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CAPITOLO 4

Merlyn non aveva immaginato che dietro i draghi ci fosse così tanta storia.

Apparentemente, Iseldir aveva raccontato, i draghi vivevano insieme ad alcuni uomini degni, discendenti dei primi uomini a cui era stato donato il potere di parlare con i draghi e di domarli.

Un grande dono, concesso da alcuni draghi che avevano valutato tutti i discendenti di quella stirpe degni di essere i signori dei draghi.

Merlyn aveva cercato di comprendere come trovare un signore dei draghi, solo per scoprire che erano stati tutti sterminati da Uther e quasi tutti i draghi, con l'eccezione di Kilgarrah, uccisi.

La difficoltà del compito non aveva di certo fermato la ragazza, che non avrebbe permesso a niente di mettersi tra lei e il suo obiettivo finale, liberare Kilgarrah dalla prigionia ingiusta, senza però permettergli di danneggiare la popolazione innocente di Camelot.

Il signore dei draghi le serviva per ottenere tale ingiustizia.

Quindi, armata di pazienza, aveva spulciato tutti i libri di Geoffrey, per riuscire a trovare l'elenco di coloro che servivano alla corte prima della morte della regina.

Trovare un passaggio segreto in biblioteca che portava a un'intera stanza di reperti magici era stato un fortunato incidente.

Trovare in quella stanza segreta l'elenco che tanto anelava, era stata una coincidenza che non avrebbe contestato.

Purtroppo, la sua ricerca veniva costantemente fermata.

In quell'occasione, pensò mentre seguiva Arthur, era stata la caccia a fermare la sua ricerca dei nomi.

Molti nomi avevano di fianco il crimine, possedere la magia, e la data di morte.

Pochi, molti pochi, erano scappati, ma non avevano il potere di governare i draghi.

Merlyn era felice per quei pochi che erano sopravvissuti e devastata per tutti gli altri che non avevano potuto.

Arthur diede indicazioni ai suoi uomini, prima di fare cenno alla ragazza carica di provviste per la caccia di avvicinarsi.

"Cos'è?" Sussurrò lei, sperando che non fosse niente e che se ne sarebbero andati senza uccidere nessuno.

"Non lo so ancora. Noi lo circondiamo. Tu vai lì dentro e lo fai uscire allo scoperto."

"Volete che vada lì dentro? Avete appena detto di non sapere che cosa sia, potrebbe essere pericoloso."

Merlyn fissava offesa il principe, pensando che forse sarebbe dovuta rimanere a cercare i nomi di signori di draghi vivi.

"Speriamo. Avanti vai."

Merlyn avanzò, appesantita dalle borse che chiaramente non aveva potuto posare e che non le sarebbero mai state di alcun aiuto.

Quando arrivò nella radura, il suo cuore si fermò.

Un unicorno, bellissimo e maestoso, si ergeva davanti a lei.

Lo sguardo immortale della creatura la faceva sentire degna.

Anche se Merlyn non si riteneva affatto degna di essere davanti ad una simile bellissima e pura creatura.

"Vai! Vai!"

L'unicorno nitrì.

"Ti prego, vattene. Ti uccideranno."

L'unicorno la ignorò e Merlyn vide Arthur mirare con la sua balestra.

"Arthur, no!"

Troppo tardi, ignorando la serva, la freccia colpì il fianco dell'unicorno, facendo crollare la creatura a terra, dolorante.

"Mi dispiace, mi dispiace tanto."

Merlyn le cullò il muso, piangendo per la sua morte, il proprio cuore in pena per lei.

Arthur arrivò poco dopo, vittorioso.
"Un unicorno!"

"Cosa avete fatto?" Chiese Merlyn, guardando il principe che sbuffò. "Non fare la femminuccia, Merlyn."

Merlyn alzò lo sguardo, vedendo un uomo dietro Arthur, con il mantello e il bastone.

Poi, riportò lo sguardo sulla creatura, alzandosi.

"Non sistemerò le sue carni per il vostro divertimento."

"Merlyn."

"Fatelo voi, se vi piace tanto."

Con le lacrime che le scorrevano lungo le guance, Merlyn tornò ai cavalli.

