capitolo 20 il cliché del bacio sulla ruota panoramica
Non si aspettava di certo un ristorante di lusso, Camilla sperava veramente di andare a mangiare in quel pub dove sono finiti a litigare con il cibo all'una di notte.
E invece, Dominic la portata al luna park, che terribile cliché se fossero una coppia.
"Sorpresa?"
Sorride lui, mettendo via i caschi nel sotto sella e affiancandola davanti al gigante e luminoso ingresso.
La faccia di Camilla è da immortalare, chi non ama i luna park?
Risposta, Camilla Johnson e na da nulla per nasconderlo, dallo sguardo annoiato alle labbra leggermente arricciate.
"Io non capisco perché la gente ama così tanto i posti così.
Palloncini che spuntano all'improvviso, zucchero filato che sa di tutto tranne che si zucchero , giostre che sono molto meglio da fuori che all'interno, per non parlare dei clown.
Insomma, tutti i migliori film horror iniziano in un luna park, ci sarà un perché."
Nik scoppia a ridere, è delizioso vederla a disagio e anche cosa molta rara.
La osserva guardarsi guardigna, ha davvero paura che un clown esca fuori all'improvviso, potrebbe persino sembrare tenera, se non la conoscesse bene.
"Fammi indovinare.
Hai paura dei luna park Milly?"
Lei lo fulmina con lo sguardo, fermandosi davanti a lui con le mani sui fianchi e lo sguardo fiero.
Appunto tenera coma un rottweiler senza guinzaglio e con molta fame.
"Non essere sciocco, è solo una maschera, perché dovrei avere paurAHHHH."
Un clown lì va incontro con dei palloncini in una mano e un paio di zuccheri filati nell'altra.
Non si avvicina neppure che Camilla fa un urla, aggrappandosi al braccio di Nik.
Lui inizia a ridere ma lei non si offende, è troppo presa a nascondersi dietro la sua schiena e a girargli intorno finché il clown non li supera diretto a un gruppo dei bambini.
Superato il pericolo, torna tranquilla come se niente fosse di fianco a Nik a camminare verso il chiosco dei panini.
"Non essere sciocca Milly, è solo una maschera, perché dovresti avere paura."
Ride scimmiottandola, osservando le sue guance gonfiarsi e la sua espressione annoiata, ma dura poco e anche Camilla scoppia a ridere.
Un po' di autoironia ci sta sempre bene e Camilla ne ha da vendere.
Si siedono comodi, per quanto si può stare comodi su vecchie e traballanti sedie di plastica.
"Ok, te la do per buona, io odio i luna park, forse ne sono persino allergica.
Guarda, mi sta venendo uno sfogo."
Fa con teatralità, sporgendosi per mostrargli il collo naturalmente liscio e bianco come il culetto di un bambino.
Dominic alza gli occhi al cielo, con lei è come combattere contro un muffin al cioccolato, dio sta iniziando anche lui a fare metafore strane.
Fa un cenno di saluto verso il proprietario del chiosco, che conoscendolo si mette subito a preparare il suo solito, doppio da come gli fa segno il ragazzo.
Appena torna con lo sguardo su Camilla, la trova con il suo solito sopracciglio alzato e lo sguardo indagatorio.
Inutile negare, con lei è meglio accorciare i tempi e darle subito le risposte.
"Ho lavorato qui un estate e con mia sorella siamo qui a cena almeno una volta a settimana.
Tranquilla, non mangerai niente di dietetico e che non sia stato affogato nel grasso."
E si, si ricorda benissimo della sua avversità verso il cibo sano, entrambi non sanno chi dovrebbe essere più sorpreso.
Camilla non è abituata a ragazzi che la ascoltano davvero, a parte naturalmente quelli della sua famiglia.
Dall'altra parte Dominic si chiede perché sia tanto interessato a lei quando ci mette tanto impegno a dirsi che sono solo due buoni amici che si scambiano favori.
Ma comunque, non sono qui per questo, le deve una risposta.
"Quando ero bambino, circa cinque anni, mio padre mi porto a un parco simile a questo.
Era la prima volta che faceva una cosa del genere per me ed io ero il bambino più felice del mondo.
Zucchero filato, hotdog, persino vinse per me un peluche al tiro al bersaglio.
Il personaggio del cartone Mostery Company, non era il mio personaggio preferito, ma lo aveva vinto per me e tanto mi bastava."
I panini vengono serviti su dei vassoi di plastica e Camilla si distrae per qualche secondo quando prendendo il panino vede colare salse e il sugo del pomodoro.
Gli dà un morso e, Dio, questo è il suo nuovo ristorante preferito.
Dominic prima di avvicinarsi a lei la cercata su tutti i social, ricerca veloce in realtà.
