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Mi alzai sui gomiti, stringendo forte gli occhi per la luce che entrava dalla finestra.
Mi girai in controluce, guardandomi allo specchio a figura intera. Era di legno scuro, di quelli antichi con il sostegno in legno che girano. Mi guardai. I capelli caramello, lunghi e lisci, erano legati in una treccia. Gli occhi verdi smeraldo erano gonfi.
Sono. Orrenda. Pensai.
Mi alzai pigramente dal letto, facendo una doccia veloce.
Uscii con l'accappatoio bianco, mentre finivo di Spazzolarmi i capelli appena asciugati.
Spazzolati inutilmente.
Dopo essermi messa l'intimo, infilati dei Jeans scuri, con una t-shirt grigia. Presi una felpa spiegazzata di colore nero e la infilai. Presi un cappello, anch'esso nero, e feci una crocchia disordinata. Poi ci coprii tutti i capelli. Andai in bagno, e misi lenti a contatto marroni. Gli occhi mi pizzicarono per qualche secondo, ma poi mi passò velocemente.
Ecco fatto. Ero pronta.
Uscii dal mio bagno bianco e blu, entrando nella mia camera.
Io adoravo la mia camera.
Lilla pallido, acqua Marina e bianco. Una finestra circolare aveva un divanetto sotto, pieno di cuscini con scritte e colori diversi. Una panchina di legno violetto era sospesa in alto da fili, e anche questa era piena di cuscini. Il mio enorme letto, di tutti e tre i colori principali, era appoggiato a una parete. Dietro, una parete violetta aveva scritto in bianco corsivo "Aloha".
Dall'altro lato, una scrivania in legno chiaro era piena di roba. Sopra, gli scaffali traboccanti di libri. Il parquet era coperto di tappeti.  Da un lato del letto c'era il comodino, dall'altro l'armadio. Era pieno di vestiti scuri, brutti e sformati. Guardai la cassettiera, dove erano nascosti i miei vecchi  Vestiti. Tre cassetti per quelli estivi, tre per gli invernali.
Quei vestiti erano i più belli che avessi mai visto. Ma non potevo indossarli, non di nuovo.
In effetti, non ero stata sempre così. Alle medie ero me stessa, ma nessuno mi prendeva sul serio. I ragazzi mi stavano dietro, e non mi andava a genio. Non avevo amiche, erano tutte invidiose. I peggiori anni della mia vita. Decisi di nascondermi, e mia madre accettò. Era un' altra persona da quando papà l'aveva lasciata per una bella venticinquenne.
Misi delle scarpe color fango, schifose. La mia scarpiera aveva cose meravigliose. Vans, Converse, Adidas e altre bellezze erano stipate lì dentro da due anni.
Uscii dalla stanza, a fare colazione.
《Giorno Mamma》salutai, sedendomi a mangiare i pancake.
《Giorno tesoro》mi disse, senza guardarmi.
Era abituata a come mi vestivo, ma non le piaceva. Tanto per la cronaca, anche i miei professori sapevano il mio vero aspetto. Lo avevano visto ai colloqui, e mia madre aveva spiegato la situazione. Lo avevano accettato, ma sapevo che ogni tanto la professoressa Arper, quella di geografia, li aveva definiti "capricci adolescenziali".
Inutile dire che odio la geografia.
Finii di mangiare e scolai il latte, poi mi alzaii e afferrai zaino e chiavi di casa.
《Ciao mamma》
Aprii la porta, e stavo per richiuderla quando sentii mia madre.
《Thalia...》
《No mamma》la bloccai《 non tornerò quella di prima》
《Buona scuola, Tal》
Chiusi la porta, e mi avviati verso la scuola.
Dopo venti minuti vidi Max fuori dalla scuola ad aspettarmi.
I capelli castani erano spettinati,  e gli occhi grigi guardavano la strada annoiati.
Era bello anche da appena sveglio.
Ok, forse ho una piccola cotta per il mio migliore amico.
Forse.
D'altronde nemmeno lui sapeva il mio vero aspetto. Mi sistemai la visiera, poi lo salutai.
《È arrivato lo zombie più brutto del cimitero!》Urlai, e lui sobbalzó. Mi guardò, poi sorrise e rispose, facendo finta di impugnare un microfono《è arrivata la signorina Vane. Morta sui libri di scuola.》mi alzò il braccio prendendomi il polso 《il premio per la Pigna dell'anno, signori e signore!》
Scoppiammo a ridere, e sbucó da dietro Rocky, la sorella di Max. Capelli castani e mossi come lui, occhi azzurri.
《Ho interrotto qualcosa?》domandò. Lei mi aveva scoperto l'anno scorso, levandomi il cappello a tradimento mentre eravamo in camera mia. Da quel momento eravamo migliori amiche, sapeva tutto di me. Compresa la mia cotta.
E non lo aveva detto a nessuno.
La mia vita non era così male.
《Non hai Interrotto NIENTE》affermai 《andiamo in classe》
Li trascinai per le magliette fino all'ingresso della scuola, sembrando degli zombie malformati.

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