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Capitolo 3

Rimase lì a fissarmi con la bocca semiaperta ed io non riuscivo a non trattenere un sorriso.

Stava pensando a qualcosa che la faceva rimanere paralizzata. Probabilmente si stava chiedendo come io e Thomas facevamo ad essere fratelli essendo completamente opposti.

«Vi conoscete?» si intromise mia madre risvegliandola dal suo stato di trance.
«No» risposi freddo accomodandomi al mio solito posto. Continuava a guardarmi e la cosa mi stava facendo irritare...e anche molto.

Mentre mangiavo le cose sul mio piatto i miei occhi stranamente finivano su di lei non riuscendo a smettere di osservare ogni suo movimento timido.

Si era formato un silenzio tranquillo in cui io mi concentrai esclusivamente sul cibo. Volevo finire al più presto per rinchiudermi nuovamente nella mia stanza.

Ma a quanto pare per gli altri quel silenzio era troppo pesante da sostenere e a rompere il ghiaccio fu di nuovo mia madre.
«Abby. Da quanto conosci Thomas?»

«Solo da alcuni giorni ma frequentiamo molti corsi insieme» tentò di spiegare la ragazzina.

«Vivi nella confraternita?» ecco partire l'interrogatorio da parte di mia madre ed io cercai di sbrigarmi a finire prima di sentire un intero discorso di cose che non mi interessavano affatto. Dovevo impedire i piani di Jason non subirmi le storielle di quella perfettina.

«No, vivo a qualche isolato di distanza»
«Da sola?»
«No,no»
«Mamma, smettila con l'interrogatorio» si intromise Thomas risultando quasi impossibile da comprendere avendo la bocca piena.

«Sono contenta che Thomas abbia trovato una ragazza in gamba quanto te» riflettei su quello che aveva appena detto mia madre. Due ragazzi fissati
con lo studio e incredibilmente noiosi dovevano essere proprio una coppia perfetta. Una di quelle coppie che durano fino al matrimonio e che scopano soltanto dopo di esso.

«Parlaci della tua famiglia» aggiunse e da quella affermazione il viso della perfettina si incupì come se stesse sul punto di piangere.
«Mamma» la ammonì Thomas urlando.

«Dov'è il bagno?» come avevo immaginato stava scappando per non affrontare la domanda. Cosa le sarà successo di tanto catastrofico da non poter parlare? Non che mi interessasse.

«Al piano superiore seconda porta a destra» in pochi secondi si alzò e con passo veloce si recò al piano superiore come spiegato da mia madre.

«Si può sapere perché glielo hai chiesto?»
«Volevo soltanto conoscerla»
«Non vuole parlare della sua famiglia e sappiamo entrambi cosa le è successo»

«Scusate volete dirmi che quella ragazzina è la sorella di Kayl Taylor. Proprio quel Kayl. E il padre è Mark Taylor?» chiesi quasi strozzandomi con l'ultima forchettata.

«Si e non chiamarla "ragazzina" di certo ha più cervello di te» mi schernì mio fratello.

«Dove vai?» mi chiese vedendo che mi stavo alzando.
«Nella mia stanza se posso»
«No, non puoi fino a quando c'è lei sopra» in risposta alzai il dito medio della mano destra e gli feci un sorrisetto.

Lo sentii dire qualcosa simile ad un "al diavolo". Raggiunsi la mia stanza ma sentendo dalla stanza affianco l'acqua scorrere decisi di bussare.

«Ci sei?» la porta si aprì velocemente e davanti agli occhi mi comparse Abby, la mia prima intenzione fu dirgliene quattro ma senza una spiegazione mi ritrovai a guardarla come se fosse riuscita ad ammonirmi.
«Scusa» mi oltrepassò ed io tornai nella mia stanza chiudendo la porta.

Rimasi sdraiato sul letto a fissare il soffitto bianco illuminato leggermente dalla luce che entrava dalla finestra. Lasciavo il cellulare canticchiare quelle note fastidiose che mi avvertivano l'arrivo di nuovi messaggi o notifiche.

Non stavo pensando ero solo fisso a guardare quel soffitto così spoglio e malinconico. Una cosa positiva era che finalmente non stavo più pensando a Tylor. Ma mi bastò il nome per cominciare a ripensarci.

