Capitolo 4
Come promesso Nora accompagnò Lena nella sala dove avrebbero cenato. Lena aveva notato che il castello ad ogni piano aveva lo stesso numero di quadri e statue.
Non parlò molto mentre camminavano. Nora non era di tante parole e Lena invece ne aveva troppe. Aveva ironizzato sulla possibilità di avere una mappa per potersi orientare senza perdersi. Nora le aveva sorriso e aveva aggiunto un «ti abituerai.»
La cena cominciò come ogni sera: in silenzio.
Gli Howard erano guidati da regole ferree che ogni membro della famiglia rispettava come se fosse una Bibbia. Una delle regole fondamentali era quella di non parlare di lavoro durante i pasti, ma gli Howard oltre al lavoro non avevano altri argomenti da trattare.
Lena conobbe i signori Howard. Anthony e Lindsay. Inutile dire che erano la copia più anziana dei tre fratelli. Urlavano bellezza ed eleganza da ogni poro.
I loro volti erano segnati dalle rughe che gli conferivano un'aria quasi saggia.
Si sentiva sempre più a disagio. Quei due erano la cosa più fredda che avesse mai incontrato. Se i fratelli Howard avevano fatto finta di accoglierla e metterla un po' a suo agio, i signori Howard invece erano l'opposto. Sentì di essere invisibile e fuori posto.
Aveva provato a chiedere del suo addestramento e Lindsay l'aveva zitta con «ne parlerai dopo cena. Ora mangia.»
In una circostanza diversa Lena le avrebbe risposto per le rime, ma si morse la lingua. Qualcosa dentro di lei le diceva di tacere. Si promise che avrebbe osservato la famiglia, come faceva quando lavorava a Miami. Osservava i mariti infedeli per qualche giorno e la sua pazienza veniva ricompensata quando andavano dalle amanti e lei li beccava con le mani nelle mutande.
Dopo cena Anthony Howard invitò Lena a seguirlo nel suo ufficio. Lena continuava a guardarsi attorno per memorizzare la strada.
Il signor Howard aprì una porta con la targhetta con il suo nome sopra. Fece accomodare Lena e i suoi due figli maschi.
Jonathan si sedette accanto alla ragazza sulle poltroncine in pelle davanti alla scrivania, Anthony invece prese posto dietro e sembrava ancora più autoritario e potente. James rimase in piedi accanto alla porta, Lena lo guardò di sfuggita.
Lena sentì improvvisamente freddo. La cena continuava a muoversi nel suo stomaco pronta a ripercorrere la strada al contrario. Si chiese perché fossero tutti così impostati. Il signor Howard più di tutti. Aveva uno sguardo cattivo che incuteva timore.
Su quella poltroncina si sentiva piccola come una formica. Lo sguardo dell'uomo era così pesante e rigido, che con quel volto lungo che aveva fece sentire Lena come se stesse per essere schiacciata da un momento all'altro. Avrebbe voluto andarsene subito nella stanza che le avevano assegnato, ma rimase ferma sul posto come congelata.
«Signorina Sawyer vorrei mettere alcune cose in chiaro prima di iniziare ogni genere di rapporto.» Anthony fece una pausa. Guardò i suoi figli e riprese a parlare. «Gli Howard sono una famiglia di antiche origini e come tale ha un potere e un prestigio che lei neanche si immagina. Ovviamente la strada non è mai stata tutta in discesa per noi e continua a non esserlo. Con un nome così importante abbiamo assunto degli atteggiamenti e modi di fare che ci permettessero di essere riconosciuti come membri della famiglia Howard. Di generazione in generazione facciamo sì che il nostro nome arrivi ovunque. Come lei e molti altri dei nostri concittadini non sanno delle nostre molteplici attività. Arrivo al punto. Vivremo sotto lo stesso tetto per molto tempo, le capiterà di sentire nomi o discorsi che riguardano società eccetera, per questa ragione io vorrei che lei firmasse un contratto di riservatezza. Tutto quello che sentirà o vedrà non dovrà uscire da qui.» Il suo tono di voce non ammetteva repliche. Era rimasto serio tutto il tempo senza neanche accennare ad un mezzo sorriso.
«Sì, mi sembra giusto» disse Lena con voce impastata. Pronunciare quelle parole era stato faticoso. Con mano tremante prese la penna, diede uno sguardo veloce al testo scritto e poi firmò.
«Sono contento di constatare che è d'accordo con me. Mi sembra una ragazza sveglia e mi dispiace non poter iniziare subito il suo addestramento. Purtroppo io e mia moglie dobbiamo concludere un affare fuori città, ma quando tornerò sarò felicissimo di vedere i suoi progressi ed insegnarle qualcosa di nuovo.»
A Lena non sembrava essere contento. Durante il suo monologo aveva guardato Lena attento ad ogni movimento della ragazza. Aveva registrato con sguardo cinico ogni gesto di nervosismo che lei aveva fatto, aveva annotato il suo disagio nel trovarsi seduta e circondata da tre uomini vestiti di nero. Il signor Howard adorava avere quell'effetto sulle persone, più loro si sentivano inadeguate dalla sua presenza e più il suo ego cresceva.
«Buonanotte» disse il signor Howard alzandosi e uscendo dalla stanza.
Jonathan prese il posto del padre e James quello del fratello.
Lena sentì l'aria alleggerirsi, si morse il labbro inferiore e guardò James. Pessima idea. Lo guardò mentre si passava una mano tra i ricci corvini ed annoiato sprofondava nella poltroncina accanto a lei. L'avambraccio destro era scoperto ed esibiva le vene che correvano dalla mano e si nascondevano sotto la manica della maglietta nera arrotolata sino al gomito. A Lena venne voglia di lasciarsi toccare da quelle mani che ora carezzavano il bracciolo della poltrona.
Si chiese se sui palmi avrebbe trovato dei calli ruvidi... scacciò il pensiero dalla sua testa. Non avrebbe permesso alla sua mente di viaggiare in pensieri sconci proprio davanti a lui. Non aveva intenzione di ripetere la figuraccia fatta qualche ora prima.
Dovette imporsi di distogliere lo sguardo per evitare che i fratelli se ne accorgessero.
Lena però ancora non sapeva che agli Howard non passava niente inosservato.
«Abbiamo stilato un programma di quello che dovrai fare. La sveglia è alle sei e James ti aspetterà nell'ingresso per fare qualche esercizio di respirazione. Dalle sette alle otto andremo insieme a fare una corsa. Poi doccia e colazione. Alle nove ci vediamo in palestra. Si trova nell'ala est del castello. Poi alle dodici e mezza pranziamo e alle tredici e trenta ti aspetta Nora, passerai tutto il pomeriggio con lei. Alle diciannove e trenta ceniamo e subito dopo a seconda della sera ti faremo fare qualcosa. Comunque è tutto scritto sul programma. Ecco, questa è la tua copia.» Spiegò Jonathan porgendole un fascicolo.
«Credevo sarei andata in un centro specializzato» commentò Lena prendendo i fogli.
James dovette trattenere una risata.
«Sapete fare tutte queste cose?» chiese lena sfogliando il programma.
«Sì, abbiamo dovuto farlo per la nostra incolumità. Siamo una famiglia molto prestigiosa e non possiamo rischiare che ci accada qualcosa solo perché accanto a noi non abbiamo delle guardie del corpo perfette.» Mentì Jonathan.
James cercava ancora di non ridere, sapeva che quella era una bugia.
«Quindi non avrò neanche il tempo di respirare.» Ironizzò Lena.
Jonathan le sorrise mettendo in mostra i suoi denti perfetti. «Oh no, lo hai. Dalle sei e mezza alle sette, con James.»
Lena alzò un sopracciglio. «Se è tutto io andrei a dormire» disse pronta ad alzarsi.
«Sì, certo. Va' pure!» acconsentì Jonathan.
«Buonanotte» disse rivolta a Jonathan, non se la sentì di guardare anche James. Ogni volta che a cena era capitato di guardarlo si era persa nelle sue fantasie.
Aspettarono che si fosse allontanata prima di commentare.
«Non sopravviverà neanche una settimana e se ne andrà via di qui con gli incubi e ci odierà tutti!» disse James passandosi una mano tra i ricci e rimanendo con le dita incastrate.
«Allora facciamo in modo che non ci odi.» Sorrise Jonathan lasciandosi andare sulla sedia.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro