capitolo 28 Il cliché dei pensieri profondi sul Ring
Per Dominic questa domenica è iniziata bene, la sera prima ha lavorato al locale, ma ha finito all'una e ha dormito profondamente fino alle dieci.
Ha passato un paio di ore in officina con Owen e a pranzo con le sue due donne.
Era da tutta una vita che non si trovavano ai pasti tutti e tre insieme ed è piacevole questa nuova abitudine, certo non è positivo che la madre non ha ancora trovato lavoro, ma non può negare di essere felice a vederla più spesso a casa.
Insomma è di ottimo umore quando arriva in palestra nel primo pomeriggio, si sente pieno di energia e pronto all'allenamento sfiancante di Thomas.
In genere la domenica non fa palestra, anzi in realtà è proprio chiusa, ma stasera ha un incontro particolarmente difficile e ha davvero bisogno di allenarsi fino all'ultimo.
Il suo sfidante ha vinto il torneo tre volte e negli ultimi due anni è arrivato nei primi quattro.
Non parliamo di un dilettante o un ragazzino come lo è Dominic e lui non è così stupido da sottovalutarlo.
Appena entra, si segna mentalmente di ringraziare Thomas per l'ennesima volta e si aspetta di essere soffocato dal silenzio, invece no.
Nell'eco della stanza vuota, sente delle risate dalla zona box, rimanendo sorpreso dato che non dovrebbe esserci nessuno a parte Thomas.
Con il borsone in spalla si avvicina curioso e appena entra nella stanza una piccola risata scappa anche a lui.
Si trova davanti Tristano che tiene un sacco da box mentre Harley...
Non sa esattamente cosa stia facendo, forse dovrebbe prendere a pugni il sacco armata di guantoni ma il risultato è una topina, come la chiama Camilla, che fa fatica a tenere su i guanti e accarezza il sacco.
Si incammina verso di loro, per salutarli e chiede spiegazione e intanto Harley tira l'ennesimo pugno ma questa volta a vuoto.
Come una ballerina con due piedi sinistri, fa un giravolta ed è pronta a finire per la quarta volta con il sedere a terra.
Ma per fortuna Dominic la prende al volo.
"Una mossa interessante, dovrai insegnarmela."
La prende leggermente in giro, con in sottofondo la risata di Tristano.
Rossa più di un peperone, Harley si rimette velocemente in piedi abbassando il viso verso il pavimento.
Una cosa è fare figuracce davanti ai suoi due amici, ma è terribilmente mortificante davanti ad altri.
"Io...
Stavamo aspettando che Camilla finisca di parlare con zio Thomas e ci stavamo annoiando.
Mi sembrava divertente provare, ma forse non è cosa per me.
E..."
Come sempre quando è nervosa comincia a parlare a vanvera, mentre si toglie con difficoltà i guantoni.
Ed è bello vederla rinata, ha ripreso i chili persi per l'intossicazione dell'ultima relazione e gli occhi hanno ripreso a brillare.
Forse più di prima, così sorridente nonostante sia imbarazzata.
"Bè, forse non è un buon inizio, ma sono sicuro che quel sacco smetterà di farti cadere.
Forse un giorno salirai sul ring contro il nostro Dominic."
Si avvicina Tristano aiutandola a togliersi i guantoni, per poi prenderla sotto braccio e coccolarla, forse per consolarla un po'.
E Harley sorride ed è bellissima, così piccola vicino a quell' armadio che ha come amico ma sorridente e felice come forse non l'ha mai vista.
"Spero che il tuo culo stia bene Harley, perché non abbiamo neppure cominciato."
Ed eccola la regina della delicatezza e della compassione, notare il tono ironica.
Camilla si avvicina a loro con un paio di documenti in mano, Dominic ipotizza essere moduli di iscrizione se non ha visto male, a seguirla suo zio Thomas che già ride.
Qualcuno oggi suderà un paio di camice.
"Mia cara topolina, oggi Thomas ti farà solo una spiegazione di quello che affronterai, so di lasciarti in mani di velluto.
Almeno finché non salirete sul ring.
Tristano tu fagli compagnia e aiutala con i termini.
Invece tu..."
E indica Dominic con l'indice, sorridendo divertita.
Ora si è scoperto chi sarà a farsi il culo oggi e quello sguardo sadico non promette nulla di buono.
"Tu invece con me.
Oggi dobbiamo assolutamente togliere quel palo dai tuoi splendidi glutei.
Thomas mi ha parlato del tuo avversario, perciò se vuoi avere una chance oggi farò di te un uomo."
Il riferimento al cartone Disney Mulan non è per nulla velato, ma Dominic ci è abituato.
E stato divertente allenarsi sulle note di "stia con noi" della bella e la bestia, per aumentare la velocità degli scatti.
Vorrebbe rifiutare, ma sarebbe davvero da ipocriti.
Non che la piccola Johnson ci vada più leggera rispetto allo zio, ma con lei non ci si annoia mai.
E poi, ha smesso da tempo di negare che è piacevole stare in sua compagnia.
"Si, signor generale."
E fa il saluto militare per poi fare un occhiolino agli altri mentre la segue.
Sa già la strada, ormai condivido la stanza privata di lei da mesi ed è lui a girare il cartello "occupato" una volta entrati.
Fin da subito entrano in una strana quotidianità, abitudine.
Lui beve un bel sorso d'acqua, sapendo che lei non gli concederà una pausa per molto tempo, inizia poi a fare qualche movimento di riscaldamento mentre osserva lei.
Movimenti che ormai conosce a memoria, lei che si avvicina decisa alla cassa, collega il telefono e sceglie la playlist giusta.
La musica si diffonde nella stanza, lei chiude gli occhi e si lascia cullare dalla musica ondeggiando leggera.
Dominic prende un secondo sorso, aspettando che lei si risvegli dal suo stato e dia inizio all'allenamento.
Come succede ogni volta.
Si stancherà mai di guardarla ballare?
Non crede, perché in questi momenti gli sembra quasi una dea che per pochi minuti sfiora terra.
"Bene, direi di iniziare.
Se vuoi vincere stasera, devi essere elastico e veloce.
Il tuo avversario ha un destro terribile, si ti colpisce anche solo una volta con quel destro il fianco, sei k.o."
Dominic si limita ad annuire, nulla di nuovo dato che ne hanno parlato spesso nelle ultime settimane.
Durante una pausa pranzo hanno persino studiato insieme e statistiche del suo avversario e cercato di studiare la sua tecnica in base a un paio di video su YouTube.
L'allenamento inizia e già nei movimenti di riscaldamento Camilla non fa altro che riproverarlo e spintonandolo gridandogli di essere più morbido.
Questi esercizi vengono fatti dalle ballerine per aumentare la elasticità, un concetto che può andare benissimo anche nella box.
Rendere il corpo pronto a coprire ogni angolo del proprio corpo a un probabile colpo.
"Devi respirare, mai trattenere il respiro, se continui così stasera puoi anche non presentarti."
Lo rimprovera spingendo sul diaframma, con il risultato di fargli prendere il respiro trattenuto, perdere l'equilibrio e finire con il culo a terra.
"Visto?
Se il palo nel culo non fosse stato metaforico, ora avresti una espressione tutt'altro che divertita.
Oppure no...
Dobbiamo ancora scoprire le tue perversioni mister addominali da leccare."
E scoppia a ridere, ormai ha accettato il poco pudore di lei, ma le sue battute fanno sempre lo stesso effetto.
Sorprenderlo.
Riprende fiato e si rialza, ormai è una sfida contro lo sguardo presuntuoso di lei.
Forse ha bisogno di stuzzicarla, perché in realtà l'incontro di stasera lo spaventa davvero.
"Ad ognuno le sue perversioni mia cara, ma rendiamolo interessante.
Se stasera perdo, risponderò a qualsiasi domanda la tua mente perversa possa concepire.
Ma se vinco, tu mi dirai perché non balli più."
Ed ecco la sicurezza lasciare i suoi occhi, sa di aver colpito e affondato nel suo fianco scoperto, ma è da troppo tempo che ci pensa.
Lei non può aver smesso di ballare per scelta, lo vede quanto la danza sia parte di lei e ha bisogno di scoprire perché.
Perché quel sogno è stato chiuso in un cassetto a doppia mandata.
E Camilla trattiene il respiro, subisce il colpo e per qualche secondo rimane senza voce.
