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Hogsmeade

"Harry, oggi devi assolutamente venire ai tre manici di scopa, verso le quattro andrà benissimo." Stava dicendo Hermione, affaccendata a riordinare una pila di libri che aveva sottratto dalla biblioteca.

Il giorno di San Valentino era arrivato in un baleno e la riccia aveva avuto parecchie cose a cui pensare. Quella che però la faceva stare più serena era che sembrava che Nott si fosse davvero dimenticato tutto. Per fortuna non aveva più avuto dei faccia a faccia con lui, ma avendo dovuto seguire alcune lezioni con i serpeverde, aveva potuto constatare che il ragazzo non aveva mostrato comportamenti anomali.

Si era strutta al pensiero che potesse ricordare anche un solo minimo dettaglio ma anche grazie all'aiuto di Ginny aveva concluso che, se Nott avesse ricordato, non sarebbe stato così astuto da fingere il contrario. Avrebbe agito su due piedi imbastendo chissà quale diavoleria.

Harry la guardò perplesso e al tempo stesso confuso.
"C'è qualche evento speciale?" Chiese dubbioso. Era più teso del solito, emozionato per l'imminente appuntamento con Cho e non faceva che passarsi una mano tra i capelli neri già spettinati. Hermione sbuffò scettica, pensando che al suo posto ci sarebbe dovuta essere Ginny. Ma da buona amica, doveva essere solidale anche con lui.

"Oh vedrai, è una sorpresa." Commentò vaga. Di certo non voleva dirgli che c'era Rita Skeeter, avrebbe sicuramente fatto più storie per accettare l'invito. Non voleva dirgli nemmeno di Luna, in quanto gli sarebbe sembrato troppo strano e avrebbe fatto un sacco di domande. In sostanza non doveva dirgli un bel niente.
"Il punto è che... Cho mi ha chiesto di passare un po' di tempo con lei." Rispose in imbarazzo. Hermione gli rivolse un piccolo sorriso. Seppur non approvasse con gioia quella specie di relazione, le faceva tenerezza vedere il suo migliore amico invaghito per la prima volta di una ragazza.

"Puoi portare anche lei, se vuoi." Gli concesse. Alla fine se voleva portarsela dietro non c'era niente di male, in quanto l'intervista l'avrebbero letta in migliaia e migliaia di persone. Quindi se Cho assisteva alla stesura non commetteva nessun sacrilegio, anche se non impazziva all'idea che venisse. Per fortuna che la giovane corvonero non era una di quelle ragazze impiccione e appiccicose che non facevano che seguire il fidanzato ovunque. Dubitava che avrebbe sopportato la sua presenza costante.

Anche perché non sarebbe stato possibile. Avevano questioni molto importanti di cui discutere alle quali, nessuno poteva assistere, nemmeno un possibile fidanzato di loro tre. Era fuori discussione.
"Devo fidarmi?" Le chiese affettuoso. Si fidava di Hermione. Se lei gli aveva chiesto di presentarsi doveva essere per una buona causa.
"Come sempre Harry. Adesso ti lascio libero, non voglio rubarti altro tempo che potresti passare insieme a Cho." Gli rispose, facendogli un occhiolino.

"Tu cosa farai?" Le chiese Harry, non prima di averle rivolto un sorriso tenero. Hermione che nel frattempo aveva finito di riordinare, arrossì.
"Oh... Andrò un po' prima a Hogsmeade. Devo fare delle compere." Gli rispose senza specificare. Avrebbe cercato i cioccolatini a Malfoy, magari evitando mielandia che era sempre piena zeppa di studenti. Aveva scoperto per caso un negozietto più appartato dietro la testa di porco, che dall'insegna diceva di essere un negozio di dolciumi. Non era mai entrata, ma la incuriosiva. Sarebbe andata a cercare lì. Il fatto che ci fosse Luna era di poco conto. Sperava non le facesse troppe domande imbarazzanti.

Harry la guardò sospettoso, attraverso le spesse lenti che celavano due grandi occhi verdi.
"Non avrai mica un fidanzato segreto?" Le chiese tra il divertito e il serio.

La faccia che fece Hermione fu quasi comica, quanto fu preoccupante il colorito violaceo che assunse il suo volto. Voleva sforzarsi di non arrossire, ma aveva fallito miseramente e non le restava che mentire spudoratamente.
"Che sciocchezze Harry! Con chi dovrei mai essere fidanzata... In ogni caso devo prendere dei cioccolatini ai miei genitori. Nell'ultima lettera che gli ho inviato gli ho detto che ne hanno di buonissimi e loro, mi hanno chiesto di mandargliene una confezione." Mentì, utilizzando la prima scusa che le venne in mente.

Harry inarcò un sopracciglio poco convinto.
"Ma i tuoi genitori non sono dentisti? Mi ricordo ancora di quelle merendine senza zucchero..." Lasciò la frase in sospeso, riferendosi a quell'estate del terzo anno dove Dudley era stato costretto a una dieta ferrea e lui, per non rischiare di morire di fame, aveva chiesto rinforzi agli amici dove per l'appunto Hermione gli aveva inviato una fornita scorta di merendine senza zuccheri aggiuntivi.

Hermione si morse un labbro, sentendosi a disagio. Harry era molto perspicace e non lasciava perdere tanto facilmente. Ma quella volta avrebbe sperato che se ne andasse da Cho e basta, lasciando lei alle prese con i suoi impegni.
"Ogni tanto fanno pure loro un'eccezione e poi, è San Valentino. Non si possono rifiutare dei cioccolatini." Gli rispose evasiva. Harry, ancora scettico annuì, seppur poco convinto.

"Allora ci vediamo oggi alle quattro, va bene?" Chiese il moro, osservandola attentamente. Erano già un paio di settimane che le sembrava che la riccia avesse comportamenti ambigui, ma non sapeva a cosa associarli. Possibile che avesse un ragazzo di nascosto a lui e Ron? No, non poteva essere, non lei. Era certo che prima o poi lei e l'amico si sarebbero fidanzati... Quel pensiero lo metteva un po' a disagio, ma se fosse successo avrebbe accettato di buon grado la loro relazione.

Hermione non poteva avere un altro ragazzo, non ce la vedeva proprio. Non la studiosa e seria ragazza super rispettosa delle regole e immune alle frivolezze, quali potevano essere trovare un fidanzato, com'era lei. Era pur vero che l'anno prima aveva avuto una breve relazione, se così si poteva definire, con Krum. Ma non era stato niente di importante ed era finita quasi subito anche per via della lontananza e della fama mondiale del ragazzo. Harry però si era chiesto più volte come sarebbe andata se lui fosse stato più vicino.

In ogni caso faceva parte del passato e al momento, entrambi avevano ben altro a cui pensare. Restava però da aggiungere che Ron non l'aveva presa affatto bene.

Dopo circa un'altra decina buona di minuti, Hermione riuscì a separarsi da Harry e uscire in fretta e furia dal buco del ritratto. Non voleva arrivare in ritardo da Luna, in quanto le aveva dato appuntamento alle undici in punto in sala grande. Harry si sarebbe incontrato con Cho, mentre Ron e Ginny sarebbero stati costretti a un lungo e faticoso allenamento di quidditch per l'intera giornata. Sarebbe stata sola. Il tempo prometteva bene; La giornata era fresca e seppur non fosse molto caldo, fuori non si doveva star male.

Raggiunse la sala grande proprio in tempo, vedendo arrivare Luna da lontano. Ma quando vide Il suo abbigliamento, la sua espressione agghiacciata tentò di tramutarla velocemente in un sorriso, voltandosi prima di spalle con la scusa di allacciarsi le stringhe delle scarpe. Luna indossava un vestitino argentato con tante lune di un giallo acceso ricamate sopra, i suoi soliti orecchini a forma di ravanello, un cappellino di lana verde acido e delle scarpette abbinate al vestito. L'effetto finale era agghiacciante ed Hermione si sentì male al pensiero di farsi vedere con lei agghindata a quel modo.

"Ciao Hermione. Sono abbastanza elegante, secondo te?" Chiese la giovane, non appena raggiunse saltellando la riccia. Sembrava emozionata all'idea di uscire con qualcuno, anche se non si poteva dire altrettanto di Hermione. Quest'ultima strabuzzò gli occhi e prese un respiro profondo. Se quello per lei era un abbigliamento elegante... Avrebbe voluto mettersi le mani nei capelli. Non che lei fosse un amante e un esperta di outfit, ma se la cavava sicuramente meglio di lei.

"Molto elegante." Gracchiò.
"Ma non avrai freddo? È febbraio." Aggiunse poi, osservando meglio l'abbigliamento della ragazza. Il tessuto dell'abito sembrava molto leggero e Luna non indossava né mantello né guanti e nemmeno una sciarpa. Non era così freddo fuori, ma il suo non era nemmeno un abbigliamento adatto alla stagione.

Luna sorrise serena.
"È carino che tu ti preoccupi per me, ma sto molto bene. Comunque hai ancora dei gorgosprizzi sopra le testa, dovresti rilassarti di più." Le rispose sognante. A Hermione sarebbe piaciuto prendere le cose con tanta tranquillità e leggerezza come faceva Luna. O era molto brava a recitare, oppure sembrava che i problemi non la scalfissero minimamente.

"Oh certo... Andiamo? Gazza ci mette sempre un secolo a scorrere la lista. Ricontrolla i nomi almeno tre volte." Sospirò Hermione. Sperava che almeno l'incontro con Rita non fosse un totale disastro.
"O giusto, lui si che è circondato dai gorgosprizzi." Rispose placidamente.

La riccia annuì debolmente, avviandosi verso il cancello nero che separava il castello dal villaggio. Una fila di studenti si snodava già lungo il viale e Gazza, imbacuccato in un vecchio cappotto logoro, leggeva i nomi degli studenti da una lunga lista per poi scrutarli attentamente più e più volte. Hermione sbuffò irritata per tutta quell'inutile trafila. Tanto nemmeno li conosceva gli alunni, poteva guardarli anche mille volte, avrebbero potuto benissimo mentire.

La fila, come previsto, scorreva lentamente ed Hermione si trovò costretta ad imbastire un dialogo a dir poco stravagante insieme a Luna. Quest'ultima le aveva spiegato per filo e per segno l'aspetto e i poteri magici di strane creature a detta sua e di suo padre esistenti. Ma per non offenderla, soprattutto alle porte dell'intervista, dicendole che secondo lei erano solo fantasie, si era limitata ad assecondarla.
"Il tuo nome." Gracchiò una voce nasale. Hermione si fermò davanti all'anziano guardiano con uno sbuffo.

"Hermione Granger." Rispose asciutta. Ricevette un'occhiata sospettosa e aspettò che trovasse il suo none sulla lista.
"Hermione Granger?" Chiese, sempre in modo sgarbato.
"Si." Rispose Hermione, scandendo bene la risposta.
"Sicura di non mentire, ragazzina?" Chiese Gazza scontroso. La riccia sbuffò rabbiosa.
"No, e adesso vorrei passare se non le dispiace." Rispose gelida. Gazza dopo averla scrutata malamente la fece passare, intimandole di non cercare di introdurre nel castello oggetti pericolosi o provenienti dal negozio di Zonko. La ragazza non gli rispose e aspettò la compagna, che riuscì a raggiungerla dopo ben cinque minuti.

"È esasperante." Si lamentò la riccia.
"Quando gli ho detto che ha la testa piena di gorgosprizzi si è arrabbiato tantissimo. Ha detto che lui non ha i pidocchi. A volte è molto strano." Le rispose, guardandola con i suoi grandi occhi sognanti. Suo malgrado ad Hermione venne da ridere, Luna sapeva essere spassosa, ma era veramente troppo strana.

"Molto molto strano." Commentò la riccia, avviandosi lungo il sentiero che introduceva nel villaggio vero e proprio. Il posto pullolava già di studenti carichi di acquisti, intenti a fare avanti e indietro per i negozi e coppiette impegnate a sbaciucchiarsi ovunque.

Quella visione la metteva a disagio. Per un momento pensò a Malfoy e all'incontro di quella sera. Le sarebbe piaciuto poterlo frequentare alla luce del giorno e non confinati in uno stupido bagno con il rischio di essere scoperti da un momento all'altro, nascosti nell'ombra come dei ladri di basso rango e costretti al silenzio. Con rabbia distolse lo sguardo e tornò a concentrarsi su Luna. Almeno con lei, doveva essere gentile. Dopo tutto le stava facendo un grosso favore.

Non poteva però separarsi da quella malinconia che improvvisamente le aveva stretto il petto.
"Luna, dovrei fare un acquisto. Ti dispiace aspettarmi qualche minuto?" Chiese la riccia quando furono in prossimità del negozio di dolci. Luna, pallida come la neve, con i lunghi capelli di un biondo sporco che ondeggiavano ad ogni lieve folata di vento, la guardò con i suoi occhi cerulei, incastonandoli in quelli ambrati della riccia.
"Certo, compra pure i cioccolatini al tuo fidanzato. Io sarò qua ad aspettarti, nel frattempo saluto i thestral." Rispose raggiante.

La riccia spalancò gli occhi, incredula di fronte a tale risposta e in quel momento, capì quanto Luna fosse speciale e quanto sapesse più degli altri. Al tempo stesso comprese che non l'avrebbe mai tradita e che forse, sapeva anche che i cioccolatini erano per Malfoy, anche se fidanzato era una vera e propria esagerazione. In ogni caso non ebbe il coraggio di controbattere, ma la ringraziò con lo sguardo e un sorriso appena accennato, prima di sparire in direzione del locale.

Il posto, un luogo piccolo ed isolato, era situato esattamente dietro la testa di porco, contrassegnato da un'insegna slavata dalle intemperie e mai risistemata, che al momento sbatacchiava leggermente ad ogni folata di vento, il quale si era intensificato, contro la facciata in legno. Anche il cielo era diventato più grigio, scurendosi maggiormente in prossimità delle vicine montagne e la riccia, capì che presto avrebbe piovuto.

Con un sospiro si apprestò ad aprire la porticina in legno, facendo tintinnare il campanello d'ingresso e non appena fu dentro, le giunse alle narici un aroma di caramelle, legno e pergamena ingiallita. L'ambiente era scarsamente illuminato, abbastanza ordinato ma estremamente povero. Niente a che vedere con la vivacità e ricchezza di mielandia, sempre affollata da studenti di Hogwarts e abitanti del villaggio. Lei al momento era l'unica cliente.

Dietro al banco, posto vicino all'entrata, un vecchio signore aspettava che lei parlasse. Hermione gli rivolse un piccolo sorriso cortese.
"Salve, signore... vorrei dei cioccolatini, se è possibile." Chiese gentilmente. L'ometto la scrutò attentamente, quasi come se stesse soppesando la sua richiesta.
"Questi non sono luoghi sicuri, signorina. Dovrebbe starne lontana." Le rispose piano, utilizzando un tono flebile, probabilmente dovuto alla sua età avanzata.

Hermione lo guardò confusa
"Non capisco, signore." Mormorò nervosamente.
"Questi sono luoghi infami, popolati dagli scarti della società che si aggirano furtivi senza dare nell'occhio. Malviventi, criminali, assassini, ladri e spie. Lei, non dovrebbe stare qua. Vada via, finché è in tempo, e non si volti indietro. Non si immischi in faccende più grandi di lei." Improvvisamente a Hermione quel vecchio signore sembrò più sinistro e spaventoso del dovuto, trasmettendole timore.

"Continuo a non comprenderla, signore." Farfugliò, arretrando di qualche passo. Il vecchio la scrutò nuovamente, questa volta più attentamente.
"Tu sei Hermione Granger." Le disse lentamente. La ragazza lo fissò adesso spaventata.
"Chi è lei? Come fa a conoscermi?" Chiese, con il cuore che le batteva forte contro le costole. Quell'uomo le faceva paura... Lei avrebbe voluto semplicemente acquistare dei cioccolatini, non affrontare un assurdo interrogatorio che la stava seriamente spaventando. Si trovava ad Hogsmeade, che frequentava ormai da due anni, e non le era mai sembrato un luogo pericoloso. Se così fosse stato i professori non avrebbero mai permesso quelle uscite. Cosa stava farneticando quell'uomo?

"Apra gli occhi, lei è amica di Potter e tutti conoscono il vostro nome e il vostro volto. Sei in pericolo, così come lo sono i tuoi amici. Questo è solo l'inizio... Prima che scoppi una guerra dove ci sarà la resa dei conti. O vincerà il bene, o trionferà il signore oscuro. Ovviamente spero nella prima opzione, ma il pericolo è grande ed imminente.

Questo non è il paese dei balocchi, come voi ingenui studenti volete credere. Qua si effettuano affari loschi e indisturbati, proprio perché le persone si illudono che sia un luogo sicuro. È facile imbattersi in situazioni scomode nel posto sbagliato al momento sbagliato, soprattutto se si è ragazzine ingenue e sole come voi.

Non devi aggirarti da sola in queste strade isolate. Qua non troverai cioccolatini per San Valentino, ma bensì rischi di imbatterti in dei nemici. Il signore oscuro ha molti alleati e spie tra le quali, non tutte sono mangiamorte." Il suo tono di voce metteva i brividi e Hermione trasalì.

"Ma allora lei crede al suo ritorno...Come fa a sapere queste cose?" Chiese spaventata. In quel momento le sembrò una pessima idea essere entrata in quel negozio che all'apparenza, seppur semplice e un po' trascurato le era sembrato carino. Quell'uomo però le sembrava un pozzo di informazioni e al tempo stesso la incuriosiva.

"Sono molto più vecchio di voi, signorina Granger. Ho affrontato una guerra, ho visto morire amici e famigliari per mano del Signore Oscuro e dei suoi seguaci. Lui non perdona e il suo potere è sconfinato. Non può morire.... E chi crede il contrario è solo uno sciocco... Era solo questione di tempo, prima che tornasse e riniziasse a seminare panico e distruzione. Tempi bui si stanno avvicinando e sarà molto peggio dell'ultima volta."

Hermione rabbrividì, portandosi le braccia al petto per darsi un po' di calore.
"A cosa vuole arrivare, Signore?" Chiese piano, guardandolo diffidente. L'uomo stette in silenzio alcuni istanti, soppesando la sua domanda. Un silenzio che stava diventando opprimente.

"Pensi a salvarsi, stia lontana da persone che potrebbero causarle guai o metterla in pericolo. Di questi tempi non ne vale la pena; questo non è un gioco, si lotta per la vita e mi creda, tanto, troppo sangue innocente verrà versato.

Fugga quando sarà il momento, non si esponga e lotti nell'ombra se necessario. Non affianchi il signor Potter e il signor Weasley alla luce del giorno, se come primo obiettivo ci tiene a raggiungere la maggiore età."

Hermione indietreggiò
"Conosce Ron?" Chiese, prima di aggiungere
"lei non può chiedermi di abbandonare i miei amici. Se per lottare insieme a loro sono destinata a morire, lo accetterò. Magari pure sacrificandomi per salvarli." Rispose duramente. Non era una codarda, non si sarebbe tirata indietro mandando gli altri a rischiare la vita anche per lei. Quel compito le apparteneva, era così che doveva andare.

L'uomo la scrutò ancora una volta in silenzio.
"Come le ho già detto, per essere dei ragazzini siete già fin troppo conosciuti. Tutti sanno del vostro trio così come sappiamo che il Signor Potter è destinato a fare grandi cose ma per arrivare a determinati risultati, bisogna essere astuti e farsi ammazzare, non rientra nel piano. State lontani dai pericoli." Le rispose mesto. Adesso sembrava pensieroso ed Hermione era sempre più confusa.

"Harry è considerato un folle da mezza popolazione magica... Ed evitare i guai, è più facile a dirsi che a farsi." Mormorò debolmente, lanciando uno sguardo fuori dalla porta. Aveva iniziato a diluviare, con tanto di lampi che dilaniavano il cielo e raffiche di vento che abbattevano violentemente le chiome degli alberi. E il suo pensiero andò a Luna... l'aveva lasciata da sola e forse si stava preoccupando. Ma quella conversazione si stava dimostrando importante.

"Come ho già detto, vince chi agisce nell'ombra e il Signore Oscuro lo sa bene, questo. La gente ha paura, signorina Granger. Chi ha visto la morte in faccia una volta, non se la dimentica tanto facilmente. È più facile credere che il Signor Potter stia mentendo, piuttosto che ammettere che la morte è tornata a strisciare nel buio, pronta a colpire da un momento all'altro.

Funzionava così, fino a quindici anni fa. Maghi e streghe morivano ogni giorno, chi assassinato, chi prima torturato e poi ucciso nei più crudeli dei modi. Cose orribili sono accadute, cose che non la farebbero dormire la notte. Ma siete soltanto una ragazzina, e simili oscenità non sarò io a raccontarvele, anche se credo che possiate immaginarvelo.

In ogni caso i mangiamorte agivano senza pietà, comandati dal loro padrone e fidatevi... Per essere mangiamorte bisogna essere spietati almeno quanto il Signore Oscuro, se non di più. Agivano nell'ombra e nel silenzio più totale, seminando ancora di più il panico e la disperazione.

La fuga di quei dieci mangiamorte è solo l'inizio. Sono tra i più spietati e pericolosi mangiamorte messi in circolazione. Non prendete la situazione sotto gamba, per vincere dovete utilizzare la sua strategia. Agire nell'ombra è l'unica soluzione per agire indisturbati e confondere il nemico. Finché non ne sarete in grado, non riuscirete a vincere questa guerra." La reguardì estremamente serio.

"Prima ha detto che Vold..."
"Non pronunci quel nome." Le ordinò brusco.
"Scusi... Le volevo dire che lei prima ha detto che il Signore Oscuro non può morire, come faremo a vincere questa battaglia, allora?" Chiese lentamente. Immediatamente le vennero in mente le decine di diari che teneva nascosti e rimpiccioliti nel suo baule. Dovevano studiarli.

"Il Signore Oscuro nasconde molti segreti, ma al momento giusto lo scoprirete. Adesso si tappi e torni nella via principale... Là sarà al sicuro. Voglio farle un'ultima raccomandazione... Stia lontana dai figli di mangiamorte." La riccia si sentì congelare il sangue nelle vene.
"Non tutti i figli di mangiamorte sono crudeli." Sussurrò nuovamente spaventata. Chi era quell'uomo e cosa ne sapeva di lei e della sua vita? Sembrava che fosse a conoscenza della storia di Malfoy, ma era impossibile. Solo Blaise e Ginny e i diretti interessati ne erano a conoscenza.

"Sono anime maledette come i loro genitori. Non hanno vie di scampo. Non si fugge dal Signore Oscuro, prende tutti coloro che vuole al suo seguito e i figli di un mangiamorte hanno la strada segnata. Non si illuda signorina Granger, possono fare bella faccia e cattivo gioco. Di questi tempi deve solo pensare alla sua sopravvivenza. Adesso vada via, è costantemente osservata e qua non è al sicuro." L'apostrofò l'uomo adesso più nervosamente.

Hermione, terrorizzata, si guardò attorno come se pensasse di vedere qualcuno sbucare da un angolo nascosto.
"Chi mi osserva? Perché vuole spaventarmi?" Chiese, con voce più acuta del normale.
"Nessuno le farà del male, se è questo quello che teme. Ma le persone osservano e parlano. Lei è amica di Potter, il tormentone del momento, e chiunque vorrebbe cogliere un passo falso per potervi infamare. Per questo le consiglio di andarsene da qua, non è un luogo ben visto. E miraccomando stia attenta a Dolores Umbridge, al momento lei è più pericolosa dello stesso Signore Oscuro." Mormorò il vecchio.

Hermione deglutì a vuoto, annuendo leggermente per farsi vedere.
"Addio..." Sussurrò, prima di uscire fuori, in mezzo alla tempesta. Corse come il vento, inzuppandosi di acqua e forse anche di lacrime. Quella conversazione l'aveva terrorizzata e le aveva dato migliaia di cose alle quali pensare, ma al momento, con il cuore in gola, doveva trovare l'amica.

"Luna!" Gridò sotto l'acqua torrenziale. Hogsmeade era deserta, tutti gli studenti erano nei locali al caldo e l'unica a patire il freddo sotto la burrasca sembrava essere lei e forse Luna che l'aspettava chissà dove. Magari le era successo qualcosa... Sarebbe stata solo colpa sua. Quell'uomo l'aveva resa momentaneamente paranoica.
"Luna!" Gridò nuovamente, correndo come una pazza sotto l'acqua, ormai in prossimità dei tre manici di scopa. Come le sarebbe piaciuto poter comunicare tramite telefono come nel mondo babbano... Sarebbe stato così semplice.

"Hermione, Hermione sono qua!" Gridò una voce flebile. La riccia con la vista offuscata dai capelli fradici scorse Luna davanti all'entrata del locale e in quel momento si sentì più leggera di una piuma.
"Oh Luna, perdonami! Ho avuto così paura." Singhiozzò, gettando le braccia attorno al collo dell'amica. La giovane corvonero la guardò sorpresa, stringendola poi in un abbraccio rassicurante.

"Hermione va tutto bene? I tuoi gorgosprizzi sembrano impazziti." Le chiese confusa. La riccia singhiozzò più forte, tirando su con il naso e cercando di respirare più tranquillamente. Ci riuscì solo dopo alcuni minuti, tremando per il freddo e ancora per la paura. Al diavolo i cioccolatini, li avrebbe presi da mielandia. Accidenti a lei e alle sue stravaganti idee.
"Perdonami Luna, ti ho lasciata sola per un sacco di tempo. Avrai freddo." Mormorò la riccia. Luna la scrutò con i suoi grandi e profondi occhi cerulei.

"Io sto bene, ma tu dovresti proprio asciugarti, o prenderai un malanno. Non hai preso i cioccolatini?" Le disse la bionda. Hermione sospirò e scosse la testa, vergognandosi per il suo comportamento. Ultimamente stava dando troppo peso alle banalità e quel comportamento doveva finire. Avrebbe pensato con calma al dialogo avvenuto in quello strano negozio.
"Li prenderò a mielandia. Non era ben rifornito." Sospirò, sperando che Luna ci credesse.

Forse per discrezione, forse per l'acqua a dirotto che impediva la vista, Luna non ebbe da obiettare anzi, invitò nuovamente Hermione ad entrare dentro il locale per riscaldarsi e aspettare Rita, sembrando quasi una ragazza normale. La riccia non appena varcò la soglia del locale si sentì infinitamente meglio. Dentro c'era caldo, accogliente e soprattutto famigliare. Un senso di pace l'avvolse piacevolmente e immediatamente il suo desiderio fu quello di ordinare una burrobirra calda e rigenerante.

"Hai ripreso colore, ma dovresti asciugarti, altrimenti starai ugualmente male." Le consigliò la corvonero scrutandola attentamente. Hermione le fece un sorriso sincero, chiedendole di trovare prima un tavolo dove sistemarsi. Nonostante ci fosse pieno sembrava che le coppiette avessero preferito locali più intimi infatti, di studenti di Hogwarts non ce n'erano tantissimi.

"Guarda, questo andrà benissimo. È lontano dalla porta e da occhi indiscreti." Disse a un tratto la riccia. Il tavolinetto che avevano avvistato era in prossimità di un bel caminetto scoppiettante che Hermione non aveva mai intravisto ed era circondato da soffici seggioline imbottite. Era perfetto per la location e soprattutto per riscaldarsi. Voleva arrivare viva all'appuntamento con Malfoy di quella sera.

Togliersi gli abiti superflui e fradici di dosso fu un sollievo. Entrambe le ragazze godettero del calore della brace scoppiettante e Hermione iniziò ad asciugarsi con un ingegnoso incantesimo. Le ci volle un po' ma alla fine il risultato fu perfetto. Ben presto la sensuale Madama Rosmerta venne da loro per ordinare da bere e, mentre Hermione ordinò una burrobirra calda, Luna chiese un'acqua di viole con tanto di ciliegina.

"Credi che la giornalista Rita Skepter si presenterà?" Chiese Luna sognante
"Skeeter..." La corresse Hermione prontamente. Ci mancava solo che la chiamasse con qualche strano assurdo nome inventato.
"Oh si, lei. Non la conosco molto. Papà dice che i giornali gestiti dal ministero sono tutta robaccia che non trattano argomenti seri ed interessanti, e quindi non vale la pena sprecare soldi per leggerli." Commentò serenamente. Hermione annuì leggermente.

"Verrà, non ha alternative." Rispose con un sorrisetto. Come attratta dalle parole della riccia, dopo alcuni minuti apparve una Rita Skeeter infreddolita e zuppa fino al midollo.
"Miss signorina so-tutto, mi era sembrato di capire che l'appuntamento fosse davanti all'entrata a mezzogiorno in punto." Ribattè acida, posando stizzita la borsetta di coccodrillo sul pavimento immacolato.

"Si sieda al caldo, non vorrei che si ammalasse. In ogni caso, visto il tempo soleggiato di oggi, mi sembra logico aspettare fuori, piuttosto che entrare a scaldarsi." Rispose Hermione sarcastica, indicando la finestra appannata da dove si intravedeva la burrasca fuori. Rita le lanciò un'occhiataccia, prima di asciugarsi con un colpo di bacchetta i ricci biondi e passare agli abiti.

La disoccupazione l'aveva resa più trasandata, ma il suo aspetto restava elegante.
"Il Signor Potter?" Chiese avidamente, scrutandosi attorno.
"Non tutta questa furia, Rita." Ribattè Hermione freddamente. La giornalista fece immediatamente una faccia scontenta.
"Oh giusto, mi ero dimenticata di dover sottostare agli ordini di una ragazzina." Disse, velenosa.

"Ben detto Rita. Prima dobbiamo accordarci per evitare, come possiamo dire, delle incomprensioni." Iniziò a dire Hermione, bevendo un lungo sorso di burrobirra calda. Rita sbuffò irritata, aspettando che continuasse.
"Per prima cosa mi sembra giusto che tu e Luna vi presentiate." Disse. Rita spostò lo sguardo sulla giovane e inarcò un sopracciglio davanti al suo abbigliamento stravagante.
"E tu saresti?" Chiese scettica.
"Luna Lovegood." Si presentò la ragazza. Rita inarcò le sopracciglia dipinte.
"Lovegood? Non mi è nuovo." Commentò, accomodandosi meglio vicino al calore emanato dal caminetto.

"Mio padre è il direttore del cavillo." Rispose orgogliosa.
"Questo spiega molte cose..." ribattè Rita aspramente, scrutando nuovamente lo strano accostamento di abiti della giovane.
"E suo padre, insieme all'aiuto di Luna, sono stati così gentili da permetterci di pubblicare la nostra intervista sul loro giornale." Aggiunse Hermione sorridente.

La faccia che fece Rita fu una maschera di incredulità e orrore, come se avesse ingerito una sostanza acida.
"Io non pubblicherò niente su quel giornalaccio!" Sbottò indignata.
"Presumo che quel giornale per poveracci e codardi che non sanno riconoscere la verità per il quale lavorava, sia per lei migliore, vista la sua linguaccia biforcuta." Commentò Hermione sprezzante.
"E per il quale tornerò a lavorare, visto che non intendo fare la disoccupata ancora a lungo. Mi pagavano fior di quattrini ragazzina, cosa credi, che per campare bastino due spiccioli e una catapecchia sopra la testa?" Le chiese velenosa.

"No, certo che no. Ma si può anche lavorare onestamente senza infamare le persone." Le rispose freddamente. Rita ridacchiò di cuore, guardando Hermione quasi con compassione, ma la riccia non si lasciò intimorire.
"Onestamente. Hai tanto da imparare del mondo reale, ragazzina. La gente vuole leggere ciò che si aspetta di sentirsi dire, non la verità, sempre che lo sia." Rispose seria.

"Harry non sta mentendo. È tornato, e oggi lei lo intervisterá senza obiettare. Questa intervista dovrà aprire gli occhi alle persone e lei dovrà scrivere, senza modificare niente, ciò che Harry le dirà. Senza metterlo a disagio o in soggezione. Se scriverà cose che Harry non ha mai pronunciato, il ministero avrà da divertirsi con lei." Il tono di voce di Hermione fu minaccioso e Rita la fissò con astio.
"Andrai incontro a dei guai ragazzina. Non te la faranno passare liscia." Fu la risposta dura di Rita. Hermione tacque, ripensando alle parole dell'anziano negoziante che tanto l'avevano spaventata. Le aveva consigliato di agire nell'ombra e lei, stava facendo tutto il contrario.

"Lei non si preoccupi per me. So cavarmela da sola. E comunque sia l'intervista non è retribuita." Rispose secca, facendo imporporare Rita per la rabbia.
"Dovrò lavorare gratis? Ragazzina per chi mi hai presa? Io a tuo confronto non mangio e bevo a spese degli altri." L'apostrofò furiosa. Hermione la guardò freddamente.
"Sono certa che in minimo vent'anni di carriera lei abbia fatta abbastanza soldi da potersi permettere tranquillamente una vita agiata, senza la necessità di lavorare. Quindi, se ha i soldi per mangiare lo dica, altrimenti posso offrire tranquillamente io." Non le era mai risultato difficile tenere testa alle persone, e Rita non faceva l'eccezione.

"Piccola vipera, prima o poi..." Borbottò Rita tra sé e sé.
"Si si, me la farà pagare ecc ecc." Sbuffò la riccia. La giornalista si attorcigliò una ciocca di capelli attorno a uno dei suoi artigli dipinti di rosso. Lo smalto non era più impeccabile e curato come e un tempo, ma Hermione era certa che fosse anche per fare un po' di scena. La studiò per alcuni istanti.
"Sicura di essere una grifondoro? Il coraggio non ti manca. Ma sei più velenosa di una serpe, se vuoi." L'apostrofò.
"È un complimento o un insulto?" Chiese la riccia, inarcando un sopracciglio.

"Dipende da che punto di vista la vuoi vedere. Fossi in te ci penserei." Rispose irritata. Nel frattempo Madama Rosmerta era tornata per chiedere nuove ordinazioni e Rita aveva ordinato un buon Cognac e un piatto di pasticcio di carne. Hermione un succo di zucca e delle ottime cotolette e Luna un'altra acqua viola con il piatto della casa offerto quel giorno a sorpresa. La barista aveva adocchiato lo strano trio con interesse, prima di andarsene a prendere altre ordinazioni.

Nell'attesa parlarono poco e durante il pasto pensarono a gustarsi le pietanze, piuttosto che parlare di cose futili giusto per ingannare il tempo. Fuori stava ancora diluviando ed erano ancora le due. Harry sarebbe arrivato minimo alle quattro.
"Quando arriva il signor Potter?" Chiese Rita senza giri di parole, sorseggiando il suo caffè.
"Per le quattro dovrebbe essere qua." Le rispose Hermione distrattamente.

La sua mente era concentrata su Malfoy e il vecchio negoziante. In sostanza quell'uomo le aveva fatto intuire che lei sarebbe dovuta stare lontana da Malfoy e che Hogsmeade non era poi così sicura come credevano. Per lo più la parte che riguardava Voldemort in persona l'aveva impensierita ancora di più. Dovevano analizzare quei diari, e anche in fretta.
"Miss perfettina ha pensato che io potrei avere altri impegni? Non ho tempo da sprecare." Sbottò acida Rita.
"A breve arriverà." Disse Luna perfettamente a suo agio.

Era stata in silenzio quasi tutto il tempo, osservando fuori dalla finestra o guardandosi intorno persa nel suo mondo ma adesso, sia Hermione che Rita la guardarono sorprese.
"Harry è con Cho, vorrà stare con lei ancora un po'." Disse Hermione, mangiando l'ultimo boccone di torta di mele. Rita fiutò immediatamente il pettegolezzo
"Harry ha una ragazza?" Chiese interessata.
"Non osi intromettersi nella vita privata di Harry." Sbottò la riccia aspra.

Come previsto da Luna Harry arrivò dopo nemmeno mezz'ora con circa un'ora, un'ora e mezzo di anticipo.
"Harry! Come mai così presto?" Chiese Hermione sorpresa, quando lo vide arrivare. Fuori il cielo era ancora tempestoso e l'amico era zuppo fradicio. Chissà Ginny e Ron costretti ad allenarsi sotto quel diluvio in che condizioni erano, sempre che Angelina non avesse avuto pietà della squadra e li avesse fatti smettere.

Il moro fissò le tre donne a bocca aperta. Sicuramente vedere la riccia insieme alla strampalata Luna Lovegood e Rita Skeeter non era cosa da tutti i giorni.
"Hermione cosa sta succedendo?" Chiese incredulo, spostando lo sguardo dall'una all'altra.
"Quindi non ne sapeva niente. Astuta come una volpe e velenosa come una serpe. Letale." Commentò Rita acida, beccandosi un'occhiataccia dalla riccia.

"Temo di non comprendere." Borbottò il moro, sempre più confuso. Hermione sospirò esausta. Quella giornata si stava rivelando piuttosto pesante, ed era solo a metà.
"Pensavo saresti rimasto più tempo con Cho, sei parecchio in anticipo. Avrei spiegato la situazione anche a Rita e Luna, ma non ne ho avuto il tempo."

"Cho? Una ragazza?" Chiese Rita interessata.
"Non siamo qua per discutere della vita privata di Harry." La freddò Hermione.
"Giusto, siamo qua per assistere a un racconto pressappoco assurdo." Ribattè velenosa.
"Definirei realistico." Le rispose la riccia freddamente. Harry nel frattempo aveva inarcato entrambe le sopracciglia, mentre le due donne si guardavano in cagnesco. L'unica a sembrare come sempre a suo agio, era Luna.

"Qualcuno mi vuole spiegare cosa sta succedendo?" Chiese Harry diffidente. L'appuntamento con Cho, pensò con rabbia e irritazione, era stato un vero buco nell'acqua, in tutti i sensi. La corvonero si era messa a citare tutti i suoi spasimanti per poi giungere a parlare di Cedric. Quello era un argomento delicato e non capiva perché ogni volta gliene volesse parlare per poi ritrovarsi sempre a piangere come una fontana. Sperava almeno che quello strano incontro non fosse altrettanto disastroso.

"Se Rita stesse zitta..." Sbottò Hermione.
"Se miss perfettina fosse meno impicciona e dittatrice..." L'apostrofò a sua volta la giornalista.
"Un'altra parola e salta l'accordo." La rimbeccò ancora una volta la riccia.
"Per Godric, qualcuno mi spiega cosa sta succedendo?" Gemette Harry esasperato. Donne... sempre a bisticciare e sempre imprevedibili. L'avrebbero portato alla pazzia. In confronto Voldemort gli sembrava un problema più affrontabile.

"Hai ragione Harry, scusaci. Se ti ho chiesto di venire qua è perché ho avuto un'idea geniale. Unendo l'aiuto di Rita e di Luna a ciò che ho pensato, sono certa che potresti convincere molte persone del ritorno di Voldemort." Iniziò a dire. Rita strillò spaventata.
"Il suo nome non lo scriverò, mi rifiuto!" Sibilò.
"Oh la finisca di starnazzare, Santo cielo. Harry, tu sei qua per fare un'intervista dove racconterai ogni dettaglio della notte del ritorno di tu-sai-chi. Il padre di Luna provvederà a pubblicare l'articolo sul cavillo in quanto, nemmeno ad illudersi, nessun'altra rivista sarebbe disposta a farlo." Continuò a spiegare, sbuffando sentendo i borbottii di Rita.

Harry la guardò dubbioso. Non aveva mai pensato di fare una cosa del genere e l'idea era davvero geniale... Ma se la sentiva di parlarne?
"Hermione le persone là fuori mi vedono come un pazzo criminale. Alcuni penseranno che io stesso abbia assassinato Cedric per vincere il bottino. Non so quanto possa servire per aprirgli gli occhi." Rispose mesto.
"Quindi affermi che il Signore Oscuro è tornato?" Chiese Rita seriamente.
"Sì, che vi piaccia o meno lui è tornato e io l'ho visto." Rispose. Hermione molto saggiamente tacque, in quanto Harry aveva già silenziosamente accettato.

"Ma non ci sono testimoni, oltre a te." Ribattè Rita.
"A questo non posso porre rimedio. Sarei disposto anche a sottostare al veritaserum, se solo non avessi la consapevolezza che cerchereste di sottrarmi informazioni private." Le rispose gelido.
"Quindi accetta la proposta della signorina miss perfettina?" Chiese Rita. Harry sospirò, alla fine poteva provare.
"Acetto." Mormorò, facendo sorridere Hermione raggiante.

Rita estrasse dalla borsetta di coccodrillo un rotolo di pergamena e la classica penna verde acido che tanto la caratterizzava.
"Allora parti a raccontare dal principio." Lo incitò la donna.

Harry pensò ai termini più adatti da utilizzare e infine, con un sospiro iniziò a parlare.
Spiegò la storia di Peter Minus, di com'era sopravvissuto e infine fuggito alla ricerca del Signore Oscuro, trovandolo nei pressi dell'Albania ridotto a poco più di un fantasma. Grazie al suo aiuto era riuscito a tornare abbastanza in forma da riuscire a viaggiare e insieme, avevano ritrovato Barty Crouch Junior che da tutti era stato creduto morto.

Venuti a conoscenza del torneo tre maghi, avevano elaborato un piano per introdurre il mangiamorte a scuola sotto altre spoglie, quelle dell'ex auror Alastor Moody, tramite la pozione polisucco. Sarebbe stato lui a iscriverlo al torneo e a guidarlo in segreto durante ogni prova.

La penna scriveva senza prendere un secondo di sosta e Rita lo guardava con uno sguardo talmente penetrante da metterlo quasi in soggezione. Era evidente che la giornalista non credeva a una singola parola di ciò che stava raccontando, pensando piuttosto che fosse un brutto scherzo giocato dal suo cervello.

"Continua Harry... Cos'è successo durante l'ultima fatidica prova, quella durante la quale il signor Diggory è deceduto e a sua detta, il signore oscuro è risorto?" Chiese la giornalista. Il moro rabbrividì e Hermione cercò il suo sguardo per infondergli coraggio e sicurezza.
"Nel labirinto mi sono trovato in difficoltà, e avrei sicuramente perso se il falso Alastor non avesse messo fuori gioco Fleur e Krum. Con Cedric non c'è riuscito, ma forse sarebbe stato meglio." Disse amaramente.

"Continua a raccontare, non temere." Lo incitò ancora Rita.
"A un certo punto io e Cedric ci siamo incrociati e una delle acromantule di Hagrid ci ha attaccati. Io sono rimasto ferito alla gamba, ma ormai eravamo vicini alla coppa e il mio unico desiderio era di uscire da lì dentro. Ho detto a Cedric di prenderla e farla finita ma lui ha insistito che la prendessi io e a quel punto, gli ho consigliato di afferrarla insieme.

In quel modo nessuno dei due avrebbe perso e la vittoria sarebbe stata sempre di Hogwarts." Il tono di voce era flebile e gli occhi li sentiva pizzicare fastidiosamente, ma non avrebbe pianto davanti a Rita Skeeter per nessuna ragione al mondo.
"Quindi avete afferrato la coppa insieme?" Gli chiese la giornalista.

"Sì, ma non era una semplice coppa, bensì una passaporta che ci ha trasportati in un cimitero, dove ad aspettarci c'erano Peter Minus e il Signore Oscuro non ancora nella sua completa forma fisica." Mormorò Harry
"Cosa significa ch non era ancora presente nella sua completa forma fisica?" Chiese Rita scettica.

"Significa che era una creatura informe, più morta che viva. Non aveva un aspetto umano." Le rispose Harry freddamente, sapendo dove voleva arrivare. Sperava di cavargli più informazioni del necessario giusto per farlo assomigliare a un racconto dell'orrore e farlo passare ancora più per matto. Sarebbe stato l'articolo perfetto per tornare alla ribalta.

Hermione rabbrividì orripilata. Harry non era mai entrato nei dettagli e sentirli raccontare per la prima volta era spaventoso.
"E cos'è successo quando sono arrivati?" Chiese la giornalista, lanciando un'occhiata al lungo rotolo di pergamena che continuava ad allungarsi.
"Peter Minus ha immediatamente ucciso Cedric che non ha nemmeno avuto il tempo di difendersi. Io invece gli servivo vivo infatti mi ha legato e imbavagliato a una lapide e poi ha iniziato a recitare un incantesimo dentro un enorme calderone e quando è stato pronto, ci ha gettato dentro il Signore Oscuro che è risorto." Spiegò

"Potresti essere più dettagliato, Harry? In cosa consisteva l'incantesimo? Così è poco convincente, ecco..." Mormorò Rita. Hermione la guardò irritata.
"Così va benissimo la descrizione. Non deve essere un romanzo, ma un'intervista e Harry si sta già sforzando abbastanza." Le disse gelida. L'unica che era rimasta in silenzio, seppur stranamente concentrata, era Luna.
"Ma certo, miss perfettina. Posso chiedere cos'è successo una volta che a sua detta è risorto da questo pentolone?" Chiese acida. Harry finse di non cogliere il lato ironico che stava dietro a quel discorso. Era ovvio che non gli credeva.

"Questo lo può fare." Le disse stizzita Hermione, battendo il piede a terra con irritazione. Il tempo non dava segni di miglioramento e una sensazione spiacevole continuava ad aleggiarle sul petto.
"Bene Harry, parla allora." Sibilò Rita, fumante di rabbia nei confronti della riccia.
"Non appena è risorto ha richiamato a sé i mangiamorte e se ne sono materializzati a decine..." continuò il moro. Hermione sussultò, colta alla sprovvista, e quel senso di agitazione peggiorò ulteriormente.
"Mangiamorte, hai detto? Sapresti citarmi alcuni nomi?" Chiese Rita interessata.

Questa volta Hermione scattò a sedere sulla sedia come fulminata. Il cuore le batteva a mille e in quel momento, capì l'enorme falla che Ginny aveva intuito molto prima di lei. Come aveva potuto essere così sciocca? Un senso di nausea le invase lo stomaco quasi dolorosamente.
"Non credo sia una buona idea citare i nomi dei mangiamorte." Li anticipò nervosamente. Sia Harry che Rita la guardarono sorpresi
"Non era questo lo scopo dell'intervista?" Chiese la giornalista.

"Harry si sta già esponendo molto, non è necessario che si metta a fare pure i nomi dei mangiamorte. Potrebbe insorgere in grossi guai." Si giustificò la riccia.
"Hermione, già l'intervista in sé mi procurerà dei guai, e questo lo sai meglio di me. Tanto vale che vada fino in fondo." Rispose Harry serio. La riccia non seppe a cosa aggrapparsi per fargli cambiare idea.
"Ma potresti peggiorare ulteriormente la situazione." Gli disse ancora una volta, sapendo in cuor suo che non sarebbe servito a niente.

"Miss perfettina, il suo coraggio sta vacillando?" La provocò Rita.
"Taccia lei!" La rimbeccò Hermione furiosa, forse più con sé stessa che con quella lingua biforcuta di Rita Skeeter.
"Su Harry, i nomi." Lo persuase Rita. Harry corrugò le sopracciglia pensieroso, Hermione non gliela raccontava tanto giusta in quel periodo. Ma forse stava diventando troppo paranoico, una specie di secondo Alastor Moody. Al solo pensiero rabbrividì.

"Non preoccuparti per me Hermione. Potrò benissimo sopravvivere a qualche altra punizione." Sospirò Harry. La riccia abbassò gli occhi sconfitta, sentendo un macigno enorme crescerle sullo stomaco ad ogni nome pronunciato.
"Lucius Malfoy..." Concluse Harry con rabbia.

Hermione chiuse gli occhi. Si era scavata la fossa da sola, Malfoy avrebbe fatto due più due e l'avrebbe odiata. Come aveva potuto essere così stupida? Aveva ragione il vecchio negoziante... Dare spettacolo procura solamente guai e improvvisamente, l'intervista le sembrò una pessima idea. Quando finì di ascoltare il discorso di Harry, che comprendeva la sua fuga e il ritorno ad Hogwarts con il corpo di Cedric, il suo desiderio era quello di scomparire...

-Non aggiorno da secoli, lo sooo! Ma questo capitolo è lunghissimo ed è solo la prima parte. Sono più di 7000 parole, capitemi 😂. Non so fare capitoli brevi, non per questa storia. Spero però che appreziate e mi sia fatta perdonare. Cerco di aggiornare prima. Bacioni a tuttiiiii ❤❤❤😙😙😙. Ricordatevi la mia nuova storia: Vite parallele. -

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