Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 38

Conan's POV

"Chi me lo ha fatto fare?!" mi chiesi disperato, le voci squillanti dei giovani detective che mi perforavano i timpani.

Stavamo andando dal dottor Agasa per prelevare Shiho e poi dirigerci verso l'agenzia investigativa privata di Goro. Ran e suo padre, infatti, mi avevano praticamente costretto ad andare con loro verso la villa di un suo nuovo cliente.

"Quando ci sei tu riesco sempre ad imbattermi in un caso e risolverlo. Mi porti fortuna, quindi verrai con noi" mi aveva ordinato Goro, non accettando un "no" come risposta.

"Quella non è fortuna" avrei voluto ribattere disperatamente, ma non mi avevano nemmeno lasciato il tempo di fiatare che Ran mi aveva obbligato ad allungare l'invito anche ai bambini che, intanto, trotterellavano felicemente al mio fianco. Ovviamente non avevano rifiutato l'offerta.

Shiho non ne sapeva niente, e sospettai che mi avrebbe strangolato appena avrebbe saputo che avevo dato agli altri la conferma che sarebbe venuta con noi.

Sapendo che, in un modo o nell'altro, non sarebbe stato un giorno tranquillo, mi ero preoccupato di portarmi il papillon cambia voce, la cintura spara palloni, e le scarpe potenzia calcio.

-Ragazzi, io vado a prendere Ai, voi avvisate il dottore- dissi ad Ayumi, Genta e Mitsuhiko, ottenendo un "d'accordo!" in risposta.

Andai direttamente al suo laboratorio, certo che si trovasse là, ed infatti non mi sbagliavo: la trovai intenta a mescolare delle sostanze chimiche e appuntare qualcosa in un quaderno, per poi lanciare ripetute occhiate all'unico schermo acceso.

-Ciao, Shiho- la salutai d'un tratto, facendola sobbalzare.

Mi lanciò con rabbia uno sguardo truce, per poi prendere a borbottare tra i denti quelli che sicuramente erano insulti.

La fissai mentre versava con attenzione due sole gocce di un liquido verde acceso in una ampolla piena di qualcosa di trasparente.

Con mani tremanti chiuse la fialetta e la posò lentamente sul tavolo, asciugandosi con la mano un rivolo di sudore.

-Quella- la indicò con un sibilo -è una sostanza molto simile all'acido, e per poco tu non me l'hai fatta versare sulle mani- assottigliò minacciosa gli occhi.

-Ehm... s-scusa...?- tentai con un sorriso tirato.

-Mio dio, sei un cretino- sospirò posando gli occhiali che indossava sul tavolo e strofinandosi con forza gli occhi.

-Com'è che porti gli occhiali?- inclinai leggermente il capo da un lato, confuso.

-Passando molto tempo davanti ai computer, nell'organizzazione, ho sviluppato una lieve miopia, che è scomparsa quando ho smesso. Ora che sto tornando a lavorare, invece, sembra star peggiorando- spiegò con voce stanca, tornando a premere sulla base del naso quegli occhiali praticamente uguali ai miei -questi dovrebbero avere le stesse funzioni dei tuoi, li ha costruiti il dottore- aggiunse, buttandosi di peso sulla sedia girevole.

-Capisco- sussurrai con gli occhi fissi su tutte quelle sostanze chimiche dai colori sgargianti.

-Perché sei qui? Ho da fare-

Il fiato mi si mozzò in gola, consapevole che probabilmente sarei uscito da quella stanza con qualcosa di amputato, per non dire che non sarei uscito affatto.

-Beh...- iniziai titubante -io, Ran e i bambini andremo con Goro da un suo cliente- le spiegai.

-E quindi?- inarcò un sopracciglio.

-Io... i-io ho detto che saresti venuta anche tu- sganciai la bomba, seguita da un soffocante silenzio.

-Tu hai detto... cosa?!- sbottò alzandosi di scatto in piedi.

-Stai sempre chiusa qua dentro, ho pensato che uscire per un po ti avrebbe fatto bene- dissi disegnando dei cerchi immaginari con la punta del piede, lo sguardo rivolto ostinatamente a terra.

-Sei un caso disperato- borbottò togliendosi il camice bianco da laboratorio e afferrando una chiave.

Premette velocemente qualche tasto sulla tastiera, e lo schermo divenne subito nero. Dopo di che sistemò con cura le sostanze e le ampolle in degli armadietti che avevano recentemente installato sopra il tavolo; quindi apri la porta e uscì.

Mi affrettai a seguire il suo esempio, guardandola mentre chiudeva la porta a chiave e infilava quest'ultima in tasca, salendo poi le scale.

-Non sei... arrabbiata?- chiesi speranzoso.

