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Epilogo pt.2

Camila's pov

Non è vero Camila. Non guardarla, non crederci. E' la tua immaginazione che ti fa l'ennesimo scherzo. Ti ricordi quando credevi di averla vista sotto il Big Ben? O quando hai creduto di aver incrociato il suo sguardo dentro al centro commerciale? Quando mentre correvi a casa, sotto la pioggia con la giacca sopra la testa per non bagnarti, hai creduto che fosse  quella che aspettava alla fermata dell'autobus e ti sei fermata in mezzo alla strada per mezz'ora, inzuppandoti tutta? Non è vero. E' questo posto che ti fa quest'effetto lei non è qui. Non c'è. Eppure le altre volte non l'avevo mai vista sorridere e ora invece sorrideva nella mia direzione e abbassava lo sguardo imbarazzata, o forse tentava di nascondere la sua felicità perché lei era fatta così. No, no, non è vero dannazione. Chiusi gli occhi. Quando li avrei riaperti lei non ci sarebbe stata più e anche se avrebbe fatto male, avrei saputo che era la immaginazione a giocarmi un altro brutto scherzo. Li riaprii, ma lei era ancora lì. Bellissima, immortale come l'amore che provavo per lei. Anne venne verso di me per prima, seguita dalla donna alle sue spalle. Più volte provai a sbattere gli occhi e tentare di far sfocare quell'immagine, ma lei era ancora lì. «Ciao Camila. Ho portato un'amica, ma credo che tu ti ricordi di lei...» disse imbarazzata Anne. Allora era vero. Era tutto vero. Lei era lì, davanti a me. Bella come il primo giorno che l'avevo vista e l'ultimo che l'avevo lasciata. Non era cambiato niente in lei. Era sempre la mia Lauren. «Ok, magari io vado che devo cosare la cosa di prima.» e sparì alle mie spalle raggiungendo gli altri in giardino. Rimaste sole seguirono attimi di silenzio nei quali i nostri occhi si cercarono senza sosta. La guadavo come se fosse la cosa più bella che avessi mia visto e lo era. Lei mi guardava come se fossi la cosa più preziosa che avesse avuto. Una cosa era certa: nessuno mi avrebbe più guardata come lei guardava me, e nessuno avrebbe guardato lei come me. «Ciao.» disse infine senza balbettare minimamente. Forse in quel tempo aveva raccolto i pezzi, spento i sentimenti e risultata fredda come sempre, cosa che io non riuscivo a fare. Non ci ero mai riuscita. «Ci..ciao.» mi schiarii la voce, come se il mio balbettio fosse causa di un mal di gola perché avevo appena rivisto la donna che amavo più della mia vita.«Com'è Londra?» domandò sorridendo leggermente. Dio quanto mi era mancato quel sorriso. Per quanto l'avessi cercato, tentato di ritrovarlo nei volti degli sconosciuti, non ero mia riuscita a trovarne uno che eguagliasse il suo. Era raro, unico, solo suo e questo lo rendeva speciale. «Piovosa.» sorrisi leggermente abbassando la testa sul bicchiere di vino bianco che tenevo fra le mani. «Un po' triste, ma ci si abitua.» quella fu una chiara frecciatina che le lanciai e lei ovviamente la colse subito. Lo intuii dal modo in cui annuì, distrattamente nostalgico e dal suo sguardo vacuo. «E Marlene come sta?» respirò profondamente ricomponendosi, buttando giù le emozioni che le erano sfuggite per la frase antecedente. «Molto meglio. Ha