***

"Idee su cosa abbia distrutto il raccolto?"
Chiese Merlyn, avvicinandosi al mentore mentre lavorava.

"Devo ancora condurre tutti i test." Gaius le rispose, continuando. "Nessuna malattia che conosco può distruggere tutto il raccolto in una sola notte."

Merlyn chiese. "Cos'altro se non una malattia può uccidere le piante?"

Gaius rispose. "Non sta uccidendo tutte le piante. Le siepi e gli alberi intorno ai raccolti stanno perfettamente bene. Sfortunatamente, non si possono mangiare."

"Uccide solo le piante commestibili?"

"Apparentemente." Le disse Gaius, agitando una provetta per farne reagire il contenuto.

"Gaius... Arthur ha ucciso un unicorno e il giorno dopo succede questo?"

Gaius la guardò, il rimprovero scritto sul viso. "Non incolpare sempre la magia, Merlyn. Il metodo scientifico ci porterà alla soluzione."

"Mi chiedo perché mia madre mi abbia mandato da voi."

Gaius la guardò, trafitto.
"Merlyn."

"Non mi insegnate altro che la paura per quello che sono, per come sono nata! Non ascoltate nessuna delle mie idee e mi trattate come se fossi una stupida che non sa niente sulla vita."

Merlyn scosse la testa, alzandosi e dicendo.
"Se non volete ascoltare le mie idee, farò meglio ad offrire conforto alle persone che stanno morendo per la scarsezza di cibo."

Gaius osservò la ragazza uscire dalla stanza, sentendosi in colpa per aver deluso Unith e la giovane donna.

***

Merlyn aveva trovato i druidi vicino a Camelot.

"Dovete partire." Disse loro, e Iseldir la guardò sorpreso.

"I raccolti stanno scarseggiando e so che Uther incolperà la magia. Se sapesse che siete qui, non esiterà ad uccidervi tutti."

"Grazie per averci avvertito, Merlyn. Nel nostro viaggio, possiamo fare qualcosa per te?"

"Gli unicorni... ucciderne uno merita una simile punizione?"

Iseldir annuì.

Merlyn sospirò. "Cercherò di mostrare la ragione ad Arthur, ma non posso promettere molto. Ti ringrazio per il  tuo aiuto."

"Viaggeremo molto." Le fece notare Iseldir e Merlyn annuì. "Sai se un signore dei draghi è riuscito a scappare?"

"Ci sono delle voci. Balinor, dicono si chiami."

"Potete trovarlo? Cercarlo?" Chiese Merlyn e Iseldir annuì.

"Lo cercheremo."

"Grazie." Disse Merlyn e Iseldir, mentre lei si allontava, mormorò. "Grazie a te."

***

Parlare con Arthur era tanto utile quanto parlare con un asino sordo.

"Avete pensato a ciò che vi ha detto ieri notte Anhora?"

"Beh, può essere fuggito ieri notte, ma almeno ora sappiamo chi stiamo cercando. Ho detto a mio padre che troverò questo Anhora e metterò fine a questa storia."

"E se dicesse la verità riguardo alla maledizione?"

"Credi sia io responsabile di aver portato la sofferenza fra la mia gente?"

"No." Negò Merlyn, sicura di quello che diceva, ma sicura anche del resto che stava per dire. "Quando avete ucciso l'unicorno ho visto Anhora nella foresta." Ammise la ragazza, girandosi verso il principe che si stava infilando un paio di stivali.

"Perchè non hai detto niente?"

"L'ho visto per un attimo ed è scomparso. Non sapevo chi fosse. Credevo fosse un'allucinazione. Ma sono certo che fosse là."

"Questo non prova nulla." Negò il principe. 

"Non vi fa pensare che potrebbe avere ragione?"

"Perché si aggirava nella foresta?" Arthur sbuffò, prima di dire. "Mi fido ancora meno di lui."

"Perché Anhora sarebbe dovuto comparire a Camelot per poi mentirvi?"

"Era spalle al muro, ha solo escogitato un modo per andarsene incolpando me." Spiegò Arthur, facendo sbuffare la serva.

Merlyn si era fermata davanti al tavolo dove, dall'altro lato, Arthur si stava infilando il secondo stivale.

"Arthur, può scomparire, non gli serve escogitare un modo per andarsene."

"Mio padre mi ha avvertito riguardo agli stregoni come lui." Arthur si era alzato in piedi, fissando la serva. "Non si fermeranno finché il nostro regno non sarà distrutto."

"Io credo che dica la verità." Disse Merlyn, cercando di ignorare il dolore che provava al petto per la frase del principe, dolore accentuato dalla frase successiva.

"Allora sei una sciocca. Non puoi fidarti neanche di una parola detta da uno stregone. Ricordalo bene."

Credendo che Arthur se ne fosse andato, Merlyn prese un respiro profondo.

"Cercherò di risolvere io, allora. Spero che sia abbastanza per Anhora."

***

Merlyn era andata nel mezzo della foresta, urlando per lo stregone.

"Anhora!"

"Volevi parlarmi?"

Merlyn si voltò, per vedere Anhora davanti a lei.

Subito, si inginocchiò.

Anhora sembrava sorpreso, ma la ragazza non gli fece dire niente.

"Vi prego, ascoltatemi. La gente di Camelot, non merita di morire per l'orgoglio di pochi. Che male ha commesso la gente comune? Che peccato deve espiare con la sua morte?"

Anhora si fece avanti, mettendole una mano sulla spalla. "Bambina, non sono felice di vederli morire e soffrire. Non sono io a dare la maledizione."

"No, ma non potete fermarla in alcun modo? Arthur si sente in colpa per la sofferenza della sua gente!"

"Deve essere puro di cuore."

"E' venuto a salvare il mio villaggio da dei banditi, un villaggio fuori dal territorio di Camelot. Questo non lo rende abbastanza puro?"

Anhora sembrava pensieroso, prima di chiedere, la voce dolce.

"Ti fidi di Arthur?"

"Gli affiderei la mia stessa vita." Ammise la ragazza, e Anhora annuì. "Recati al Labirinto di Gedref. Lì, affronterai la prova finale."

"Grazie, Anhora." Disse Merlyn, guardando lo stregone che le sorrise triste, prima di annuire.

Poi, Anhora sparì e Merlyn toccò il muso del cavallo che aveva preso dalle stalle. "Andiamo a Gedref, Safir. Pronta?"

La ragazza montò a cavallo e lo guidò fino a Gedref.

Senza sapere di essere stata seguita da Arthur, sul proprio destriero Llmarei, per tutto il tragitto, ascoltando anche la conversazione che aveva avuto con lo stregone.

***

Davanti a due calici, Merlyn fu sorpresa di vedere Arthur.

"Voi cosa ci fate qui?"

"Ti ho sentita decidere di contattare Anhora e ti ho seguita. Poi ho scoperto che, nonostante la grande fiducia riponessi in me, hai deciso di prenderti carico di un mio errore."

"Non eravate disposto a ragionare e non potevo fare morire altra gente."

Arthur guardò Anhora, prima di chiedere. "In cosa consiste questo test?"

"Ci sono due calici davanti a voi." Disse Anhora, sottolineando quello che, secondo Merlyn, era piuttosto ovvio. "Uno dei calici contiene un veleno mortale, e l'altro calice, un liquido innocuo." Improvvisamente, Merlyn ebbe paura che quella prova avrebbe ucciso uno di loro due. "Tutto il liquido contenuto in entrambi i calici deve essere bevuto, ma ognuno di voi può bere da un solo calice."

"Che razza di prova ridicola è questa?" Chiese Arthur, guardando preoccupato Merlyn nel mentre. "Che cosa proverebbe?"

"Sta a voi decidere cosa prova. Se superate la prova, la maledizione verrà annullata."

Anhora poi rimase in silenzio, lasciando ai due il tempo di decidere.

"Dobbiamo trovare un modo per capire quale calice contiene il veleno. A quel punto lo berrò." Affermò Arthur, facendo sollevare lo sguardo incredula a Merlyn.

"Lo berrò io, Sire."

"E' una mia colpa, non permetterò che tu muoia per risolvere i miei errori, Merlyn."

"Siete il futuro re, io sono solo una serva. Quale vita ha più valore?"

"Non sei solo una serva, Merlyn. Non per me. Se ti avessi dato ascolto, non saremmo in questa situazione. Sei molto più saggia di quanto io potrei mai essere."

"Arthur..."

"No." Arthur scosse la testa. "Non ti permetterò di morire per me, Merlyn."

"Ma..."

Arthur la fermò, posando una mano sulla sua.

"Sono contento che tu sia qui, Merlyn. Sono grato di avere l'occasione di morire con te. Non riesco a pensare ad un'ultima compagnia migliore."

"Ho capito!" Merlyn si allungò sul tavolo, dicendo. "Versiamo tutto il liquido in un solo calice e così saremo sicuri che è avvelenato. Così tutto il liquido può essere bevuto, e sarà da un solo calice."

Merlyn, soddisfatta di sè, non si rese conto dell'inganno che Arthur le fece.

Quando si rivoltò, niente in arrivo per ferirla, Arthur aveva il calice con tutto il liquido in mano.

"Arthur, non potete!"

"Merlyn. Lasciarti morire non è quello che mi hai insegnato. E sarei un pessimo re, senza te."

Poi, guardandola negli occhi, Arthur bevve il calice.

"NO!"

Merlyn gli toccò il viso, la guancia, cercando un battito. 

"Anhora, per favore, lui... Avevo il dovere di proteggerlo, era il mio destino."

"Non è morto. Ha appena consumato un sorso di sonnifero. Si risveglierà a breve."

"Cosa?" Merlyn lo guardò, sollevata.

"Un unicorno è puro di cuore. Arthur doveva dimostrarsi uguale a lui, per sollevare la maledizione. Era pronto a morire, per te. Questo lo rende puro di cuore."

"Starà bene?"

"Sì, Merlyn, starà bene."

Merlyn diede un bacio sulla guancia del principe.

"Avevo sentito storie della tua magia, Emrys, ma mai della bontà del tuo cuore."

"Io..."

"Hai attraversato il labirinto di Gedref. Solo i puri di cuori, i degni, possono vedere il labirinto. Per tutti gli altri, qui non è altro che una palude impraticabile e impervia, che non vale la pena di vedere."

"Arthur l'ha visto per quello che era."

Anhora annuì. "Avevi ragione a credere in lui, Merlyn. Non avrei dovuto dubitare della tua opinione."

Merlyn si alzò, mentre Anhora diceva. "D'altronde, la figlia della triplice dea ha molto da insegnare."

Merlyn lo guardò confusa. "Mia madre non è una dea. Si chiama Hunith. Vive ad Ealdor e guarisce la sua gente. Non è una dea."

"Sei figlia in modi diversi, Merlyn. Emrys ha un significato che non può essere ignorato."

Merlyn lo guardò confusa.

Arthur gemette e Anhora sorrise.

"Il tuo amico sta per svegliarsi. Prenditi cura di lui."

Merlyn si inchinò allo stregone.
"Grazie per avermi concesso questa opportunità."

"Non avrei mai potuto negartela, Merlyn. L'unicorno ti ha scelta. Deve aver visto qualcosa in te."

Merlyn sorrise e Anhora scomparve.

Arthur si alzò. "Sono in Paradiso?"

"No, clotpole. Siete solamente svenuto. Anhora voleva solo dimostrare che eravate puro di cuore, come lo è un unicorno."

"Mi dispiace non averti ascoltata. Avevi ragione."

"E voi avevate torto. E sappiamo entrambi che la prossima volta non mi darete comunque ascolto. E io dovrò rimediare ai vostri errori, di nuovo."

Arthur rise. "Posso darti qualcosa in cambio di questo favore che hai reso a Camelot e che mio padre non può venire a sapere?"

"Vi farò sapere quando avrò un'idea."

Arthur rise e Merlyn scosse la testa, divertita.

Angolo autrice
La scena finale dell'unicorno che vive avviene, ma non la scrivo.

Merlyn ho deciso che è una semidea. Ovvero la figlia della Triplice Dea.

Non so ancora che cosa significa, ma mi piaceva ed è così.

Alla prossima

By rowhiteblack

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