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capitolo 4 il cliché della famiglia perfetta

Le tradizioni sono dure a morire e quella di ritrovarsi a pranzo tutti insieme almeno una domenica al mese è una di quelle che Emma vuole a tutti i costi fa rivivere.

Dato che l'estate sembra ancora non voler finire, parlandone con la nonna del marito, hanno deciso di ritrovarsi tutti nella casa in cui è cresciuto Oliver.
O meglio, appena Emma le ha detto che voleva organizzare un pranzo di famiglia, la nonna ha chiuso la chiamata iniziando già i preparativi Invitando tutti.

Così, poco prima di mezzogiorno, la famiglia Johnson parcheggia la macchina davanti a questa cosa, che fa tremare un po il cuore di Emma e Oliver.
Scesi dalla macchina i loro figli sono già corsi dentro mentre loro due mano nella mano osservano le mura che li ha visti avvicinarsi.

"Vieni, voglio andare in un posto prima di andare da quel branco di babbuini."

Le sussurra all'orecchio per poi, ridendo come due ragazzini, correre dentro casa senza essere notati dagli altri già in giardino.
Quando si fermano davanti a una porta in legno e vetro, Emma la riconosce subito sentendo un tonfo al cuore.

La stanza è proprio come la ricordano entrambi, un tavolo in fondo con un grande finestrale a fare da sfondo e centinaia di libri a riempire le pregiate librerie.

Emma respira ad aperti polmoni l'odore di libri e di conoscenza, sfiorando le copertine così diverse di colore e forma tra di loro, proprio come quel giorno.
Oliver segue i suoi passi, per poi allungare il braccio e afferrare un libro con una copertina rossa e girarselo tra le mani.

"Hai rischiato l'osso del collo per prendere questo libro."

Ricorda bene quel giorno, lei era lì per fare le solite lezioni di recupero e durante la pausa si era intestardita su questo libro, a quei tempi su uno scaffale molto più in alto.
Finendo per cadere letteralmente tra le braccia di Oliver.

Sorridendo gli sfila il libro tra le mani, accarezzando la copertina e sfiorando con le dita il titolo che solo ora dopo tanti anni scopre.

"Mi attirava come una falena alla luce ed è divertente scoprire che è una prima edizione, del libro che abbiamo studiato quell'anno, in letteratura."

Oliver la abbraccia e La trascina fino al tavolo dove si appoggia con la schiena senza lasciarla andare.
Lei sfoglia le pagine con delicatezza, come solo un amante dei libri sa fare, mentre lui posa il mento sulla sua spalla respirando il profumo che da anni non la mai abbandonato.
Leggendo qualche frase a caso, un ricordo gli riaffiora nella mente ed è stupido riderci oggi quando all'ora aveva un uragano dentro.

"L'amore impossibile, certo che lo ricordo.
Sai che quel giorno per tutto il tempo ho creduto che parlassi di noi?"

Ed è vero, mentre parlavano di quell'amore tormentato era naturale pensare a loro e sentire sulla pelle gli stessi brividi.
Ad oggi è così vivo il loro amore che a volte entrambi si dimenticano che prima di mettersi insieme, sono rimasti intrappolati per molto tempo in un matassa di emozioni, problemi e confusione.

"Ricordo anche il bacio che ci siamo dati e quanto odiavo vederti indifferente il giorno dopo mentre io dentro sentivo l'inferno."

Continua Oliver, togliendole il libro dalle mani e girandola verso di sé.
Osserva i suoi occhi così luminosi e vivi oggi, quando un tempo erano ombrati da quelle maledette pillole che le davano freddezza e indifferenza.
E la bacia, come la baciata quella volta o come lo ha fatto la prima volta in palestra o a natale sotto quel cielo notturno illuminato dai fuochi d'artificio.

Mano nella mano raggiungono il giardino, ancora però persi nei loro ricordi.
Emma si stringe a lui, ricordandosi di quando ha adottato il cane di cui suo fratello si era innamorato, Axel pultroppo morto un paio di anni fa di vecchiaia, lasciando però a loro una cucciolata di quattro cuccioli tra cui Bolt che è rimasto con loro.
Ricorda l'emozione di quel giorno, la felicità del fratello ma anche lo sguardo strano di Oliver quando ha scoperto i suoi tatuaggi a macchiarle la pelle.

Non pensava davvero di provare tutte queste emozioni, di venir assaliti da tutti questi ricordi, sentendosi di nuovo quei due ragazzi che erano un tempo.

"I tuoi genitori ci danno ancora dentro."

Sussurra Tris stuzzicando l'amica, che finge una faccia nauseata.
Quando in verità entrambi invidiano e vorrebbero vivere un amore come il loro o come quello di tutti i loro genitori.

Lasciando a Sofia il compito di interrompere la privacy della coppia, Camilla torna a parlare di altro osservando da lontano i più piccoli giocare con i figli di Axel.
Oggi ci sono proprio tutti, anche nonno Ivan che tranquillo chiacchierata con nonno Jek e nonna Camilla seduta tranquilla sulla dondola a chiacchierare con nonna Caterina.

Poco lontano lo zio di Camilla, Thomas sta parlando con Al e da come gesticola animatamente stanno discutendo su qualcosa di importante.

"È inutile che fai finta di non capire, quello era fallo cazzo, lo hanno visto tutti tranne quell'arbitro cornuto."

Certo molto importante, cosa c'è di più grave di un punto perso in una partita di football.
Innervosito Tom torna a parlare agitato, con il linguaggio dei segno data la sua sordità, concludendo il suo discorso con una pernacchia, molto maturo con i suoi 30 anni.

"Senri ragazzino, ho vent'anni più di te quindi modera i toni.
Non è che se urli ti fai la ragione, quello era fallo."

Per fortuna arriva Diana a prenderli per un orecchio fermando la loro discussione.
La moglie di Al, una tedesca ex infermiera nell'esercito, sa essere molto buona ma anche molto "aggressiva".
E Al, nonostante la sua statura da ex militare che arriva al mentro e novanta contro la figura esile e piccina di lei, non nasconde che quando è arrabbiata fa paura anche a lui.

"Ora basta parlare di politica e di sport, non mene frega nulla se era fallo o no, siamo in famiglia perciò vedete di fare i bravi."

Lascia la presa sulle loro orecchie solo quando è sicura che siano belle indolenzite e arrossate, per poi fargli strada verso la tavolata gia apparecchiata, seguiti dai due che si punzecchiano sussurrando tra di loro che era e non era fallo.

Nonna Camilla ridacchia facendogli il segno dei polli, nonostante anche lei abbia un po timore della tedesca.
Con la bellezza di circa settant'anni ha ancora un animo ribelle che la bisnipote ha ereditato insieme al suo nome.
Camilla è molto legata a lei, forse perché entrambe hanno sempre cercato di scappare da un immagine troppo perfetta che la società vuole addossare loro.

Lo stampo militare e molto frequente in questa famiglia, nella nuova e nella vecchia generazione.
I genitori di Emma, Sofia e Luca sono stati nell'esercito e l'ultimo nominato ha seguito le stesse orme entrando poi nella polizia, puntualizzando che dopo anni sua moglie Isa non è per nulla d'accordo.
Anche Thomas aveva intrapreso la via per l'esercito ma è stato rifiutato troppe volte a causa della sua disabilità, perciò alla fine è diventato un istruttore di Krav maga e
Kapap , che si basano sull'addestramento di autodifesa civile e militare, lavorando nella palestra che ha aperto insieme a Oliver e Luca.

I genitori invece di Oliver, Rayan, Owen, Isa e Scarlett sono invece attivi in politica, anche se i figli hanno preso tutt'altra strada.
Rayan, dopo i trascorsi di Emma e la sua malattia quando erano ragazzi, ha intrapreso medicina diventando un Oncologo.
Isa è diventata educatrice e lavora nell'istituto per sordi miti dove ha conosciuto Emma per via del problema del fratello.
Owen ha aperto un officina tutta sua, dopo tanti anni sotto padrone, realizzando il suo sogno nel cassetto, insieme a quello di mettere su famiglia con Scarlett che è una ristrutturatrice nell'ambito dell'arte antica.
E Oliver, be già si sa, da un anno ha lasciato la maglia numero 26 per ritirarsi e diventare un allenatore.
Ed è lui a dare la prima notizia, appena tutti sono comodi seduti intorno al lungo tavolo e già alla seconda portata.

"Ho una notizia, che forse interessera più voi ragazzi."

Alzandosi e parlando anche con il linguaggio dei segni, attira lo sguardo dei più giovani seduti infondo alla tavolata.
Lo sguardo del padre non le piace per nulla e all'improvviso si sente in trappola, come se questo pranzo fosse una esca per addolcirle la pillola.
Anche se si sente una stupida ad essersi appena paragona il centro del mondo.

"La squadra di santa barbara è in pausa fino ad aprile, perciò mi hanno offerto di allenare la squadra della vostra scuola."

Tris, Jek e Steph urlano euforici battendo le mani e i piedi a terra incintando il resto della tavola a fare il resto.
Ma mentre la sua famiglia si congratula con lui, Oliver ha lo sguardo fisso su sua figlia che non sta applaudendo.

La osserva, pietrificata e scioccata guardarsi le mani a testa china, per poi alzare la testa fare un lungo respiro e fingersi felice applaudendo insieme agli altri.
Qualcosa la turba, Oliver lo sa, ma fa finta di nulla rimandando a dopo.

"Cazzo quest'anno faremo il culo a tutti.
Vedrete appena si scoprirà che c'è il grande Oliver ad allenarci."

Esulta Tris dandosi il cinque con Jek e Steph che avranno i provini per entrare in squadra la prossima settimana.
Seduta vicino a lui, Harley arrossisce per il suo linguaggio colorato, rischiando di strozzarsi con una mollica di pane.

"Ti prego Harley mangia qualcosa di più di quel pezzo di pane, cazzo hai toccato poco o niente dal piatto."

La sgrida Camilla stanca di vederla giocare con la forchetta nel piatto.
Non volendo pensare alla notizia del padre si è concentrata sulla amica, ma davvero ultimamente non la riconosce più.

Harley è sempre stata riservata e timida, fin da bambina, ma da quando hanno iniziato ad andare scuola sta notando che c'è molto di più sotto.
La vede così isolata, a spingersi più che può contro un angolo per sembrare invisibile.
E non le piace per nulla.

"Non ho molta fame, mi fa male lo stomaco forse perché mi sta venendo il ciclo, oppure un virus."

Ora è Camilla a sentirsi messa all'angolo non sapendo cosa dire, dato che anche lei quando le sta per arrivare il ciclo non riesce a mangiare nulla, per poi all'improvviso avere voglia di svuotare un intero vassetto di nutella.
Il problema è che con Harley è sempre così, ha sempre la risposta pronta a tutto, già preparata a giustificarsi per tutto.
Che sta succedendo alla sua amica.

"Non romperle le palle Cami, non tutte mangiano come se fosse il loro ultimo pasto al contrario tuo."

La difende Tris prendendola sotto braccio con fare protettivo.
Camilla si limita a rispondere con una linguaccia, chiedendosi dato che è così protettivo se sa che fino a una settimana fa veniva bullizzata dalla sua "amica cheerleders" Cinzia e dalle oche che si porta dietro.
Ipocrita o cretino?
In ogni caso deve assolutamente parlargli.

"Ma se ogni volta che un piatto passa prima da te e poi a me ci trovo solo le briciole.
Oggi mi farai morire di fame."

Si pente immediatamente della battuta fatta, dato che Daina e il suo animo da chioccia, subito di alza e va da lei con almeno quattro piatti pieni di cibarie per riempirle fino all'estremo il piatto di tutto e di più.
E se non bastasse la sua faccia sconvolta, ci si mette anche quella che dovrebbe essere la sua famiglia a ridere e incoraggiare la donna a darle ancora più cibo.
Questa famiglia è davvero al limite della follia ed è proprio vero che i famigliari non si scelgono.

Comunque dopo il pranzo abbondante e il pomeriggio passato ad oziare sull'erba con i suoi amici, Camilla ha decisamente bisogno di digerire e di fare un po di movimento.

Per fortuna, lo zio le ha assicurato che è disponibile nella sua palestra una stanza per lei in qualsiasi momento.
Perciò, dopo una doccia e essersi messa una tuta, sale in macchina diretta lì.
All'ingresso gli basta dire il suo nome che la ragazza della reception le indica una stanza infondo al corridoio.

Posando il borsone a terra, si guarda intorno iniziando a pensare che lo zio l'abbia attrezzata su misura per lei.
I grandi specchi che ricoprono l'intera parete, un piccolo stereo con cavetto per collegare il telefono e un pavimento in legno perfetto per danzare.

Collega il telefono, seleziona la playlist anti stress e poi si posiziona al centro della stanza.
La musica scorre lenta dentro di lei, diventando istinto, una scosse che percuote i muscoli.

Il corpo si muove senza un controllo, tutt'uno con la musica, senza aver bisogno di ordini precisi.

Guarda il suo riflesso copiarla e inizia la competizione a chi rimane per primo senza respiro, una gara tra lei e se stessa.

Le mani al cielo toccano le stelle le portano al petto e esplodono con il battito del suo cuore che fa timer.
I piedi si alzano sulle punte in una piroletta, il mondo gira intorno a lei fuori da questa stanza.
Ma qui si ferma e lei cade giù, lentamente giocando con la gravità, con i pugni sul pavimento.
Sotto le sue mani la rabbia, le preoccupazioni, l'ansia che le sa la pelle d'oca e lei inizia a lottare.
Non è una danza, ma una guerra contro qualcosa che le fa quanto le fa bene.

Fermo sulla soglia della porta Olover esservi sua figlia, trovandola come sempre magnifica.
I muscoli che bruciano, le perle di sudore sulla fronte, la eleganza di una leonessa che va a caccia senza fare rumore.
Quanto gli manca vederla danzare sulle punte tese al centro di un palco, così leggiadra e rilassata in pace con se stessa.
Mentre ora, da quando ha smesso con la danza, la vede sempre furiosa e piena di rabbia quando la musica prende possesso del suo corpo.

La terza canzone della playlist finisce, il respiro in affanno e le gambe che bruciano, ma odia quanto si senta bene ogni volta che si perde.
Sente qualcuno battere le mani e alzando lo sguardo incontro quello del padre così identico al suo.
Il vizio di spiarla quando balla non lo perderà nonostante sappia quanto lei odi questa intrusione nei suoi attimi così veri e intimi.

"Vuoi dirmi che passavi di qua o la verità?"

Se lo aspettava che il padre si sarebbe avvicinato a lei per parlare, sperava solo di avere una notte per pensarci.
Stacca il telefono fermando la musica per poi tirare fuori dal borsone un asciugano da mettere sul collo e una bottiglietta d'acqua che beve fino a quasi metà tutto d'un fiato.

"Meglio la sincerità.
Ti cercavo."

E non è stato poi così difficile trovarla, sopratutto perché la vista uscire di casa con la borsa e la tuta, era scontato che fosse qui.
Lei lo supera, dandogli il borsone da portare al suo e facendogli segno di seguirla.

"Se dobbiamo parlare di cose spiacevoli, voglio avere una birra in cui affogare i miei dispiaceri."

Oliver nega con il capo, mettendosi il borsone in spalla, seguendola fuori dalla palestra.
L'aria è calda, perciò non prova piacere contro la sua pelle sudata, anzi è quasi fastidioso sentire i vestiti attaccarsi la pelle.
Vorrebbe davvero fare una doccia, ma il dente stasera è un dente caricato, prima se lo levera e prima stara meglio.

Salgono in macchina silenziosi, non ha intenzione di ascoltarlo finché non avrà una birra tra le mani, perché sa che la discussione non le piacera per nulla.
Il bar che scelgono è poco lontano, così da non rimanere per troppo tempo intrappolati nel silenzio.

Alla fine è anche carino, Cami si segna di tornati in circostanze più piacevoli, sedendosi al primo tavolo libero all'esterno.
Sono già le venti di sera, eppure il tramonto è ancora vivido da illuminarli, con l'invidia dei lampioni che pian piano si stanno accendendo.

Ordino due birre fresche e quando gli vengono servite il tempo è scaduto, è ora della resa dei conti.

"Ti da fastidio che io lavori nella tua scuola."

Dritto al punto senza passare dal via, come piace a loro.
Non è nemmeno una domanda ma una semplice costatazione dei fatti, elementare Watson.

Lei annuisce, prendendo un sorso di birra e leccandosi la schiuma rimasta sulle labbra.
Lo ascolta sospirare affranto, ma non capisce perché è così sorpreso, sapeva già una risposta.

"Perche?
Non sei nella squadra e non fai parte delle cheerleders, che fastidio potrei darti?"

Non capisce, prima di accetterà ha fatto lo stesso ragionamento e tutto sembrava filare liscio nella sua mente e invece ha sicuramente tralasciato qualcosa.
La osserva sorridere, perché è facile essere così superficiali, non pensando alle ripercussioni che come una macchia d'olio si allargano.

"Certo, perché tu sarai in incognito e solo loro sapranno della tua identità.
E magari farai fare un giuramento di riservatezza a tutta la squadra e a quelle oche giulive con la bocca più grande della mia testa."

Ok non aveva pensato a tutto questo, ma non è colpa sua se lui è più istintivo mentre sua figlia ha ereditò il lato razionale e calcolatrice della madre.
Camilla sbuffa, portandosi due dita alla attaccatura del naso, amo il padre ma a volte per lui è difficile capire le sue problematiche.

"La scuola è iniziata da appena una settimana e tu non immagini quanto sia stressante che ancora si ostinano a chiedermi un tuo autografo o di incontrarti.
Ma questo lo posso gestire, sono brava a maltrattare o tuoi fan."

Oliver sorride, nascondendo però il suo divertimento dietro il boccale di birra.
Ha visto spesso la figlia schivare la loro "popolarità", a volte anche con un carattere molto colorito.
Ma è solo un secondo, poi torna subito serio capendo il perché del malumore della figlia.

"Capisci che averti a scuola accentuera il mio essere tua figlia?
Capisci quanto sia difficile essere figlio di un professore? Immagina se questo professore è una stella del football professionista."

Alla fine entrambi sospirando pesantemente arrivando alla conclusione del problema.
Ora a Oliver è tutto più chiaro, capisce pienamente la figlia come capisce che forse prima di accettare avrebbe dovuto parlarne con lei.

Camilla lo vede nei suoi occhi quanto la ferito, anche se indirettamente.
Ma ora che finalmente si è sfogata, sa che non ha colpe lui se non quella di essere troppo istintivo.
Ma infondo lo ama sopratutto per questo suo lato che ogni tanto condividono.

Così gli prende la mano, attirando il suo sguardo.

"Non ti chiederò di rifiutare l'offerta, non sono una bambina capricciosa.
E stai tranquillo, sapro gestire anche questa come so gestire i sabato sera con voi ragazzi sul divano davanti a una partita."

Gli ruba un sorriso, felice di vederlo più sciolto.
E vero, non è colpa di lei se è figlia di due personaggi importanti in società.
Ma è anche vero il contrario, non è colpa loro se la figlia si sente sente scomoda in un posizione privilegiata.
Una caratteristica che i suoi genitori hanno sempre apprezzato.

"Ti chiedo solo di parlarne con me la prossima volta, anche se sono solo una ragazzina che pensa solo a che scarpe indossare e con quale borsa abbinata."

Alla fine la serata finisce bene, figlia e padre si godono l'uscita insieme, facendo tardi e insieme beccandosi una tirata di orecchie da parte di Emma per non averli avvisati.

Questa famiglia ha davvero seri problemi mentali, ma ci saranno sempre uno per l'altro, ecco la cosa più importante.

Il resto, i problemi, sono solo sfide da superare a testa alta.

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