capitolo 25 il cliché della tempesta alla fine dell'arcobaleno.
L'umore di Dominic è sorprendentemente positivo questa mattina.
Saluta con un bacio sulla guancia sua madre e la sorella, rubandole un biscotto.
Il pomeriggio passato insieme, qualche giorno fa, è stato davvero rigenerante per lui, si sente davvero carico nonostante questa notte abbia lavorato al locale.
Come deciso dal sergente Camilla Johnson, dopo essersi sbarazzati di Maicol, sono andati tutti in spiaggia.
Lui si è dovuto allenare con Camilla, ma vedere la madre rilassarsi al sole e la sorella giocare con il cucciolone, più grande di lei di circa quattro taglie, gli ha riempito il cuore di calore e energia.
Per fortuna Milly è stata clemente e dopo un oretta di allenamento, sono finiti tutti quanti, anche i gemelli che li hanno raggiunti, a giocare a pallavolo fino al tramonto.
Al ritorno erano tutti esausti, ma felici e lui si è addormentato sereno stringendo a se sua sorella.
Sale sulla moto ma prima di mettere il casco gli arriva un messaggio, la giornata va sempre meglio.
"Ti direi che mi devi un favore, ma sapendo per chi lo fai, facciamo che questa volta mi basterà un grazie."
Aveva ragione Camilla, Tristano quando deve raggiungere un obbiettivo non si arrende finché non lo ottiene.
Sapeva di aver scelto la persona giusta per chiedere questo favore.
Gli risponde con un grazie e si mette il casco sempre più felice, non sa nemmeno quando è stata l'ultima volta che si è sentito così...
Vivo.
Arrivato davanti al liceo, in genere avrebbe tirato dritto fino in aula, senza dare conto a nessuno.
Invece, da qualche giorno non è più così e sa che non tornerà più alla sua solitudine.
Appena entra dal cancello quello strano gruppetto lo ha già notato e si sta già avvicinando a lui.
I gemelli Muller, Daniel che si spintona scherzosamente con Mark, che si limita a sbuffare divertito.
Jek e Angel che si abbracciano, lui le ruba un bacio e lei arrossisce nascondendosi tra le braccia del suo ragazzo.
E con Steph che impegnato con la sua ragazza a mangiarsi la faccia, fa due coppiette in pieno ormoni.
Tristano alto com'è, è beato tra due splendide ragazze, proteggendole con la sua sola presenza.
Sorridente saluta chiunque incontra, dando il cinque e gridando di tifare con forza alla prossima partita.
Alla sua destra, sotto il suo braccio, Harley sorride e risplende come non faceva da tempo.
Bellissima con un libro stretto al cuore e quel ciuffo ribelle che ogni tanto le nasconde lo sguardo, ma non il sorriso felice di essere tornata a casa.
Alla sinistra del ragazzone ecco lei, il terremoto della compagnia, lo tsunami che ha travolto la vita di Dominic.
Camilla Johnson, la bellissima Milly, cammina a testa alta mandando a fan culo con il terzo dito chi prova ad attaccare bottone.
Con la sua strafottenza richiama lo sguardo di tutti su di sé, fregandosene perché lei non ha bisogno dell'attenzione degli altri.
Lei è...
E Dominic ingoia a vuoto.
"Finalmente sei arrivato, pensavo che il ritardatario del gruppo fosse Tristano.
È peggio di una donna quando si tratta di farsi bello."
Mark rompe il ghiaccio e il gioco è fatto, Dominic viene ingoiato nei discorsi dei ragazzi e nelle loro battute maschiliste, nonostante le minacce di castrazione della Johnson.
Dominic non ha mai fatto parte di un gruppo, neppure da bambino, era già un miracolo per lui avere una famiglia.
Fin dalla infanzia, ha sempre vissuto ai margini dei campi da gioco, con le sue scarpe vecchie e le pezze sulla giacca non è mai stato accettato.
Da ragazzo vestiva meglio, era di bell'aspetto, ma ormai abituato alla solitudine non ci ha neppure provato a farsi amicizie.
Da solo, fino a quando non ha fatto l'errore di rubare la cuffia di Camilla in presidenza, farle un favore e poi chiederlo a sua volta, fino al punto di stringere una pseudo amicizia.
In seguito non sa se è stata lei a trascinarlo in questo gruppo, se sono stati i ragazzi o se è lui che alla fine è inciampato in una cosa bella.
"Ora, mettete da parte le stronzate e andiamo.
Se facciamo tardi a filosofia, la Bister ci fa il culo a strisce."
Camilla, soddisfatta del suo discorso, prende sotto braccio Harley e anticipa gli altri incamminandosi all'interno del liceo.
I ragazzi subito a seguirle e Dominic rallenta il passo pronto a tornare al margine, ma Tristano e Mark sono più veloci a trascinarlo con loro in stupidi strattoni da ragazzini.
No, non potrà più tornare ai margini di quel campo gioco e forse non vuole tornarci.
Camminano per i corridoi, dividendosi tra i loro armadietti, scambiandosi risate e chiacchiere.
In un bel film adolescenziale ci si aspetterebbe un colpo di scena, il cliché della tempesta dopo l'arcobaleno e invece la mattinata scorre tranquilla, forse non sono mai stati così sereni e felici.
Alla fine delle lezioni, il gruppetto si trova di nuovo insieme ad entrare in mensa, quando Tristano tira da parte Dominic, senza sorpresa di quest'ultimo.
"Sono ufficialmente il migliore, nonché tuo migliore amico.
Ecco quello che mi hai chiesto e non chiedermi come li ho avuti."
Gli fa l'occhiolino, passandogli una busta da lettera, entrambi guardandosi intorno per essere sicuri di non essere visti.
Se qualcuno avesse visto la scena l'avrebbe persino trovata comica, i due si comportano teatralmente come se fossero uno spacciatore e cliente.
Il tutto voluto, dato che i due poi si guardano e scoppiano a ridere.
Dominic controlla il contenuto e subito infila la busta nella tasca interna della giacca.
"Grazie, ti devo un favore."
Ringrazia Dominic e si incammina per entrare in mensa, quando la mano di Tristano si posa sulla sulla spalla e nega con il capo.
"Siamo amici Dominic e tra amici non ci sono debiti di favore.
Ci si aiuta, ci si porge la mano a vicenda e si chiede aiuto."
Tristano lo supera come se niente fosse entrando nella mensa prima di lui.
Dominic ci mette un po' a riprendersi, a capire le parole dell'amico.
Amico, non ne ha mai avuto uno prima, si ha colleghi di lavoro, conoscenti con cui ha scambiato quattro chiacchiere, ma fin'ora ha mai avuto un amico?
Segue Tristano, trovandolo a pochi passi dalla porta, con lo sguardo fisso al tavolo dov'è il loro gruppo.
I loro amici, questo pensiero lo destabilizza ancora.
"Guardali amico.
Hai mai visto persone più diverse tra di loro?
Interessi, carattere, idee diverse tra loro.
Eppure sono li tutti insieme a parlare e a ridere, pronti ad esserci per una pizza o una serata in discoteca ma anche a intervenire in caso di bisogno.
Ecco cosa vuol dire essere amici, semplicemente esserci sempre."
Tristano ammira innamorato i suoi amici, ripensando a quante ne hanno passate insieme, a quando da ragazzino il padre gli raccomandava sempre di avere cura dei suoi amici, soprattutto quando sbagliano o si perdono per la loro strada.
Li guarda, sa che tra le loro mani affiderebbe la sua stessa vita.
E guarda Dominic, anche lui impegnato a guardare i loro amici, ma con sguardo confuso.
Non si sono mai avvicinati in questi anni di liceo insieme e solo nell'ultima settimana sono stati nello stesso gruppo a parlare.
Eppure...
"Pensa a quello che hai fatto per Camilla.
Pensa a quel senso di protezione che ti ha investito quando sapevi che stava per sbagliare.
Pensa alle volte in cui ha chiesto aiuto e a quelle in cui l'hai aiutata senza aver bisogno che lei parlasse.
Pensa a quello che hai fatto per Harley, salvandola e quello che hai fatto per noi riportandola a casa.
Alla fine della giostra, è davvero solo uno scambio di favori?"
E lo lascia con queste parole, andando dai loro amici, prendendosi in braccio Harley a coccolarla e dandosi il cinque con Camilla, per poi chiacchierare con gli altri.
La quiete, di un normale pranzo con amici.
Dominic ancora una volta rimane fermo, è assurdo come certe parole lo destabilizzano oggi, sembra davvero essere caduto dal pero ed è così.
Si è semplicemente avvicinato a lei, poi agli altri ed è entrato in quel cerchio così facilmente?
Da bambino faceva di tutto per essere accettato dagli altri.
Cos'è successo ora, cosa ha fatto per trovare degli amici?
Niente, è stato solo se stesso e tutto è successo con naturalezza.
Guarda Camilla, i favori che si sono scambiati, l'avrebbe aiutata se non le dovesse un favore?
Sorride, camminando verso gli altri, scambiandosi un occhiolino con Milly.
E si, l'avrebbe aiutata lo stesso.
Si siede vicino a lei, rubandole una patatina, facendole fare quella solita espressione che dovrebbe essere intimitoria, ma è come avere davanti un puffo con il fumo ad uscirle dalle orecchie.
"La prossima volta che mi rubi una patatina, io ti taglio l'hot dog.
Spero sia chiaro mio dolce addominali scolpiti."
E gli schiaffeggia la mano prima che gliene rubi un'altra.
Dominic si scambia uno sguardo con Tristano, seduto alla sinistra della Johnson, un piccolo gioco di distrazione e mano lesta e la patatina è rubata sotto le risate di tutti.
Camilla, inizia a colpire i due come può, senza scolpire i loro muscoli di cemento e marmo, anzi ad un certo punto si fa persino male dopo aver colpito Dominic.
E perciò, offesa nell'orgoglio, e tornata a colpirlo.
"Ok tigre, ora basta prima che ti stroppicci il tuo bel vestitino.
E siccome ti devo ancora un favore, stasera non prendere impegni."
E si, usa ancora la scusa dei favori, ma non può farne altrimenti.
Perché ha bisogno di un motivo per starle vicino, per passare del tempo con lei, per ora non vuole sapere il perché.
Camilla gli sorride, mangiando l'ultima patatina con soddisfazione, per poi sistemarsi la gonna della divisa in modo teatrale.
"Voglio essere begnanima, così ti permetterò di farmi questo dono.
Ma mangerai un mega hamburger e ti sporcherai la faccia con la maionese.
Non dividerò la mia cena con una capra che osa mangiare solo insalata, no grazie."
Tutti scoppiano a ridere e Dominic si ritrova contagiato a fare lo stesso.
Il pranzo riprende, le chiacchiere non si sono mai fermate e un paio di volte Tristano rischia la vita a causa di battute maschiliste.
E Dominic sospira, si gli piace questa vita e se la godrà finché potrà.
Tra allenamenti e studio, si fa ora si uscire.
Dominic si sistema la giacca di pelle che gli ha regalato Owen qualche anno fa e si sistema in capelli con una semplice passata di dita.
Si guarda allo specchio e sorride, si sta facendo bello per lei e quasi si sente un adolescente alla prima cotta.
Ma in realtà è così, stasera è solo un ragazzino che va a divertirsi e tanto gli basta.
L'occhio gli cade sulla lista posata sul comodino, ormai gli mancano pochi incontri alla grande festa e inizia a sentire la tensione.
Sta stringendo i denti per arrivare all'ultimo incontro, la sua intera vita gira intorno a quella serata, che sia vittoria o no non sa cosa ne sarà di lui dopo quella notte.
Il telefono suona un messaggio in arrivo.
"Non fare la prima donna e arriva in orario.
Non ho intenzione di congelarmi il culo aspettandoti.
Muoviti."
Scuote il capo, la dolcezza della sua Milly non ha paragoni.
