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L'inizio del viaggio

Ci sedemmo schiena contro schiena e cominciammo a parlare. Cominciai col raccontarle un po' di me e di come, in realtà le mie origini non fossero molto chiare. Non avevo né un padre né una madre reali e tantomeno adottivi, fui abbandonata lungo le rive del fiume Tintachi dove un anziano signore mi trovò e, mosso a pietà, mi portò via con sé Salvadori da morte certa. Quello signore si prese cura di me per lunghi 5 anni, sfamandimi, insegnando a leggere, cullandomi e rincuorandomi ogni qual volta c'è ne fosse stato bisogno. Poi una mattina mi sveglia di buon'ora, preparai la colazione, un bel bicchiere di latte tiepido e qualche biscotto, e, tutto orgogliosa e felice, gliela portai in camera urlando "buon compleanno"... Aveva gli occhi sbarrati è una  smorfia di dolore in viso, il cuore gli si era fermato nella notte. Mi ritrovai completamente sola in quella casa fatiscente in mezzo al bosco. In quel giorno scoprii di avere dei piccoli poteri magici che mi permisero di spostare quel corpo pesante, lontano dalla casa e dalla mia vista. Questa scoperta mi aiutò molto a crescere e a sopravvivere. Spesso rubacchiavo il cibo di nascosto nei villaggi vicini. Nella casa dell'anziano signore c'era una stanza piena di libri antichi dai quali traevo grandi informazioni.

Dissi a Selma che in un libro in particolare si parlava del paradiso delle streghe. Descriveva questo luogo come una sorta di città dove streghe e stregoni vivevano in pace e serenità senza la paura di essere braccate dagli uomini che praticavano la caccia alle streghe per volere del RE... suo padre. Poi aggiunsi che ora che avevano scoperto la mia identità non sarei potuta più tornare alla mia casa e quindi in quello stesso istante le annunciai la mia decisione di andare al paradiso delle streghe.... E forse, chissà, magari avrei potuto trovare qualche mio parente o addirittura mio padre e mia madre.

Selma dal suo canto mi disse che anche lei ora era ricercata come strega, ma se questo paradiso delle streghe era vietato al genere umano lei davvero non sapeva più che fare. A casa sua non poteva certo tornare, era fuggita di nascosto di notte e rubando anche qualche soldo, gli uomini la consideravano una strega e le streghe l'avrebbero riconosciuta come umana.

Certo non aveva tutti i torti... a quel punto mi venne alla mente un capitoletto del libro dove si diceva che se un essere umano avesse dato prova di essere fedele ad una strega o fosse stato in grado di fare anche una piccola magia, avrebbe acquisito il diritto di restare nel Paradiso delle Streghe. Ecco la soluzione era questa. "Selma vieni con me nel Paradiso delle streghe, ormai siamo amiche e io devo farmi perdonare del casino in cui ti ho messa, tu sei fedele a me come strega e se questo non basta, proverò nel nostro tragitto ad insegnarti qualche trucchetto semplice semplice... chissà magari il sangue di tua madre ti aiuterà!"

Selma si alzò di scatto facendomi cadere la schiena sul verde prato e guardandomi dall'alto urlò "Davvero? Davvero mi porterai con te nel paradiso delle streghe? Grazie grazie grazie!" e cominciò ad abbracciarmi quasi a soffocarmi... in quell'abbraccio sentii corrermi lungo la schiena una strana sensazione indefinita, mi sentivo quasi più potente di quanto non lo fossi realmente.... Poi ci addormentammo guardando le stelle e progettano il viaggio che dovevamo affrontare...di sicuro un viaggio lungo e pieno di insidie.

Quando riaprii gli occhi la mattina seguente mi accorsi che Selma non c'era più. Cominciai a guardarmi intorno agitatissima, temevo l'avessero presa, ma poi mi rendevo conto che non aveva senso perché avrebbero preso anche me. Allora comincia a pensare che fosse scappata, che mi avesse raccontato un sacco di frottole e che dietro al suo visino angelico si nascondeva in realtà il diavolo. Guardai i cespugli vicini, provai a chiamarla ma non troppo ad alta voce per paure di essere sentita da estranei, ma niente di lei neanche l'ombra, poi sentii lo scricchiolio di un ramoscello spezzato e il sangue mi si gelò all'istante. Una mano mi toccò la spalla e lentamente mi girai "Ma sei impazzita!!!" Selma con un sorrisino da bambina ingenua, sbatteva i suoi grandi occhioni blu e con tutta calma mi disse "sono andata a procurare qualche cosa da mangiare, non hai fame?"

Ma dico io ci è o ci fa? Eravamo in una situazione di estremo pericolo, non sapevamo manco dove ci trovavamo e lei fresca, fresca andava in giro a procurar cibo, senza avvisare, senza precauzioni.. avrebbero potuto ucciderla, o peggio avrebbero potuto torturarla fino a quando non avesse confessato dove mi trovavo anch'io e poi ci avrebbero potuto uccidere tutte e due.

Selma, sempre con fare serafico, mise una mano in uno zaino che non le avevo visto prima e ne estrasse due fantastiche fette di torta. Rimasi a bocca aperta, ora capisco tutto ma non ho mai visto piante di torta o galline che fanno uova di torta, poi, una volta liberate le mani dal succulento dolce, estrasse dallo zaino un succo d'arancia, a quel punto mi venne istintivo chiederle dove avesse potuto trovare tutto quel ben di Dio.

"Giù da quel sentiero c'è un paesino... cioè in realtà c'è il mio paesino" arrossì "come sarebbe a dire il tuo paesino?" io ero sempre più confusa e dubbiosa. "sarebbe a dire il paese dove ho abitato fino a pochi giorni fa con la mia famiglia adottiva!"

Ma come cavolo ci eravamo arrivate proprio lì?

"Selma a cosa stavi pensando mentre stavi cadendo dalla rupe?" "beh...stavo.." " no aspetta!" la fermai subito "provo ad indovinare... stavi pensando ai tuoi genitori e a quanto avrebbero sofferto, a quanto eri stata felice nel tuo paesino prima che ti venisse in mente questa follia di voler ritrovare tuo padre... giusto?"

Selma abbassò lo sguardo e annuì con il capo, poi aggiunse " bhe ma non c'è nulla di male in tutto questo, non trovi?"

"No, no Selma niente di male, solo che ora ho capito come mai ci siamo catapultate qui! Quando d'istinto ho deciso di buttarmi giù dalla rupe per cercare di salvarti la vita, in realtà non avevo la benchè minima idea di come fare e di quale magia dovessi usare. Nell'istante in cui la mia mano ha afferrato la tua ci siamo teletrasportate nell'unico posto chiaro che la mia magia poteva vedere e cioè vicino casa tua!" mi saliva una sensazione di soddisfazione, come se avessi risolto il mistero dell'anno.

"Quindi ora so che posso telestrasportarci in qualsiasi luogo sia che lo immagini io, sia che lo immagini tu, ma ancora devo capire come posso fare ciò, capire la magia che ho usato"

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