Capitolo Ventinove
«Quello era fallo!» Dinah sbraitava più di quanto corresse, motivo per cui lei e Camila stavano perdendo.
«Io non gioco scorretto!» L'espressione scioccata di Ally pareva non potersi sgretolare nemmeno sotto la spellatura dovuta all'ustione del giorno prima.
«Si certo, e Camila è inciampata su una conchiglia?» Sbuffò, indossando le vesti di un arbitro ben poco imparziale. In realtà la cubana aveva annaspato davvero su i suoi stessi piedi, ma non disse una parola mentre si scuoteva la sabbia dalle ginocchia.
«D'accordo, concediamoglielo. Stanno perdendo miseramente.» Soggiunse Lauren, prendendo posto sulla linea che aveva delineato lei stessa con la punta del piede.
Camila la rimirò offesa, ma, quando si posizionò di fronte a lei, nei suoi occhi era rimasto solo il riflesso di un sorriso competitivo.
«Mi sa che stai perdendo.» Mormorò Lauren increspando le labbra cosparse di sale.
«Solo perché giocate sporco.» Aveva le mani già pronte a scattare. Quell'accanimento faceva ridere Lauren, che doveva trattenersi per concentrarsi sul gioco.
«D'accordo. Chi perde questa, prepara la cena. Pronti? Via!»
Dinah partiva dal fondo con la palla in mano, intanto Ally doveva tentare di placcarla prima che entrasse nella zona delineata da Lauren, se la palla riusciva a filtrare e finire miracolosamente nelle mani di Camila, allora a quel punto doveva pensarci la corvina ad agguantarla prima che raggiungesse la meta, contraddistinta da una fila disordinata di conchiglie. Ad ogni giro, si scambiavano le posizioni, cosicché il gioco rimanesse dinamico e divertente per tutti. Era una sorta di rugby rivisitato per principianti allo sbaraglio.
Ally solitamente non riusciva a imporsi contro le mosse autoritarie e manesche di Dinah, così la palla atterrava spesso e volentieri fra le mani della cubana, quando la formazione era quella, ma Lauren le aveva permesso di godersi la vittoria non più di due volte su cinque. Camila era velcoe, ma non abbastanza. Stavolta, anche se le sarebbe piaciuto vederla sorridere esaltata di nuovo, non poteva permettersi di passare la sera ai fornelli, perciò le avrebbe solo lasciato l'illusione di una sconfitta sofferta.
Appena le sue mani strinsero la palla, la cubana scattò nella direzione opposta, sollevando troppa sabbia col tallone per credere che avrebbe avuto la meglio. Lauren le lasciò qualche secondo di anticipo, poi rincorse la sua scia, prendendo slancio grazie alle braccia. Camila non si voltava mai, pensava solo alle conchiglie; sapeva che erano sempre più vicine anche se il sole le abbacinava la vista. Stringeva sempre di più la palla al petto, tanto che il segno zigrinato le aveva inciso il costato. Ordinava alle gambe di muoversi sempre più scattanti, ma l'affanno di Lauren era sempre più vicino. Camila compì un ultimo sforzo, ma mentre allungava la mano, quelle della corvina alle sue spalle le cinsero la vita e stavolta perdere l'equilibrio non fu un vero e proprio incidente, quanto un lasciarsi cadere.
Lauren puntellò le mani al suolo prima di sbattere la testa contro la sua, ma rimase comunque abbastanza vicina da poter sentire il peso del respiro irregolare contro le guance tanto quanto sentiva il peso del suo corpo contro l'addome. «Anche l'ultima volta che siamo finite così avevi perso.» Disse Lauren, abbozzando un sorriso.
«Anche l'ultima volta mi avevi sottovalutato.» Rispose Camila, sentendo anche da lontano i mugugni di Dinah.
«Mi dispiace.» Un po' le dispiaceva davvero, ma vincere in quel modo era un bel modo per non proclamare la sconfitta di nessuno.
«Anche a me.» Prima che Lauren potesse comprendere cosa intendesse dire, Camila protese il braccio, libero lungo il fianco, e conficcò la palla oltre la linea.
Lauren fece spola fra il sorriso furbo della cubana e la palla. Obiettivamente non si poteva considerare una vittoria, ma nessuno aveva messo per iscritto delle regole, dunque si sarebbero potute alzare dichiarando un pareggio. Ma invece rimasero sdraiate al suolo, con la sabbia fra i capelli e il salmastro sulle gote.
«Non devi mai darmi per scontata. Anche se sono sotto, non significa stia perdendo.» Ammiccò Camila, regalandole un bacio casto per smacchiare l'espressione sbigottita.
«Cercherò di ricordarmelo stanotte.» Entrambe incresparono le labbra in un sorriso che non aveva parole da poter spendere alla luce del sole.
Intanto Dinah ed Ally le stavano raggiugendo, una delle due con le braccia in aria e un urlo vittorioso che accompagnava gli ultimi bagliori del sole sotto l'orizzonte. Lauren si alzò e le tese la mano, aiutandola a rimettersi in piedi per godersi un abbraccio trionfante.
Alla fine anche Dinah aveva dovuto scendere a compromessi e accontentarsi di un umile pareggio. Dall'espressione che fece, però, avrebbe preferito prendere la palla in faccia piuttosto che mettersi a tagliare le carote.
I primi due giorni erano serviti per definire gli spazi e dare tempo a Lauren di alzare lo sguardo senza sentirsi di doversi difendere. I quattro giorni successivi, invece, erano trascorsi fra giochi in spiaggia e film sul divano: durante il pomeriggio creatività ed energia erano più scottanti del sole di Miami, ma alla sera perdurava solo la calura del clima, mentre le loro gambe si sfibravano di ogni forza dopo la doccia. Accordarsi sui gusti cinematografici era più difficile. Ally prediligeva commedie rosa, che erano proprie quelle che Dinah saltava senza nemmeno leggere i titoli. Quest'ultima adorava le commedie e non credeva ci fosse modo migliore che finire una giornata se non con una risata. Lauren era cresciuta con film d'azione, mentre Camila era l'unica a poter spaziare perché in diciassette anni aveva arricchito la sua conoscenza di Hollywood, Bollywood e qualsiasi altro centro nevralgico del cinema. Alla fine, se non riuscivano a scendere a patti civilmente, lanciavano una monetina e stavano alla sorte. Durante le scene cruente Ally si copriva gli occhi, mentre durante gli episodi romantici Dinah tappava le orecchie. Camila restava tutto il tempo contro il petto di Lauren, e anche se il film non le piaceva, sperava sempre durasse più del dovuto.
L'idillio stava volgendo a termine, però. Alejandro voleva rivedere sua figlia, e aveva bisogno che Lauren tornasse in tempo per l'accordo. Il sabato pomeriggio sarebbero state di nuovo a casa.
Camila non negava di aver speso più di qualche ora notturna a chiedersi cosa avrebbe ritrovato una volta varcata la soglia. Sapeva che Shawn aveva esortato Lauren, lei glielo aveva detto, ma non sapeva se la sua clemenza sarebbe perdurata una volta che si sarebbero rivisti negli occhi. Era preoccupata che l'accordo saltasse di nuovo, e stavolta senza via di rimedio. Stringeva forte la maglietta della corvina, sperando che bastasse a trattenerla lontana dal pericolo. Avrebbe parlato con suo padre, magari con una scusa, per convincerlo a non mandare la corvina sul campo. E poi, doveva tornare a fingere, a starle lontana, e non sopportava l'idea di addormentarsi in un letto che non avesse l'odore di Lauren.
«Stai bene?» Biasiscò la corvina nella notte, portando una mano sulla sua guancia lattiginosa.
«Sto bene.» Camila si chiese se era la prima volta che si accorgeva dei suoi pensieri, o se era la prima volta che non fingeva di non averla sentita sospirare contro il cuscino.
«Vorrei stare qui ancora un po'.» Ammise sottovoce, non solo per rispettare il silenzio delle ore antelucane, ma anche perché era uno di quei pensieri che potevano essere solo sussurrati.
Lauren schiuse le palpebre trovando gli occhi di Camila fissi su di lei. Si fece più vicina, spostando la testa dal suo guanciale al suo. Camila fece scivolare la mano sotto i capelli della corvina, scostandoli dal viso. «Siamo state molto bene, è vero. Ma non significa che quando torneremo a casa staremo male.»
«Sarà diverso.» Era convinta che Lauren stesse tentando di rassicurarla, ma era inutile pretendere che sarebbe stato lo stesso. Si ricordava benissimo la sensazione di doverla aspettare nella sua stanza, di doversi aggirare per casa costringendosi a guardare altrove, di dover ingoiare il magone ogni volta che Lucy o Keana o chi per loro le si avvicinavano troppo. Non era lo stesso. E temeva che quella sarebbe stata per sempre la loro realtà.
«Lo so, ma saremo diverse anche noi stavolta.» Sorrise la corvina, baciando la mano che la cubana aveva poggiato poco sotto le sue labbra.
«Questo è vero.» Ricambiò l'espressione affabile, baciando direttamente le labbra di Lauren.
La corvina le cinse la vita, attirandola a sé. A Camila piaceva più quel momento di qualsiasi altro: quando smetteva di sentire il freddo delle lenzuola e cominciava a percepire il caldo della sua pelle. Lauren continuò a ghermirle il fianco con una mano, mentre con l'altra scavava delicatamente il suo collo, approdando sulla nuca. Quando le sue dita si arricciarono ai capelli, la lingua della cubana solcò le sue labbra e quella di Lauren si unì alla danza. Camila spinse il bacino contro il suo, strappando un gemito che la convinse a farlo un'altra volta. Il respiro di Lauren si era già infittito, tanto quanto i movimenti scomposti della cubana, ma prima che andassero oltre, la corvina si distaccò dalle sue labbra.
«Camz, domani partiamo presto...» Si racchiudevano ancora fantasie sotto i suoi polpastrelli, che ora però disegnavano solamente sul costato della cubana, trovando un modo per allontanarsi dal suo seno.
«Lo so,» sospirò afflitta. Già doveva spiegare a suo padre perché erano partiti di colpi di pistola e perché uno dei suoi vasi preferiti era stato rimpiazzato con uno comprato su Amazon, non era il momento più adatto per dover spiegare anche le occhiaie o i succhiotti.
«E poi, per quanta voglia abbia di farlo, negli ultimi giorni ci siamo date da fare parecchio... Mi piacerebbe dormire con te stasera, e basta.» La baciò, ma stavolta sul naso.
«Hai ragione, scusa. Non è facile starti vicino senza alzare le mani.» Ridacchiarono, ma dal modo in cui la guardava sapeva che per lei era lo stesso.
Camila si fece più vicina, ma stavolta si limitò a tenere le braccia contro il suo petto e ad affondare la testa contro quello di Lauren, che la teneva stretta. «Buonanotte.» Bisbigliò, ottenendo in cambio un bacio sulla fronte che le conciliò tutti i sogni.
Un refolo algido si intrufolò nella stanza, sollevando con un alito ghiaccio il lenzuolo della cubana. Camila sfarfallò rapidamente le palpebre, stringedosi la coperta addosso. Fuori era ancora buio, e anche dentro. Potevano essere le quattro, o forse le cinque... Troppo presto comunque per trovare il letto vuoto.
«Lau?» Mugolò ancora assonnata. Le sue palpebre ordinavano di tornare nel mondo dei sogni, ma le sue gambe erano già a contatto con l'aria fresca della stanza.
La porta finestra era socchiusa e la voce della corvina proveniva ovattata dall'esterno.
«...Guarda che lo so, Normani. Ho detto che sto tornando, cazzo, calmati.»
Camila si avvicinò, ma rimase nascosta dietro la tende. La voce concitata la induceva a non interrompere, però a restare.
«Digli di darsi un calmata, ho tutto sotto controllo.» Ma dall'enfasi che metteva nell'espirare il fumo sembrava tutto il contrario.
«Torniamo domani, quindi tranquilla. Hai parlato con Chris? Chris, Juan, chiamalo come cazzo ti pare. Sempre mio fratello resta.» Lauren aveva un fratello? Dove aveva già sentito quel nome?
Aspetta...
Aspetta.
Juan? Come Juan il capo della banda avversaria? La banda che aveva fatto irruzione al suo compleanno? La banda che aveva tentato di sequestrarla? La banda che aveva tentato di spararle, due volte? Era stato... suo fratello??
«Non ho fatto male, Normani. Metterlo al comando in mia assenza è stata la cosa migliore. Era la persona di cui mi fidavo di più.» Emise l'ultimo sospiro fumoso e gettò la sigaretta giù dal balcone. Camila si sentì mancare la forza nelle gambe, il pavimento pareva troppo lontano per sostenerla. Rimanere appesa ad un sospiro interrotto era l'unico modo per non sussultare.
«Quando tornerò lo rimetterò in riga e gli ricorderò chi comanda.»
No, non era stato Juan.
Era stata lei.
Continua...
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Ciao a tutti!
Beh, siamo arrivati al capitolo in cui viene fuori la verità che nascondeva Lauren. Ovviamente è il suo carattere ad aver originato i tira e molla con Camila, ma anche questa implicazione ha fatto sì che Lauren si allontanasse da lei. Spero che adesso le sue sfumature siano più comprensibili, come le sue preoccupazioni eccetera...
Nel prossimo capitolo Camila affronterà Lauren, quindi inserirò tutte le spiegazioni del caso. E spero che siano abbastanza per far sì che la storia vi continui a piacere fino alla fine!
Grazie mille per aver letto.
Fatemi sapere cosa ne pensate.
A domani.
Sara.
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