-Vorrei ucciderti- rispose semplicemente, non smettendo di salire davanti a me.

"Meglio stare zitto" pensai, preoccupato di non riuscire ad arrivare al mio diciottesimo compleanno.

Si andò a cambiare nella sua stanza, quindi scese di nuovo in salotto, dove ci eravamo radunati tutti.

Salutammo il dottore, e dopo numerosi raccomandazioni da parte di Shiho su ciò che quest'ultimo avrebbe dovuto mangiare e non, uscimmo da casa Agasa.

Il viaggio verso la villa duro poco più di un'ora, costellato da canzoni felicemente intonate dai bambini.

La sbadigliona, per tutto il viaggio, era stata con la fronte premuta contro il finestrino della macchina, un'aria disperata dipinta in faccia. Non che io stavo meglio: avevo tutti i muscoli paralizzati (dato che ci eravamo schiacciati tutti nei sedili posteriori), e dubitavo che sarei mai tornato ad udire correttamente qualunque cosa.

Quando scendemmo dal veicolo per poco non finii spiaccicato a terra: le gambe sembravano fatte di instabile gelatina.

-Seguitemi e state zitti- disse Goro prima di posizionarsi davanti a noi e iniziare a camminare con passo deciso e sicuro verso l'entrata dell'immensa villa situata al centro di un enorme e curato giardino.

Mi guardai intorno, fissando con curiosità le siepi dalle varie forme, le fontanelle con delle statue sulla loro cima, e le numerose ed eleganti panchine.

La struttura ere completamente bianca, ornata però da vari dettagli in oro, che, per quanto ci provai, non riuscii ad escludere l'ipotesi che fosse vero.

Appena entrammo fummo investiti da un immensa ondata di lusso sfrenato, resa ancora più grande alla comparsa del proprietario di ciò che ci circondava. Era un uomo abbastanza basso e grande, vestito con una semplice camicia bianca e dei pantaloni marroni. Era pelato, ma in compenso aveva i baffi e il pizzetto talmente curati da far invidia a qualunque altro uomo. Aveva in aggiunta le mani piene di scintillanti anelli cosparsi da innumerevoli pietre preziose.

-Benvenuti!- ci accolse con un sorriso caloroso, battendo con forza le grosse mani.

-Buongiorno, signor Furoyoshi- lo saluto educatamente Goro, lanciandoci un'occhiataccia che ci fece intendere di dover seguire il suo esempio, cosa che facemmo esclamando in coro un "salve".

-Buongiorno a voi, miei cari- rispose il signore -seguitemi, vi prego- ci invitò con un cenno della mano all'interno di un immensa stanza.

Ci sedemmo tutti su degli eleganti divani in pelle nera, mentre il signor Furoyoshi si accomodò in una poltrona dello stesso materiale, di fronte a noi.

-Allora- esordì Goro, facendo intendere che volesse intavolare una conversazione sul motivo per cui ci trovavamo lì.

-Si, certo. L'ho chiamata perché ho estremamente bisogno del suo aiuto. Ho sentito parlare di lei, il detective in trance, in ogni dove, e alla fine ho deciso di rivolgermi a lei. Come le ho già spiegato al telefono, ho perso il mio anello di famiglia, e devo assolutamente trovarlo- disse il signor Furoyoshi sporgendosi in avanti.

"Siamo venuti qui per un... anello?"

Mi voltai di scatto verso Goro, fulminandolo, ma ignorò palesemente la mia occhiata. Dall'altra parte però, sentii un brivido percorrermi la schiena e, quando mi girai, notai che Shiho stava facendo lo stesso, ma nella mia direzione.

Le lanciai uno sguardo che diceva palesemente "non è colpa mia", ma lei, non lasciandosi abbindolare dalla mia aria di cucciolo bastonato, ricambiò con un'occhiata che aveva tutta l'aria di dire "non me ne frega un cazzo".

"Cattiva" mimai con le labbra, incrociando le braccia al petto e sporgendo il labbro inferiore.

Lei, in tutta risposta, alzò leggermente la testa e si passò l'indice lungo la gola, facendomi rabbrividire nuovamente.

"Ma che le ho fatto di male?!" mi chiesi distogliendo con ansia lo sguardo dal suo.

Nel frattempo Goro continuava a parlare con il signor Furoyoshi.

-Ha già provato a chiedere alla sua famiglia?- stava chiedendo il detective in trance.

-Non ho nessuno tranne mia moglie, e le ho già chiesto molte volte se l'aveva visto- scosse con fare drammatico il capo.

-E ai suoi dipendenti?- tentò di nuovo, con una mano posata sul mento.

-L'ho già domandato sia a Minako che a Fukuro- sospirò.

