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Intervista su Koira91

Io

Koira91

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Partiamo con la domanda più ripetitiva.
Come ti chiami?

E inizi non con una domanda, ma con "la" domanda. Su wattpad ho reso noto solo il diminutivo del mio vero nome, cioè Anny.
Mantenere l'anonimato in rete è una cosa a cui tengo particolarmente. E poi ormai mi sono affezionata al mio pseudonimo davvero tanto. È un po' come se lo associassi a una parte di me diversa da quella che tutti i giorni la gente può vedere, molto pirandellianamente.
La vera Koira è diversa da come appare su questo social.

Quanti anni hai?

Troppi è una buona risposta?
Ok, ok. 25.

Non sono troppi, sei ancora giovane. Una giovane donna.
Da quanto tempo stai su wattpad?

Quasi due anni. Credo che facciano due anni esatti a Febbraio 2017.

Come sei entrata a contatto con wattpad?

Be', fondamentalmente mi sono iscritta per errore. Già. Tant'è che la cosa fa un po' (molto) ridere. Alle due del pomeriggio, o giù di lì, di un giorno di fine Febbraio ho creato questo account, disattivandolo dopo pochi minuti. Ero già iscritta da qualche mese su efp, che avevo conosciuto grazie a mia sorella, e lì avevo pubblicato alcune Romione e una fan fiction su Dr. House ( comprendetemi, studiavo Ematologia. Ora, per chi non frequenta Mendicina...Credetemi, è una delle materie più toste).
Mia cugina (@blurryfaceiero) mi parlava di wattpad da tempo, così ho pensato: "perché non provare?".
Sono molto impulsiva, fin troppo.
Quella di creare l'account è stata una decisione repentina, tant'è che dopo poco l'ho disattivato. Salvo poi pentirmene la sera stessa, e riattivarlo.
Per i primi mesi non mi calcolava anima viva, se non la mia primissima lettrice - oltre che critica attenta - @Peanuts98. Poi non so come cavolo abbia fatto a ottenere più visualizzazioni. Forse è stato il manuale massone, non so.
Preferisco credere che siano state le mie storie, un po' utiposticamente.

Quali storie hai scritto? E hai intenzione di scriverne altre in futuro?

In realtà da un paio di mesi a questa parte sto attraversando una fase ostinata di "blocco dello scrittore". Non riesco a scrivere nulla. Credo sia più un problema di deficit di concentrazione, per cui mi viene difficile focalizzare l'attenzione sul foglio di carta, o schermo del pc, e da lì non distoglierla per molto tempo. In più credo anche che a volte non riesca a ideare storie degne di questa definizione, almeno per adesso.
Crogiolandoci su ciò che ho scritto, per fortuna l'anno precedente e la prima metà di questo sono stati abbastanza produttivi, come dimostra l'ampio numero di pubblicazioni nel mio profilo (e alcune storie sono state cancellate, pensate).
Su wattpad ho scritto due thriller, "Il mistero della casa" e il sequel, "L'altro me". Credo di aver detto già parecchie volte che il tema affrontato è quello della diversità, e soprattutto della sua stigmatizzazione in una società come la nostra, che si vanta di essere progredita, ma in realtà reca con sé molte ombre di un passato che non è neanche così recente, invero.
Poi c'è un fantasy, "Il tempo perduto", liberamente ispirato a Carroll e alla mastodontica opera di Proust. Una raccolta ironica sulle fiabe. E soprattutto le mie one shot, che, come non mi stancherò mai di ripetere, sono forse le storie a cui sono più affezionata.
Semplicemente perché sembrano vivere di vita propria: nascono, crescono e si sviluppano in maniera spontanea, quasi autonoma. Io mi limito a tradurle in parole.

Ogni tanto capita il "blocco dello scrittore", ma quando ti passerà, ritornerai più "energica".
Parlami di una delle tue storie.

Sono indecisa su quale scegliere. Nel dubbio, opterò per l'ultima che ho pubblicato, che è anche la meno conosciuta. Fa parte di una raccolta di storie brevi, "Orchestra d'anime", ciascuna, almeno nelle intenzioni, scaturita dall'ascolto di una particolare melodia. Per adesso la raccolta consta di una sola one shot, brevissima, composta sulle note di Comptine D'Un Autre Eté. Il proposito di partenza è semplice: ciò che ci unisce, in quanto esseri umani, non sono gli episodi singoli, specifici della vita di ciascuno di noi e condizionanti inevitabilmente il nostro mondo di rapportarci con gli altri e con noi stessi, ma le emozioni che li sottendono, o che dagli stessi episodi scaturiscono.
L'emozione paura è una e uguale per tutti, indipendentemente dall'evento che la genera. La prima emozione che affronto è il dolore. Non fisico, ma interiore. L'evento è la perdita, e su di essa ho costruito solo la scenografia del racconto. Ciò che sorregge la narrazione non è l'episodio, che è confinato in secondo piano, ma la sofferenza stessa della protagonista, sofferenza che credo ognuno di noi abbia provato almeno una volta nella vita. E che talvolta è anche criptogenetica, rubando un aggettivo alla medicina: ha cioè un'origine sconosciuta, almeno apparentemente. Ed è vissuta come una sorta di disagio sine causa. Ora mi chiederai, cosa c'entra la musica?
C'entra eccome. La musica c'entra sempre, per la sua capacità di suscitare emozioni particolari, di volta in volta differenti, e allo stesso tempo di placarle. Comptine D'Un Autore Eté è una melodia che mi ha sempre portata a riflettere, e, sai, spesso anche lo stesso eccessivo riflettere, rimuginare su ciò che è accaduto, può essere fonte di sofferenza.

Com'è nata questa raccolta?

Mh...In realtà, molto semplicemente, ascoltando musica.
Nulla di particolarmente complesso.

Qual è il messaggio che ci vuoi donare con questa storia?

In parte credo di averlo già esposto nella risposta ad una delle precedenti domande. In sostanza, penso che, se solo ci fosse un po' più di empatia, il mondo sarebbe veramente un posto migliore. E non è retorica, davvero. Il problema è che chiunque, chi più chi meno, fatica ad immedesimarsi nell'altro. La musica probabilmente ci aiuta farlo.

Da che cosa deriva la tua passione per la scrittura? E lettura?

Probabilmente la colpa è di una mia zia materna, che a soli cinque anni mi regalò un libro di "Basil l'investigatopo". Non so se lo conosci, ma alla fine degli anni '90 era abbastanza famoso. Insomma, era un banale libro illustrato ispirato al personaggio di Sherlock Holmes. La cosa curiosa è che, tra l'altro, l'ideatore di Sherlock, Arthur Conan Doyle, oltre che scrittore, fosse anche medico, come me.
Saperlo mi rende molto orgogliosa, peraltro per meriti non miei. Quel libricino così semplice mi appassionò tantissimo. Poi lessi la Divina Commedia versione Disney, con Topolino nei panni di Dante, e ne rimasi affascinatissima. Pensate che ero solo una bambina. Altro merito va alla mia maestra di italiano delle elementari. In seconda, quando avevo sette anni, mi mise in mano "Le mille e una notte". Una delle letture migliori che abbia mai fatto. Davvero. Poi fu la volta di Harry Potter, quindi, negli anni, di opere via via più impegnate. In quarto ginnasio mi innamorai dello stile di Oriana Fallaci, che ammiravo (e tuttora ammiro) soprattutto come donna. Del suo stile amavo la semplicità e chiarezza, frutto della dichiarata volontà dell'autrice di scrivere qualcosa che potesse essere compreso da chiunque, non solo dall'elite colta e intellettuale. Alla scrittura mi avvicinai sempre sulla falsariga della lettura dei testi della Fallaci. Al liceo ho scritto numerosi articoli di giornale, perlopiù a contenuto politico, ma anche qualche pezzo di cronaca. Quello che amo della parola scritta è la possibilità di parlare, come disse Renard, senza essere interrotti. E io sono il tipo che tende a scrivere, più che a dire.

Wow che infanzia, siamo quasi giunti alla fine.
Una tua citazione.

Non dirò da quale storia è tratta, però. "Penso che forse il vero sporco non è quello che insudicia il mondo che ci circonda.
Forse, in realtà, lo sporco è insito in noi, nella nostra specie.
Un'eredità ancestrale mai richiesta, né tantomeno gradita.
Ben nascosta, si intende. E così sarà finché vivremo come persone, anziché come uomini.
Non per noi stessi. Non per gli altri, ma in funzione degli altri.
Il giusto prezzo da pagare per essere definiti normali".

Bene, grazie per la tua disponibilità.
Vorresti dire qualcosa ai tuoi fans?

Fans è una parola che mi fa ridere. Perché penso agli antinfiammatori non steroidei, tipo ibuprofene e paracetamolo. Lo so, non sono normale, ma la medicina dà alla testa. Non so, intanto ne approfitto ringraziarti. Penso che questa sia stata la prima intervista fatta alla mia persona, e non al mio personaggio. Mi hai posto domande interessanti, vhe hanno portato anche me a comprendere molte cose su come mi sia avvicinata alla scrittura e alla lettura.
Grazie davvero. Poi ringrazio chiunque stia leggendo quest'intervista, che, arrivato a questo punto, potrà veramente dire di conoscermi un po' meglio.
Dichiarazioni più serie non ne ho...sono una frana nell'improvvisazione.
Spero di non avervi troppo annoiati con le mie risposte prolisse - sarei potuta andare avanti per altre centinaia di domande, eh - E poi ringrazio a chi, tra i migliaia di followers, un po' come hai fatto tu con queste domande, si sia interessato a conoscermi, aldilà di ciò che, molto superficialmente, emerge di me su questo social, e che è soltanto una copertina di quello che sono. Grazie a tutti (la parola del giorno!)

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Ecco qui un'altra intervista.
Chi abbiamo avuto con noi? Niente meno che "Koira" o "Anny".
Adesso la conoscete meglio.
Spero che vi sia piaciuta quest'intervista.
Alla prossima.
Un bacio♥.

WhiteJZ

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