Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Il bello del giardinaggio

La mattinata di lezione, in confronto ai primi venti minuti di scuola, alla ricerca del cane delle preside, è andata alla grande, o meglio, tranquillamente.
Devo ammetterlo, se dovessi valutare solamente l'ambito educativo di questo liceo, darei un bel dieci. C'è da dire che comunque è giusto avere anche gli alti e bassi dei rapporti umani, insomma in un liceo pieno di adolescenti, come me, tutti nel pieno della pubertà e delle proprie crisi ormonali, è normale non andare tutti d'amore e d'accordo.
Scuoto la testa a certi pensieri. Le uniche persone con cui non vado d'accordo, comunque, sono Ambra e le sue due ancelle, tutti gli altri sono brave persone o che per lo meno riesco a gestire.

Uscita dalla mensa, decido di andare immediatamente verso l'esterno dell'edificio. Essendo martedì pomeriggio, adesso, ci sono le attività extracurricolari, perciò mi tocca andare al giardino della scuola e darmi un po' da fare, anche perché, senza Ken, sarà molto più difficile. Beh, in realtà non è che Ken aiutasse molto, ma comunque sono pur sempre due braccia in meno e la compagnia di una persona che conoscevo e con cui mi trovavo bene.

Non faccio nemmeno in tempo ad entrare nel giardino che subito un ragazzo mi assale.
​«Hey, ciao. Sei uno dei membri del club di giardinaggio? Perché i fiori sono in condizioni penose...» mi dice velocemente, fermandosi dal scavare una nuova aiuola, con la pala, e asciugandosi un po' di sudore dalla fronte.

Mi soffermo un attimo a guardarlo, prima di rispondergli. Non ho idea di chi sia, ma è davvero un bel ragazzo, come al solito insomma. Continuo a domandarmi se fanno una selezione ai ragazzi di questo liceo, prima di permettere le iscrizioni. Se non sei bello, non puoi entrare. Beh, in realtà Kentin si era iscritto prima che il padre lo spedisse da un'altra parte.
​Nonostante l'abbigliamento consono da giardiniere, con gli stivaloni di gomma, la salopette verde scuro, i guanti da giardinaggio e un berretto marrone calcato sui capelli era decisamente carino. I muscoli ben definiti delle braccia si notavano dalle maniche corte della maglietta bianca. I capelli, tinti di un particolare verde menta, gli cadevano attorno al viso e alcuni si erano appiccicati alla fronte e sulle tempie per via del sudore. Infine i suoi occhi verde acqua sembrano scrutarmi e rimproverarmi in qualche modo. 

Solo in quel momento, quando incrocio quello sguardo serio e in attesa di una qualche risposta, mi accorgo di essermi soffermata un po' troppo sul suo aspetto, dimenticandomi che probabilmente gli avrei dovuto rispondere.
​«Oh sì... In realtà è solo il mio secondo giorno al club, ma sono qui per rendermi utile, quindi...» dico con un enorme sorriso, forse anche troppo esteso per sembrare vero.

Lui però sembra non prendere bene quella mia disponibilità scherzosa e amichevole, perché mi lancia un occhiata sospetta, per poi rimproverami.
«Non è uno scherzo salvare tutte queste piante. Non sai chi è il responsabile del club?» mi domanda.
Lo guardo un po' stralunata, come se mi avesse appena chiesto di calcolare una complicata equazione di secondo grado.
«Sinceramente... Pensavo fossi tu...» rispondo, continuando a fissarlo come fosse un alieno.

Lui sospira e il suo sguardo sembra addolcirsi un po'.
«Scusa, è che sono un po' arrabbiato! Mi chiamo Jade, frequento un liceo professionale di botanica.» dice infilando la zappa nel terreno e poi togliendosi il guanto destro con l'altra mano, in modo da poter stringere la mia.
​Anche il mio sorriso si fa più sincero e ricambio il saluto.

«Piacere Vanille. Quindi non sei del Dolce Amoris.» ne deduco, mentre la mia teoria di prima, sul fatto che solo gli studenti maschi, belli e aitanti vengono accettati in questa scuola, s'incrina di nuovo un po'.
​«No, ogni tanto vengo qui a lavorare. Sai, per portare del terriccio o del fertilizzante e mi prendo cura del terreno per gli allievi del club di giardinaggio.» risponde tranquillamente lui, indicando alle sue spalle il lavoro che stava facendo prima che il mio arrivo lo interrompesse.

«Ti piace lavorare la terra perciò...» dico, senza pensare.
Lui scoppia a ridere divertito, arrivando addirittura a piangere. Quando si calma si accorge che ora è il mio sguardo ad essere offeso. Lui allora si asciuga una lacrima e mi risponde.
​«Non sono mica un contadino... Comunque diciamo di sì, adoro lavorare a contatto con la natura, è molto piacevole e rilassante.»

Gli sorrido di rimando e allargo le braccia.
«È per questo motivo che sono qui. Adoro la natura, anche se preferisco di gran lunga la camera oscura, ma vista l'inesistenza di un club di fotografia, eccomi qua.»
«Bene, allora ho un favore da chiederti.» riprende lui, infilandosi nuovamente il guanto marrone.
«Sono tutta orecchi.»
«Conosci per caso una certa Iris?»
Stiro nuovamente le labbra, facendo un cenno con la testa.
«Praticamente è l'unica amica che sono riuscita a farmi nel liceo in questa prima settimana.» spiego meglio.

«Bene... Perché a quanto ho capito è stata lei a prendere la scatola dei semi messa a disposizione per il club di giardinaggio. - mi dice lui risoluto - Se tu, riuscissi a trovarla e a farti dare quella scatola, mi faresti un grosso favore.» concluse, chinandosi e ricominciando a lavorare la terra, questa volta con la pala piccolina.

«Va bene, cercherò di trovarla... Tu cerca di lasciarmi qualche ortensia da piantare.» dico, notando i vasetti che ha sul lato destro e facendogli l'occhiolino.
​A quel mio gesto lui sorride. Centro. Lo devo ammettere con i ragazzi me la cavo meglio che con le ragazze.

Esco dal giardino e la prima cosa che noto è Castiel, appoggiato al muretto dal lato opposto che, come suo solito, invece che seguire le lezioni o fare qualsiasi club spetti a lui, sta fumando tranquillamente una sigaretta.
​«Ma non studi mai tu?» gli domando scherzando.

Lui alza i suoi occhi verdi su di me, mentre butta fuori un po' di fumo dalla bocca.
«Sono solo uscito fuori a fumare una sigaretta.»
Beh in effetti il suo abbigliamento non è il solito. Indossa un paio di pantaloncini corti e una maglietta bianca, inoltre i suoi lunghi capelli rossi, sono legati sopra la nuca alla meno peggio, con qualche ciuffo che sfugge a quell'acconciatura approssimativa, evidentemente fatta da un uomo.
Alzo le mani, in segno di resa.
​«Perdono.» dico.

«Tu piuttosto. Non ti vedo da questa mattina, sei riuscita a prendere il botolo?» mi chiede.
«Oh sì... Grazie per quei biscotti, non ce l'avrei fatta senza il tuo aiuto.» rispondo subito, ricordando il pacchettino che mi aveva lasciato davanti all'armadietto questa mattina.
​Lui alza le spalle con noncuranza, come se fosse una cosa da niente.

«Comunque anche tu sei in giro.» mi punzecchia, facendo un'altro tiro dalla sigaretta.
«Devo trovare Iris per il club di giardinaggio.»
Lui sogghigna, mentre sputa fuori l'ennesima nuvoletta di fumo.
​«Ah... Ancora con queste piante tu...»

Mamma mia quanto odio il suo tono strafottente da finto duro che si crede di essere. Questa volta però non gliela voglio dare vinta, voglio sgonfiare il pallone gonfiato, così punto sulla gelosia.
Alzo le spalle, come se non m'importasse nulla del suo commento.
​«Beh, almeno passo un po' di tempo con Jade...» dico poi.

Non ottengo però il risultato che speravo, perché lui, improvvisamente, scoppia a ridere.
«Intendi quel Jade? Il giardiniere?» dice, tra una risata e l'altra.
Mi lecco le labbra, alzando un sopracciglio, come se quella risata non mi avesse toccato per niente.
​«Beh? Che problema c'è? È un bel ragazzo... Anche più bello di te.» concludo, dando il colpo di grazia, mentre poggio il mio dito indice sul suo petto.

Lui fa un verso stizzito.
«Gli piacerebbe...» commentò, trafiggendomi con il suo sguardo smeraldo.
Sento un brivido attraversarmi tutta la schiena. Castiel non mi aveva mai guardato così, come fosse un animale affamato che scruta la sua preda. È quasi come se mi stesse sfidando a dire nuovamente quello che ho detto ora che ho i suoi occhi puntati addosso.
​Lui però non mi conosce. Non sono una che si fa intimidire per così poco.

«Cosa c'è? - domando alzando il sopracciglio e accennando un sorriso - Non dirmi che sei geloso...»
​Lui allora stacca gli occhi dai miei, scuotendo la testa e buttando fuori l'ultimo tiro della sigaretta. Poi, la spegne sul muretto e la getta nel cestino dell'immondizia, dirigendosi verso la palestra, senza più calcolarmi.


Farmi dare la scatola di semi da Iris è stato molto più facile che trovare il cane della preside, forse perché sapevo esattamente dove cercarla. Quando eravamo a mensa insieme aveva detto che sarebbe andata in biblioteca a studiare, per il resto del pomeriggio, perciò mi diressi immediatamente lì.
​Quando la trovai e le chiesi il favore, lei mi rispose che aveva riposto la scatola nel suo armadietto e dopo esserci recate lì insieme, mi ha consegnato il pacchettino.

Guardo l'orologio, cinque minuti esatti. Con un sorriso carico di soddisfazione, mi dirigo nuovamente verso il giardino.
«Eccomi qua!» dico, tutta contenta, mostrando la scatola a Jade.
«Grazie Vanille. - risponde lui prendendola - Ora però dovresti andare in serra e prendermi anche una confezione di semi di assenzio romano. È l'unica pianta che impedisce a molti insetti di avvicinarsi al giardino, è importante per mantenere le piante sane!»
​«Vado subito.» rispondo io, superandolo e dirigendomi verso la serra.

Appena entrata trovo un grosso mobile, addossato a una delle pareti di vetro, sempre se si può chiamare mobile una serie di assi in metallo, tenute insieme da dei tubi con sopra stipati ogni tipo di occorrente per il giardinaggio.
​Scruto ogni scaffale, fino a quando i miei occhi non si posano su ciò che m'interessa, allungo la mano e afferrò un sacchettino con su scritto "Assenzio romano".

«Trovati?» mi domanda lui, quando mi vede uscire dalla serra.
Alzo il braccio con il pacchetto, mentre mi avvicino.
Lui allora sorride.
«Sono questi vero?»
​«Sì, sì. Ora se vuoi possiamo piantare un po' di ortensie e poi pianteremo anche quei semi.» mi dice, divertito.

Il resto del pomeriggio è stato a dir poco divertente. Stare con Jade è fantastico. È incredibile quanto ne sappia di piante e fiori e parlare con lui è davvero bello, mi sembra quasi di parlare con un fratello maggiore.

Alla fine dell'attività, nonostante lo sporco addosso, mi sento soddisfatta, anzi prendo quella terra appiccicata alla salopette che ho indossato e il sudore che mi cola sulla fronte come una dimostrazione del duro lavoro, il che mi rende ancora più soddisfatta di ciò che ho fatto.

«È stato un piacere conoscerti Jade.» dico sorridente.
​«Il piacere è stato mio, Vanille.» mi risponde lui.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro