Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo quarantasei



Camila ripose i vestiti dentro la valigia e chiuse la cerniera, assicurandosi che fosse tutto in ordine. Si era dovuto sbarazzare di alcune cose per fare spazio ad altre. Aveva rinunciato ad alcune delle sue magliette preferite, comprate anni prima in negozi economici. La taglia non le calzava più, ma, imperterrita, aveva continuato ad indossarle. Adesso, quando si era resa conto che nella valigia non entrava tutto l'occorrente, aveva fatto una scissione, tenendo solo le cose irrinunciabili.

Le foto di lei e Lauren, ad esempio, erano rimaste sulla scrivania.

Camila non poteva pensare di svegliarsi la mattina e trovare un ricordo appeso alla parete, posizionato sopra la scrivania o appoggiato sul comodino. Come poteva guardare la fotografia e sapere che Lauren si trovava dall'altra parte dell'oceano?

Se avesse potuto fare qualcosa per cambiare le sorti, lo avrebbe fatto, ma Camila era consapevole di non aver nessun potere a riguardo. Certo, avrebbe potuto dirle che l'amava, dedicarle il suo primo "ti amo", ma sarebbe davvero servito a qualcosa? Secondo la stregua di Camila, no.

Secondo lei avrebbe soltanto aggravato la situazione, sarebbero state parole inutili, parole che forse Lauren agognava per sentire ma che, in fondo, non sarebbero bastate per sanare la situazione. Come poteva un "ti amo" dimezzare la distanza, invertire il tempo, sovvertire le decisioni? No, non era quella la soluzione.

Scese dabbasso a salutare sua madre e sua sorella. Sofi aveva già gli occhi lucidi. Camila si inginocchiò e l'avvolse in un abbraccio; la rassicurò che si sarebbero sentire tutti i giorni e che per Natale sarebbe tornata a casa.

«Quando atterri, chiama.» Le disse sua madre, con voce rotta, quando Camila riprese una posizione eretta.

«Mamma, non ti ci mettere anche tu eh.» Rispose la cubana con un lieve sorriso d'incoramento.

Sinu si passò una mano sotto al naso e scosse la testa «Sto bene. Ma mi mancherai.»

Camila annuì e fece un passo avanti, ammantando la donna in un abbracciò confortante. Avvertì le mani di sua madre stringerla con maggior forza. Una tacita supplica. Non a rimanere, non le stava chiedendo quello perché era una donna in gamba e capace di lasciar spiccare le figlie al momento opportuno. Stava semplicemente pregando di non percepire la mancanza con mole inaudita. Sapere la propria figlia dall'altra parte del continente non è la sensazione più comoda.

Fu Camila a discostarsi, a prendere le distanze. Portò la mano sulla valigia e disse che aveva fissato anche con Dinah e le altre, prima di partire voleva salutare anche loro.

Sinu l'accompagnò fino alla porta, resistette alla tentazione di abbracciarla di nuovo, altrimenti non l'avrebbe lasciata più.

Camila le salutò dal finestrino del taxi e si diresse verso il centro commerciale, dove aveva preso appuntamento con le sue amiche.


                                     *****

Era un giorno importante per tutte.

Normani, il giorno seguente, avrebbe ricominciato gli studi. Era alla vigilia di un nuovo inizio, affrontato con maturità, stavolta.

Dinah sarebbe partita per l'Europa. Adesso era lei che aveva bisogno di un anno sabbatico. Le cose con Siope erano cadute in rovina e si erano lasciati definitivamente, adesso voleva solo vagare di paese in paese alla ricerca dell'anima gemella. Non importa aggiungere ciò che Normani pensava di ciò.

Ally si sarebbe trasferita con Troy, ma ancora non sapevano bene dove. Riuscire a conciliare gli studi di entrambi non era semplice, ma ci stavano provando.

E poi Lauren. Lauren era stata ammessa all'università e anche lei partiva quella stessa mattina, per New York.

Camila non poteva pensarci. Era sicura della sua scelta, era convinta di voler partire per Cambridge, ma se la sua mente divagava un attimo e si soffermava sulla sua migliore amica allora tutto assumeva una sfumatura diversa. Non poteva, però, rinunciare al suo futuro per una persona. Non se lo sarebbe mai perdonato, vivere una vita che non le apparteneva, trasferirsi in un luogo che non sentiva suo.

Poteva ingannare se stessa per seguire Lauren? Sarebbe stata una dimostrazione d'amore nei confronti della corvina, ma avrebbe bistratto la sua stessa persona. Non poteva farlo.

Dinah fu la prima a vedere Camila. Le si avvicinò con le braccia aperte e le lacrime agli occhi, che asciugò prontamente mentre stringeva l'amica a se. La cubana ridacchiò e le diede delle pacche sulla schiena che, teoricamente, avrebbero dovuto confortarla.

«Sto bene.» La rassicurò la polinesiana, districando l'abbraccio.

«Dove sono le altre?» Domandò Camila, navigando con lo sguardo oltre le spalle di Dinah, alla ricerca di una sola persona.

«Al bar. Adesso arrivano.» Sorrise tenuemente.

Era limpido che stesse cercando di dissimulare il suo vero stato d'animo per non arrecare inutili sensi di colpa a Camila.
Ma si conoscevano da troppo tempo. La cubana sapeva quando mascherava le sue emozioni, glielo leggeva nello sguardo, lo intuiva dai movimenti ripetuti che faceva ogni qualvolta.

Poggiò una mano sulla spalla dell'amica e le disse «L'università non è per sempre. Noi ci rivedremo.»

Dinah annuì, incapace di proferir parola a causa delle lacrime che le ostruivano la gola. Nel frattempo, Ally e Normani le raggiunsero.

Lauren è ancora al bar? Si domandò Camila dentro di se, eppure non riusciva a scorgervi nessuna chioma corvina, all'interno del locale.

«Ce l'hai fatta!» Esultò Normani, strapazzandola in un morsa troppo stretta.

La loro amicizia era migliorata, non del tutto, ma adesso si sopportavano a vicenda. Un po' era merito di Lauren che aveva trovato il modo di destreggiarsi fra l'una e l'altra senza sottrarre tempo a nessuna delle due. Normani, nel tempo in cui le sue corvine erano state intime, si era sentita più apprezzata e aveva creduto di aver conquistato il primo posto in quanto amica di Lauren. Questo aveva stemperato i risentimenti che aleggiavano fra Camila e Normani, permettendo un'amicizia nuova.

«Sì. Ho poco tempo, ma volevo salutarvi.» Asserì Camila, costantemente rivolta verso la strada dove erano sbucate le due.

Andiamo Lauren, andiamo... Pregava dentro se, fremendo dalla voglia di stringere la corvina fra le braccia. Non poteva andarsene senza salutarla.

«Eh certo!» Disse Normani, dandole una pacca così forte sulla schiena da farla sobbalzare in avanti.

Ally si limitò a sorriderle e ad abbracciarla. Camila si sentì orribile quando un pensiero meschino annidò la sua mente. Lei non voleva quegli abbracci, non le interessavano se non poteva averne uno da Lauren. Avrebbe commutato ogni singolo abbraccio ricevuto quelle mattina per riceverne uno, soltanto uno, dalla sua migliore amica.

«Ehi, cerca di non divertirti troppo in Inghilterra senza di noi.» Le ingiunse Normani, puntandole il dito contro. Camila si sforzò di ridacchiare, ma fu una risata più che finta.

Si alzò sulle punte dei piedi e squadrò la ressa di persone alle spalle delle ragazze. Lauren doveva essere fra di loro, doveva...

«Aspetti qualcuno?» Le domandò stranita Dinah, accigliandosi.

«La-Lauren?» Balbettò incespicando nelle parole.

Le tre ragazze si scambiarono degli sguardi fra loro, era come se nessuna volesse dare una risposta tanto erano imbarazzate.

Non ci volle molto a capirlo, aveva già intuito, anche prima che Dinah le dicesse «Pensavamo che vi foste già salutate...» E poi le spiegò che Lauren era andata direttamente all'aeroporto, per fare il check-in.

Non era possibile. Camila si sentì inabissare, sprofondare in un buio accecante. Lauren era partita senza salutarla, se ne era andata senza nemmeno avvertire il bisogno di stringerla ancora una volta, prima che l'oceano le dividesse.

Andata.

Camila capì che aveva messo un punto quella volta in palestra. La loro storia, che poi tale non era mai stata, era finita quando le parole erano perite sulle sue labbra. Rivide Lauren allontanarsi nel corridoio, a capo chino, e rivide anche se stessa, immota, incapace di gridare ciò le si agitava dentro.

«Camila..» La richiamò Dinah sconsolata, avvedendosi della situazione. Tutte avevano capito.

«Non importa.» L'anticipò la cubana, imbracciando la borsa «Va bene.» Annuì flebilmente, zittendo le frasi circostanziali che si aspettava di udire da un momento all'altro.

Abbracciò tutte ancora una volta e se ne andò. Adesso più che mai percepiva la necessità di scappare da quel posto, di allontanarsi il più possibile, di sfruttare la distanza come mezzo per dimenticare le fitte al petto che la squassavano in quel momento.

Raggiunse il tassista, gli diede le indicazioni e si avviò silenziosa verso la sua nuova vita.

Guardò le strade familiari, le facce conosciute, i posti ricorrenti sfrecciarle davanti agli occhi, e in ognuno di essi le sembrò di riconoscere e, consecutivamente, perdere frammenti di Lauren. La ritrovava dappertutto e la smarriva dovunque.

Come era possibile che fosse finita così? Non solo la loro relazione, ma anche l'amicizia che avevano condiviso per anni era terminata bruscamente, arresa ai mutamenti ai quali era stata sottoposta. Perso. Tutto perso.

Non si era mai sentita così vuota in vita sua, e sperava che Cambridge potesse riempirla come l'ultima volta.

Arrivò all'aeroporto giusto in tempo. Pagò il tassista e scese dalla vettura, trascinandosi dietro il trolley. Pensò che forse era ancora in tempo a salutare Lauren, ma poi si ricordò che il suo volo partiva da un'altra coincidenza e quindi non si trovava lì.

Si immise nell'antro brulicante di persone e raggiunse la seduta, aspettando la chiamata del suo volo. Stringeva il biglietto fra le mani, leggeva e rileggeva la partenza e la destinazione, il suo nome, la data, l'orario... Qualsiasi cosa le tenesse la mente occupata, concentrata su altro che non fosse...

Lauren. Il suo nome lampeggiò sullo schermo del telefono di Camila. L'icona del messaggio accanto ad esso.

Camila afferrò lo smartphone titubante, ma aprì la notifica con rapidità.

Mi dispiace. Nient'altro. Non c'era scritto altro.

Camila si perse tra quelle due parole, il suo respiro accelerò velocemente e improvvisamente tutto quanto le parve sbagliato.

Tutto un errore, tutto da rifare. Si guardò attorno spaesata, il biglietto ancora stretto fra le mani. Doveva fare qualcosa, quella consapevolezza la colse con tale veemenza da farle tremare le mani. Tutto da rifare.

Inoltrò la chiamata, ma scattò la segreteria telefonica. Irrequieta si alzò in piedi e prese a camminare avanti e indietro, invocando la grazia di chiunque manovrasse i fili della trama.

Di nuovo la segreteria.

Probabilmente Lauren continuava ad attaccare non volendo ascoltare ciò che aveva da dirle e come poteva biasimarla? A volte ci rendiamo conto delle cose troppo tardi, quando queste ci sono già sfuggite dalle mani, quando vogliamo recuperarle con tutte le forze ma queste sono già altrove.

Camila non attaccò. Decise di lasciarle un messaggio in segreteria. Lo avrebbe ascoltato, vero?

«Lauren! Lauren, ciao..» Cominciò con impeto, dandosi un contengo il secondo dopo «So che è tardi, cazzo. Ho fatto un casino, non è così? Tu lo sai, sai che sono brava a combinare guai. Di solito ci sei tu a tirarmene fuori, ma stavolta ci sei finita dentro insieme a me.» Fece una pausa, respirò.

«Ho rovinato tutto per paura. Ho una tremenda paura di affezionarmi e di essere lasciata. A volte non mi sento all'altezza di stare accanto ad una persona come te, perché forse nemmeno ti merito, ma, ma ti prego non partire.» Tirò su col naso, ingoiò il groppo che le si era formato in gola. Non voleva piangere adesso. «So che è tutto sbagliato, che ci siamo lanciate a capofitto in una cosa che nemmeno conoscevamo, però io non posso perderti... non posso perderti perché ti amo.»

Susseguì un attimo di silenzio. Ecco che le sue parole prendevano vita, si manifestavano dentro di lei, attecchivano ai suoi organi, le contaminavano il sangue. Adesso era reale. Adesso che l'aveva ammesso, che aveva permesso a quel sentimento di fuoriuscire dalla scatola nel quale era stato rinchiuso, ora diveniva reale più che mai.

«Il mio aereo parte fra tre ore, ma aspetterò qui fino a sera. Prenderò l'ultimo volo. Vieni, per favore. Troveremo una soluzione, ci deve essere un modo, deve esserci, Lauren.» Alzò lo sguardo sul tabellone degli orari. Il suo aveva appena iniziato a lampeggiare, ma invece di incamminarsi si era nuovamente seduta.

«Ti aspetto, okay? Per-per favore vieni.» Guardò lo schermo per qualche secondo e poi chiuse la chiamata.

Forse Camila aveva ragione. Era troppo tardi, ma non poteva saperlo.

Lauren era già sull'aereo per New York e avrebbe ascoltato quel messaggio solo una volta atterrata.

-Spazio autrice-

Ciao a tutti. Il prossimo capitolo è quello finale. Lauren e Camila, dopo tanto rincorrersi, forse riusciranno a trovare una strada per congiungersi oppure quella definitiva per separarsi. Lo scoprirete presto :)

Nel prossimo capitolo troverete anche la trama della prossima storia, che non credo uscirà prima di una o due settimane. So che è molto tempo, ma ho anche altri impegni e spero comunque di ritrovarvi nella prossima storia :)

Vi aspetto.

Un bacio.

Sara.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro