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Capitolo 16

Mi svegliai accanto a Lexie, lei si era addormentata con la testa sotto al cuscino, un braccio penzolava verso il pavimento e l'altro era sotto​ al suo petto. Io avevo appoggiato la testa sulla sua spalla, avevo un braccio attorno alla sua vita e l'altro incastrato fra il mio petto e la sua schiena. Mi sporsi oltre la sua figura per controllare l'ora: era tardissimo! Avevo solo quindici minuti per vestirmi, pulirmi e correre a scuola. Spostai pesantemente mia sorella, lei rotolò fino al bordo del letto e poi cadde a terra borbottando. «Buongiorno anche al tuo culo!» mi urlò dietro mentre mi chiudevo in bagno. Feci una doccia fulminea: entrai e uscii. Mi pettinai, truccai e preparai la cartella. Ero già fuori tempo di  minuti, cazzo! Non mi interessava molto avere un ritardo segnato sul registro, ma avevamo la professoressa Jauregui alla prima ora ed ero sicura che non sarebbe stata contenta della mia attuale assenza. «Non ti ho mai vista così contenta di andare a scuola.» commentò Lexie seduta su una sedia di legno, addentando una mela. Mi legai le scarpe e saltellai fino al diano dove aveva posato lo zaino, lo portai in spalla e diedi un morso alla mela di mia sorella, la quale non si mostrò molto felice di condividere la sua colazione con me e poi scappai di corsa. Controllai gli orari del bus, ma passavano tutti fuori orario. Presi un bel respiro e iniziai a correre per la strada, la cartella batteva fastidiosamente contro la mia schiena, i lacci colpivano la mia caviglia, il sole riscaldava eccessivamente l'asfalto e dopo qualche metro la mia fronte bolliva, ma nonostante tutto, più le mie gambe si sforzavano, più il mio sorriso cresceva. Arrivai con venti minuti di ritardo. Aprii la porta scusandomi subito, mi appoggiai allo stipite respirando affannosamente e ripresi fiato. Lo sguardo di Lauren guizzò verso di me, si morse l'interno della guancia indecisa su come comportarsi. La penna rossa oscillava velocemente fra le sue dita, la fissavo aspettando una sentenza. Infine mi fece un cenno con la testa indicandomi il mio bianco, mi diede il permesso di sedermi. «Camila dopo voglio parlarti.» mi indicò con il dito teso contro di me. Cercai di mantenere la calma, frenai l'euforia e ricacciai indietro il sorriso che lentamente andava dipingendosi sul mio volto dopo le sue parole criptiche. «Certo professoressa.» usai quel termine apposta. Lauren alzò il mento nella mia direzione, respirò a fondo e poi deglutì. Sapevo quanto le piacesse sentirsi chiamare così, le attribuiva un potere immane e questo accendeva la sua perversione. I suoi occhi si mescolarono ai miei per altri secondi, il mio sorriso lottò contro la sua espressione dura per pochi attimi, prima che si voltasse verso la lavagna e iniziasse a spiegare.  Quando la campanella suonò lo sguardo di Lauren balzò su di me, un fievole sorriso nacque sul suo volto, ma ne colsi ben poco perché una faccia  si contrappose con quella della Jauregui. «Non hai mai tempo per questo gelato. E' già la terza volta che rimandi Camila.» la ragazza davanti a me impediva la visuale su Lauren, cercai di osservarla, ma intravidi ben poco e poi la porta si chiuse con forza. «Purtroppo no. Mi dispiace molto, è che sto frequentando qualcuno.» Emily si ritrasse indietro, strinse il colletto della sua camicia a quadri e si scusò, dicendo che non aveva capito fossi già impegnata. Avrei voluto dirle qualcosa, ma non c'era molto da dire. Mi risedetti al mio posto e trascorsi 4 ore noiosissime. Scrissi appunti, mi avvantaggiai con i compiti e venni interrogata a latino, raggiunsi un 6 scarso, ma sempre meglio di niente. Appena la campanella suonò sgattaiolai fuori dalla classe, pensavo che Lauren mi aspettasse al solito posto invece mi afferrò in mezzo alla folla senza farsi vedere e mi spinse dentro alla sala professori. «Ma che sei scema?! Siamo nella tana del lupo.» sussurrai in preda al panico, mi guardavo attorno a ogni  libreria mi sembrava nascondere un professore, credevo che persino i muri mormorassero. «E' eccitante no?» sorrise con perversione e poi mi baciò sotto agli zigomi, le sue mani scesero sui miei fianchi, sussultai quando le sue dita sfiorarono i graffi sulla pancia. Lauren inclinò la testa, il suo tocco diventò più lieve e delicato, sfiorò con i polpastrelli i segni rossastri lasciati sulla pelle, mentre i suoi occhi seguivano i miei catturando anche i movimenti più veloce e fuggitivi. Mise un dito sopra alle labbra, facendomi segno di restare in silenzio. Sorrise maliziosamente e poi si chinò davanti a me, baciò il mio seno e passò la punta della lingua sopra la mio capezzolo già duro. Ansimai mentre prendeva in bocca il mio seno. Afferrai la sua nuca e la spinsi maggiormente verso il mio corpo desideroso. Lauren si abbassò sempre di più continuando a baciarmi in mezzo al seno, poi sulla pancia, ed infine baciò i graffi che lei stessa mi aveva inciso. Quando le labbra si posarono sulla parte "ferita" sentii un brivido percuotermi, non sapevo distinguere se fosse dolore o piacere, ma ricordo che la forma del suo bacio mi fece dimenticare il bruciore causato dalle sue unghie. «Perché ti sei sposata?» la domanda lasciò la mia bocca senza che me ne accorgessi. Non avevo mai incontrato qualcuno che definisse il proprio matrimonio una cosa da niente, certo non avevo ancora conosciuto Lauren, ma era naturale porsi dei quesiti. «Ancora con questa storia?» sospirò infastidita, continuò a baciarmi lungo il corpo, stavolta scese lungo le gambe. Abbassò i miei pantaloni, li abbassava lentamente e baciava ogni centimetro di pelle che restava scoperto. «Sono solo curiosa.» scrollai le spalle con noncuranza, ma nelle mie intenzioni c'era molto di più di semplice curiosità. «Stavamo insieme da tanto e credevo di amarla, pensavo che sarebbe stato per sempre.» fece una smorfia con la faccia, alzò il labbro superiore ed emise un suono schioccante facendo passare l'aria, all'angolo della bocca, fra le due labbra. «E cosa ti ha fatto cambiare idea?» incalzai l'argomento adesso che finalmente ricevevo delle risposte tanto attese. «Una ragazza dai capelli blu e una quarta di seno.» sorrise divertita e tornò a baciare il mio corpo ormai quasi completamente nudo. Sentivo le sue labbra sfiorarmi, ma troppe domande affollavano la mia mente e così mi era impossibile concentrarmi. «E l'hai detto a tua moglie?» Lauren sospirò esasperata, si sedette a terra e mi ritirò su i jeans, capendo che non era il momento adatto per fare sesso. «Dio Camila! Ma che succede?» domandò quasi confusa. Alzò la gamba destra, piegando il ginocchio e appoggiò su di esso il braccio. Mi sedetti accanto a lei e poggiai la testa contro la sua spalla. Lauren si irrigidì a quel tocco gentile, ma mi lasciò fare e rilassò i muscoli. «Vorrei solo sapere qualcosa in più su te.» fissavo la libreria davanti a noi, scorrevo con la sguardo i titoli posizionati sopra agli scaffali. Mi mancava qualcosa. Mi piaceva fare sesso con lei, anche se questo comportava rischi: graffi, segreti, ma una parte di me sentiva il bisogno di essere nutrita dal suo sapere, dal suo passato. Volevo far parte della sua vita, non solo del suo letto. «Okay..» sospirò profondamente e abbassò la testa per grattarsi la nuca, poi alzò di nuovo il capo e parlò: «Certo, mia moglie lo sapeva. Penso che lo sapesse da quando siamo andate all'altare che l'avrei tradita prima o poi, credo che sapesse anche che non l'amavo, ma lei portava sempre a termine gli impegni presi così...» alzò le spalle e la mia testa poggiata su di esse si mosse con loro, tornando adesso  in basso. «Comunque se vuoi sapere qualcosa di me non dovremmo parlare del mio matrimonio, ma dei miei interessi, poi magari mi sbaglio...non lo so, non sono brava con queste cose.» alzai lo sguardo su di lei, riabbassai la testa sulla sua spalla e intrecciai le mia dita alla sue, poggiamo le nostre mani sul suo ginocchio.  «Quali sono i tuoi interessi?» chiesi attendendomi al gioco. «Scopare.» scoppiamo a ridere, ma senza districare le nostre dita le una dalle altra. «Sei pessima.» le dissi ridendo e lei rispose annuendo e unendosi alle mie risa. Alzai la testa su di lei, Lauren mi prese il volto fra le mani e mi stampò un bacio prolungato sulle labbra, mi allontanò di qualche centimetro solo per guardarmi e poi fui io ad immergere la lingua dentro la sua bocca. Alzai le nostre mani contro la porta e intreccia anche le altre dita, poi con un movimento veloce montai addosso a lei e mi strusciai contro il suo corpo già caldo. Le sue mani afferrarono il mio sedere, lo strinse con forza facendomi gemere dentro la sua bocca, mi sfilai la maglietta e lei si sfilò la sua. «Chi l'avrebbe mai detto.» scherzai giocosamente. «Abbiamo un interessa in comune.»

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