E davvero tentata di mandarlo a fan culo e di andarsene, lasciarlo ad allenarsi da solo.
Respira, lo guarda, la rabbia è tanta per aver mirato al suo cuore, ma respira.
Ha davanti lo stesso ragazzo che la portata a ballare e a mangiare un panino sporcandosi di maionese.
Lo stesso per cui è salita su un cazzo di tetto e che la portata su una giostra per superare le sue paure.
Respira e poi sorride, riprendendo la sicurezza che ora è solo un alone nei suoi occhi.
"Ci sto, ma preparati mio caro Nik, non ci andrò leggera.
Ne negli allenamenti ne con la domanda, sceglierò la perfetta domanda da farti arrossire come un pomodoro."
E gli fa segno di seguirla e di tornare ad allenarsi, con questa muta promessa tra di loro.
Ed è strano il cliché dei pensieri che ti occupano la mente mentre si è sul ring.
Quella storiella che mentre si combatte si pensa a qualcosa intensamente, tutte cazzate.
Sul ring, tra urla di euforia e puzza di fumo e alcolici scadenti, l'unica cosa a cui pensa Dominic è al prossimo colpo.
È un animale che sa solo sopravvivere, senza aver bisogno di pensare, l'istinto e il suo corpo che si muove con input di esperienza.
Non c'è da credere a chi parla di profondi pensieri, mentre l'unica cosa nella sua mente è sopravvivere.
Non pensa a lei, non pensa al loro accordo, alla promessa silenziosa di vincere, questi pensieri li ha lasciati appena la campana ha iniziato l'incontro.
Respiro, parare, il sudore che scivola sulla fronte e sfiora gli occhi fermandosi tra le ciglia.
Il rumore è assordante, il respiro brucia nel petto e nella mente solo un colpo, poi un altro, il braccio che si piega sul fianco parandolo.
Nessun pensiero, nessuna idea, avanzare e colpire, arretrare e parare.
Dominic aspetta il momento giusto, si chiude a riccio con le braccia a pararsi il viso, prendendo i colpi con il minimo danno subito.
Respiro che brucia insieme ai muscoli della gambe.
Gli occhi annebbiati da gocce di sudore, quel maledetto coso di plastica tra i denti che rende il respiro affanoso e fa colare la saliva sul mento.
Non c'è nulla di sexy su questo ring.
Aspetta il momento giusto, così gli ha insegnato Thomas.
L'avversario che affanna, che riprende fiato, ed è il momento giusto.
Il corpo più elastico rispetto a mesi prima, si piega più che può e un colpo preciso sulle ultime due costole dell'avversario.
Dominic rimane in piedi, il suo avversario è a terra, ancora niente nella sua mente.
Respira, sentendo l'arbitro contare, con la difesa ancora alta.
Non c'è vittoria fino alla campana.
Urla intorno a lui, respira come può, la guardia guardinga.
"E abbiamo un vincitore."
Ha vinto.
Il braccio viene alzato, la folla esulta e Dominic sputa quel maledetto coso di plastica, respirando più che può.
Ha vinto e la mente si affola dei pensieri che aveva messo da parte.
Ora si che può tornare a pensare.
La folla è più accesa del solito, forse perché con questa vittoria Dominic è entrato nella top five, tra le stelle di questo campionato.
In genere la sua scesa dal ring è piuttosto tranquillo, ma stasera la gente lo ha trasformato in un campione e subito gli è addosso.
Sente le mani che lo toccano, le urla, l'odore pesante di molte colonie pesanti.
Chiude gli occhi, pensa alla ruota panoramica, cerca di respirare ma continua ad essere spintonato.
Gli manca il respiro, il spazio è completamente sommerso e sente di affogare, non riesce a respirare.
Gli occhi si chiudono, lui non è più lì, ma steso a terra al centro di luna park.
"Amico ci sei?
Ci sei?
Appoggiati a me."
Lui è un bambino che urla "papà" mentre centinaia di scarpe lo calpestano.
Il dolore alle costole è così reale, il braccio piegato sotto l'ennesimo passo, le lacrime agli occhi.
"Che devo fare?
Dimmi qualcosa."
Non riesce a respiro, la paura gli preme sul diaframma insieme al dolore alle costole.
