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Capitolo Diciannove

Era contenta di non aver indossato abiti attillati, perché la stoffa adesso si modellava sotto il tocco caldo di Lauren. Più Camila la baciava più necessitava di sentire le sue mani dappertutto su di lei. Il corpo della corvina spingeva contro il petto ansimante della cubana. Camila scese lungo i suoi fianchi per poi risalire verso i seni. Lauren dovette schiudere le labbra per riprendere aria quando le sue dita palpeggiarono le sue forme attraverso il vestito. Gli occhi di Camila rilucevano di lussuria, ma erano le sue labbra tumide a elettrificare la spina dorsale di Lauren.

Con la mano le sollevò prima il lembo del vestito e dopo la gamba, portandosela contro il fianco. Un gemito strozzò il respiro della cubana quando i loro bacini cozzarono assieme. Il sorriso malizioso di Lauren non impedì all'altra di strusciarsi contro di lei, lasciando che le sue labbra si increspassero sempre di più.

«Te lo sei messa per me, ammettilo.» Sussurrò contro il suo collo, mentre con le dita le lambiva soltanto l'interno coscia.

«Sta' zitta.» Disse a denti stretti, ma intanto arrancava in cerca di un contatto più fisico.

«E starò anche ferma se non rispondi.» Lasciò la mano adagiata sulla sua pelle, ma i polpastrelli rimasero inermi.

Il suo sguardo incupito non poteva sopraffare il pulsare del suo centro. Ogni fibra del suo corpo si opponeva alla resistenza dell'orgoglio. Poteva incrinare le labbra, ma finiva comunque per desiderare fossero i suoi baci a farlo al posto suo. «Va bene, va bene» ansimò, socchiudendo le palpebre mentre confessava: «L'ho messo per te.»

L'indice insoddisfatto della corvina raccolse il suo mento evasivo. «Guardami.» Le loro iridi erano incubi ad occhi aperti, ma le loro labbra avevano la consistenza dei sogni. Lauren vi ci si tuffò senza riserve, approfondendo il bacio subitamente.

Camila abbracciò il suo slancio contorcendosi contro di lei. Cercava di supplire il mancato contatto della pelle, ostacolata dal tessuto, frizionando i loro corpi sempre con maggior impeto. Lauren avanzava lungo la sua gamba, carezzandone i brividi e gli istinti. Scoprì l'epidermide fino all'inguine, e allora sì che il sorriso si slargò sul suo viso. «Queste sono sicuramente per me.» Bisbigliò contro la sua bocca umida, giocherellando con l'elastico di pizzo.

Camila le afferrò risoluta il viso fra le mani, e con gli occhi dentro ai suoi: «È tutto per te, va bene? Tutto.» Le strappò un bacio sperando il rossore delle labbra confondesse quello delle guance: «Tutto.» Ribadì sommessamente, ma stavolta furono le orecchie della corvina a incendiarsi.

Lauren le ghermì il collo in una carezza, quindi morse le sue labbra con fervore mentre la punta della lingua scivolava dentro i suoi ansiti e la punta delle dita scivolava dentro di lei. Il suo corpo era un brivido perpetuo. Avvertiva ogni nervo concentrarsi nel suo ventre, pompare nel sangue bollente.

«Cazzo, Lauren.» Ansimò dopo qualche spinta, baciandole mento, collo e labbra.

La corvina si fece più vicina: «Dillo ancora.» Camila teneva gli occhi socchiusi, ma i suoi erano fissi sull'espressione estatica e bisognosa della cubana.

«Lauren.» Conficcò le unghie sulle sue spalle, strappandole prima un sussulto poi un sorriso. La corvina approfittò per imprimere un bacio sul suo collo teso all'indietro, mentre il ritmo del polso accontentava la smania di Camila.

«Ancora.» Sussurrò a corto di fiato, inabissando le dita nel centro del suo piacere. I fianchi dell'altra scattarono verso di lei, lasciando che affondassero ancor di più. Camila si aggrappò alle sue spalle sussultanti mentre i muscoli chiedevano di più.

«Lauren, La..» Ansimò premendo il pollice contro le labbra della corvina, affinché la lasciasse respirare per qualche secondo senza boccheggiare.

Improvvisamente la porta alle sue spalle sbuffò. Camila non ebbe nemmeno l'accortezza di strabuzzare gli occhi. Fece pressione con la schiena, trattenendo Lauren a sé: «Occupato.»

Ma la sua voce era un sospiro sfibrato e di nuovo qualcuno tentò di entrare. «Occupato, cazzo.» Stavolta lo pronunciò forte e chiaro, ma subito dopo dovette immergere la bocca contro la spalla della corvina e stringersi ai suoi capelli.

