Capitolo 1: Una Vigilia Speciale
24 Dicembre 2013
Erano appena le nove del mattino, fuori faceva tanto freddo per via della tanta neve che cadde durante la notte, ma i piccoli Juliet, Erick e Oliver erano già in piedi e svegli come non mai.
L'emozione scorreva nelle loro vene, questo perché quel giorno era proprio la vigilia di Natale e si sa, per i bambini il Natale è magico.
Juliet amava riunirsi con la famiglia e vedere tutti con un sorriso stampato in volto.
Oliver amava passare del tempo con suo padre, perché ogni anno, prima del cenone della vigilia, il padre lo portava a cavalcare con lui e per il bambino questo era importante, visto che il padre era sempre impegnato per stare con i figli.
Erick invece adorava ricevere i regali, non resisteva mai a non scartarli prima della mezzanotte, ma era più forte di lui.
La madre dei bambini continuava a richiamarli.
«non correte! Vi fate male!»
Il padre, invece, ridacchiava. Amava stare a casa con la sua amata moglie e i suoi preziosi bambini, e vederli così allegri gli scaldava il cuore.
«bambini, andiamo a fare una passeggiata, coraggio!» annuncia l'uomo facendo rallegrare di più i piccoli.
La neve cadde sopra la testa dei piccoli e, uniti mano nella mano, furono guidati in un luogo a loro sconosciuto.
Il padre li portò in una pista da pattinaggio, i tre piccoli furono stupiti nel vedere tutto quel ghiaccio e le persone che danzavano là sopra.
«questo posto è di un mio caro amico, diciamo che ci dà un piccolo vantaggio rispetto agli altri clienti» sussurrò l'uomo ai suoi piccoli.
«quale?» chiese la figlia alzando le sopracciglia.
«noi possiamo entrare gratis» disse il padre facendo l'occhiolino e facendo ridacchiare i suoi piccoli gnomi che non arrivavano nemmeno fino al ginocchio.
Mentre il padre corse a salutare il suo vecchio amico, l'attenzione dei piccoli venne catturata da un bambino che poteva avere circa la loro età.
Il piccolo se ne stava in disparte e ogni tanto arricciava il naso per il freddo.
Juliet sorrise e gli andò incontro, seguita dai fratellini.
«ehi, cosa fai qui da solo?» chiese lei mentre giocava con la sua treccina bionda.
«niente, fatti miei» rispose il piccolo strofinando le mani una contro l'altra per il freddo.
Già Erick non lo poteva sopportare, quando sentiva puzza di bruciato aveva sempre ragione.
«io sono Juliet» continuava la bambina non curandosi della timidezza dell'altro bimbo.
«Adam» rispose titubante.
Oliver si sedette accanto a Adam, Erick invece, sempre diffidente, decise di rimanere in piedi.
«io sono Oliver» disse il bambino incitando Adam a stringergli la mano.
«e lui è Erick, noi siamo tutti e tre gemelli, tu hai fratelli?» chiese la bambina.
«si, ne avevo una...ho alcuni cugini però»
«davvero? Anche noi abbiamo tre cugini, però solo Michael è bravo, le altre due sono cattive» brontolò Juliet mettendo il broncio.
«July!» la richiamò Oliver.
«ma è la verità!»
Erick nel mentre si voltò verso il padre che continuava a parlare con il suo amico. Lui ammirava il padre e desiderava essere considerato di più dall'uomo.
A volte il bambino provava persino invidia nei confronti dei fratelli, loro erano i figli prediletti del loro papà. Juliet era la principessina di casa, Oliver era il principe perfetto e brillava di luce propria.
Erick invece...stava sempre in disparte, amava stare da solo con i suoi pensieri, lo aiutavano a riflettere e pensare su se stesso. Il padre perciò lo considera "strano" oppure "asociale". Ma in realtà nella testa del bambino viaggiavano diversi desideri e sogni. Lui desiderava crescere e diventare un uomo libero, indipendente, nessuno doveva impedirgli di spiccare il volo.
Sono dei sogni grandi per un bambino così piccolo, ma chi l'ha detto che i sogni devono essere limitati dall'età?
«guarda Erick, io lo adoro e adoro i suoi occhi...se ci pensi sono dello stesso colore del ghiaccio, vero?» disse Juliet con gli occhi pieni d'ammirazione per il fratello.
Ecco, Erick non aveva mai pensato che potesse essere fonte di ammirazione per qualcuno. Ma in fondo la sorella era la sua fan numero uno, e anche lui, in fondo, sapeva che non la doveva deludere.
«che fai qui da solo?» continuò la bambina.
«in realtà c'è la mia famiglia di là, ma io preferisco stare qui»
«oh, capito. Allora...cosa fai per oggi? Come trascorrerai questa vigilia?» il bambino sgranò gli occhi e poi guardò il pavimento.
«io non ho mai festeggiato...» dichiara lasciando tutti senza parole.
Possibile che non abbia mai festeggiato nemmeno una vigilia?
«impossibile...almeno il Natale si?» chiese la bambina.
«neanche. I miei genitori vanno a festeggiare lasciandomi da solo a casa...» disse con gli occhi pieni di lacrime che minacciavano di cadere da un momento all'altro.
«se vuoi puoi festeggiare con noi» propose Oliver.
Adam scosse la testa in segno di negazione.
«mamma e papà mi sgridano se sanno che vado a festeggiare con qualcun'altro...e soprattutto con voi» sussurrò facendo inarcare un sopracciglio a Erick che chiese «perchè? Qual'e il problema se festeggi con noi?»
«siete i Wilson...giusto?» chiese quasi balbettando.
«si...» rispose Oliver.
Adam aveva già sentito dire questo cognome da suo padre, ma lui non ne parlava bene.
«comunque io credo che tu debba parlare con tua mamma e tuo papà, non possono lasciarti solo!» esclamò Juliet.
«forse è meglio che io vada...» disse il bambino e poi salutò tutti e tre i fratelli Wilson frettolosamente.
Una volta a casa, Adam si sedette sul divano, sapeva già che i suoi genitori l'avevano lasciato da solo.
Alla pista gli dissero che sarebbero tornati tardi e sarebbe stato meglio che lui tornasse a casa. E così fece.
Era da solo, ancora una volta.
All'improvviso, però, qualcuno bussò alla porta e lui aprì velocemente, con la speranza che fossero mamma e papà.
«ciao!» esclamò Reth.
«cosa ci fate qui?»
«ti abbiamo sentito parlare con quei tre bambini, perciò abbiamo deciso che almeno per quest'anno devi festeggiare con noi, che ne dici?» chiese Reth.
«oh...come si festeggia?» chiese a sua volta Adam emozionato.
Vladimir prese un panettone e lo appoggiò sul tavolo, dopodiché prese una bottiglia di tè e dopo anche del pane.
Presero tutti posto e mangiarono quello che c'era.
«scusa, ma a casa avevamo solo questo...» si giustificò Reth.
«no, anzi...questa è la miglior vigilia che io abbia mai festeggiato»
Adam passò un pomeriggio felice con tutti i suoi cugini che, lo divertivano con dei giochi; gli insegnarono a giocare a carte e a tombola. Inoltre guardarono tutti insieme "Mamma ho perso l'aereo" per la prima volta.
Adam fu felice, per la prima volta si sentì considerato e amato.
Pensò che, in fondo, delle persone desideravano la sua felicità. I suoi cugini.
I compagni che non l'avrebbero mai lasciato solo.
Coloro che l'avrebbero sempre aiutato.
In quel giorno, lui capì che il legame che aveva con loro, era così forte e nessuno l'avrebbe mai spezzato.
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