dwanaście
I fitti campi di grano giallo circondavano un corpicino infreddolito.
I teneri steli si appoggiavano sulla faccia paffuto e rossastra di quel bambino.
Il silenzio regnava sovrano, finché il pargolo decise di aprire gli occhi, accecato quasi dall'immensa luce solare.
Prese coraggio e con un poco di forza, si ritrovò seduto.
Non poteva vedere oltre la punta del naso, i fusti troppo alti per permettergli una vista migliore.
Il corpo scaldato dal sole, calmava il tremolio corporeo di Sune.
Non sapeva perché si trovasse lì, ma non era poi così male.
Voleva rimanerci, il freddo e la fame non gli accecavano più la vista.
Sentii una leggera risata gioiosa.
Quelle che puoi sentire da un bambino, privo di ansie e problemi che affronterà in seguito.
Ne sentì un'altra, leggermente più soffusa. Era felice, ma molto più nascosta, come se non volesse farsi trovare.
Alzatosi in piedi, girò lo sguardo, trovando un unico albero nella distesa di grano.
Gli pareva male distruggere quel così bello ed utile campo,soltanto per poter passare.
Però doveva farlo e lo fece.
Ma niente si ruppe.
Stranito, camminò fino alla grande sequoia.
Lì, vicino al tronco, era nato un tenero fiorellino bianco ed il centro rosso.
Non volle neanche sfiorarlo, troppo titubante per le conseguenze.
E se quello, a differenza della grande distesa, si fosse distrutto al minimo tocco?
Non poteva permettersi di rovinare una tale bellezza.
Non aveva mai provato una sensazione simile, verso un fiore.
Ma quello proprio, con i suoi colori così belli e lucenti, aveva suscitato in lui un istinto protettivo.
"Ti piace, vero?"
Preso alla sprovvista, si girò violentemente e cadde sotto la grande chioma dell'albero.
Vide davanti a lui una piccola bambina dagli occhi verdi ed i capelli rossi.
Il cappellino copriva il viso dal troppo calore estivo, che aveva già dato i suoi frutti arrossendo leggermente le guance della piccola.
"Ti piace?" Ripetè, per nulla spaventata dalla reazione improvvisa del maggiore.
Quest'ultimo annuì, prestando nuovamente attenzione al fiorellino, poco lontano dal suo corpo.
Un altro marmocchio prese la mano della bambolina urlando con gioia "ti ho presa!".
Aveva un qualcosa di familiare, anche soltanto la sua risata, la sua voce.
Erano due bambini felici, senza preoccupazioni.
Ma il sorriso del balocco calò alla vista del fiore.
"Perché ogni volta vieni qui? Non c'è più gusto a cercarti se poi finisci sempre qui!" Sputò un poco arrabbiato.
Voleva soltanto giocare a modo suo, senza intoppi od intrusi.
Ma notò di lì a poco anche la presenza di un altro ragazzino, che però non lo turbò.
"Finalmente sei arrivato anche tu!" Disse, dimenticandosi delle piccola lite avvenuta qualche istante prima.
I bambini conoscevano Sune meglio di chiunque altro, od almeno.. questo si leggeva nei loro visi.
Sembravano conoscerlo da sempre, come se sapessero già della sua venuta in quel mondo così speciale.
Però in quel momento fu la bambina ad essere preoccupata.
Non si riusciva a decifrare la sua espressione, troppo triste ed in cerca di una soluzione.
"Dove mi trovo?" Proferì parola Sune, un po' troppo intento a trovare il perché della somiglianza con il bambino.
Ricordava bene che nel suo piccolo album di foto, quel viso appariva tante, tantissime volte. E come dimenticare la sua stessa voce, alta e squillante.
"Sei nel mondo dei ricordi. Però...io non faccio parte del tuo mondo.
Puoi definirmi una intrusa, ma sono qui per proteggerti."
Parole forti disse quella bambina tanto gracile quanto forte di carattere.
"Ogni giorno, tantissimi bambini nascono e così anche noi con loro.
Ci prostriamo al volere altrui ed il nostro dovere è seguire e proteggere i bambini fin dalla loro nascita.
Così come loro, noi cresciamo ed impariamo ad adempiere i nostri doveri al meglio.
Però ora.. tu sei qui e non dovresti. Dovresti essere a camminare, fuori da questo mondo, lontano da questo albero.. non è posto per te, perché tu ancora non sei pronto per rimanere qui. Tu non puoi morire così."
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