Tylor. Tylor. Tylor. Tylor. Abby Taylor.

Mi misi a sedere di scatto dandomi dei leggeri schiaffetti sulle guance. Perché stavo pensando alla perfettina? Perché mi ero ridotto a guardare il soffitto della stanza?

«Fanculo» mi alzai e salutando mia madre tornai nel mio appartamento.
Decisi finalmente di leggere i messaggi che erano arrivati e tutti davano l'annuncio di un'altra festa alla quale non avrei partecipato.

Possibile che in quell'istituto organizzassero solo feste?
Passai quindi la serata a ubriacarmi per conto mio e in compagnia delle mie solite sigarette tra le dita.

Molto presto si fece l'alba e per tutta la notte non riuscì a chiudere occhio ero perennemente distratto da qualcosa a me sconosciuto.

Con malavoglia e con un fantastico mal di testa mi alzai e mi andai a preparare. Lo specchio rifletteva un ragazzo con due enormi occhiaie sotto gli occhi arrossati e con una carnagione molto più chiara della sua naturale.

Disprezzavo con tutto me stesso quel ragazzo che si rifletteva sullo specchio.
Beveva per dimenticare, aveva il vizio di fumare ed era riuscito a cadere in tentazione di qualcosa di più imponente di lui.
Quel ragazzo forse lo sapeva, anzi lo sapeva sicuramente ma non faceva niente per cambiare.

Mandandomi a fanculo tramite lo specchio mi andai a preparare uscendo così un attimo dopo.

Quella mattina decisi di andare al bar a piedi per schiarirmi un po' i pensieri e per quanto fossi avventato sapevo anche io che era meglio non prendere la moto.

Quella mattina le lezioni non c'erano e potevo tranquillamente godermi la giornata. Avendo finito il caffè decisi di andare al NosParis, una piccola caffetteria che aveva aperto si e no da tre mesi.

Per mia grande sfortuna trovai anche Evelin ad aspettarmi come era da routine il sabato mattina.
Con il sorriso più falso del mondo e cercando di placare il martellamento nella mia testa, mi diressi da lei che mi abbracciò all'istante per poi posare le sue labbra colorate di rosso sulle mie.

«Ho una sorpresa per te» disse tenendo stretto il mio braccio conficcando le sue lunghe unghie finte sulla pelle.
«Davvero?» finsi il mio entusiasmo cercando di levarla dal mio braccio.
«Spero che ti piaccia» notai un piccolo movimento al mio lato destro e poi una figura andare sul retro.

«Vado un attimo a prendere una cosa che mi sono dimenticato...torno appena ho fatto.» dissi tagliando corto senza inventarmi scuse.

Appena la vidi entrare andai sul retro ma qualcosa colpì il mio petto. Quel qualcosa era proprio la perfettina. Volevo divertirmi un po' così ero pronto a tirar fuori il peggio di me.

«Non sai stare in piedi, eh?» dopo aver fatto la mia battuta di turno le porsi la mano gentilmente ma la rifiutò come se ne fosse disgustata. Cercai di esaminare il suo comportamento ma più la guardavo più non riuscivo a capirla. Poi mi accorsi della divisa classica delle cameriere che lavoravano in quella caffetteria.

«Non ci credo, tu lavori qui»
«Devo andare a casa» mi superò come fece l'ultima volta ma le afferrai il polso mettendola con le spalle al muro.

Stava cercando di andare verso l'auto parcheggiata di fronte l'entrata e la riconobbi subito: era l'auto di Kayl Taylor.
«Non ho finito... Sei una cameriera, chi sa cosa ne penseranno gli altri»
«No, non lo dirai» disse con un velo di lacrime che le coprivano quegli occhi così grigi che mi ricordavano delle nuvole pronte a scatenare un temporale.

«Non ne sarei tanto sicuro»
«Ti prego, no. Cosa ti ho fatto?» una lacrima le scese bagnandole quelle guance rosee.

Le lasciai i polsi lasciandola andare. Alcune cose le caddero dalla borsa ma io me ne andai prima che potessi peggiorare la situazione. Dovevo impedire i piani di Jason, dovevo solo distrarmi da Tylor, non dovevo distruggerla.

Dentro, oltre al vuoto che avevo ormai da anni, sentì qualcosa di nuovo. Rabbia, disapprovazione. Ma verso chi? Solo verso me stesso. Non sapevo né il come né il perché ma sembrava che quella ragazza riusciva a farmi pentire delle mie azioni.

Decisi di andarmene quando venni distratto da un piccolo oggetto a terra che molto probabilmente era di proprietà della perfettina. Lo raccolsi e me lo cacciai in tasca senza un motivo. Forse così avrei avuto una buona scusa per vederla e ostacolare Jason Low.

Erano ore che camminavo in giro nei quartieri vicino, approfittandone anche per fumarmi qualche sigaretta nel mio parco.

Il sole era tramontato ed era passata da un po' la mezzanotte. Preferivo continuare a camminare che andare a casa per ubriacarmi per poi sentirmi di merda la mattina seguente.

Da lontano scorsi l'auto di Kayl Taylor che probabilmente abitava alla casa di fronte. Dalla finestra, che dava sul giardino, scorsi quella piccola sagoma che doveva per forza appartenere alla sorella. Iniziai a tirarle dei piccoli sassolini cercando di attirare la sua attenzione.

Dopo numerosi tentativi finalmente una piccola testolina si affacciò e riuscii a distinguere alcuni linearmente anche se la poca luce non me lo permetteva.

«Finalmente. Pensavo di rimanerci tutta la notte» dissi per farmi riconoscere.
«Come fai a sapere dove vivo?» come lo facevo a sapere? Non potevo dirle che la cercai per tutto il pomeriggio vagando come un imbecille alla ricerca dell'auto di Kayl. Solo al pensiero risultava così ridicolo.

«Ti ho seguita» mentii.
«Cosa vuoi?» mi chiese acida e fredda.
«Hai dimenticato questo» mentii di nuovo. Mirando attentamente la finestra, gli terrai il piccolo oggetto che lei non riuscì ad afferrare e per qualche secondo scomparse all'interno.
«Grazie» disse semplicemente con tono molto lontano dall'essere freddo.

«Vieni. Hai dimenticato anche un'altra cosa.» mi venne una fantastica idea per il mio obiettivo prevalente.
«O-Ok»

La aspettai appoggiato al tronco dell'albero vicino e, appena sentii la porta principale aprirsi, le andai incontro. Continuava a tormentarsi i polsi risultando così...patetica.
«C-Cosa...emh, cosa-» prima che aggiungesse altro le bloccai i polsi e la misi con le spalle al muro. Abbassò immediatamente i suoi occhi così presi entrambi i polsi con una mano e con l'altra gli spostai a forza il mento per farmi guardare.

Mi avvicinai a lei per simulare un bacio così da vedere la sua reazione. Cercò di divincolarsi ma, a mano a mano che annullano le distanze, si calmava sempre di più fino a immobilizzarsi.

Era come le altre allora. Anche lei voleva solo un mio bacio? Resi la cosa a mio vantaggio.
«Facile» le lasciai i polsi e iniziai ad allontanarmi per dargli spazio. Le sue guance, come avevo immaginato, si infuocarono di un rosso vivo che si riusciva a vedere anche con la scarsa luce.
«Cosa?»
«Sei una ragazza facile» le diedi le spalle aspettandomi una reazione di rabbia che non tardò ad arrivare.

«Cosa? Non è vero. I-Io non sono una ragazza facile. Tu non sai niente di me e non ti permetterò di giudicarmi»

"Ti conosco meglio di quanto tu immagini, perfettina" per la prima volta mi ritrovai a pensare invece di parlare.

«Tu? Non permetto a nessuno di dirmi cosa fare. Tanto meno a te Abby Taylor» diedi un pugno al muro che la fece sussultare. Mi allontanai verso la strada per tornare a casa e la salutai con un cenno di mano.
«Ci vediamo Abby»

Tornai a casa e presi il cellulare per inviare un messaggio a James, Nash e Jason.

"Rassegnati non hai più speranze. In questi giorni me la sono lavorata un po'. E non perché io voglia partecipare alla scommessa, voglio solo vederti fallire Low"

Soddisfatto di me stesso mi rilassai sul divano e la stanchezza di due giorni sulle spalle si fece sentire. Senza volerlo mi addormentai non avendo neanche le energie di andare nella mia stanza.

"Tylor..."

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