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Capitolo 6

Non vedo niente, sono circondato dal buio più totale e il mio respiro è affannoso e irregolare. Ho vaghi ricordi che mi annebbiano la mente e fanno a cazzotti tra di loro per cercare di prendere il sopravvento l'uno su l'altro. Ma sono confuso, mi sento stremato come se avessi corso una maratona eppure sento di essere disteso su una superficie piana, dura e gelida...Forse un pavimento. Ma dove sono?

Sono forse morto? Un groppo in gola mi mozza il respiro facendomi provare un forte senso di soffocamento. Non ho mai realmente pensato al giorno della mia morte, in realtà ammetto con arroganza di non averla mai temuta. Ma a volte ci ho pensato a cosa potesse esserci dopo quest'ultima e se adesso sono veramente morto, questo non è ciò che mi ero immaginato.

Mi ero immaginato di varcare un cancello enorme tutto dorato e sormontato da sfingi per poi ritrovarmi in un posto luminoso e immenso, forse un giardino, circondato da pace e cose colorate e, soprattutto, avevo pensato che avrei provato gioia e felicità di fronte alla consapevolezza di potermi godere l'eterno riposo finalmente lontano dai problemi e dalle angosce terrene. Ma, soprattutto, deglutisco un fiotto di amaro dolore, mi ero immaginato di vedere loro... Di vedere lui. Forse questo era il principale motivo per il quale non temo o forse non temevo la morte. L'aspettativa, la consapevolezza di rivederlo, di chiedere finalmente il suo perdono, di riunirci per poter tornare a correre insieme, come tanti anni fa.

Felpato e Ramoso nuovamente insieme, questa volta per l'eternità.

Ancora disteso nelle tenebre sorrido amaramente, sentendomi profondamente ridicolo. Ricordo di aver letto, tanti anni fa, un libro babbano che si intitola la divina commedia, mi è rimasta impressa in mente perché non era affatto male. Parlava di inferno, purgatorio e paradiso...Possibile che quel babbano avesse ragione? Magari quest'ultimi esistono davvero e io sono finito all'inferno, per questo non c'è niente di tutto ciò che mi ero immaginato. Forse è ciò che mi merito per i miei peccati terreni...In fin dei conti ho solamente condannato a morte mio fratello e sua moglie rendendo orfano il mio figlioccio. E questa è una sola parte dei miei tanti errori. Forse soffrire per l'eternità è la punizione divina che sono destinato a scontare. Devo affrontare il mostro peggiore...Me stesso e la mia coscienza dannata.

Harry!

Improvvisamente sussulto, alzandomi a sedere di scatto, nel buio, gemendo per il dolore. Mi fa male il  torace, forse ho qualche costola contusa, ma questo non è importante perché adesso sto iniziando finalmente a ricordare e un vago senso di terrore mi attanaglia lo stomaco quando ripenso ad Harry, che sarà fuori di sé per quanto è accaduto.

E' tutta colpa di Kreacher, ricordo con odio e disgusto. Lui mi ha venduto! Facendo credere ad Harry e ai ragazzi che fossi stato rapito e portato nell'ufficio misteri. Per questo si sono messi così scioccamente in pericolo, per questo non appena abbiamo appreso la notizia siamo partiti. E adesso ricordo nitidamente lo scontro, l'adrenalina di ritrovarmi finalmente sul campo di battaglia, questa volta a fianco del mio figlioccio. Poi ricordo la cara vecchia Bellatrix, sorrido amaramente, il lampo di luce verde e rivedo me stesso che incredulo barcollo all'indietro e cado attraverso l'arco sparendo dalla visuale degli altri. Ma cosa ne è stato di me? Sono morto? Sono intrappolato in qualche limbo oscuro? Sono ancora vivo ma condannato a morire di fame e di sete in questo tugurio oscuro che non ho la più pallida idea di cosa sia e di dove si trovi?

Dove si trova la mia bacchetta? 

Timoroso provo a toccarmi il corpo e sento il tessuto dei miei abiti fasciare ogni lembo della mia pelle. Non so se esserne sollevato o preoccupato. Se riesco a sentirmi significa che non sono un fantasma, questo significa che sono materia, che in un certo senso sono vivo e che nel mio corpo caldo scorre ancora sangue e linfa vitale. Ma resta ancora il problema che non so dove mi trovo, se sono in pericolo oppure no! Se sono ancora vivo perché mi trovo in questo posto? Dove sono tutti i membri dell'ordine?

"Ho bisogno della mia bacchetta." Mormoro con voce roca. E come per magia, restando profondamente sorpreso, sento apparire nella mia mano destra un lungo bastoncino di legno che al tatto mi è subito familiare. Quindi basta chiedere e appare ciò di cui ho bisogno? Un po' come se mi trovassi nella stanza delle necessità di cui Harry mi ha tanto parlato? Avrà dei limiti questo posto? Può essere in grado di esaudire ogni mia richiesta? E se avessi un numero limitato di richieste possibili? Non devo farmi prendere dall'euforia, devo andarci cauto se voglio sperare di uscirne forse vivo. A patto che ancora lo sia.

"Lumus." Mormoro piano, alzandomi a fatica sulle gambe malferme. Il fascio di luce che ho appena sprigionato riesce a farsi spazio tra tutta quell'oscurità e finalmente inizio ad intravedere alcuni dettagli del posto dove mi trovo...C'è della roccia sotto i miei piedi e il silenzio è assordante eppure mi sembra di essere in uno spazio enorme, perché non riesco a distinguere nessun confine. Un brivido freddo mi scende lungo la spina dorsale, facendomi drizzare i peli dietro la nuca. Improvvisamente sento che in questo posto si nasconde qualcosa di sinistro, di profondamente sbagliato. Ma cosa!? Dannazione, non vedo quasi niente e una nota di panico inizia a farsi spazio nelle mie viscere.

"Voglio andarmene da qua! Voglio tornare a casa!" Sibilo, stringendo forte la bacchetta nel mio pugno. Ma ovviamente, come sospettavo, non accade niente.

"James...Lily...Mi sentite?" Provo a sussurrare, avanzando lentamente nella speranza di ottenere una risposta. Non so cosa darei per risentire la sua voce, poterlo rivedere almeno una volta. È un dolore troppo straziante avere come ultimo ricordo il suo corpo ancora caldo ma ormai privo di vita accasciato in mezzo alle macerie di quella che era stata la mia seconda casa. E Lily...Anche lei a terra, spenta come una bambola rotta quando da viva amava tanto parlare con quella sua lingua pungente, con una lacrima silenziosa ancora a rigarle il volto pallido. E il piccolo Harry, ferito e piangente in quella stanza distrutta, inconsapevole che di lì a poche ore sarebbe diventato leggenda e che il destino avrebbe riversato sulle sue piccole spalle un cammino oscuro e tortuoso.

Adesso posso affermare che la vita fa schifo. È infame, crudele in ogni sua sfaccettatura e ti illude che tu possa godere della felicità. Ma cos'è in realtà la felicità? Esiste davvero o è una proiezione della nostra mente? Certo, posso dire con certezza di aver avuto momenti felici...Ma sono durati troppo poco in confronto a ciò che ho dovuto affrontare in seguito. Vale la pena essere felici anche solo per un po' se poi il prezzo da pagare è quello che mi porto sulle spalle da quindici anni?

Ho passato metà della mia vita ad Azkaban, circondato da quelle bestie immonde dei dissennatori che hanno cercato di risucchiare ogni briciola della mia umanità. Ho convissuto e convivo con l'accusa di essere un traditore, di aver condannato a morte mio fratello e la sua famiglia...E forse in parte è così, ma se solo avessi saputo...E questo James deve saperlo! Non posso accettare che lui sia morto convinto che sia stato io a pugnalarlo alle spalle. Non riesco a conviverci. Poi ho conosciuto Harry, finalmente ce l'ho fatta a ricongiungermi a lui e finalmente quello che era solamente un organo ormai inutile e raggrinzito è tornato a battere, è tornato a provare calore e speranza inondandomi il petto di felicità e amore. Ed ecco che a questo punto, tutto è nuovamente svanito in una nuvola di fumo tossico. E adesso mi trovo in questo tugurio oscuro, da solo, dove ogni mio senso mi trasmette negatività ad ondate e ogni secondo che passa, almeno nella mia testa, sembra sempre più tetro. Esiste il tempo qua dentro? Non ne ho idea...Ma devo trovare qualcosa, anche un solo indizio, per capire cosa fare, come muovermi. Anche se davvero fossi morto è mai possibile che io debba restare qua in eterno? Penso che se non sono diventato pazzo da vivo, potrei perdere la mia sanità mentale da morto. E comunque se questa è la morte, fa davvero schifo.

"Guidami." Mormoro rivolto alla bacchetta che ruota nel mio palmo fino ad indicare di fronte a me. Sento un battito nel mio cuore, che se fossi morto non dovrei sentire, giusto? In realtà non so cosa senta un morto, se dopo la vita terrena esiste qualcosa. Forse continua a provare quello che provava in vita perché se integra la sua anima sopravvive nonostante il suo corpo lo abbandoni. Ma adesso non voglio fasciarmi la testa con queste sciocchezze eventualmente...Avrò l'eternità per farlo.

Cammino lentamente, cercando di aguzzare lo sguardo nell'oscurità. È freddo, molto freddo e questo mi spinge a fermarmi per far apparire delle fiammelle a riscaldarmi che illuminano ulteriormente il luogo che mi circonda. Che sciocco, potevo pensarci prima!

Vedo altra pietra ma, finalmente, in lontananza vedo un bagliore che mi fa aguzzare lo sguardo. Ci sarà qualcuno? Devo prepararmi a combattere? Può un morto, nel caso lo fossi, morire un'altra volta? Proseguo il mio silenzioso cammino tendendo le orecchie al limite finché, con un sussulto non arrivo alle sponde di quello che riconosco essere un lago. Adesso un bagliore verdastro illumina il posto dove mi trovo e insieme ad essa un piatto specchio d'acqua anch'esso nero. È impossibile vederne le sue profondità e un altro brivido gelido mi fa rabbrividire mentre adesso più che mai sento che qua si trova qualcosa di profondamente sinistro. Aguzzando profondamente lo sguardo vedo che dall'altra parte c'è un'altra sponda dove si trova qualcosa che brilla, la luce che avevo visto inizialmente. Ma non ho idea di come arrivare dall'altra parte e al tempo stesso non sono nemmeno sicuro di volerci arrivare. Se mi fosse possibile vorrei semplicemente tornare indietro, nell'ufficio misteri, e farla pagare cara sia a Bellatrix che a quel piccolo bastardo di elfo domestico.

"Dove diavolo mi trovo? Cos'è questo posto? Perché sono qua? Cosa devo fare?" Chiedo ad alta voce, stringendo forte la bacchetta, guardandomi attorno smarrito.

"Ti aspettavo...Da molto tempo ormai. Finalmente ci rivediamo." Mormora una voce che mi fa tremare da capo a piedi, mentre una figura nera, gocciolante, esce lentamente dalle acque oscure del lago. Si avvicina con cautela, mentre io lo guardo come paralizzato e infine un grido disumano mi lacera il petto per lo shock, il terrore e l'angoscia. Questo non è possibile, questo è l'inferno. Devo per forza essere morto a questo punto, non ci sono altre spiegazioni. Tutto si fa buio e cado nell'oscurità mentre ogni senso mi abbandona.

Lentamente inizio a riaprire le palpebre, anche se contro la mia volontà. Vedo di nuovo la pietra che mi circonda e sento il mio corpo dolorante ma quello che sento più forte di tutti è il mio cuore battere come impazzito.

"No...Questo è un incubo...Fatemi tornare indietro." Sussurro angosciato.

"Sirius..." Mormora quella dannata voce, facendomi gridare ancora mentre mi tappo le orecchie con le mani nella speranza di non sentirlo più parlare.

"NO! TUTTO QUESTO NON ESISTE, È SOLAMENTE FRUTTO DELLA MIA IMMAGINAZIONE." Grido, cercando di scacciare quell'incubo. Forse sono in coma e sto sognando, forse devo solamente risvegliarmi.

"Sirius guardami...Sono qua, sono reale." Sussurra ancora la voce, facendomi venire voglia di vomitare. Ed è ciò che faccio. Rotolo a fatica di lato e vomito in preda ai conati, distrutto e paralizzato dal terrore. Tutto questo non è possibile. Tutto questo deve finire! Sono pazzo, completamente fuori di testa. Qualcuno deve avermi fatto un incantesimo per farmi rivivere i miei peggiori incubi.

"No...No...Vattene. Tu non sei reale...Non lo sei. Sto solamente affrontando un incubo dal quale adesso mi risveglierò." Rantolo a fatica, chiudendo forte gli occhi per impedirmi di vederlo e svenire di nuovo.

"Sono addirittura un incubo, per te?" Mi chiede amaramente la voce, facendomi stringere i denti fino a sentirli scricchiolare.

"Dannazione, tu sei sicuramente morto! Non puoi essere reale...Dove diavolo mi trovo?" Sussurro angosciato. Mi gira la testa e sento che potrei vomitare di nuovo. Mi sono sempre ritenuto un uomo e un mago coraggioso ma in questo momento mi sento fragile ed impotente di fronte a un orrore troppo più grande di me.

"Sì, sono morto ormai molti anni fa. In questo preciso istante ti trovi esattamente nel luogo dove sono stato ucciso." Mi risponde tranquillo, mentre io tremo ancora, senza saper descrivere la sensazione di angoscia che provo.

"No...Non ci credo. È tutto un fottutissimo scherzo del mio cervello pazzo. Vai via, vattene." Sussurro agghiacciato cercando di non ripensare a ciò che mi ha detto, alla sua voce, al suo viso pallido ma famigliare che non vedevo da ormai quasi vent'anni.

"Non potrei andarmene nemmeno se volessi. Te l'ho detto, questa è la mia tomba. E adesso guardami...Non mi vedi da quasi vent'anni. Non ti sembra giunta l'ora di affrontare tuo fratello?" Quelle parole fanno scattare qualcosa in me, facendomi alzare di colpo la testa.

"Ho un solo, unico, vero fratello. E non sei tu, Regulus." Sibilo, tremando nel pronunciare il suo nome mentre trovo finalmente la forza di guardarlo in faccia. Me ne pento quasi subito, ma non riesco a distogliere lo sguardo e nemmeno voglio farlo. Di fronte a me ho la figura ancora gocciolante di quello che riconosco essere Regulus Arcturus Black. È passato molto tempo dall'ultima volta che l'ho visto...Ma è lui in tutto e per tutto. I capelli ondulati, lo sguardo nero come la pece così simile ma così diverso dal mio, la figura snella e slanciata, il naso aquilino, lo sguardo serio che punta nella mia direzione. Ma rispetto a me, che sono un uomo di ormai quasi quarant'anni, lui sembra essere rimasto immutato nel tempo. Adesso dovrebbe avere all'incirca trentacinque anni eppure, dall'aspetto esteriore, sembra essere rimasto ai tempi della scuola...Forse a diciotto massimo diciannove anni.

"Ancora non mi hai perdonato, Sirius? Il tuo aspetto fisico è cambiato, ma il tuo orgoglio e la tua arroganza non ti hanno abbandonato." Mormora con una smorfia, pungendomi nell'orgoglio.

"Come posso perdonare e considerare fratello colui che ha scelto la via del male? Colui che si è fatto marchiare come una bestia da un folle? Colui che è diventato tutto ciò che ho sempre odiato?" Sputo sprezzante, mentre lui abbassa lo sguardo pensieroso per alcuni istanti.

"Ho pagato per i miei errori. Ero giovane, non sapevo esattamente cosa stessi facendo. Ho capito in seguito." Ammette piano, mentre io storco le labbra in una smorfia aspra, come se avessi appena inghiottito un limone intero.

"Anche io ero giovane quando ho deciso di troncare alla radice quella vita malsana che mi stava perseguitando. Potevi scegliere una strada diversa, ma hai scelto quella più facile." Gli sibilo contro con rancore, ripensando con disgusto al passato. Sono ricordi che fanno ancora male, nonostante siano passati veramente tanti anni.

"Non tutti possono avere la fortuna di avere qualcuno a cui chiedere asilo." Mi ribatte freddamente, mentre sento un groppo in gola farmi mancare il respiro.

"Se tu avessi voluto mi avresti potuto chiedere aiuto..." Mormoro a bassa voce, distogliendo lo sguardo da lui. È come se la sua immagine mi bruciasse gli occhi, accecandomi dolorosamente. Non so come mi sento in realtà nel vederlo di fronte a me. Non so cosa pensare...Ma continuo a credere di essere un pazzo visionario. Come può essere reale tutto ciò?

"Tu mi hai abbandonato, ricordi? Mi hai rinnegato come fratello." Mi ricorda gelido, mentre io gli lancio uno sguardo glaciale e sprezzante.

"Mi hai abbandonato tu per primo, spalleggiando quei diavoli dei nostri genitori che a proposito, spero stiano marcendo all'inferno. Dov'eri quando nostro padre usava la sua cintura per frustrarmi a sangue quando disubbidivo a un suo folle ordine? Dov'eri quando nostra madre mi dava dell'abominio, del mostro, del disonore del buon nome dei Black, mi picchiava ed umiliava per il puro gusto di farlo? Già...Eri a collezionare articoli riguardanti quel folle di Voldemort smaniando per unirti a lui" Gli  rispondo in un sussurro, sputando fuori tutto il mio antico dolore e rancore, sentendo un nuovo conato di vomito attraversarmi lo stomaco al solo ricordo.

"Ho sbagliato, lo ammetto. Ma sono morto per cercare di porre rimedio al mio errore. Penso che sia un prezzo piuttosto ragionevole da pagare." Mi risponde lentamente, mentre io lo guardo con il cuore che ancora mi martella nel petto.

"Non so se sono io che sto farneticando o se il pazzo sei tu. Penso di essere morto, mi trovo in questo dannato posto che non so né cosa sia né dove si trovi e ti ho appena visto uscire da un maledettissimo lago. Cosa sei? Come ci sei finito lì dentro? Cosa dannazione ti è successo?" Gli chiedo aspro, cercando di alzarmi in piedi a fatica.

"È una storia lunga...Ma posso raccontartela se sei disposto ad ascoltarmi." Mi risponde lentamente, mentre io soppeso le sue parole.  Non mi sembra di avere molte altre alternative, dopo tutto. Però in compenso ho molte domande.

"Sono morto anche io?" Gli chiedo di getto, mentre il cuore sembra fermarsi per alcuni istanti.

"No...Ma non sei nemmeno vivo." Mi risponde, lasciandomi terribilmente confuso.

"Come faccio a non essere morto ma al tempo stesso nemmeno vivo?" Chiedo in un ringhio, sempre più convinto che tutto questo sia un brutto scherzo del mio cervello.

"La maledizione senza perdono di Bellatrix non ti ha colpito, quindi non ti ha ucciso. Però hai attraversato il varco che collega il mondo dei vivi al regno dei morti. Di conseguenza la tua anima è intrappolata tra i due mondi." Mi spiega, mentre io lo guardo basito.

"E quindi cosa diavolo posso fare? Io voglio tornare indietro. È possibile?" Gli chiedo incredulo. Non ho idea di come faccia a sapere queste informazioni ma forse posso credergli.

"Non sarà facile tornare indietro, ma non è nemmeno impossibile. Per farlo però hai bisogno di fare i conti con te stesso. Devi affrontare i tuoi demoni e ritrovare la pace interiore. Solamente a quel punto potrai sperare di tornare indietro per compiere la tua missione sulla terra." Lo guardo in silenzio, non sicuro di aver compreso le sue parole.

"Non credo di aver capito." Mormoro dopo un po', tornando a fissare il lago che si spande a perdita d'occhio alle spalle di Regulus. Non voglio scoprire cosa si nasconde lì dentro.

"Devi abbandonare il tuo orgoglio per perdonare gli altri e al tempo stesso perdonare te stesso." Mi risponde tranquillo, mentre io lo guardo incredulo.

"Questo non è possibile...Ci sono cose e persone che non potrò mai perdonare." Sussurro. Mi vengono in mente Minus, i miei genitori, Regulus stesso anche se per assurdo sembra che mi voglia aiutare ma soprattutto, il mio senso di colpa nei confronti di James e Lily. Come posso perdonare una cosa del genere? Io li ho condannati a morte per la mia presunzione. E come posso perdonare quel traditore di Minus quando lo vorrei poter ammazzare con le mie stesse mani? O perdonare mio padre e mia madre che hanno distrutto la mia vita? E Regulus...Adesso sembra che mi voglia aiutare. Ma in passato mi ha voltato le spalle, ha scelto di diventare ciò che io ho sempre rinnegato e disprezzato. E anche Kreacher, adesso mi viene in mente anche quel piccolo mostriciattolo. Lui mi ha venduto come un pezzo di carne da macello. È tutta colpa sua se mi trovo qua dentro!

"Devi, se vuoi sperare di uscirne." Mi risponde senza giri di parole. Scuoto la testa, sentendo il cuore battere più forte. Se questo è il prezzo da affrontare, mi arrendo già all'idea che non ne uscirò mai più. Sono spacciato.

"Non ci sono altre strade? Sai che è impossibile. Immagino che dovrebbe essere un perdono sincero. E non posso farlo. Ci sono troppe persone che odio e James e Lily...Sono morti a causa mia. Non me lo potrò mai perdonare." Sussurro con un groppo in gola.

"Non è stato Peter Minus a tradirli?" Mi chiede scettico. Mi chiedo come diavolo faccia a sapere tutte queste cose se è morto. Ma forse da ovunque si trovino i morti possono vedere quello che accade sulla terra.

"Sì...A conti fatti è stato lui. Ma io...Io, con la mia presunzione di essere migliore, di essere più in gamba di lui, di essere più appetitoso per Voldemort, gli ho ceduto il mio posto da custode segreto convinto che Voldemort avrebbe dato la caccia a me piuttosto che al debole, pauroso e all'apparenza innocuo Peter Minus. E invece era sempre stato lui la spia, l'ho sempre sottovalutato e la mia arroganza e presunzione mi hanno fregato. Ho venduto James e la sua famiglia a Voldemort, serviti su un piatto d'argento. Adesso capisco perché Peter era un grifondoro...Ci vuole coraggio per condannare a morte un'intera famiglia ma, soprattutto, ci vuole coraggio a tradire colui che ti ha accolto e amato come un fratello." Gli spiego amaramente.

"Se vuoi avere una speranza di tornare indietro devi trovare il perdono dentro te stesso. È l'unica strada." Mi risponde serio, mentre io torno a guardarlo.

"Quindi è per questo che tu sei sempre qua? Anche tu hai qualcosa di cui ti devi perdonare ma non ne sei in grado? Eppure sono passati vent'anni." Mormoro, tornando a sedermi stancamente. Regulus mi imita e improvvisamente, dopo tanti anni, anche se la sua presenza è strana ed irreale, quanto meno non è sgradevole.

"È giunto il momento che ti racconti la mia storia, a questo punto." Mormora piano, mentre io annuisco in silenzio, deciso ad ascoltarlo fino in fondo. Sento che è la cosa giusta da fare e per una volta voglio eliminare il mio orgoglio e il mio scetticismo. Siamo solamente io e Regulus ed eventualmente dopo potrò fargli altre domande.

"Finita la scuola decisi di unirmi all'oscuro signore perché mi sembrava l'alternativa migliore. Ero convinto che lui avesse degli ideali giusti, non conoscevo a fondo la sua barbaria. Certo, avevo sentito che si era macchiato di parecchi crimini, ma ero convinto che uccidesse solamente se costretto, non perché era un folle sadico. Quindi mi unii a lui ingenuamente, convinto che non sarebbe stato poi così male, che avrei dovuto svolgere, soprattutto all'inizio, compiti semplici. Immaginavo che avesse una cerchia di mangiamorte più ristretta alla quale eventualmente rivolgersi per compiti più importanti. Inizialmente non mi pentii della mia scelta, era tutto come mi ero immaginato. Io sostanzialmente non dovevo fare niente se non la guardia ed informarmi se c'erano eventuali nemici alle porte da mettere fuori gioco. Ma non ho mai alzato la bacchetta, forse perché ero giovane e inesperto e voleva che prima mi facessi le ossa. O forse perché mi stava ancora tenendo d'occhio e non sapeva se poteva fidarsi di me.

Poi un giorno accadde, mi convocò personalmente per chiedermi un favore. Ero in parte curioso e in parte intimorito. Non avevo mai fatto qualcosa per lui in modo diretto e sapevo che avrebbe potuto chiedermi qualsiasi cosa alla quale non mi sarei potuto sottrarre. Quando mi fece la sua richiesta ne restai piuttosto sorpreso in quanto era la cosa più banale che potessi aspettarmi. In pratica, voleva che gli prestarsi un elfo domestico. Kreacher. Disse che aveva bisogno che un elfo provasse una cosa per lui, che sarebbe stata una cosa veloce e poi me lo avrebbe restituito. Io ovviamente acconsentii e quando tornai a casa dissi a Kreacher che l'indomani mi avrebbe dovuto seguire, rassicurandolo che sarebbe andato tutto bene.

Povero sciocco...Fu quel giorno che scoprii il vero orrore. Fu quel giorno che scoprii il suo segreto e quanto fosse realmente un mostro folle e disumano. Fu quel giorno stesso che decisi di rinnegarlo nella speranza di sconfiggerlo o quanto meno di iniziare il percorso verso la sua disfatta. Fu quel giorno che firmai la mia condanna a morte." Regulus si interrompe, mentre io assorbo le sue parole con il cuore che mi martella nel petto e le pupille dilatate.

Regulus è un mangiamorte pentito...Regulus è morto per ribellarsi a Voldemort...E io, per tutti questi anni, l'ho creduto un mostro. Ma forse mi sono sbagliato...Forse tutto ciò in cui ho creduto non ha mai avuto senso. Forse ho sbagliato tutto quanto.

"Cos'è successo Regulus? Qual è il segreto di Voldemort?" Chiedo in un sussurro.

"Voldemort portò kreacher in questa stessa caverna. Una caverna stregata e protetta dagli incantesimi più oscuri che tu possa anche solo immaginare. E vedi quella luce che proviene dall'altra sponda? Là si trova un bacile che contiene un medaglione maledetto, il medaglione di Salazar Serpeverde, immerso in un potentissimo veleno. Per poter recuperare il medaglione si è costretti a bere tutto il veleno che ti costringe a rivivere i tuoi peggiori incubi facendoti venire infine una sete mostruosa. Ovviamente Voldemort voleva testarne l'efficacia e costrinse Kreacher a berlo, lasciandolo in fin di vita dopo essersi accertato che tutto funzionasse secondo i suoi piani. Kreacher, assetato, provò a quel punto a bere un po' d'acqua dal lago ma fu a quel punto che da quest'ultimo uscirono decine e decine di inferi." Io lo guardo con occhi sgranati, spostando lo sguardo da lui alle placide acque nere mentre macabre consapevolezze iniziano a farsi spazio in me, facendomi tornare il desiderio di vomitare anche l'anima.

"Mi stai dicendo che questo lago pullula di morti? E cosa diavolo è quel medaglione? Cosa intendi per maledetto?" Chiedo in un sussurro, seriamente disgustato. Ho sempre pensato e saputo che Voldemort è un pazzo dai gusti macabri ma non pensavo che fosse malato fino a questo punto.

"Ci stavo arrivando. Voldemort non aveva preso in considerazione la magia degli elfi domestici e quindi Kreacher, in un disperato tentativo di tornare da me come gli avevo chiesto, riuscì a smaterializzarsi prima che gli inferi lo trascinassero a fondo. Quando mi apparve davanti, agonizzante, mi allarmai e tentai il tutto per tutto per salvarlo. Dormì tre giorni e tre notti. Io nel frattempo reputai saggio fare finta di niente con l'oscuro signore ma quando Kreacher si riprese gli ordinai di raccontarmi tutto, ogni singolo dettaglio e volli che mi portasse qua." Mi spiega, mentre sento lo stomaco accartocciarsi su sé stesso e gli occhi pizzicare come non mi accadeva da molto tempo. Sto seriamente per piangere di fronte al racconto della morte di quel fratello che ho rinnegato e per tanti anni odiato?

"Sapevo che le possibilità di uscirne vivo erano quasi pari a zero, ma ero pronto a sacrificare la mia vita per rimediare all'enorme sbaglio che avevo compiuto nell'unirmi a lui. Dissi a Kreacher che mi obbligasse a bere tutto il veleno e una volta finito di prendere il medaglione originale per scambiarlo con un falso. Gli ordinai di distruggere l'originale e di scappare senza voltarsi indietro. L'importante non era la mia vita, era che quel cimelio dannato venisse distrutto. In preda ai deliri della sete mi avvicinai al lago per bere e non appena sfiorai la superficie...Penso che sia inutile raccontarti la fine per filo e per segno. Il mio corpo giace in fondo a quel lago da quel giorno, che sarà la mia tomba per l'eternità." Scuoto il capo sconvolto, mentre mille domande mi torturano dolorosamente.

"Non capisco Regulus, perché non hai lasciato che Kreacher ti portasse in salvo? Ti avrebbe potuto afferrare prima che tu toccassi quelle acque infernali e curarti a casa." Sbotto confuso, guardandolo senza capire. Effettivamente Regulus ha sacrificato la sua vita per una causa nobile, ma si sarebbe potuto salvare e avrebbe potuto continuare la sua battaglia. Sarebbe potuto diventare una spia per l'ordine o unirsi a noi. L'avremmo protetto.

"Non volevo correre il rischio, Sirius. Sapevo che quello era il prezzo da pagare. Non volevo correre il rischio di ribellarmi a Kreacher e mettere in pericolo anche lui. Se gli inferi avessero ucciso entrambi, il segreto di Voldemort sarebbe morto con noi e questo non potevo permetterlo." Mi spiega pazientemente, mentre io distolgo lo sguardo e osservo in silenzio ed insistentemente un punto di quel luogo orribile. Non so cosa rispondergli...Ammetto di essere profondamente scosso e turbato. Tutto questo è innaturale, raccapricciante, sconvolgente e io...Non ho ancora ben capito dove sono e cosa devo fare.

"Hai detto che quel medaglione era maledetto...Ma non mi hai specificato in quale modo. E non mi hai nemmeno detto qual è il segreto di Voldemort." Gli chiedo dopo minuti di silenzio, tornando a fatica a guardarlo. È difficile osservare la sua figura senza immaginare figure viscide e scheletriche che lo afferrano e lo trascinano a fondo con loro. Mi sento soffocare al pensiero e ancora una volta vorrei solamente vomitare. È una morte raccapricciante...Avrà sofferto? Non ho il coraggio di chiederglielo.