Appena ha messo il suo nome internet è come esploso, tra partite importanti, cene di gala e un paio di scandali.
Ora ripensa alla elegantissima Camilla Johnson a una cena di beneficenza per il riboscamento della foresta amazzonica, una immagina che in pochi secondi si sovrappone a quella di Camilla con tutta la faccia sporca di salsa e un pezzo di insalata.
"Faccio bene a chiamarti Milly, sei identica a mia sorella quando mangi."
Lei gli chiede se intenda adorabile e mette il muso, quando lui la corregge con pasticciona, così facendo sporcandosi ancora di più.
Sarebbe bello dire che lui le ha pulito con dolcezza, che si sono avvicinati perdendosi uno negli occhi degli altri con un bel bacio da copione.
Ma invece Camilla si è lanciata su di lui, pulendosi la faccia strofinando le guance su quelle di lui, riducendoli entrambi a un quadro di picasso co la gente a guardarli male.
Forse qualcuno ha persino chiamato il centro salute mentale.
"Ecco, così impari.
E ricordati, se non ti sporchi con un panino del genere e terribilmente delizioso, allora la tua vita è paragonabile a quella di un cactus sul davanzale di una chiesa."
Perché il cactus dovrebbe stare su un davanzale della chiesa, è una domanda alquante "pungente" e Nik evita di fare battute.
Ci mettono un paio di minuti a tornare presentabili, i panini sono ormai finiti e resta solo di continuare il racconto, ma ora con un sorriso sollevato sulle labbra.
"Tornando a me.
Abbiamo girato il parco fino a tarda sera, il traffico di persone che andava via si mescolava con il flusso di chi arrivava.
Un secondo prima mio padre mi stringeva la mano, quello dopo ero da solo."
Un nodo gli si forma in gola e di istinto si allarga il colletto della felpa.
Il padre non è mai stato un santo, ma fino a quel momento non aveva ancora conosciuto il suo lato meschino e crudele.
Alza lo sguardo su Camilla, trovandola seria e attenta alla sua storia, non una occhiata di pietà e compassione e non fa nulla per spingerlo a continuare a parlare.
Semplicemente attende, paziente e comprensiva.
Avere qualcuno che sa ascoltare, allenta quel nodo in gola.
"All'improvviso mi sono trovato spintonato da ogni lato, soffocavo tra tutti quei corpi che mi venivano addosso, poi il peggio, sono caduto.
Ero steso a terra, la gente mi camminava addosso, non sono morto solo perché il proprietario della ruota paronamica si è accorto di me e mi ha portato in salvo."
Parla velocemente, liquidando la fine della storia con poche parole.
Ricorda il dolore di centinaia di scarpe addosso, il dolore delle rossa che si rompevano, la gamba piegata in modo strano, la paura e l'aria che pian piano andava a diminuire fino a non riuscire a respirare.
Sentiva il dolore nel petto, per le costole inclinate sui polmoni, ricorda di aver urlato aiuto finché la voce non gli si è bloccata in gola.
Il padre è andato in ospedale solo dopo che la madre la chiamato, giustificandosi che aveva visto un amico al bar.
Ma prima di uscire dalla stanza, finita l'ora di visita, ricorda perfettamente cosa gli ha detto.
Il mondo è duro ed era ora che si facesse le ossa, testuali parole e ancora oggi Dominic dubita che sia stato un incidente.
"Dall'ora non riesco a stare in mezzo alla folla, in spazi stretti insieme ad altri o semplicemente stare troppo vicino a qualcuno."
Camilla rimane ancora silenziosa, giocando con la cannuccia nel bicchiere.
Si è sempre chiesta se la sua immagine da lupo solitario fosse per apparenza o allergia alla società, noia al socializzare.
Invece è qualcosa di molto più fisico, una fobia che sicuramente ha segnato il suo relazionarsi alle persone.
"Detto ciò, voglio fare come hai fatto tu, salire un bell'albero, il più alto.
Ma mi serve qualcuno che mi tiri giù e sopporti il mio pianto isterico."
Camilla rimane confusa e quando lui sposta lo sguardo dietro di lei si gira e spalanca gli occhi.
Non può fare sul serio, questo è davvero un colpo basso, lei gli ha raccontato la sua paura per farlo aprire e non per farsi pugnalare a tradimento.
Passa lo sguardo da lui alla giostra più e più volte, non si sbaglia sulle sue intenzioni.
Fa un lungo respiro, non salita su quella giostra, non gli darà nemmeno modo di chiederglielo, la risposta è no.
Lui la guarda, non pretende, ma nel suo sguardo legge una piccola preghiera e un bambino che ha ancora paura di essere calpestando.
Sospira, alla fine può biasimarsi solo se stessa, nessuna buona azione viene lasciata impunità.