-Capisco- mormorò distrattamente Goro, avendo tutta l'aria di star pensando -beh, meglio iniziare a cercare- disse infine, alzandosi pigramente dal divano.

Passammo non so quante ore a cerare quel maledetto anello d'oro, con inciso sopra un albero genealogico; ma fatto sta che presto arrivo il pomeriggio, e il signor Furoyoshi interruppe con gentilezza la nostra ricerca.

-Signori, riprenderemo più tardi, ora ho proprio bisogno di una dormita- dichiarò con un sorriso -perché non fate un giro della casa con mia moglie?-

Neanche fosse stato un scherzo del destino, proprio in quel momento una signora sulla cinquantina varcò la soglia della porta. Era una donna alta e magra, i grandi ricci rossicci lunghi fino alla nuca, e il viso pallido costellato di tante piccole righe. Era vestita con una semplice maglia a collo alto viola, stretta lungo la sua figura slanciata, e una gonna a tubino nera.

-Tesoro, capiti a proposito!- esclamò il signore, spalancando le braccia -porteresti questi gentili signori a fare un giro della nostra umile casa?- chiese con un ampio sorriso stampato sul volto rotondo e paffuto.

-Certo- annuì subito lei, con un sorriso palesemente finto.

La seguimmo lungo un corridoio, mentre suo marito imboccò un'altra direzione. Dopo quasi una mezz'oretta sembrò ricordarsi di qualcosa.

-mi dispiace, ragazzi, ma potreste aspettarmi un momento qui? Mi sono appena ricordata che devo dare a mio marito le sue medicine- disse frettolosamente, iniziando a camminare con passo spedito appena le dicemmo di non preoccuparsi e di fare ciò che doveva.

Ritorno appena qualche minuto dopo, e così continuammo il giro di quell'abitazione. Ascoltavo distrattamente le descrizioni sui loro cimeli di famiglia, troppo occupato a fissare l'espressione corrucciata di Shiho, interrotta di tanto intanto da numerosi sbadigli.

"Cosa le prende, ora?" mi chiesi stranito.

Terminammo il "tour" entrando in una stanza piena di vari flipper, tavoli da biliardo, e altri giochi. Ai bambini si illuminarono subito gli occhi, e corsero verso i primi, Goro, Ran e la signora Furoyoshi si misero a conversare con il maggiordomo, Fukuro, anche se quest'ultima uscì quasi subito dalla stanza; mentre io e Shiho ci dirigemmo verso i secondi.

Fissai con curiosità le palle perfettamente allineate in un triangolo e rivolte tutte a faccia in su, e la pallina completamente bianca posizionata con precisione qualche centimetro più avanti.

-Sai giocare?- mi domandò Shiho, impugnando con maestria una delle stecche posizionate lì vicino.

-Si- mentii, non avendo mai provato in vita mia, ma non volendole dare tale soddisfazione, seppur piccola.

-Non sai giocare- sospirò quindi lei, smascherandomi all'istante -sai almeno come funziona il gioco?-

-Certo- sbuffai indignato, afferrando fermamente un'altra stecca.

Seguii i suoi movimenti quando si sporcò le mani con un gessetto, passandolo sulla punta della stecca; quindi la lasciai iniziare, più che altro per capire i movimenti che dovevo compiere.

Nonostante la nostra altezza, riuscivamo tranquillamente ad arrivare al tavolo, cosa che mi fece sospettare che fosse stato ideato apposta per dei bambini.

Shiho si mosse con fluidità verso il bordo del tavolo, piegandosi in avanti e posizionando le stecca. Chiuse un occhio, quindi colpì con decisione la pallina bianca che, rotolando, fece finire due delle palle nei buchi appositi.

La sbadigliona sorrise soddisfatta, facendomi un cenno del capo inteso come a continuare il gioco, e fu ciò che feci.

Giocammo molti round, con un perenne vantaggio di Shiho, ma qualcosa mi interruppe dal prendere la mira e colpire la palla bianca.

Un urlo agghiacciante ci investì, facendomi subito correre verso la sua direzione, seguito da Goro e Shiho.


Angolo autrice:


Ehilà, popolo di Wattpad!

Scrivo questo piccolo angolo autrice perché volevo avvisarvi di una cosa: da ora in poi i numeri dei capitoli li scriverò normalmente, perché con i numeri romani sto iniziando a sclerare. Volevo dargli un'aria elegante e tutto, ma a questo punto ci rinuncio, mi confondo troppo.

Ora correggerò anche tuuuuutti gli altri capitoli, quindi sappiate che non sono aggiornamenti, ma, per l'appunto, correzioni.

Bene, detto questo,

Alla prossima! X3

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro