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Capitolo 18

Camila's pov

«Smettila, basta!» mi piegai in due dal ridere e mi sforzai di lanciare un cuscino contro la mia perfida sorella.«Ok, ok.» smise di ridere e si ricompose. Poggiò le mani sulle cosce e mi guardò in maniera seria, o almeno tentò. «Quindi la tua scopamica se ne è andata?» «Non se ne è andata!» puntualizzai velocemente. Quella parola mi aveva provocato una fitta di dolori al petto. Lauren non se ne era andata, sarebbe tornata presto. «Ha preso una vacanza.»«Addirittura! Durante l'anno scolastico? Ha altri standard la tipa.» la schermì agitandosi sul letto. Incrociò le gambe e strinse le caviglie fra le mani. Io ero seduta sul tappeto, a debita distanza da lei, per sua fortuna! Se Lauren fosse stata qui si sarebbe difesa a dovere, ma lei non c'era. Non c'era. Ed io non trovavo le parole. «Dov'è andata?» chiese curiosa Lexie. Mi andai a sedere accanto a lei, il suo sguardo mi seguì attentamente fin quando non mi distesi sul letto e sospirai a gran voce dando libero sfogo alla mia evidente frustrazione. «Non te l'ha detto.»  anche mia sorella di distese accanto a me. Aveva capito tutto. Non sapevo dove fosse e questo mi faceva agitare. In quale parte del mondo era? Stava bene? Perché non mi chiamava? Dannazione! «Dovresti distrarti.» vi ho già detto che Lexie era un spirito libero, vero? Ecco. «Hai  detto che questa Emily è simpatica, perché non la chiami per quel gelato?» si alzò dal letto e andò a prendere il telefono sopra la scrivania. Mi issai sui gomiti, lei mi guardava porgendomi lo smartphone sorridente, io abbassai lentamente la testa e la guardai male facendole capire che la sua idea non si addiceva neanche un po' ai miei ideali. «Ma perché no?! Hai detto che hai una scopamica, non una fidanzata perciò sei libera di fare quello che vuoi.» tornò a sedersi sul letto accanto a me, ma non si distese sul materasso, portò una gamba sotto al sedere e l'altra rimase a penzoloni dal letto. Aveva appoggiato il telefono sotto la mia mano e continuava a spiegare le ragioni per le quali avrei dovuto contattare Emily. «Lexie non voglio farlo!» chiarii ad alta voce portandomi a sedere di fronte a lei. Il suo sguardo si era fatto più duro, stava interpretando la parte della sorella maggiore. Mi schiarii la voce e proseguii a tono più basso. Perché tutte le persone che mi circondavano esercitavano un diverso potere su di me?! «Non mi sembra etico. Sto facendo sesso con una persona, non dovrei uscire con un'altra.» «E' proprio questo il bello! E' solo sesso, sei assolutamente libera di uscire con chi ti pare perché non ci sono sentimenti di mezzo.» quando le parole lasciarono la sua bocca lasciai lo sguardo sulle mie mani. Con l'indice percorsi il contorno del pollice, mi soffermai sull'unghia e proseguii fino in fondo. Lexie inclinò la testa per guardarmi meglio e aggiunse: «Perché non c'è nessuno tipo di sentimento, vero?» rimase a bocca mezza aperta, con la testa chinata a cercare il mio sguardo fuggitivo. Scossi lievemente il capo, poi alzai con sicurezza la testa e scrollai le spalle, come se volessi togliermi di dosso i dubbi che mi opprimevano. «No, certo che no.» «Ok, allora chiama Emily.» mi mise in mano il telefono. Giuro che per un momento pensai di sbatterglielo in testa, poi mi ricordai che era mia sorella e di tutta la storia dello spirito libero. Si è vero, Lexie non aveva mai viaggiato per tutta Europa come credevano, ma questo non sminuiva il suo carattere forte, lei era sempre stata libera, riusciva a spiegare le ali e volare. Ammiravo il suo modo di essere e molte volte avevo desiderato di sentirmi come lei, ma Lexie è Lexie, ed io sono io. Proprio in quel momento il telefono si mise a vibrare incessantemente. Lo spinsi dietro la schiena, ma mia sorella si era accorta della chiamata in entrata. «Chi è'?» chiese ammiccando uno sguardo malandrino. Conosceva già la risposta. Alzai le spalle e risposi che non era nessuno e poi la spinsi fuori dalla stanza, non senza lottare contro la sua curiosità. «E' la nostra scopamica!» applaudì entusiasta e si appoggiò alle mie spalle per guardare oltre, dove era posato il mio telefono. «Nostra?» alzai un sopracciglio contradittoria. Lexie si scusò dicendo che forse aveva esagerato, nel frattempo continuavo a spingerla verso la porta. Con una mano la trattenni per i fianchi e con l'altra aprii la porta, poi la spinsi con entrambe le mani fuori dalla stanza. «Antipatica.» disse capricciosa mentre le chiudevo la porta in faccia. Corsi verso il letto e afferrai il telefono, accettai la chiamata scorrendo con il pollice e prima che potesse dire qualsiasi cosa, le spiegai che avevo dovuto sbarazzarmi di mia sorella prima di rispondere.
«In questo cazzo di posto fa un freddo cane.» si lamentò la Jauregui, poi dei rumori interruppero la sua voce e ripresi a sentirla quando si spostò vicino alla finestra. «Non c'è nemmeno linea! Ci hanno portato alla fine del mondo.» risi debolmente. Per la prima volta era lei ad essere in difficoltà, anche se non per colpa delle mie mani, ma della temperatura. Comunque mi accontentavo.
«Siete arrivati adesso?» presi una ciocca di capelli fra le mani, quella con la quale Lauren giocava spesso e l'arricciai come era solita fare lei.
«Qualche ora fa. Ho avuto da fare, per questo ti ho chiamata adesso.» lasciai scivolare i capelli fra le dita, sciogliendo il ricciolo che stavo arricciando. Pensai che il suo "da fare" fosse una ragazza e persi il controllo di me per un attimo, poi ricordai a me stessa con chi andavo a letto. Non potevo cambiare la sua natura, avevo accettato i termini e le condizioni già prima di iniziare, non era il momento di cambiare idea.
«L'unica cosa buona è la camera d'albergo. E' davvero gigante, c'è anche il minibar.» abbassò la voce e sussurrò: «Vorrei scoparti in questo letto.» ebbi un sussulto, sentii la mia intimità riscaldarsi al suono delle sue parole spinte. Mi sedetti sul letto e portai una gamba sotto al sedere per scacciare quel "prurito" intimo. «Ti stenderei sul materasso, in mezzo a questi morbidi cuscino e la coperta vellutata. Il tuo corpo inerme fremerebbe per essere toccato da me, ma ancora di più per toccarmi. Io te lo impedirei legandoti alla testata del letto con la sciarpa verde che indosso tutte le mattine.» la sua voce era così arrogante e maliziosa, che credevo le sue mani riuscissero a sfiorarmi anche dall'altra parte della cornetta. Descriveva la situazione nei minimi dettagli, lo faceva apposta per torturarmi e cavolo ci riusciva!
«Oddio Lauren, ti prego, basta!» ansimai.
«Mentre sei nuda sotto di me farei scorrere la punta della lingua dall'incavo del tuo collo fino al tuo sesso e mentre ti accarezzo con delicatezza ti porto con irruenza verso la mia bocca e spingo la lingua dentro di te. Le tue urla di piacere farebbero bagnare anche me.» continuò con spiccata eccitazione, le sue parole maneggiavano il mio corpo come pongo fra le sue mani. Afferrai un cuscino e lo strinsi con forza fra i denti. Il mio respiro era accelerato e la mia intimità pulsava al suono della sua voce.
«Questo racconto mi piace così tanto che quando torno lo faremo diventare realtà.» dall'altra parte sentii il rumore della serratura scattare e poi la porta chiudersi. «Devo andare adesso. Ciao piccola.» attaccò con troppa velocità, ma non ci feci caso.
Tolsi il cuscino dalla bocca e controllai le mie mutande, ormai quasi completamente sporche. Dio che stronza!

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