CAPITOLO 11
Robert Lightwood alzò un sopracciglio alla vista dei fratelli che affiancavano Alexander.
"Spero che tu non abbia combinato un casino dei tuoi, Alexander. Sarebbe davvero deludente, temo."
Alexander sospirò. "No, padre. Non è così, non ho combinato niente, ma vorrei parlare con voi di un... argomento abbastanza importante, che mi sta particolarmente a cuore." Maryse guardò il figlio, preoccupata. "È così preoccupante, Alexander? Mi sembrerebbe di sì, visto il comportamento dei tuoi fratelli." La signora Lightwood portò lo sguardo sui figli, valutandone l'atteggiamento.
"Vi devo parlare di una persona importante." "Chi è lei? Spero provenga da una buona famiglia." Alexander guardò leggermente Izzy e Jace, preoccupato.
"Non è una lei. Mi sono fidanzato con un ragazzo." Robert si fermò. "Come scusa? Sei fidanzato con un ragazzo?" Alec annuì. "Sì, padre. Mi sono fidanzato con un ragazzo, da poco." "E di Lydia che mi dici? Non avevate una relazione?" "Eravamo solo buoni amici, padre. Non vi era alcun interesse romantico."
Robert sospirò. "Quindi solo perchè non ha funzionato con Lydia, hai deciso di provare con dei ragazzi. Sul serio, Alexander? È abbastanza deplorevole come comportamento. Hai dubito uno shock di recente? Qualcosa ti ha sconvolto?" Alec fissò il padre, sconvolto. "Cosa? Solo perchè sono gay, non vuol dire che ho subito uno shock! È un pensiero molto retrogrado, questo!" Robert si alzò, lentamente. "Bada a come parli, ragazzino. Sono tuo padre. E non voglio un figlio invertito, che non conosce cosa voglia dire essere normale."
Maryse si alzò, mettendo una mano sulla spalla del marito. "Robert adesso stai esagerando." Robert alzò seccamente una mano. "Non interrompermi. Non ho ancora finito."
Alexander alzò lo sguardo. "Non sei nessuno per dirmi cosa deve piacermi! Sono innamorato del mio ragazzo e non può interessarmi cosa tu pensi!" Robert scosse la testa. "È davvero sciocco il tuo atteggiamento, Alexander. Vai in camera tua. Non potrai più vedere questo... invertito, e se lo farai, o uscirai sa questa casa per andare da lui... puoi smettere di considerarti mio figlio."
Alexander si alzò in piedi.
"Trova qualcun altro da controllare, Robert. Preferisco essere felice che vivere con te. Non sei nessuno per rovinarmi la vita. Sei solo un codardo che teme l'opinione altrui. Mi fai pena."
Il maggiore dei figli Lightwood, ignorando i richiami dei genitori, uscì di corsa di casa, componendo il numero dell'unica persona che lo avrebbe capito.
"Ehy, Magnus. Ho parlato con mio padre e... non è andata molto bene."
"Dove sei, adesso? Dimmi, ti raggiungo." "Soni davanti a casa tua, in realtà. Ho preso un taxi... io..." "Sali."
Il ragazzo salì a casa di Magnus.
Alla porta, il gatto del padrone di casa lo accolse, strusciandosi sulle sue gambe. "Ciao, Chairman Meow." Magnus sorrise brevemente. "Sembri sconvolto. Com'è andata con i tuoi?"
Alexander fissò il ragazzo, entrando nella casa dopo aver ricevuto un cenno dall'altro.
"Ho detto loro che avevo una relazione con un ragazzo e mio padre è impazzito. Mi ha chiesto quale shock mi avesse sconvolto. Perchè per lui poteva essere solo lo shock la causa di tutto. Non poteva essere qualcos'altro. Io... non volevo dirgli quelle cose, dopo, ma mi sono arrabbiato." Magnus annuì. "Tuo padre non doveva dirti quelle cose." "Ha detto che se avessi rivisto il ragazzo con cui stavo, avrei smesso di essere suo figlio." Magnus lo fissò, sconvolto. "Ma sei venuto qui. Subito dopo." Alexander annuì, seriamente. "Non voglio dover essere infelice solo per le sue opinioni. Io voglio stare con te, altrimenti avrei continuato a stare con Lydia. Era mia amica e sapevo che non avrebbe mai fatto niente con me. Era una buona scusa da mostrare a mio padre. Ma... ho conosciuto te e ho capito che non mi interessa se mio padre mi odierà, adesso."
Magnus gli prese le mani con le sue. "Hai detto una cosa bellissima, Alexander. E vorrei anche offrirti questa umile dimora fino a che non avrai sistemato le cose con i tuoi. Potrebbe essere stata la rabbia a parlare, e tuo padre potrebbe tornare sui suoi passi." Alec annuì, corrugando le sopracciglia. "Forse hai ragione, Magnus. Immagino che, con il lavoro che fa, sia abituato a riflettere dopo aver saputo le cose..." "Il lavoro che fa? Perché, che lavoro fa tuo padre?" "È nella polizia dello stato di New York. Lavora nella divisione Crimine Organizzato. È il direttore." "E tua madre?" "Procuratore distrettuale." "Bei lavori. Avranno influito anche sul vostro rapporto." Alec annuì. "Sì. Ogni volta che discutiamo con loro, è come portare avanti una partita di scacchi. Bisogna essere più furbi dell'avversario, ed evitare errori stupidi. Una piccola distrazione coincide con lo scacco matto."
Magnus sospirò. "Beh, puoi stare qui finché serve." Alec sorrise. "Grazie. Oggi posso rimanere? I libri me li possono portare Izzy e Jace a scuola e... non voglio rivedere mio padre adesso. Oggi, almeno. Poi spiegherò a Max tutto." "Max?" "È il mio fratello più piccolo. Forse non ha capito qualcosa che io e mio padre abbiamo detto." "Era presente anche lui? Tuo padre ha detto quelle cose davanti a lui?" Magnus sembrava sconvolto. Alec annuì. "Sì. Quando avevo detto di voler parlare con i miei, Izzy, Jace e Max sono venuti con me. Volevano supportarmi, penso. Ma, mentre Izzy e Jace sapevano cosa avrei voluto dire, Max no. È troppo piccolo, non volevo dovesse anche riflettere su queste cose. Poi, lo ammetto, ero anche spaventato dall'idea che si lasciasse sfuggire qualche cosa con i miei. Sarebbe stato abbastanza imbarazzante. Per non parlare delle accuse che mi avrebbe rivolto mio padre." "Traviare giovani menti?" Alec annuì, nervosamente. "Qualcosa del genere, sì."
Magnus sorrise. "Puoi stare qui oggi. Domani ti accompagno a casa tua, così puoi parlare con i tuoi o svuotare la tua stanza dai tuoi oggetti. Ho una stanza degli ospiti." "Adibita proprio per accogliere fuggitivi?" Magnus annuì. "Occasionalmente anche per contrabbando di glitter e capi di alta moda. Ma soprattutto per fuggitivi." Alec sorrise. "Grazie, Magnus. Sei davvero gentile."
Nel tardo pomeriggio, mentre ripassavano per il giorno dopo, Alexander chiese. "Magnus... ma con i tuoi genitori cosa è successo?"
Magnus fece un sorriso triste. "Immaginavo me lo avresti chiesto. Mi aspettavo questa domanda da un po' in realtà. Mio padre, quello vero, se ne era andato quando ero molto piccolo. Aveva scoperto che mia madre aveva un amante e aveva deciso di tagliare i legami con lei." Alexander gli prese una mano tra le sue, stringendola forte.
"Mi dispiace." "Non importa, è giusto così suppongo. Comunque, mia madre aveva sposato questo... uomo, il mio patrigno. Erano molto all'antica, soprattutto considerando che provenivano dall'Indonesia." Alexander non disse niente, lasciando che Magnus riordinasse i suoi pensieri.
"Avevo trovato un fidanzato. David. Era davvero spettacolare, gentile e premuroso. Dopo un mese che stavamo insieme, ho deciso di dire ai miei genitori la verità. Appena ho finito di parlare, mi hanno cacciato di casa. E se non lo avessi fatto, mi avrebbero probabilmente ucciso con la spranga. Sono fuggito e sono corso da David. Lì... l'ho visto con una mia ex, Camille. Stavano... beh, puoi immaginarlo." Magnus abbassò lo sguardo. "È colpa mia... non sono stato capace di farmi amare...."
Magnus venne interrotto dalle braccia di Alexander intorno al corpo. "Non dire cavolate. Sei una persona bellissima, Magnus. E se loro non lo notano... beh... ci perdono solo loro. Meriti di meglio di quel David o quella Camille. Sei una persona meravigliosa. Ti meriti qualcuno che ti ami senza riserve, che ti metta sempre al primo posto. E che sia disposto a rischiare tutto, per te." "Come te?" "Io non sono così meraviglioso, ma... mi piacerebbe essere quella persona, sì."
Alexander arrossì, abbassando lo sguardo.
"Grazie, Alexander. Mi fai sentire.... amato."
Il moro gli diede una bacio sulla guancia. "Ti meriti il meglio da questo mondo, Magnus. Solo il meglio."
Il giorno dopo, dopo la scuola, Magnus e Alec si diressero verso la casa di Alexander.
"Sei sicuro di essere pronto?" Alec scosse la testa. "No, non sono pronto. Ma devo... sono contento tu sia con me..." Magnus sorrise, bussando alla porta di Casa Lightwood.
"Alec!" Un bambino di otto anni aprì la porta, abbracciando il ragazzo.
"Max! Stai bene?" Max annuì. "Quando te ne sei andato, mamma e papà hanno cominciato ad urlare. Non avevo mai visto mamma così arrabbiata. Ha detto che eri suo figlio e che papà avrebbe anche potuto andare da quella donna, se non gli piaceva questa famiglia." Alec impallidì, sentendosi in colpa.
"Papà se ne va? O rimani tu o rimane lui?" Alec scosse la testa. "Ieri mamma era solo arrabbiata, Max. Non temere. Poi papa tiene troppo a te per andarsene." "E tu? Te ne andrai?" Alec sospirò. "Se papà vuole, sì. Ma non smetterò mai di esserti vicino, Max. Sei il mio fratellino, no?" Max sorrise. "Mi preferisci a Jace, vero?" Alec annuì. "Certo!"
Il bambino portò il suo sguardo su Magnus. "Tu sei il ragazzo di Alec? Devi essere davvero speciale! Alec stravede per te!"
Mentre Alexander arrossiva, Magnus sorrise al bambino. "Anche io tengo molto ad Alexander. E, sicuramente, stravede molto più per te." "Sì, ma sei il primo amico di Alec al di fuori della famiglia! È molto scontroso, con le persone che non conosce. Gli altri lo prendono per cattivo, ma non lo è."
Una voce interruppe il bambino. "Max, cos'è tutto questo fracasso? Non hai imparato un po' di Galateo?" "Scusa, papà. Non volevo."
Lo sguardo di Robert cadde sul figlio maggiore e sul suo accompagnatore.
"Buon pomeriggio. Volete accomodarvi nello studio? Io e tua madre volevamo parlarti, Alexander. Senza la confusione generata da tre adolescenti."
Alexander annuì, stringendo una mano a Magnus.
Poi, scompiglio i capelli al piccolo Lightwood. "Ci vediamo dopo, campione." Max sorrise, per poi correre verso le scale.
"Non correre, Maxwell. Lo sai che non è per niente educato." "Oltre che essere pericoloso." Commentò Alexander, sentendosi rispondere subito dopo con un "Scusa, Alec."
Robert portò nuovamente lo sguardo sulla coppia, soffermandosi sulle mani intrecciate. "Se volete seguirmi."
I tre si avventurarono per i corridoi.
Troppo spaventato da quello che sarebbe potuto accadere da lì a poco, Magnus presto poca attenzione alle stanze, o alla maestosità degli interni.
"Benvenuti, gradite qualcosa da bere? Del tea?" Magnus vide davanti a sé una donna molto bella e sicura di sè. Stava in piedi, con la schiena dritta e la testa alta.
"Grazie, madre. Lo apprezzeremmo molto entrambi."
Alexander prese parola, abituato più dell'accompagnatore ai modi di fare dei suoi genitori.
"Molto bene. Hodge, per favore, porteresti quattro tazze di tea con dei biscotti?" "Certo, signora Lightwood, subito. I vostri ospiti desiderano qualcos'altro?"
Magnus si voltò, notando solo in quel momento un uomo sui quarant'anni in piedi di fianco alla porta.
"No, Hodge. Un tea basterà." Disse Robert, congedando il domestico con una mano.
L'uomo se ne andò.
Maryse indicò delle sedie ai due ragazzi, sedendosi a sua volta, presto imitata dai tre uomini con lei.
"Molto bene. Direi che le presentazioni sono obbligatorie. Alexander." Robert guardò il figlio.
Alec annuì. "Scusatemi. Madre, padre, questo è Magnus Bane. Viene a scuola con me, è del mio stesso anno. Ci siamo conosciuti in un club del nostro liceo. Magnus, questi sono i miei genitori, Maryse Trueblood in Lightwood e Robert Lightwood."
Magnus sorrise ai due. "È un enorme piacere conoscervi, signori Lightwood. Alexander è una persona splendida. Deve aver sicuramente preso da voi."
Maryse lo fissò, lievemente sorpresa. Robert sbuffò. "Queste moine non la porteranno da nessuna parte, signor Bane. Anzi, mi convinceranno sempre di più delle mie opinioni. Ma forse, per far capire ad Alexander il suo errore, sarebbe meglio lasciarlo continuare con le sue opinioni. È un ragazzo molto convinto e leale, temo." Magnus sorrise leggermente. "Non sono moine. Se Alexander è cresciuto in un modo così eccellente, diventando uno splendido giovane uomo, con dei principi morali così ferrei e una volontà ancora più forte, deve essere merito della vostra educazione. Non posso dire di conoscere molto bene i vostri altri tre figli, ma sembrano delle ottime persone."
Robert rifletté sulle parole del giovane indonesiano. "Pensi davvero quello che hai appena detto? Su mio figlio?"
Magnus annuì. "Sì, lo penso sul serio. Mi sento fortunato di averlo conosciuto. Non mi sarei mai perdonato il non averlo mai incontrato. Mi dispiace dire che, senza quel club, non avrei mai avuto il coraggio di avvicinare Alexander. Sembrava troppo perfetto per poter parlare con me."
Maryse sorrise. "Molto bene. Ieri abbiamo discusso, Alexander. Io e tuo padre. Sebbene siamo abbastanza preoccupati per ovvie ragioni, siamo giunti ad una conclusione." Alexander spostò lo sguardo sul padre. "È come ha detto Max? O me ne vado io o te ne andrai tu, padre? Perché, in quel caso, datemi qualche minuti per preparare la mia valigia. Non potrei mai privare Izzy, Jace e Max dei loro genitori." "No, ieri ho parlato a sproposito, temo. Alexander, ero leggermente sconvolto e le tue parole mi hanno portato alla mente discorsi simili, di un mio vecchio amico. Perciò, ho reagito male, e ti chiedo scusa per il mio comportamento. Non ho scusanti e comprendo perfettamente il tuo punto di vista. Non meritavano sicuramente niente di diverso dalla tua reazione. Vederti difendere in quel modo le tue convinzioni, inoltre, mi ha convinto a dare una possibilità a questo ragazzo. Non ti avevo mai visto così infervorato per qualcosa che non fossero i tuoi fratelli."
Alexander fissò il padre negli occhi.
"Quel che voglio dire, è che tu e Magnus sembrate essere una bella coppia. E che non importa se sei attratto dagli uomini o dalle donne. Rimani comunque mio figlio e sono fiero dell'uomo che stai diventando, come Magnus mi ha fatto notare."
Alexander arrossì; spostando lo sguardo sulla madre, che sorrideva dolcemente.
Poi domandò. "Parole tue o sue?" Guardando il padre e indicando la madre.
Robert sorrise, colpevole. "Parole sue, temo. Lo sai, sono più un uomo di azione, invece tua madre è molto più brava a parlare. Non sono sicuro che Alexander ti abbia raccontato di cosa ci occupiamo noi, Magnus." "Alexander me l'ha raccontato di recente. Devo dire che non mi ha sorpreso eccessivamente. Ho capito da chi ha preso il suo atteggiamento riflessivo e calcolatore Alexander." Alec arrossì, imitato dal padre.
Maryse sorrise, guardando la scena.
In quel momento, Hodge rientrò con le tazze di tea.
"Tempismo perfetto, Hodge. Potresti preparare per uno in più, questa sera? Vorrei mangiare fuori, c'è un tempo così bello. Magnus, sei invitato a passare la cena con noi. Vorrei conoscere meglio il ragazzo che è riuscito a far abbandonare ad Alexander il suo isolamento autoimposto. Temo che Maxwell abbia ragione: Alexander ha fin troppo pochi amici. Si possono contare sulle dita di una mano."
Alexander corrugò la fronte. "Non è vero. Almeno tre mani, forse quattro." Robert lo guardò. "Maxwell ha molti più amici di te, Alexander." "Preferisco conversare con persone con cui condivido interessi. Non mi piacciono le persone che approfittano delle mie condizioni sociali o della mia attitudine per le materie scolastiche. Preferisco essere apprezzato per qualità diverse."
Maryse guardò Magnus. "Cosa sapevi di Alexander, prima di passarci del tempo insieme?" "Che fosse uno studente eccellente. Che aveva due fratelli, Jace ed Izzy e che era il quarterback della squadra di football, sebbene Jace avesse insistito per farlo entrare. So che non amava essere al centro dell'attenzione e che teneva molto ai suoi fratelli. Nient'altro, temo."
Maryse sorrise. "Molto bene. Beviamo il tea prima che si raffreddi. Non è molto buono freddo."
Angolo autrice
Scusate per quello che ha detto robert all'inizio capitolo!
Ci tengo a precisare che non ho niente contro i gay (basta pensare per quante ship gay impazzisco). Sono come tutti gli altri, quindi niente da dire!
Sono d'accordo sulla frase l'amore è amore, sempre e comunque.
Volevo precisare che non volevo offendere nessuno e di non uccidermi per quelle parole!
Bene, cambiando argomento....
MA QUANTO SONO TENERI I MALEC!! SONO COSÌ BELLI INSIEME!
Se volete che David e Camille muoiano in modo terribile, sarà fatto.
Ultima cosa: vi piace la copertina del libro? L'ho fatta di recente!
By rowhiteblack
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