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Il piatto freddo della vendetta

Devo ammettere che oggi la fase di isteria, va decisamente meglio. Nonostante tutto, però, la sensazione di bile su quello che mi ha fatto Ambra è ancora forte in me.
Sarà che ieri sera ho messaggiato un po' con Iris, dopo che lei mi aveva mandato un sms chiedendomi cosa avessi quel giorno. Fatto sta che dopo averle raccontato tutta la faccenda, io stessa le ho chiesto un consiglio su come vendicarmi di lei. So bene che è una cosa poco matura, ma è qualcosa che davvero non posso più accettare, non quando ancora mi devo ambientare completamente nel nuovo liceo. Perché avere a che fare con l'etichetta di "quella nuova" ed essere la preda preferita della principessina, è davvero troppo.
​Alla fine, siamo arrivate a una soluzione per niente cattiva, né drastica, anche se ora che sono davanti all'ingresso del liceo, inizio ad avere dei dubbi sul fatto che funzionerà.

Iris mi ha spiegato che ogni sera Ambra, visto che è un amante della moda, posta sul suo blog l'outfit che indosserà il giorno successivo, forse anche per permettere alle sue ancelle di coordinarsi a lei. Perciò abbiamo pensato assieme, che mi sarei potuta vestire come lei.
​Devo essere sincera, questo stile non fa proprio per me. Osservo la maglietta beige abbinata alla cinta e alla pacchianissima collana, entrambe turchesi. Mi sono rifiutata di comprare anche dei nuovi jeans, usando i miei preferiti bianchi, che ben si sposano con la mia borsa.

Prendo un grosso respiro e faccio il mio ingresso a scuola, nello stesso identico momento, sento la sua voce alle mie spalle.
«Non m'importa un'accidente di quanti minuti di ritardo ha fatto l'autobus, devi venire su... - il suo corpo si schianta contro la mia spalla - Ma guarda dove vai, idiota!» mi urla voltandosi verso di me, con ancora lo smartphone con la cover rosa shocking e piena di strass, poggiato contro l'orecchio.
​«Scusa.» sospiro io scocciata, non so nemmeno perché dovrei essere io a chiedere perdono, ma è stato più una cosa istintiva che altro.

Lei chiude in modo sbrigativo la chiamata e poi si rivolge a me con un sorriso serafico, come fosse pronta ad un altra delle sue cattiverie, nonostante questa volta sia da sola, senza le sue fidate spalle.
​«Come siamo servizievoli oggi. Per caso vuoi di nuovo darmi qualche spicciolo?»

Alzo il sopracciglio, come a volerle chiedere se è seria o no, poi mi allontano, senza nemmeno degnarla di un saluto.
Lei però, con un gesto fulmineo, mi afferra per il polso.
«Aspetta un attimo! Ma come diavolo ti sei vestita?!» domanda sconvolta.
​Il suo sguardo smeraldino passa dal suo outfit al mio, diventando sempre più furioso.

Io sogghigno, per poi leccarmi lievemente le labbra.
«Ti piace? Ho deciso di rifarmi il look, ho visto questo outfit in una specie di blog mediocre ed ho pensato di approfittarne.» concludo, spostandomi una ciocca castana dietro l'orecchio ed osservando di nuovo il mio vestiario.
​«Come sarebbe a dire: mediocre? E poi questo è il mio outfit!» sbotta lei, enfatizzando l'aggettivo possessivo.

Storco la bocca, osservandola, come se me ne fossi accorta solo in quel momento.
«Oh già... Beh, niente di eccezionale, vero?» domando, alzando le spalle.
Schiocca la lingua e in tempo due secondi riprende il controllo di se stessa, come una vera diva, scostandosi i capelli indietro.
​«Mi dispiace dirlo, tesoro, ma quei vestiti stanno meglio a me che a te... - stringo la mano attorno alla cinghia della borsa, costringendomi a non allungarla verso di lei per strozzarla - Poverina... Sei costretta a copiare il mio meraviglioso stile per cercare di avere un aria decente, visto che il tuo gusto nel vestire è pessimo...»

Percepisco un ringhio di rabbia inondarmi la mente e, spero davvero, che sia solo nella mia testa e non sia uscito dalla mia bocca.
«Allora? Non dici più niente? - continua lei - Non è così grave, sai? Chissà, magari se mi paghi potrei anche darti qualche lezione di moda.»
​Le vorrei urlare in faccia che io di moda ne so quanto basta per essere stata una delle più popolari al mio vecchio liceo. La vorrei prendere a schiaffi, ma la cosa, comunque, so, che non servirebbe a nulla.

«Lasciamo stare va...» brontolo.
«Ah... - comincia poi, come se si fosse appena ricordata di qualcosa - Senti un po', chi ti credi di essere per essere andata a lamentarti con mio fratello?»
Sorrido.
«Ah, quindi ti ha parlato finalmente!»
«Ed ha persino osato essere dalla tua parte...» si lamenta lei, come fosse un incredibile oltraggio.
​«E direi... Dopo tutto quello che hai combinato!» le rispondo io guardandola male.

Finché se la prende con me va bene, ma se attacca anche suo fratello che è praticamente un santo anche solo a sopportarla, giuro che non risponderò di me.
​«Sai una cosa? Non mi interessa! Mio fratello alla fine è solo un delegato. - dice, aggiungendo un tono schifato all'ultima parola - Ti consiglio però, di non ricominciare o lo rimpiangerai veramente, perché sappi che ho anche la preside in tasca!» conclude, per poi voltarsi, frustandomi il viso con i suoi lunghi capelli biondi e andandosene.

Sospiro. Perfetto, altre minacce. Cara la mia Ambra, questa è guerra. Sono stata troppo buona con questa cosa del vestirmi uguale a te, ma ora mi vendicherò in un modo che nemmeno puoi immaginare.

Arrivata in aula per la prima lezione mattutina noto Iris al nostro solito banco.
«Wow che look! - dice scherzando - Allora, com'è andata?» mi domanda.
«Piano fallito. Ambra la regina della moda vuole darmi lezioni su come dovrei vestirmi, visto che sono così disperata da copiare il suo stile.» sbuffo, buttandomi sulla sedia.
Vedo la mia amica storcere la bocca, mentre il suo sguardo si fa un po' deluso.
​«Mi dispiace... Forse non è il mio forte fare scherzi.»

«Tranquilla, penserò a qualcos'altro. Anzi in realtà ho già qualcosa in mente, anche se mi mancano alcuni dettagli.» dico, abbassando la voce nel momento in cui il professore entra in aula.
«Cioè?» mi domanda lei, utilizzando sempre lo stesso tono di voce.
«Beh, devo prima conoscere bene il mio nemico, per prendere il suo punto debole.» sibilo, facendomi quasi paura da sola.
​Lei trattiene una risata, forse pensa che quel mio tono sia stata una specie di battuta.

«Comunque cerca di non essere troppo cattiva...» commenta poi.
«Cattiva più di lei? Impossibile! Ho un cuore io e soprattutto una coscienza. Senza considerare che non farei mai qualcosa che potrebbe nuocerle più di tanto, visto che è la sorella di Nathaniel.» dico, ma subito dopo mi zittisco, perché il professore lancia un occhiata torva verso di noi.
«Forse potresti chiedere a lui i punti deboli della sorella...» mi sussurra infine lei.

Soltanto a fine lezione, torniamo a parlare tranquillamente, mentre rimettiamo quaderni e penne al loro posto.
«Non ti ho mai chiesto se Ambra dà fastidio anche a te...» dico, chiudendo la cerniera dell'astuccio e infilandolo nella borsa.
«Veramente no... Sai credo che lei se le scelga le persone da prendere di mira, e siccome ci conosciamo da tanto tempo, magari pensa non avrebbe senso se lo facesse con me.»
«Beata te, allora.» sospiro.
Lei per tutta risposta mi accarezza la schiena, come a incoraggiarmi, dopodiché ci separiamo pronte alla lezione successiva.


All'intervallo decido di andare in sala delegati per chiedere consiglio a Nathaniel, sinceramente non so se me lo darà. Insomma di certo non è una cosa che si fa ben volentieri aiutare qualcuno a vendicarsi della propria sorella. D'altro canto però non saprei davvero a chi chiedere e visto il suo aiuto di ieri, forse ho qualche possibilità.

Prima, però, ho seriamente bisogno di una boccata d'aria, perciò mi dirigo fuori verso il cortile, appoggiandomi al muretto.
​Chiudo gli occhi, godendomi la brezza che c'è oggi, non curandomi minimamente del vociare degli altri studenti. Fino a che qualcuno non mi risveglia da quel momento di beatitudine.

«Senti bella, non avresti qualche spicciolo anche per me?»
Apro gli occhi, lanciandogli un'occhiataccia di quelle omicide, mentre lui sogghigna in quel modo maledettamente sexy.
«Vuoi un pugno ora o più tardi?» gli rispondo a tono.
​Lui continua imperterrito a sorridere.

«Tranquilla ragazzina, scherzavo.»
«Non è che faccia così ridere...» mi lamento io.
«Cosa farai adesso?» mi domanda allora lui, mettendosi vicino a me e poggiando anche lui i fianchi al muretto.
«Ovvio, trovo un modo per vendicarmi.»
«E sarebbe?»
«Penavo di metterle dentro l'armadietto qualcosa di cui ha paura, ma non so bene che cosa. Tu hai qualche idea?» domando storcendo la bocca.
​Dire il mio piano ad alta voce lo rende meno convincente di quanto pensassi.

Lui sbuffa.
«Non conosco così bene Ambra e sinceramente non è che m'interessi molto. Almeno stavolta potresti sbrigartela da sola.» fa lui, improvvisamente scocciato.
È incredibile come questo ragazzo cambi umore da un momento all'altro, una ragazza nelle mie condizioni mensili, probabilmente sarebbe meno lunatica.
«Ok, come non detto, chiederò a Na...»

«Comunque ti consiglio anche di fare un tag sull'armadietto.» dice, interrompendomi.
«Un che?!» domando aggrottando le sopracciglia.
«Un tag, una scritta, altrimenti come capisce il motivo dello scherzo?»

Ritiro in dentro le labbra, indecisa.
«E con cosa lo dovrei fare? - a quella mia domanda lo vedo sollevare le sopracciglia di fuoco, come a domandarmi se dico sul serio - Va beh, scusa se non ne ho mai fatti prima...» sbuffo alla fine io.
​Lui scuote la testa, passandosi una mano tra i lunghi capelli rossi e strappandomi un sospiro compiaciuto che spero, con tutto il cuore, non abbia sentito.

«Mai sentito parlare di bomboletta spray?»
«Oh, giusto... Allora questo pomeriggio uscita da scuola vado a comprarne una.» dico, passandomi la lingua sulle labbra.
​«Bene, adesso però, sta a te. In bocca al lupo, Vanille!» dice allontanandosi.

Rimango qualche secondo con la bocca semi aperta. Mi ha seriamente chiamato per nome? Insomma Castiel lo scorbutico, quello che mi reputa sempre una ragazzina e non fa altro che chiamarmi a quel modo, ha pronunciato il mio nome?
​Scuoto la testa, per poi tirare fuori il cellulare dalla tasca e osservare l'ora. Ho ancora dieci minuti per parlare con Nathaniel. Devo sbrigarmi.

Arrivata davanti alla sala delegati, come al solito, busso alla porta, per poi entrare comunque anche senza invito. Nathaniel e chino su una marea di fogli. Come cavolo fa a conciliare studio e impegni da delegato lo sa solamente lui.
«Ehi, Vanille! Come stai?» mi domanda con un sorriso, vedendomi.
​«Insomma, potrebbe andare meglio.»

Lui aggrotta le sopracciglia e storce la bocca.
«Eppure ieri sera, a casa, ho parlato con Ambra.»
«Oh sì, me ne sono accorta. Infatti grazie a te ho ottenuto ben due minuti senza farmi aggredire. Mi domando a cosa sia servito.»
Lui sospira, passandosi una mano sul viso.
​«Accidenti... Mi dispiace. Le avevo detto che per questa volta lasciavo perdere, ma che se l'avesse rifatto avrei fatto rapporto alla preside, ma a quanto pare ho peggiorato solo la situazione. - si ributtò sulla sedia, evidentemente dispiaciuto - Ovviamente lei l'ha presa male: ha risposto che se l'avessi fatto avrebbe detto ai nostri genitori che a scuola la perseguito.»

Sgrano gli occhi, sconvolta. Ha avuto sul serio il coraggio di minacciare a quel modo il suo stesso fratello? Soprattutto dicendo una bugia mastodontica come quella.
​«Ma non è affatto vero! Se mai è lei che perseguita la gente!» sbotto scocciata.

«Il fatto è... - comincia con un altro sospiro - che quando eravamo piccoli, io le facevo i dispetti e passavo per il cattivo. Questa cosa è rimasta, quindi i miei genitori credono sempre a lei.»
Scuoto la testa sconvolta.
«Incredibile... Il suo numero da grande attrice le riesce proprio con tutti...» dico.
«Già, forse avrei dovuto darti ascolto fin da subito.»
«Senti, - cerco di dire, ritirando in dentro le labbra - devo chiederti una cosa.»
​«Dimmi.» risponde subito lui, mentre sul suo viso torna un bellissimo sorriso.

«Ho pensato a un modo per... Beh per vendicarmi un po'...» dico, titubante e seriamente impaurita della sua reazione.
Come mi aspettavo, infatti, il suo viso si fa scuro e mi guarda corrucciato e forse anche un po' deluso.
​«Non è stupido agire come farebbe lei?» 

«Tranquillo, non pensavo a nulla di terribile. Sarà solo uno scherzo innocuo, giusto per farle capire che deve smetterla di credersi la regina del Dolce Amoris. Insomma quando faccio la gentile sembra non darmi retta.»
«Però devi capire che non è tutto bianco o nero. - sospira di nuovo lui - Cosa volevi sapere?»
​«Vorrei solo sapere cosa non le piace. Insomma, cosa le fa paura.» spiego nel dettaglio.

In realtà non vorrei scegliere proprio una fobia, anche perché sarebbe troppo crudele e decisamente non da me, ma almeno si deve spaventare un po'.
Lui storce la bocca, pensieroso.
«Ti direi i ragni. Non è aracnofobica, ma i ragni le fanno particolarmente schifo, se li vede urla come una matta. Non so come vuoi usare questa cosa, ma penso che i ragni siano la soluzione adatta.»
​Immediatamente sento un brivido percorrermi la schiena. Ragni. Schifosi, maledettissimi, pelosi, ragni. Ron Weasley al mio confronto non ne ha paura. 

Prendo un grosso respiro e rispondo.
​«Anche io, in realtà, ho paura dei ragni...» mugolo a mezza voce.

Lui scoppia a ridere. Una risata per niente ironica e schernitrice, come quelle che solitamente mi dedica Castiel, ma molto più ingenua e divertita, che quasi coinvolge anche me.
«Vanille, non dei ragni veri! Pensavo piuttosto a qualche ragno di plastica, quello con cui si fanno gli scherzi.»
​Realizzo di essere stata una stupida. Oltretutto come avrei preso dei ragni vivi per infilarli nell'armadietto di Ambra?

«Bell'idea.» confermo.
«Promettimi che dopo questo scherzo finirà qui.» si raccomanda lui.
​«Sai che non dipende da me, vero? Comunque sì, hai la mia parola che io non farò più niente. Spero che anche per lei sarà lo stesso.»

Lo saluto ed esco dalla sala delegati, proprio mentre la campanella che segnala il ricominciare delle lezioni sta suonando.
​Vedrai Ambra. Domani ti aspetta un bello scherzetto, che al confronto A di Pretty Little Liars ti sembrerà una santa.

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