2.1 - La Bahnrampe
- Luke's pov -
Il giorno prima della partenza per la tanto agognata gita mi sentivo come un deportato ebreo in viaggio per Auschwitz – non sapevo dove stessi andando, ma sapevo benissimo di star andando incontro a morte certa. Forse stavo esagerando, certo, ma da quella gita dipendeva la mia vita professionale e non; insomma, se Wendy aveva detto che avrebbe raccontato ciò che le stava succedendo a tutti dopo la gita, voleva dire che durante la gita avrebbe voluto qualcosa da me. Ma cosa? Sesso? Voleva che lasciassi Michael per continuare qualsiasi cosa avessi fatto con lei in quest'anno?
«Se lo sogna», sbottò Michael quando gli spiegai la mia teoria, quella notte, «Il tuo pene è mio».
Scossi la testa, ridendo mentre Michael mi passava la sua sigaretta. Feci un breve tiro, visto che non fumavo quasi mai, e il sapore dolce di Michael si mischiò a quello acre del fumo della sigaretta; inspiegabilmente, scoprii che quello fosse il sapore migliore che avessi mai sentito sulla mia lingua. «Al mio pene piace sentire queste parole. Ma comunque, sul serio Michael, dobbiamo capire come fare. Non posso vivere nella paura che Wendy dica cose che non sono vere agli altri».
Michael si strinse nelle spalle prima di guardare il panorama su cui si affacciava il balcone del suo appartamento. Ancora dovevo capire perché il figlio dei plurimiliardari Daryl e Karen Clifford abitasse in un piccolo appartamento nella periferia di Sydney, un'abitazione davvero troppo modesta per il cognome che portava, ma probabilmente a lui piacevano gli spazi piccoli in contrasto a quelli immensi in cui aveva vissuto. Un po' come me, che preferivo le case grandi perché casa dei miei è davvero piccola. Io e Michael eravamo l'opposto anche in questo, eppure combaciavamo alla perfezione.
«Dici che se la spingo giù dall'aereo posso farlo passare come un incidente?».
Guardai Michael sconvolto. «Non stai dicendo sul serio», lo pregai, ottenendo un'alzata di occhi al cielo.
«Ma allora sei stupido. Credi che io faccia sul serio?», borbottò in modo poco convincente, «Beh... no, non faccio proprio sul serio, ma ammetto che mi piacerebbe vedere quella stronza che vola lontana da noi e dal tuo pene – che ormai è mio, mio e di nessun altro», aggiunse, guardandomi in tralice.
Io gli sorrisi malizioso. «Mi piace quando fai il geloso possessivo», sbottai, afferrandolo per l'orlo della maglietta e attirandolo a me, «Il mio amichetto qui sotto si sente un po' solo. Gli terresti compagnia?».
Michael mi sorrise prima di baciarmi e di sistemarsi sulle mie cosce guardandomi leggermente incuriosito. «Non dovremmo andare in camera, però?».
Scossi la testa, afferrando Michael per i fianchi e baciandolo con foga. «E privare il mondo di uno spettacolo tanto bello?», borbottai, parlando sulla sua pelle mentre gli baciavo il collo.
«Dimentico che sei un depravato, a volte».
«Dai che piace anche a te!».
***
«Luke, dai, dobbiamo andare. Dobbiamo essere a scuola tra un'ora».
«Altri cinque minuti Michael, ti prego», borbottai assonnato, voltandomi dall'altro lato del letto. Le lenzuola di Michael profumavano di lavanda, oltre ad avere il suo odore impresso nei fili di cotone intrecciati. Avrei potuto vivere di quell'odore per sempre, specialmente in quel momento in cui davvero non volevo alzarmi ed affrontare la vita. Si stava così bene nel letto di Michael...
Purtroppo, però, la vita chiamava. E Michael era ostinato a farmi emergere da quel bozzolo di protezione e illusione che la vita andasse bene. «Abbiamo sudato così tanto per far avere la gita ai ragazzi, contano su di noi», cercò di convincermi, accarezzandomi la guancia.
Sbuffai. «Ma non voglio andare! Vieni qui con me, ci diamo malati e stiamo tutta la giornata a letto a non fare niente – facciamo andare Ashton e Sabrina, così magari combinano qualcosa», sbottai, facendo scoppiare a ridere Michael.
«Che bambino. Su, alzati, ho preparato la colazione. Non vuoi che si raffreddi, vero?», disse in modo seducente, abbassandosi verso il mio orecchio, «E poi... sai, mentre fai colazione io potrei mangiare altro. Da sotto al tavolo. Inginocchiato davanti a te».
E non l'avrei mai detto, ma Michael mi conosceva fin troppo bene. Infatti, dette quelle parole, non passò molto tempo per farmi alzare dal letto. E quella colazione fu la migliore della mia vita. Anche la doccia fu la migliore della mia vita, a dirla tutta...
«Che uomo di poca sostanza», mi prese in giro Michael mentre raggiungevamo la scuola, «Quanto ci è voluto per farti alzare dal letto, due secondi?».
Sbuffai. «Non è colpa mia se tu sei il diavolo tentatore! Mi hai promesso qualcosa che stavo aspettando da secoli, come potevo rifiutare secondo te?», cercai di difendermi, ovviamente fallendo miseramente. Non avevo scusanti, ero debole quando si trattava di sesso o di Michael e non potevo dare la colpa a nessuno se non a me stesso e alla mia volontà di burro.
Michael rise. «Però devo ammettere che è stato divertente succhiartelo mentre cercavi di mangiare. Quanto ci hai messo per mangiare due fette biscottate? Dieci minuti?».
Scossi la testa. «Scusami se volevo evitare di soffocare».
«Eh, in effetti ti ho sentito mentre tossivi. Confesso che mi ha fatto eccitare – adesso sto pensando a te che fai quei rumori tanto carini mentre soffochi sul mio-».
«Okay, okay, ho capito! Potresti evitare di fare questi discorsi? Siamo davanti alla scuola, qualcuno dei ragazzi potrebbe sentirci», sbottai interrompendolo, consapevole che se avesse cominciato non avrebbe più finito – e anche consapevole che mi sarebbe venuta un'erezione al 99%. Non avevo bisogno di una cosa del genere al momento...
Michael roteò gli occhi. «Va bene, uomo di burro. Posso solo dire una cosa? Poi ti giuro che smetto».
Sospirai. «Va bene. Fa veloce, però».
Michael avvicinò la testa al mio orecchio e mi bloccò per un braccio per impedirmi di scappare. «Hai un sapore dolcissimo. Lo sento ancora sulla lingua», borbottò, baciandomi la zona sotto il lobo dell'orecchio prima di scappare via lasciandomi sconvolto per strada.
Cercai di calmarmi quanto potessi prima di raggiungere Michael – che mi guardava ridendosela soddisfatto – e i ragazzi della quinta. Sembravano tutti stanchi, probabilmente per l'orario – beh, svegliarsi alle cinque era un trauma per tutti. Per me un po' di meno, però...
«Buongiorno, ragazzi», salutai la classe, facendo voltare venticinque paia di occhi assonnati verso di me, «Siete pronti a partire?».
«Prontissimi, prof. Ah, bel succhiotto», commentò Josh, facendo scoppiare tutti a ridere come suo solito – stavolta, al coro delle risate si unì anche Michael.
Io ero rosso come un peperone mentre cercavo di coprire l'evidente con il colletto della giacca. La cosa non fece altro che aumentare le risate di tutti. «Ehm... fate finta che non ci sia, okay? Io sono il vostro solito professore senza succhiotti sul collo».
Uno del gruppo di Josh, Dylan Sprayberry, scoppiò a ridere. «Ma lei ha sempre avuto succhiotti sul collo, dal primo anno di scuola a questa parte – certo, adesso sappiamo chi è farglieli. A proposito, noi ci stiamo chiedendo una cosa da un po'».
Michael si fece avanti per parlare, visto che io ero troppo imbarazzato per farlo. «Cosa volete sapere?», chiese, sospettoso.
Josh trattenne le risate mentre il suo gruppo rideva a crepapelle. «Chi è che lo prende in culo tra voi due? Insomma, dovete pur fare sesso, no?», chiese, scoppiando definitivamente a ridere quando io lo guardai con un sopracciglio alzato.
Michael si grattò la nuca in imbarazzo. «Ehm, non credo queste siano domande da fare ai tuoi professori, Josh», disse, attirando le mie occhiate confuse. Quando capii che in realtà non voleva ammettere di essere il passivo, sorrisi malizioso.
«Suvvia Michael, sono pur sempre ragazzi, sono curiosi. Beh, finora sono sempre stato io l'attivo fra i due», dissi tronfio, sorridendo malizioso a Michael che scosse la testa. Sembravamo due ragazzini.
Josh annuì. «Mmh, io puntavo sul signor Clifford. Sa, prof, lei ha proprio la faccia da passivello», disse, facendo scoppiare di nuovo a ridere tutti – Michael compreso – mentre a me cadeva il sorriso dalla faccia.
Decisi di giocarmela in qualche modo, nonostante sapessi di aver fatto una delle più grandi figuracce di sempre. «Beh, a volte le apparenze ingannano».
«E lei lo sa meglio di tutti, vero, professore?».
Sentire quella voce proprio dietro di me fu come ricevere una secchiata di acqua gelata addosso; voltandomi, mi ritrovai davanti il sorriso vittorioso di Wendy, il che mi ricordò cos'era sul serio questa gita: era la mia Bahnrampe, il mio binario della morte. Chissà, forse sarei morto prima per l'imbarazzo se Josh avesse continuato con le sue domande inopportune...
***
*la Bahnrampe era il binario che portava i detenuti nel campo di Auschwitz-Birkenau durante la seconda guerra mondiale*.
[A/N] Buon pomeriggio! Okay, innanzitutto comincio scusandomi per l'assenza prolungata, ma essendo stata in giro per la Svizzera non ho avuto molto tempo per scrivere. Questi tre giorni cercherò di finire gli aggiornamenti per questa storia, poi domenica pubblicherò One More Beer - la storia che ha vinto il sondaggio di settimana scorsa - e la storia che vincerà il sondaggio di questa settimana che è ancora in corso sul mio profilo di Twitter - @/lhemmonades, se volete fare un salto ahahah (mi sento sempre come se stesso facendo un annuncio pubblicitario, soz)
A domani!♥
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