Le risponde di non fare la vecchia brontolona e dimentica quella maledetta lista.
Stasera non vuole pensarci e abbandonando pensieri e problemi su quel comodino, afferra le chiavi della moto e lascia la stanza andando verso il soggiorno.
Saluta la madre con un bacio sulla fronte, per poi mangiare di baci la sorella facendola ridere per la leggera barba che gli fa il solletico.
"Mi raccomando, non fare arrabbiare la mamma e finito il cartone a nanna."
Lei annuisce imitando il gesto del soldato, per poi fargli l'occhiolino, la sua piccola Milly sta diventando davvero un peperoncino.
Fermo alla porta, alza lo sguardo sulla madre, trovandola serena a riparare con filo e ago un vecchio paio di calzini.
Non sa nemmeno quando è stata l'ultima volta che la vista così tranquilla e rilassata, quel maledetto lavoro era davvero diventato tossico per lei.
E non gli importa se ha dovuto ricominciare a fare qualche turno al pub, nessuna fatica è vana se porta questa pace in casa sua.
"Salutami Camilla e dalle un bacio grande così."
Si sbraccia la piccola, rischiando di cadere dal divano, facendolo sorridere.
Camilla ha fatto colpo anche su sua sorella e anche la madre ha mostrato tanta ammirazione per la ragazza di cui tanto ha parlato la piccola.
Si sbagliava, quello tsunami non ha solo travolto lui, ma la sua intera esistenza.
Sale sulla moto, sente il motore urlare e la notte è la sua culla.
Il motore che gira, la curva stretta e l'adrenalina nelle vene, gli sembra passato un secolo dall'ultima volta che ha fatto un semplice giro in moto.
Non ha molti vizi, forse neppure troppi interessi, la moto è la sua unica passione.
Il casco in testa che lo allontana dal mondo, il calore sulle gambe della benzina che brucia e la vibrazione del motore a scuoterlo.
È l'unica cosa che ama, che gli dà la scarica del vizio e del rischio.
Nell'ultimo periodo ha avuto troppo poco tempo per questa passione ed ora è come un fumatore che torna a fumare dopo anni.
Brucia un po' la gola, il respiro si stringe nel petto e si è consapevoli che non si smetterà di nuovo facilmente.
Quando arriva davanti casa si lei quasigli dispiace fermare la corsa, almeno finché non si rende conto che lei lo sta aspettando davanti al cancello.
Ed è bella, è bella sempre, ma non è solo il suo bel corpo, la minigonna di jeans con un top viola, la sicurezza con cui si muove.
E bella per il sorriso che le illumina il viso, per gli occhi curiosi e lo sguardo capriccioso.
Scuote il capo, scendendo dalla moto per recuperare il secondo casco.
Non può continuare così, imbambolarsi ogni volta che si trova vicino a lei, quasi si impone un po' di decoro.
Si gira porgendole il casco, trovandosela a un palmo dal naso.
Il profumo ai frutti di bosco, le sue ciglia lunghe a rinchiudere due pietre di ghiaccio, riesce persino a sentire il profumo del suo lucidalabbra al cioccolato.
È la prima volta che è così vicina a lui, tanto da perdersi nel suo sguardo.
"Potevi dirmelo che venivi con la bimba, avrei evitato le cosce scoperte."
Se non fosse troppo preso a essere un adolescente con gli ormoni a palla, penserebbe a quello che ha detto.
Penserebbe che una ragazza normale sarebbe tornata in casa a mettersi un pantalone, oppure avrebbe proposto di prendere la sua macchina.
Non Camilla Johnson.
No, lei invece accetta il casco indossandolo con calma, per poi iniziare ad alzarsi la gonna.
Quando Dominic si rende conto che la ragazza indossa una mutandina viola, distoglie subito lo sguardo girando completamente la testa dall'altra parte, con un rossore sulle guance che arriva fino alla punte delle orecchie.
"Capisco il non accettare le caramelle dagli sconosciuti, ma non ti hanno insegnato di non metterti in mutande in mezzo alla strada?"
