Capitolo 19
19.
Dicembre 2011
La tristezza non poteva vincere, almeno non durante quei giorni.
Le strade del Vomero erano addobbate con luci e fiocchi rossi; le vetrine dei negozi erano piene di neve artificiale e Babbi Natale ballerini da cui risuonava Jingle Bells. Sugli alberi, che fiancheggiavano entrambi i lati delle strade, erano stati installati gli altoparlanti da cui si diffondeva la musica nell'aria. Tutti sembravano felici, sereni, spensierati, come se l'arrivo del Natale avesse un effetto magico e oscurasse i veri problemi della vita.
L'ultimo giorno di lavoro prima delle ferie natalizie era finito, Lorenzo era pronto a godersi un'intera settimana esclusivamente con Nina; camminava pensieroso, guardava distrattamente le vetrine in cerca del regalo giusto da mettere sotto il piccolo albero che aveva decorato nel soggiorno di casa. Il primo Natale insieme e già non erano soli.
Ottobre sembrava lontano. Quasi due mesi erano diventati un'eternità in cui la vita di Lorenzo era cambiata del tutto: nel grembo di Nina era già ben definito il simbolo del loro amore, e le registrazioni del disco Piove il sole dentro me, erano programmate per le prime settimane del nuovo anno.
La notizia che Nina fosse incinta, l'aveva travolto. Poche semplici parole gli erano piombate addosso e l'avevano confuso, disorientato. Il suo volto non aveva mostrato alcun entusiasmo, o terrore subito dopo l'annuncio di Nina.
Nulla.
Dopo un breve silenzio, l'abbracciò e piansero entrambi.
Per paura? Per felicità? Non lo sapevano, eppure avevano una grande consapevolezza; non avrebbero rinunciato a essere genitori, per nulla al mondo. Il destino, ancora una volta sbagliava tutti i tempi, ma sottoponeva Lorenzo alla prova più grande: diventare padre.
Lorenzo, con il suo completo, giacca, cravatta e cappotto, passò davanti al bar di Ciro, affollato come non mai da persone che si godevano un momento di pausa dopo la corsa ai regali. Per Lorenzo non c'era tempo per fermarsi per un caffè; lasciò che la musica, che si diffondeva dagli altoparlanti lungo la strada, fosse una scia da seguire fino all'ingresso del condominio.
"Nina, sono a casa." Lorenzo tolse immediatamente il cappotto e la giacca e li lasciò sulla poltrona della cucina. Ormai mal sopportava quel completo che l'aveva tramutato in una giovane versione di suo padre. Voleva far respirare la sua anima da rockstar, perché adesso poteva tornare a gridare a gran voce Io sono un musicista, senza essere sommerso dai sensi di colpa. Non doveva necessariamente scegliere quale ruolo interpretare, poteva essere un'anima Rock anche indossando un completo scuro da ufficio. Tutto nasceva da dentro di sé, adesso Lorenzo lo sapeva.
"Ehi, dove sei?" disse sporgendosi con la testa nel corridoio.
Nina non rispose.
Lorenzo si voltò e vide sul tavolo della cucina un piccolo pacco regalo e una lettera. Sopra il pacchetto c'era un bigliettino con su scritto Leggimi.
Scarta prima il regalo e poi leggi la lettera. Nina.
Lorenzo non sapeva cosa aspettarsi; se fosse un regalo di Natale in leggero anticipo, o fosse qualcosa legato alla loro scelta di tenere il bambino.
Scartò il pacchetto delicatamente e fissò in silenzio quel contenuto a lui noto. Le guardò con attenzione e vide che erano incredibilmente simili a quelle che avevano raccontato la storia della sua famiglia per oltre un decennio.
Le tazzine blu. Nina gli aveva regalato un paio di tazzine blu.
Prese la lettera, si sedette sulla poltrona e iniziò a leggere.
Ricordi quando tuo padre ti ha raccontato di queste tazzine blu?
Erano un simbolo d'amore che non fu abbastanza forte e tenere saldo il legame tra i tuoi genitori. Eppure io, in cuor mio, sono sicura che tu abbia capito il grande sforzo di tuo padre. Aveva messo da parte l'umiliazione dei tradimenti di tua madre, ed era andato avanti. Per lei. Ma anche per te.
Io non ti chiedo di diventare come lui. Voglio che tu sorrida sempre, che non ti trasformi in un grigio uomo che sta in silenzio. Voglio che continui a parlare con me. Di noi, di quello che sarà nostro figlio. Non ci saranno silenzi tra di noi, non ci saranno mai momenti vuoti in cui ci distrarremo ad ascoltare stupidi rumori. Non scapperò mai dai tuoi pensieri e non ti nasconderò mai i miei.
Blu è un colore bellissimo. E magari è una premonizione, magari avremo un figlio maschio. È vero, siamo giovani, io devo ancora laurearmi. Tu hai un lavoro e un sogno da realizzare. Ma che gusto c'è a vivere senza un briciolo di follia?
Il sole non piove più dentro di te, Lorenzo. Forse ancora non ne sei consapevole, ma un'intera costellazione di splendidi desideri sorge dentro di te. Questi desideri sono tuoi, ma sono anche miei. Sono nostri, potremo coltivarli nel tempo, mentre un bambino ci gira tra i piedi.
Io desidero trascorrere con te tutto il tempo di questo mondo, tutti i giorni di questa vita, tutte le lacrime che ci riserverà il destino. Soprattutto desidero trascorrere con te ogni istante, per raccontare a nostro figlio quanto la musica sia stata testimone del nostro casuale incontro.
Ti amo.
Nina, la tua principessa dalla pelle delicata.
Ps. Stamattina ho messo la tua maglia dei Muse. Sarà un'illusione, ma la pancia non è più piatta!!!
Quell'ultima frase era l'essenza di Nina. Lorenzo non aveva bisogno di nessuna scusa, di nessuna maschera, di nessun paio di occhiali da sole, di nessun completo scuro da ufficio. Era lei ad aver riportato il sole nella sua vita.
Posò la lettere sul tavolo di fianco alle tazzine, andò in camera sua, osservò la parete dei ricordi; era tempo di crescere e vivere solo nel presente.
Samuele era ancora lì, in fotografia, con i suoi baffetti che annunciavano la piena pubertà. Lui era al suo fianco, era diverso ma sempre uguale; era sempre stato lì, sotto quello sguardo, dentro quegli occhi neri e sotto quella pelle pallida. Lorenzo era sempre stato lì, così come i suoi dischi, i plettri, la chitarra rosso fuoco.
Ebbe un'irrefrenabile voglia di ascoltare Sweet Child O' Mine dei Guns‟N‟Roses. Accese il computer e cercò il brano su YouTube. L'aggressività della voce di Axl Rose contrastava con quel momento pervaso dalla pace interiore.
She's got a smile that it seems to me reminds me of childhood memories.
Era irrilevante. Era un brano che poteva essere inserito nei titoli di testa o di coda di un film. Lorenzo lasciò libera la sua immaginazione di ipotizzare se quel momento, alle soglie del Natale, fosse la fine di una lunghissima epoca o l'inizio della parte più importante della sua vita.
Aprì la finestra della sua camera. Si affacciò e accese una sigaretta; decise che sarebbe stata l'ultima. Suo figlio e la salute di Nina avrebbero avuto la priorità assoluta. Si specchiò un'ultima volta nel vetro della finestra e si ripromise che non sarebbe mai stato come suo padre, né per se stesso, né per Nina, né per suo figlio. Giurò, invece, che sarebbe stato un gigante che guarda al futuro, che avrebbe portato suo figlio sulle spalle facendogli scrutare l'orizzonte, facendogli ammirare quanta infinita fosse la vita che lo attendeva. Ciò che stava immaginando era una storia di un padre e di un figlio e Lorenzo adesso era nel primo termine di questo rapporto.
His hair reminds me of a warm safe place.
Prese il cellulare dalla tasca, mentre il solo di chitarra di Slash si mescolava nell'aria con le melodie natalizie che provenivano dagli altoparlanti della strada, chiamò Nina. Rispose prima che suonasse il secondo squillo.
"Sei a casa?" chiese Nina.
"Sì." disse Lorenzo, "ho trovato il tuo regalo."
"Finalmente! È più di un'ora che sono in giro, e fa freddissimo. Volevo che fossi da solo ad aprirlo..." disse Nina. "e che capissi che le storie non sono destinate a ripetersi."
"Torna a casa." disse Lorenzo, non aveva bisogno di aggiungere altro. "Ti aspetto con una buona tazza di caffè."
"Due cucchiaini di zucchero e girare poco, ma ormai questo lo sai!" rispose Nina. "Arrivo subito." aggiunse e riagganciò.
Durante la breve telefonata, Lorenzo aveva sentito la musica che si propagava per le strade. Nina era incredibilmente vicina.
Spense la sigaretta nel posacenere sulla sua scrivania e chiuse la finestra, non riuscì a non notarlo: la tenda blu non si mosse.
FINE
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