7.
K A T S U K I
Non credo sarei in grado di spiegare come sono tornato ai dormitori, se qualcuno me lo chiedesse. So solo che mi tremano le mani, ho l'impressione di non riuscire a mettere a fuoco ciò che mi circonda perché la mia testa è impegnata su tutt'altro.
So per certo di aver fissato Izuku per un tempo che mi è sembrato interminabile, anche dopo che è sparito tra gli alberi. A primo impatto, sembrava tutto un grande incubo.
È difficile da capire, ma mi sento come se avessi perso qualcosa di davvero importante. Forse ho perso lui, alla fine ci sono riuscito.
Continuo a sentire le sue parole rimbombarmi nella testa.
Volevo solo che prendessi quella cazzo di mano.
Non ho avuto paura quando i Villain hanno attaccato la scuola, e nemmeno quando mi hanno rapito.
Non ho avuto paura quando Shigaraki mi ha usato come scudo per limitare All Might, né quando i Nomu hanno invaso la città.
Ho sempre provato un senso di pace e di conforto nella violenza, perché è così che sono cresciuto. Ho imparato a trasformare il terrore in forza e non ho mai davvero ragionato sulle conseguenze delle mie azioni.
Mia madre mi ha insegnato a non avere punti deboli.
Amare qualcuno vuol dire averne, io non ero fatto per amare. Non mi sono mai posto il problema finché non c'è stata in ballo la vita di Izuku.
Quel giorno ho avuto paura. L'ho spinto via a rischio della mia stessa vita perché non credevo di riuscire a sopportare l'idea che gli succedesse qualcosa. Ho smesso di pensare, credevo di impazzire.
Quel giorno ho capito che Izuku era il mio punto debole e forse per questo non sono sorpreso di avere paura anche adesso.
Ho paura di averlo perso per sempre, per quanto poco senso possa avere visto che non posso davvero dire che sia mai stato mio.
Eppure, lo ammetto, pensavo di poter sempre tornare da lui in un modo o nell'altro e che lui mi avrebbe aspettato tendendomi la mano fino al giorno in cui non fossi stato pronto a stringerla.
Sono stato un idiota, perché non potevo davvero pretendere che rimanesse fermo a subire ogni mio comportamento sbagliato.
E ora guardo la porta di camera sua e penso di aver fatto la mia ennesima stronzata.
Vorrei davvero bussare e chiedergli scusa, vorrei esserne in grado.
Non è colpa sua se ho sempre rovinato tutto, se non sono mai stato in grado di affrontare i miei demoni. Ci ha provato così tanto, vorrei con tutto me stesso essere ciò di cui ha bisogno. Ma non lo sono, è evidente.
In fondo, come posso dargli torto se ha deciso di arrendersi?
È stato il primo a difendermi quando tutti pensavano che sarei stato molto più bravo come Villain che come eroe; adesso non riesco a non pensare che avessero ragione.
Era lui a spronarmi ad essere meglio di così. Se perdo lui, io chi sono?
Probabilmente non ho capito nemmeno dove volesse arrivare stasera, non capisco mai davvero le cose importanti. Vorrei non essere sempre così...come? Non trovo nemmeno l'aggettivo adatto.
So solo che tutti i sentimenti che ho seppellito per anni stanno risalendo a galla come fossero una mina pronta ad esplodere e per una volta non c'entrano niente le mie mani sudate.
Mi basterebbe bussare; deve essere già tornato, ma se lo conosco ancora un po' so per certo che sta fissando il soffitto ripensando al nostro scontro.
Alle mie labbra sfugge un ringhio. Non posso, non stasera. Posso parlargli domani, o tra un po'.
Continuo a rimandare, lo faccio sempre, perché è molto più facile che ammettere di non sentirmi degno nemmeno di respirare la sua stessa aria.
Così sospiro, passo oltre e barcollo fino alla mia stanza.
Sembro ubriaco, faccio cadere cose come se non avessi più la capacità di stringere le dita intorno a qualsiasi oggetto. Alla fine, mi ritrovo con le mani strette sulla ringhiera del terrazzo, mi viene da vomitare e nemmeno l'aria fresca sulla faccia riesce a calmarmi.
Cos'ha Kirishima che io non ho?
«Cazzo!» sbraito e tiro un calcio alla ringhiera, fa un rumore sinistro che si propaga nel vuoto. Non mi basta, niente riesce a togliermi di dosso il senso di sconfitta che mi preme sulle spalle.
«Vaffanculo!» urlo tanto forte che penso di aver svegliato l'intero dormitorio. Non mi importa, non so dare importanza a niente perché nemmeno lacerandomi la gola riesco a coprire quel "va bene" che Deku aveva appena sussurrato.
Cerco di riprendere fiato, sto tremando e non è freddo.
Perché non riesco mai ad essere più di questo? Perché non so fare altro che urlare e prendere a cazzotti le cose?
Torno dentro, non riesco a ragionare e so che la risposta alle mie domande si trova nella stanza accanto alla mia.
Faccio appena in tempo ad aprire la porta, però, che un lampo candido mi supera senza nemmeno vedermi. Riconosco i capelli bianchi di Shoto, stringe il telefono in una mano mentre corre giù per le scale con i pantaloni della tuta e la felpa ancora infilata per metà su una sola spalla.
«Oi!» richiamo la sua attenzione, lui si blocca e si volta mostrando anche i ciuffi rossi. Non mi mette subito a fuoco, impiega qualche secondo e quando lo fa vedo l'omicidio puro nelle iridi di colori diversi.
«Che cazzo ci fai tu qui?» chiede come se avesse visto un fantasma.
Dove diamine dovrei essere? Non rispondo, lui stringe le dita intorno al telefono tanto forte che ho l'impressione che possa spezzarsi a momenti.
«Che succede?» la mia voce è innaturale, come se il mio corpo avesse già capito qualcosa a cui la mia mente non è ancora arrivata.
«Vaffanculo, Bakugou» sbotta riprendendo a scendere le scale. Resto interdetto, è tutto troppo assurdo per essere reale così lo seguo cercando di richiamare la sua attenzione. Mi ignora, quando arriviamo all'ingresso ci sono il professor Aizawa ed All Might ad aspettarlo.
Hanno un'espressione che non mi piace, All Might sembra non sapere come muoversi in quella stanza enorme. Mi guardano entrambi un po' stralunati, anche loro sembrano chiedersi perché sono lì.
«Andiamo, ho la posizione» Shoto passa il telefono ad Aizawa senza guardarmi, lui annuisce.
«Torna a letto, giovane Bakugou» All Might mi sorride, ma non c'è niente di rassicurante nella piega delle sue labbra.
Solo in quel momento i miei neuroni si decidono a scontrarsi tra loro per creare una sinapsi.
C'è una sola costante che collega me, Shoto, All Might ed il fatto che fossi tornato presto in dormitorio.
«Dov'è Deku?»
Non credo di aver mai avuto questo tono di voce, è quasi acuto. Non rispondono, Shoto trema di rabbia. Lo vedo dalle sue mani, vorrebbe stringermele al collo e qualcosa in fondo allo stomaco mi suggerisce che dovrei lasciarglielo fare.
«Allora?» li incalzo facendo un passo avanti. «Che cazzo succede? Dov'è Iz-»
Per la seconda volta nella stessa sera non faccio in tempo a finire la frase, questa volta è Shoto a colpirmi. Si è mosso in modo tanto veloce che nemmeno volendo avrei potuto schivarlo.
«Non ti azzardare a dire il suo nome» urla fuori di sé mentre Aizawa cerca di spingerlo via ed All Might tenta di tirare indietro me. «È colpa tua. È solo colpa delle tue fottute stronzate! Maledetto il cazzo di giorno in cui ti ha conosciuto!»
Vorrei dire qualcosa, davvero, ma sono troppe informazioni tutte insieme di cui non mi importa. Perché sì, siamo d'accordo sul fatto che la sua vita sarebbe stata migliore se non mi avesse incontrato, ma in questo momento voglio solo sapere dov'è.
Così gli mordo istintivamente il braccio, lui lascia la presa sul mio collo e ne approfitto per dargli un calcio. All Might riesce a tirarmi via mentre Aizawa tiene Shoto per le braccia. Mormora qualcosa, lui si calma all'istante accasciandosi in avanti ma non smette di guardarmi con odio.
«Sta bene, ha solo bisogno di riposo» All Might continua a tenermi indietro mentre Shoto viene trascinato fuori. Potrei liberarmi dell'uomo anche solo respirando, per quanto è debole, ma non voglio. Non mi sta tenendo con forza perché ha capito che non ho intenzione di attaccare. Voglio solo capire.
Sento qualcosa bruciare all'altezza del petto e quando guardo l'eroe che io e Deku abbiamo sempre ammirato mi rendo conto che non ho respirato per parecchio tempo.
«Voglio venire anche io.»
«È meglio di no.»
«Ma voglio...»
«Bakugou» il tono di All Might è fermo. «Non puoi venire, non è il momento. Ti garantisco che sta bene, ma non puoi venire. Ti spiegherò tutto domani mattina.»
Il cuore mi dice di combattere, la mente mi costringe a stare fermo.
Così mi limito ad annuire, lo guardo uscire dal dormitorio ed è in quel momento che mi lascio cadere.
Non riesco a non pensare alle parole di Shoto.
È colpa mia...cosa? Ho tante colpe, dovrebbe essere più specifico.
Mi trascino lentamente verso il divano, non so nemmeno io quanto tempo passa mentre fisso il pavimento. So solo che di colpo sento una mano sulla spalla e non ho bisogno di girarmi per riconoscere Eijiro.
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