15 - Truth
You should leave him
Cause it really makes me sick
Michael's pov
«Quindi mi stai dicendo che non hai scopato con il tipo, ma avete parlato di Luke e lui ti ha convinto a cercare di riconquistarlo?», mi chiese Ashton, incredulo, quando quella mattina ci vedemmo di nuovo.
Mi morsi il labbro inferiore. «Mh... sì».
Ashton scosse la testa. «Ti ci voleva un completo sconosciuto per capirlo?!», esclamò, facendomi ridere.
«Senti, sai che non ti ascolto mai quando mi suggerisci qualcosa. Forse mi ci voleva un parere esterno alla vicenda. Così, per chiarirmi la mente».
«Mi sento offeso. Non ascolti il tuo migliore amico di vecchia data, ma gli sconosciuti che vogliono scoparti in discoteca sì? Questo è un colpo basso», mugugnò Ashton, facendo un finto broncio.
Ridacchiai. «Oh, andiamo, non succederà più. Ora, però, ho bisogno del tuo aiuto».
Ashton si drizzò sulla sedia. «Tutto ciò che ti serve».
«Ho notato che ti sei comportato in modo strano quando ho menzionato Mark, ieri», cominciai, notando subito che Ashton si irrigidì leggermente, «Quindi ho dedotto che ha fatto qualcosa che non andava. E che tu sai e che mi dirai adesso».
Ashton si morse il labbro inferiore. «Non... Non so niente», mugugnò, fissando il tavolo in cagnesco.
Alzai un sopracciglio. «Stai mentendo», constatai, fissando Ashton di sottecchi.
Ashton alzò lo sguardo, fronteggiandomi. «Non sto mentendo. Non lo so».
Scossi la testa. «Cosa ti costa dirmelo? Dai, Ash», lo implorai, facendo il labbruccio.
«Ti ho detto che non lo so. E anche se lo sapessi, non sta a me dirtelo», sbottò Ashton, improvvisamente indispettito.
«Oh... Va bene», mi arresi, «Non te lo chiedo».
Tra noi calò un silenzio imbarazzante, i vari rumori presenti nel bar facevano da sottofondo alla nostra colazione improvvisamente scomoda.
«Dovresti parlare con Alex», disse Ashton all'improvviso.
Alzai lo sguardo dai miei waffles, fissando Ashton confuso. «Alex?».
Ashton fece spallucce. «Calum mi ha detto che lui e Luke si sono incontrati alla festa, ovviamente tu non l'hai invitato, quindi presumo l'abbia fatto Alex. Forse si conoscono», spiegò.
«Potrebbe essere, sì. Ma sappiamo che potrebbe anche non essere così. Insomma, Alex ha invitato parecchia gente, sì, ma che ne sai che ha invitato anche Mark? Potrebbe averlo invitato qualcun altro... come tu hai fatto con Calum e Calum ha fatto con Luke», conclusi il mio discorso con una nota di acidità, giusto per. Non mi era ancora andato giù che Calum si fosse portato Luke alla festa, non che potessi incolpare Ashton ma comunque lui aveva invitato Calum...
Ashton alzai gli occhi al cielo. «Tu provaci. E smettila di fare l'acido, te l'ho detto che non lo sapevo che Cal avrebbe invitato anche Luke».
***
Feci un respiro profondo, prima di bussare. Alex mi accolse in casa dopo cinque minuti, gli avrei chiesto perché finché non vidi Mar correre verso la porta, un sorriso imbarazzato sul volto e i capelli in disordine. Fissai Alex con un sopracciglio alzato e lui mi rispose con un'alzata di spalle. A quanto pare, erano tempi felici per Alex e Mar, finalmente si erano chiariti. Erano tempi felici per tutti i miei amici, tranne che per me. Solo io avevo da affrontare ancora la salita...
«Scusa, forse disturbo», mugugnai, avendo la conferma ai miei pensieri quando Alex alzò un sopracciglio.
«Amico, ti voglio bene e tutto ma sì, oggi disturbi davvero. Spero sia una cosa importante», rispose, senza curarsi di sembrare scortese.
Alex è fatto così, è una persona molto diretta. È una delle cose che mi piacciono di più di lui: se una cosa non gli sta bene, te lo dice senza farsi problemi. Certo, gli causa non pochi problemi, ma a lui non importa.
