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Ping Pong

Il paninaro si lasciò andare ad un'esclamazione che lo scrittore, per evidenti problemi di ordine religioso, non può trascrivere, e ciò avvenne subito dopo che Uzzo trangugiò l'ultimo hot-dog della sfida, il numero novantanove. Nessuno prima d'ora era mai riuscito in un'impresa simile e Frank aveva avuto successo dove molti eroi, reduci da centinaia di battaglie gastronomiche avevano fallito.

Il ragazzo ritirò il suo premio, un hot dog omaggio, dopodichè si voltò in direzione del Martellone dicendo: "Scusami, ma se ne mangio altri novantanove ne potrò avere un altro gratis, giusto?"

"Uzzo, hai rotto le palle ed è tardi: avrei mille cose da sbrigare e invece sono qui a vedere te tutto strafatto di Ja-Gan che ti strafoghi come nessuno mai."

"Secondo me Frank ci sa fare", si intromise il Bolo, ancora incredulo per quanto aveva visto.

"Ti ci metti pure tu, ora? Benissimo, la nostra serata finisce qui, vai a casa. Ti contatterò io quando sarà il momento del Bolo pt.3.", esplose il Martellone sempre più paonazzo in volto.

"Ma no, dai, io dicevo solo per dire...", tentò di scusarsi inutilmente il ragazzo.

"Io no, quindi chiama un cazzo di elicottero, o quello che ti pare a te, e vedi di fare passi lunghi e ben distesi", e senza nemmeno aspettare una risposta, l'adirato eroe si diresse verso la Martellone Mobile, sbattendo forte i piedi a terra in segno di disappunto.

Una volta giunto in prossimità del mezzo di locomozione, il telefono vibrò nella tasca dei pantaloni, rivelando il nome Caroline sul display.

Caroline era una ragazza conosciuta per caso durante una sessione di jogging al parco Mpione e la sua particolarità era quella di avere un fisico temprato da centinaia di allenamenti, ma un viso che lasciava decisamente a desiderare. Per restare fedele al Sacro Codice, il quale recitava alla pagina trentordici che "non esistono vagine brutte, esistono solo donne brutte", il Martellone rispose alla chiamata e arrivò sotto casa della preda in dodici minuti esatti.

Una volta sull'androne dell'abitazione, la porta della stessa si aprì, rivelando una ragazza dal viso angelico, avvolta da una camicia da notte color turchese, sotto la quale era possibile intravedere un reggiseno a balconcino e mutandine di pizzo. Il Martellone sbarrò gli occhi di fronte a cotanta bellezza, ma non fece in tempo ad esultare che dietro la ragazza scesa dal Paradiso comparve Caroline, e questa era purtroppo esattamente come la ricordava: possenti cosce racchiuse nei leggings, addominali accennati e seno rifatto, ma una faccia davvero inguardabile, soprattutto dagli occhi del Martellone che si erano impressi sulla ragazza in camicia.

"Cavolo che rapidità! Pensavo ci avresti messo più tempo ad arrivare", esclamò Caroline.

"Ora che ti vedo, anche io. Se non altro però il viaggio è valso a qualcosa", rispose il ragazzo, sempre più estasiato da ciò che aveva davanti agli occhi.

"Io mi chiamo Aldebranda e sono la sorella di Caroline", disse la ragazza dai colori turchesi.

"Fatemi capire, ma nella vostra famiglia è tradizione avere almeno un particolare che non va?", domandò sarcastico il Martellone, ma tanto nessuna delle due ragazze ci capì una mazza visto che si guardarono entrambe con aria confusa.

"Sentite, lasciate perdere. Beviamo qualcosa?"

"Certo, ma è un problema se Aldebranda rimane con noi? Sai in camera sua non prende il Wi-fi..."

"Nessun problema, adoro la compagnia di ragazze dal nome improbabile" A quel punto il Martellone potè esultare e allo stesso tempo cercare un modo per neutralizzare Caroline così da chiudersi in camera con Al.

"Prima che ci accomodiamo, vuoi vedere una cosa divertente?", chiese la ragazza vestita in modo succinto.

"Certo, tesoro, fammi strada e ti seguirò anche a fare shopping da Zara la domenica pomeriggio", rispose questi con tono flebile così che Caroline non potesse sentirlo, non dimenticandosi di regalarle un fugace occhiolino.

Mentre Caroline preparava il vino da versare nei bicchieri, la ragazza dal nome soave come un calcio nelle palle prese il nostro eroe per mano e lo condusse davanti una delle tante stanze della casa. La porta era socchiusa e il Martellone, equivocando il messaggio di un tale gesto, si abbassò la zip e fissò Al negli occhi dicendo: "Facciamo in fretta prima che la arpia si renda conto della nostra assenza..."

La ragazza dalla voce angelica, non comprendendo le intenzioni del ragazzo, aprì lentamente la porta della stanza, quel tanto che bastava per consentirgli di vedere un'anziana signora genuflessa ai piedi del letto, con le mani giunte in preghiera. Il Martellone, resosi conto dell'equivoco, rimise l'arnese nei pantaloni e si sporse per vedere meglio. La prima cosa che gli balzò all'occhio fu che questa era vestita con una lunga sottana e aveva lo sguardo perso nel vuoto. Così, gli venne spontaneo chiedere: "Ma fa sempre così?"

"È bloccata in quella posizione da mesi perché è convinta che il Signore farà presto irruzione nella sua camera per portarla via con sé"

"Io l'avevo detto che in famiglia non siete molto normali tutte quante... senti dopo una cosa del genere ho un estremo bisogno di bere. Torniamo in salotto da quell'altra visione celestiale di tua sorella."

Una volta che il trio si fu ricomposto, venne il momento di stappare una bottiglia di vino e di svaccarsi comodamente sul divano. Dopo alcune chiacchere di circostanza e qualche bicchiere, i tre accesero la Tv in cerca di un bel film da guardare tutti insieme. Il Martellone si posizionò al centro del divano, mentre Caroline e la ragazza dal bel culo sedevano rispettivamente a destra e sinistra. Nel buio della sala, durante la proiezione, le mani di Caroline si muovevano lungo la coscia del nostro eroe e mentre questi era intento a spostarle con delicatezza, la mano della ragazza alla sua sinistra si strinse intorno alla sua. Senza farsi vedere, il ragazzo lanciò un'occhiata sopra la sua spalla e vide che Al lo stava fissando, mentre era intenta a inumidirsi le labbra con la lingua, in segno di provocazione.

"Non c'è tempo da perdere", pensò il nostro eroe, "È giunto il momento di sperimentare un'antica tecnica mai provata prima, quella a pagina tre e venti del Sacro codice".

Nonostante il cervello gli dicesse che si trattava di un'autentica follia, dal momento che molti prima di lui avevano fallito nell'impresa, il Martellone non si perse d'animo e si preparò a mettere in atto il suo diabolico piano. Così, dopo essere andato in cucina, riempì tre bicchieri di vino, ma in quello di Caroline ci mise della cenere di sigaretta, nella speranza che potesse metterla ko. Ritornò dalle ragazze e aspettò, sicuro del fatto che tutto sarebbe andato per il verso giusto.

E in effetti così fu, poiché Caroline iniziò ad avvertire forti giramenti di testa ed espresse il desiderio di andarsene a letto.

"Aspetta, ti accompagno", disse il Martellone, volendosi assicurare che Caroline dormisse come un sasso. Una volta raggiunta la stanza della ragazza, però, questa parve riprendersi e con una foga inaudita lo sbattè sul letto, togliendogli i vestiti poco a poco. Il ribrezzo che il ragazzo provava nei confronti della ragazza era secondo al fatto che il chirurgo plastico con lei aveva fatto davvero un ottimo lavoro e la morbidezza di quella quarta abbondate gli infondeva un senso di tranquillità, rassicurandolo al contempo. La ragazza aveva appena iniziato con i preliminari che il Martellone la fermò con la scusa di dover andare in bagno. Le disse di aspettarlo in camera e di non muoversi che sarebbe tornato a breve.

Raccolta la maglietta, sgattaiolò fuori dalla porta e raggiunse la ragazza stesa sul divano. Non appena la vide, i due si gettarono l'uno sull'altra e iniziarono a toccarsi là dove fino al '700 inoltrato sarebbe stato considerato "peccaminoso".

Al lo guardò dritto negli occhi e disse: "Ora puoi tirare fuori il tuo arnese", e non appena questa iniziò a dar prova delle sue abilità orali, il Martellone si accorse che stava passando troppo tempo e con la scusa del bagno, tornò da Caroline.

Entrato in stanza, rigorosamente senza maglietta, si gettò tra le lenzuola e una volta afferrata la ragazza, tentò di affrettare il più possibile il coito, nella speranza di riuscire a precipitarsi in salotto. Aveva appena iniziato ad andare su e giù che si bloccò per dire: "A te non andrebbe un altro bicchiere di vino? Sai non c'è cosa migliore di bere mentre si fa del sano sesso, non trovi?"

Caroline acconsentì alla strana richiesta del nostro eroe, permettendogli di raggiungere la ragazza eccitata lasciata pochi minuti prima. Non appena l'ebbe raggiunta, questi non si dilungò in troppi preliminari - non ne aveva il tempo - e si diede ad un martellamento matto e forsennato, il quale però si arrestò poco dopo, con la stessa scusa utilizzata in precedenza. Poco prima di abbandonare il salotto, il ragazzo riuscì ad afferrare dal pavimento la quasi finita bottiglia di vino e a nasconderla stringendola al petto mentre si allontanava. Arrivato in camera, ne fece fare un lungo sorso a Caroline, nella speranza che potesse darle il colpo di grazia e, infilato dentro l'arnese, le strinse forte i fianchi spingendo avanti e indietro a più non posso. Caroline, però, era un osso duro e di venire non ne voleva proprio sapere, mentre il nostro eroe era a un passo dal raggiungimento del piacere. Sforzandosi di trattenersi e, soprattutto, riutilizzando la scusa del bagno, riuscì a raggiungere di nuovo la ragazza lasciata sul divano e a completare il tutto dopo solo qualche scossone, provocando anche alla ragazza la fuoriuscita di un fiotto trasparente che andò a macchiare il divano. Questa, forse per i fumi dell'alcool che stavano prendendo il sopravvento o forse per il raggiungimento dell'orgasmo, si rannicchiò su se stessa e si assopì. Contento di aver ultimato la sua prima missione, il ragazzo cercò di rimanere concentrato per portare a termine il suo ultimo compito, così da realizzare un'impresa mai riuscita prima d'ora a nessun essere mortale. Inspirò profondamente e si diresse con passo sicuro nella camera di Caroline e, una volta all'interno, la trovò ai piedi del letto, con le mani giunte.

"Nel tragitto il mio arnese ha avuto un paio di problemi, aiutami tu con la bocca e poi riprendiamo dove eravamo rimasti"

"Signore sei tu? Finalmente sei venuto a prendermi! Ogni tuo volere è un ordine per me", urlò la donna in preda all'estasi.

Il Martellone non fece in tempo a rendersi conto dell'equivoco che la nonna gli si attaccò al pistolino, decisa più che mai a non mollare la presa con le sue gengive raggrinzite.

Nell'intento di ritrarsi dalla morsa dell'adepta del Signore, il ragazzo sbattè contro l'anta dell'armadio alle sue spalle, producendo un forte rumore che fece precipitare entrambe le ragazze a controllare cosa stesse succedendo.

Croline, vuoi per il troppo vino, vuoi per la scena disgustosa di sua nonna che lo succhiava al ragazzo che un attimo prima era dentro di lei, vomitò tutto quello che aveva bevuto sul tappeto davanti a sé, mentre la ragazza dalla camicia corta lanciò un urlo così forte da svegliare l'intero vicinato.

Il Martellone approfittò della confusione che si era venuta a creare per tirare un pugno in testa alla vecchia, la quale stramazzò al suolo priva di sensi, per poi balzare dall'altra parte del liquido giallo che impregnava il pavimento, così da guadagnarsi l'uscita. Gli toccò correre per un breve tratto di strada completamente nudo, al fine di raggiungere il suo mezzo di fuga, sotto lo sguardo attonito delle persone affacciatesi alle finestre in ragione dei rumori che li avevano svegliati.

Poiché il freddo rigido di gennaio non risparmia nessuno, nemmeno se sei il Martellone, questi si ammalò.

Morale: non provare mai la tecnica del "Ping Pong" quando hai bevuto troppo, ma soprattutto quando in casa c'è una nonna invasata che prega da mesi.

Anche se questo il Sacro Codice non l'aveva specificato.


(Se arrivati a questo punto della storia non avete capito l'immagine di copertina, lasciatevelo dire: è grave).

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