-Il mio sangue è uguale al tuo- terza parte-
Indossò la sua maschera migliore, quella che aveva sfoggiato per tanti anni, imprigionando i sentimenti in un angolo remoto del suo cuore. Avrebbe rimesso i pezzi a posto da solo, come aveva sempre fatto, affrontando quello che sarebbe stato il suo destino da quel momento in poi.
Si pettinò i capelli in maniera impeccabile. Annodò la cravatta verde e argento con maestria e abbottonò i bottoni ai polsini dell'immacolata camicia bianca che aveva deciso di indossare sotto la divisa scolastica. Provò disgusto per sé stesso, per essere stato così codardo da rintanarsi nella sua stanza come un topo di fogna, come se ciò che era successo fosse un motivo valido per fargli piegare la testa di fronte al mondo magico.
Ma lui non si sarebbe mai inchinato davanti a niente e nessuno ma soprattutto, non avrebbe mai abbassato la testa per Potter. Non avrebbe mai smaniato per lui...L'eroe incompreso. Colui che tutti lodavano, in base alla convenienza. Non si sarebbe mai mischiato alla massa. Aveva mostrato fin troppe debolezze, ma era giunto il momento che tutto tornasse al suo posto. Costasse quello che costasse.
Sorrise beffardo, guardandosi allo specchio, quel sorriso che aveva messo da parte per troppo tempo, segregando il suo vero io per cercare di cambiare... Cambiare per una persona che non aveva esitato un attimo a voltargli le spalle. Una fitta al cuore lo colpì con prepotenza, ma cercò di ricacciarla indietro.
Non poteva più permettersi distrazioni, non ora che la sua vita sarebbe cambiata per sempre. Era tempo che tornasse alla ribalta, era tempo che il vecchio Malfoy si risvegliasse dal suo torpore. Si era solamente assopito, tentato da un veleno dolce ma letale. Ma non poteva perdere sé stesso, soprattutto non ora che la vita lo aveva posto di fronte a quel precipizio. Draco Malfoy sarebbe tornato e niente e nessuno, lo avrebbe smosso da quella decisione. Non poteva fare diversamente, era la scelta migliore che potesse intraprendere. Aveva assaporato la luce per alcuni mesi, aveva assaporato il calore del sole, aveva visto nuove prospettive di vita...Ma aveva fallito e adesso, si sentiva ridicolo.
Nel suo cuore non poteva esistere la luce, in quanto solamente immerso nelle tenebre si era abituato a vivere. L'oscurità era l'unica cosa che fin da piccolo aveva conosciuto, l'unica cosa che anche se nascosta, dentro di sé ancora esisteva ed era in grado di ricordargli chi fosse lui realmente. Era l'unica arma che aveva per riuscire a sopravvivere. Non poteva fuggire da essa perché in qualche modo, lo avrebbe sempre raggiunto e trascinato nel baratro, che gli piacesse oppure no.
Era stato uno stupido a voler esplorare un'altra strada, ad immergersi in un mondo che non gli apparteneva, legandosi fin troppo a una persona che non poteva far parte della sua vita. Ci avrebbe dovuto pensare, prima di intraprendere quella strada e rischiare di autodistruggersi da solo una volta arrivato al vicolo cieco. I sentimenti che aveva cercato di nascondere in fondo al cuore, tornarono a sanguinare copiosamente. Ma strinse i denti, riuscendo malamente a ricacciarli indietro con rabbia.
Non doveva pensarci.
Doveva annientarli.
Aveva altre priorità.
La sua vita era segnata, macchiata irrimediabilmente. Non poteva cambiare ciò che era e una volta per tutte, il peso della verità lo schiacciò al suolo come se fosse una piccola ed insulsa formica. Gli erano tornate in mente le parole che suo padre gli aveva sputato in faccia poco prima dell'inizio dell'anno scolastico e si sentì sciocco, per aver pensato di poter sfuggire da quel destino...Il suo destino. Suo padre aveva ragione e lui, doveva accettare chi era una volta per tutte. Non era altro che un Malfoy e come suo padre, come i suoi antenati, la sua strada era già stata scritta ancor prima che nascesse e per andare avanti, non poteva far altro che seguire il sentiero che altri avevano disegnato per lui. Che gli piacesse oppure no, quella era la sua vita ed era assurdo che lui avesse cercato di dirottare verso una specie di via di fuga. Forse lo aveva fatto per ribellarsi a suo padre e ai suoi ideali e per un periodo c'era anche riuscito ma alla fine, aveva dovuto fare i conti con la cruda realtà. Lui non sarebbe mai potuto cambiare, mai.
Ma era ormai troppo tardi per piangere sul latte versato. Aveva bisogno di tornare il Malfoy che era sempre stato e per riuscirci, avrebbe dovuto per prima cosa recidere quelle radici malsane che si erano radicate in lui, nel suo cuore, prima che lo distruggessero del tutto anche se forse, ormai...Era già troppo tardi. Un dolore sordo gli spezzò nuovamente il cuore ma sapeva che doveva farlo. Sapeva che avrebbe fatto male, ma sarebbe passata, l'avrebbe fatta passare in qualsiasi modo e alla fine, sarebbe andato oltre, dimenticandosi di tutto ciò che era accaduto.
Ora che suo padre era in carcere, sapeva che lui avrebbe avuto responsabilità in più e oltre a quelle, la sua vita sarebbe completamente cambiata, se lo sentiva. Aveva scambiato alcune lettere strette e concise con sua madre, dalle quali era trasparita tutta la sua preoccupazione e ciò, era bastato a fargli comprendere la gravità della situazione. Per suo padre, le cose non si stavano mettendo bene.
Toc toc
Un bussare sordo alla porta della sua stanza gli annunciò l'arrivo di Blaise. Sapeva che lui avrebbe capito immediatamente cosa voleva fare, ancor prima che glielo dicesse. Aveva pensato alle sue parole, al suo avvertimento, per ore e ore ma alla fine, aveva capito che non avrebbe potuto seguire il suo consiglio. Quello che era stato era stato, ma doveva troncarlo prima che le cose si complicassero ulteriormente.
"Avanti" Rispose tranquillo, specchiandosi un'ultima volta nello specchio sopra il comodino per assicurarsi di essere apposto. Le occhiaie scure sotto gli occhi erano quasi scomparse e la doccia calda lo aveva aiutato a riprendersi quasi completamente.
"Draco vuoi che ti porti qualcosa da..." Il moro si interruppe bruscamente, incontrando lo sguardo del suo migliore amico con stupore. Ammise a sé stesso di essere partito prevenuto, quasi convinto che il suo migliore amico si sarebbe di nuovo rifiutato di scendere in sala grande e invece, lo aveva trovato vestito di tutto punto. Ma qualcosa, non lo aveva convinto.
"Tranquillo Bla', scendo a colazione." Sogghignò, divertito dell'espressione stupita del suo migliore amico. Blaise deglutì, osservandolo preoccupato.
Quel ghigno beffardo che non vedeva da tanto tempo e che non si estendeva fino agli occhi, rendendoli glaciali come pezzi di iceberg, era tornato. Il vecchio Draco Malfoy stava scavando tra le macerie del suo cuore per tornare a galla. Draco aveva preso la sua decisione e Blaise, comprese che tutto sarebbe cambiato...Le sue parole erano state buttate al vento perché il suo migliore amico, aveva deciso di fare tutto tranne quello che lui gli aveva consigliato e sapeva, che nemmeno lui avrebbe potuto obbligarlo a cambiare idea, nonostante sapesse che avrebbe fatto delle sciocchezze.
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"Hermione come stai? Te la senti di scendere a colazione?" La voce dolce di Ginny interruppe i pensieri della riccia che, con estrema lentezza, stava finendo di pettinarsi i lunghi e boccolosi capelli, guardandosi nello specchio che l'amica le aveva portato il giorno dopo che era stata ricoverata in infermeria da Madama Chips.
"Sto molto meglio, Ginny. Madama Chips questa mattina mi ha finalmente concesso di alzarmi per farmi una doccia completa e ha detto che sto abbastanza bene per lasciare l'infermeria. Certo, devo stare tranquilla e non fare niente di azzardato ma posso finalmente lasciare questa stanza." Le rispose felice per quella notizia, riponendo spazzola e specchio. Ginny le andò incontro, abbracciandola stretta per la felicità. Aveva avuto così tanta paura per la sua migliore amica. Non l'aveva quasi mai lasciata sola e quando si era svegliata e aveva saputo che si sarebbe ripresa, aveva pianto dalla felicità. Pur quanto fosse una ragazza forte, quell'esperienza orribile all'interno dell'ufficio misteri l'aveva realmente segnata. Era il primo vero duello nel quale si era ritrovata a combattere e la consapevolezza di aver sfiorato la morte, continuava a non abbandonarla nemmeno per un istante...Inoltre, si ricordò che Hermione ancora non sapeva delle giratempo. Doveva dirglielo il prima possibile, ma non era quello il momento adatto. Le giratempo erano nascoste sotto chiave nel suo baule, dove nessuna delle sue compagne avrebbe potuto trovarle quindi, si sentiva tranquilla e al momento opportuno avrebbe tirato fuori l'argomento.
"Sono così felice...Ho avuto una paura tremenda, davvero. Non so nemmeno io come mi sento al momento...te?" Le confessò l'amica, sedendosi sul letto accanto a lei e rivolgendole la domanda a sua volta. Hermione sentì il cuore stringersi e improvvisamente, ripensò alla conversazione con Blaise. Doveva raccontarlo a Ginny.
"Stanotte Blaise è venuto qua, in infermeria, per parlarmi." Le disse a bruciapelo, lasciando una Ginny sconvolta a guardarla a bocca aperta.
"Blaise Zabini...Il migliore amico di Malfoy?" Le chiese shoccata, guardandola come se avesse visto un alieno. Hermione inarcò un sopracciglio.
"Quanti Blaise Zabini conosci, Ginny?" Le chiese ironica.
"Beh sai...E' una notizia strana, diciamo. Cosa ti ha detto?" Le chiese improvvisamente curiosa ma al tempo stesso, dentro di sé, anche sospettosa. La riccia si guardò furtivamente intorno, assicurandosi che la Chips non fosse nei paraggi. Ron dormiva ancora, si era ripreso quasi del tutto ma visto che nessuno sapeva cosa fosse esattamente quella cosa che lo aveva aggredito, Madama Chips aveva deciso di tenerlo ancora un giorno sotto osservazione. La Umbridge invece era ancora sotto shock per la storia dei centauri, ma poco le importava. Quella donna orribile sarebbe stata allontanata da Hogwarts, insieme a quell'incapace di Carramel che avrebbe lasciato la poltrona a qualcuno, sperò Hermione, più in gamba di lui. Quando si fu accertata che nessuno sentisse, si rivolse di nuovo all'amica e prendendo un profondo respiro, iniziò a raccontare quello che era successo quella notte.
Ginny la guardò meravigliata, cambiando espressioni in base a quello che le raccontava l'amica e quando quest'ultima finì il racconto, restò a guardarla in silenzio per alcuni momenti, ragionando febbrilmente.
"Quindi Zabini è venuto in infermeria, in piena notte, per metterti in guardia riguardo ad una possibile reazione negativa nei tuoi confronti da parte di Malfoy?" Riassunse concisa la rossa, spostandosi una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Hermione annuì, sospirando, sentendo il cuore pompare più velocemente, fino quasi a farle male.
Draco.
Quanto le mancava. Quanto avrebbe voluto essere con lui, in quel momento, tranquilli e lontani da occhi indiscreti. Quanto avrebbe voluto poter riavvolgere il tempo ed impedire che accadesse quello che era successo. Avrebbe voluto trovare un'altra soluzione per far scoprire una volta per tutte il ritorno di Voldemort al mondo magico. Ma non era possibile e la dura verità, le fece incurvare le spalle. Qualsiasi cosa fosse successa, sapeva che non sarebbe mai stata abbastanza pronta per affrontarla a sangue freddo e mente lucida.
"Hermione, Zabini ha ragione...Lo sai che non è..." iniziò a dirle
"Non è colpa mia. Me lo ha detto lui, me lo stai dicendo te e forse avete ragione. Ma allora perché sto così male? Perché mi sento così in colpa nei suoi confronti?" Chiese tristemente, sentendo gli occhi pizzicarle. Non voleva piangere, non voleva mostrarsi così disperata davanti a Ginny e farla star male a sua volta. Ma il senso di colpa continuava a divorarla.
Ginny le rivolse un sorriso triste ma dolce, accarezzandole il viso prima di stringerla tra le sue braccia per infonderle calore e forza. Hermione non doveva e non poteva arrendersi.
"Ti senti in colpa perché lo ami e sei convinta che avresti potuto fare di più per impedire di far accadere quello che è successo ma Hermione, tu non puoi farci niente. Non poteva andare diversamente ed è già tanto se ne siamo usciti tutti vivi e possiamo raccontarla.So che vorresti fare qualsiasi cosa per sistemare quello che è successo, ma devi capire che non è colpa tua e che come ogni essere umano, non puoi avere sempre la soluzione a tutto. Lucius ha scelto la sua strada e deve pagarne le conseguenze. Draco, prima o poi, se ne farà una ragione. Ma tu devi essere forte, perché non ti sei mai arresa di fronte a niente e non ti arrenderai nemmeno questa volta. Ci sarò io con te, pronta ad aiutarti giorno dopo giorno. Qualsiasi cosa accadrà, io ti starò accanto. Sei la mia migliore amica e lotteremo insieme, nel bene e nel male." Hermione ricambiò l'abbraccio, sentendo il cuore sciogliersi di fronte a quelle parole e lacrime liberatorie, iniziarono a sgorgarle dagli occhi, scendendo copiose lungo le guance. Ginny, quella ragazza così forte ma anche così dolce, era diventata il suo pilastro e senza di lei, non ce l'avrebbe fatta a reggere quella situazione così difficile e assurda.
"Ma avrei potuto fare di più. Lo so che Lucius merita il carcere per essere un mangiamorte. Ma se avessi impedito ad Harry di partire, Sirius non sarebbe morto e i mangiamorte prima o poi sarebbero stati ugualmente arrestati. Avrei dovuto capire che era una stupida trappola.Ci siamo cascati come bere un bicchier d'acqua" Si impuntò con rabbia. Almeno per Sirius, avrebbe veramente potuto fare qualcosa in più. Ginny sospirò, sentendosi a sua volta immensamente triste per la perdita di felpato. Dopo averlo conosciuto, era diventato un amico e un confidente adulto, una specie di zio simpatico e sempre con la risposta e battuta pronta. Non lo aveva mai detto a nessuno, ma ricordava perfettamente quando lui,un giorno d'estate, prendendola da parte a Grimmald place, le aveva detto che aveva capito tutto e che non si sarebbe dovuta arrendere con Harry perché prima o poi...Si sarebbe accorto di lei. Quelle parole le avevano scaldato il cuore, non facendole perdere la speranza. Le erano piaciuti alcuni ragazzi, aveva provato a dimenticare Harry. Ma sapeva che il suo unico vero amore sarebbe sempre stato lui e aver avuto l'incoraggiamento da parte del suo padrino le era stato di grande aiuto. Aveva voluto veramente bene a Sirius, colui che anche se per troppo poco tempo, aveva fatto sentire Harry un po' meno solo, comportandosi come una figura paterna. Quella figura paterna che gli era stata tolta quando era un neonato e che adesso, gli era stata nuovamente e ingiustamente strappata via per la seconda volta. Ma non doveva intristirsi ulteriormente, perché doveva rispondere a Hermione per darle forza ed impedirle di abbattersi.
"Hermione...Siamo tutti sconvolti per la morte di Sirius. Ma non cercare di addossarti tutte le colpe. Sei solamente una ragazza di quindici anni che ne ha già affrontate fin troppe e che dovrà affrontarne ancora tante nella vita. Il vero colpevole...È Kreacher. Ha organizzato tutto alla perfezione, fungendo da spia e quando avete controllato, vi ha mentito dicendo che Sirius non era in casa quando in realtà stava medicando Fierobecco. Il tempo a disposizione era poco e voi avete provato a fare il possibile...Inoltre, quando c'è stato lo scontro finale, Sirius sapeva che sarebbe dovuto restare al sicuro ma essendoci Harry di mezzo, non ha voluto sentire storie. La decisione di partecipare è stata sua e alla fine, è morto combattendo. Nessuno voleva che morisse, ma la cosa che allieva questo dolore, è che per lo meno sappiamo che è quello che avrebbe voluto in caso di morte prematura. Morire combattendo per proteggere Harry, come Lily e James avrebbero voluto che lui facesse. Ha rispettato la sua promessa, ha reso fiero il suo migliore amico e adesso, lo voglio immaginare felice, insieme a James, ovunque essi siano." Sussurrò con le lacrime agli occhi, che si mescolarono insieme a quelle di Hermione nel momento in cui si strinsero più forte, cercando di farsi coraggio a vicenda.
Dopo quello che parve un tempo infinito, le due amiche si staccarono, entrambe con gli occhi arrossati.
"Adesso ci siamo sfogate abbastanza, dobbiamo essere forti e scendere a colazione. Questo è il penultimo giorno di scuola, cerchiamo di distrarci." Disse Ginny, stiracchiando le labbra in un piccolo sorriso.
"Devo sempre parlare con Draco e non so se sono pronta. Probabilmente mi odierà." Borbottò Hermione, facendo una smorfia nell'osservare la sua immagine riflessa nello specchio. Con un veloce incantesimo fece sparire gli occhi rossi e i residui del pianto sia su sé stessa che su Ginny, tornando ad avere un aspetto normale.
"Ricordati le parole di Blaise. Non mollare." La incoraggiò la rossa, alzandosi dal letto seguita subito dopo dalla riccia.
"Lo so, ma sono preoccupata. Dopo domani non lo vedrò fino a settembre e...Non so come si metteranno le cose. Non so cosa gli accadrà fuori da queste mura, ora che Lucius è stato arrestato. E più che per la sua reazione, ho paura per quello che potrebbe succedergli." Mormorò atterrita, sentendo il cuore martellarle nel petto, quasi dolorosamente. Effettivamente era quello che più la preoccupava.
La profezia era andata distrutta e Voldemort doveva essere furibondo, visto che coloro che doveva considerare i suoi migliori mangiamorte erano finiti tutti ad Azkaban. Il fatto che considerasse Lucius uno dei suoi più fedeli servitori, la fece rabbrividire ancora di più. Ma il punto non era quello...Ora che Lucius era in carcere, cosa ne sarebbe stato di Draco e sua madre? E se Voldemort si fosse vendicato su di loro? Quel pensiero le fece accartocciare lo stomaco su sé stesso per il terrore. Ancora una volta, era impotente nei confronti di Draco. Si sentiva inutile, come mai nella vita. Ginny la guardò pensierosa, soppesando le sue parole.
"Non credo che tu-sai-chi voglia rifarsela sulle famiglie dei mangiamorte arrestati, perché non lo porterebbe a niente. Loro ormai sono ad Azkaban e la profezia è andata distrutta. Il suo piano è fallito. Penso piuttosto che cercherà nuove strategie di attacco per ottenere quello che cerca, ma non credo che userà le maniere forti su di loro. Inoltre, non penso che quello che è successo sia abbastanza grave da spingerlo a versare del sangue puro. Pur quanto possa essere furioso, dubito che arriverebbe a tanto." Analizzò la situazione Ginny, storcendo il naso in una smorfia di disgusto. Hermione non si sentì molto rassicurata dalle parole di Ginny però, effettivamente, riguardo al sangue puro non poteva darle torto. Voldemort, in quanto fanatico, dubitava che avrebbe ucciso dei membri di una delle famiglie purosangue più antiche e potenti del mondo magico, pur quanto furioso fosse. Però, temeva ugualmente che potesse sfruttarli per qualche suo crudele piano oppure torturarli senza però ucciderli e ancora una volta, il suo stomaco ricevette una fitta dolorosa particolarmente intensa.
"Spero che tu abbia ragione Ginny. Sono veramente preoccupata per tutto quello che potrebbe accadergli e in più, oggi devo assolutamente parlargli...Spero che non sia troppo arrabbiato." Sussurrò la riccia, ripensando anche alle parole di Blaise. Ce l'avrebbe fatta a trovare Draco e parlargli? Lui avrebbe accettato di parlare con lei oppure, l'avrebbe insultata rifiutandosi di avere ancora a che fare con lei?
"In questi giorni non l'ho visto né a colazione, né a pranzo né tanto meno a cena. Ma forse oggi è il giorno buono. Dai, scendiamo, prima che arrivi direttamente l'ora di pranzo. Harry e gli altri saranno felici e sollevati nel vederti finalmente scendere in sala grande." Hermione sorrise lievemente, pensando ai volti dei suoi amici. Come Ginny, erano andati spessissimo a trovarla per accertarsi delle sue condizioni di salute e questo le aveva fatto capire quanto loro tenessero a lei e viceversa. In particolar modo, il più presente, nonostante l'aria distrutta e stanca, era stato Harry. Pensare a lui però le fece nuovamente male, perché se solamente il moro avesse saputo tutto quello che gli nascondeva da mesi e mesi, non aveva idea di come avrebbe potuto reagire...
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Il cuore le batteva forte e gli sguardi dei compagni che nel vederla passare sussurravano, la indicavano, la salutavano calorosamente e si complimentavano con lei, la facevano sentire a disagio. Non le piaceva sentirsi una specie di fenomeno da baraccone, soprattutto viste le circostanze. Alcuni serpeverde di passaggio invece le lanciarono alcuni sguardi truci ed altezzosi ma Ginny, li trucidò tutti con lo sguardo e stranamente se ne stettero in silenzio, evitando commenti sgradevoli.
"Mi sento a disagio, Ginny. Odio essere al centro dell'attenzione." Mormorò la riccia, rivolta all'amica. Quest'ultima sospirò, lanciando un'occhiataccia a un ragazzino serpeverde del secondo anno, basso e tozzo, che le guardava malevolo.
"Ci siamo passati tutti, fidati. Harry ovviamente più di tutti, ma adesso tocca a te anche perché non è di certo la prima volta che tu, insieme ad Harry e Ron compiete gesta eroiche. Ma tu ignorali, siamo quasi arrivati."Mormorò in risposta la rossa, camminando a passo spedito con Hermione al suo fianco, silenziosa ed impettita. Non aveva la minima intenzione di rivolgere la parola a chicchessia. L'unica persona che voleva vedere e con la quale voleva parlare, non la vedeva da punte parti e il cuore, le martellava forte nel petto. Dov'era Draco?
"La dovreste smettere di sentirvi i sovrani di Hogwarts! Il Signore oscuro non si risparmierà, quando avrà a che fare con voi." Una vocetta acuta ed impertinente si fece spazio tra la folla, spegnendo i mormorii e facendo fermare nel bel mezzo del corridoio sia Ginny che Hermione. La prima, carica d'ira, si voltò verso il ragazzino che aveva parlato. Un tizio alto e mirghellino, serpeverde, del terzo anno, che le stava guardando altezzoso e con aria di sfida. Di fronte allo sguardo infuocato della giovane Weasley e quello gelido della riccia, parve però intimorito.
"Ma davvero, ragazzino? Vuoi un applauso perché pensi di aver scoperto l'acqua calda? Chi saresti tu, sentiamo! Fossi in te ci penserei bene, prima di nominarlo. Fidati, non esiterebbe un secondo a far fuori te insieme a tutta la tua famiglia, a meno che non potreste essergli utili a qualcosa." Ringhiò, rossa in volto per la rabbia repressa ed improvvisa. Il ragazzino la guardò spaventato.
"Lascia perdere Ginny, è un ragazzino che non sa di cosa parla." Cercò Hermione di placare la sua ira, lanciando un'altra occhiata gelida al giovane serpeverde.
"Sono un purosangue." Si difese lui, altezzoso, cercando di non mostrarsi intimorito, con scarsi risultati, dalla furia di Ginny.
"Beh, sai dove te lo puoi mettere il tuo sangue puro?" Sbraitò la rossa, estraendo la bacchetta per puntarla contro il ragazzino, a quel punto terrorizzato.
"Ginny, per Godric! Lascialo perdere, è solamente un ragazzino in cerca di attenzioni. Quando capirà cosa lo aspetta là fuori, farà presto a cambiare idea. Ma adesso non diamo spettacolo, ci stanno guardando tutti." Sibilò Hermione, scoccando un'occhiata storta al ragazzino e una sorpresa all'amica.
"Beh, cosa avete voi da guardare?" Abbaiò Ginny, facendo distogliere lo sguardo ai presenti. Il giovane serpeverde ne approfittò per darsela a gambe, insieme ad altri studenti non intenzionati a scontrarsi con l'ira improvvisa della Grifondoro.
"Calmati lenticchia, potresti diventare una torcia umana nell'arco di pochi secondi." Una voce beffarda e strascicata fece tremare il cuore di Hermione che, come ipnotizzata, si voltò nella sua direzione, sentendo del sudore freddo imperlarle la schiena. Ginny si irrigidì, voltandosi a sua volta, improvvisamente silenziosa.
Passarono secondi, forse minuti, in un silenzio teso e spiacevole. In altre circostanze Ginny avrebbe risposto in malo modo ma in quel momento, non le sembrava opportuno. Sapeva che Hermione era rimasta pietrificata tanto quanto lei, come sentiva che non sarebbe successo niente di buono. Gli studenti si erano dileguati e nel corridoio erano rimasti Hermione e Ginny, schierate di fronte a Malfoy e a uno Zabini in evidente stato di disagio e preoccupazione. Il moro cercò di guardare di soppiatto la riccia, ma quest'ultima sembrava essere rimasta pietrificata sul posto nel fissare Draco imbambolata.
Continuava a guardare Draco, come una stupida, piantata in mezzo al corridoio, senza riuscire a parlare. Lo guardava negli occhi e guardandolo, sentì un'orribile sensazione strisciarle nel petto. C'era qualcosa che non andava in lui, l'aveva capito subito. Qualcosa in grado di spaventarla. Aveva una luce diversa negli occhi. La sua voce era diversa, il ghigno che aveva stampato in faccia era diverso, la sua postura era diversa. E improvvisamente, le tornò in mente il vecchio Malfoy, quello che per quattro anni l'aveva insultata in ogni modo possibile e inimmaginabile. Rabbrividì, deglutendo un fiotto di saliva.
No, non poteva essere vero. Dov'era Draco? Dov'era il ragazzo del quale si era innamorata? Quello davanti a lei era Malfoy, non Draco. Non poteva essere tornato tutto come un tempo, non nell'arco di pochi giorni. Hermione sentì qualcosa in sé spezzarsi, un dolore che non aveva mai provato, ma che sembrava provenire direttamente dal suo cuore. Non lo aveva mai sentito così lontano da lei come in quel momento. Sembrava un'altra persona, sembrava il vecchio Malfoy.
"Vado a fare colazione, Draco." Commentò il moro dopo alcuni minuti di silenzio, scoccando un'occhiata d'intesa con Hermione, che rabbrividì. Ginny le rivolse un breve cenno del capo, dispiaciuta nel doverla lasciare, ma era giusto che parlassero loro due da soli.
"Vado pure io Herm', ci vediamo dopo." Commentò Ginny asciutta, cercando di non far trasparire la sua preoccupazione.
Né Draco né Hermione commentarono ed entrambi gli amici, se ne andarono in silenzio.
"Come pensi che andrà a finire?" Si azzardò a chiedere Ginny a Blaise, quando furono abbastanza lontani.
"Devo essere sincero?" Sospirò lui, per niente tranquillo.
"Sì" si limitò a rispondergli Ginny, aspettando una risposta che sapeva che non le sarebbe piaciuta.
"Non bene." Mormorò, lasciando pensierosa e preoccupata la più giovane Weasley .
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"Draco, fermati per favore!" Gridò Hermione per l'ennesima volta, quasi correndo dietro a Malfoy ormai esausta.Non era ancora completamente in forma, lo stomaco le stava lanciando fitte di protesta e Draco, la stava bellamente ignorando dopo averle voltato le spalle nel bel mezzo del corridoio che portava nella sala grande. Non sapeva più cosa fare anzi, lo sapeva benissimo cosa avrebbe voluto fare, ma non poteva. Se si fosse lasciata andare, avrebbe iniziato a piangere e gridare dalla frustrazione ma al momento, non se lo poteva permettere. Non doveva arrendersi, doveva pur esserci una soluzione. Aveva bisogno che Draco capisse, l'ascoltasse, prima di trarre le sue conclusione. Non avrebbe mai accettato di perderlo in quel modo, dopo tutta la strada che avevano fatto per stare insieme. Lui le aveva detto di amarla, quindi i suoi sentimenti non potevano essere svaniti nell'arco di due giorni...Non poteva abbandonarla per quello che era successo.
Draco decise infine di fermarsi, voltandosi lentamente verso di lei, con i nervi tesi come corde di violino.
La sua voce
I suoi occhi
Il suo profumo
Rivederla era stato come ricevere un pugno nello stomaco, che gli aveva fatto mancare il respiro. Era bella, dannatamente bella, nonostante l'avesse trovata un po' abbattuta. Aveva sentito il desiderio di stringerla a sé per dirle che andava tutto bene...Ma non poteva farlo. Si era ricordato della sua scelta e dei tanti motivi che lo avevano spinto in quella direzione. Le cose, tra loro, non sarebbero mai potute funzionare e questo lo avrebbe dovuto trattenere dai suoi veri impulsi.
Hermione Granger doveva sparire dal suo cuore ma soprattutto...Dalla sua mente. Era giunto il momento di agire per allontanarla. Ora o mai più.
"Cosa diavolo vuoi, Granger?" Le chiese gelido, voltandosi del tutto per affrontarla. Hermione sussultò, sgranando gli occhi di fronte a quella reazione brusca.Non l'aveva più chiamata Granger da quando si erano messi insieme e in quel momento, sentirsi nuovamente chiamare per cognome, come se a mala pena si parlassero, le fece terribilmente male.
"D-Draco...Ho bisogno di parlarti." Gli disse, rabbrividendo. Quello sguardo gelido non apparteneva a Draco...Non a quello del quale si era innamorata, per lo meno. Ma non poteva cedere, non ora che per lo meno si era deciso di degnarla almeno della sua attenzione.
"Non abbiamo niente da dirci, Granger. Fammi un favore, vattene." Le rispose freddamente, cercando di ignorare il dolore acuto all'altezza del cuore. Non doveva pensarci, la sua decisione era la strada giusta da seguire. Non poteva fare diversamente e lei, se ne sarebbe dovuta fare una ragione. L'avrebbe superata, esattamente come l'avrebbe superata lui. Ma quello che stava cercando di ignorare, erano i suoi occhi. Così puri, così profondi, così belli. Se li avesse guardati, era certo che sarebbe annegando in quell'oro liquido tendente al color caramello e ciò, non poteva permetterselo.
Hermione lo guardò, sentendo il cuore spezzarsi in mille briciole...Ma non poteva arrendersi. Erano nel corridoio del settimo piano, deserto, e non capiva come mai Draco si fosse recato proprio lì ma in quel preciso istante, le venne improvvisamente un'idea. A pochi metri da loro si trovava la stanza delle necessità e se solo fosse riuscita a convincere Draco, avrebbero potuto parlare lontano da occhi indiscreti per tutto il tempo che volevano.
"Draco ti prego, so che sei arrabbiato. Ma dobbiamo parlarne io...Non accetto che finisca così, non dopo tutti gli sforzi che abbiamo fatto per stare insieme. Voglio parlarti, da soli, e qui vicino c'è la stanza delle necessità." Lo incitò, con il cuore che le martellava nel petto. Se Draco avesse rifiutato, non aveva idea di cosa avrebbe potuto fare per convincerlo a cambiare idea e ragionare. La consapevolezza che lui al momento la odiasse, era schiacciante, ma doveva sforzarsi di capire il suo stato d'animo senza arrendersi. Non voleva credere che Draco, in così poco tempo, avesse smesso di amarla. Non poteva essere possibile.
Il biondo la guardò serio, con le labbra conserte. Avrebbe voluto girarle le spalle e andarsene, abbandonandola lì, in mezzo al corridoio, da sola.Sarebbe stato più facile. Ma forse parlarle gli avrebbe dato modo di essere più esplicito. Doveva farle capire che il vecchio Malfoy era tornato e che le loro strade dovevano dividersi per sempre. Non poteva più tenerla nella sua vita, perché era troppo pericoloso. Dopo quello che era successo...Non poteva più permetterle di stargli accanto, che le piacesse oppure no. Il cuore gli gridò in protesta perché lui sapeva perfettamente che in realtà non l'avrebbe mai voluta allontanare perché da quando era entrata nella sua vita, aveva iniziato a credere che ci fosse ancora speranza anche per lui, perché lei aveva dato un senso alla sua esistenza ma purtroppo, si era dovuto ricredere. Nemmeno lei poteva salvarlo, nessuno poteva farlo. Doveva accettare il suo destino ed allontanare chi non poteva farne parte, pur quanto doloroso fosse. Vederla lì, in mezzo al corridoio, sola ma con una luce di speranza negli occhi, fu come ricevere uno schiaffo in faccia, un altro pugno nello stomaco. Ma quella luce era costretto a spegnerla. Lei doveva uscire dalla sua vita, perché percorrevano due strade completamente opposte. Lei aveva scelto Potter...Quel pensiero gli fece contorcere le budella. Lui invece non sapeva ancora quale sarebbe stata la sua fine ma era certo che qualunque essa fosse, le loro strade non si sarebbero mai potute incrociare.
"Non c'è molto da dire, Granger. Ma se proprio ci tieni, seguimi." Le rispose freddo, girandole le spalle con uno sforzo incredibile. Hermione sentì le lacrime pungerle gli occhi, perché era doloroso vedere Draco comportarsi in quel modo, ma non voleva piangere. Come le avevano detto Blaise e Ginny, non doveva arrendersi. Dopo qualche minuto di silenzio raggiunsero il muro di pietra che nascondeva la stanza delle necessità e dopo pochi istanti, apparve una porta nera, lucida, proprio al centro. Draco si guardò intorno, assicurandosi che nessuno vedesse e quando si fu accertato che il corridoio era deserto, fece cenno a Hermione di seguirlo e uno dietro l'altro, entrarono. Si trovarono in una specie di salottino, illuminato dalle lanterne ad olio appese lunghe le pareti. Visto il caldo ormai estivo, il caminetto posto in un angolo della stanza era spento. Le pareti erano ricoperte da una tappezzeria verde scura, che ricordava i colori serpeverde mentre al centro della stanza si trovavano un tavolinetto circolare e due grossi divani rivestiti di lucida pelle nera. In fondo alla stanza, due grosse librerie occupavano la parete. Quando la porta si fu chiusa alle loro spalle,i due ragazzi si guardarono in silenzio, studiandosi. Hermione sapeva che Draco aspettava che fosse lei a iniziare il discorso, ma la paura la stava corrodendo.Lei, Hermione Granger, aveva paura della sua reazione. Aveva paura che la loro magia si spezzasse e che tutto svanisse in una nuvola di fumo, distruggendola. Ma non poteva nemmeno restare in silenzio e doveva iniziare dal principio, se almeno voleva avere anche solo una piccola speranza di riuscita e in più, sapeva di dovergli delle scuse e delle spiegazioni.
"Draco mi dispiace per tutto quello che è successo e ti prego, credimi. So di non essermi nemmeno fatta viva in questi giorni, ma sono stata ricoverata e Ginny mi ha detto...Mi ha detto che non ti ha visto da punte parti altrimenti avrebbe provato lei a parlarti. Io...Se solo avessi saputo, avrei fatto tutto quello che è in mio potere per impedire di partire per il ministero." Spiegò, lasciando Draco ad ascoltarla in silenzio e a dirla tutta, anche abbastanza sorpreso. Sembrava che non fosse felice dell'arresto dei mangiamorte e del fatto che il mondo magico avesse finalmente scoperto del ritorno del signore oscuro.
"Non sei felice che i mangiamorte siano stati sbattuti ad Azkaban e che il tuo amichetto del cuore sia finalmente stato assolto da tutte le accuse contro la sua presunta pazzia? Adesso lui e Silente torneranno ad essere i beniamini del mondo magico. Invece di stare qua con me, dovresti andare a festeggiare con lui." Le sibilò contro Draco, iniziando a camminare avanti e indietro, incapace di stare fermo. Parlare di Potter gli faceva salire il sangue al cervello ma era così autolesionista da non riuscire ad evitarselo.
"Felice? Draco, non è così che avrei voluto che andasse a finire. Certo che sono felice che sia venuta fuori la verità ma credimi, non c'è niente da festeggiare." Gli spiegò, cercando di restare calma di fronte alla freddezza del biondo. Draco le rivolse una smorfia scettica, senza capire dove volesse arrivare.
"Non prendiamoci in giro, Granger. Potter starà esultando per aver fatto finire in carcere mio padre. Ha dimostrato che il signore oscuro è realmente risorto e ha fatto arrestare i mangiamorte. Accoppiata perfetta per festeggiare, non credi?" Le chiese aspro.
"Non è come pensi! Voldemort ha incastrato Harry a puntino. L'elfo domestico di Sirius l'ha tradito e lui...Lui alla fine è morto. Dopo che abbiamo scoperto che era tutta una farsa, abbiamo cercato di tornare indietro ma ancor prima di riuscire a muoverci, ci siamo ritrovati accerchiati e abbiamo dovuto combattere contro i mangiamorte e se a un certo punto non fossero arrivati i membri dell'ordine della fenice e Silente stesso, saremmo tutti morti. Sirius è stato ucciso da Bellatrix, Draco e la missione è stata un fallimento ed Harry è tutto tranne che felice e in vena di festeggiare visto che da festeggiare,non c'è un bel niente. Lo so che sei sconvolto, lo so che sei arrabbiato, ma lo sono pure io. Se solo avessi saputo, se solo avessi potuto, avrei fatto di tutto per impedire quello che è successo. Ho sperato fino all'ultimo che tuo padre non ci fosse in mezzo ma quando l'ho visto, mi sono sentita impotente e Draco...Ti giuro che mi dispiace. Ma tu non centri niente in tutto questo e io...Io non voglio perderti." Gli spiegò tremante, cercando di avvicinarsi a lui ma il ragazzo, sbottò in una risata amara, priva di allegria. Quelle parole stavano raschiando il suo cuore già sanguinante, ma doveva ignorarle.
"Io non centro niente? Ne sei proprio sicura, Granger? Tu non sai come funziona, perché non sei una purosangue ma io che ci sono immischiato fino al collo fin da quando sono nato, so esattamente cosa comportano queste cose. Adesso che mio padre l'avete sbattuto ad Azkaban, niente sarà più come prima. E sinceramente, non ho tempo da perdere dietro a stupide questioni sentimentali. Ho accettato di parlarti, ma non ho più niente da dirti. Non ho tempo da perdere con te, d'ora in avanti. Può dispiacermi per Black,ma se Potter è un credulone impulsivo non starò di certo qua a giustificarlo e mi sembra assurdo che tu ogni volta ti lasci coinvolgere dalle sue follie suicide " Le rispose brusco, cercando di ignorare il suo cervello che gli gridava di non dire certe cose, che non era affatto vero. Hermione sussultò, ferita, cercando di ignorare il pezzo riguardante ad Harry che con amarezza, dovette riconoscere che aveva un fondo di verità.
"Ma io posso cercare di aiutarti! Il fatto che io non sia una maledettissima purosangue non significa che io non possa starti accanto. Credevo che ormai fosse chiaro quello che c'è tra noi. Tu...Tu solamente due giorni fa hai detto di amarmi! Non puoi lasciarmi così, non per questa cosa." Gridò la riccia, iniziando anche a sentire un sentimento di rabbia nascere in lei. Da come parlava Draco, sembrava lui l'unica vittima della situazione quando in realtà, non aveva la più pallida idea di quello che lei aveva passato e il problema era che nemmeno le dava la possibilità di spiegarsi. Le stava riversando addosso tutta la sua rabbia, come se lei fosse la cattiva della situazione. Come se lei avesse voluto che accadesse quello che era successo in quel maledetto ufficio. Ma lei non avrebbe mai voluto avere a che fare né con i mangiamorte, né tanto meno con Voldemort. Non avrebbe voluto veder morire un amico davanti ai suoi occhi e rischiare a sua volta di morire. Avrebbe semplicemente voluto godersi gli ultimi giorni di scuola in perfetta tranquillità insieme ai suoi amici e insieme anche a lui. Ma questo, sembrava non volerlo capire.
Draco sentì le viscere nella sua pancia attorcigliarsi come serpenti. Eccola, era arrivata al tasto dolente, il momento in cui lui avrebbe dovuto dare la svolta decisiva e iniziare a giocare la sua parte. La parte che avrebbe fatto più male, lo sapeva. Ma non poteva più tornare indietro perché per una volta, era certo di fare lacosa più giusta. Sorrise quindi beffardo, cercando di risultare il più strafottente possibile. Una volta, gli sarebbe riuscito benissimo ma dopo gli ultimi mesi, stava avendo una certa difficoltà a ritrovare il vecchio sé stesso e in quel momento, non andava per niente bene.
"Granger, ti credevo più furba, sai. Pensi davvero che m'importi qualcosa dei sentimenti, dell'amore? Al momento ho cose molto più importanti alle quali pensare e tu, non rientri nei miei piani. Abbiamo passato qualche mese piacevole insieme, lo riconosco, e ci siamo anche divertiti.Ma non ti ho mai giurato amore eterno. Credevi veramente che la nostra tresca sarebbe durata per sempre e che ci saremmo creati una bella famigliola felice, con tanti bambini biondi dagli occhi azzurri, una volta finita la scuola? Non essere sciocca, andiamo. Ricordati chi sono, Granger. Sono Draco Malfoy, l'unico erede di una delle più antiche dinastie purosangue della Gran Bretagna mentre tu, sei Hermione Granger, una qualsiasi mezzosangue amica di Potter. Ti sei creata troppi castelli in aria e quello che è successo, mi ha semplicemente aperto gli occhi. Ho sbagliato a farti entrare nella mia vita, perché non potrò mai darti ciò che vuoi e inoltre, le nostre strade non possono incontrarsi in nessun modo. Tu fai parte del mondo babbano, sei infilata nei piani dell'ordine della fenice e di Potter mentre io, dovrò assumermi le responsabilità che comporta il far parte di un'antica famiglia ricca e purosangue. La soluzione migliore è cancellare tutto quello che c'è stato e tornare a seguire ognuno la propria strada. Non ti odio più Granger, ma non ti amo e non ti voglio sul mio cammino. Siamo troppo diversi, abbiamo tenori di vita diversi e ci siamo già spinti fin troppo oltre. Tu non potrai mai darmi ciò che cerco dalla vita e mi sconcerta, che tu ti sia illusa del contrario. Pensavo che tu avessi capito che questa era solamente un'avventura a breve termine." Hermione credette di essere stata pugnalata dritta al cuore di fronte a quelle parole orribili, crude e devastanti. Si sentì tremare e per alcuni istanti, vide tutto sfocato. Non voleva credere che Draco fosse serio, voleva illudersi che quello fosse solamente un incubo e che presto, si sarebbe svegliata e tutto sarebbe tornato a posto ma soprattutto, non voleva accettare che Draco l'avesse definita, dopo tanto tempo che non lo faceva, una qualsiasi mezzosangue. Non ci voleva credere, ma il suo tono di voce così tranquillo e menefreghista, la stava distruggendo perché sembrava maledettamente serio. Quello non era solamente un brutto scherzo, era la realtà. Ma come poteva dirle quelle cose orribili, dopo tutto quello che avevano condiviso? Lui si era aperto con lei, aveva letto la sincerità nei suoi occhi e si era perdutamente innamorata. Era passata sopra a tutto quello che lui le aveva fatto e gli aveva dato tutto quello che poteva dargli, senza mai pentirsene ma a quanto pareva, Draco la pensava diversamente. Lui voleva chiudere la loro storia, fare finta che niente fosse successo, come se lei non fosse mai entrata a far parte della sua vita e Hermione, si sentì nuovamente morire.
Si sentì tradita, ferita ed umiliata ma soprattutto, un dolore che non aveva mai provato, le squarciò il petto. Davvero Draco pensava tutto ciò? Davvero si era solamente illusa per tutto quel tempo? Non voleva crederci, non poteva essere vero. Lui non poteva non averla mai amata, non poteva averle mentito mentre la guardava negli occhi e le diceva che l'amava. Era furioso per quello che era successo, era furioso con Harry e di conseguenza con lei, non poteva essere diversamente. Doveva farlo ragionare, perché lui stava parlando in quel modo solamente perché accecato dalla rabbia. Era tutta una finzione la sua, una specie di vendetta per scaricare la sua rabbia. Doveva essere così.
"Non ti credo, mi stai mentendo. Quando dicevi di amarmi ho letto la sincerità nei tuoi occhi e so che sei cambiato. So che hai finalmente capito che essere purosangue o non poca importa. Non me ne frega se sarà difficile, pericoloso e folle. Io so che io e te possiamo stare insieme e voglio che tu capisca che io sono qua per aiutarti. Non voglio che quello che è successo a tuo padre, faccia tornare tutto come prima. Stai parlando così per rabbia, non ci credi davvero, ammettilo." Sussurrò Hermione, sperando di vedere Draco sorridere, andare da lei e stringerla tra le sue braccia e baciarla fino a toglierle il respiro, per poi dirle che sarebbe andato tutto bene e che sì, il suo era stato solamente uno scherzo di pessimo gusto. Ma il biondo, agli occhi di Hermione, restò impassibile, spezzandole nuovamente il cuore in mille schegge affilate.
Anche Draco si sentì come se un pugnale gli si fosse conficcato nel petto, fino al punto di squartargli il petto e raggiungere il cuore per poi dargli il colpo di grazia. Perché avrebbe voluto assecondarla e dirle che sì, pur quanto fosse furioso, in realtà a lei non voleva rinunciare e che era vero che era cambiato e che il suo discorso era in realtà una grandissima stronzata ma purtroppo, non poteva. Doveva lasciarla andare, doveva toglierla dalla sua vita, anche a costo di ferirla, anche a costo che lei tornasse ad odiarlo. Ed era esattamente questo che gli faceva terribilmente male... Allontanare dalla sua vita l'unica cosa buona e bella che aveva. Ma era costretto a farlo e per questo, si sforzò di sorriderle beffardo ed indifferente di fronte alle sue parole, ai suoi sentimenti.
"Voi Grifondoro siete troppo sentimentali, davvero. Volete sempre la verità eppure, quando vi viene detta, se vi sta scomoda non volete accettarla. Sono stato sincero con te, Granger. Tu non puoi far parte della mia vita per tanti motivi fin troppo ovvi e quello che è successo, mi ha ulteriormente aperto gli occhi. È stata una cotta passeggera se così vogliano definirla, dove ho provato qualcosa di nuovo ma alla fine, ho capito come stanno realmente le cose. Quello che sentivo non era amore, ma semplice attrazione fisica e ho finalmente capito che io non ti amo e non ti voglio più nella mia vita. Non ha senso continuare a correre rischi per una storia destinata a finire ancor prima di nascere. Qua, tra le mura del castello, ti sarai anche potuta illudere che la nostra storia potesse funzionare ma al di fuori della scuola, questa barzelletta romantica non durerebbe due giorni. Io sono un Malfoy, un purosangue e tu, sei una Granger, una nata babbana che del mio mondo non conosce praticamente niente. Non tutto si impara leggendo degli stupidi libri, sai? Fattene una ragione, noi due non possiamo stare insieme, perché apparteniamo a stili di vita completamente opposti che in un tempo di guerra come ben presto sappiamo avverrà, non possono di certo coincidere tra loro. Adesso che ne abbiamo parlato, faresti meglio ad andartene. Non vorrei che qualcuno ci vedesse insieme. Io non ho altro da dirti, questa è la mia decisione e prima inizi a fartene una ragione, prima la supererai. Penso che anche tu abbia cose ben più importanti a cui pensare." Replicò gelido, inscenando perfettamente quel teatrino crudele.
La riccia sentì il mondo crollarle sotto i piedi. Fin dove avrebbe retto il suo povero cuore? Era inutile continuare, era inutile insistere ed umiliarsi ulteriormente. Draco era stato fin troppo chiaro e lei...Lei era stata una sciocca sentimentale, che aveva avuto la pessima idea di innamorarsi di colui che le aveva appena strappato il cuore dal petto per poi distruggerlo senza un briciolo di pietà. Si era innamorata di colui che per anni l'aveva insultata per il suo sangue...Come aveva potuto essere così stupida e cieca? Lei si era solamente illusa, pensando infatti che un amore nato tra le mura scolastiche,tra due persone completamente diverse come lo erano loro, sarebbe potuto essere sufficientemente forte da resistere anche al di fuori, in mezzo all'inferno che Voldemort stava scatenando. Si era voluta illudere che fosse possibile che il loro appartenere a due fronti diversi potesse non essere un pericolo o un ostacolo quando in realtà, era uno dei punti più salienti e difficili di tutta quella storia, ancora più del sangue puro o non. Lei lottava dalla parte del bene, dell'ordine mentre Draco? Lui non era un mangiamorte, ma non poteva nemmeno schierarsi dalla parte dell'ordine come se niente fosse e questo, era un grosso problema, considerando che al momento la loro relazione doveva anche essere clandestina.
Le lacrime cercavano di scendere copiose, ma non voleva umiliarsi ancora di più. Voleva uscire da quella stanza distrutta ma a testa alta e soprattutto, aveva bisogno di metabolizzare il tutto da sola.
"Mi hai umiliata per troppi anni, Malfoy. E io sono stata così stupida da innamorarmi, nonostante tutto, di te. Non rinnego i miei sentimenti, ma non mi vergognerò mai nemmeno di me stessa. Non me ne frega se non sono una purosangue, se non ho galeoni a palate e se non sono una perfetta signorina di classe. Come hai detto tu, sono solamente una mezzosangue qualsiasi, una nata babbana che del tuo mondo da perfetto purosangue in realtà conosce poco e niente ma detto sinceramente, non me ne frega quasi niente e sai perché? Perché la magia, nonostante tutto, mi ha scelta. Non ho rubato niente a nessuno e ho sempre dato il massimo per arrivare dove sono adesso e darò il massimo per salire ancora più in alto...con o senza di te. E ricordati un'ultima cosa, Malfoy. Per me, il mio sangue è uguale al tuo. Nessun purosangue, riuscirà mai a farmi sentire inferiore. Io ti ho dato tutto di me ma evidentemente, non è stato a sufficienza. A quanto pare per te è stata solamente un'avventura destinata a finire e per questo, non ti pregherò oltre, ho capito perfettamente quello che mi hai voluto dire e se questo è ciò che vuoi, non mi resta altro che dirti addio." Sussurrò la riccia, distogliendo lo sguardo solamente alla fine, ormai consapevole di star per esplodere. E prima che Draco potesse risponderle o anche solamente muoversi, gli voltò le spalle, fuggendo letteralmente da quella stanza che aveva portato con sé tanti bei momenti ma che dopo quel giorno, al solo pensarla, sarebbe stato come ricevere una pugnalata.
In quel momento amava e odiava al tempo stesso Draco Lucius Malfoy ma sapeva, che nonostante il male che le aveva appena fatto, l'amore prevaleva su tutto e non sarebbe passato facilmente. Forse non sarebbe mai passato. E per questo corse per i corridoi, alla cieca, ignorando gli sguardi sorpresi degli studenti, con l'unico desiderio di chiudersi nella sua stanza e lì restare fino alla fine della scuola per poter versare tutte le sue lacrime in solitudine, se non in compagnia della sua migliore amica che sapeva che non l'avrebbe lasciata sola in un momento come quello ma al momento, non voleva pensarci. Non voleva dare spiegazioni a nessuno. Per questo corse fin quando non si trovò davanti al ritratto della signora grassa e dopo averle sussurrato la parola d'ordine, si precipitò nella sua stanza, buttandosi di getto sul suo letto per scoppiare in un pianto a dirotto.
Ma non sapeva, che quello sarebbe stato solamente l'inizio dei suoi problemi.
-Non ci posso credere ragazzi...Questo è veramente l'ultimo capitolo ufficiale del "Mio sangue è uguale al tuo".Ho iniziato questa storia tanto tempo fa e mai, mi sarei aspettata di arrivare a questo punto. Ho avuto tante soddisfazione grazie a questa storia e per me, essere qua, davanti al pc, pronta a scrivere la parola fine è veramente un'emozione fortissima. Pubblicherò un altro capitolo, sicuramente più breve rispetto a questo, dove descriverò il viaggio di ritorno ma a conti fatti, questo è veramente l'ultimo capitolo ufficiale del "mio sangue è uguale al tuo". Come ho già detto e ridetto, ci sarà il sequel ma prima di pubblicarlo, voglio rileggere e correggere questa storia ed organizzarmi bene per il futuro sequel che si svolgerà durante il sesto anno, ma che ancora non so come si chiamerà. Ho in mente tantissimi cambiamenti e idee che a tempo debito vi elencherò. Per il momento, non posso far altro che ringraziarvi immensamente, sperando che la storia via abbia appassionati a tal punto da seguirmi anche nel sequel a tal punto da non abbandonarmi ❤. E quindi ancora GRAZIE per tutte le gioie che mi avete già dato fin'ora... Per la prima volta, non riesco a trovare le parole per ringraziarvi come vorrei, ma confido in voi 😂. Grazie a questa storia sono cresciuta tanto e sono certa che non mi fermerò qua. Ho intenzione di migliorare ancora molto di più e in questo mio percorso, spero di essere accompagnata da voi.Ho letto ogni vostro singolo commento, ogni vostro singolo consiglio e ve ne sono immensamente grata. Questa storia è una parte importantissima di me ❤. Vi voglio bene e vi aspetto nel sequel, al quale ho già iniziato a lavorare 😁❤.
Nel frattempo fatemi sapere cosa ne pensate di questa prima storia, le emozioni che vi ha suscitato, se cambiereste qualcosa, se vi aspettavate un finale diverso, quali saranno i cambiamenti per il futuro sequel. Fatemi sapere tutto tutto tutto, sono estremamente curiosa!
Nel frattempo amici, scrivo la parola...FINE.
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