Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo quarantacinque




Lauren la ingabbiò contro il muro degli spogliatoi. Camila boccheggiò in cerca d'aria, riprendendosi velocemente dal colpo alla schiena subito, specialmente quando le labbra di Lauren presero a baciare il suo collo ben esposto a causa della testa piegata su un lato.

Le mani della corvina ghermivano i suoi fianchi, avvicinando il bacino al suo e allentandolo quando Camila dimostrava impazienza. Le piaceva giocare, le era sempre piaciuto, ed anche ora che le cose fra di loro non erano più puramente ed interamente sessuali, non abbandonava quel vizio pericoloso che le induceva costantemente a stuzzicarsi l'un l'altra.

Nessuna delle due voleva perdere, anche se non comprendevano che arrendersi avrebbe conseguito la vittoria di entrambe.

Lauren afferrò Camila per le natiche e se la portò in braccio. Questa si sorresse all'altra, avvinghiando le gambe alla sua vita, Lauren spinse il bacino contro quello dell'altra.

Un sospiro caldo proruppe dalle labbra di Camila, amalgamandosi a quello di Lauren che provvide ad accarezzare la lingua della cubana con la propria. Camila avviluppò le braccia attorno al collo di Lauren, stringendola più vicina.

Aveva bisogno di sentirla, di cogliere ogni gemito, di catturare ogni respiro, di rammentare ogni tocco.

Lauren, quando le mani dell'altra si soffermarono sulla sua nuca dopo aver percorso interamente la schiena, si sentì libera di discostarsi dal bacio per dedicare eguali attenzioni al suo collo.

Erano cresciute. Ciò che avevano affrontato, gli ostacoli che le avevano sempre divise per poi ricongiungerle, avevano concesso loro una maturità inestimabile, però... A volte era un sollievo potersi sbarazzare di quella consapevolezza, tornare ad essere le due ragazze confuse che si evitavano per i corridoi scolastici, ma si imbucavano sotto le lenzuola dell'altra alla sera. Questo permetteva loro di dimenticare gli attriti che coesistevano, illudeva il tempo -e la mente- dei giorni che mancavano al distacco definitivo. Ancora non sapevano come sarebbe finita fra loro, se potevano davvero mettere un punto alla loro storia o se sarebbe rimasta una frase in sospeso, non sapevano e non volevano saperlo. Ciò che desideravano, in quell'esatto momento, era fra le loro mani.

Intanto Lauren persisteva a baciarle la pelle caramellata, lasciava i segni dei suoi baci intervallando dei piccoli morsi.

L'adagiò sulla panca, dove prima si era spogliata, e le fu subito addosso. Si mise a cavalcioni su Camila, strinse le gambe attorno al suo bacino ed emise un gemito d'approvazione quando la cubana le ghermì le natiche con mole esuberante.

Si guardavano come se non avessero visto niente prima d'allora, come se solo adesso avessero preso coscienza della vista e aprissero gli occhi per la prima volta meravigliate di ciò che la prospettiva offriva, ma non troppo attonite dallo spettacolo perché quasi consapevoli che quello scenario era tutto ciò che le aspettava dietro le palpebre chiuse.

Camila non voleva vedere niente oltre a Lauren, e Lauren non poteva vedere niente oltre a Camila.

Strusciò le loro intimità assieme, beandosi della visione della cubana che piegando la testa all'indietro metteva in risalto il suo collo arcuato e pronto ad essere baciato dalle sue labbra tumide.

Lauren fermò Camila per le spalle contro il muro e incurvò la schiena per abbassarsi lungo la sua pelle caramellata e dipingerla di baci rapidi ma ben stampati.
Camila, pervasa da un'ondata di brividi sporadici, inarcò istintivamente la schiena ricercando maggior contatto con Lauren.

Il suo centro pulsava, esigeva attenzioni, necessitava di sentire Lauren dentro di lei, ma la corvina non aveva intenzione di lasciarsi sopraffare dalla libidine e dare a Camila ciò che voleva... Non subito almeno.

Fece scivolare la mano al di sotto della maglietta, navigò sull'addome piatto e definito della ragazza, saggiando ogni linea che componeva il suo corpo. Sembrava volerla scoprire del tutto, quasi come se la sua mano stesse cercando di toccarla molto al di sotto della pelle, voleva infiltrarsi nei suoi angoli reconditi, afferrare le paure latenti che imperversavano dentro di lei ed estirparle una ad una.

E lo stesso attuava Camila che ora carezzava la schiena pallida di Lauren, sfiorando la spina dorsale maggiormente tattile per effetto della posizione curva.
Mentre la sua mano ricercava diletto, avrebbe voluto sentire tutte le sue paure radunarsi nel suo palmo e avrebbe voluto stringerle, afferrarle concretamente e gettarle via.

Non era semplice combattere le paure: volti sconosciuti che si annidavano dentro di loro, mozzando il respiro, imponendo limiti irreversibili. Era frustrante fronteggiare qualcosa che veniva concepito solo a livello emotivo e non assumeva mai fattanze vere e proprie, ma persisteva ad aleggiare dentro di loro, angustiandole. Non puoi afferrare un fantasma, forse puoi vederlo, ma oltre a ciò non è concesso altro.

Lauren le sfilò la maglietta e anche Camila azzardò a tale gesto, ed entrambe restarono in reggiseno. Gli occhi di una vagheggiavano il corpo dell'altra, le mani di una vezzeggiavano gli anfratti dell'altra. Lauren si irrigidì quando le mani di Camila scivolarono al di sotto delle coppe e strinsero i suoi seni fra i palmi, per poi stuzzicare i capezzoli già turgidi con la punta della dita.

Emise un sospiro intriso di piacere, lanciando la testa all'indietro si afferrò i capelli fra le mani e lì alzò sopra la testa, dedicando a Camila una visione che non avrebbe presto dimenticato.

La cubana si sbarazzò facilmente del reggipetto dell'amica, e lo lasciò cadere sul pavimento umido. Lauren incespicò leggermente con il gancetto, impacciata per il tremolio che già scuoteva le sue braccia. Voleva Camila, ma voleva anche giocare con lei, il che significava che per un po' di tempo avrebbe dovuto rinunciare a soddisfare il suo piacere per nutrire i risentimenti che rosseggiavano dentro di lei.

Quando il seno di Camila fu privo di indumenti e in bella vista, Lauren succhiò avidamente un capezzolo, distribuendo dei morsi intervallati. La cubana dovette mordersi il labbro inferiore per non lasciarsi sfuggire dei gemiti incontrollati che minacciavano di cadere rapidamente dalla sua bocca. Lauren dedicò eguali attenzioni all'altro capezzolo, stuzzicandone uno con la punta della lingua e l'altro con il polpastrello del pollice.

La corvina prese a strusciare insistentemente il bacino contro quello dell'altra, creando una frizione tale da togliere il fiato a Camila, ma non il desiderio di averne di più.
Gli occhi di Camila rincorsero quelli di Lauren.

Reclinò la testa di lato e scrutò l'amica con un cipiglio di riprovazione stampato sulla fronte. Nei suoi occhi baluginava un chiaro livore, dovuto alle maniere provocanti e giocose di Lauren. Un sorrisetto compiaciuto nacque sulle labbra di quest'ultima che decise di soddisfare Camila.

Le sganciò il bottone dei jeans: non ebbe nemmeno tempo di toglierli tanta era la voglia di sentirla, prenderla, farla sua.
Percorse interamente la sua intimità bagnata ed entrò dentro di lei con due dita, dandole subito una spinta profonda che strappò un gemito acuto alla cubana.

Camila si aggrappò alla spalla di Lauren, conficcando le unghie nella sua pelle. L'altra mano si spalmò contro il muro, assieme alla testa, piegata all'indietro. Lauren si accasciò su di lei, immerse la testa nel suo collo e spinse i fianchi sull'amica, mentre con il polso si destreggiava fra movimenti rotatori un po' disordinati, a spinte decise e precise.

Camila socchiuse le palpebre mentre il corpo di Lauren si schiacciava contro il suo, e le sue spinte diventavano man mano più frequenti e profonde. Lauren boccheggiò: un po' per lo sforzo, un po' perché i gemiti e i sospiri di Camila le carezzavano direttamente il collo e l'orecchio. Dio se erano eccitanti!

Lauren le lasciò un bacio sulla pelle sudata, al che Camila si contorse più di quanto già non facesse e si abbandonò all'ondata di brividi che la squassò. A Lauren bastò solo un'altra spinta per farla venire sulla sua mano. In quell'istante, mentre i suoi muscoli si irrigidivano e il nome di Lauren echeggiava nella stanza, fu come se tutte le loro paure fossero ridotte a poltiglia.

Non puoi toccare un fantasma, ma se ci pensi, nemmeno lui può sfiorarti.

Negli spogliatoi era udibile solo il silenzio, ma Camila e Lauren, vicine com'erano, percepivano il respiro affannato l'una dell'altra frangersi contro la loro pelle umida e imperlata.

Lauren strinse più vicina Camila, circondandole le spalle con il braccio. La cubana si lasciò trasportare dal gesto naturale e spontaneo di Lauren, ed appoggiò la testa contro il suo petto. Nessuna disse niente.

Camila temeva che se avesse guardato Lauren negli occhi, o se avesse proferito parola, le paure che ora si erano affievolite, fino a divenire evanescenti, sarebbero presto tornate ad assediarla.

Si può annullare la distanza con un bacio, ma si può anche ricrearla con una parola?

Era una domanda che sovente rimbombava nella sua testa, rimbalzando in ogni angolo della sua mente, stordendola e confondendola. Sapeva che ora si trovavano insieme, sentiva il torace di Lauren innalzarsi irregolarmente cullandole la testa, ma di quel respiro non le sarebbe rimasto nemmeno un alito, di li a poco.

Sarebbe stata troppo lontana per sentirlo, per incanalarlo. Sentì una lacerante fitta al petto, come se tutto l'oceano che le divideva le si agitasse dentro, ogni onda si infrangeva sul suo scheletro, ogni centimetro d'acqua la sommergeva, fino ad annegare.
Forse, per la prima volta, capì perché Lauren reputava più doloroso stare assieme ma lontane. Lo capiva, lo sentiva... da togliere il respiro.

Però lei non si dava per vinta. Non poteva disertare, arrendersi senza combattere, senza potersi guardare indietro e dire "almeno ho tentato."

Perché quando la paura stringe le grinfie attorno al collo, c'è solo un modo per sbarazzarsene: affrontarla.

Alzò lentamente la testa, i capelli scarmigliati le ricadevano sugli occhi ma non se ne curò. Guardò Lauren per qualche secondo senza saper bene cosa dire, solo consapevole di voler dire qualcosa.

«Mi sei mancata.» Bisbigliò sulle sue labbra, cogliendo il tremolio instabile che vibrava fra quelle di Lauren, ancora scosse dal respiro trafelato.

Per un po' le sue parole aleggiarono nell'aria senza che nessuno le cogliesse, colme d'imbarazzo e ansiose di risposta al quale trovarono solo un silenzio non ammissibile.

Lauren annuì flebilmente, ad occhi chiusi «Anche tu.»

Finalmente trovarono collocazione, ma ammetterlo fu peggio di ciò che credevano perché presto o tardi avrebbero dovuto dividersi di nuovo e quella mancanza sarebbe tornata ad aggredirle senza tregua.

Lauren tornò in piedi con abilità, togliendosi dalle gambe di Camila. La cubana restò inerte a guardarla, aspettando che facesse qualcosa, dicesse una parola, ma non si aspettava di vederla semplicemente andar via. Per un istante rimase perplessa, poi riuscì a rinsavire e la seguì fuori dagli spogliatoi.

«Dove stai andando?!» Le urlò dietro. Il suo grido riecheggiò nella palestra, arrestando i passi frettolosi dell'amica che si trovava già a qualche metro da lei.

«Credi di poterti comportare così?! Credi che lasciarmi senza una spiegazione sia la scelta giusta far tutte quelle che abbiamo? Per te è comodo, non è vero?» L'apostrofò Camila con voce stentorea. Lauren non aveva neanche il coraggio di voltarsi per guardarla in faccia, già accusava l'ira funesta di Camila come continue coltellate al petto, chissà cosa avrebbe provato a guardarla negli occhi.

«Non scegli, non prendi posizione, semplicemente te ne vai, lasciandomi in questo stato confusionale che io odio!» Gridava così forte che il finale di ogni parola rimbombava nella stanza, creando una cacofonia indicibile.

«Avrei tante domande, infinite domande, ma voglio fartene solo una!» Fece una pausa nella quale avvertì il suo respiro gonfiarle il petto velocemente, deglutì a fatica e poi riprese in tono più sommesso e pacato.

«Lauren, mi vuoi o non mi vuoi?»

A quel punto la corvina si voltò. Era distante da Camila, ma riconobbe ugualmente lo sguardo sgomentato e tramortito dell'amica, come se attorno a quella domanda gravitasse il loro futuro. In effetti, era così. Un "sì" avrebbe potuto cambiare le certe in tavola, un "no" avrebbe aperto un'altra strada.

Erano ad un bivio e nessuna delle due aveva il coraggio di fare un passo verso una direzione o l'altra. Restavano ferme alla biforcazione, aspettando che qualcun altro prendesse la decisione per loro, ma non ci sarebbe stato nessuno a guidarle se non loro stesse.

«Dipende Camila.» Cominciò Lauren, notando immediatamente il cipiglio confuso imbrattare l'espressione della cubana «Io ti ho detto una cosa, tempo fa, alla quale tu non hai mai risposto. Mi ami?»

Camila rimase interdetta. Il cipiglio sul suo volto si dissipò per lasciar spazio ad una espressione allarmata. Balbettò qualcosa di incomprensibile, ricercò le parole giuste dentro se, ma riuscì solo a scavare nel suo tumulto.

Non era sicura di amare Lauren solo perché non aveva mai amato prima e non conosceva bene i sentimenti che avrebbe dovuto provare in amore, in più era timorosa di dare una risposta affermativa perché se Lauren se ne fosse andata ugualmente, Camila non avrebbe saputo gestire i sentimenti quali lei stessa aveva animato.

«Appunto.» Disse Lauren scuotendo la testa, allontanandosi lentamente.

E mentre la corvina se ne andava, Camila stava ancora cercando una risposta dentro se.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro