Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Ricordi di un lontano passato

In pochi giorni il fatto che Silente aveva aggredito la Umbridge, il ministro in prima persona e un gruppo di Auror esperti, sconfiggendoli senza il minimo sforzo per poi darsi alla latitanza era ormai di dominio pubblico. Così com'era pubblico il fatto che un nutrito gruppo di studenti capeggiato da Harry Potter, aveva fondato il così detto esercito di Silente proprio sotto il volere al momento, dell'ex preside. Ovviamente le notizie che giravano erano tutte diverse le une dalle altre e soprattutto tutt'altro che veritiere ma questo, solamente un numero ristretto di persone lo sapeva .

Harry, Hermione, Ron e gli altri membri si erano chiusi in un mutismo ostinato riguardo all'argomento, ancora troppo provati e furiosi per ciò che era accaduto. In compenso Harry, da quanto sembrava, aveva definitivamente chiuso con Cho che per assurdo, aveva cercato di difendere quella sciocca di Marietta, a sua volta ancora chiusa in infermiera. Il terribile sfogo che le aveva deturpato il volto non dava segni di miglioramenti, nemmeno dopo tutti i tentativi di Madama Chips per farlo sparire. L'infermiera del castello alla fine aveva detto che la ragazza avrebbe dovuto ostentare pazienza e lasciare che la fattura facesse il suo corso. La McGranitt alla fine le aveva concesso di non presentarsi a lezione fino a che non avesse riscontrato qualche miglioramento e le acque non si fossero almeno in parte placate, a condizione che continuasse a studiare per gli esami attraverso gli appunti che le sarebbero stati passati giornalmente.

La Umbridge invece era furiosa, sia perché Harry e gli altri gliel'avevano fatta sotto il naso, sia per l'imbarazzante sconfitta subita nell'ufficio di Silente e soprattutto, proprio per il fatto che, nonostante fosse stata nominata nuova preside di Hogwarts, l'ufficio di Silente, ovvero quello che le sarebbe aspettato vista la carica che le era sta a assegnata, sembrava che per lei fosse inaccessibile.

Harry e gli altri erano tutt'altro che intenzionati a farsi mettere i bastoni tra le ruote da quella vecchia arpia e nonostante la pesante punizione alla quale erano stati sottoposti, non avrebbero mollato tanto facilmente. Era pur vero che, come avevano sospettato, la squadra d'inquisizione aveva guadagnato molto più potere, adesso che la Umbridge era diventata la nuova preside... Ma era anche vero che ognuno aveva i propri assi nella manica. In quel caso Hermione era certa che Draco avrebbe cercato di non farli finire troppo nei guai, sapendo perfettamente che i suoi compagni, eccetto Blaise, si sarebbero divertiti a farli finire nei guai a togliergli punti con qualsiasi scusa a loro disposizione e il brutto, era che i professori non potevano farci praticamente niente. Inoltre, altro temibile alleato della nuova preside, era gazza, il vecchio custode. Hermione rabbrividì ripensando al custode e per un momento le tornò in mente l'episodio in cui gli aveva cancellato la memoria che poi, non sapeva nemmeno lei perché l'avesse fatto... Negli ultimi mesi aveva ormai capito di essere cambiata, ma non sapeva ancora decidere se in meglio o in peggio. Sentiva però di star trascurando troppe cose, forse anche quelle alle quali avrebbe dovuto dedicare un occhio di riguardo.

Certo, la sua media continuava ad essere impeccabile, non mancava giorno in cui non ricordasse agli amici l'importanza dello studio e l'avvicinarsi degli esami, ovvero dei G.U.F.O, che avrebbero segnato la loro carriera lavorativa in un futuro non poi così distante ma sentiva che le stava sfuggendo qualcosa. Quanto tempo era che non chiedeva ad Harry come stessero andando le lezioni di occlumanzia? Oppure, quant'era che, anche molto semplicemente, non proponeva di andare a fare una visita ad Hagrid? Il guardiacaccia continuava ad essere in terribili condizioni e nessuno sapeva spiegarsi perché fosse sempre ridotto a uno straccio, con lividi, tagli, ematomi e forse varie fratture su tutto il corpo. Loro erano suoi amici e si sarebbero dovuti maggiormente interessare alle sue condizioni di salute. Oltre tutto, cosa davvero importantissima, la McGranitt li aveva avvertiti riguardo i colloqui professionali che si sarebbero svolti a breve per discutere del loro futuro e del lavoro che gli sarebbe piaciuto fare una volta preso il diploma, con la conseguente scelta delle varie materie, più opportune, da seguire negli ultimi due anni accademici. Era un evento importantissimo, che si sarebbe svolto a breve, e lei ancora non aveva deciso niente. Non era un comportamento da Hermione Granger, quello. Prese un respiro profondo, promettendosi di fare tutto ciò che ultimamente aveva trascurato il prima possibile.

Quella sera avrebbe parlato con Harry e Ron e avrebbe fatto il punto della situazione, così avrebbe alleggerito alcuni dei punti che doveva trattare, anche se c'era anche un'altra cosa alla quale doveva delle risposte. Draco. Ormai il ragazzo le era entrato nella testa e non dava segno di volerne uscire, ma lei aveva bisogno di risposte, o sarebbe impazzita. Fu per quello che dopo le lezioni mattiniere e pomeridiane, ovvero incantesimi, trasfigurazione e per lei anche antiche rune, decise di andare a cercare Ginny per chiederle un consiglio. Ormai la rossina era diventata la sua confidente e salvatrice in situazioni come quelle e non le sarebbe mai potuta essere abbastanza grata.

"Ginny, ho bisogno di parlarti, puoi venire nel mio appartamento?" Bisbigliò la riccia dopo pranzo, in sala comune, alla sua migliore amica. Quest'ultima, incuriosita, dopo aver salutato Colin e il fratello minore di quest'ultimo, la seguì immediatamente e dopo essersi chiuse la porta alle spalle, si accomodò sul divano della riccia, aspettando pazientemente che prendesse parola. Non vedeva Hermione così nervosa da parecchio tempo, ma il suo continuo torturarsi il maglioncino della divisa le faceva capire che c'era qualcosa che la turbava profondamente.

"Hermione, smettila di torturare quel povero maglioncino e sputa il rospo, come mai sei così agitata?" Chiese dopo alcuni minuti la ragazza, volendo interrompere quel silenzio carico di tensione. Hermione sospirò, abbandonando finalmente il povero indumento sgualcito.

"Oh Ginny, sento di aver tralasciato troppe cose in questi ultimi mesi. Harry e Ron, gli incubi di Harry e le lezioni di occlumanzia, Hagrid e le sue condizioni di salute, ma anche le cose più importanti... Come per esempio i colloqui di orientamento che dobbiamo fare tra poche settimane con la McGranitt. A mala pena ho dato un'occhiata veloce agli opuscoli e non ho ancora la più pallida idea di cosa voglio fare del mio futuro e questo non è un comportamento da me. Inoltre ho il pensiero fisso di Draco in testa... Non so cosa devo fare con lui, sono così indecisa e insicura. Per non parlare dell'ES, questa cosa mi perseguiterà per sempre. Come ho fatto a non rendermi conto che Marietta aveva dei comportamenti sospetti?" Sbottò la riccia, parlando tutto d'un fiato senza quasi respirare tra una parola e l'altra. Ginny la guardò allarmata e con un gesto della mano le fece segno di stopparsi, temendo che l'amica potesse avere un attacco di isteria da un memento all'altro.

"Hermione calmati per favore, sei umana come tutti noi del resto! Vuoi assumerti troppe responsabilità...Ma devi capire che non puoi fare tutto da sola e soprattutto, non è tuo compito stare dietro a tutto ciò che accade. Sei la studentessa più intelligente e in gamba di tutta Hogwarts e probabilmente anche di buona parte degli adulti là fuori, tieni all'amicizia più di qualsiasi altra cosa e vuoi sempre dare il massimo in tutto, però ti ripeto, sei umana. Non puoi darti delle colpe per ogni cosa.

Harry e Ron sanno badare a sé stessi, ma se ti fa sentire meglio, questa sera parlerai con loro e chiederai ad Harry tutto ciò che vuoi. E' un gran testone, ma se la sa cavare anche da solo, senza che tu ti faccia venire un esaurimento nervoso. 

Per Marietta invece, non osare incolparti di ciò che è successo. Nessuno se lo sarebbe mai aspettato, a mala pena a noi parlava, come potevamo pensare che ci avrebbe traditi tutti quanti? E' stata una stupida e una gran codarda, ma sta pagando a caro prezzo la sua vigliaccheria, quella traditrice. Avrà parecchi nemici quando uscirà dall'infermeria, anche tra i suoi stessi compagni di casa. Non sono affatto felici di ciò che ha fatto, nemmeno trovasse tutte le scuse più valide del mondo. Sempre che ne esistano, per giustificare un comportamento tanto vile e vergognoso.

Riguardo ad Hagrid invece... Beh, se sanno badare a loro stessi Harry e mio fratello, figuriamoci se devi e dobbiamo preoccuparci per lui. E' un uomo adulto, non possiamo controllarlo o tenerlo a bada. Pure io non ho la più pallida idea di come faccia a ridursi in quello stato pietoso, nessuno lo sa... Ma noi cosa ci possiamo fare? Un giorno di questi lo andremo a trovare tutti insieme oppure andrete voi tre... Alla fine ha molta più confidenza con voi che con me. In ogni caso se ne avrete l'occasione gli parlerete e cercherete di scoprire cosa gli sta accadendo.

Per i colloqui con la McGranitt invece secondo me dovresti preoccuparti di meno... Alla fine servono per aiutarvi a schiarire le idee, non è detto che tu debba già sapere cosa vorrai fare una volta fuori da Hogwarts. Guarda Fred e George, sono all'ultimo anno e hanno preso una manciata di G.U.F.O a testa eppure non se la prendono..." Hermione a quell'ultima affermazione strinse le labbra dubbiosa... I gemelli non gliela cantavano giusta da un bel pezzo, ma aveva evitato di fare troppi commenti a riguardo perché non aveva appigli a cui aggrapparsi. Sapeva che erano molto ambiziosi e che avevano già messo in commercio una vasta gamma di prodotti di loro invenzione, per non parlare del fatto che erano intenzionati ad aprire un negozio tutto loro ma alla fine, i gemelli erano ineguagliabili... E di certo, lei che non era intenzionata a seguire le loro orme, non riteneva che fosse tanto il caso di prendersela comoda. Ne andava del suo futuro, non poteva sottovalutare quella scelta, a meno che un giorno non si fosse voluta ritrovare a fare la perdigiorno per le strade secondarie di Diagon Alley o ad adattarsi a fare qualche lavoro babbano per sopravvivere senza dover pesare sulle spalle dei suoi genitori...

Ginny parve capire che quell'ultima affermazione non era particolarmente appropriata, perché si riprese quasi immediatamente...

"Insomma, ci siamo intesi, no? Ti serve per capire quale materie ti piacerebbe continuare a studiare, la McGranitt saprà aiutarti al meglio, vedrai. Per un futuro lavoro potrai decidere anche più avanti. Con il tuo cervello, Hermione, sono certa che farai la scelta migliore per te e non ne resterai delusa.

Mentre per Malfoy... Devi parlargli. Non puoi fare altrimenti." Ginny concluse il discorso e la riccia la guardò mordendosi il labbro inferiore con preoccupazione. Ginny l'aveva leggermente rassicurata, ma non credeva che fosse poi così tanto semplice. Con Harry e Ron poteva tranquillamente parlare e alla fine valeva lo stesso anche con Hagrid, ma tutto il resto? Soprattutto con Draco... Con lui le sembrava di navigare in un mare in tempesta, imprevedibile, senza una meta ben precisa e in balia del destino.

"Per parlare con Draco... Cosa intendi?" Chiese la riccia titubante. Aveva una mezza idea di ciò che voleva farle capire l'amica, ma temeva comunque la risposta. 

"Ormai è da gennaio che vi frequentate e ancora, non avete concluso niente. Non sai se state insieme oppure no, se avete delle prospettive per il futuro oppure è una cosa passeggera. Insomma, non avete mai affrontato questo discorso e continuare a rimandare secondo me non fa bene né a te, né a lui. Dovrete arrivare a una conclusione, non potrete restare per sempre in questa specie di limbo." Le rispose schietta la ragazza. Negli occhi di Hermione lesse lo smarrimento e la preoccupazione, ma era decisa a far capire all'amica che era necessario che affrontasse l'argomento con lui. Non potevano continuare così in eterno.

"E se ricevessi tutte risposte negative? Dopo tutto nemmeno io so cosa voglio con esattezza..." Rispose Hermione esitante, mentre Ginny le lanciava un'occhiata significativa.

"Non lo sai, o non vuoi ammetterlo a te stessa? Io credo di conoscere la risposta, ma capisco che la cosa ti spaventa... Non è una situazione facile, ma non è nemmeno impossibile a mio parere, anche se dovrai mettere a dura prova tutto il tuo coraggio. In ogni caso se ti desse delle risposte negative, sarebbe solamente un povero idiota." Ginny era quasi sicura al cento per cento che l'amica si fosse innamorata di Draco Malfoy e la cosa,nonostante la facesse preoccupare terribilmente, la spingeva comunque a voler aiutare la sua migliore amica. Sapeva che era pericolosa la situazione in cui si era cacciata la riccia, ma non l'avrebbe lasciata sola e soprattutto, l'avrebbe aiutata a schiarirsi le idee.

"Io...Non lo so Ginny. Sono combattuta sul da farsi. E' davvero complicato, non pensavo fosse così difficile relazionarsi con un ragazzo." Mormorò la riccia, emettendo un sospiro tremolo. Cosa doveva fare con lui? Non voleva allontanarsi, non ne sarebbe più stata in grado ormai, però non si sentiva nemmeno ancora pronta a chiedergli cosa fossero loro due. Ma il problema stava nel fatto che il tempo scorreva, maggio si avvicinava, gli esami pure e di conseguenza la fine dell'anno scolastico. Non voleva andare in vacanza senza aver messo in chiaro le cose. Probabilmente, pensò con tristezza, l'estate non si sarebbero potuti sentire, o per lo meno sarebbe stato molto complicato, e ciò era un motivo in più che non le lasciava scelta. In qualche modo gli avrebbe dovuto parlare.

"Hermione, sii sincera con me. Malfoy ti piace? Senti di esserti innamorata di lui?" Ginny fu diretta nel fare quelle domande ed osservò attentamente le reazioni della riccia. Hermione arrossì e sbattette le palpebre alcune volte, colta di sorpresa da quella domanda che in quel momento, sembrò pesare macigni. Cosa doveva risponderle? La verità...Che doveva trovare nel suo cuore. Socchiuse gli occhi e dopo alcuni attimi difficili, rispose

"Sì...Lui mi piace, molto... E credo di essermi innamorata di Draco Malfoy. Assurdo, vero?" Hermione non seppe nemmeno se quella risposta o forse domanda l'aveva rivolta all'amica, a sé stessa o forse a entrambe...

-----------------------------------------------
L'ufficio di Piton era immerso nella penombra.Le luci tremolanti delle lanterne ad olio si riflettevano sui molteplici recipienti situati su alti scaffali ai lati del muro, contenenti sostanze raccapriccianti e oggetti dall'aspetto viscido e macabro. Harry spostò il peso del corpo da un piede all'altro, osservando con timore il professore al momento voltato di spalle. In un basso bacile di pietra, che Harry riconobbe come il pensatoio, stava travasando quelli che dovevano essere alcuni dei suoi ricordi. Il moro si chiese quali fossero i ricordi che il professore voleva celare così gelosamente e se da una parte era curioso di scoprirlo, dall'altra desiderava abbandonare quell'ufficio il più in fretta possibile.

Sapeva che quella sera l'avrebbe pagata a caro prezzo. L'ultima volta il professore gli aveva ordinato di fare degli esercizi per chiudere la mente prima di andare a letto, esercizi che lui si era totalmente dimenticato di fare e Piton, che l'avrebbe scoperto immediatamente, si sarebbe sicuramente infuriato ma soprattutto, sarebbe andato su tutte le furie quando avrebbe scoperto fin dove era riuscito a spingersi nei suoi sogni. Ormai la porta nera, lucida, che aveva capito essere quella dell'ufficio misteri, l'aveva superata da tempo. Negli ultimi sogni si era ritrovato in una stanza che sembrava infinita, piena di scaffali alti fino al soffitto e stracolmi di sfere di cristallo che probabilmente dovevano essere profezie. Nel sogno sentiva il desiderio di spingersi sempre più avanti, sempre di più, come se ciò che desiderava ardentemente si trovasse esattamente in fondo a quel corridoio ma ogni volta, ci arrivava vicino senza però riuscire mai a scoprire di cosa si trattasse.

"Bene Potter, hai fatto gli esercizi che ti avevo ordinato di fare?" Chiese Piton gelido, facendo rabbrividire Harry. Nemmeno si era accorto che il professore era tornato a degnarlo della sua attenzione, si era mosso silenzioso come un fantasma. Deglutì a vuoto, cercando di svuotare velocemente la mente, sapendo che non sarebbe ugualmente servito a niente.

"Sì, li ho fatti." Mentì, cercando di mantenere il controllo. Se si fosse impegnato magari sarebbe riuscito ad impedirgli di entrare nella sua mente, anche se le possibilità che ci riuscisse erano una su un milione.

"Questo lo vedremo subito, Potter. Non ti conviene mentire." Commentò ancora più gelido il professore, alzando la bacchetta contro il ragazzo di fronte a sé, che a sua volta strinse forte la sua nella mano destra.  Harry non seppe ben spiegarsi cosa fosse successo, ma fu così che sentirono delle grida e degli scalpiccii per il corridoio, che distrassero Piton.

"Potter, hai visto qualcosa di anomalo mentre stavi venendo nel mio ufficio?" Chiese il professore.

"No signore, niente di strano." rispose in fretta, sperando che Piton andasse a vedere cosa fosse successo, riuscendo così a scampare la tremenda lezione che sapeva già sarebbe stata stremante.

"Aspettami qua Potter, continuiamo dopo la nostra lezione. Tu non toccare niente." Harry colse la minaccia velata in quella frase e sospirò sconfitto. Non l'avrebbe scampata nemmeno quella sera. Piton abbandonò in fretta la stanza, lasciando il moro a meditare dubbioso. In quegli ultimi giorni il professore gli era sembrato più scontroso del solito, con lui lo era a prescindere, ovviamente, ma nel complesso aveva notato un netto peggioramento. Forse era dovuto al fatto che uno studente della sua casa, Montague, del settimo anno, era scomparso chissà dove dopo essere caduto in un armadio svanitore e al momento era ancora incastrato chissà dove, fatto abbastanza preoccupante. Harry sapeva che i responsabili di tale gesto erano Fred e George, e che se fossero stati scoperti avrebbero passato guai seri, ma ovviamente non avrebbe mai fatto i loro nomi. In ogni caso, Piton, essendo il direttore dei serpeverde, era coinvolto maggiormente in tutta quella faccenda subito dopo il preside, in quel caso la vecchia rospa della Umbridge. Il ragazzo sperò che nel caso avessero ritrovato Montague, il professore sarebbe rimasto impegnato al caso abbastanza a lungo da non avere il tempo di fare lezione con lui.

Ma la sua attenzione fu improvvisamente catturata dal pensatoio, che aveva iniziato a brillare di una luce argentea, luminosa e invitante. Harry deglutì a vuoto, indeciso sul da farsi. Piton sembrava essere scomparso chissà dove e chissà quando sarebbe tornato... Scoprire cosa nascondeva così gelosamente era una prospettiva allettante, soprattutto se si fosse trattato di notizie riguardanti Voldemort. Ma se Piton fosse tornato e avesse scoperto lui a frugare tra i suoi ricordi, si poteva considerare bello e morto e bocciato in pozioni. Lanciò prima uno sguardo alla porta e poi uno sguardo carico di desiderio al pensatoio, avvicinandosi lentamente, fino ad osservare da vicino la sostanza argentea e vorticosa all'interno del basso bacile in pietra scolpita. Se solo avesse potuto osservare i pensieri senza dovercisi immergere dentro... Ma sapeva che per accedervi non aveva altra scelta. Era davvero indeciso sul da farsi... Seguire il buon senso, o dare retta al suo sconsiderato istinto grifondoro?

Alla fine l'istinto ebbe la meglio, e seppur con il cuore a mille, dopo aver lanciato uno sguardo significativo alla porta, immerse la faccia nel bacile. Quasi subito fu risucchiato all'interno di un vortice  che lo fece precipitare probabilmente indietro negli anni attraverso i ricordi del professore e quando atterrò si ritrovò in una stanza quasi spoglia, se non fosse stato per un semplice letto, un piccolo armadio sbiadito e un tavolinetto traballante in fondo alla stanza tetra e immersa nella penombra. Harry trattenne il fiato, quando vide che sul letto vi era un ragazzino magro, dall'aspetto cadaverico e sciupato, dal naso aquilino e i capelli troppo lunghi e untuosi per il suo viso ossuto e magro. Gli abiti, logori e troppo grandi per lui, gli cadevano pesantemente lungo l'esile corpo mentre con un'espressione infinitamente triste, giocherellava con la bacchetta scacciando alcune mosche che gironzolavano pigre per la stanza.

 Con orrore e una stretta allo stomaco Harry si rese conto che quello era Piton, che non poteva avere più di tredici massimo quattordici anni. Per un momento gli ricordò sé stesso e la sua convivenza forzata a casa degli zii, quando era costretto a vivere nello sgabuzzino e ad indossare gli abiti smessi, e per lui enormi, di suo cugino Dudley. La sua convivenza era leggermente migliorata quando si era potuto trasferire nella seconda camera smessa del cugino, ma vedendo Piton in quelle condizioni, si sentì decisamente fortunato, ed era tutto da dire. Provò anche un profondo senso di colpa... Seppur l'odio tra lui e il professore fosse reciproco, non si sentiva in diritto di violare quei ricordi così intimi e sicuramente ancora dolorosi del Piton adulto.

Non fece in tempo a formulare altri pensieri che il ricordo cambiò improvvisamente e Harry si ritrovò a vorticare nuovamente nel vortice argenteo. A un tratto atterrò pesantemente in una grande sala illuminata, invasa da lunghe file di banchi disposti in modo ordinato. Si accorse di essere nella sala grande solamente quando si ritrovò seduto dietro uno dei tanti banchi. Quelli dovevano essere gli esami di fine anno, visto che un centinaio di studenti erano intenti a scrivere su varie pergamene e guardandosi attorno, individuò quasi subito Piton, chino su una pergamena intento a scrivere febbrilmente. Con un tuffo al cuore si rese conto che se c'era Piton, da qualche parte dovevano sicuramente esserci anche sua madre, suo padre e gli altri malandrini.

Si guardò in torno freneticamente, temendo che il Piton adulto tornasse da un momento all'altro e interrompesse tutto. Quasi rispondendo ai suoi pensieri, il suo sguardo fu attratto da un ragazzo qualche banco più avanti. Aveva i capelli che gli ricadevano ondulati e morbidi sulle spalle, stando seduto abbandonato mollemente sulla sedia e si guardava a torno perfettamente a suo agio, mostrando fieramente i suoi bei lineamenti. Con un tuffo al cuore si rese conto che quello era Sirius... Poco più avanti individuò un'altra figura. Un ragazzo dai capelli scuri che continuava distrattamente a passarci una mano in mezzo per spettinarli ancora di più, si guardava d'intorno annoiato, probabilmente cercando gli amici. Harry si alzò automaticamente, avvicinandosi a quello che riconobbe come suo padre. Sentiva una morsa dolorosa al petto... Avere suo padre così vicino e non poterlo toccare, abbracciare e dirgli che lui era lì, suo figlio, che loro erano in pericolo e che si sarebbero dovuti guardare alle spalle più attentamente per evitare il terribile destino che gli era stato destinato era terribilmente doloroso, li avrebbe voluti salvare, avvertire, cambiare il passato e di conseguenza il futuro... Ma non era possibile, e faceva male. 

Aveva degli occhiali rotondi come i suoi, un'espressione malandrina dipinta sul volto e gli stessi lineamenti del viso, tranne gli occhi. Quelli di suo padre erano di un intenso color nocciola, i suoi invece di un intenso e brillante verde, come quelli di sua madre. James stava scrivendo distrattamente le stesse iniziali su un pezzo di pergamena. L.E... Lily Evans, mentre accanto giacevano abbandonate le pergamene con le risposte dei quiz, che Harry scoprì trattarsi dei G.U.F.O. Ancora una volta, come se fosse stato attratto da una calamita invisibile, i suoi occhi vagarono per la stanza fino ad individuare una lunga chioma rossa vermiglia. Sua madre stava rileggendo attentamente le risposte dei quiz e sembrava rilassata e soddisfatta del suo lavoro. Probabilmente doveva essere stata una gran studiosa, un po' come Hermione. Quando alzò improvvisamente lo sguardo Harry trattenne il fiato, perdendosi in due pozze verdi uguali identiche ai suoi occhi. Sua madre era una bellissima ragazza e di sbieco, riuscì a vedere suo padre guardarla incantato. Quella scena gli fece tenerezza anche se con un sospiro triste, si rese conto che nella vita reale non l'avrebbe mai potuti vedere quei gesti d'affetto tra i suoi genitori. Tutto per colpa di Minus.

Distolse leggermente lo sguardo e la sua attenzione fu attratto da un altro ragazzo poco distante. Aveva un aspetto un po' pallido e sciupato, il volto segnato da profonde cicatrici e i capelli color miele. Harry lo riconobbe per Remus e il cuore gli si scaldò leggermente a quella vista. Ma in ogni caso, se c'erano Lily e James, Piton, Sirius e Remus... Da qualche parte doveva esserci anche Peter. Il suo sguardo si incupì improvvisamente e una morsa pesante gli calò sul petto. Peter si trovava qualche fila più a destra rispetto a quelle di Sirius e James e si mordicchiava le unghie nervosamente, lanciando occhiatine speranzose intorno a sé. Già al tempo era un ragazzo grassoccio, dai capelli color del grano e gli occhietti piccoli e di un azzurro sbiadito, quasi acquoso. La versione giovane del malandrino gli sembrava già allora viscida e proprio non si capacitò di come facessero suo padre e gli altri malandrini a non rendersi conto di che persona squallida fosse. Era impossibile che fosse cambiato drasticamente all'ultimo, doveva aver avuto dei comportamenti sospetti già al tempo... altrimenti Harry non se lo sapeva spiegare. Com'era possibile che una persona decidesse di aderire da un giorno all'altro alle schiere di un folle? Forse in cuor suo aveva già preso in considerazione l'idea o forse, al tempo era ancora presto, magari aveva iniziato a pensarci al settimo anno, quando la guerra aveva iniziato ad incombere più minacciosa e la consapevolezza di dover combattere per la vita, una volta usciti dal castello, si era abbattuta prepotentemente sulle loro teste.

Harry smise di pensare quando si accorse che un centinaio di pergamene furono ritirate dai banchi in file ordinate, da quello che riconobbe essere il professor Vitious. Si trovava quindi vent'anni nel passato. 

"Finalmente, non ne potevo più di stare seduto. Sono secoli che ho finito." Commentò Sirius, stiracchiandosi sulla sedia e facendo l'occhiolino a una ragazza che lo stava guardando adorante e che arrossì furiosamente in seguito all'inaspettata attenzione che le aveva rivolto il bel Black.

"A chi lo dici felpato, Ci starebbe bene una partita a quidditch post esami, che ne dici?" Commentò James, che si era avvicinato all'amico.

"Andiamo ramoso, lo sai che Rem' e coda non accetteranno mai. Sono cinque anni che proviamo a convincerli e sono cinque anni che falliamo miseramente." Sbuffò Sirius, ammiccando verso gli altri due malandrini che si stavano avvicinando. Harry sentì una stretta al cuore ripensando alla sua firebolt, sequestrata dalla Umbridge e incatenata nel suo ufficio. Gli mancava terribilmente giocare a quidditch e provare quella sensazione di libertà quando il vento gli scompigliava i capelli. Sembrava che la professoressa provasse un insano piacere nel privarlo di tutto ciò che lo rendeva felice. Il quidditch, le uscite ad Hogsmeade, la possibilità di parlare con Sirius e adesso anche l'Es, anche se quello era colpa di Marietta.

"Prima o poi li convinceremo a volare, anche a costo di fare un incantesimo di adesione permanente ai loro abiti su una delle scope della scuola." Sogghignò James, facendo ridacchiare Sirius.

"Ci devi solamente provare ramoso, e giuro che ti ritroveresti calvo" L'apostrofò Remus, raggiungendo i due amici insieme a Peter. James lo guardò scandalizzato, passandosi una mano tra i capelli corvini, come per assicurarsi che ci fossero ancora.

"Non oseresti mai!" Sbottò preoccupato, non del tutto convinto delle sue parole. Remus non andava preso sotto gamba, poteva veramente rivelarsi molto vendicativo.

"Oh uffa, io mi annoio.." Si lagnò Sirius. Harry osservava stupito lo scambio di battute tra i malandrini. Un po' invidiava la loro momentanea serenità. Sembravano così allegri e spensierati, mentre lui, Ron e Hermione nemmeno sapevano cosa fosse la spensieratezza... Si pentì quasi immediatamente di quel pensiero vergognoso. Di lì a pochi anni, i suoi genitori sarebbero morti... Loro, seppur sotto pressione e alle porte di una nuova guerra, erano ancora vivi e avevano la speranza di potersi salvare e cambiare il mondo là fuori.

Harry si sentì nuovamente risucchiare dal vortice e per un momento pensò di essere nuovamente catapultato nell'ufficio di Piton ma invece, con stupore, si accorse di essere atterrato nel parco di Hogwarts, nei pressi del lago nero. Poco lontano da lui vide Piton seduto sotto un albero a leggere, mentre nei pressi delle sponde del lago c'erano delle ragazze intente a rinfrescarsi. Poco lontano da lui, c'erano i malandrini. Remus leggeva beato, Sirius continuava a guardarsi attorno annoiato e James giocherellava con un boccino dall'aria abbastanza vecchia, continuando a scompigliarsi i capelli.

"Io mi annoio." Si lamentò nuovamente Sirius, facendo alzare gli occhi al cielo ai compagni. Con stupore, Harry si rese conto che il nuovo ricordo non era altro che il continuo di quello precedente. 

"Potresti finalmente iniziare a dedicarti alla lettura, felpato. E' un ottimo passatempo." Gli suggerì Remus, per niente ironico. L'amico lo guardò oltraggiato, nemmeno avesse pronunciato il peggiore degli insulti. 

"Non è affatto divertente luna... Anche se in compenso, laggiù vedo Mocciosus." Sussurrò Sirius ghignante. Harry sentì una stretta allo stomaco... Qualcosa gli suggeriva che a breve sarebbe successo qualcosa di molto brutto.

"Non fate idiozie ragazzi, è la fine dell'anno scolastico..." Li ammonì Remus, anche se poco convinto. 

"Proprio per questo Rem', dobbiamo concludere l'anno in bellezza, non trovi?" Sogghignò James, lasciando Harry di stucco. Cosa significava quella frase? Lui non aveva mai avuto un simile comportamento... E qualcosa gli suggeriva che per Piton le cose non si stavano mettendo affatto bene.

"Ben detto fratello...La giornata è decisamente fin troppo tranquilla, è giunto il momento di scaricare la tensione dovuta agli esami." Ghignò Sirius, distendendo i bei lineamenti in un ghigno malandrino, che lasciò Harry ancora più sconvolto.

"Suvvia ragazzi, perché non andiamo a fare un giro? Sono certo che troveremo altro di meglio da fare..." Tentò di farli desistere Lupin, seppur con scarso risultato.

"Ehi Piton!" Urlò James, alzandosi in piedi con una luce scintillante negli occhi. Il giovane serpeverde alzò lo sguardo nella loro direzione, abbassandoli quasi subito per tornare a dedicare la sua attenzione al libro che stava leggendo. Evidentemente non era intenzionato ad attaccare briga, cosa che James non parve gradire particolarmente. Un piccolo manipolo di persone si era già riunito intorno alla scena e Harry si guardò attorno confuso, non riuscendosi a spiegare il perché. Quello che lui non sapeva, era che quelle scene erano come pane quotidiano per gli studenti di Hogwarts. Le risse, se così si potevano definire, tra i malandrini e i serpeverde  e soprattutto tra il triangolo Severus Piton, James Potter e Sirius Black non erano di certo eventi rari e ormai pure i professori avevano smesso di provare a intervenire.

"Mocciosus a quanto pare non ha abbastanza fegato per fronteggiarci." Lo schernì Sirius. Harry guardava la scena con la bocca dello stomaco chiuso. Perché suo padre e il suo padrino si stavano comportando in quel modo? Erano stati per caso... Dei bulli? Sentì le budella contorcersi dolorosamente. Ripensò alla sua infanzia, quando alle elementari veniva sempre scansato, preso in giro e perseguitato per colpa di suo cugino Dudley che per undici anni gli aveva reso la vita un inferno. Possibile che pure Piton avesse subito la stessa sorte? A causa di suo padre e di Sirius?

"Sirius, papà..." Mormorò debolmente, come ad illudersi che i due giovani lo sentissero e desistessero dall'aggredire il serpeverde.

Alcune risatine pervasero l'aria, mentre le guance pallide di Piton arrossivano leggermente.

"Andatevene, non sono in vena di attaccar briga." Sibilò disgustato, arricciando il naso nella loro direzione con profondo odio inciso nello sguardo nero e impenetrabile.

"Oh ma certo, immagino che tu voglia risparmiare energia per applicarti al meglio nella arti oscure, non è così?" Chiese con disgusto James, sfoderando la bacchetta. A sua volta Sirius osservava il ragazzo con puro disprezzo inciso nei bei lineamenti. Harry continuava a guardare la scena confuso... Sapeva dei precedenti di Piton, ma all'epoca erano solamente ragazzi di quindici anni, possibile che il professore fosse già immerso nelle arti oscure?

"Vai al diavolo Potter, credi di essere migliore di me, ma sei solamente un inutile pallone gonfiato." Sibilò il serpeverde, incidendo tutto il suo disprezzo in ogni parola.

"Vedi di moderare il linguaggio quando ti rivolgi a mio fratello! Forse hai bisogno di sciacquarti la bocca, non è così? Bene... Gratta e netta!" Sibilò Sirius, rivolto verso Piton. La bocca di quest'ultimo iniziò a riempirsi di schiuma e bolle di sapone, facendolo tossire e sputare in preda a dei violenti conati. Harry ormai era in preda all'orrore... Non ci poteva credere. Non era accaduto realmente, era solamente frutto della sua immaginazione.

James scoppiò a ridere insieme a Sirius e al resto dei presenti, mentre Remus guardava la scena sconsolato e Peter bramoso. Harry restò a bocca aperta ad osservare il suo ex professore... Possibile che Lupin, così gentile e di buon cuore non fosse intervenuto per interrompere quella scena umiliante?

"Adesso chi è che vuole vedere Piton appeso a testa in giù? Sono sicuro che abbia delle belle mutande, o per meglio dire, mutandoni da mostrare! Chi è intenzionato a vederlo?" Gridò ancora James, mostrandosi fiero al pubblico che fino a quel momento era stato alle sue spalle. Il pubblicò applaudì e il giovane, con un gesto fluido della bacchetta fece sollevare in aria Piton, ancora scosso da violenti conati, senza che quest'ultimo avesse il tempo di difendersi. Mentre le persone urlavano, ridevano e applaudivano, una figura dai capelli rossi si fece spazio a forza, fino a ritrovarsi a fronteggiare James. Harry con un sussulto riconobbe immediatamente sua madre. L'aveva vista poco prima, ma i suoi occhi verdi furono ancora una volta una stilettata al cuore. 

"LASCIALO STARE POTTER!" Urlò furiosa. Harry sussultò, sua madre sembrava profondamente disgustata. Ma soprattutto, perché difendeva Piton?

"Ei Evans, che piacere vederti." Commentò James, passandosi nuovamente la mano tra i capelli.

"Il piacere è tutto tuo Poter! E adesso lascialo andare." Sibilò con odio.

"Perché dovrei?" Le chiese James con aria di sfida

"Perché non ti ha fatto niente di male! O almeno niente di così grave che ti possa giustificare per trattarlo in questo modo! Sei disgustoso Potter, mettiti in testa che non hai diritto di trattare così le persone, come se tu fossi il padrone del castello, insieme a quell'idiota di Black che ti sta sempre affianco." Sbottò furiosa. Lo sguardo di James si adombrò e guardò Lily con sguardo penetrante.

"Ei donna, vacci piano con gli insulti." Borbottò Sirius, fingendosi offeso. Alcune persone ridacchiarono sonoramente, mentre Lily era sempre più furiosa.

"Bene così Evans, prenditi pure questo inutile scarto che brama tanto di diventare un futuro mangiamorte in un futuro non poi così lontano, e continua pure a difenderlo e a considerarlo il tuo migliore amico, se ci tieni tanto. Anche se dovresti valutare meglio le tue amicizie. E comunque, lo odio più per il fatto che esiste, che per qualcosa in particolare. Non so se hai capito ciò che voglio dire." Sbottò James, facendo crollare a terra un Piton ancora ansante e rosso in faccia. Lily per un momento sembrò colpita dalle parole di James, ma poi gli rivolse uno sguardo carico di rabbia e disprezzo e si avvicinò a quello, che con enorme shock di Harry, era il suo migliore amico.

"Severus, vieni... Andiamo via..." Mormorò Lily con premura, cercando di aiutarlo ad alzarsi. Piton rosso in faccia e carico di umiliazione, scansò la sua mano con stizza, rialzandosi in piedi a fatica.

"Non ho sempre bisogno dell'aiuto di una piccola sporca mezzosangue." Sbottò rabbioso, lasciando tutti di stucco. Lily trasalì sconvolta, indietreggiando barcollante di qualche passo, sentendo gli occhi riempirsi di lacrime. Tutti quanti ammutolirono, fissando la scena alquanto sconvolti. James impallidì, Sirius sgranò gli occhi incredulo e gli altri due malandrini non ebbero reazioni tanto diverse.

"E' questo che pensi di me? Anche tu, quindi? Torna pure a farti appendere a testa in giù, magari ti piace pure." Sibilò sconvolta, sentendo le prime lacrime solcarle le guance.

"Lily..." Sussurrò Piton con orrore, agghiacciato da ciò che aveva appena detto. Harry, anche se con profondo orrore, lesse tutto il rammarico negli occhi del professore, così come lesse il profondo dolore e la delusione nello sguardo annebbiato dalle lacrime di sua madre.

"Sarai contento Potter, finalmente ci sei riuscito... Adesso sarai soddisfatto!" Singhiozzò Lily, voltando le spalle a tutti e iniziando a correre verso il castello, lasciando Harry più confuso e sconvolto che mai.

Il ricordo iniziò a svanire e Harry, con terrore, si rese conto che stava per tornare nell'ufficio del professore. Non aveva la più pallida idea di quanto tempo fosse passato da quando si era immerso nei ricordi di Piton, e probabilmente l'uomo si era accorto della sua assenza e aveva fatto due più due. Al pensiero tremò, anche se terribilmente frastornato e carico di orrore. Ma prima che potesse anche solamente pensare a una giustificazione, si ritrovò in piedi e ansante nell'ufficio che aveva abbandonato forse da poco o forse da secoli, non lo sapeva dire.

In un angolo, più pallido e furioso che mai, vide Piton guardarlo con odio. Quella visione lo fece trasalire.

"Ma ben tornato Potter... E' stato divertente? E' stato di tuo gradimento vedere i miei... Piacevoli ricordi?" Sussurrò Piton, tremante di rabbia, avvicinandosi all'alunno che continuava a guardarlo sconvolto.

"No...Io...Io non volevo... M-mi dispiace." Sussurrò Harry terrorizzato. Già Piton faceva paura normalmente, figuriamoci in quel momento, che dalla rabbia non sembra nemmeno sé stesso.

"Quello era tuo padre e quello accanto, il tuo adorato padrino. Puoi andare fiero di loro due. Hai visto che bella personcina che era tuo padre? E il tuo padrino? Molto simpatici, veri?" Ringhiò con odio, puntandogli la bacchetta contro. Harry indietreggiò spaventato, temendo seriamente che il professore lo maledisse da un momento all'altro.

"I-io non sapevo... Veramente... Mi dispiace..." Sussurrò Harry, con il cuore in gola e seriamente mortificato. Non aveva mai saputo niente del passato di Piton o dei suoi genitori e Sirius aveva accuratamente nascosto quei dettagli, se così li poteva definire.

"Tuo padre era solamente un maiale, affiancato da quell'inutile sacco di pulci del tuo padrino! Sempre insieme, i bulli di Hogwarts, che non agivano mai singolarmente. Ma adesso tu sparirai dal mio ufficio... Senza raccontare ad anima viva ciò che hai visto. Hai capito? E le tue lezioni di occlumanzia finiscono qua. Non voglio vederti mai più qua dentro Potter." Sibilò con profondo odio. Harry restò fermo e sconvolto nel solito punto finché non fu riscosso da un barattolo che andò in frantumi sopra la sua testa e Piton che gli gridò contro

"TI HO DETTO DI SPARIRE, POTTER!" Harry, terrorizzato, fuggì dall'ufficio con il cuore in gola, continuando a correre per non seppe quanto tempo, finché non si ritrovò a vagare per alcuni corridoi deserti, tremendamente scosso e infelice. Fino ad allora non aveva mai creduto a una singola parola del professore riguardo a suo padre, credendo che il suo odio fosse causato solamente da alcuni disguidi tra ragazzi, un po' come tra lui e Malfoy che anche se si odiavano, non erano mai arrivati a simili livelli. Ma invece, vedendo quelle scene, provò nuovamente un senso di profonda vergogna e tristezza. Sembrava che suo padre e Sirius fossero abituati a comportarsi in quel modo e sembrava anche che ne andassero fieri. Alla fine Piton era seduto sotto un albero a leggere, non li stava infastidendo in nessun modo e tutto d'un tratto, perché Sirius si stava annoiando, si erano accaniti su di lui umiliandolo pubblicamente. Allora James era veramente l'arrogante pallone gonfiato che Piton gli aveva descritto fin dal primo anno e le sue parole, erano state confermate addirittura da sua madre, cosa che lo rese ancora più infelice. Sembrava che Lily lo odiasse e fosse disgustata da lui. Com'era possibile che alla fine si fossero sposati? Non era che magari James l'aveva obbligata? A quel punto poteva credere a qualsiasi cosa... Anche se non sapeva spiegarsi l'amicizia tra sua madre e Piton e soprattutto, perché quest'ultimo l'avesse offesa così gravemente dopo che lei aveva cercato di aiutarlo, visto che oltre tutto James aveva detto che era il suo migliore amico. Se qualcuno poteva chiarirgli dei dubbi, anche se a malincuore, quello era solamente Sirius, al momento impossibile da contattare. Ma in ogni caso doveva togliersi quei dubbi e quella sofferenza dal petto, perché non era così che voleva ricordare suo padre... Doveva esserci almeno una spiegazione a quelle gesta, seppur orribili. Se fino a quel momento era stato fiero di essere sempre stato paragonato al padre in quel momento, dopo aver visto il James suo coetaneo, non ne era poi così tanto felice. Lui non si sentiva né un pallone gonfiato, né tanto meno si divertiva ad umiliare le persone...

---------------------------------------------------

"Ron sai per caso dove si è cacciato Harry?" Chiese Hermione al suo migliore amico, guardandosi attorno. Era ora di cena e mentre Hermione e Ron stavano scendendo in sala grande, del moro non vi era ancora nessuna traccia, cosa che fece insospettire la riccia.

"Non saprei Hermione, l'ho visto prima, ma non mi ha detto niente. Però in questi ultimi giorni l'ho visto un po' strano, come se fosse giù di morale per qualcosa." Le rispose l'amico, aggrottando le sopracciglia. Hermione sentì come un campanellino d'allarme rimbombarle nella testa, che le suggeriva che sotto c'era qualcosa.

"Effettivamente pure io mi sono accorta che è più distratto del solito. Credo proprio che dovremo parlargli... Tu sai niente delle lezioni con Piton?" Sussurrò la riccia, controllando che nessuno stesse ascoltando.

"Sai com'è fatto Harry, non dice mai niente. Però come ti ho già detto, non mi sembra molto entusiasta... Misà che quel pipistrello lo fa diventare matto. Non vorrei lezioni supplementari con lui per nessuna ragione al modo." Commentò tetro, beccandosi un'occhiata di rimprovero da parte dell'amica.

"Ma hai per caso notato se durante la notte continua a fare dei sogni strani? Si ostinò a chiedere. Ron ci pensò qualche istante e infine annuì pensieroso.

"Sì, a volte mi sveglio e lo sento parlare nel sonno. Però non so cosa stia sognando in quel momento dopo tutto, potrebbe sognare qualsiasi cosa no?" Chiese dubbioso. La riccia sospirò pensierosa e annuì. Ron aveva ragione, l'unico a poter dare delle risposte era solo ed esclusivamente Harry che finalmente, quando ormai erano entrati in sala grande e si stavano dirigendo al tavolo dei grifondoro, apparve ansante alle loro spalle.

"Harry! Finalmente, che fine avevi fatto?" Chiese Hermione, sedendosi in un posto vuoto sulla panca.

"Ehm...Stavo cercando delle informazioni per il tema d'incantesimi in biblioteca, ma senza gran successo. Devo aver cercato nei libri sbagliati, dovrai darmi una mano Hermione, altrimenti non ce la farò mai." Rispose in fretta il moro, beccandosi un'occhiata sospettosa da parte della sua migliore amica. In realtà, come faceva da giorni ormai, aveva girovagato per i corridoi vuoti del castello a meditare sui ricordi di Piton che aveva visto nel pensatoio. Non si sarebbe dato pace fino a quando non sarebbe arrivato fino in fondo a quel problema. Doveva assolutamente parlare con Sirius... Ma come? Quel pensiero lo logorava dentro e non poteva nemmeno parlarne con nessuno. La prospettiva di raccontare ai due amici cos'era successo nell'ufficio di Piton era fuori discussione...Aveva troppa paura che quest'ultimo gli entrasse nella testa per assicurarsi che non avesse fatto parola con nessuno dell'accaduto.

"Miseriaccia Harry, hai ragione! Pure io sono indietrissimo... Aiuterai anche me, vero?" Chiese Ron supplicante, rivolgendo uno sguardo speranzoso alla riccia, che aveva finito il tema da secoli.

"Voi due siete pessimi, davvero. Come pensate di affrontare i G.U.F.O se non vi applicate in niente? Forse, almeno tu, dovresti mettere in secondo piano il quidditch Ron e pensare di più a studiare." Li rimbeccò aspra, facendo posto ai due amici sulla panca accanto a lei. I due ragazzi si guardarono colpevoli, riempiendosi i piatti a testa china. Hermione però, che non aveva alcuna intenzione di rimandare ciò che si era raccomandata di fare, si rivolse nuovamente ad Harry.

"Harry, come stanno procedendo le lezioni?" Non importò che specificasse quali, perché il moro comprese al volo e quasi si strozzò con una boccata di purè. E adesso cosa le diceva? Era già un po' che l'amica non insisteva sull'argomento, e non gli era affatto dispiaciuto che avesse smesso di assillarlo a riguardo, però sapeva che prima o poi sarebbe tornata all'attacco. Guardò a disagio sia lei che Ron, che a sua volta aspettava curioso una risposta.

"Ehm... Piton ha detto che non ne ho più bisogno, che adesso posso farcela da solo, basta che continui a fare degli esercizi che mi ha detto di fare prima di andare a letto." Mentì spudoratamente. Gli dispiaceva un sacco mentire ai suoi migliori amici, soprattutto a Hermione, sempre così premurosa nei loro confronti, ma non poteva dire la verità. Hermione sarebbe uscita fuori di testa e Ron non sarebbe bastato per aiutarlo a non far distruggere mezzo castello alla riccia in preda a una perfetta crisi isterica. La ragazza inarcò le sopracciglia con scetticismo, mentre Ron lo guardò dubbioso.

"E come mai non ce l'hai detto subito? Ron inoltre mi ha detto che la notte a volte ti sente ancora parlare nel sonno." Commentò sospettosa. Il moro lanciò un'occhiataccia all'amico che arrossì colpevole.

"Beh ecco... Non c'è stato tempo. Tra una cosa e l'altra mi è passato di mente. Mentre per i sogni insomma, chi è che la notte non sogna? Non è colpa mia se parlo durante la notte." Si difese il moro, sperando che la riccia cedesse facilmente.

"Mi prometti però, che se farai ancora sogni strani, tornerai da Piton per chiedergli lezioni supplementari?" Chiese infine la ragazza. Qualcosa le suggeriva che Harry non fosse stato del tutto sincero con loro, ma insistere non le sarebbe servito a molto, ormai lo sapeva. Harry annuì, sentendosi ancora una volta in colpa. 

"E un'ultima cosa... Domani andiamo a trovare Hagrid? Voglio sapere cosa cavolo gli sta accadendo! Ormai è tornato da mesi, dovrebbe essere guarito da qualsiasi cosa gli sia successa durante la missione che ha dovuto svolgere e invece... ogni volta che lo vediamo sembra essere messo sempre peggio." Commentò la riccia decisa.

"Semmai dopo la partita di quidditch... Che ne dici? Domani c'è la finale. Grifondoro contro corvonero, non ricordi?" Le rispose Harry, sentendosi ancora di più in colpa. Hermione aveva ragione, non andavano a trovare il guardia caccia da una vita ormai. le sue condizioni di salute non sembravano ottimali e a sua volta voleva chiarire quella situazione. Ad Hagrid stava succedendo qualcosa, di certo non si riduceva da solo in quello stato, a meno che non fosse impazzito, quindi significava che stava nascondendo qualcosa. 

"Già, la partita..." Pigolò improvvisamente Ron. Hermione, colpevole, se ne ricordò improvvisamente e lanciò uno sguardo significativo a Harry. le possibilità di vincere la partita erano una su un milione, viste le scarse prestazioni del loro portiere. Ron, che era ancora nella squadra, non aveva dato alcun segno di miglioramento e di conseguenza, per vincere avrebbero avuto bisogno di un miracolo da Godric in persona.

"Coraggio Ron, non abbatterti. Se ti impegni puoi farcela." Cercò di incoraggiarlo la riccia.

"Se lo dici te..." Mugolò il rosso, con il morale improvvisamente a zero...

- Capitolo finitoooo! E' davvero lunghissimo, e ci ho messo un bel minestrone di cose, me ne rendo conto. Volevo aggiungere anche altro, ma considerando che con l'ultima frase ho superato le 7600 parole, mi sono fatta alcune domande XD. Quindi fate conto che questa sia una specie di prima parte del successivo capitolo, perché se continuo a fare capitoli per ogni pezzettino della storia, scriverei 200 capitoli solamente per questo libro e sinceramente, vorrei iniziare a scrivere anche il sequel prima del 2020 XD. In ogni caso spero che la parte dove racconto di Harry nell'ufficio di Piton e dei ricordi di quest'ultimo vi piaccia! Ho pensato che fosse una parte importante della storia, anche se in ogni caso l'ho riadattata a modo mio. Per chi ha letto i libri, si renderà conto che le battute sono diverse. In ogni caso vi faccio i miei auguri di buona Pasqua e Pasquetta in ritardo, anche se di un solo giorno, e vi mando tantissimi bacioni! A presto <3 Torno a studiare perché giovedì ho la simulazione della terza prova... Che pluffe! Spero che almeno voi vi siate goduti le vacanze, magari anche per me XD -

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro