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13. Shh...

I due bambini stavano stretti uno all'altra, in silenzio, sotto il tavolo di pietra vicino al nodoso nocciolo. Inginocchiati sulle mattonelle e la terra battuta, non si preoccupavano delle ginocchia sbucciate e dei capelli che spolveravano la lastra marmorea sopra le loro teste. L'importante era che stessero in silenzio, non dovevano farsi scoprire. Videro le lunghe gambe di Anne passare accanto ai loro visi e subito si strinsero nelle spalle e trattennero il respiro. Anne fece lenti passi accanto a loro mormorando ad alta voce "chissà dove sono finiti", oppure cose come "non li vedo da nessuna parte" o "devono essere volati via". Un piccolo starnuto uscì dal nasino della piccola e il bambino si affrettò a metterle una mano sulla bocca. Anne si fermò ruotando attorno al nascondiglio dei due, facendo finta di non vedere i ricci marroni del figlio e il vestito rosso della bambina. I due tirarono un sospiro di sollievo quando i jeans di Anne sparirono dietro un nocciolo, i loro piccoli toraci si riempirono di ossigeno nuovo e si sorrisero eccitati prima di essere presi alla sprovvista dalla donna che li inseguiva. I due urlarono quando la madre del ricciolino riapparve alle loro spalle. Il maschietto prese la mano della femminuccia e la tirò nella direzione opposta. -T/n corri!!- i due si mossero goffamente, felici di vedere che chi li cacciava era rimasto parecchio indietro. Nascosti da una curata siepe dalle foglie lucenti e verdi si fermarono a riposare. Con le mani appoggiate sulle ginocchia scoperte e il viso verso il prato calpestato dal loro sgambettare frenetico. - Harry- il riccio voltò la testa verso T/n e la guardò interrogativo. Si abbandonò a terra e rimase a guardare la bella bambina coi lunghi capelli e gli occhi dolci. Non avrebbe mai detto a nessuno, nemmeno al suo migliore amico Louis a cui diceva tutto, che gli piaceva. Insomma, lei era proprio bella e non si comportava da femmina. Non aveva problemi a giocare in mezzo al fango o a fare il pirata, il supereroe o l'astronauta. Lo seguiva in ogni avventura, nonostante Harry le negasse la possibilità di legargli i capelli o giocare alle bambole. Era perfetta.
- Mi sto annoiando, facciamo altro- i suoi occhioni sbirciavano attraverso la vegetazione attorno a loro. Guardò Harry, poi di nuovo le foglie, poi di nuovo Harry. Indossava una camicia scozzese rossa a maniche lunghe e le magre gambe erano coperte fino al ginocchio da pantaloncini marroni. Non lo avrebbe mai ammesso, nemmeno alla sua migliore amica Gigi a cui diceva tutto, ma le piaceva. Insomma, quegli occhietti verdi e quei ricci color cioccolato erano davvero belli su di lui. Le piaceva passare il suo tempo con Harry, e lui non si lamentava mai quando lei si impuntava per fare il coraggioso cavaliere e non la principessa in pericolo. Nonostante desiderasse ardentemente vederlo con le trecce e con una barbie bionda in mano, non lo avrebbe mai abbandonato in un'avventura. Era perfetto.
- Potremmo giocare ai pirati?- T/n fece uno sbuffo e arricciò il naso. - Non ne ho voglia, e se giocassimo a pallone?- - Louis ha bucato l'ultimo, e se giocassimo ai cavalieri?- - Uffa, ma ci giochiamo sempre. E se invece giocassimo a fare marito e moglie?- gli occhi della bambina brillarono speranzosi. Harry alzò gli occhi al cielo ma non voleva rendere la sua amica triste quindi accettò. Camminarono mano nella mano fino alla casetta in plastica, lei entrò per prima e si sedette sulla traballante seggiola blu, si accarezzò la gonna e aspettò che Harry la seguisse. Lo spazio era piccolo per entrambi ma se si stringevano abbastanza riuscivano a starci, lui gonfiò il petto cercando di imitare al meglio suo padre e assunse un tono più grave del solito. Lei teneva le spalle basse e la voce era più sottile e leggiadra, anche se era difficile immaginare un tono più dolce di quello di una bambina di sei anni.
-Oggi al lavoro è stata pesantissima, voglio solo sedermi sul divano e guardare il football- il naso di lui sbirciò oltre alla spalla di T/n che nel mentre era intenta a girare un vecchio mestolo di legno in un pentolino vuoto. -Ma come caro? Non mi saluti?- chiese lei voltandosi e trovandoselo quasi addosso. Gli occhi di lui si fecero grandi, grandi mentre la bambina stringeva le guance paffute di lui tra le dita grassocce. Sporse le labbra verso la boccuccia del bambino leggermente aperta. -Harry? Perché non mi dai un bacino? La mia mamma e il mio papà lo fanno sempre- -Perché la mamma ha detto che potrò baciare una femmina solo quando saremo sposati e avremo un bambino. Solo allora bacerò la mia ragazza- pronunciò con tono solenne le parole che una madre gelosa della bellezza del suo bambino gli aveva inculcato nel cervello.
-Oh, okay. Allora sposiamoci- rispose lei che davvero non vedeva dove fosse il problema in un innocente bacetto. -Ma non possiamo siamo troppo piccoli- disse Harry facendo un ampio gesto per quanto le sue corte braccia gli permettevano. -Allora promettiamoci, che quando saremo grandi ci sposeremo e andremo a vivere in un castello e avremo anche un bambino- e aggiunse poco dopo -e solo allora, ci baceremo- disse lei risoluta porgendo una mano all'amico che non esitò a scuoterla. -Per me va bene, ma ora silenzio, credo di aver sentito la mamma che veniva a prenderci-

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