«Non so se è davvero una cosa importante, però potrebbe esserlo», spiegai, sedendomi sul divano, «Riguarda un certo Mark. Luke l'ha incontrato alla nostra festa, e... mi chiedevo se l'avessi invitato tu».
Alex sembrò pensarci per un attimo. «Sì, l'ho invitato io. Mark, biondo con i capelli ricci, alto e con l'aria da pazzo giusto?».
Annuii. «Più o meno... lo conosci?».
«Che domanda scema. Ovvio che lo conosco, l'ho invitato alla festa per un motivo no?», ridacchiò, facendomi arrossire, «Eravamo amici, andavamo all'università insieme... prima che impazzisse».
Alzai un sopracciglio. «Prima che impazzisse?», chiesi, improvvisamente interessato. Luke lo sapeva, questo?
«Tipo due anni fa ha cominciato a dare segni di squilibrio mentale. Ha cominciato a non venire più a scuola, evitava chiunque, non usciva più neanche di casa, o almeno così pensavo. Diceva cose senza senso, tipo che aveva incontrato un angelo che lo amava e che non l'avrebbe lasciato mai- il tipo di cose che dicono le persone che soffrono di allucinazioni. Io pensavo avesse problemi di droga...», Alex interruppe il suo discorso a metà, sospirando mentre si passava una mano fra i capelli.
Lo incitai a continuare il suo discorso. «Poi? Sono sicuro che c'è dell'altro».
Alex deglutì. «Una sera sua madre mi chiamò in lacrime supplicandomi di andare ad aiutarla. Non sapendo cosa stesse succedendo, sono corso a casa sua, trovando lei rannicchiata in angolo e suo figlio che urlava e tirava piatti contro il muro. Non avevo la minima idea di cosa fare, quindi ho provato a parlargli ovviamente. E lui continuava a dire cose senza senso, che il suo angelo non lo amava più, che l'aveva lasciato per andare a divertirsi con i suoi amici, che lui era solo e che nessuno lo amava. Poi ha accennato ad averla tipo "fatta pagare" a questo fantomatico angelo ed io pensavo che fosse sotto l'effetto di qualche droga... ma non era così. Una vicina aveva sentito le urla e aveva chiamato la polizia. Lo interrogarono per ore. Quando ebbero finito ci dissero che manifestava segni di disturbi della personalità e che doveva fare dei controlli. Ci dissero anche che aveva confessato uno stupro, ma che non c'erano prove a sufficienza per confutarlo... Comunque, trasferirono Mark in un centro medico per fargli dei controlli, scoprirono che soffre di disturbo borderline della personalità. Per i primi due mesi andai a trovarlo, poi la situazione divenne più difficile e gli furono negate anche le visite... fino a un mese fa, quando me lo sono ritrovato alla porta. Dice di stare bene, ma io ho ancora paura di ciò che potrebbe fare...», la voce di Alex divenne sempre più fievole, mentre sbatteva gli occhi ripetutamente, «Scusami, non mi piace rivivere quei momenti... era una persona cara, in fondo».
Gli accarezzai la schiena nel tentativo di confortarlo, nonostante la storia avesse scosso anche me. Non riuscivo a togliermi dalla testa le sue parole, quel "dissero anche che aveva confessato uno stupro, ma che non c'erano prove a sufficienza per confutarlo" si ripeteva inesorabile nella mia testa facendomi presagire il peggio. Non potevo dire che fosse successo sul serio, ma avevo la fottuta paura che fosse vero e che fosse successo proprio a Luke. Come potevo smentire o confermare le mie paure, però, se l'unica persona che conoscevo non voleva parlarmene?
Aspetta. Ashton poteva non essere l'unica persona a saperlo. Era ovvio che non era l'unica persona a saperlo! Deve averglielo detto Calum. Ecco perché non ha potuto dirmelo, forse Calum gli ha chiesto di non dirlo a nessuno. E sì, Ashton non è la persona che tiene dei segreti, ma quando si tratta di qualcosa di serio puoi star pur certo che il segreto se lo porterà fino alla tomba. E uno stupro può essere un segreto molto, molto serio.
«Scusami tu, per averti fatto rivivere quei momenti», replicai, mordendomi il labbro inferiore, «Spero tu sappia che mi sei stato molto d'aiuto, però».
Alex alzò un sopracciglio. «In che modo posso esserti stato d'aiuto?».
«Forse ho capito una cosa importante».
Avevo deciso: ne avrei parlato con Calum.
