessi, ecco. Michael non gli ha raccontato di te, è venuto a sapere di te dalla zia di Michael ed allora lui ha mentito dicendogli che eri solo un amico, niente di importante. Immagina la sua reazione quando ha trovato foto di te e Michael che vi baciate».

Il cuore mi batteva forte nel petto, mentre le parole di Calum vorticavano senza sosta nella mia testa, ripetendosi come un'eco. Michael aveva cercato di cancellarmi dalla sua vita, a quanto pare. Negli otto anni che non c'era stato non solo si era fatto una nuova vita, aveva eliminato ogni traccia di me. Comprensibile, visto il corso degli eventi. Devastante, visto dalla mia prospettiva. Perché io ero ancora qui, ancora a deprimermi per gli errori del passato, a cercare una via d'uscita dall'Inferno che mi ero creato, e lui era scappato lontano dal suo - nostro - passato, e non solo era uscito dall'inferno, ma si era trovato un paradiso tutto suo. Paradiso in cui io non ero ammesso. Non che ci sperassi, comunque: nel paradiso non ci sarebbe mai posto per uno come me.

Preso dai miei pensieri, non mi accorsi di aver cominciato a vagare senza meta nel supermercato. Sentivo la voce di Calum che mi chiedeva cosa stessi facendo e di tornare da lui. Non mi importava affatto. Avevo bisogno di stare da solo.

Mi scontrai con una persona; stavo per dirgli di guardare dove andasse quando, alzando gli occhi, mi si mozzò il respiro in gola. Eccolo qui, il momento che tanto avevo temuto... Non ero decisamente pronto ad affrontarlo, come nei miei peggiori incubi - e migliori sogni.

«H-hey, Luke», mi salutò Michael, la voce tremula e gli occhi spalancati dallo stupore. La sua espressione facciale era una sicura copia della mia.

Indietreggiai di qualche passo. «M-Michael. È strano incontrarti qui», strascicai imbarazzato, grattandomi la nuca.

Michael sbatté le palpebre un paio di volte, guardò dietro di me e si morse il labbro inferiore. Deve aver visto Calum, mi chiedo se lo odi ancora. Forse no. In fondo lo odiava per colpa mia.

«Già, però non troppo perché- sì, perché io vivevo qui una volta», Michael ridacchiò imbarazzato, «Però ora non più e- cazzo, sto blaterando. Vedo che sei con Calum».

Sentii un braccio di Calum dietro la schiena, il moro cercava di darmi forza mentre io non facevo altro che fissare Michael. Era ancora più bello di come me lo ricordavo. Ancora più bello che in foto. I capelli scuri gli stavano benissimo, risaltavano quel magnifico verde dei suoi occhi e il colore bianco latte della pelle, sempre lo stesso da venticinque anni. Michael non è cambiato molto fisicamente, è molto simile a com'era otto anni fa e la cosa mi distruggeva soltanto di più. Era ancora il mio Michael di Los Angeles, dopotutto. Purtroppo non provava più quei sentimenti... Michael aveva una nuova vita, adesso. Una vita più sana, che non mi comprendeva.

«Beh, dovrei andare, mamma si aspetta che torni a casa prima di cena, questa roba serve a lei dopotutto», ridacchiò Michael, dopo una breve conversazione con Calum che non avevo ascoltato, «È stato... Bello rincontrarti, Luke», mi rivolse un sorriso tirato che non riuscii davvero a ricambiare.

«Già, già», asserii, cercando di trattenere le lacrime e ignorando il battito irregolare del mio cuore, «Sa-salutami Ashton, ok?».

Michael annuì. «Lo farò. Arrivederci, ragazzi».

Detto questo, ci sorpassò e sparì.

Calum si accorse del mio respiro accelerato e mi accolse subito fra le sue braccia. Non riuscivo neanche a piangere, ero solo così scosso di averlo incontrato così inaspettatamente. Non era nei miei piani, incontrare Michael Clifford in un supermercato mentre cercavo di rimettere in piedi la mia vita. Non era nei miei piani incontrarlo in nessun posto, a dire il vero. Non era nei miei piani incontrarlo e confermare che sì, io non mi ero del tutto ripreso da quello che era successo otto anni fa. Che io non mi sarei mai ripreso da quello che era successo otto anni fa. E, soprattutto, confermare che Michael era ancora lì, in un angolo remoto del mio cuore, e non se ne sarebbe andato più via. Proprio come la macchia di vino su di un vestito.


***


[A/N] Buongiorno :D

Come penso abbiate già letto sopra, questa settimana posto due volte. Ieri è stato il compleanno della mia amica Linda, quindi ho pensato di farle un regalo (?) postando il capitolo prima. Che regalo di merda eh? ahah

Finalmente i muke si sono incontrati (*piange*) nel modo più cliché, imbarazzante e spezzacuore del mondo, ma ce l'hanno finalmente fatta! I capitoli dal punto di vista di Luke sono sempre i più deprimenti, ad ogni modo, e credetemi, andranno peggiorando... (ho già scritto fino al capitolo 16 eheheh). Devo dire, però, che mi piace scriverli, anche perché Calum c'è quasi sempre e in WAYF non usciva mai, mi piace dargli spazio ahah - e i cake sono troppo teneri. Ammettetelo.

Spero che il capitolo vi sia piaciuto, a me è piaciuto tantissimo scriverlo.

A sabato! 

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