Capitolo Ventotto
Adesso che Lauren le faceva da cuscino, il divano non sembrava nemmeno troppo scomodo. Adesso che teneva gli occhi chiusi mentre la baciava, tutto attorno non sembrava nemmeno troppo disordinato. Il casino più grande si era miracolosamente sistemato, non c'era vaso che tenesse.
Lauren faceva scorrere le mani lungo i suoi fianchi, lasciando che i gemiti della cubana inarcassero il suo bacino. Camila era persa nel ritmo dei loro respiri anelanti, ma ora i loro petti erano percossi dallo stesso battito. Era la prima volta che andava a letto con Lauren intrecciando non solo le gambe, ma anche le dita dalle mani. Era la prima volta che la guardava negli occhi, invece di immergere la testa nel suo collo.
Anche le sue dita, mentre risalivano il costato, la sfioravano sollecitandola quasi, come se i vasi attorno a loro non fossero l'unica cosa capace di rompersi. «Mi sei mancata tanto.» Sussurrò Camila, emettendo un sospiro prima di sollievo e poi di piacere.
La mano della corvina aveva percorso a ritroso il suo seno, soffermandosi ora poco sopra la sua scapola. «Anche tu, Camz.» Il fatto che Lauren non avesse faticato a dirlo, spronò ancor di più l'impeto della cubana.
Avvicinò con uno strappo netto il bacino di Lauren, lasciando che cozzassero i loro ventri in un incontro di fuoco. La bocca della corvina si schiuse contro il respiro accaldato dell'altra, mentre quest'ultima spingeva anche il petto contro il seno prosperoso di Lauren, strappandole un altro di quei rantoli che le eccitavano anche quando svanivano.
La tensione nei loro bacini e nel loro respiro avevano reso satura l'atmosfera attorno a loro, al che le dita della corvina sdrucciolarono dai suoi seni verso l'interno coscia. Camila, invece, si beò della sensazione della pelle sul suo addome tonico a contatto con i suoi polpastrelli. Lauren pareva provare piacere solo riconoscendo il tatto della donna contro di lei. Camila, però, non si sarebbe accontentata.
I brividi lungo la sua schiena dorsale esortarono il bacino ad andare incontro verso le dita di Lauren, che stavolta non aveva intenzione di ricorrere a giochetti per soddisfare la sua smania. Le sue dita scivolarono sotto l'elastico del suo intimo e raggiunse velocemente il centro pulsante della cubana.
«Lau...»
«Non sai quanto mi piaccia quando lo dici così.» Ansimò la corvina, inabissando sia la mano nella sua nuca sia la lingua nei suoi gemiti.
Camila si intrufolò più difficilmente sotto i jeans di Lauren, ma stavolta fu lei ad aiutarla sbottonando l'asola. Fu una piacevole sorpresa per la cubana, che scese lungo il suo ventre più audacemente. Prima di sfiorarla laddove il sangue pulsava maggiormente, Camila schiuse le palpebre per catturare lo sguardo della corvina a cui si erano irrigiditi i muscoli.
Lauren rilasciò andare l'aria e anche un sorriso. «Va bene, mi fido di te.»
Camila moderò la veemenza, toccando centimetro dopo centimetro il suo sesso, lasciando che Lauren si abituasse davvero alla sua presenza. Quando le pieghe sulle sue palpebre si distesero in un sospiro tranquillo e voluttuoso, la cubana scivolò al suo interno. Ci volle qualche secondo prima che si rilassasse del tutto, ma dopo poco le dita di Lauren, dentro di lei, si mossero. Camila le baciò il mento e mantenne la mano contro la sua guancia per indirizzare ogni suo respiro contro la sua guancia. Il polso della cubana si muoveva più lentamente, assecondando movimenti più ritmici solo quando anche quello di Lauren fomentava l'andatura.
«Sei così bella.» Mormorò Camila. Era strano rendersi conto che tutte le sue prime verità le aveva pronunciate per Lauren.
La corvina schiuse lentamente gli occhi. Anche le sue verità parevano respiri che aveva spirato solo contro le sue labbra. «Tu sei bella, Camz.» E il suo bacino scattò contro le mani di Lauren.