ripreso la sua vita in mano, ma c'è ancora molta strada da fare.» spostò lo sguardo sulle persone attorno a noi, come se cercasse qualcuno che non voleva nominare, E capii subito cosa, o meglio chi, stava cercando quando Emily apparì alle mie spalle. Inizialmente non notò la donna davanti a noi, mi disse che stava procedendo tutto a meraviglia e che non vedeva l'ora di restare sole. Poi mi diede un bacio sulle labbra, che sicuramente avrebbe approfondito se non avessi abbassato la testa e indietreggiato di un passo. In quel momento Emily notò Lauren e si scusò dicendo che non l'aveva proprio vista. Eccolo. Dopo 3 anni lo rividi: quello sguardo minaccioso, bieco, geloso. Sentii un brivido percorrermi la schiena. Mi considerava ancora sua e guardava ancora con fare sinistro chiunque si avvicinasse a me. Dopo che ebbero finito di conversare, Emily ci fece accomodare fuori dove tutti gli alti invitati avevano già preso posto. «Io ho promesso a tua madre che starò accanto a lei. Vuole essere aggiornata sulla nostra nuova vita e sa che tu ti saresti limitata a risposte monosillabi. Però voi due dovete stare assolutamente accanto.» cercai di dissuaderla dicendo che mi avrebbe fatto piacere stare accanto a lei, insieme a mia mamma. «Non c'è bisogno, posso trovare un altro posto.» tentennò un po' Lauren su questa risposta, era la prima volta che la sentivo esitare. Era una bella sensazione sapere che anche lei sentiva esattamente ciò che provavo io. «Ah, insisto! In ricordo dei vecchi tempi. E poi io e te stiamo sempre insieme, passare una serata lontane non ci farà che bene.» Non sai quanto Emily. Zitto inconscio del cavolo. A quel punto la ragazza se ne andò dandomi un bacio sulla guancia e ci lasciò sole. Mi sedetti al tavolo e dopo qualche secondo anche Lauren si stava sedendo, ma istintivamente le tirai indietro la sedia e la feci accomodare. «Grazie.» disse con un certo rossore sulle guance. Oddio adoravo quando arrossiva. Sentii il cuore fare le capriole. Riuscivo ancora a farla arrossire.
La cena proseguii con calma. Anne si trovava alla fine del nostro tavolo, ogni tanto ci guardava furtivamente e ci rivolgeva sorrisi maliziosi, che entrambe facevamo finta di non vedere. Ad un certo punto sentii la gamba di Lauren toccare casualmente la mia, io mi irrigidii subito, mentre lei deglutì nervosamente. La punta della sua scarpa era contro la mia caviglia, lentamente il suo polpaccio scivolò a contatto con il mio. Presi un bel respiro e trattenni a lungo l'aria, fin quando i miei muscoli trovarono il modo di reagire e mi alzai con la scusa di dover andare in bagno. Caldo, tanto caldo. Mi pervadeva tutto il corpo, dalla punta dei piedi ai capelli che avevo in testa. Era il solito calore familiare di un tempo. Non era andato via. Si era solo affievolito perché in presenza di Emily non mi accadeva mai, né quando mi toccava né quando facevamo sesso. E a Lauren era bastato un effimero sfioramento per farmi bruciare. Mi chiusi dentro al bagno. Prima di tutto portai la mano sul cuore e respirai profondamente nel tentativo disperato di calmarmi. Mi sciacquai la faccia e mi sedetti sul bordo della vasca per qualche secondo.
Qualcuno bussò insistentemente alla porta. «Occupato.» urlai a gran voce cercando di farmi sentire con tutto il rumore che proveniva da fuori. Mi piegai su me stessa poggiando le mani sulle gambe. I capelli ricaddero in avanti scompigliatamente, chiusi gli occhi e respirai. Bussarono di nuovo, con più insistenza stavolta. Mi alzai e andai verso la porta urlando: «Ho detto che è occupato cazzo!» e aprii la porta. Non avrei dovuto farlo. Lauren comparve davanti ai miei occhi, restò ferma per un istante, poi mi spinse con foga dentro al bagno, mi scaraventò contro la porta e mi intrappolò in una gabbia umana. Era così vicina. Il suo respiro caldo si infrangeva contro il mio visibilmente accelerato. Il suo corpo era incollato al mio. Alzai le mani e le chiusi in due pugni per non toccare niente e poi rapidamente, e farfugliando, aggiunsi: «Oddio. No, no, no, no, non va bene. Oddio non va per niente bene. Per niente.» nascosi le labbra mordendole fino a farle scomparire. «Io non ce la faccio Camila. Cazzo lo sapevo che non dovevo venire qui, lo sapevo...» sfregò il suo naso contro il mio collo, facendomi rabbrividire. Uscii un gemito soffocato dalla mia bocca, solo perché riuscii a trattenerlo a stento. Strusciò il suo corpo contro il mio. Dovevo scappare, ma ogni fibra del mio corpo voleva restare. «Ok, ok, ok, Lauren ho un'idea: ora noi apriamo la porta lentamente e usciamo, poi ci mischiamo con gli invitati e facciamo finta che non sia successo niente.» farfuglia evidentemente scossa, senza allontanarmi dal suo viso. Lauren annuì concordando con il mio piano. Schiusi i pugni e feci un leggero movimento verso la maniglia, nell'intento di aprirla. La mia mano si avvicinava tremante al pomello, non mi mossi di un centimetro dal suo corpo. Il suo sguardo era posato sul mio, magnetico e desideroso come sempre. Sfiorai l'impugnatura, la toccai con i polpastrelli. Ero sicura di avercela fatta, quando le mie dita scivolarono velocemente più in basso e chiusi a chiave la porta. Mi avventai sulle sue labbra con frenesia. Le sue mani stringevano i miei fianchi  attirandomi verso di lei e facendo scontrare i nostri bacini li uni contro li altri. Gemevo eccitata contro le sue labbra, mentre le nostri lingue si scontravano freneticamente. Sapevo che mi era mancata, che la desideravo, che l'amavo, ma non pensavo fino a quel punto. Mi spinse contro il lavandino, mentre le nostre lingue si univano in un bacio passionale, Lauren morse il mio labbro facendomi gemere tremendamente. Mi appoggiai contro il lavabo alle mie spalle e con il suo aiuto mi misi a sedere sopra, allargando le gambe e permettendole di entrare nello spazio che avevo creato. Le mie mani furono subito sopra il suo sedere. Lo strinsi con forza eccitandomi ancora di più, poi portai le braccia attorno al suo collo e continuai a baciarla. Improvvisamente Lauren mi spinse all'indietro contro lo specchio, trattenendomi le mani sopra la testa. Baciò il mio collo, poi passò le labbra umide giù sino ai miei seni e li prese in bocca, succhiandoli con forza, mordendoli appena e poi baciandoli nuovamente. Mentre la sua bocca si occupava del mio ventre ed entrò sotto le mutande, ormai tutte bagnate. «Mi sei mancata.» sussurrò contro le mie labbra prima di entrare dentro di me con due dita. Mi aggrappai alle sue spalle, dapprima con i polpastrelli, poi con le unghie, graffiandola leggermente e ottenendo un gemito come risposta. Aumentò il movimento delle dita dentro di me, facendomi gemere sempre più forte. Raggiunsi l'apice quando mordendomi il lobo, e sussurrò passionalmente: «Vieni Camila, vieni.» emisi un leggero strillo, che lei soffocò subito baciandomi. Venni sulla sua mano, irrigidendomi e rilassandomi subito dopo. So che era sbagliato, che quel gesto avrebbe ferito molte persone. Noi per prime. Però in quel momento sembrò così giusto. Un unico breve attimo era bastato per ritrovarci immensamente vicine. Dopo qualche attimo mi ricomposi e mi sporsi verso di lei per baciare quelle labbra gonfie e rosse, colorate di desiderio e amore. Dopo esserci rimesse a posto tornammo ai nostri piedi. Il pranzo era quasi finito oramai, ma nessuno sembrava essersi accorto della nostra assenza, tranne Anne, che vedendoci tornare assieme, avvolte da una luce rinnovata, sorrise allegramente. Emily rideva con mia madre, non aveva notato niente.
La cena si concluse attorno alle undici. Tutti gli ospiti ringraziarono mia madre per l'ospitalità e lasciarono la casa attorno a mezzanotte, quando venne il turno di Lauren. Tentai di farla scappare prima che potesse intravederla, ma fu troppo tardi «Carissima, non credevo che ci fossi anche tu!» mia madre fu felicissima di vederla. Le strinse la mano, ma la baciò anche. Mentre parlavano fra di loro notavo le occhiate furtive di mia mamma, insinuava sicuramente qualcosa e credo che sarebbe stata felice di vedermi con lei, se non fosse stato per mio padre. Arrivò al fianco di Anne e riconoscendo la migliore amica di sua moglie, si fermò a salutarla. Intanto ci aveva raggiunto anche Emily. Poi rivolto verso mia madre disse: «Hai conosciuto l'ex professoressa di tua figlia? Il caso vuole che sia anche la migliore amica di Anne!» mia madre lo guardò incredulo, poi rassegnò il suo sguardo su tutte e due e con un sorriso ironico disse: «No, ti stai sbagliando caro. Questa è l'ex ragazza di Camila.» avrei voluto aver una pala per sotterrarmi. Chiusi gli occhi e aspettai che il giudizio universale si infrangesse su di me. Ovviamente posso farvi immaginare cosa accade dopo. Mio padre si arrabbiò con la donna principalmente, poi con sua moglie che gli aveva nascosto una cosa del genere. Mia madre impazzì, letteralmente. Disse che l'avevamo delusa perché le avevo mentito per tutto questo tempo, poi ovviamente anche lei si arrabbiò con Anne. Infine l'immancabile Emily che prima mi vomitò addosso le peggio parole, si scatenò contro Lauren intimidendola di starmi lontano e quando si calmò salì in camera sua dicendo: «Quando mi parlavi della persona che amavi, di quella che ti aveva spezzato il cuore era di lei che stavi parlando! Ce l'ho sempre avuta sotto gli occhi, sempre.» e salì al piano di sopra sbattendo la porta con violenza. Restammo da sole nel salotto. Ci guardammo per qualche istante attorno. Non c'era più nessuno. «Bene, credo sia arrivata l'ora di andare.» sentenziò infine continuando a guardarsi attorno e infine spostando lo sguardo su di me.
L'accompagnai alla macchina. Mentre camminavamo per strada le nostre mani si sfioravano timidamente, le nostre dita si intrecciarono per un millesimo di secondo e poi si lasciarono  di nuovo, finché non legammo assieme i nostri indici. Arrivate alla macchina ci guardammo e ricordando tutto quello che era appena successo scoppiamo in una risata isterica, così forte da svegliare chiunque nel giro di dieci isolati. «Devo proprio andare. Domani mattina Marlene torna presto.» abbassò lo sguardo sulle scarpe. Annuii di rimando restando seria per qualche momento, poi mi sfuggì un leggero sorriso. «Mi sembra di essere tornata ai tempi del liceo.» lei alzò immediatamente gli occhi incontrando i miei e la sua risposta fu abbastanza repentina: «Magari, così potrei averti ancora una volta.» la sua mano accarezzò gentilmente la mia guancia. La lasciai fare. Quando il suo palmo combaciò perfettamente con la mia guancia inclinai la testa appoggiando il volto sulla sua mano. «Non hai bisogno di spostare le lancette indietro per farmi tua. Lo sono sempre stata, e lo sono ancora.» baciai velocemente il palmo della sua mano ancora appoggiato sul mio viso. Poi lo baciai di nuovo, più prolungato stavolta, ad occhi chiusi. «Mi uccide sapere che domani saremo nuovamente lontane, tu sarai pronta a vivere la tua vita senza di me..» la interruppi prima che potesse continuare: «Non sarò mai pronta a vivere senza di te.» lei sorrise e riprese il discorso: «Lo so che l'ho già detto tante volte, ma continuerò a ripetertelo: non ti dimenticherò mai, e non smetterò mai di amarti. Dovunque sarò tu sarai sempre con me. Qui dentro.» portò la mia mano sopra il suo cuore. Batteva più forte del normale, era un suono ritmato non indifferente. «Lo stesso vale per me Lauren. Lo sai, lo sappiamo.» alzai le spalle come se fosse risaputo, come se ormai avessimo capito entrambe che quella sarebbe stata sempre la nostra salvezza e la nostra condanna. Guardò l'orologio: si era fatto davvero tardi. Salì in macchina, lasciandomi cadere lentamente la mano nel vuoto. «Allora, stai attenta e guida piano! Ti conosco.» le dissi indicandola con fare protettivo. Sorrise e annuì, poi diede un bacio sul polpastrello del mio dito e mi assicurò che avrebbe rispettato tutte le regole della strada. «Allora ciao.» «Ciao.» mise in moto, ma non partì prima di qualche secondo. Era come se stesse catturando ogni frammento del mio volto, ogni dettaglio, per imprimerlo nella mente. Sospirò profondamente e prese il coraggio per sfrecciare via. Guardai la sua macchina allontanarsi velocemente sull'asfalto, restai a fissarla finché non svanì dietro la collina. Era andata. Se ne era andata, nuovamente.
Rientrai in casa, stavo salendo le scale quando capii che fosse sarebbe stato meglio dormire sul divano per quella sera. Mi distesi senza togliere il vestito, sfilai solamente le scarpe e mi lasciai cullare nelle braccia di Morfeo che quella notte mi portò solamente bei sogni.

La mattina dopo erano tutti scossi, mia madre per prima. Fortunatamente riuscii a beccarla in un momento di solitudine, quando Emily stava ancora dormendo. «Mamma possiamo parlare?» domandai avvicinandomi con cautela. Mi dava le spalle mentre preparava il caffè, mugolò acconsentendo. «Lo so che sei delusa, che avrei dovuto dirtelo prima, ma non sapevo cosa dire! Lexie mi è stata vicina in questa vicenda, ma credimi avrei voluto dirlo anche a te. Non trovavo il coraggio però.» sbattè la macchinetta contro il bancone di marmo e si voltò verso di me mettendo le mani sui fianchi. «Certo, Lexie lo sapeva! Lei sapeva sempre tutto di te. Pensi che sia arrabbiata perché ho scoperto che l'amore della tua vita era anche la tua professoressa? No! Certo, non mi fa piacere, ma la cosa che mi fa imbestialire è che non me l'hai mai detto, ma anzi hai preferito mentirmi per tutto questo tempo.» cercai di farle capire che per me era sempre stato difficile dire la verità, per paura della sua reazione, del suo rifiuto. Insomma non era una situazione facile con cui convivere. Mia madre sospirò amareggiata, ma dopo qualche secondo ingoiò il boccone amaro e aprì le braccia incitandomi ad abbracciarla. Mi infilai nel suo caldo abbraccio alla svelta. Mi veniva voglia di piangere, di sfogare il dolore che per anni avevo represso, ma mi trattenni perché quello era il momento di mia madre e volevo che se lo godesse con allegria e felicità, senza i miei problemi sentimentali. Prese la mia faccia fra le sue mani, mi diedi un bacio sulla fronte e poi sul naso e si assicurò che non ci fosse nessuno in giro prima di sussurrarmi: «Ti rendeva proprio felice, eh?» sorrisi amaramente, poi morsi l'interno della guancia per fermare le lacrime pungenti e annuii. «Prima di partire va da lei. Ti copro io con Emily.» la guardai sorprendentemente confusa. Mia madre faceva la ribelle! Scossi la testa come per dire: "non è vero." «Vai prima che cambi idea!» mi baciò sulla tempia e mi incitò a correre fuori. Non me lo feci ripetere due volte. Indossai una maglietta a maniche corte, jeans schiariti e scarpe basse nere. Presi le chiavi della macchina di Emily e sfrecciai verso casa di Lauren.
Normalmente avrei impiegato 20 minuti per arrivare, ma nel giro di 10 ero già lì. C'era una sola auto nel parcheggio privato, il che significava che Marlene non era ancora tornata. Suonai il campanello e bussai forsennatamente, finche non spuntò Lauren. Aveva un'aria assonata, disordinata ma meravigliosamente bella. «Che ci fai qui?» si chiuse la vestaglia essendo colpita da un vento alquanto freddo. «Io oggi parto, ma torno. Stavolta torno davvero. Per tutta l'estate, 3 mesi interi io torno qui. Dimmi che ci sarai, che mi aspetterai.» la pregai prendendo le sue mani fra le mie. Lei rimase leggermente basita dal mio comportamento sfacciatamente spontaneo, ma poi si ricorse perché agivo in quel modo: perché l'amavo, e l'amore può farti perdere la testa. «Certo che ti aspetto.» si sporse verso di me protendendo le labbra e un bacio casto suggellò il momento. «Ti aspetto. Ti amo. Certo che ti aspetto, ti amo.» interrompeva ogni parola per darmi un bacio. Mi lanciai al suo collo per abbracciarla stretta a me. «Ti amo anch'io.» mormorai al suo orecchio. Le sue mani scivolarono sulla mia schiena e mi abbracciò con forza, con amore. «E' una promessa Lauren. Mantienila ti prego.» la supplicai allontanandomi da lei. «E' una promessa!» urlò quando avevo già superato il cancello. Portai la mano sulle labbra e poi le lanciai un bacio da lontano sorridente e salii in macchina.
Tornai a casa rapidamente. Emily era già sveglia. Naturalmente le dovetti delle spiegazioni, ma lei era troppo innamorata e credeva qualsiasi cosa le dicessi. Alla fine mi perdonò, ma mi pregò di restare lontana da lei. Una promessa che non avrei potuto mantenere, ma questo non lo dissi. Salutai calorosamente mia mamma, ringraziandola e facendole l'occhiolino, per farle capire che forse una speranza sotto sotto c'era davvero. Quella di ricominciare da capo.
Arrivammo puntuali in aeroporto. Salimmo sull'aereo. Io naturalmente occupai il posto accanto al finestrino. Mi stavo quasi addormentando, quando una voce familiare risuonò alle mie orecchie. «Guarda chi si rivide.» era la donna della volta precedente. Mi sorpresi molto a rivederla nuovamente, ma fui piacevolmente colpita. «Signora, è un piacere incontrarla di nuovo.» spostai la borsa per farla sedere accanto a me. «Ti prego dammi del tu. Julienne.» mi porse la mano, la strinsi rapidamente. «Camila.» si sedette con uno strano sorriso che le illuminava il volto. «Abbiamo due nomi ricercati. Bene.» il pilota ci avvertì  che eravamo in partenza, di allacciare le cinture e spengere i telefoni. Scrissi un messaggio veloce a mia madre avvertendole che stavo ripartendo, l'avrei chiamata appena atterrata. «Com'è andata con sua moglie?» chiesi molto curiosa della risposta. «Molto bene. Anche con la mia amante è andato tutto a meraviglia.» la guardai a bocca aperta. Non potevo crederci. Ecco perché andava a San Francisco. Mi guardò sorridendo maliziosamente. «Che c'è? Pensavi che fossi monogama? Due come noi si intendono subito.» Strizzò l'occhio. Inizialmente rimasi basita, poi pensai a come le nostre storie si intrecciavano e risi di buon gusto. «A te com'è andata? Se ti trovi qui mi sa che hai scelto la tua ragazza.» le raccontai tutto quello che era successo. Mi venne spontaneo parlarne con lei. Era molto più grande di me, quindi una figura quasi materna. Inoltre si trovava più o meno nella mia stessa situazione e questa mi metteva a mio agio. «Adesso si che mi piaci ragazza.» mi diede un pugno al braccio amichevolmente e un sorriso complice nacque sul suo volto. «Mi aspetta. Lei mi aspetta.» dissi fra me e me guardando fuori dal finestrino Miami che si rimpiccioliva sempre di più e spariva.
Avevamo stretto una promessa. Ora questa ci legava più che mai. Eravamo inseparabili, anche se lontane. Chissà cosa sarebbe successo. Era tutto da scoprire...

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