***
Non avevo la più pallida idea di dove abitasse Calum, per avere l'indirizzo da Ashton ci avevo messo secoli ed ora era sera tardi, non sapevo che ore fossero - il mio cellulare era morto ore fa.
Avrei sicuramente disturbato Calum, ma non mi importava. Volevo delle risposte e le volevo subito, al costo di cavargliele da bocca a forza. Non potevo passare la nottata con questo senso di nausea nello stomaco che mi attanagliava da quando ero uscito da casa di Alex.
Presi un respiro profondo prima di entrare nell'atrio del grande palazzo; l'interno era caldo ed accogliente. Ashton non mi aveva detto in quale appartamento abitava Calum, il citofono non c'era e non vedevo neanche l'ombra di un portinaio, quindi sarei dovuto andare a tentoni. Difficile, visto che il condominio era di quattro piani o più... credo proprio che ci metterò tutta la notte. Non mi importa. Non uscirò di qui finché non avrò la verità.
«Scusa, cerchi qualcuno? Hai l'aria spaesata», alzai lo sguardo, scorgendo la figura alta e slanciata di una ragazza. I suoi occhi si sgranarono nell'esatto momento in cui lo feci, «Oddio. Sei Michael Clifford. Oddio! Io ti adoro».
Sorrisi istintivamente, arrossendo. Erano passati otto anni ed ancora non ero abituato alle attenzioni. «Uhm... grazie. Comunque sì, sto cercando qualcuno».
«Dimmi».
«Sai per caso dove abiti Calum Hood?», chiesi, mordendomi il labbro inferiore.
La ragazza sembrò pensarci per un attimo, i suoi occhi nocciola fissarono il vuoto. «Uh... terzo piano, appartamento 13C, se non mi sbaglio. Cioè, il piano è quello, ma ho dei dubbi sul numero dell'appartamento...».
Inaspettatamente per entrambi, abbracciai la ragazza. «Non fa niente. Grazie mille per il tuo aiuto».
«Oh... okay... oddio... Michael Clifford mi sta abbracciando!», quasi strillò lei, emozionata, «O meglio... mi sta stritolando. È così importante, questo Calum Hood?».
Mi staccai da lei, fissandola imbarazzato. «Essenziale. Scusa...».
Lei rise. «Oh, tranquillo, puoi stritolarmi tutte le volte che vuoi», disse, facendomi un occhiolino.
Ridacchiai. «Lo sai che sono gay, vero?».
«Purtroppo sì. Ma hey, una ragazza può pur sempre sognare no? Adesso va dal tuo Calum».
Dopo averla ringraziata un'ultima volta, salii le scale diretto al terzo piano. Quando l'appartamento 13C si presentò ai miei occhi, avevo paura di bussare e sapere la storia, se mai Calum me l'avesse detta. Ma io ero venuto lì per quel motivo, e non mi sarei tirato indietro per nessun motivo al mondo.
Bussai. Nessuna risposta. Bussai di nuovo. Ancora niente. Bussai una terza volta, e la porta finalmente si aprì.
Calum aveva un aspetto orribile. Aveva l'aria di chi aveva passato una nottata in bianco, le occhiaie evidenti sotto gli occhi scuri. I suoi capelli erano scompigliati sulla testa, le labbra screpolate.
«Che vuoi? Come hai fatto a scoprire dove abito?», mi chiese ansioso, tuttavia facendomi entrare.
Trovavo ironica la situazione. L'ultima volta che io e Calum avevamo avuto una conversazione a quattr'occhi, otto anni fa, lui voleva parlarmi di Luke e io lo trattavo male. Oggi è tutto il contrario, anche se Calum non mi aveva esattamente trattato male. Non ancora, almeno.
«Me l'ha detto Ashton», risposi, facendo spallucce e seguendo Calum in cucina, «Devo chiederti una cosa, Cal».
Calum si sedette a tavola, notai che la superficie in legno era colma di fogli di carta. Non mi soffermai su cosa ci fosse scritto sopra. Forse, cose di lavoro, il che giustificherebbe il fatto che Calum abbia l'aspetto di chi non dorme da giorni. «Dimmi tutto», mi rispose, stanco, passandosi una mano fra i capelli neri dalle ciocche bionde.
Presi un respiro prima di parlare. «Si tratta di Luke».
Gli occhi di Calum subito si posarono su di me. «Cosa vuoi chiedermi di Luke?».
In quel momento, sentii le ginocchia tremare. «Lui... lui è stato stuprato da Mark, vero?», chiesi, sentendo la mia voce incrinarsi, «S-so di lui, Alex mi ha raccontato tutto. Però, ti prego Cal, dimmi che quello che ho appena detto è solo una mia paranoia».
Calum mi fissò, vacuo, per un istante. Poi scosse la testa. Lo interpretai come un segno positivo finché non parlò, dicendo «Non posso parlartene. Ho... giurato a Luke che non l'avrei detto a nessuno, non mi sembra giusto».
Le mie speranze crollarono miseramente. Anche perché ciò che aveva appena detto confermava sempre di più i miei sospetti. «C-cal, ti prego... Ti sto implorando di dirmi la verità. Già Ashton non mi ha detto niente, poi Alex mi ha detto quelle cose ed io sto letteralmente impazzendo. Quindi ti prego, ti supplico, dimmi la verità. Perché non ce la faccio più con questo peso nello stomaco».
Calum rise amaramente, potevo vedere i suoi occhi riempirsi di lacrime. «Proprio tu mi vieni a parlare di pesi nello stomaco, eh? Come vuoi che mi senta io adesso, sapendo che il mio migliore amico è con quel... mostro? E non ti serve che ti dica cos'è successo, l'hai capito già da te. Non ti serve, te lo giuro».
Sbattei i pugni sul tavolo, facendo scattare Calum sulla sedia. «Dimmelo. Adesso. E voglio sapere tutta la storia».
Calum sospirò. «La storia non posso raccontartela io. M-ma sappi che, sì, Luke è stato stuprato», ammise, lasciando che una lacrima scendesse sulla sua guancia, «È s-stato stuprato e i-io n-non ho potuto fare niente per aiutarlo».
Il cuore prese a martellarmi forte nel petto, mentre quelle parole si rincorrevano nella mia testa. Certo, avevo capito bene cos'era successo, ma sentirselo dire era mille volte più terribile.
Mi sentii come se avessi dovuto consolare Calum, mentre il ragazzo piangeva silenziosamente, ma non lo feci. Piuttosto, mi precipitai fuori dal suo appartamento, correndo verso l'uscita del condominio. Mi sembrava di non arrivarci mai. Uscito da lì, salii in auto e misi in moto, guidando il più velocemente possibile verso il condominio di Luke. Guidai con le lacrime negli occhi, senza curarmi dei divieti, del limite di velocità. Forse passai qualche semaforo rosso. Non mi importava. Dovevo arrivare da Luke e dovevo farlo subito.
Quando, finalmente, mi trovai davanti alla porta dell'appartamento 2B, il mio respiro era corto ed affannato. Le lacrime avevano lasciato il posto alla rabbia, rabbia verso quel dannato ragazzo che aveva messo le mani addosso al mio Luke. Mi passò in testa il pensiero che forse ci sarebbe stato anche lui lì. Meglio. Avrei potuto ucciderlo, in quel caso.
Dopo essermi calmato quanto bastava, bussai; la porta si aprì quasi subito, rivelando Luke dietro di essa. Vederlo mi fece sentire quasi male.
«M-michael? Che ci fai qui?».
Ignorai la sua domanda, entrando in casa. «Io e te dobbiamo parlare. E non uscirò da qui finché non avrò avuto ciò che voglio».
«Cosa vuoi?», sentii chiedere, a voce bassissima.
Strinsi i pugni. «Tu e Mark. So tutto. Voglio che lo lasci adesso».
***
[A/N] Buongiorno :3
Quindi, ehm, Michael ha finalmente scoperto la verità dopo varie disavventure - nonostante sia una pettegola, Ashton decide di mantenerli certi segreti, eh. Scommetto che vi aspettavate che Mark soffrisse di qualche disturbo della personalità, visto che sono prevedibile af. Ho fatto delle ricerche sul disturbo borderline per essere il più precisa possibile (sono pignola, ik), anche se non sono ancora sicura se i sintomi coincidano... va beh. Era quello che si avvicinava di più...
Ok, nel prossimo capitolo ce ne saranno delle belle ;) non vi dico niente per non rovinarvi la sorpresa (anche se sono sicura che sospettiate qualcosa... sempre perché sono prevedibile). Vi anticipo solo una cosuccia: sarà dal punto di vista di Luke. Ehehe
A sabato con il prossimo capitolo! ♥
Ps: mancano 9 capitoli alla fine *sobs*
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