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Capitolo sedici


«Cazzo, cazzo, cazzo. Sono una stupida.» Si rimproverò per l'ennesima volta Normani, battendo il palmo della mano contro la fronte e imprecando non proprio sottovoce.

«Vedrai che andrà tutto bene.» La consolò Dinah, accarezzandole il braccio.

Normani aveva corretto il punch, regalando a tutti una serata movimentata. Praticamente era la nuova eroina della scuola, ma il preside non la pensava allo stesso modo... Purtroppo, uno dei ragazzi era talmente ubriaco che quando l'insegnante gli aveva chiesto chi avesse corretto il punch lui aveva indicato Normani.

Rischiava di non essere ammessa alla maturità per una stupidaggine che, però, violava le regole intransigenti della scuola.

«E poi..» Riprese la polinesiana «Almeno tu hai fatto una cosa per la quale verrai ricordata positivamente. Io non posso più guardare Siope in faccia.» Abbassò lo sguardo per nascondere le guance arrossate dalla vergogna.

Normani alzò lo sguardo su di lei e farfugliò qualcosa per rassicurala, ma era talmente divertita dall'accaduto che non riuscì a spiccicare parola, ma anzi fu già tanto se non le rise in faccia.

Dinah non era andata a letto con Siope, non perché avesse tenuto fede ai suoi principi, ma perché aveva bevuto quel bicchierino di troppo che l'aveva fatta correre al bagno... peccato però che la sua vescica non avesse resistito fino al wc.

«Almeno voi siete state viste soltanto da persone amiche... La figura che ho fatto io non verrà dimenticata tanto a lungo.» Mormorò imbarazzata, chinando la la testa per scuoterla in maniera avvilita.

«Secondo me, sei stata coraggiosa.» Disse Normani convinta, stringendo la mano in un pugno vittorioso.

Ally cercò l'appoggio anche da parte di Dinah, la quale, però, riuscì soltanto ad annuire perché se avesse aperto bocca le sarebbe scappata la risata fragorosa che stava trattenendo.

Ally, al ballo, era salita sul palco e aveva preso il microfono urlando, davanti a tutti, che aveva perso il reggiseno "E se qualcuno lo trovasse, lo porti in segreteria. Amen."

Dinah e Normani ridevano ancora ripensando a quel momento... Le uniche due che si erano perse tutto erano state Camila e Lauren.

Restarono in silenzio durante la conversazione delle loro amiche, perché non avevano la minima idea di che cosa stessero parlando. Lauren sorseggiò silenziosamente il succo alla pesca, Camila mangiucchiò le patatine flosce che avevano servito a mensa.

«Voi due!» Le interpellò Dinah, puntando il dito contro di loro in maniera minacciosa «Non vi si è visto per tutta la sera. Che fine avete fatto?» Fece spola da una corvina all'altra, aspettando che una delle due saziasse la sua curiosità.

Camila balbettò qualcosa, ma erano solo parole dette a metà e suoni incomprensibili. Non si era preparata una scusa per giustificare la sua assenza, perché pensava che a quel punto fossero tutti troppo ubriachi per pensare a loro, ma evidentemente -in parte- si sbagliava.

«Camz aveva la cerniera del vestito incastrata.» Rispose prontamente Lauren, che al contrario aveva pensato a più espedienti semmai qualcuno avesse fatto domande.

«La cerniera?» Domandò Dinah confusa, alzando un sopracciglio verso l'alto seguito dall'angolo delle labbra «Un'ora e mezzo per aggiustare una cerniera

In effetti, a quello Lauren non aveva pensato. Aveva perso il conto dei minuti. A lei erano sembrati poco più di venti, ma in realtà la loro scomparsa era durata molto di più.

«Dovevamo parlare di alcune cose.» Intervenne Camila, mettendo a tacere la polinesiana che sapeva della loro recente "discussione".

«Ah, menomale. Quindi avete chiarito?» Chiese speranzosa di non dover subire le chiacchiere incessanti di Normani ed Ally che l'avevano perseguitata durante l'ora di pranzo.

«Più o meno.» Rispose Lauren, voltando lo sguardo sorridente verso la corvina seduta di fronte a lei.

Gli angoli della bocca di Camila si innalzarono in un tenue sorriso e ammiccò nella sua direzione. Lauren portò provvidenzialmente una mano sopra quella di Camila e le accarezzò gentilmente il dorso.

«Okay. Parliamo di cose serie.» Disse Dinah attirando l'attenzione di tutte su di lei.

«Non abbiamo ancora pensato al viaggio di maturità e, onestamente, non abbiamo i soldi per fare le cose in grande.» Ammise un po' amareggiata.

Camila sempre immaginato di andare in Grecia, o viaggiare per l'Europa per festeggiare la fine dei suoi giorni dietro i banchi, ma dovevano pensare realisticamente. Quello era un sogno che non potevano permettersi, ma Dinah aveva una soluzione.

«Andiamo in campeggio. So che non è il massimo, ma chissene importa!» Disse con un pizzico di euforia di troppo. Guardò le ragazze una ad una, vagliando attentamente le loro espressioni interdette.

«Le tende le abbiamo, i sacchi a pelo pure. Non spenderemo una cifra esorbitante e saremo tutte insieme.» Allargò le braccia sul tavolo per comprendere tutte le ragazze con un gesto.

Normani odiava l'idea di dover dormire per terra, anche se Ally le aveva spiegato più volte che teoricamente avrebbe dormito dentro il sacco a pelo che non era esattamente come sdraiarsi sul terreno.

Lauren diede il proprio consenso subito. La corvina era stata a campeggio diverse volte e si ricordava di essersi divertita molto, perciò non aveva niente in contrario, anzi le sembrava una buona idea. Stessa cosa per Ally.

Camila non era molto sicura che come "viaggio di maturità" fosse una cosa elettrizzante, ma doveva guardare le cose da un punto di vista concreto. Stava risparmiando i soldi per il collage nonostante i suoi genitori avessero già messo da parte una somma cospicua, lei era decisa a contribuire alle spese.

In più le piaceva l'idea della tenda, delle stelle, del bosco.

Mentre discutevano della proposta di Dinah, sbucò Lucy alle spalle di Lauren. Le mise le mani sugli occhi e restò in silenzio, aspettando che fosse la corvina a riconoscerla.

Lauren tentò di individuare la sconosciuta, ma fallì per ben tre volte finché disse il nome corretto e Lucy la lasciò guardare.

«Ciao fuggiasca.» Le disse in tono di scherno. La chiamava così perché Lauren aveva saltato l'esibizione al ballo scolastico.. diciamo che era impegnata, in quel momento.

Lucy domandò se potesse sedersi, così la corvina le fece spazio sulla panchina. Camila guardava la nuova arrivata di sbieco. Cercava un motivo che la inducesse a pensare che la mora fosse antipatica, ma non ne trovava neanche uno.

Era gentile, cordiale, simpatica, studiosa, organizzata e faceva ridere Lauren... Forse quello era un buon motivo per rivolgerle il suo astio.

«Questo sabato vado a trovare Terris a Boston.» Disse Lucy parlando della sua ragazza con gli occhi trasognati.

«Per questo avrei bisogno di un favore.» Mormorò con tono infido, poggiando lo zaino a terra perché il peso gravava sulla schiena.

Lauren mugolò poco convinta, reclinando la testa su un lato mentre ascoltava la richiesta della mora.

«Avevo promesso ad una mia amica che l'avrei portata fuori con noi, perché ci teneva a conoscerti...» Alzò le sopracciglia in maniera maliziosa e lo stesso timbro lo assunsero le sue labbra, incurvandosi in un sorriso che la diceva lunga.

«Io non potrò esserci, ma... se ti lasciassi il suo numero, non so... potresti chiamarla, magari..» Ticchettò nervosamente le dita sul legno e aspettò con ansia una risposta da parte della corvina.

«La conosco?» Domandò spontaneamente, chiedendosi chi potesse averla mai notata.

Era una che manteneva un basso profilo, si faceva gli affari suoi e gironzolava per i corridoio solo con le sue amiche. Non partecipava a nessun corso extra scolastico e tantomeno era iscritta a qualche club. Quindi non si capacitava di chi provasse interesse per lei se a malapena l'aveva vista.

«L'hai vista in palestra. Stava dipingendo lo striscione con le linguacce.» Rispose Lucy, annuendo.

Lauren strizzò gli occhi e tentò di ricordare le persone che aveva intravisto quel giorno. Non aveva una buona memoria, però ricordava bene lo striscione. Era l'unico che non contenesse cuori o frasi romantiche, infatti non era stato appeso durante il ballo scolastico.

Estrapolò dei particolari della scena, ricordò una ragazza arcuata sul tavolo con il pennello in mano e un berretto bianco in testa che si accoppiava bene con il colore celeste dei suoi capelli. Nessun altro dettaglio le venne in mente, ma rammentò che quello era il suo striscione preferito.

«Come si chiama?» Chiese dopo una lunga pausa di riflessione.

«Halsey.»

Ah, adesso ricordava! Era la ragazza che si sedeva sempre nelle ultime file. Una volta aveva anche preso posto accanto a lei durante l'ora di chimica, ma avevano scambiato si e no due parole. Aveva il naso lezioso, a punta; gli occhi grandi e marroni e, per finire, un sorriso splendido.

Camila non era per niente contenta, anzi, si sentiva minacciata. Qualcuno, del quale conosceva soltanto il nome, si stava insinuando fra lei e la sua migliore amica.
Camila, in quel momento, odiò Lucy per aver avvicinato Lauren ad una ragazza, odiò Halsey per aver guardato la sua migliore amica in un modo che non le era permesso, odiò anche Lauren -se questo era possibile- perché il sorriso che le aveva contornato le labbra la indusse a credere che si sentisse lusingata dalle avance di una ragazza.

Si sentì "non abbastanza". A quanto pare, le attenzioni che le dedicava Camila non erano sufficienti per la corvina.

Si ricordò di Shawn, di come aveva reagito Lauren la sera del compleanno, di come si era interessata per conoscere i particolari delle loro uscite... Si chiese se anche lei si fosse sentita bruciare in quel modo.

«D'accordo.» Assentì infine Lauren, dando l'approvazione a Lucy di scambiare i numeri di telefono.

La mora esultò entusiasta e le assicurò che Halsey era una ragazza per bene, un po' stravagante forse e sicuramente avrebbe portato una folata di adrenalina nella sua vita. Poi si congedò con un saluto generale e si diresse verso i corridoi, probabilmente andò a cercare la ragazza dai capelli celesti per darle la buona notizia.

Quando restarono di nuovo in cinque, tutte le altre ragazze si sporsero sul tavolo per bisbigliare strepitii euforici in direzione dell'amica. Normani le disse che questa ragazza sembrava quella giusta per fare finalmente il passo successivo e perdere la verginità.

«Può essere.» Scrollò le spalle Lauren con disinvoltura.

A Camila, inutile nasconderlo, quell'indifferenza fece male a tal punto che sentì come un pugno colpirle lo stomaco e scattò in piedi, come se avesse ricevuto effettivamente quel colpo.

Chiuse la vaschetta dove erano contenuti gli avanzi del pranzo e la mise dentro lo zaino assieme ai libri, poi fece scivolare velocemente la cartella su un braccio.

«Dove vai?» Aggrottò le sopracciglia Ally, guardandola confusa proprio come tutte le altre.

«Via.» Disse bruscamente, imbracciando anche l'altro laccio dello zaino per equilibrare il peso su entrambe le spalle.

«Non rimani? Dobbiamo ancora parlare del campeggio!» Protestò Dinah lagnosa, squadrando l'amica in maniera indagatrice.

La polinesiana era l'altra figura più vicina a Camila. Riconosceva i suoi comportamenti, sapeva interpretarli ed era in grado in persuaderla, ma quel giorno non comprese il suo estemporaneo cambio d'umore e decifrarlo le fu impossibile.

«Fate come vi pare. Devo vedermi con Shawn.» Mentì Camila, non seppe nemmeno perché lo disse, voleva solo che Lauren provasse ciò che stava erompendo dentro di lei.

Non era nemmeno sicura che alla sua migliore amica importasse con chi si vedeva, ma si tolse comunque la soddisfazione di provarci.

Poi se ne andò a grandi falcate, oltrepassando tutta la mensa con andatura tronfia.
Lauren la seguì con lo sguardo mentre si allontanava sempre più difilata, e sovvenne

Lo senti come brucia, Camz?

*****

Erano le quattro del pomeriggio. Il sole arroventava ogni cosa che toccava. Dalla spiaggia si levava una leggera brezza che rinfrescava l'aria quando la temperatura restava ferma troppo a lungo per respirare.

Lauren sostava contro il muro, proprio dietro l'angolo. Un piede teso verso il marciapiede, l'altro piegato contro la parete alle sue spalle. Gli occhiali neri poggiati sul dorso del naso, le braccia conserte e i pantaloni jeans troppo aderenti -seppur sdruciti- per far traspirare l'aria.

Era solita aspettare Camila lì quando andavano insieme dal parrucchiere o quando uscivano per un gelato, o quando si trovavano per andare a prendere il sole in spiaggia. Non capiva perché aveva scelto quel posto come luogo d'incontro, sapeva soltanto che non aveva pensato ad altri.

Usualmente, dall'altro lato della strada, la corvina saltellava gioiosamente sulle strisce bianche disegnate sull'asfalto, sorpassando il chiosco di bibite refrigerate con colpi di anca, non curante dei passanti che la guardavano con un sorriso o le rivolgevano occhiate stranite.

Stavolta, però, a svoltare l'angolo fu una ragazza dai capelli celesti che la riconobbe subito e la salutò con la mano.

Lauren sospirò e si stampò un sorriso sul volto prima di staccarsi dal muro e andarle incontro.

Era bella. Forse una delle ragazze più belle con le quali fosse uscita e lo ammetteva: la inorgogliva sapere che qualcuno l'avesse distinta in mezzo a tutte le persone che popolavano i corridoi scolastici.

Le piaceva avere addosso due occhi che la vagheggiavano con malcelato piacere. Non si era mai sentita desiderata e forse per la prima volta riconosceva di essere apprezzata da qualcuno. Era una sensazione piacevole, ma molto pericolosa perché facilmente confondibile con un sentimento diverso dall'alterigia.

«Sono in ritardo, scusami.» Disse Halsey con vero dispiacere, incurvando le labbra in un broncio.

Lauren le sorrise rassicurante e fece un cenno con la mano, per minimizzare.

Halsey la guardava attonita, abbagliata dalla semplice bellezza della corvina. Ed ecco che il suo ego si ingigantiva, veniva nutrito da quello sguardo penetrante.
Lauren sentiva che qualcuno la voleva, non solo fisicamente, ma soprattutto desiderava approfondire la sua conoscenza. Qualcuno voleva scavarle dentro e presentarsi alla sua anima, invece che al suo corpo.

E per la prima volta capì che avrebbe voluto ricevere le stesse attenzioni da Camila. La sua migliore amica la desiderava in un modo fisico e carnale e per lei era lo stesso, forse perché a livello mentale, in qualche modo, dopo tutti quegli anni, erano già connesse.

Lauren pensò che la loro amicizia le avesse legate a tal punto da non poter sfociare in qualcos'altro. E alla corvina era sempre andato bene così. Eppure, ora che Halsey era davanti a lei e la fissava, il suo pensiero ricorreva a Camila.

-Spazio autrice-

Ciao a tutti!

Quello che ricorre nel capitolo attuale è la perseveranza di Lauren nello sfuggire da ciò che sente. Non riesce a capire ciò che prova e quindi preferisce allontanarsi.

Camila, invece, infantilmente, preferisce ripagare Lauren con la stessa moneta e stuzzicarla lì dove entrambe sono deboli... Sulla gelosia.

Comunque il resto lo scoprirete solo leggendo... A presto.

Sara.

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