"Hai mai sentito parlare della creazione di un Horcrux?" Mi chiede con calma, mentre io aggrotto le sopracciglia. Onestamente no, ma conoscendo Voldemort presumo che sia qualcosa di molto oscuro.

"No...Ma sono sicuro che non sia niente di piacevole." Mormoro in risposta, mentre Regulus annuisce circospetto.

"La creazione di un horcrux è considerata la forma più orribile di magia poiché viola le leggi della natura e della morale, richiedendo un atto terribile per la sua realizzazione ovvero, l'omicidio. Gli horcrux, Sirius, non sono altro che oggetti dentro i quali un mago, tramite il sacrificio umano, il quale spezza irreparabilmente l'anima, decide di racchiuderci dentro un pezzo di quest'ultima per raggiungere l'immortalità. Ciò significa che anche se il corpo viene distrutto l'anima sopravvive e per questo il mago in questione non può morire." Regulus finisce di parlare e io, ancora una volta, mi trovo costretto a vomitare in preda al disgusto. Le parole di Regulus mi rimbombano in mente facendomi tremare per l'orrore. Ho combattuto, ho visto persone morire, ho affrontato pene, torture, ho visto cose orribili nella mia vita. Ma questa posso dire che le supera tutte. Che Voldemort fosse uno psicopatico sadico assetato di sangue lo avevo già preso in considerazione. Ma non avrei mai immaginato che fosse uno psicopatico sadico assetato di sangue adesso anche immortale. Quale malattia mentale può affliggere quell'essere, in quanto definirlo uomo non credo che sia ormai il termine più appropriato, per averlo spinto a tanto?

"Lo so, è difficile da metabolizzare." Mormora Regulus, in piedi di fronte a me, facendomi grugnire.

"Difficile da metabolizzare...Mi stai dicendo che quell'essere immondo è anche immortale? Ciò significa che non può morire, non può essere distrutto. Bene, siamo spacciati! Stiamo sprecando tempo, energie e risorse umane per cercare di sconfiggere un essere che non può essere distrutto?" Gli chiedo rendendomi conto che sto gridando. L'eco della mia voce rimbomba per quell'orrenda caverna infernale, facendomi ringhiare ulteriormente per la rabbia. In preda all'ira calcio violentemente un pezzo di roccia che trovo vicino ai miei piedi, facendolo ruzzolare nelle placide acque del lago.

"Stai fermo! Li vuoi forse svegliare?" Mi chiede aspro Regulus, avvicinandosi a me a passi veloci. Finora era stato a distanza ma adesso ci separano solamente pochi passi e io non ho il coraggio di provare a toccarlo. Mio fratello è morto eppure è qua, in piedi vicino a me e sembra maledettamente reale. Non dovrebbe essere perlescente come un fantasma?

"Risvegliare che cosa?" Gli chiedo con una smorfia, tirandomi faticosamente in piedi per essere alla sua altezza. Siamo quasi la copia l'uno dell'altro, io sono giusto qualche centimetro più alto di lui ma per il resto, nel suo visto rimasto immutato dal giorno della sua morte, rivedo in tutto e per tutto me stesso. E' terribilmente inquietante.

"Gli inferi, sono creature terribili. E' meglio lasciarli al loro posto, basta poco per accendere la loro fame." Mi risponde asciutto, mentre il mio stomaco si contorce. Non ci avevo pensato al fatto che bastasse scalfire la calma delle acque per infastidirli.

"Quindi sono anche facilmente irritabili? Pensavo che un essere umano dovesse entrare in contatto con l'acqua per svegliarli." Borbotto semi ironico, assicurandomi di avere con me la bacchetta.

"Diciamo che possono...Fiutarti. Ma fino a quando non li provochi direttamente restano al loro posto. Questo comunque non significa che sia una buona idea provocarli in modo stupido e sconsiderato. Evita qualsiasi contatto con l'acqua e starai sicuramente più sereno." Mi risponde con una smorfia amara. Vorrei chiedergli tante cose ma, al tempo stesso, non ne ho il coraggio. Inoltre non so quanto tempo abbiamo a disposizione, questo non gliel'ho chiesto. Ma se lui è morto, potrebbe sparire da un momento all'altro e io potrei restare senza le risposte di cui ho realmente bisogno. Ho aspettato tanto, per alcune cose posso aspettare ancora.

"Regulus...Stavamo parlando dell'immortalità di Voldemort. Ciò significa che al momento non può morire?" Riprendo il discorso velocemente, deciso a saperne il più possibile. Anche se fossi dannatamente schiattato, devo trovare il modo di far arrivare ad Harry queste informazioni.

"Esattamente, Voldemort è immortale però, ricordati cosa ti ho detto riguardo a Kreacher, l'ultima parte." Mi risponde serio.

"Hai fatto prendere a Kreacher il medaglione per permettergli di distruggerlo....Questo significa che se l'horcrux viene distrutto Voldemort torna mortale? E se torna mortale a quel punto può essere ucciso come qualsiasi essere umano. Ma certo..." Sussurro, incredulo di fronte a tutte quelle rivelazioni sconvolgenti.

"Esattamente! C'è un solo problema...Non sappiamo né quanti sono, né quali sono, né dove sono né come distruggerli." Le parole di Regulus mi fanno improvvisamente ritornare con i piedi per terra.

"Cosa?! Tu pensi che ne abbia fatto più di uno?" Gli chiedo incredulo, mentre un altro brivido mi percorre la colonna vertebrale.

"Pensaci...E' Voldemort! Credi davvero che sia stato così sprovveduto da crearne uno soltanto? Certo, conoscendolo sono sicuro che lui sia convinto che nessuno sarebbe mai arrivato a scoprire il suo segreto né tanto meno a scoprire quali fossero e dove fossero. Eppure io ce l'ho fatta, anche se ho pagato con la morte. Non so se Kreacher è riuscito a distruggere il medaglione, Sirius. Ma penso di poter affermare con certezza che quello non fosse l'unico horcrux. Ho conosciuto Voldemort abbastanza bene per poterti dire che ha una mente estremamente diabolica e perversa. Ha sicuramente preso in considerazione, pur quanto in modo remoto, che un giorno qualcuno avrebbe potuto scoprire il suo segreto e magari trovare uno dei suoi horcrux. Ma creandone più di uno, anche se uno andasse distrutto ne avrebbe pur sempre altri e al massimo potrebbe crearne sempre di nuovi." Mi spiega estremamente serio, mentre io inizio a camminare avanti e indietro, pensieroso e turbato allo stesso tempo.

"Ma quante volte si può spezzare l'anima? Non è dannoso per chi lo fa?" Chiedo all'improvviso, tornando a guardare Regulus negli occhi.

"Sicuramente comporta grossi cambiamenti nel fisico e nella mente di chi compie il gesto. Ma non ho idea di quante volte sia possibile farlo. Resta però il fatto che è praticamente scontato che Voldemort ne abbia più di uno." Mormora con voce roca, mentre un fulmine a ciel sereno mi attraversa la mente.

"Ma certo...Ecco perché è risorto...Ecco perché quella maledetta notte non è morto." Sussurro agghiacciato, provando un profondo moto di odio invadermi la bocca dello stomaco.

"Di cosa stai parlando?" Mi chiede accigliato Regulus, mentre io scoppio in una risata amara, priva di ogni allegria.

"La notte che James è stato ucciso e Lily ha sacrificato la sua vita per salvare Harry. Quando Voldemort ha colpito Harry la maledizione senza perdono gli è rimbalzata addosso e lui è scomparso. Tutti lo abbiamo creduto morto ma poi, lo scorso anno, è risorto. E questo perché lui grazie ai suoi horcrux non se ne era mai veramente andato. Nessuno sa cosa sia diventato e dove abbia vagato, né tanto meno come ci sia arrivato. Ma resta il fatto che quando quel viscido ratto di Codaliscia l'ha trovato, in qualche modo è riuscito a curarlo abbastanza da permettergli poi di elaborare il suo piano per risorgere. Quell'inutile individuo ha condannato a morte Harry per la seconda volta nella sua breve vita e Godric solo sa come abbia fatto ad uscirne vivo." Gli spiego, mentre un odio bruciante infiamma ogni centimetro del mio corpo, del mio cuore e della mia anima.

Se potessi fare un'ultima cosa nella mia vita e poi morire definitivamente, quella sarebbe sicuramente uccidere Peter Minus. Mi maledico per aver seguito il buon cuore di Harry, quella notte, nella stamberga strillante. Se lo avessi ucciso a quest'ora Voldemort non sarebbe mai risorto e in più avrei vendicato la morte di mio fratello. James avrebbe capito. Probabilmente non avrebbe condiviso la mia scelta, ma mi avrebbe perdonato e il suo perdono è l'unica cosa che conta per me. Ma se perdonare è l'unica possibilità che ho per tornare indietro, a seguito del mio pensiero penso di essere ancor più spacciato di prima.

"Sei corroso dall'odio Sirius. Ricordati cosa ti ho detto all'inizio." Mi risponde con calma Regulus, mentre mi volto a guardarlo incredulo.

"Dovrei perdonare Peter Minus? L'essere che ha condannato a morte una famiglia, colui per il quale mi sono fatto dodici anni ad Azkaban e che alla fine è scappato come un codardo pur di non affrontare Azkaban e che ha fatto risorgere Voldemort?" Gli chiedo con la voce che mi trema per la rabbia. Non ci posso credere che Regulus la faccia così semplice, che creda che io possa anche lontanamente fare una cosa del genere.

Peter Minus merita di morire e finire all'inferno. Altro che perdono.

"Se vuoi tornare nel mondo dei vivi non hai altra scelta. Il portale non si aprirà per te, se non avrai prima ripulito la tua anima dall'odio." Mi spiega con pazienza, come se stesse parlando con un bambino stupido che non capisce che due più due fa quattro.

"Ho bisogno di vedere James...Tu sai dove trovarlo!" Gli dico di getto, con il cuore che mi scalpita nel petto.

"Non possiamo andare da loro, devi fartene una ragione Sirius." Mi spiega lentamente, mentre io emetto un basso ringhio frustrato.

"Perché, dannazione?!" Sbotto con ira crescente.

"Perché loro sono passati oltre, sono anime pure. Non hanno conti in sospeso con nessuno." Mi spiega, mentre provo una forte stretta allo stomaco. Deve esserci un modo...Io ho bisogno di vederlo.

"Quindi tu hai qualcosa in sospeso?" Gli chiedo per cambiare momentaneamente discorso.

"Dopo la nostra chiacchierata penso di aver saldato il mio debito. Non mi ero dato pace per non aver confidato a nessuno di fidato il segreto di Voldemort ma adesso che tu sei qua...So che un giorno quel mostro cadrà. E la mia anima potrà finalmente trovare pace." Mi risponde con un mezzo sorriso.

"Sì, peccato che io sia bloccato in un limbo sconosciuto e penso che sarà impossibile uscirne. A meno che dall'esterno qualcuno non trovi il modo di venirmi a prendere. Anche se tutti penseranno che io sia morto." Sospiro amaramente. Pensavo io stesso di averci lasciato le penne, figuriamoci gli altri. Hanno visto la maledizione di Bellatrix e me attraversare il velo. Saranno convinti che mi abbia ucciso e che il mio corpo sia scomparso attraverso l'arco. Chi si prenderebbe la briga di trovare il modo per tirarmi fuori? Sempre che ne esista uno.

"Hai un'alternativa, lo sai. Devi solamente trovare la forza e la volontà in te stesso. Pensa a chi hai lasciato sulla terra. A quel ragazzo, Harry, che per lui sei una delle poche figure adulte di riferimento che ha e ha bisogno di te. Pensa ai tuoi amici...Devi essere forte Sirius. Se non per te stesso, per chi hai lasciato. Devi imparare l'arte della pietà e puoi farcela, devi solamente volerlo." Di fronte alle sue parole il cuore mi batte più forte e sento il sudore freddo imperlarmi la fronte. Non credo di esserne in grado. Io non sono Silente che è buono e misericordioso con tutti. Ci sono persone che non posso perdonare, che odio troppo anche solo per prenderlo in considerazione. Al primo posto c'è sicuramente Minus ma a seguire, se non alla pari, i miei cari vecchi genitori. La sola idea di affrontarli e prendere in considerazione l'idea di perdonarli mi fa venire il voltastomaco.

Non ne sono in grado. Sono destinato a marcire qua dentro. A meno che...

"Remus..."Sussurro ad un tratto, mentre Regulus mi guarda accigliato.

"Cosa c'entra adesso il tuo amico?" Mi chiede scettico, mentre io torno a sorridere speranzoso.

"Siamo rimasti io e lui del nostro gruppo. Io ero tornato ad essere la sua spalla e lui la mia. Non ci credo che mi abbandonerà così, secondo me si inventerà qualcosa per scoprire cosa ne è stato di me e a quel punto verrà a prendermi, lo so." Gli rispondo convinto delle mie parole. Regulus scuote il capo, poco convinto.

"Posso sperare per te che sia così, ma non dovresti crogiolarti in questa speranza che non ha un minimo di fondamenta. Dovresti quanto meno provare a seguire la strada che ti ho offerto. Io non so se sarò sempre con te, potrei sparire da un momento all'altro come potrei avere ancora delle questioni irrisolte e quindi proseguire il mio cammino al tuo fianco. Ma sappi, che se anche ti trovassero, se non hai risolto le tue questioni in sospese potrebbe non essere così facile abbandonare questo posto." Mi risponde serio, facendo in parte crollare il mio precedente ottimismo.

"Cosa ti accadrà quando avrai risolto tutte le tue questioni in risolto?" Gli domando realmente curioso, decidendo di cambiare discorso.

"Penso che passerò finalmente oltre entrando nel regno dei morti dove potrò riposare per il resto della mia eternità. Ma se finalmente avessi risolto ogni cosa penso che sarebbe già successo qualcosa e invece, sono sempre qua. Evidentemente ho ancora qualche sassolino nelle scarpe che mi devo togliere." Mormora teso, mentre io medito sulle sue parole. Finché, dopo un momento di silenzio, non mi viene un'idea.

"I nostri genitori...Non pensi di dover chiarire anche tu con loro?" Gli chiedo cauto, mentre vedo che si volta a guardarmi di scatto, incredulo.

"Tu pensi che potrebbero essere loro la mia questione in sospeso?" Sussurra, ancora più pallido e spettrale rispetto a prima.

"Alla fine mi sembra di aver capito che non l'hai mai realmente pensata come loro e ti sei semplicemente lasciato convincere dai loro ideali per un quieto vivere. Pur di provare a sconfiggere Voldemort hai deciso di affrontare la morte, andando contro tutto ciò che avevi promesso fino ad allora. Rinnegando tutti gli ideali che ti erano stati inculcati in testa fin da bambino. Quindi sì, penso proprio che anche tu dovresti fare una bella chiacchierata con loro." Gli spiego con calma, mentre lo vedo annuire lentamente.

"Immagino che tu abbia ragione...Penso che saremo destinati a passare ancora un po' del nostro tempo insieme." Mi sorride di sghembo, mentre io non riesco a non rivolgergli a mia volta un mezzo sorriso.

Nella vita non avrei mai pensato di ritrovare in Regulus un alleato. Ma, soprattutto, mai avrei pensato di poterlo perdonare, troppo convinto della sua colpevolezza assoluta. E invece, la mia apparente morte mi sta insegnando forse più di quando ero realmente in vita.

"Regulus...Ma io cosa sono, esattamente? Forse non mi avrà ucciso l'incantesimo di Bellatrix. Ma quanto potrò sopravvivere in questo luogo? Prima o poi non avrò bisogno di cibo e di acqua? E sia chiaro, non intendo avvicinarmi a quelle acque." Sbotto con profondo disgusto, indicando il lago alle nostre spalle.

"Il tempo si è come fermato per te. Non sei morto ma in questo luogo non provi nemmeno le necessità umane. Sei un umano intrappolato nel limbo che collega il mondo dei vivi a quello dei morti. Niente di più niente di meno. Se ti eri immaginato di essere diventato una creatura mitologica, mi dispiace deludere le tue aspettative." Mi risponde con un piccolo ghigno mentre io, effettivamente, lo ricambio con una smorfia leggermente delusa. Avevo sperato di essere diventato un semi umano e un semi Dio, oppure un angelo in grado di poter viaggiare tra i vari regni e compagnia bella. Ma ho decisamente lasciato viaggiare fin troppo la mia fantasia.

"Quindi adesso cosa facciamo?" Gli chiedo, tornando a prestargli tutta la mia concentrazione e mettendo da parte le sciocchezze.

"Dobbiamo attraversare il lago e vedere cosa accadrà non appena entrambi saremo sull'altra sponda." Mi risponde tranquillo, mentre io sbarro gli occhi per l'incredulità.

"Tu sei pazzo. Io lì dentro non ci entro e pensavo che anche tu avessi detto che è meglio tenersi alla larga da quelle acque e da ciò che ci si nasconde dentro." Gracchio scettico, tenendomi a diversi passi di distanza da lui, che mi guarda ridacchiando divertito.

"Che sciocco che sei Sirius! Useremo una barca incantata, ovviamente." Mi risponde con un ghigno ovvio, mentre io gli lancio un'occhiataccia.

Ho tutta l'impressione che sarà una lunga avventura...

Però, dentro di me, sento immediatamente qualcosa alleggerirsi...Forse il mio cuore, ragiono stupito. Ho effettivamente perdonato Regulus?

- Ragazzi scusatemi per l'immensa assenza ma è stato un periodo molto complesso per me e ho fatto grande fatica a scrivere. Però adesso sono tornata e spero di riuscire a scrivere di più, anche se preferisco come sempre non fare promesse che non so se sarò in grado di mantenere. Nel frattempo spero tanto che il colpo di scena sotto il punto di vista di Sirius vi sia piaciuto eeeeh...Ovviamente questa è la prima parte! non so esattamente quante parti farò di questo capitolo, ma non saranno una dietro l'altra ovvero, il prossimo capitolo la storia proseguirà sotto il punto di vista di un altro personaggio visto che comunque ci sono ancora parecchie cosine in sospese. Voi fatemi sapere cosa ne pensate e state tranquilli, non vi abbandono! Magari non sarò regolare nel pubblicare e mi dispiace tanto, però le storie proseguiranno, quello si. Un abbraccio grande a tutti e a presto. Se non ci risentiamo, vi auguro già una Buona Pasqua!

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