Capitolo 15
Il mattino seguente i fratelli Howard erano tutti tesi. James aveva deciso di fare meditazione per non dover parlare. Aveva detto che serviva a far rilassare Lena per le lezioni con sua madre e suo padre. Jonathan invece aveva corso in silenzio, immerso nei suoi pensieri. Nora a colazione aveva chiesto a Lena di essere paziente, le aveva detto che le lezioni con i suoi genitori sarebbero state le più pesanti.
In altre circostanze Lena avrebbe pensato che stessero esagerando, ma dopo aver visto lo sguardo del signor Howard la prima sera, e aver scoperto tutte le cose brutte che aveva fatto, le venne la pelle d'oca.
Lena uscì dalla sua stanza pronta alla prima lezione con Lindsay e proprio fuori alla porta incontrò Sebastian.
«Ciao» disse lui ancora con la mano alzata per bussare.
«Ciao» sorrise Lena vedendolo in quella posizione. Era contenta di vederlo. Ed era contenta che lui gli avesse detto il suo cognome.
«Hai già iniziato ad indagare su di me?» chiese con uno sguardo indecifrabile.
Lena sorrise. «Appena sono rientrata in camera. Non ho trovato nulla! Come se tu non esistessi» disse ricordandosi le parole di Sebastian della sera prima.
Sebastian sorrise leggermente. Sapeva già che non esisteva. «Sono venuto a dirti che mi hanno assegnato un lavoro e starò fuori per qualche giorno.» Prima che Lena potesse dire qualcosa aggiunse: «Cerca di tenere un profilo basso. Non fare domande al signor Howard non fargli capire che stai indagando su di lui!»
Sebastian la guardava dritto negli occhi come se questo potesse bastare a persuadere Lena.
«Va bene» acconsentì Lena. C'era qualcosa in lei che le diceva di fidarsi. Voleva essere il più restia possibile nei suoi confronti, non lo conosceva da molto e non sapeva nulla di lui, ma nonostante questo sentiva di potergli credere. «Quando ci vediamo?»
«Appena avrò finito con questo lavoro. E no, Lena. Non posso dirti di cosa si tratta» disse Sebastian sapendo già quale sarebbe stata la domanda successiva. «Per favore, stai attenta!»
Di nuovo quelle parole: stai attenta.
Lena le sentì echeggiare nella propria testa con voce distorta. Sentiva Sebastian e Joseph ripetere in coro stai attenta.
Andò a lezione turbata. Era impaurita per quello che l'aspettava e agitata dalle parole di Sebastian.
La lezione con la signora Howard fu estenuante. Vestita completamente di nero le ricordò la sua insegnante di danza di quando era piccola. Solo che Lindsay era meno pelle ossa e con un corpo da far invidia a chiunque.
«So che Nora ti ha insegnato una coreografia di forza ed eleganza.»
«Sì, lo ha fatto. Ho impiegato una settimana abbondante per impararla correttamente» confermò Lena sentendosi in soggezione.
La signora Lindsay la guardava con il mento alto come se la stesse giudicando.
«Bene. Voglio che tu esegua quella coreografia con tutta la forza ed eleganza che possiedi ed inoltre voglio che respiri esattamente con le tecniche che ti ha insegnato James. In tutto questo voglio vedere anche la tua agilità. Quindi quando spegnerò la musica devi correre come hai fatto con Jonathan e farmi vedere qualche esercizio imparato con Sebastian. Quando riaccenderò la musica dovrai tornare a ballare esattamente dal punto in cui hai lasciato. Tutto chiaro?» Chiese Lindsay che non aveva sorriso neanche una volta da quando Lena era entrata. Il tono di voce era sempre stato freddo e categorico.
Lena rimase a bocca aperta per qualche secondo. Era impossibile riuscire a fare una coreografia del genere. «S...sì» balbettò Lena.
Sapeva che quella lezione sarebbe stata infinita. Non solo perché la coreografia in sé era difficilissima, ma anche perché non era certa di riuscire ad eseguire ogni esercizio come le era stato richiesto. Infatti dopo quasi due ore Lena aveva ripetuto i primi tre minuti di coreografia un'infinità di volte perché ogni volta che sbagliava un passo o la respirazione o un esercizio, Lindsay la faceva cominciare daccapo.
Arrivò a pranzo che era distrutta. I fratelli Howard la guardarono tutti e tre con lo stesso sguardo preoccupato. Persino James che era quello più stronzo di tutti era preoccupato per lei. Non dissero niente, si limitarono a guardarla e a farle un cenno con la testa per capire se stesse bene.
Dopo pranzo andò a cambiarsi per la sua prima lezione con il signor Howard.
Prima di iniziare lui le aveva detto: "ti tratterò esattamente come potresti essere trattata fuori di qui." Ed era stato di parola. Avevano praticato tutte le lotte che Lena aveva iniziato ad imparare la prima settimana. Erano passati dal Karate al Krav Maga al Kung Fu.
Lena aveva preso così tanti colpi che era diventata un livido vivente. A fine lezione aveva un occhio gonfio e il labbro spaccato. Iniziò a pensare che se il signor Howard avesse continuato così sarebbe finita in ospedale.
Quella sera saltò la cena e si infilò sotto le coperte. Nora era andata a trovarla, ma Lena aveva finto di dormire. L'aveva sentita piangere e borbottare delle scuse, come se fosse stata colpa sua se era ridotta in quelle condizioni.
Dopo qualche ora decise di alzarsi. Non riusciva a dormire. Decise di andare in giro a fare quello che Sebastian le aveva chiesto di non fare.
Andò verso gli uffici convinta che non avrebbe trovato nessuno a quell'ora, invece delle voci provenivano dall'ufficio del signor Howard. Si avvicinò e poggiò l'orecchio per sentire. La voce era distorta e fece un po' di fatica a capire cosa stessero dicendo.
«Non ci posso credere che hanno rifiutato. Era un compito facile! Non siete riusciti a togliere una società con le pezze nel culo a tre imbecilli immersi nella merda!» Urlò Anthony.
«Ci saremmo riusciti se non fosse stato per uno dei...» cercò di giustificare James.
«Sciocchezze! Tutte sciocchezze le vostre. Credevo di avervi insegnato meglio, ma mi sbagliavo! Vi siete fatti prendere per i fondelli da dei polli squattrinati!!» continuò ad urlare Anthony. «Posso capire che James faccia schifo, ma tu. Jonathan, tu hai molta più esperienza di tuo fratello e continui a sbagliare e disonorare il buon nome degli Howard. Come si fa essere così incapaci dopo l'addestramento che ti ho fatto!»
Lena sentiva montare la rabbia dentro di sé, avrebbe voluto intervenire subito. Come poteva rivolgersi ai suoi figli in quel modo. Loro aveva fatto il possibile, avevano lavorato sino a notte fonda per rendere tutto perfetto. Non era colpa loro se l'affare non era andato a buon fine.
«Quando eri piccolo tua madre diceva che dovevamo darti tempo perché eri un bambino. Poi però sei cresciuto e hai continuato ad essere uno smidollato!!»
Apostrofò i due figli con termini orrendi e poi li cacciò dalla sua stanza perché era troppo arrabbiato ed era sicuro che li avrebbe uccisi se non si fossero tolti dalla sua vista il prima possibile.
Lena fece per correre il più veloce possibile, ma dolorante come era non riuscì a nascondersi per tempo e i due fratelli la videro.
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