Come possono non sentire le sue urla?
Come possono non vederlo steso a terra innerme?
Perché il padre non corre da lui per salvarlo.
Non respira, non ci riesce e a paura.
"Si ciao, sono un amico di Dominic.
Si, ho trovato te nelle ultime chiamate fatte.
Scusa ma non so cosa fare, Dominic non reagisce, sembra ipnotizzato."
La vista si offosca sempre di più, il poco respiro che sente in gola è doloroso e difficile.
Il dolore ormai non lo sente più, l'angoscia a occupato ogni sua sensazione fisica.
Respira poco e non vede nulla, gli occhi che ci provano ma non vede nulla intorno a se.
Solo altre scarpe che pestano il terreno, qualche busta di popcorn e una lattina di coca-cola rovesciata a terra.
"No, non ha preso colpi in testa e neppure droghe.
Ha vinto l'incontro e sceso dal ring e quando era nella folla è come svenuto.
No, ha gli occhi aperto, penso sia sveglio, ma non reagisce."
Il rumore è assordante, poi non è niente.
Gli occhi che sono aperti ma vedono solo oscurità, non respira nonostante ci stia provando con tutto se stesso.
Non è più un bambino, ora ha qualche anno in più ed è in un centro commerciale.
È vicino alla madre, un attimo di distrazione ed è solo.
Si guarda intorno la gente che si muove intorno a lui immobile, gli spintoni che gli fanno perdere di vista sua madre.
Non respira.
"Ci siamo quasi amico."
La gente si muove disordinata, come se fosse tra quattro mura che iniziano a stringersi su di lui da diversi punti.
E il cuore che pompa troppo sangue, le orecchie che si tappano e perché il respiro non vuole uscire dalla gola?
Il diaframma si gonfia e si sgonfia, il petto fa male per quanto il torace si espande e si stringe, ma dalle labbra e il naso esce solo un sospiro.
"Lo lascio a te.
Io...
Spero stia bene...
Io..."
Il silenzio è assordante, la fronte si imperla di sudore per lo sforzo di esistere.
Non respira, fa male il petto, le gambe che tremano e non sa più dove è.
"Pensa alla ruota panoramica, pensa a una ragazza che ti prega di non baciarla."
Una ruota panoramica, il respiro di lei a soffocarlo, i corpi troppo vicini e non riesce a respirare.
Sta per cadere, sente l'attacco di panico bussare alla sua mente e cercare di passare tra le costole a fermare il respiro.
Lei gli preme addosso, le loro labbra a pochi centimetri poi all'improvviso lo guarda serio.
"Ti prego, dimmi che non stai per baciarmi sulla ruota paronamica.
Sarebbe un terribile cliché."
E spalanca gli occhi, il respiro e doloroso quando torna regolare nei polmoni e la luce soffusa aiuta i suoi occhi stanchi.
Con una mano sul petto, si guarda intorno confuso, mettendoci un po' a riconoscere la palestra di Thomas.
Due mani gli accarezzano le braccia e un respiro calmo gli accarezza l'orecchio ripetendogli di stare tranquillo, che è tutto passato, che tutto è pace.
Si gira verso la presenza alle sue spalle incontrando lo sguardo preoccupato di Camilla che pian piano riprende pace, continuando ad accarezzarlo.
Riprende a respirare, il dolore nel petto pian piano si attenua ed elabora la situazione.
Camilla è seduta a terra con le gambe aperte in cui è seduto lui, con la schiena posata su di lei, nella stanza principale e deserta della palestra.
"Non so come sono arrivato qui."
La gola arde come se avesse ingoiato fuoco e senza che lui chieda nulla Camilla gli passa una bottiglietta d'acqua, senza smettere di accarezzarlo.
Il respiro sta tornando regolare, eppure si sente così stanco da non riuscire a spostarsi, lasciando che lei gli stia addosso e gli respiri addosso.
Ironico che la cura alla claustrofobia sia la sua vicinanza.
"Mi ha chiamato un certo Dylan dal tuo telefono.
Mi ha detto che ti sei sentito male dopo essere stato ingoiato dalla folla, ho fatto due cani più due gatti e gli ho detto di portarti qui."
Dylan, non è un suo amico, ma solo un ragazzo che lavora al locale e con cui scambia due chiacchiere prima di un incontro.
È strano che uno sconosciuto si sia preso tanto disturbo, ma forse l'umanità non è tutta da buttare come pensa.
Camilla continua ad accarezzarlo e il respiro è dolce al suo orecchio.
Come una naturale ninna nanna.
Osserva le loro che si sfiorano e si sofferma sul pantaloncino corto e morbido.
La spia con la coda dell'occhio, notando la maglietta con la stampa di un gatto che dice "non sono una palla di pelo, togli la mano", è in pigiama.
Sarà passata sicuramente la mezzanotte e lei è venuta qui in pigiama solo perché uno sconosciuto gli ha detto che lui stava male.
"Non dovevi venire, poteva essere uno scherzo o una trappola.
Dylan poteva essere un malintenzionato."
Non può davvero credere che sia stata tanto sconsiderata, anche se non può negare di essergli debitore.
Non sa davvero come sarebbe finita se lei non lo avesse risvegliato e rimane ancora tra le sue carezze nonostante vorrebbe sembrare arrabbiato.
"Mi sottovaluti mio caro, Tristano e rimasto con me fino al tuo arrivo.
Uno per accertarsi che Dylan non fosse un manico.
E due, chi pensi ti abbia portato qui dentro, pesi un quintale di muscoli e sexy addominali."
E sorride alla sua malizia, segnandosi di ringraziare Tristano perché ora non ha la forza di prendere il telefono.
Finalmente respira, sta bene ma non vuole che tutto questo finisca.
Da quanto tempo non stava così bene in un abbraccio?
Può averne ancora un po'?
Solo un altro po'.
"Ho vinto."
Sussurra, sapendo che lei sa il riferimento alla promessa.
Perché questa sera la questione degli incontri e il suo piano era in secondo piano.
Ha combattuto per quella risposta, per avere quel pezzo di lei.
Ma sa anche che entrambi non hanno la forza per aprire un cassetto che contiene troppo dolore e sogni.
"Ma, direi che può aspettare domani.
E per ringraziarti del tuo salvataggio, puoi farmi quella famosa e sconcia domani."
E purtroppo lei scivola via dalla loro posizione, alzandosi in piedi e saltando come una bambina il giorno di natale davanti ai regali sotto l'albero.
Dominic si tira indietro, appoggiandosi al muro, sentendo la nostalgia per la mancanza delle carezze ma sorridendo nel notare le sue ciabatte di Lillo e Stick.
Vorrebbe farle una foto e riccattarla, ma sa che lei lo publicherebbe su face e lo manderebbe a fan culo.
"Ci sono, preparati perché questa è potente.
Ma prima..."
Si inginocchia tra le sue gambe aperte, prendendogli le mani e posando la fronte sulla sua.
Ha dimenticato come si respira, ma non è un attacco di panico questo battito feroce nel petto e il suo profumo Chanel n5.
Così vicini, i respiri che si mischiano e lei è così calda.
"So che purtroppo non sarà l'ultima volta, vorrei farti giurare che non succederà più, ma so che è una bugia.
Ma tu promettimi che mi avrai sempre tra le tue ultime chiamate e ti ricorderai del nostro bacio mancato sulla ruota panoramica."
Occhi negli occhi e solo ora vede davvero quella scintilla in lei, quella preoccupazione che le ha fatto mordere il labbro fino a farlo sanguinare, il lieve tremore nelle mani che si nascondono nelle sue.
E Dominic sospira il suo profumo, chiudendo gli occhi e annuendo promettendole che si lascerà sempre aiutare da lei.
La cercherà sempre quando sentirà di stare per affogare...
"Detto ciò..."
Si allontana crudele, staccando quel calore, quel contatto tra i loro corpi che la sconvolto quanto calmato.
La osserva mettersi seduta e strofinare le mani con uno sguardo che farebbe invidia a un cattivo dei film anni 20.
"Preferisci culo o tette di una donna?
Di la verità, cosa te lo fa saltare sull'attenti come un bravo soldato con fucile in spalla?"
E scoppia a ridere, dimenticando tutto.
Perché lei è questo, un tornado che spazza via la tempesta e la polvere.
"Direi che me la sono cercata.
Allora, me lo fa saltare sull'attenti..."
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro