Capitolo Venticinque
Non avrebbe saputo calcolare quante notti aveva passato a fissare il soffito, chiedendosi se fosse l'ultima prima che Shawn raccontasse la verità a suo padre. Ma poi arrivava sempre la notte successiva e le occhiate risentite del ragazzo erano l'unica minaccia che portava sotto le coperte. Lauren manteneva le distanze come sempre aveva fatto, ma ultimamente Camila cercava di starle lontana il più possibile, lasciando che le acque si calmassero prima di tornare a navigarle.
Anche se Alejandro era impegnato giorno e notte nella ricerca della talpa, che ormai dava per scontato fosse sempre più vicina a lui e ai suoi affari, non era il momento giusto per tirare un sospiro di sollievo e convincersi che aveva nemici più insidiosi a cui pensare. Solo perché girava con una pistola sola, non significava che non era capace di sparare due proiettili di fila.
Lucy alzava lo sguardo solo quando Camila lasciava la stanza. Al massimo sfarfallava le ciglia quando era sicura di scontrarsi solo contro la sua schiena. Non sapeva come essere arrabbiata con Lauren, e doveva pur indirizzare su qualcuno i perché delle sue notti insonni. Normani, al contrario, cercava di catturare spesso gli occhi della cubana, ma era quest'ultima a voltarsi sempre prima di poterla confrontare.
Tutto, perciò, si reggeva su un equilibrio statico ma carico, silenzioso ma pronto a scoppiare. Era come udire il ticchettio di una bomba aspettando esplodesse. Dato che Camila ne aveva già fatte saltare troppo, cercava di tenere un profilo più basso possibile, cosicché stavolta non avrebbe avuto colpe su cui rimuginare. Ma l'attesa si faceva sempre più snervante. Stare lontana da Lauren, specialmente adesso, le dava sempre un motivo per svegliarsi nel mezzo della notte. Forse doveva prendere le redini della situazione, ma il cavallo era imbizzarito.
Per una volta fu contenta fosse Shawn a bussare alla sua porta. Fu la prima volta dopo diversi giorni che qualcosa cambiava.
Non aveva bei ricordi dell'ultima volta che era stato lì, per questo varcare la soglia fu più facile farlo a capo basso. «Come stai?»
Come una che ha fatto indigestione di stronzaggine. «Bene, sto bene. E tu?»
Per quanto Shawn volesse il suo benessere, inarcò un sopracciglio come se non lo comprendesse. «Io ho pensato molto. Molto.» Lo sguardo eloquente le riportava alla mente tutti i tuffi al cuore che aveva avuto negli ultimi giorni quando sentiva la porta dell'ufficio del padre aprirsi. «Ascolta, Camila, abbiamo fatto tutti e due degli errori, ma io voglio perdonarti.»
Gli occhi della ragazza si sgranarono come se avessero appena assistito ad un numero di magia senza sapere dove fosse il trucco. Si, aveva messo in conto più variabili, ma tutte concernevano come salvare la vita a Lauren se Shawn avesse cantato, o come mantenere la quiete se Shawn avesse insediato motteggi quotidiani. Tutte le sue opzioni si erano concentrate sul lato peggiore, e ora non sapeva come affrontare l'alternativa migliore senza sentirsi in bilico.
Il ragazzo avanzò un passo fiducioso, ma dal modo in cui le prese le mani intuì che anche lui temesse le nascondesse troppo in fretta nelle tasche. «Camila, io voglio stare con te, non mi interessa di nessun'altra. Questi ultimi mesi sono stati difficili per tutti, ma per te soprattutto, e per questo capisco ciò che hai fatto. È normale essere confusi, ma so che anche tu vuoi me.» Almeno uno dei due lo sa.
«Senti, non ti chiedo di rispondermi subito, però vorrei mi facessi un favore. Non usciamo da tanto tempo, per colpa mia e dei miei stupidi impegni. Stasera andiamo fuori, io e te, va bene? Una sola sera, e poi qualsiasi cosa deciderai mi andrà bene.» Ma dal modo in cui sorrideva si aspettava già una risposta affermativa, o meglio: ne era convinto.
Camila fece spola fra le sue labbra speranzose e le sue pupille intimidite. Non sapeva quale delle due fosse peggio deludere. Non si ricordava di avere le mani nelle sue finché i pollici dell'altro le strinsero il dorso segnalando sia la sua presenza che la sua attesa. «Va bene, ok.» Sospirò infine, lasciando che l'affetto prevalesse sulla fermezza. D'altro canto Sahwn non si sarebbe dato per vinto fino a che non avesse visto la fine, dunque mostrargliela poteva essere il modo migliore per aiutarlo ad andare avanti.
«Fantastico. Ci vediamo giù per le nove?» Chiese, e Camila annuì anche senza sapere quante ore avesse per prepararsi.
Trascorse gran parte del pomeriggio a chiedersi quale vestito trasmettesse meglio il messaggio "voglio andare a letto solo con Lauren Jauregui", ma non credeva che le scollature fossero abbastanza vertiginose per lasciar intendere quanto ne avesse bisogno.
Il sesso non era mai stato presente nella sua vita quanto poteva esserlo per Dinah, una normale ragazza della sua età. A volte si era ritrovata a gemere più forte del dovuto solo perché i respiri grevi di Shawn suonavano come accuse verso il suo silenzio quasi indifferente. Ma da quando le mani di Lauren avevano esplorato il suo corpo, era stato come se per anche lei lo stesse scoprendo per la prima volta. Perciò, mentre si occhieggiava allo specchio, era impossibile non domandarsi cosa quella pelle non avesse ancora provato. E non parlava solo del sesso.
Avrebbe voluto dire di sentirsi in colpa mentre usava Lauren come discriminante per scegliere quanto attillato avrebbe dovuto essere il vestito per dire addio a Shawn, ma quella era la sera dove le bugie finivano, non ricominciavano.
La sua fronte si plissettò mentre raggiungeva Shawn al piano di sotto. Steven, Sandra e Lauren stavano aspettando insieme al ragazzo. Alejandro aveva ripreso le trattative con Juan, ma era un affare del tutto fumoso al momento, in più non si fidava a lasciarla andare fuori con una talpa nelle vicinanze. Ormai era certo che fosse lui il bersaglio, ma quale miglior proiettile per finirlo se non sua figlia?
Shawn le strinse più forte la spalla mentre passavano di fronte alla corvina. Per una volta la cubana era contenta che non avrebbero condiviso l'auto, perché gli sguardi cagneschi dei due avevano il sapore di alta velocità. Camila osservò dallo specchietto gli occhi protettivi di Lauren, ma venne presto distratta dal motore. Shawn non fece parola, anche se la contrazione dei muscoli parlava da sé. Non doveva essere euforico all'idea di passare una bella serata sotto lo sguardo vigile di Lauren; era abbastanza convinto che la corvina avrebbe preferito conficcargli una forchetta nell'arteria piuttosto che salvaguardarlo da minacce. Ma fortunatamente poteva contare su altri quattro occhi. Il pensiero non distese comunque la sua espressione, ma solo Camila comprese che non era l'argenteria o il piombo a preoccuparlo.
Il ristorante era stato scelto, ovviamente, da Alejandro. Il proprietario era un vecchio amico di cui si fidava molto. O meglio: sapeva come farlo fallire se qualcosa fosse andato storto, perciò era certo che sarebbe andato tutto liscio come l'olio. Camila notò subito i due bodyguard all'ingresso e immaginò che non fossero lì per perquisire le borsette delle signore.
«Mio padre dovrebbe rilassarsi.» Sospirò mentre si incamminavano.
«Fa ciò che farebbe ogni padre se avesse soldi e potere.» La cubana non comprese che fosse una battuta finché non vide il sorriso sul volto del ragazzo. Si sforzò di contraccambiare, ma da qualche giorno, per fortuna o per disgrazia, non riusciva più a mentire a sé stessa.
Forse era stato facile farlo per diciassette anni, quando le mura attorno a lei erano l'unica alternativa che possedeva, ma era impossibile farlo adesso che i muri sapeva solo buttarli giù.
Avevano riservato un tavolo appartato e due camerieri per loro. Per la fame che aveva la cubana ne sarebbe basato mezzo, ma si limitò a ringraziare perché almeno l'educazione non l'aveva persa. Il chiacchiericcio di sottofondo era talmente attenuato che pareva una ninna nanna. Scommetteva che tutti i tavoli non apparecchiati fossero stati pagati dalla generosità di Alejandro. Scosse la testa senza alzare gli occhi al cielo prima di sedersi. A qualche metro di distanza presero posto gli alti tre. Lauren preferì mettersi di spalle. E anche per Camila fu più facile così.
Fino alla prima portata Shawn parlò come se non fosse successo niente, come se si trovassero lì solo per riempire il piatto e lo stomaco, ma quando il cameriere servì il vino, Camila lo sorseggiò troppo rapidamente per credere che avrebbe sopportato altri minuti di irrealtà.
Shawn prese in mano il tovagliolo e anche la situazione. «Ti va di ballare?»
Gli occhi della cubana saettarono attorno. «Stanno ancora mangiando.» E non vorrei ti strozzassi con le ostriche.
«Andiamo dove non ci vedono. Vieni.» Ebbe un esitazione persino nell'afferrare la sua mano tesa, ma in fondo sapeva che non si sarebbe dato per vinto se non l'avesse accontentato un'ultima volta, perciò lo seguì verso il terrazzo.
Era abbastanza grande da rendere l'illuminazione soffusa e soprattutto per lasciare che i tre gorilla alle loro spalle sulla soglia. Shawn cinse il busto di Camila fra le sue mani e si approssimò quel tanto che bastava per sembrare che la stesse abbracciando più che conducendo.
«Non è una bella serata?» Il tono sempre più illuso fece sospirare la cubana. Ferire qualcuno a cui teneva era l'ultima cosa che voleva o che addirittura sapeva fare, ma non ne poteva più di quella farsa.
«Shawn, credo che dovremmo parlare.» Avvertì le sue spalle irrigidirsi, ma la presa delle sue mani rimase morbida.
«Io credo che dovremmo goderci questo momento.» Annuì il ragazzo, abbozzando un sorriso che era l'ultima speranza.
«No, Shawn.» Scosse la testa la cubana: «Non c'è niente di questo momento che vorrei ricordare.» Le si ruppe la voce mentre alzava gli occhi su di lui, ma mentenne un'espressione neutra.
«Ma.. Ma perché..» Balbettò, ma nemmeno la sua illusione poteva persistere davanti agli occhi vitrei della cubana. «Tu non vuoi... Non vuoi riprovarci.» Dal modo in cui tutto il suo viso farfugliò, parve la prima volta che prendeva in considerazione quell'alternativa, e improvvisamente non era solo "un'alternativa".
«Non servirebbe a niente.» Confessò deglutendo.
«Ma perché? Ti ho perdonata, non ho detto niente a tuo padre... So che è stato un momento di debolezza, perché...»
«Non è così. Lo volevo, Shawn.» La verità era meglio di altri dui anni di bugie, ma di primo acchito lo feriva più un attimo che il prospetto di tutti gli altri giorni.
«Va bene,» si ricompose come se anche per quell'affermazione avesse un modo per difendersi. «C'è sicuramente attrazione fisica. Lo capisco! Lauren è una bella ragazza...»
«Shawn.» Lo interruppe bruscamente la cubana.
«No.» Lui non le aveva mai sentito pronunciare quelle parole, ma dal tono con cui lo chiamò comprese che non poteva preludiarne altre.
«Shawn, non rendermi le cose difficili. Per favore.» Pareva sul punto di piangere, ma la sua espressione marmorea scacciava qualsiasi lacrima.
Il ragazzo si distanziò di qualche centimetro da lei, e Camila comprese che era l'ultima volta che sarebbero stati così vicini. «Dimmelo.» Era bravo a dare ordini, ma ora la stava supplicando. «Per favore, Camila. Devi dirmelo.»
Lauren avrebbe preferito andare in missione, qualsiasi missione, piuttosto che sorbirsi in silenzio la seratina romantica di Camila. Non che la infastidisse più di quanto già aveva ammesso a sé stessa, ma detestava sentirsi alle dipendenze di un ragazzino. Sandra e Steven condividevano sigarette e impressioni su ciò che si stavano dicendo, ma la corvina li ignorava, fumando solo dal suo pacchetto e attingendo solo dai suoi pensieri.
Improvvisamente, però, Shawn fece un passo indietro come se avesse appena messo il piede nel mare troppo freddo. Camila rimase impassibile. Si scambiarono uno sguardo abbastanza duraturo da chiedersi che cosa stava cercando di perdonarle o dimenticare, ma infine nessuna delle due sembrò essere una scelta, perché il ragazzo si allontanò sbrigativamente dalla cubana e l'unica cosa che disse mentre varcava la soglia fu: «Accompagnala tu a casa.» Non c'era necessità di spiegare a chi si stesse riferendo.
Camila teneva le braccia conserte e gli occhi fuori dal finestrino. Lauren non aveva ancora fatto altro che ingranare e scalare le marce, incapace, secondo lei, di dire qualcosa di giusto in quel momento. Perché, per quanto volesse dirsi dispiaciuta per Camila, non riusciva a pensare alla rapidità con cui Shawn se ne era andato, e aveva timore di scoprire dove o perché.
«Che è successo?» Un cazzotto in piena faccia sarebbe stato più delicato. Strinse il volante maledicendosi per il suo carattere del cazzo. Doveva farci i conti tutti i giorni, con ciò che non riusciva mai a conquistare perché intrappolata nella gabbia della sua personalità.
«Niente. Gli ho detto la verità.» Il tono neutrale non era una buona avvisaglia, secondo Lauren.
«La verità? Che verità? La sapeva già la verità. Che verità dovevi dirgli?» Non balbettava solo perché negli anni aveva imparato a non abbassare il mento davanti a ciò che la faceva sudare.
«La verità, Lauren.»
«Perché c'è una verità che non aveva già visto con i suoi occhi?» Aumentò il volume. Camila si voltò verso di lei come quando si voltava se si rompeva improvvisamente un bicchiere.
«Lascia perdere.» Non aveva qualcosa da dirle se l'altra non riusciva nemmeno a guardarla.
«Camila, voglio sapere che cazzo...»
«Dio! Accosta.» Ingiunse la cubana, con la mano già sulla maniglia. Improvvisamente l'aria del finestrino non era abbastanza per i suoi polmoni.
«Cosa, ma...»
«Accosta!» C'era più urgenza nella sua voce che rabbia. Lauren fiancheggiò la carreggiata, lasciando i fanali accesi; si aspettava fosse una cosa veloce. «Ho bisogno d'aria,» disse semplicemente la cubana mentre scendeva dall'auto.
Lauren rimase a rimirarla mentre camminava fra un fascio di luce e l'altro, e si decise a raggiungerla solo quando si adagiò contro il cofano. La corvina spense l'auto. Sentiva che aveva bisogno di più buio possibile per affrontare la conversazione rimasta in sospeso.
Il sospiro della cubana le fece intendere che non era pronta per averla lì, motivo per cui Lauren scelse di appostarsi dall'altra parte del cofano, abbastanza distante da lasciare che le braccia conserte di Camila penzolassero nel vuoto. «Camila, le conseguenze potrebbero essere gravi, e lo sai. Voglio solo sapere da cosa dovrò proteggermi.»
«Tu vuoi sapere da cosa dovrai scappare.» Mormorò sottovoce, ma non abbastanza sommessamente da non essere udita dalla corvina, che comunque pretese di non aver sentito. Era abbastanza buio, ma non troppo silenzioso per disperdere parole che sapevano già di pentimenti.
«Camila...»
«Gli ho detto la verità, Lauren. Va bene?» Si girò di scatto. «Gli ho detto che non sono innamorata di lui.»
«Lo sapeva già, o mi sbaglio?» Forse se non avesse liquidato l'argomento come se non la riguardasse Camila avrebbe evitato di sputarle addosso il bruciore che le attanagliava lo stomaco.
«Si, ma gli ho anche detto che sono innamorata di te.» Disse, mentre già si incamminava verso la portiera ancora aperta.
Lauren rimase paralizzata. Il suo cuore farfugliava tanto quanto il suo stomaco, ma le mani e le gambe tremavano troppo per comprendere come agire. Dentro di lei qualcosa le suggeriva di avvicinarsi alla cubana, anche se non sapeva ancora per fare o dire cosa, ma si sentiva come investita da una folata di vento: forzata a camminare controcorrente.
Se prima non sapeva come scendere dall'auto, ora non aveva idea di come risalirci. Camila le rese le cose più semplici trascorrendo tutta la durata del tragitto rivolta verso il finestrino. Solo quando giunsero dentro il cancello della villa, Lauren comprese che avrebbe dovuto dirle qualcosa per non perderla.
Ma non lo fece. O perlomeno: non lo fece in tempo. Camila le concesse qualche secondo, ma oltre una soglia stabilita dalla sua tolleranza sentiva di ferire la sua dignità aspettandosi qualcosa di più del silenzio.
«Avevo solo bisogno di dirglielo, e lui di sentirselo dire. Tranquilla, non ho mai preteso lo fossi anche tu. Ho capito che non lo saresti mai stata il giorno che ti ho parlato a cuore aperto e tu non hai fatto una piega. Comunque non ha importanza.» Lo pensava davvero, però si intrattenne ancora qualche secondo, come se si aspettasse ancora qualcosa. Quando il silenzio si protrasse, seppe di meritarsi di più.
Aprì la portiera e si avviò verso l'ingresso. Stavolta si richiuse l'uscio troppo velocemente per credere che stesse ancora aspettando.
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Ciao a tutti!
Si, lo so, è un capitolo difficile da digerire, ma credo che più avanti capirete perché era l'unica scelta al momento. Anche se, ovviamente, c'è da considerare anche il carattere di Lauren.
Da qui in poi (iniziando fra pochissimi capitoli) sarà un alternarsi di colpi di scena che ho in serbo da un po', perciò vi aspetto!
Spero vi sia piaciuto!
A domani.
Sara.
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