Camila lanciò la testa all'indietro, permettendo così alla corvina di baciarle il collo. La cubana sentiva i muscoli dell'altra irrigidirsi, e capì perché il polso di Lauren aumentò il ritmo.
«Camz...»
«Aspetta.» Respirò a fatica la cubana, spingendo i fianchi contro di lei per arrivare prima al culmine. Insieme.
«Non credo di...»
«Mhh, Lauren.» Vedendola lasciarsi andare, anche Lauren permise alla tensione accumulata di sciogliersi in un ultimo gremito arrochito. Camila tremava ancora mentre le sue braccia la stringevano, ma appena i muscoli si distsero, anche le mani della cubana si legarono alla sua nuca.
Lauren piazzò un bacio sulla sua fronte, chiedendosi se lo avesse mai fatto prima o se qualcuno lo avesse fatto con lei. Non solo non aveva amato qualcuno, non aveva neanche permesso a qualcuno di amare lei. E adesso riposava la testa contro l'unico battito che avrebbe dovuto tenere lontano. Se Alejandro lo avesse scoperto, il suo, di battito, sarebbe cessato nel giro di qualche secondo. Le aveva già puntato contro la pistola una volta, la seconda non le avrebbe dato il tempo di realizzare cosa stava succedendo. Ma nonostante ciò, le era parso più freddo il tempo senza Camila che la canna di ferro contro la sua tempia.
«Tornerai con me?» Chiese Lauren mentre le carezzava i capelli, ascoltando il suo respiro regolarizzarsi.
«Si.» Confermò la cubana, ma il sollievo di Lauren non durò nemmeno il tempo di un sospiro che gli occhi mogi di Camila le aggrottarono la fronte. «Però vorrei passare del tempo con te. Solo io e te. Come nella casetta, te lo ricordi?» Ancora si pentiva del tempo sprecato a fare le orgogliose.
«Me lo ricordo.» I suoi occhi brillavano troppo per non credere che anche lei si fosse contrita. «Ma tuo padre ha bisogno di me, adesso.» Per come le stringeva la mano, però, sembrava che lei, invece, avesse bisogno solo di Camila.
«D'accordo,» si arrese in un sospiro solo perché poteva stare ancora fra le sue braccia.
«Ti prometto che io e te ci lasceremo tutto alle spalle. Un giorno andremo via.» La profondità del suo sguardo le accapponò la pelle. Sembrava stesse parlando in chiave definitiva, non di una semplice vacanza. «Voglio dire, una settimana qua, una settimana là...» Smorzò l'atmosfera con un sorriso genuino, restituendo serenità al volto increspato della cubana.
«Mi piacerebbe.» Annuì, depositando una carezza sulla sua guancia come se fosse la meta della sua prossima tappa.
Lauren approssimò le labbra alle sue e le diede il tempo di scavarle nel respiro prima di catturarle. Camila strinse più salda la presa contro la sua nuca. Il bacio stava già rinfocolando ciò che per qualche minuto si era raffreddato sotto la cenere.
«Camila, Camila.. non ne hai mai abbastanza.» La canzonò la corvina, ma era stata lei ad avvinghiare le gambe alle sue.
«Sono molto difficile da appagare.» Le lasciò un morso blando sul labbro inferiore, provocandola ulterioramente.
«Lo so, Camz.» Era l'unica persona sulla terra che anche mentre ridacchiava schernendola appariva suadente.
«A proposito, da dove ti è uscito questo...» Prima che potesse terminare la frase, qualcuno alle sue spalle si schiarì la voce, facendole sobbalzare in piedi più rapidamente di quanto avrebbe potuto una molla.
Dinah ed Ally le squadrarono da capo a piedi. Lauren si voltò per riabbottonare i pantaloni, mentre Camila ringraziò di non essersi mai tolta la lingerie.
«Ehm, ehi. Lauren è venuta...»
«Non c'è dubbio.»
«...a salutarci.» Concluse tagliente, lanciando un'occhiata a Dinah che evidentemente non colse.
«E ci saluta a tutte nello stesso modo, oppure...» Il sarcasmo della ragazza poteva essere spento solo dall'integrità di Ally, che si manifestò sotto forma di gomitata.
«A quanto pare i vicini non erano molto contenti della festicciola.» Improvvisò la cubana, apprendendo ex novo come sorridere disinvolta.
«Solo perché il massimo del rumore che sopportano a quell'età proviene dalle loro ossa.» Sbuffò scocciata Dinah; ancora doveva accorgersi dei vetri ai suoi piedi, ma nemmeno il crocchiare sotto le ciabatte aveva distolto l'udito dai mugolii provenienti dal divano.
Lauren si guardava attorno, cercando di ignorare gli occhi puntati addosso a lei. Non le era mai successo di essere colta in flagrante, specialmente da due teenger. «Vado a chiamare Alejandro.» Disse semplicemente, uscendo a capo basso con la scusa delle sigarette per non dare nell'occhio. Camila si costrinse a tossicchiare per non ridere.
Quando furono sole, però, la voglia di ridere le era più che tramontata. «Pensavo di essere io la prima.» Azzardò Dinah. Il suo umorismo rispecchia benissimo il suo modus operandi "trovare prima la pistola e scoprire dopo a cosa servisse il grilletto".
Camila si incupì: «Non c'è mai stata una lista, cazzo.»
«Quando sei diventata così aggressiva?» Chiese Ally, sinceramente sorpresa.
«Quando ha scoperto cosa si perdeva a causa di Shawn.» Per quanto Dinah stesse scherzando, c'era del disappunto nel suo tono che non poteva essere altro che rammarico. La battuta non era fine a sé stessa, e no, non era dispiaciuta per non aver avuto un'occasione con Lauren. Era dispiaciuta perché Camila non le aveva detto niente a riguardo.
La cubana sospirò. Poteva tenersi sulla difensiva, ma non poteva biasimarla. Anche lei si sarebbe sentita abbattuta al suo posto. «Mi dispiace, ok? È stato tutto molto.. Veloce.. E confuso... E turbolento.» Se avesse dovuto riassumerlo in un solo aggettivo, avrebbe usato "incomprensibile".
«E poi ci siamo allontanate, per un po'... Non volevo pensarci.» Quella era la testimonianza più onesta cui potesse pensare.
Ally occhieggiò il cipiglio di Dinah con aria benevola. Quest'ultima sbuffò solo per ripicca, poi si avvicinò alla cubana e mise fine al suo risentimento con un colpa sulla sua spalla che non provocò più di una risatina.
«Lasceremo i dettagli a quando la tua ragazza sarà pronta a guardarmi negli occhi.» Fu il perdono esplicito di Dinah, mentre Ally le disse solamente che aveva sempre pensato fossero una bella coppia, ma era abituata a tenere per sé i pensieri pericolosi.
Pericoloso era la parola giusta per descrivere il loro rapporto e ciò che avrebbe comportato. Lo era stato fino ad allora, e lo sarebbe stato anche dopo, solo che adesso non avevano solo il sesso a tenerle legate, e questo faceva sperare a Camila in un finale più roseo per le loro promesse.
Lauren rientrò dopo qualche minuto. Stava ancora armeggiando con le sigarette anche se erano perfettamente in ordine. «Alejandro vuole parlarti, ma ha detto che puoi restare se ti va, solo che preferisce ci sia qualcuno con voi.»
Gli occhi della cubana si illuminarono. Forse il clima non era mitigato come in Montana, e camminare scalza sulla spiaggia di Miami le avrebbe procurato un ustione di terzo grado, ma quella pareva l'occasione giusta per ritagliarsi un po' di spazio con Lauren prima di tornare alla grigia realtà.
«Beh, mi sembra un ottimo compromesso...» Intervenne Dinah. «Ma penso che dovremo dare una ripulita se nessuno sta aspirando a diventare un fachiro.» Commentò osservando il mare di vetri rilucenti sul parquet.
Mentre Ally e Dinah litigavano su come fosse più conveniente raggranellare le schegge vitree, Camila era rimasta seduta a fissare Lauren, che aveva alzato gli smeraldi su di lei sorridendo al ritmo dello stesso pensiero.
Forse avevano davvero una speranza di viversi. E lei si che parlava in chiava definitiva.
———
Ciao a tutti!
Stasera aggiornerò di nuovo. Quello di stare sarà un capitolo fondamentale, perciò... vi aspetto!
Spero vi sia piaciuto questo capitolo.
A stasera.
Grazie a tutti.
Sara.
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