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Capitolo 18

-Piccola premessa prima di iniziare-

Ecco a voi un nuovo capitolo! Spero come sempre che vi piaccia, e se così votate e commentate. Allora, non l'ho fatto apposta ad aggiornare di sera un capitolo contenente storie horror (ci tengo a precisare: le ho trovate tutte su Internet), ve lo assicuro... o forse no... eheheheh...

P.s. se quando state leggendo questa premessa è giorno ed il sole splende in cielo, vi consiglio caldamente di rimandare la lettura di questo capitolo di sera. Detto questo... a lunedì prossimo! X3
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Conan's POV

Il dottore prese un respiro profondo e cominciò a raccontare:

-Vi avverto che questa è una storia vera, ma nessuno sa chi e come abbia scoperto questo che sto per dire... L'unita 2298 iniziò il suo ciclo così come era stata programmata. Si svegliò dalla sua stazione di ricarica con il resto del terzo turno delle unità per l'estrazione terra profonda ed andarono verso l'ascensore della caverna per iniziare la loro rotazione. L'umanità si era sempre chiesta che misteri scientifici nascondevano le profondità della terra. Dato che noi non riuscivamo a sopportare l'intenso calore e la pressione, abbiamo creato gli UETP. Bellissime meraviglie del progresso scientifico, dovevano scavare autonomamente e senza stancarsi un buco di 25 chilometri attraverso la crosta terrestre. La comunità scientifica aveva trattenuto il fiato su quello che avrebbe scoperto riguardo al passato della terra. Come l'ascensore raggiunse il livello più basso, le unità revisionarono il loro programma per poi mettersi al lavoro. Erano progettate per scavare, mentre allo stesso momento analizzavano il materiale che scoprivano. Semplice ed efficace. L'unità 2298 iniziò a frantumare energicamente un muro considerevole, e continuò per parecchie ore, finchè i suoi sensori percepirono un picco di calore dall'altra parte della roccia di fronte a lei. Si fermò per un attimo prima che il suo programma decidesse che fosse una semplice anomalia. Continuò a scavare finchè non finì dentro una grande caverna. Se avesse avuto dei sensori audio, avrebbe sentito le urla. I gemiti di milioni di anime dannate. Se i suoi sensori fossero stati più avanzati, avrebbe rivelato migliaia di corpi sfregiati e contorti che la superavano per andare verso l'ascensore che li avrebbe portati verso la superficie. Se il programma lo avesse permesso, avrebbe riportato i suoi strani ritrovamenti alla squadra di ricerca in superficie. Ma era programmata per scavare. Annotò l'incremento di calore e continuò...-

Mi era venuta la pelle d'oca alla fine del racconto, e con la coda dell'occhio notai che non ero stato l'unico ad averla, ovviamente non parlando della sbadigliona. Tutti ci complimentammo con il dottore per l'ottima scelta, persino Miss Horror:

-Wow... questa mi è piaciuta. Ottima scelta, dottore-

-Ora io!- esclamo Genta alzando la mano.

-Siamo tutt'orecchie...- lo accontentò Ai.

Lui, quindi, iniziò:

-Un cacciatore, dopo aver passato un intero giorno intento nel suo hobby, si trovo nel bel mezzo di un'immensa foresta. Si stava già facendo buio e l'uomo, avendo perso l'orientamento, decise di procedere sempre nella stessa direzione fino ad uscire dalla vegetazione sempre più fitta e opprimente. Dopo ore di cammino, raggiunse una capanna di legno in una piccola radura. Dato che oramai si era fatta notte, decise di vedere se fosse possibile fermarsi a dormire all'interno della costruzione. Si avvicinò e trovò la porta socchiusa. All'interno non c'era nessuno. Il cacciatore si distese sull'unico letto, pensando che, al limite, avrebbe potuto giustificarsi con i proprietari il mattino successivo. Guardandosi attorno, si sorprese di vedere tutte le pareti adornate da svariati ritratti, tutti realizzati con un incredibile grado di realismo. Senza alcuna eccezione, mostravano volti in primo piano che lo osservavano con lineamenti contorti dall'odio e dalla malizia. Il cacciatore si sentiva decisamente a disagio e dovette sforzarsi molto per ignorare quei quadri. Girò la faccia contro il muro e, esausto, crollò finalmente addormentato. Il mattino successivo, l'uomo si sveglio, si voltò e si guardò attorno, sbattendo gli occhi all'accecante luce del sole che sembrava entrare da ogni direzione nella stanza. Guardando verso l'alto, scoprì che la capanna, in realtà, non aveva nessun quadro alle pareti. C'erano solo finestre...-

La pelle d'oca tornò a farsi sentire più forte di prima, e, anche questa volta, ognuno diede il suo personale parere (inutile dire che erano tutti positivi).

-Bravo, inquietante ma non esageratamente. Anche la tua è stata una buonissima scelta- annuì Ai.

Lei non sembrava proprio toccata dalle due storie precedentemente raccontate, al contrario di noi, i quali, anche se non lo davamo a vedere, ci aveva pervaso un leggero timore. Genta arrossì lievemente al complimento di Ai, ringraziandola subito dopo. Ma anche Mitsuhiko voleva farsi notare, quindi si offrì per essere il prossimo:

-Ora tocca a me!- esclamo infatti.

-In una piccola cittadina degli stati uniti, verso la fine del 1800, viveva un ragazza sedicenne di nome Mary. A quel tempo in giro c'erano molte malattie mortali, incurabili, come la difterite. Mary fu colpita da quest'ultima. Il padre di questa sfortunata ragazza era un medico, uno dei migliori in città. Ma, siccome non aveva i soldi necessari per le cure della figlia, si arrese. Somministrò alla figlia un sonnifero molto potente e disse che la figlia era ormai spacciata. Il giorno dopo vi fu il funerale, ma la madre ancora speranzosa convinse tutti a lasciarla legare un filo intorno al polso della figlia, che fuoriusciva dalla bara e dal terreno. Questo filo si collegava ad una campanella appesa ad un'asticella. Se la ragazza si fosse mossa avrebbe fatto suonare la campanella. Ma dalla casa di lei il suono non era udibile, così la madre si propose di stare notte e giorno a guardia della figlia. Ma il marito sapeva che la figlia non era morta, quindi cercò di convincere numerose volte la moglie che la ragazza ormai era deceduta. Così, da bravo medico, preparò un sonnifero che somministrò alla povera donna mentre era in preghiera. Con quest'ultima addormentata, non fu difficile riportarla a casa. Quando il mattino seguente il becchino del cimitero andò a lavorare, trovò l'asticella a terra, assieme alla campanella. Spaventato e confuso andò a chiamare i genitori della ragazza. Quando tornarono tutti assieme alla tomba della figlia, estrassero la bara e, alzando il coperchio trovarono uno spettacolo raccapricciante. Mary era contorta in una posizione di dolore e sofferenza quasi innaturale, le mani sporche di sangue e le unghie conficcate nel coperchio, sporco anch'esso di sangue e pieno di graffi. La ragazza si era svegliata e aveva provato ad uscire da quella trappola, messa lì dal padre. E lei, nel vano tentativo di fuga, era morta per mancanza d'ossigeno. Qualche giorno dopo il padre di Mary fu trovato in bagno, morto. Lo specchio era in frantumi e sul volto dell'uomo vi era dipinta un'espressione di terrore, come se avesse visto la morte in faccia, oppure... un fantasma. La leggenda narra che, se ti posizioni davanti allo specchio a mezzanotte in punto, con la sola luce di una candela e se ripeti tre volte girando su te stesso "Bloody Mary", lei apparirà di fianco a te con le mani protese in avanti tutte insanguinate e scarne, con il suono di una campanella che la accompagnava sempre. Se la guarderai attraverso il riflesso dello specchio, lei ti dirà il tuo futuro, ma se ti giri e la guardi... morirai dopo un giorno di coma...- raccontò con voce raccapricciante.

Mi si era formato un groppo in gola, e diventai nervoso all'idea che più si andava avanti, più le storie erano spaventose.

-La leggenda di Bloody Mary... non mi sarei aspettata niente di meno da te, Mitsuhiko- annui Ai verso la direzione del diretto interessato.

Lui arrossi violentemente ma, grazie al buio che circondava ognuno di noi, non fu visibile più di tanto; inoltre si poteva tirare fuori la scusa del fuoco e del suo calore che infiammava le guancie del ragazzino. Quest'ultimo iniziò a grattarsi imbarazzato una guancia con l'indice, ringraziando Ai poco dopo.

-Posso continuare io?- chiese la piccola Ayumi.

-Ti ascoltiamo- le fece un cenno la sbadigliona.

Ayumi tirò fuori da non so dove una torcia, e l'accese, puntandola dal basso verso l'alto facendo si che illuminasse il suo viso dolce, come in ogni "raduno attorno al fuoco per raccontare storie horror" che si rispetti.

-La mia non è molto spaventosa, ma spero che vi piaccia lo stesso- comincio.

Prese un lungo respiro e, con voce raccapricciante ornata da un ghigno maligno, iniziò a parlare:

-Hai mai provato a passare attraverso uno specchio? Ti sei mai chiesto perché non ci riesci? Credi che sia così perché è contro le leggi della fisica? No. Non è vero. Il tuo riflesso ti sta semplicemente bloccando. Sta facendo in modo che tu non vada dall'altra parte dello specchio. Ma non arrabbiarti. Se sapessi cosa c'è in quel mondo, non penseresti nemmeno di andarci. Un mondo dove i crimini sono comuni. Dove le persone si uccidono per arrampicarsi sulla scala sociale. Dove la terra è distrutta, bruciata, arida. Dove torture, discriminazioni ed ingiustizie sono all'ordine del giorno. Stai contento di non vivere da quella parte dello specchio. A meno che tu non sia il riflesso..-

Deglutii nervosamente quando Ayumi finì l'ultima frase. Essa spense la torcia e la fece sparire chissà dove.

-Peccato... anche se immaginavo che non vi sarebbe piaciuta...- sospirò triste.

-Stai scherzando?!- esclamo Ai -Era bellissima! Certo, era corta e non molto spaventosa, ma compensa queste mancanze con solo l'ultima frase. Quella frase ribalta completamente i pensieri delle persone, infondendole dubbi e timori. E' una delle più belle che abbia mai ascoltato- concluse sicura.

-Davvero?- si illuminò la piccola.

-Davvero- concluse sorridendole dolce.

-Ora di chi è il turno?- chiese Mitsuhiko.

-Sono rimasti Conan ed Ai- gli rispose Genta.

-Mini Sherlock, a te il piacere...- ghignò silenziosamente la sbadigliona, senza nessuna traccia di paura in volto o nel suo modo di muoversi e parlare.

-Ok...-

Come fecero tutti gli altri all'inizio delle storie da loro raccontate, chiusi gli occhi ed espirai profondamente, rilasciando poi il tutto con un solo e grande sospiro. Dopo di che li aprii e iniziai:

-Mai sentito parlare di quel movimento filosofico che prende il nome di solipsismo? Praticamente, se sentiamo cos'hanno da dire i solipsisti, solo lui esiste. Poiché solo la sua mente è la sola cosa che lui reputa vera, allora nient'altro lo è. Diciamo che la logica funziona decentemente. Se i sensi sono solamente la nostra capacita di processare informazioni, e questi ultimi si rivelano inaffidabili, allora tutto quel che c'e nella tua testa e -solo ed esclusivamente- realtà. Ed è qui che troviamo delle bizzarre conseguenze. Quella cosa sotto il tuo letto, o in soffitta, che i tuoi genitori reputano solo "roba nella tua testa"? Beh, anche i tuoi genitori sono solo "roba nella tua testa". La tua vista, il tuo unico modo di ragionare, quella sensazione così rassicurante quando accendi la luce e ti assicuri che non c'è nulla? Roba nella tua testa. La cosa in soffitta, comunque, è solo un'altra storia. Non l'hai mai vista, non l'hai mai udita, non l'hai mai sentita, ma il tuo corpo fa di tutto per far credere alla tua testa che lì non c'è nulla. Ora chiediti, perche accade ciò?-

Nessuno fiato al termine del racconto. credendo di aver trovato una storia penosa, chiesi ridacchiando:

-Faceva cosi tanto schifo?-

-Ma sei scemo?!- esclamo Ai, esattamente come aveva fatto con Ayumi, solo più convinta e con gli occhi che luccicavano.

-Mio dio! Questa era di una figata assurda! Potrebbe rientrare nella mia top 10 delle storie horror più horror!- esclamò agitando le mani entusiasta.

La fissai allibito, così come gli altri, mentre continuava a blaterale sulle qualità di quella storia.

-Ai?- la chiamai titubante.

-Tu- mi indicò con un dito -Perché hai scelto questa storia e non un'altra?-

-Beh... perché essa racchiude horror, fantascienza e realtà-

-Esatto!- esclamò -quello è un mix letale! Qualunque storia racchiuda quei tre temi, se è scritta bene, potrebbe diventare una delle più fighe! Questo tipo di racconto è fantastico perché mette in dubbio le conoscenze della scienza, e di conseguenza rende insicure le nostre sicurezze- continuò.

-Ah...- sospirò sognante -avevo perso le speranze per riuscire ad ascoltare una storia horror che non fosse penosa-

-Ai?- la richiamai.

-Si?-

-Vogliamo continuare?-

-Giusto! Di chi è il turno, ora?-

-In realtà... toccherebbe a te, non è rimasto più nessuno- rispose confusa Ayumi.

-Tocca a me?- si fece nuovamente "seria", con un ghigno spaventoso ad adornarle il volto.

-Non possiamo finirla qua ed andare a dormire?- chiesi nervosamente, non volendo restare traumatizzato più di quanto già ero.

-Oh, certo che no... ora arriva il bello...- ridacchiò lei maleficamente.

-Quando siete pronti avvisatemi- non si rivolse a me, ma solo ai bambini e al dottore, sapendo che io non sarei mai stato pronto per l'horror.

Il dottore, così come me, iniziò a sudare freddo per il terrore, ed io mi pentii di non aver portato un pannolino o delle mutande di ricambio. I bambini, leggermente intimoriti, si volsero verso il dottore, cercando spiegazioni riguardo la strana richiesta di Ai. Il dottore disse semplicemente:

-L'ha chiesto per prepararvi alla paura che proverete dopo...-

-Non può essere cosi tanto spaventoso... vero?- deglutì Mitsuhiko.

-Meglio non saperlo, fidati...- gli rispose il dottor Agasa tremante.

Inutile dire che Ai non aveva ancora iniziato a arccontare e tutti si stavano già pisciando sotto, quindi immaginiamoci alla fine del racconto... praticamente tutti morti stecchiti dalla paura. Mi feci coraggio dicendomi che Ai faceva così solo per intimorirci e che la storia non era esageratamente horror, dopo di che dichiarai fingendomi calmo:

-Via il dente, via il dolore. Ai, puoi iniziare-

-Perfetto...- ridacchiò lei sadicamente.

-Avete mai trovato un vampiro in una stanza in cui eravate appena entrati? Una creatura disgustosa con membra ossute e pelle livida? Il tipo che ringhia appena entrate, come una bestia pronta ad attaccare? Il tipo che vi blocca al vostro posto con i suoi occhi incavati ed ipnotici, che vi rendono incapaci di scappare mentre guardate la cosa orribile srotolarsi dalle ombre? Il vostro cuore ha mai iniziato a correre, nonostante le vostre gambe si rifiutassero di farlo? Avete mai sentito il tempo rallentare mentre la creatura attraversava la stanza nel buio con un battito di ciglia?-

Lentamente si alzò dal tronco che fungeva da panchina e, passando alle nostre spalle, iniziò a girare attorno a noi, provocando un suono di foglie calpestate, e mettendoci ancor più timore addosso.

-Avete mai sussultato con paura quando lui vi mette una mano artigliata sulla vostra testa e l'altra sotto il vostro mento cosi può inclinarvi facendovi esporre il collo? Vi siete mai divincolati mentre la sua lingua ruvida e secca scorreva sul vostro collo, sulla vostra mascella, sulla vostra gola, alla ricerca della vostra arteria?-

Ormai era arrivata dietro di me e, nel preciso istante in cui pronunciò quelle parole, il suo respiro caldo, divenuto poi un soffio gelido, mi fece venire i brividi quando incontro la mia nuca; quel gesto era sicuramente volontario data la vicinanza tra la sua bocca ed il mio collo, ma di certo non mi era venuta la pelle d'oca solo per quel sospiro, e io lo sapevo bene.

-Avete mai sentito il suo respiro caldo lasciarsi in un sibilo contro la vostra pelle quando sonda il vostro polso o il flusso che scorre verso il vostro cervello? La sua lingua ha riposato lì, pulsando leggermente come se stesse assaporando il momento? Poi avete sperimentato un'agitata oscurità mentre scoprivate che non tutti i vampiri si cibano di sangue e alcuni si nutrono di ricordi?- continuò con voce lenta e roca, sedendosi nuovamente al suo posto.

Notai che "il sospiro" lo aveva riservato solo a me, mentre agli altri si era limitata a girare intorno.

-Bene, vi è mai successo? Probabilmente no. Ma lasciatemi riformulare la domanda... siete mai entrati in una stanza per poi dimenticare all'improvviso perche eravate entrati?-

"Porco fottutissimo cacchio..."sbiancai, mentre una fredda folata di vento concludeva il suo spaventoso racconto.

Sentii un improvviso calore nei piani bassi, quindi abbassai il capo e scoprii con disapprovazione che mi ero piasciato sotto dalla paura.

Letteralmente.

Per mia fortuna la luce del fuoco non bastava ad illuminarci chiaramente, infatti l'inondazione non era visibile agli altri.

Tutti stavano tremando dalla paura e si guardavano intorno per non so quale motivo; i giovani detective si erano addirittura avvinghiati l'uno all'altro con gli occhi spalancati e intrisi di timore.

-Oh, andiamo! E' solo una storia inventata... forse...- sussurrò l'ultima parola con un ghigno malefico.

-Non ci stai aiutando...- mormorai cercando di calmarmi.

-Direi che siamo tutti d'accordo sul fatto che la storia che ha vinto e quella di Ai...- ridacchiò nervosamente il dottore, cercando di scacciare le emozioni che ci attanagliavano l'anima.

Tutti annuimmo all'unisono, ovviamente, non spicciando parola.

Io pero dovevo trovare una soluzione per il problema dell'eruzione acquatica, quindi proposi:

-Andiamo tutti a dormire? Che ne dite?-

Tutti acconsentirono e si precipitarono nelle proprie tende di corsa, mentre io fermai il dottore per chiedergli se aveva qualcosa con cui sarei potuto cambiarmi, infatti, dopo aver controllato nel mio zaino, scoprii di aver dimenticato il cambio. Ricevendo una risposta negativa, ritentai domandando ai bambini, ma neanche loro non poterono aiutarmi: infatti i loro zainetti contenevano solo merendine, patatine e bibite. Lasciai che rientrassero nelle tende, quindi mi diressi verso quella di Ai e, stando all'esterno di essa, le chiesi ad alta voce:

-Ai? Puoi uscire un attimo?-

Non mi rispose e si limitò a fare come chiesto, guardandomi poi interrogativa:

-Che c'è?- mi chiese infatti.

-Beh... ecco... hai un paio di pantaloncini da prestarmi?-

-Scusa?- inarcò un sopracciglio credendo di aver sentito male.

-Hai un paio di pantaloni da darmi in prestito?!- esclamai imbarazzato.

-Perché?-

-Come perché?! Non puoi darmeli e basta?!-

-No. Voglio sapere il motivo per cui ti servirebbero i pantaloni del mio cambio- ribattè incrociando le braccia divertita.

-I miei li ho bagnati- sussurrai avvampando -contenta ora?!-

-Molto. Eccitazione o pipì?- mi chiese nuovamente con nonchalance.

-Ma che cacchio di domande sono?! Pipì, ovviamente!- esclamai indignato di tale domanda.

-Per fortuna...- sospiro sollevata -per i pantaloncini posso rimediare, ma per le mutande... temo che sei fottuto. Devi lasciarle ad asciugare vicino al fuoco, e questo implica che resterai senza mutande ma con i pantaloni- mi spiegò da dentro la tenda, visto che si era messa a frugare all'interno di essa alla ricerca dell'indumento.

-Che palle...- imprecai passandomi le mani in faccia.

-Tieni- mi disse subito dopo essere uscita e avermeli porsi.

-Grazie, sei la mia salvezza- la ringraziai, constatando con felicità che era una tuta semplice nera.

Scappai in fretta e furia nella mia tenda, cambiandomi.

-Oddio... è troppo strano...- mormorai, alludendo al fatto di star indossando una tuta senza mutande.

Comunque l'indumento mi calzava a pennello, ed era morbido e caldo.

Con alcuni bastoni riuscii a far stare in piedi le mie mutande, lasciandole poi ad asciugare.

-Mio dio... in che situazioni mi so cacciare...-

Entrai poi nella mia tenda, nella speranza di cadere tra le braccia di Morfeo.

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