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36. C'era una volta

Il rumore di carta smossa ruppe il silenzio della stanza mentre l'ennesima cartina cadeva a terra, seguendo le precedenti sul tappeto. Haley allungò una mano per recuperarla e sovrapporla al foglio su cui stava lavorando. Seguì le linee rosse con la punta dell'indice, sovrappensiero. Poi, senza perdere il segno, stappò il pennarello con i denti e disegno un cerchio al centro esatto delle tre stelle. Sulla cartina corrispondeva a una zona boschiva a ovest della città. Non c'era nulla a distinguerla dalle altre. Nessun ruscello o strada. Niente, se non alberi su alberi. Per questo motivo, per quanto cercasse di confrontare mappe diverse, non era ancora riuscito a ottenere una visione precisa del luogo, che cominciava a sembrargli più un grumo verde che un vero indizio. Non era mai stato da quelle parti.

Sospirò frustrato, rigirandosi nervosamente una ciocca di capelli intorno a un dito. L'aiuto dei Cacciatori - sicuramente più esperti di lui per quanto concerneva la geografia di Teorann - gli sarebbe stato utile, ne era consapevole, ma se li avesse informati del suo piano non avrebbe potuto impedire loro di seguirlo. E non solo per la loro insistenza, ma perchè non avrebbe avuto le forze per farlo. Cominciava a temere l'idea di trovarsi da solo con suo padre. Voleva ancora proteggere gli altri, ma sarebbe stato difficile combattere contro le sue paure senza l'appoggio di qualcuno. Non ci era mai riuscito, in più di un secolo di vita.

Abbassò la mano, che scorse lenta sulla fronte. I suoi occhi vagavano opachi sulle strade stampate in giallo, interrotte soltanto da macchie verdi e dalle stesse linee rosse che aveva tracciato. Senza smettere di esaminare il foglio, posò la testa contro il palmo e raccolse le gambe al petto. Cominciava a vedere offuscato per la stanchezza. Aveva passato tutta la notte sul pavimento del salotto, con la sole luce dei lampioni a rischiarargli la vista. Era rimasto sconvolto dalle parole di Cedar e dalla scoperta del rito e la possibilità di ripetere il solito incubo lo turbava troppo per dormire. Così aveva gentilmente declinato l'offerta di Calum di fargli compagnia e subito dopo quella di Will. La ragazza lo aveva testardamente aspettato fino alle tre del mattino, seduta sul divano a gambe incrociate e in profondo silenzio, prima di cedere e rintanarsi nella camera che Cedar le aveva ceduto. Haley si era sentito sollevato. Aveva preferito restare solo, come sempre. Solo con le sue paure.

Chiuse gli occhi alla debole luce mattutina. Aveva piovuto per tutta la notte, alternando tuoni a lampi accecanti. Sentiva ancora la tensione accumulata stando rannicchiato accanto al tavolino per ore, e con il rombo dell'elettricità nello stomaco. Mosse lentamente il collo dolorante e si lasciò sfuggire un lamento quando percepì i muscoli tirare. Si portò subito una mano alle spalle per scioglierle, ma non ottenne grandi risultati. Le mappe lo osservavano ironiche dalla superficie di legno. Haley fece una smorfia e richiuse gli occhi. Voleva godersi la pace prima della tempesta. Presto avrebbe dovuto riprendere la solita recita e fingere che sarebbe andato tutto per il meglio. Era l'unica cosa che potesse controllare, ormai.

«Dovevo immaginare che saresti rimasto sveglio. E che quei pancake non li avrei più rivisti.»

L'Unseelie sbuffò una risata. Socchiuse appena gli occhi e voltò a fatica il capo, incrociando le iridi dorate di Calum da sopra una spalla. Il Seelie si era fermato contro la porta che introduceva alle camere da letto e i capelli schiacciati su un lato, uniti alle palpebre gonfie, erano segni lampanti che si fosse appena svegliato. Indossava anche un pigiama a scacchi decisamente ridicolo e lungo indosso a lui. «Non mi sembrava il caso di rischiare ancora una volta di innescare un incendio.»

Calum incrociò le braccia sul petto con aria ironica. «Stai cercando di farmi credere che non dipenda dal fatto che tu sia rimasto incollato a quelle mappe per tutta la notte cercando di scoprire il luogo del rito prima di noi?»

Il fae sobbalzò. Si girò di scatto verso il tavolino per nascondere la propria espressione spaesata, ma dubitava che l'amico ci sarebbe cascato. Sentiva il suo sguardo bucargli la schiena con la stessa intensità del giorno in cui gli aveva rivelato di voler tornare alla Corte. Strinse le dita sulle maniche della felpa e prese un respiro profondo per regolare la voce, mentre sentiva i piedi nudi di Calum calpestare il parquet e farsi sempre più vicini. «Volevo solo ottimizzare i tempi.»

Osservò con la coda dell'occhio la figura del Seelie lasciarsi cadere accanto a lui con un lamento biascicato, per poi allungare le gambe di fronte a sé, sotto il tavolo. Si passò una mano fra le ciocche bionde, drizzandole ancora di più sulla fronte, e infine si espresse in una risatina triste. Ogni suo linemento rivelava un certo turbamento. Haley sapeva fin troppo bene di esserne la causa. «Te l'ho già detto una volta. Speravo fosse chiaro. Capisco quando menti, Ley. Non farlo. Non con me.»

«Vorrei non doverlo fare.»

«Non devi.»

«Non posso» replicò Haley alzando la voce. Calum si voltò a guardarlo con la fronte corrugata. Il moro si morse un labbro e abbassò lo sguardo. «Scusami. Sono un disastro.»

Il Seelie sospirò. Riportò lo sguardo sulle proprie dita intrecciate e le slacciò un paio di volte prima di decidersi ad afferrare la mano dell'amico, nascosta al di sotto del polsino. La strinse forse con un po' troppa forza, ma Haley si sentì subito meglio. Non si era reso conto di avere così tanto bisogno di un sostegno fisico prima di quel momento. Era come se fino ad allora si fosse ritrovato a flutturare senza costrizioni, in balia delle correnti. Ricambiò la stretta, sentendo le nocche nodose dell'altro contro le sue, e Calum sorrise appena. «Non so cosa mi stai nascondendo di preciso, ma so che hai in mente di fare un'idiozia delle tue e che Rhys ti sta coprendo. È troppo sospetto il modo in cui vi siete avvicinati. Così tanto e così all'improvviso, poi. Quindi ti avviso: prova a rischiare la tua vita per noi e ti ucciderò. Non mi importa se sarai già morto, troverò un modo per riportarti in vita e ucciderti di nuovo.»

Haley rise a quel tono serioso, così strano nella voce del Seelie. Era una reazione paradossale, ma dubitava di essere ancora capace di riconoscere le proprie sensazioni, arrivato a quel punto. Scosse la testa e la lasciò cadere su una spalla di Calum, le palpebre pesanti. Le mappe erano rimaste aperte sul ripiano, ma decise che avrebbe pensato a quel problema in un altro momento. «Stavo pensando che per trovare il luogo del rituale sarà necessario chiedere ai Cacciatori» gli sfuggì. Non dovrei parlarne, pensò. Avevo deciso di non farlo. Perché lo sto facendo? «Non intendo Thomas e Willow, ma i loro genitori» continuò tuttavia, come se le parole gli uscissero di bocca da sole. «So che mi odiano, soprattutto dopo aver lasciato che la figlia venisse a Faerie, ma abbiamo pur sempre stretto un patto e ci devono almeno un favore.»

«Cosa ti fa pensare che loro sappiano come trovare il posto corretto?»

La voce di Calum vibrò contro il suo timpano e Haley socchiuse gli occhi per concentrarsi su quel suono familiare. «Ci ho riflettuto. Deve esserci una linea di Energia nelle vicinanze. Hai presente, no? Quei canali che si aprono ai confini fra i Regni, o dove si scarica una grande quantità di Energia naturale. È necessaria per incanalare in modo semplice ed efficace le Energie vitali delle vittime, lo ricordo dai miei studi. Immagino che Mikhail conosca la posizione di quelle che attraversano Teorann. Deve tenerle d'occhio.»

Calum si mosse sotto di lui e Haley fu costretto ad alzarsi controvoglia per guardarlo in faccia. L'espressione del Seelie era indecifrabile, gli occhi fissi sulla cartina caduta a terra e le sopracciglia chiare ravvicinate. Il moro seguì i suoi movimenti agitati con lo sguardo, confuso dalla sua reazione. «Che succede?» si preoccupò. Sapevo di dover stare zitto. Maledetta boccaccia.

Calum scosse la testa. Una ciocca gli cadde sulla fronte, coprendo in parte le efelidi che gli punteggiavano la pelle. «È solo strano. Siamo vicini alla risoluzione e se anche così non fosse, comunque fra tre giorni finirà tutto. In bene o in male. Non sono pronto, credo.» Ridacchiò in imbarazzo. «Sentirti parlare di linee di Energia e sacrifici di prima mattina non mi fa un buon effetto.»

Haley gli sorrise. Forse non aveva fatto male a parlarne con lui. Forse avrebbe trovato un altro modo per proteggerlo da suo padre. Lo strinse in un ultimo abbraccio prima di alzarsi e invitarlo a fare lo stesso con un cenno del capo. Calum lo seguì a ruota. Il sole non era ancora sorto del tutto, ma non avevano molto tempo da perdere. Raggiunsero in silenzio la camera occupata dai Cacciatori e da Fionn, precedentemente assegnata al bugul, ma l'Unseelie portò un braccio davanti all'amico prima che potesse aprire la porta. Calum lo guardò interrogativo. «Cosa?»

«Ti prometto che ti dirò la verità prima che arrivi il momento. Ora, però, ho bisogno che tu mantenga il segreto con gli altri. Soprattutto non parlargli di mio padre. »

Il biondo si incupì a quelle parole. Afferrò il braccio di Haley con una presa ferrea, tanto che l'Unseelie sussultò, cercando di liberarsi. «Ley. Che cosa c'entra tuo padre, questa volta?»

Haley sottrasse il braccio alla sua stretta e aprì la porta della camera senza rispondere. Sentiva i muscoli di tutto il corpo tesi allo spasimo e il cuore batteva nella sua gola con l'eco di mille tamburi. Deglutì a fatica, mentre avanzava nel buio della stanza. Individuò il letto sgangherato in mezzo alla camera e una coperta stesa a terra, attorcigliata attorno a un corpo rannicchiato. La presenza di Calum alle sue spalle lo teneva sulle spine, ma non aveva intenzione di farsi sfuggire nulla di compromettente. Sapeva che l'amico non avrebbe detto nulla ai Cacciatori o a Cedar nonostante tutto.

Scavalcò il corpo addormentato di Fionn, attento a non calpestare gli occhiali posati accanto al suo volto, e raggiunse silenziosamente la sponda del materasso. Si chinò verso il basso. Un nido di capelli ramati sbucava appena dalla coperta, ma non ebbe difficoltà nel riconoscere la Cacciatrice, a dispetto del volto nascosto. Le posò una mano sulla spalla e la scosse piano per svegliarla. Ottenne solo un mugolio, seguito da un insulto pesante.

Calum rise alle sue spalle e Haley lo fulminò con lo sguardo. «Non prendermi in giro» sibilò.

«Dovresti farla cadere dal letto. Si sveglierebbe più velocemente» replicò il Seelie come se non avesse parlato, indicando la ragazza. «Oppure potresti incendiarle i capelli.»

Un movimento improvviso fece voltare Haley di scatto. Willow si stava stropicciando gli occhi con il dorso di entrambe le mani. La coperta si era ammucchiata sui suoi fianchi quando si era seduta. «Davvero carino, Calum. Davvero tanto» biascicò nel bel mezzo di uno sbadiglio. Ricordò solo dopo di doversi coprire la bocca, o forse era troppo stanca per curarsene. Sbatté le palpebre un paio di volte, per poi puntare lo sguardo scuro sulla figura del fae. «Lo terrò in considerazione la prossima volta in cui ti troverò a sbavare mentre dormi.»

Haley sospirò, attirando finalmente l'attenzione della Cacciatrice. Will raddrizzò la schiena nell'accorgersi della sua presenza e strinse la coperta al petto come se fosse stata un orsetto di peluche. «Cosa è successo?» gli domandò, questa volta a voce più bassa, per non disturbare il fratello. Non era mai una buona idea svegliare Thomas prima dell'alba.

«Ho bisogno di parlare con tuo padre» si limitò a rispondere il fae.

Gli occhi della ragazza scintillarono al buio. Buttò le gambe fuori dalle coperte e si passò le mani fra i capelli per districarli. «Il motivo?» chiese, ma nel farlo era già scesa dal letto e fremeva nell'attesa dell'azione.

Haley la scrutò con la testa inclinata, incuriosito da tanta agitazione. Non avrebbe mai capito appieno le reazioni di Willow. «Linee di Energia. Potrebbe aiutarci a trovare il luogo del rituale. Se così fosse potremmo tentare di sabotarlo prima del plenilunio.»

Un fruscio interruppe la conversazione. Poi: «Dubito vorrà aiutarvi, e ora lasciatemi dormire» brontolò la voce assonnata di Thomas, che si rigirò sotto le coperte per dare le spalle ai tre ragazzi.

Willow roteò gli occhi. Si sporse di nuovo sul materasso e tirò via le coperte dal corpo del fratello, che proruppe in una serie di imprecazioni nel tentativo di recuperare l'oggetto rubato. La sorella però glielo tenne ben lontano, costringendolo ad alzarsi. «Avanti Tom, tu puoi convincerlo.»

«Non credo proprio. Ci ho litigato ieri» ribatté il Cacciatore. Si riprese la coperta con uno strattone e se la avvolse sulle spalle, ma non tornò a sdraiarsi. Osservò i presenti con occhi lucidi di sonno e storse la bocca in una smorfia. «Già ti odiava» disse a Haley. «Ora sa anche che Willow è venuta a Faerie con te. Probabilmente ha già preparato la tavola a cui appendere la tua testa quando ti avrà ucciso.»

«Posso correre il rischio» fece Haley e Calum roteò gli occhi.

«Ci penserò io, allora. Nostro padre non è stupido, anche se si comporta da tale. Se potrà fare qualcosa per impedire che l'assassino si impossessi del genere umano lo farà» affermò invece Willow, decisa. Recuperò la giacca di jeans dalla spalliera del letto su cui l'aveva appesa e se la infilò direttamente sopra la maglietta del pigiama, sotto lo sguardo confuso dei ragazzi. «Direi di far venire anche Cedar, lui ha più capacità diplomatiche di tutti noi e si è impegnato per aiutarci anche quando l'abbiamo tagliato fuori. Merita di sapere.»

«Già, e non solo lui» commentò Calum, lanciando un'occhiata ricca di sottintesi all'amico.

Haley finse di non aver percepito la frecciatina, nonostante il macigno che gli si era posizionato sullo stomaco. Scosse la testa, per poi annuire. «Rhys proteggerà chi rimarrà in casa. Noi partiremo appena sarete tutti pronti. Prima troveremo questo dannato posto e prima la faremo finita con questa farsa. L'assassino ha le ore contate.»

~•~

La casa dei Cacciatori non era cambiata affatto dall'ultima volta in cui c'erano stati. Calum poteva fiutare la presenza del ferro nelle pareti anche a chilometri di distanza, fusa con gli odori freschi del sottobosco. La sua pelle sembrava friggere al solo pensiero e il ricordo delle manette gli metteva addosso più ansia del necessario.

Si accostò a Haley nella marcia e camminò in silenzio al suo fianco finché non si fermarono al limitare dello spiazzo. Da lì partiva il percorso che li avrebbe portati nella casetta adibita ai ricevimenti sovrannaturali. Seguì la strada con lo sguardo e storse la bocca in una smorfia. L'idea di Haley di coinvolgere i Cacciatori più anziani non lo aveva fatto saltare dalla gioia. Il ricordo di come Mikhail si era comportato nei loro confronti era ancora fin troppo vivido perché ci passasse sopra. Tuttavia aveva scorto una scintilla negli occhi dell'amico, quel genere di luce che sembrava aver perso da quando erano stati a Faerie. Non aveva avuto la forza d'animo per rifiutare e ora eccoli lì, a due passi dai loro nemici naturali.

«Papà dovrebbe già essere nello studio, a quest'ora» ruppe il silenzio Willow, riportando Calum con i piedi per terra. Il fae si voltò verso la ragazza, che nel frattempo aveva superato gli altri e si trovava ora in testa alla fila. Aveva un braccio teso in direzione della casupola di legno e un'aria indecisa in volto. Forse nemmeno lei era più tanto sicura del piano, nonostante l'eccitazione di quella mattina. Calum avrebbe tanto voluto scappare a gambe levate, ma la posa statuaria di Haley gli lasciava intendere che non se ne sarebbe andato di lì molto presto.

Thomas emise uno sbuffo seccato, le braccia incrociate al petto. «Siete ancora in tempo per cambiare idea» ironizzò, esprimendo ad alta voce i desideri del Seelie. Peccato che nessun altro sembrasse dello stesso parere.

Cedar, travestito nella sua forma umana, raggiunse la Cacciatrice all'inizio del sentiero. Lanciò un solo sguardo alla casa prima di annuire. Stranamente il bugul non si era rivelato ostile all'idea di Haley, anzi, l'aveva ritenuta geniale. Calum cominciava davvero a ritenersi l'unico del gruppo dotato di un cervello funzionante. «Parlerò io con il Cacciatore. Non voglio che mi interrompiate. E parlo soprattutto con te, Thomas.»

Il ragazzo alzò gli occhi al cielo con aria teatrale. «È successo una volta. Solo una volta!»

Cedar lo ignorò di proposito, tornando a concentrarsi sull'Unseelie, rimasto in silenzio fino ad allora. «Lo stesso vale per te, Haley.»

Il fae annuì, per poi scrollare le spalle sotto al cappotto. «Ricordo ancora l'etichetta. Niente incendi, niente supposizioni scortesi, niente minacce di morte. E cercherò di non provocare nessuno.»

«Dovremo farcelo bastare» concluse il consigliere con un sospiro.

Calum rimase in fondo alla fila e solo allora mosse un primo passo. La ghiaia del vialetto, intervallata a ciuffi di erbacce e fango, scricchiolava sotto le sue scarpe come ossicini di animale. Rabbrividì fra sé e si strinse ancora di più nella giacca, infossando la testa nelle spalle. Raggiunsero il rifugio in pochi minuti e Willow si separò dagli altri per bussare. Li stava guardando da sopra una spalla per confortarli quando la porta si spalancò.

Calum deglutì. La figura imponente di Mikhail troneggiava su di loro, avvolta da un'aria cupa e tesa. Poteva sentire l'odore della rabbia emanata dal suo corpo e il rumore assordante del suo respiro riempirgli i timpani. Storse il naso. A volte detestava essere un Sidhe. Il sangue nobile amplificava ogni percezione, ogni emozione, tanto da dargli alla testa. Era come trovarsi perennemente sulle montagne russe. Non gli sarebbe dispiaciuto scendere a terra, almeno per un giorno.

Il Cacciatore squadrò ognuno di loro con un'espressione fin troppo seria, entrambi i palmi appoggiati agli stipiti della porta con forza. «E così, alla fine, vi siete degnati di tornare a casa.»

«Non che avessimo molte alternative» commentò Thomas acido, guadagnando uno sguardo di fuoco da parte di Cedar. Si sfregò le tempie con le dita a causa del mal di testa mattutino, per poi fare un cenno con il capo verso l'interno della casupola. «Siamo sul punto di portare a termine la missione. Potremmo impedire all'assassino di compiere il rituale che ha in mente di fare, se tu ci aiutassi.»

Mikhail rise di gusto. Abbassò le braccia per incrociarle sul petto e appoggiò un fianco alla porta. «Pensavo ve la cavaste bene da soli. Non mi avete coinvolto fino ad adesso e il patto l'avete stretto con mia figlia, non con me» aggiunse, volgendo lo sguardo a Haley.

Il fae strinse le labbra per impedirsi di replicare e solo in quel momento Cedar riuscì a prendere le redini del discorso. Fece un passo avanti per fronteggiare l'umano e chinò il capo in segno di rispetto, una mano posata sul cuore. «Sono costernato per gli inconvenienti che abbiamo causato con le nostre ricerche alla vostra famiglia. Non era nostra intenzione mettere in pericolo la vita di Willow portandola a Faerie, la decisione è stata dettata solo dalla sua volontà. Spero che potremo trovare un punto di incontro. Per il bene dell'umanità, se non per quello del nostro Regno.»

Il Cacciatore si grattò una guancia, resa ruvida dalla barba di un paio di giorni. Non dava ancora segno di volerli lasciare entrare, ma la sua aura scura si stava pian piano ritirando. «La situazione è così grave?» domandò in tono più serio dopo alcuni secondi.

Cedar annuì. Il vento prese a spirare dal bosco, espandendo nella radura gli odori pungenti dei sempreverdi, portatore di urla silenziose e violenze non viste. «Il colpevole delle stragi mira a prendere possesso delle menti di uomini e fate. Ha ucciso anche il Re della Corte Seelie. Il nostro Regno è in lutto e senza una delle sue guide il popolo fatica a seguire la legge. La situazione si fa sempre più tragica.»

Mikhail biascicò un'imprecazione a mezza voce a quelle parole. Si guardò un attimo alle spalle e fece segno a qualcuno di raggiungerlo sulla soglia. Calum si sarebbe aspettato di veder comparire la moglie, ma dovette ricredersi quando incrociò gli occhi gentili e patinati di Anise. Inarcò un sopracciglio. Sentì di sfuggita il Cacciatore chiederle di restare fuori insieme a lui e Haley, mentre l'uomo, i figli e il bugul entravano nella casetta, chiudendosi la porta alle spalle. Solo allora si riscosse dalla sorpresa e si rese conto di essere appena stato tagliato fuori dalla conversazione. «Ehi» sbottò. «Volevo ascoltare anch'io.»

Haley posò gli occhi su di lui con un accenno di sorriso sulle labbra. Si chiese perché non stesse protestando. La missione era stata affidata a lui e lui aveva avuto l'idea di chiedere aiuto a Mikhail. Avrebbe dovuto perlomeno presenziare al colloquio. Invece se ne stava lì di fronte a lui con le mani affondate nelle tasche e un'espressione indecifrabile. «Cedar ci rappresenta. Non ha bisogno di noi.»

«Non preoccupatevi, sono sicura che Mik vi aiuterà. Sembra un uomo rozzo, ma ha un buon cuore» si intromise la donna anziana. I due fae si voltarono a guardarla. Aveva i capelli argentei acconciati in una treccia spessa dietro alla schiena e un sorriso amichevole stampato sulle labbra secche. Non sembrava sorpresa di essere stata lasciata fuori per fare da guardia a due fate. Pareva piuttosto essere particolarmente interessata ai lineamenti di Haley, come se attraverso di essi potesse scorgere qualcosa di invisibile agli occhi delle altre persone.

Calum passò lo sguardo dall'anziana all'amico, confuso. Anche Haley aveva assunto un'aria imbarazzata, tanto che le sue guance pallide avevano assunto una leggera tinta rosata. Il Seelie poteva contare sulle dita di una mano le volte in cui lo aveva visto arrossire. Si schiarì la voce. «Mi sono perso qualcosa?»

Anise distolse lo sguardo dall'Unseelie per un solo secondo. Scosse la testa, ma non smise di sorridere. «Credo di aver capito perché mi risulti così familiare. Era così palese, ma è passato tanto tempo» se ne uscì poi, di punto in bianco.

Haley corrugò la fronte, la schiena d'un tratto irrigidita. «Cosa intende?»

«Mia madre era amica della tua quando erano giovani. Erano vicine di casa, ma Heather era più grande di lei di una decina d'anni, quindi era più simile a una sorella maggiore. Mia madre mi mostrava sempre una loro vecchia foto. Mi disse anche che Heather sparì un giorno di febbraio, dopo aver conosciuto un uomo molto bello, ma dall'espressione costantemente torva. Ricordava alla perfezione i suoi occhi azzurri perché non ne aveva mai visti di simili. Anche Heather ne era rimasta affascinata. Sarà stata felice di vedere che li hai ereditati, almeno in parte.»

Calum sentì il respiro bloccarglisi in gola. Girò di scatto la testa verso Haley, trovandolo nelle sue stesse condizioni, se non peggiori. Era impallidito di colpo e in quella distesa candida le sue iridi spiccavano come fanali. Quella gialla, segno tangibile del suo sangue misto, e quella azzurra, marchio indelebile del nome di suo padre. «Ley» tentò di calmarlo. Allungò un braccio per stringere il suo, ma il fae non ebbe nessuna reazione. Lo osservò deglutire un paio di volte e per altrettante aprì la bocca senza che ne uscisse alcun suono. Poi: «Cos'altro sai di lei?» esalò.

Anise sorrise comprensiva. «Non molto. Mia madre era piccola all'epoca, aveva appena sette anni. Non l'ha mai dimenticata, però. Mi raccontava sempre di quanto fosse gentile e divertente. Ho ancora una sua foto, se vuoi vederla. Ti assomiglia molto.»

Haley scosse la testa con vigore. Calum strinse la presa sul suo braccio e lo costrinse ad appoggiarsi di peso a lui. Aveva seriamente paura di vederlo crollare. Il fae si lasciò sfuggire un singhiozzo a quel gesto, per poi mordersi le labbra. Scosse ancora il capo e i capelli gli coprirono gli occhi come una cortina. «Non voglio. Io l'ho uccisa, non merito di vederla.»

«Non è così» gli sussurrò Calum all'orecchio, senza smettere di cullarlo come se fosse stato un bambino. Guardò Anise con sguardo supplice e la donna fece un passo avanti.

Sollevò il volto di Haley verso il proprio e gli accarezzò una guancia rigata di lacrime. «Lei ha fatto la sua scelta. So che avrebbe fatto di tutto per salvare la tua vita. Era già incinta quando sparì da questo Regno. Sapeva a cosa sarebbe andata incontro, ma voleva darti la possibilità di vivere in un mondo che non ti avrebbe disprezzato per il tuo sangue. L'Altroregno non è un bel luogo per una fata senza famiglia. Forse le cose non sono andate come sperava, ma ora sei vivo e stai bene. Tutto il resto non conta. Ciò che tuo padre ti ha fatto non conta. Tu sei più forte di lui, devi solo crederci.»

L'Unseelie emise un respiro tremante, gli occhi lucidi e spalancati fissi in quelli della donna. Rimase in silenzio per una manciata di minuti, durante i quali si limitò a ricambiare la stretta di Calum. La porta della casetta si aprì in quel momento e Haley strinse le palpebre, come se si stesse per lanciare da una scogliera dritto nel mare in tempesta.

Poi parlò. Poche parole che ghiacciarono il sangue dei presenti, ma che furono in grado di dimezzare il peso che il ragazzo sentiva comprimergli i polmoni. Non riusciva più a contenerlo, si sentiva scoppiare. Il dolore e la paura avevano occupato ogni angolo del suo petto e non c'era più spazio per i segreti. «L'assassino è mio padre» balbettò, disprezzando fin da subito la propria voce incrinata.

Il silenzio calò come una cappa densa sul bosco. Persino i volatili smisero di gridare. Haley tirò su col naso e sospirò, per poi ripetere ancora una volta la stessa frase, sottovoce, come a voler convincere se stesso prima degli altri. «Regan Nightshade è il responsabile delle stragi. E lo so da quando siamo tornati da Faerie.»

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