«Oddio, mi scusi. La lascio finire.» Disse la voce dall'altra parte allontandosi svelto.

«Ecco, bravo.» Rispose sarcastica, improprando le labbra di Lauren con un sorriso rosso e vivo.

La corvina percepiva il corpo della cubana irrigidirsi, così le sue spinte si fecero più decise e profonde. Direttamente proporzionali ai gemiti della cubana: «Lauren, sto..»

«Dimmelo.» Le baciò i tendini contratti del collo, ma Camila non riuscì a terminare la frase se non con l'affanno. Le sue gambe si intorpidirono subito dopo, come se fossero stanche solo ora che la mano di Lauren si allontanava da lei. Rassettò il respiro ma lasciò perdere il respiro, per ora, focalizzandosi invece su quello della corvina, ancora abbastanza vicino da poterlo inalare.

«Mi sa che abbiamo perso la portata principale.» Sogghignò Lauren, accasciandosi contro la spalla esposta della cubana. Era ancora arrossata per i baci e i morsi.

«Magari faranno il bis.» La sua voce era troppo suadente per riferirsi al caviale.

Lauren alzò lentamente lo sguardo su di lei. A vederla da quella prospettiva, un po' inclinata e un po' affaticata, avrebbe detto che dietro il suo sorriso salace si celevano parole che nemmeno i respiri potevano proferire: «Camila, non c'è tempo.» La sgridò, ma scuotendo dolcemente il capo.

«Lo so,» la cubana la fissava negli occhi mentre le scostava una ciocca inanellata dietro l'orecchio. Anche le sue iridi parevano inanellarsi di pensieri intelleggibili. «Lo so.» Sentirla sospirare in quel modo greve fu come chiedersi perché si rannuvolava il cielo se era primavera.

«Andiamo.» Declamò infine, allontandola piano piano, come se fosse più pesante da spostare che da tenere addosso. «Esco prima io.» E per la prima volta, rimirandole le spalle, la vide più nuda di quanto il tessuto lasciasse scoperto.

Le afferrò il polso, ma non sapeva cosa farci con quella sensazione e tantomeno sapeva come guardare nei suoi occhi senza sprofondare nel candore sentendosi l'unica macchia della sua vita. : «Stai bene?»

La mano della cubana raccolse prima le sue insicurezze poi la sua guancia: «Si.» Ma il suo sorriso mogio non la rassicurò. Le dispiacque non avere altre parole per trattenerla ancora un po'.

Camila aprì la porta disinvolta e si avviò lungo il corridoio. Solo quando il suo respiro fu percepibile sopra il rumore dei suoi tacchi, Lauren la imitò. Le bollicine avevano animato le conversazioni più di prima, tantoche nessuno aveva cronometrato l'assenza delle due, nemmeno Lucy, che era troppo impegnata a discutere con un ragazzo per il modo in cui le guardava il fondoschiena. Shawn fece penzolare il braccio sulle spalle della cubana come se fosse sparita solo pochi secondi prima, ma non si accorse del promontorio di baci rossastri costellato proprio sulla porzione dove ricamava il suo dito.

Lauren riprese il suo posto occultando un sorriso. Normani, però, le gravitava attorno da abbastanza tempo per accorgersi della sbavatura del rossetto sotto al suo mento. «Ti servirà questo.» Le porse il tovagliolo senza soggiungere chiarimento; non c'era spiegazione che i suoi occhi non potevano trasmettere.

Lauren lo intinse nell'acqua e discretamente tamponò la zona segnalata dall'amica.

«Non so con chi tu stia andando a letto, ma ti conviene che non lo scopra Lucy.» Mormorò sottovoce, permettendole solamente di roteare gli occhi al cielo.

«Non lo scoprirà.» La rassicurò, ma uno sguardo furtivo nella sua direzione le sfuggì comunque. Sapeva che era rischioso irritarla, figuriamoci se avesse saputo con chi stava passando il suo tempo libero adesso.

«Bene.» Normani si preoccupava solamente dell'integrità del gruppo ora che qualcuno minava proprio quella. La squadrò da capo a piedi. Ora, oltre la filippica, emanava un certo scetticismo cauto. «Ci vai solo a letto, spero.»

«Vuoi che ti dica dove l'abbiamo fatto fino ad oggi?» Inarcò un sopracciglio la corvina, incassando un'occhiata risentita.

«Sai cosa intendo,» intanto il dessert veniva servito al posto del piatto vuoto.

Preferì assaggiare prima lo champagne che la cioccolata. Per rispondere ne aveva più bisogno. «Ci stiamo solo divertendo.» Scrollò le spalle, ingollando un altro sorso.

«Bene, meglio così. Molto meglio.» Adesso poteva godersi il tortino caldo senza rischiare di rigurgitarlo.

Lauren annuì fra sé e sé, concordando con l'affermazione della collega che però continuava a risuonarle in testa come una vecchia bugia che non aveva raccontato prima. Il ritornello stonato di una bella canzone, la corda rotta della chitarra.

A fine serata, dopo applausi ingiustificati e risate talmente sguaiate che solo i più ubriachi potevano ritenere reali, Shawn si avvicinò per salutare Normani e poco dopo lo raggiunse Camila. «Vado a letto, sono stanca morta.» Biascicò. Lauren osservava il piatto vuoto con più concentrazione del dovuto.

«Di già? Ti senti bene?» Chiese Shawn.

«Si, penso di aver bevuto troppo vino.» Anche Camila si impegnò più del dovuto per un semplice sorriso.

«A proposito, ne hai un po' sul vestito.»

La cubana toccò il lembo indicato dal ragazzo, preoccupandosi già per la macchia, ma quando rimirò il polpastrello sorrise: «Ah no, è solo rossetto. Grazie. Buonanotte.» Si girò troppo alla svelta per notare lo sguardo paralizzato della ragazza, che si spostò dilatato su Lauren.

«No...»

La corvina socchiuse gli occhi.

«No, non è vero.» Sperò fino all'ultimo, ma le palpebre e le labbra serrate era una conferma troppo tangibile per nascondersi dietro la speranza.

«Lauren, cazzo.» Digrignò i denti.

«Stai zitta.» Inspirò profondamente, «va tutto bene.»

«Tutto bene niente! L'unica persona che non dovevi nemmeno sfiorare te la stai portando a letto!»

La fulminò con lo sguardo, inducendola al silenzio: «Ho detto che non devi proeccupartene, va bene? È tutto sotto controllo, tutto nella norma. Questo non cambierà... Beh, niente. Stai tranquilla, ok?»

Si ammutolì, ma lo sgomento la tormentò per tutta la sera.

*****

Alejandro aveva lasciato che fosse Shawn a svegliarla. Forse presumeva che la faccia del ragazzo gli risparmiasse il cruccio della cubana, ma si ricredette subito quando varcò la soglia. La vista delle valigie, però, tramutò il suo cipiglio in perplessità. «Devo andarmene di nuovo?»

«No, tu devi restare.» Le baciò la fronte, ma fu come ricevere una bomba impacchettata con una rosa. «Sono io che vado. Si tratterà solo di pochi giorni, giusto il tempo di sistemare gli ultimi accordi con i colleghi.» A quanto pareva una pace poteva fare a meno della burocrazia ma non delle trattative.

«Si, ma.. È sicuro?» Notò i ghigni sui volti dei presenti, come se avesse appena posto la domanda più stupida del secolo. E forse lo era davvero, ma sarebbe stato carino non farglielo notare tanto palesemente.

«Camila, come ti sarai resa conto, niente è sicuro. Ma da oggi lo sarà il più possibile, te lo garantisco.» Fece una pausa per ripetere le ultime direttive riguardo le valigie, poi tornò a sorriderle come se non avesse mai smesso di farlo: «Per quanto sono grato tu ti preoccupi per me, la tua sicurezza è la priorità.»

«Cosa mi stai chiedendo, esattamente?» Sospirò, già annoiata dalle ambage. Potevano attaccare con i suoi collaboratori, ma non su Camila.

«Ti sto chiedendo di fare la brava, di non fare di testa tua come sempre e seguire quello che Kordei ti dirà di fare in questi giorni.» La stanza era quasi sgombra, Alejandro stava indossando la giacca con più fretta rispetto a come parlava.

«Normani?» Domandò col naso arricciato la cubana.

«Si. Non ho bisogno di granché se non protezione, quindi ti lascio nelle mani di Kordei. Resta anche Lucy, per coprire le entrate.» Si distrasse con un pliche di documenti, quando rialzò lo sguardo erano riordinati e la giacca rassettata.

«Fantastico,» mormorò Camila, roteando gli occhi al cielo.

«Tranquilla,» le mani nerborute del padre le afferrarono le spalle con fare rassicurante, ma per qualche ragione ignota la cubana sentiva che non aveva niente di cui confortarsi: «So che non ti sentiresti sicura in una villa così grande con due persone apparentemente sconosciute. Resta anche Lauren.» Qualcuno mi dica che è un incubo.

«Ci vediamo presto. Fai la brava.» Con un ultimo bacio si richiuse la porta alle sue spalle, lasciandola a sbuffare proprio come la prima volta che l'aveva conosciuta.

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