La sgrida, rimanendo con il capo girato, ascoltandola salire sulla moto e sistemarsi dietro di lui.
Le mani che stringono il manubrio rischiando di romperlo, la tentazione di girarsi a guardarla.
Sente le sue cosce stringere sui fianchi e si perde a immaginarle nude e sode, costellata di piccoli nei come quelli che ha sulle braccia.
"Fai poco il pudico, avrai visto qualche ragazza in costume, l'intimo non è diverso mio caro Nik.
E stai tranquillo, non ho caramelle da offrirti, solo un buon gin tonic."
Si stringe a lui, sussultando quando parte di tutta fretta.
Di istinto preme con le mani sull'addome, soffermandosi poi con più attenzione a toccare i rilievi dei suoi muscoli con un dolce sospiro di piacere.
Dominic accelera, sentendo il respiro accelerato e l'adrenalina aumentare.
Accecato dal suo tocco che ormai è feromone nei suoi sensi, rallenta la moto dedicandosi a un nuovo vizio.
Il tocco di Camilla si ferma per un paio di secondi, nel sentire la mano di Dominic sulla coscia.
Non sanno neppure loro cosa stanno facendo, semplicemente si accarezzano lasciando salire una sensazione di estasi.
Erano tranquilli a scherzare come il solito e in pochi secondi sono su una moto a cento all'ora, ad accarezzarsi come due amanti.
Camilla sale con le mani sul petto, potendo giurare di sentire il battito frenetico di Dominic, mentre lui accarezza la coscia salendo e scendendo in una lenta accarezza.
Per poi stringere la presa sulla sua carne calda quando lei scivola con le dita di nuovo sull'addome fino al bordo dei suoi pantaloni.
Una tortura lenta e velenosa, ma essenziale e bisognoso.
La pelle di Camilla è calda e morbida e più si spinge verso l'alto e più vuole salire ancora di più, finché non sfiora con la punta delle dita il bordo sul fianco delle mutandine, e stringe quel briciolo di stoffa quando lei più maliziosa scende sulla coscia evitando la sua zona sensibile ma giocandoci intorno con estrema capacità e sessualità.
Le luci del locale sbatte sui loro visi senza pietà e la moto si ferma poco lontano dall'ingresso.
Rimangono immobili in quella posizione, con il respiro pesante tra le labbra e brividi sulla pelle.
Entrambi si dicono che hanno fatto un gran casino, ma le mani non lasciano la carne dell'altro.
Sono incapaci di spezzare quella sensazione che entrambi sentono, quel procinto si estasi che basterebbe così poco da raggiungere.
Camilla ingoia a vuoto, è la prima volta che sente di essere vicina all'orgasmo con un solo tocco sulla coscia.
E sente che anche per lui è così, sente i suoi muscoli tesi, la sua immobilità, rigido a subire l'attimo primo di una completa sensazione di libertà e piacere.
Dominic credeva davvero che l'unico piacere che subiva senza riserva è quello di un motore che romba e trema.
Gli bastava correre ad alta velocità per avvicinarsi alla sensazione di estasi.
Ed ora invece sente quella stessa sensazione nella carne toccata da lei e nella mano che stringe la coscia affamato.
Una macchina passa di fianco a loro, illuminando i loro visi in un fastidioso flash, risvegliandoli di colpo.
Allontanano le mani, tornando nei loro spazi vitali, cercando di riprendere il respiro.
"Dobbiamo andare."
Sussurra Dominic, immaginandola annuire e, con gli occhi chiusi, sentendo il suo corpo staccarsi e scendere dalla moto.
Ancora con il casco, la visiera abbassata a nascondere il viso, gli occhi chiusi a ritrovare un respiro più regolare.
Entrambi non sanno che è successo, ma è il problema di aver perso un cliché.
Quando le cose vanno troppo bene, quando non arriva nessuno colpo di scena o nessuna tempesta dopo l'arcobaleno, succede l'impossibile.
Le persone abbassano la guardia e, a detta di Dominic, succedono guai...
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