Capitolo 1
Lena Sawyer aveva iniziato a lavorare per l'agenzia investigativa più famosa di Miami da oltre un mese. Era convinta di aver cominciato con il piede giusto, ecco perché fu quasi come farsi una doccia fredda quando Joseph Wilson, il suo capo, le disse che doveva trasferirsi per qualche mese in Inghilterra.
«Lena, ho davvero bisogno che tu faccia questo corso di difesa personale!» esclamò Joseph dalla faccia tonda ed abbronzata. Se ne stava seduto con le maniche della camicia bianca arrotolate sino al gomito, come al solito. La guardava ad intermittenza mentre sistemava dei giornali sul tavolino.
Ne discutevano ormai da diversi giorni e Lena ancora non si era capacitata. «Ho lo spray al peperoncino» tentò di convincerlo tirandolo fuori dalla borsa.
Joseph la guardò spazientito, pensando che la sua testardaggine l'avrebbe aiutata a portare molti casi a termine. Si passò frustato una mano tra i ricci scuri. «Non ti affiderò nessun altro caso se prima non avrai imparato a difenderti anche senza lo spray al peperoncino.»
Lena si passò le mani sul viso, voleva urlare. «Sì, ma perché devo andare in Inghilterra?»
«Perché per un breve periodo ho frequentato un corso di difesa personale e se i miei non mi avessero portato oltreoceano, probabilmente avrei imparato un sacco di mosse utili» rispose lui finalmente guardandola.
Joseph Wilson era sempre stato un combina guai già da quando era un bambino. Non sapeva nel dettaglio le ragioni che avevano spinto i suoi genitori a decidere il trasferimento in America, ma era certo che fosse per colpa sua e della sua ultima bravata.
Lena non era convinta. Non aveva mai abbandonato l'America prima d'ora. Era strana l'idea di allontanarsi così tanto da casa senza neanche un'amica. Iniziò a giocherellare con una ciocca di capelli ramati.
«Ti troverai bene. Si tratta di qualche mese, il massimo che può capitarti sarà tornare qui con un accento inglese come il mio.» Rise Joseph. «Partirai domattina. Ho già parlato con il mio contatto in Inghilterra e mi ha detto che ti verrà a prendere all'aeroporto lui stesso.»
Anche Serinda, la migliore amica di Lena, aveva protestato contro Joseph. Avevano discusso per una sera intera come se Lena non fosse presente o non sapesse difendersi da sola.
In fine Joseph le diede il suo ultimatum: o segui questo corso specifico o non puoi lavorare!
Lena aveva incassato il colpo e si era ripromessa che avrebbe appreso tutto il possibile e poi sarebbe tornata a Miami per picchiare Joseph.
Il giorno dopo era salita su quel maledetto aereo. Aveva sopportato a stento la sua vicina che continuava a muoversi perché spaventata dall'alta quota. Ringraziò il cielo quando la donna si addormentò e smise di darle fastidio con quei capelli lunghi biondi che continuava sbatacchiare a destra e manca.
Lena aveva lavorato per tutto il volo. Si era concentrata su alcuni casi che Joseph le aveva mandato la sera prima, passando diverse ore ad esaminare tutti i file e a preparare delle email da mandare al suo capo. Poi aveva preso sonno e si era risvegliata solo qualche minuto prima dell'atterraggio.
Allacciò la cintura di sicurezza e vide la donna accanto a lei tornare ad agitarsi come un uccello in gabbia. Senza dire nulla, Lena, le prese la mano nella sua e la strinse. La donna sorpresa si calmò. Aveva bisogno che qualcuno la rassicurasse.
Più la donna le stritolava la mano e più Lena rivedeva davanti a sé la faccia di Joseph. Si erano salutati all'aeroporto, lui l'aveva abbracciata e poi le aveva preso il viso tra le mani. I suoi occhi color cioccolato erano fissi in quelli di lei, marrone chiaro.
«Stai attenta!» aveva esclamato Joseph. Nel suo sguardo c'era preoccupazione. Lì per lì Lena non gli diede peso, ma adesso mentre l'aereo toccava terra con un sobbalzo si chiese se oltre quelle due semplici parole lui avesse voluto dirle anche altro.
Scese dall'aereo, prese le due valige e si preparò ad uscire dalle porte scorrevoli. Le aveva viste aprirsi, mostrare i parenti che aspettavano i propri cari e aveva pensato che nessuno di importante la stesse aspettando. Era sola.
Aveva così tanta ansia che non sapeva se dovesse vomitare o svenire. Rimase ferma a respirare profondamente, ma più temporeggiava e più l'ansia aumentava. Doveva uscire e affrontare tutto quello che c'era dietro quelle porte.
Davanti a sé si ritrovò diverse facce deluse, parenti che aspettavano i propri cari e lei non era quello che loro cercavano.
Alla sua sinistra c'erano una serie di uomini vestiti di nero con il cappello in testa. Tutti avevano in mano un cartello con scritto il nome di chi stavano aspettando. Quando finalmente lesse il suo si avvicinò con un mezzo sorriso.
«Lei deve essere la signorina Sawyer.» Disse un uomo accanto a quello con il cappello e il cartello. «Mi permetta di presentarmi. Io sono Jonathan Howard.» L'uomo aveva un forte accento inglese.
Lena si voltò a guardarlo e rimase a bocca aperta per un istante interminabile. Non aveva mai visto niente di più bello.
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Ciao a tutti!
Aggiornerò la storia due volte a settimana, martedì e venerdì, salvo imprevisti.
Spero che possa intrigarvi come ha fatto con me mentre la scrivevo.
Buona lettura, CC.
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