Si alza bene.
"Bene, se tu ci stai, io ci sto.
Non mi tiro indietro."
Gli prende la mano, trascinandolo verso la giostra, prima che il coraggio di entrambi venga meno.
Più si avvicinano e più le gambe tremano, la ruota panoramica è davvero alta e enorme e le cabine sono minuscole.
Ingoiano a vuoto e stringono la presa sulle mani unite.
"Un giro prego."
Parla Dominic nascondendo la voce tremante, mentre Camilla nel profondo spera che gli dica che la giostra è fuori uso.
Il giostraio prende i soldi e appena la giostra si ferma apre lo sportello della piccola cabina facendo loro segno di salire.
Bene, non si torna indietro.
Avendo avuto lui la brillante, sale prendendo il posto vicino al finestrino e lei lo segue.
Quando la porta viene chiusa, i due sono seduti ma stretti in uno spazio minuscolo, per mettersi più comodo alza il braccio mettendolo sullo schienale dietro Camilla, che è troppo presa da maledire questa pessima idea per accorgersi di questo e anche della coscia che ha appoggiato di quella di lui.
Sono davvero troppo vicini e la giostra ha iniziato a salire.
"Questa è stata una pessima idea."
Nonostante sia stata sua l'idea, è sempre lui a lamentarsi.
All'inizio il profumo di Camilla lo investe, poi più nulla, il respiro è troppo soffocato per sentire qualcosa.
Lo spazio si stringe intorno a lui, nell'orecchio sente il rumore di passi, si porta una mano al petto sente il dolore di un calcio, non respira.
La giostra raggiunge la cima, la fermata è brusca e Nik viene spinto addosso a Camilla.
Spalanca gli occhi e si trova davanti quelli di lei, la stessa paura, le stesse mani che tremano, lo stesso respiro corto e due bambini che stringono le mani cercano di sconfiggere la paura.
Di istinto Dominic le accarezza la spalla e la nuca, nonostante ancora faccia fatica a respirare.
Camilla chiude gli occhi per un istante, si concentra sul tocco di Nik ricordando le carezze di suo padre, fa lunghi respiri concentrandosi solo su questo.
Quando riapre gli occhi, Nik li ha chiusi ma si vede che sta male.
Il petto si alza e si abbassa frenetico, la fronte è imperlata di sudore a freddo e le labbra si muovono in una preghiera di aiuto.
Dietro alle palpebre chiuse lui è steso a terra, scarpe di tutti i colori e le forme gli schiacciano il petto e le gambe, nessun giostraio sta correndo verso di lui per salvarlo.
Sente nelle orecchie le parole del padre, non riesce a respirare, i polmoni sono perforati, la gamba gli fa male è piegata in modo strano.
Stanno per colpirlo con un calcio in faccia, quando sente una carezza sul ginocchio.
Apre gli occhi, è su una ruota paronamica e Milly lo sta guardando.
Lei non parla, muove le labbra imitando lunghi respiri e lui incantato tra realtà e ricordi segue il suo ritmo.
Dentro e fuori, dentro e fuori, respirano seguendo lo stesso ritmo, dentro e fuori.
La mano di Nik gioca con i capelli sulla nuca di lei e Milly disegna cerchi sul ginocchio di lui.
Camilla legge nei suoi occhi come un lucchetto, qualcosa che lo tiene rinchiuso in un ricordo, nella paura.
Così si avvicina un po' di più a lui, accarezzandogli la guancia qualche centimetro distante dalle labbra.
Ha la sua piena attenzione, bene.
"Ti prego, dimmi che non stai per baciarmi sulla ruota paronamica.
Sarebbe un terribile cliché."
Nik ci mette qualche secondo ad assorbire le parole di lei, ma è devastante.
La sua battuta è un secchio d'acqua fredda che all'improvviso gli cade addosso, facendolo riprendere da una terribile sbronza.
Guarda lei, la sua smorfia annoiata e divertita, non può farci nulla, scoppia a ridere.
La giostra riprende la marcia e loro ridono come due pazzi, con la gente che lì guarda male.
Sono a 40 metri da terra, uno addosso all'altro e invece di avere paura ridono come scemi, tutto grazie a una battuta scema.
Il giro finisce, la porta viene aperta e i due vengono invitati ad uscire senza essersi accorti che sono tornati a terra.
"Sei davvero incredibile Milly, non hai proprio rispetto delle buone maniere."
La prende in giro dandole la mano aiutandola a scendere.
Insomma, aveva davanti una persona in piena crisi di panico e lei che fa?
Una battuta squallida e nemmeno così divertente, entrambi sono capaci di pessime idee.
Mano nella mano fa qualche passo indietro, uno scalino mancato e lei gli finisce addosso.
Dominic non pensa al solito cliché, non pensa di baciarla, ha ancora la scena della battuta in testa e si rende conto che non è andato in iperventilazione.
Camilla fa semplicemente una alzata di spalle, non sa nemmeno lei come gli vengono in mente certe idee, ma alla fine quello che conta è che ha funzionato.
Tornano al chiosco, tutta questa paura gli ha fatto venire voglia di patatine.
"Nonostante la tua malfidenza e poca comprensione del mio genio, mi sento magnanima e ti darò metà delle mie patatine.
No, ho troppa fame, te ne darò solo tre."
Ma alla fine prende due porzioni, offrendone una a lui.
Decidono di mangiarle passeggiando verso l'uscita del luna park, di questo posto ne ha fatto il pieno almeno per tre anni.
Nik mangiucchiando, ripensa a quanto sia stata dura ogni volta trattenere la paura, quando con lei è stato così semplice.
"Sai, qualche mese fa ho cercato su internet come controllare la paura.
La risposta più gettonata è chiudere gli occhi e pensare a un bel ricordo.
Ho provato con decine di ricordi e sai cosa ho scoperto?"
Lei nega, leccandosi dalle dita sale e resti di maionese, macchiandosi non sa come la punta del naso.
È terribile quando mangia schifezze.
"Che il ricordo che mi serviva è di una ragazza che fa battute orribili e non sa mangiare neppure una porzione di patatine senza sembrare una bambina.
E davvero ridicolo, anni psicologia buttati nel water da una battuta sui cliché dei romanzi rosa."
E scoppia a ridere e paradossale questa storia, non riesce a stare vicino a nessuno se non a sua sorella e poi trova un modo per non morire asfissiato stando appiccicato a una ragazza.
Camilla lo osserva, nemmeno per un attimo pensa che sia pazzo, anzi è abbastanza normale essere confusi.
Ci si aspetta un aiuto scontato, un buon consiglio che danno tutti e funziona per chiunque, si spera sempre che la strada semplice sia la migliore.
"A parte che sono curiosa di cosa ne sai tu dei romanzi rosa.
Ora mi aspetto di vedere un young adult sul tuo comodino, magari proprio uno dei libri di mia madre."
Gli ruba un sorriso e anche un paio di patatine, dato che lui le ha appena toccate.
Un vero sprecò.
Passata l'entrata del luna park, scherzando e sfidando la sorte si è fatta già sera, strano che non se ne siano accorti.
Dominic si siede su una panchina poco lontano dalla moto, offrendo di prendersi qualche altra patatina dalle sue.
Potevano trovare un posto a sedere ovunque all'interno del luna park, eppure lui ha scelto di uscire e sedersi su questa panchina, nonostante visibilmente malandata e scomoda.
Lo ha fatto per lei, senza accorgersene e senza che lei chiedesse niente, semplice legame di amicizia.
"Direi che le persone speciali, hanno bisogno di consigli e metodi speciali.
Quando si cammina contro corrente, non si può ascoltare chi ti dice di seguire quello davanti a te.
Internet lascialo a chi ha male ha un ginocchio e Google gli dice che ha tre giorni di vita."
Sorride e la guarda sedersi a gambe incrociate fissare la sfumatura delle luci emanate dalle giostre lontane.
Speciale, lei è speciale, lo è ogni giorno in ogni cosa che fa.
Non c'entra nulla il suo cognome, il conto in banca della sua famiglia, lei è semplicemente speciale per quello che è.
Milly.
E lui?
Lui speciale non si è mai sentito.
Si ragazzi come lui che vivono nel suo quartiere ce ne sono a centinaia, con padri stronzi anche di più, nel mondo degli incontri clandestini ne ha visti a centinaia persino di buona famiglia.
Speciale?
No, ancora oggi non si sente e non si vede speciale, ma solo uno fra tanti che cerca di tirare avanti.
Vive quello che la vita gli dà, senza pretese e con modestia nel chiedere.
Lei no, lei è tutt'altra storia.
Lei è speciale perché prende tutto ciò che vuole, pretende senza presunzione e consuma la vita di tutto ciò che riesce a rubare.
Lei guarda il mondo e nei suoi occhi lo conquista giorno per giorno, lei non vive per arrivare a fine giornata ma corre con la mente a mesi e mesi, consuma la vita.
O almeno è questo che da a vedere, altrimenti questa sera sarebbe su un palco a danzare invece che con lui si questa misera panchina.
Sospira, mordendo la sua ultima patatina, passando le rimanenti a lei.
Chiude gli occhi e sa che al prossimo incontro, quando sentirà il respiro mancare, penserà alla ragazza che la pregato di non baciarla su una ruota paronamica.
Perché lei è troppo speciale per essere baciata da copione...
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