Capitolo 13
13.
Ottobre 2011
Lorenzo lasciò il Key Club senza aver dato una risposta a Samuele.
Non disse no. Non disse sì. Semplicemente non era in grado di decidere con leggerezza per qualcosa che aveva desiderato a lungo. Non dopo Bianca, non dopo l'ultimo concerto in cui aveva suonato con i Fandango. Camminò lentamente e fece un giro per il Vomero, decise che non sarebbe tornato subito a casa. Le due birre, tracannate in pochi minuti, avevano alterato i battiti del suo cuore e confuso i suoi pensieri.
Si fermò poco lontano dalla Floridiana e decise di liberarsi dal peso della sua vescica proprio lì, per strada, in un angolo in cui la luce del lampione era intermittente. Una piccola nuova di fumo si alzò mentre il suo piscio schizzava su piccoli fili d'erba che fuoriuscivano da una crepa in un muro. Lorenzo tenne la testa alta verso il cielo, sperando che la scelta che doveva compiere cadesse dal nulla.
Passo dopo passo ripensò a tutti i bei momenti che aveva vissuto con i suoi vecchi amici, gli stessi momenti che Luciano e Daniele stavano raccontando poco prima al Key Club. La naturalezza con cui i suoi vecchi compagni di band avevano cercato di parlargli l'aveva spiazzato. Sorrise tra sé e sé, pensò che gli uomini dimenticano più facilmente, che sono sempre meno complicati delle donne e che tutto il suo mondo era crollato proprio a causa di due donne. Bianca e sua madre.
Si fermò e cercò di razionalizzare, sapeva cosa stava facendo la sua mente; stava cercando di escludere Samuele dal gioco delle colpe, e Samuele non ne era indenne. Era stato sleale con lui tanto quanto Bianca.
Arrivò quasi sotto casa, vide che all'angolo della strada il bar di Ciro era ancora aperto. Pensò che forse avrebbe potuto fare una sorpresa a Nina. Entrò e vide Ciro, da solo, curvo a spazzare la piccola sala del bar. Si muoveva a fatica, era ancora più grasso dall'ultima volta che l'aveva visto e il fiatone aumentò quando si calò per raccogliere la spazzatura con la paletta.
"Ciao, Lorè. Come mai da queste parti a quest'ora?" chiese Ciro tossendo, sembrava che lo sforzo compiuto l'avesse spossato.
"Ero in giro, sono passato a vedere se hai ancora le sfogliatelle. Lo so che è tardi, ma ho fatto un tentativo." Lorenzo si appoggiò al bancone e guardò cosa fosse rimasto nella vetrina dei dolci a orario di chiusura.
"E sei fortunato, Lorè! Ne sono rimaste giuste tre. Certo, sono un po' fredde, ma la sfogliatella è sempre buona. Tengo due ricce e una frolla, quale vuoi?" Ciro prese il sacchetto e le pinze e si avvicinò alla vetrina.
"Sai che ti dico, dammele tutte e tre."
"Azz! Tieni proprio fame. Mica hai fumato uno spinello?" disse sorridendo Ciro.
"Macchè! Le devo portare alla mia ragazza, sta sopra da me." rispose Lorenzo e prese il portafoglio.
"E bravo!" disse Ciro facendogli un occhiolino da vecchio marpione. "Sai com'è, ti ho visto vestito come quando suonavi e ho pensato che stavi fumando di nuovo." si allontanò dal bancone per tossire e sembrò quasi avesse un blocco respiratorio.
"Tutto apposto, Cirù?" chiese Lorenzo.
"Si, si. Quello che dovrebbe smettere di fumare sarei io, altrimenti mi devono portano direttamente al campo santo." si sciacquò le mani, le asciugò sul suo grembiule bianco macchiato di caffè e prese il sacchetto con le sfogliatelle. Lorenzo, però, era incuriosito dalle parole di Ciro.
"Scusa, Cirù, ma che ne sai che mi facevo le canne?"
"Lorè, Lorè." disse Ciro con tono bonario. "Solo quello che non si fa non si viene a sapere." La saggezza popolare era uno dei motivi che spingeva Lorenzo a prendere il caffè da Ciro. Aveva sempre un proverbio pronto per qualsiasi cosa. "Tuo padre, sai quante volte veniva qua e parlava di te. Diceva che non ti capiva, che non pensavi al tuo futuro, che ti facevi le canne con gli amici con cui suonavi." Senza neanche pensarci Ciro macinò dei chicchi di arabica, strinse il braccio della macchina e aspettò che fosse pronto il caffè.
"Giuliano ci teneva assai a te, solo che non lo dava a vedere." spense la macchina e gettò la pozza del caffè nella spazzatura. "Ogni volta che tu passi qua fuori, mi sembra di rivedere tuo padre con la giacca, la cravatta e quella sua valigetta." prese la tazzina e la passò a Lorenzo "tiè, prenditi un po' di caffè e lasciamene un goccio."
Lorenzo bevve il caffè amaro e sentì uno strano nodo in gola. Ciro, un perfetto estraneo, che non era sua madre né nessun altro parente, gli stava confessando che suo padre dentro di sé, nel suo cuore, gli aveva voluto un gran bene. Tutto l'astio con sua moglie non aveva mai permesso di esternarlo.
Lorenzo pagò le sfogliatelle e insistette per pagare anche il caffè, ma Ciro fu irremovibile. Quattro chiacchiere e un caffè condiviso non avevano alcun prezzo, anche per un barista. Uscì dal bar e l'unica cosa che voleva fare era tornare da Nina. Lei, il suo presente.
Rientrò a casa con la mente e il corpo più libero. Nina era in cucina seduta sulla poltrona avvolta in una coperta a leggere un libro.
"Che leggi?" chiese Lorenzo e posò le sfogliatelle sul tavolo.
"Un libro per un esame, una noia mortale." disse Nina, sembrava stanca e pronta per dormire.
"Allora fermati, non leggere più. Ti ho comprato una cosa che ti piace tanto. Chiudi gli occhi." Lorenzo prese il sacchetto dal tavolo lo aprì e lo mise sotto il naso di Nina.
"La sfogliatella." disse Nina aprendo gli occhi. Aveva un sorriso felice, soddisfatto come una bambina che riceve il regalo più bello del mondo. Diede un bacio a Lorenzo e afferrò una sfogliatella dal sacchetto. "ti sei ricordato che mi piace sia riccia sia frolla e ne hai prese due per me."
"In realtà erano le ultime tre e le ho prese tutte." disse Lorenzo.
"Bravo, tu dimmi sempre tutta la verità," Nina diede il primo morso alla sfogliatella e masticò lentamente assaporando a lungo la crema e la sfoglia. "anche se adesso potevi dirla una piccola bugia e farmi contenta."
"Non ti mentirò mai." Lorenzo si sedette al suo fianco sulla poltrona e spiluccò un po' di sfogliatella dal sacchetto. "Stasera è stata davvero dura."
"Raccontami, com'è andata?"
"È andata, ma ero tesissimo. Quasi non riuscivo a guardarli negli occhi, avevo paura di rivedere me stesso. Di capire che in fondo ho fatto una grande cazzata a mollare tutto perché mi erano state nascoste alcune cose."
"È per questo che si chiamano scelte," disse Nina, deglutì un boccone di sfogliatella e continuò "si escludono delle cose dalla propria vita e si sceglie di tenerne altre."
"Io però ho scelto una vita che non volevo." disse Lorenzo lasciando che le sue parole uscissero senza freni dalla sua bocca.
Nina si avvicinò a lui e si strinse al suo braccio "per me hai avuto una forza incredibile. Scegliere di essere indipendente, di accettare un lavoro che odiavi, che ti avrebbe tolto ogni gioia. Sembra assurdo, ma hai scelto di non essere debole."
"Io non so se riesco a essere così forte come dovrei."
"Perché?" chiese Nina mangiando l'ultimo pezzettino della sfogliatella.
"Vogliono che torni nella band." sospirò Lorenzo "hanno avuto un contratto discografico grazie a delle canzoni che avevo scritto con loro, e non se la sentivano di escludermi dal progetto."
"Sono stati molto onesti. Avrebbero potuto spacciare tutto per un lavoro fatto da loro."
"Samuele non l'avrebbe mai fatto." disse Lorenzo. Non c'era altro da aggiungere. Samuele non avrebbe fatto un altro torto dalle dimensioni spropositate a Lorenzo.
Nina titubò alcuni secondi e poi chiese "C'era anche Bianca?"
"No, e non abbiamo parlato di lei." Lorenzo si alzò dalla poltrona e si avviò in camera sua.
"Che fai? Sfuggi alle domande su di lei?"
"Assolutamente no. Vieni, forza!" disse Lorenzo nel corridoio.
Lorenzo andò nella sua camera, tolse le converse e i calzini, rimase a piedi nudi. Passando dalla calda sensazione delle scarpe al contatto freddo del pavimento ebbe una scossa che lo ridestò completamente dal leggero torpore causato dalla birra. Nina lo seguì.
"Questo è tutto ciò che mi racconti?" disse Nina entrando in camera. "Hai detto che non mentirai mai, ma anche omettere è un reato." sorrise.
"Abbiamo parlato davvero di poche cose. Ho solo chiesto a Samuele come sta suo padre." Lorenzo guardò la foto con Samuele sulla parete, nella sua mente lo studio del signor Tondo iniziava a essere un ricordo sfocato. "Sta bene, è stato lui a far ascoltare le canzoni a un suo amico che a sua volta le ha fatte ascoltare al discografico."
"Ti manca anche lui, vero?"
"Sì, perché lui non c'entrava niente con Samuele."
"Le scelte spesso travolgono anche persone che non hanno colpe." disse Nina.
Lorenzo prese dalla custodia nera la sua chitarra e si sedette sul letto per accordarla. Nina non aveva dimenticato la promessa che le aveva fatto Lorenzo prima che uscisse di casa e sapeva cosa stava per fare. Prese il testo della canzone dalla scrivania e si sedette al suo fianco.
"Sai cosa si dice delle canzoni?" chiese Lorenzo.
"No, cosa."
"Le canzoni sono come i segreti. Finché restano nella mente di chi l'ha pensata e l'ha scritta sono come una storia taciuta. Quando si decide di farle ascoltare a qualcun altro è come condividere quel segreto, come se si donasse un pezzettino di se stessi a un'altra persona."
Nina lesse l'inizio del testo e restò in silenzio per alcuni secondi, meditava su quanto la condivisione di quel momento fosse il più bello della giornata trascorsa insieme. Finalmente, riusciva a entrare nella parte più bella del mondo di Lorenzo: la musica, le sue canzoni, le sue parole.
"Io sono pronta a condividere con te questa canzone e tutto ciò che vorrai."
Lorenzo non rispose, lasciò che il primo accordo sulla chitarra risuonasse nella stanza e iniziò a cantare.
Seduto in riva al mare d'agosto,
penso a ciò che sono stato e ciò che sono
seduto in riva al mare d'agosto,
la danza, la pioggia, di questo posto.
Lasciando scorrere tutto il tempo
cerco le risposte sul tuo corpo e
dimentico il mondo
lasciando scorrere le parole che non ho mai detto
allontano da me le persone che ho perso.
E piove ancora,
ma non è una pioggia che divora,
brilla la luce oltre l'orizzonte,
e piove il sole dentro me,
e piove il sole dentro me.
Seduto in riva al mare d'agosto,
ritorno a essere ciò che sono,
seduto in riva al mare d'agosto,
i sorrisi, gli abbracci, in cui ti avvolgo.
Lasciando perdere il male che ho dentro
vivo il mio presente avendo te accanto,
lasciando perdere il suono del mondo
imparo ad amare senza essere sordo.
E piove ancora,
ma non è una pioggia che divora,
brilla la luce oltre l'orizzonte,
e piove il sole dentro me,
e piove il sole dentro me.
Ma domani c'è chi non ce la farà,
guarda il vuoto e salta nell'immensità.
Dal mio canto, cerco solo stabilità,
il tuo nome è tutto ciò che mi salverà.
E piove ancora,
ma è una pioggia che colora,
esplode il buio oltre l'orizzonte,
e piove il sole dentro me,
e piove il sole dentro me.
"È bellissima." disse Nina con voce rotta dal pianto. I suoi occhi erano pieni di lacrime. "Non avevo idea di quanto potesse essere bello ascoltare queste parole, ci sei tu, ci sono io. C'è tutto un mondo solo nostro in questa canzone."
Lorenzo le asciugò una lacrima che rigò il suo viso. "Non devi piangere, è una canzone piena di gioia, piena di speranze."
"Piena di sogni." aggiunse Nina.
Lorenzo non aveva più tanta dimestichezza con i sogni, eppure, in passato, aveva assaporato una vita che aveva la stessa intensità dei suoi desideri.
"Tornerai nella band?" chiese Nina.
"Non ne ho idea." rispose Lorenzo posando la chitarra nella custodia.
Eppure Piove il sole dentro me era un titolo perfetto per un disco.
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