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Farsi del male e non sentirlo

Buenos diaaaaas chicosss!
Lo spagnolo mi perseguita anche fuori da scuola! D:
Premetto che in questa mia storia su Finnick ed Annie alcune tematiche un po' crude
verranno trattate con la stessa serietà di altre, perché la storia è nata per rappresentare
in ogni contesto la vita dei due.
Mi sarebbe sembrato davvero inopportuno slittare su argomenti d'obbligo.
Detto questo, vi lascio al capitolo!
Un bacio,
Lily

BUONA LETTURA DEI 70esimi HUNGER GAMES E POSSA LA FORTUNA SEMPRE ESSERE A VOSTRO FAVORE

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .




Finnick tornò a casa sua, nel Villaggio dei Vincitori.

Non la usava mai durante l'anno. Ci tornava solamemte un giorno prima della mietitura per scortare i due tributi fino a Capitol City.
Invece quell'anno, aveva deciso di tornare una settimana nel suo Distretto insieme a Mags, la sua Mentore, non che unico membro della sua famiglia.

Spalancò la porta ed entrò.

Sentì chiaramente il profumo invitante della carne messa sul fuoco, ma non aveva fame. In realtà, voleva solamente andare a letto e dormire, perché una strana spossatezza ed un altro sentimento che non riusciva a decifrare, lo stavano lasciandi senza forze.

Prima che potesse anche solo poggiare un piede sulla scala, la piccola figura di Mags gli si parò davanti, con le braccia conserte.

Lo guardò con severità, indicandogli con lo sguardo la cucina.

"Davvero Mags, non ho fame" tentò di convincerla.

La donna non si lasciò ingannare dagli occhioni verdi del ragazzo.

Lo prese per un braccio e lo trascinò di peso sulla sedia e dopo servì un ottimo piatto di carne con contorno di piselli e carote. Il bello dell'essere due Vincitori era quello di disporre di qualsiasi genere di cibo.

Finnick guardò la donna, implorante. Era probabile che avrebbe vomitato tutto se avesse inforchettato anche una sola cosa.

Mags si sedette dall'altro capo della tavola e iniziò a mangiare lentamente, senza mai perderlo di vista.

Per farla contenta, il ragazzo iniziò a spiluccare qualcosa, costringendo il cibo a scendere e obbligando il proprio stomaco di non ricacciare tutto su.

Dopo qualche minuto, Finnick allontanò il proprio piatto, ancora mezzo pieno, scuotendo il capo, desolato. "Non ce la faccio, Mags. Mi dispiace"

La vecchia lo guardò ancora, con una scintilla di comprensione negli occhi.

Si alzò e gli si avvicinò piano, andando a sedersi proprio accanto a lui. Gli posò una mano sulla guancia e gliela accarezzò con amore.

Finnick si beò di quella sensazione. Era da tempo che nessuno lo trattava più in quel modo.

"Tu stai male" disse Mags seriamente.

Il ragazzo la fissò stupito: era da almeno un anno che non sentiva la voce della donna.

Preferiva non parlare, perché sosteneva, le parole fossero effimere, mentre i pensieri, i gesti, l'emozioni, quelle erano qualcosa di intimo, che non possedevano il potere di mentire.

"Non è nulla, davvero" la rassicurò lui, non convincendola.

Mags tese una mano e gli toccò il petto all'altezza del cuore, poi inarcò le sopracciglia.

Ti fa male qui, vero?

Finnick sorrise amaramente. "Ho imparato a non soffrire più lì" rispose.

Ed era vero. Era stato male per troppo tempo, finché aveva deciso di non prestare più attenzione al dolore del proprio corpo, l'aveva confinato in una parte di sé così lontana e remota che quasi riusciva ad ingannarsi.

Ma Mags no.

La vecchia gli prese il volto tra le mani e gli diede un lieve bacio sulle labbra.

Io ci sono sempre.

"Lo so, Mags" disse.

Si alzò e si incamminò verso la camera, quando suonò il telefono.

Solitamente lo lasciava suonare, semplicemente ignorandolo. Ma quella volta ce l'aveva proprio di fianco, quindi alzò la cornetta.

Una voce squillante, di Capitol City, lo fece rabbrividire.

Fu una conversazione veloce, gelida da parte sua. Dopo un minuto nemmeno, riattaccò e si passò una mano sugli occhi.

Ecco perché avrebbe dovuto evitare il cibo.

Sentì che quel poco che aveva mangiato stava facendo a pugni per tornare su e gli ci volle tutta la forza di volontà per non vomitare sul pavimento.

Con il maggior contegno che riuscì a trovare, si diresse in camera, dove prese il suo zaino e ci infilò dei vestiti nuovi, della crema e un olio alla lavanda. Poi afferrò il cappotto e scese le scale.

Avrebbe dovuto affrontare Mags.. non le sarebbe piaciuto. Non aveva scelta.

"Io devo andare" disse con disinvoltura.

Mags uscì rapidamente dalla cucina, guardandolo interrogativa.

Era quello sguardo che Finnick non riusciva a reggere. Si voltò verso il calorifero e ci appoggiò le mani. Nonostante fosse ancora molto presto, già emanavano calore. Mentre gli altri Distretti morivano di freddo e di fame, i Vincitori erano serviti e riveriti.

"Ho un impegno" spiegò in risposta all'occhiata della donna.

"Capitol?" domandò lei.

Un record. Due frasi nella stessa serata. Doveva essere davvero preoccupata.

Avrebbe voluto fingere e far finta di nulla, ma a quella domanda spiazzante, non seppe dire di no.

"Devo".

Mags scosse la testa con vigore, un'espressione severa in volto.

Gli picchiettò con un dito sul cuore.

"Non importa a nessuno quello che provo. A nessuno! Nemmeno più a me" esclamò con rabbia, uscendo e sbattendo la porta.

Andò incontro al treno che l'avrebbe portato da quella donna a Capitol City, in grembo ad una persona che da lui voleva solo piacere, che gli strappava in altri brandelli l'anima, che lo rendeva ancora di più una persona peggiore.

Era bello assistere ai preparativi della Festa del Raccolto.

Ognuno si dava da fare per addobbare qualcosa, per rendere migliore una zona, per aiutare chi aveva qualche difficoltà.

Nonostante Annie ancora fosse arrabbiata con la sorella per la sera prima, quando aveva bellamente spalmato in faccia a Finnick di lei ed Eliah, non si fecero attendere quando Nereyde le chiamò per uscire.

Il loro compito era di addobbare la piazza centrale, davanti alla casa del sindaco, con ghirlande e vari nastri colorati.

Ocean, appena arrivate, si unì al gruppo di sue amiche mentre Annie e l' amica si avvicinarono alla casa di Theti, la figlia del sindaco.

La trovarono in cucina, intenta a seguire uno dei suoi programmi preferiti di gossip di Capitol City. Non che lei amasse la capitale, ma riteneva davvero ridicole le cose che entusiasmavano quegli stupidi.

Anche Annie e Nereyde si fermarono un secondo per assistere alla sceneggiata assurda di una signora con i capelli verde acido, sparati da tutte le parti, che accusava suo marito di averle comprato un pesce giallo e non rosso. In quel modo non le aveva dimostrato il suo amore.

Le tre ragazze scoppiarono a ridere per l'idiozia di alcune persone.

Stavano per andarsene, quando Nereyde indicò lo schermo.

"Ehi! Ma quello è Finnick!!".

Annie si voltò verso il televisore. Non c'erano dubbi: iragazzo inquadrato, altissimo, biondissimo e bellissimo da mozzare il fiato, era proprio Finnick Odair.

"Perché diavolo..?" fece Theti, risedendosi sulla sedia.

La conduttrice, una signora sui trent'anni, venne inquadrata, mentre la foto di Finnick ancora si stagliava sullo sfondo.

"..e così il bel Finnick Odair è stato immortalato mentre usciva, non troppo furtivamente, dalla casa di Kandra Salux" disse ed un seguito alle parole, apparve anche la fotografia del ragazzo sul portone di una casa, intento a sistemarsi la camicia ancora spiegazzata e i capelli tutti in disordine. Da una finestra in alto, una ragazza di ventitré anni circa, lo stava salutando, con solamente indosso un lenzuolo, palesemente nuda.

Le due amiche di Annie si girarono di scatto verso di lei, che però se ne accorse appena.

Aveva gli occhi incollati sullo schermo, più precisamente sul viso del ragazzo che esibiva quel suo sorriso sghembo per le telecamere, probabilmente fiero del suo operato.

Non seppe perché, ma quel viso, se prima diventato ormai familiare, quasi simpatico, in quel momenti le infondeva una sensazione di nausea incredibile, tanto che dovette distogliere gli occhi dalla fotografia che continuava a lampeggiare.

Inoltre si sentiva arrabbiata. Ma arrabbiata per cosa, esattamente?

Lui era liberissimo di fare quello che voleva, di andare a letto con chi voleva.

Aveva diciannove anni e il pieno controllo della sua vita. Inoltre, come le aveva ricordato la sera prima, non si poteva obbligare qualcuno a non uscire con chi preferiva. Era andato a divertirsi una notte a Capitol City? Non c'era da stupirsi, dato che sembrava essere il suo intrattenimento principale.

Annie sarebbe andata alla festa con Eliah e sarebbe stata bene.

"Che cos'avete da guardare?! Se sperate che cada in ginocchio in preda ad una scenata isterica, ve lo scordate. Saranno affari suoi quello che fa in giro" rispose alle occhiate delle due altre ragazze.

In realtà lo fece con un tantino di foga in più, ma non se ne curò. D'altronde era ancora irritata per quello che era successo la sera prima.

Uscirono con le mani cariche di decorazioni e iniziarono ad attaccarle agli stipiti delle porte, vicino alle bancarelle, sui vasi che ornavano la piazza e così via.

La Festa del Raccolto era stata pianificata proprio in quei giorni per distogliere i ragazzi dall'idea della Mietitura.

Inutile dire che non era servito a nulla: il Distretto 4 era uno tra i Favoriti e qualche anno c'erano stati addirittura dei volontari.

Molti ragazzi, ma non tutti, venivano addestrati al combattimento, ma quelli che decidevano il contrario, potevano proseguire con una vita tranquilla, nella speranza di non essere scelti.

Su quell'aspetto, il Distretto 4 era molto permissivo.

Ciononostante, durante la scuola, ai ragazzi veniva insegnata, un'ora al giorno, una tecnica di combattimento base, che poteva essere spada, arco, pugnali, lancia, tridente, fionda, dardi e via dicendo.

Così la fama di Favorito non scompariva dal distretto, ma nemmeno si potevano paragonare come l'1 e il 2.

Ocean si avvicinò alla sorella, sorreggendo una ghirlanda un po' malridotta. "Annie, non riesco a sciogliere il nodo" le disse, allungandogliela.

La ragazza sospettò che non fosse quello il motivo per il quale la sorella le si era accostata.

Gliela prese dalle mani e iniziò a sbrogliarla.

"Hai sentito che..?" iniziò Ocean, con molto tatto.

Annie la fulminò con lo sguardo. "Non ti sembra di aver già fatto abbastanza ieri?" sibilò furiosa.

Non si capacitava come la sorella sapesse costantemente tutto di tutti, ventiquattro ore al giorno.

"Non ti dovrebbe interessare molto quello che ho detto dato che ribadisci in continuazione che Finnick Odair è solamente una scocciatura per te" la incalzò la sorella seppur seria.

"Infatti! Ma mi hai fatto fare la figura della stupida".

Cercarono di tenere la discussione sotto voce, ma già qualche ragazzo lì vicino aveva iniziato ad appassionarsi.

"Non hai fatto la figura della stupida! Ti sei comportata da stupida dopo, questo si" osservò Ocean.

Intanto le mani di Annie lavoravano freneticamente per sciogliere il nodo. Nemmeno sapeva perché si stesse ancora interessando a quello.

Avrebbe potuto benissimo stamparglielo in faccia ed andarsene.

"Se tu non avessi aperto la boccaccia, probabilmente non l'avrei fatto!".

Ocean incrociò le braccia la petto. "Ma che ti importa di aver fatto una brutta figura con Finnick?! Non lo detesti con tutto il cuore?". Ora la ragazzina stava parlando a voce decisamente alta.

L'altra sorella Cresta rimase spiazzata dalla domanda. "Non.. non lo detesto" balbettò, in contropiede.

"Allora ti piace. Non c'è altra spiegazione al tuo comportamento"

"Non mi piace nessuno, Ocean!! Vattene a sistemare questa stupida ghirlanda!" esclamò, tirandogliela dietro, perfettamente snodata.

La sorellina la guardò ancora un attimo, ma non c'era cattiveria nei suoi occhi.

"Magari non vuoi che ti piaccia per via di ciò che hai visto. Di Capitol City" le mimò con le labbra, allontanandosi.

Almeno questo ebbe la decenza di non dirlo ad alta voce.

Annie si girò a continuare il proprio lavoro, con un nervoso paragonabile a quello di uno squalo bianco. Non riuscì praticamente a fare nulla senza che le mani le tremassero per la rabbia e più volte fu costretta a chiudere gli occhi e respirare a fondo, prima di ricominciare.

Verso le sette, finirono ogni dettaglio e ad ognuno fu concesso di tornare a casa per prepararsi.

Annie si scoprì non essere più arrabbiata con la sorella, anche se non aveva ancora dimenticato le frecciatine velenose e i pasticci che aveva combinato in un arco di tempo così ridotto.

Verso le otto sarebbe passato Eliah e aveva intenzione di presentarsi contenta di essere accompagnata da lui.

Scelse uno dei suoi pochi vestiti abbastanza carini, lasciando volutamente schiacciato sul fondo dell'armadio quello per la Mietitura.
L'abito era verde acqua, di seta leggera, a canottiera, con una scollatura abbastanza gentile, ma non volgare. Si chiudeva sotto il seno con una fascia più scura e da lì, l'abito cadeva morbido fino a coprire le ginocchia. Sulle spalle, per non aver freddo durante la serata, si sistemò uno scialle blu notte e ai piedi dei semplicissimi sandali intrecciati fino alla caviglia, come da tradizione.

Si mise una collana molto pratica, con un filo argentato che prima aveva racchiuso nelle sue morbide spirali una perla. Poi era andata persa ma il motivo del filo le era piaciuto e aveva deciso di conservarla.

Si lasciò i capelli ramati sciolti sulle spalle, ad eccezione della prima ciocca folta che le costituiva una specie di ciuffo lungo, che appuntò con una forcina, in modo tale che non le ricadesse sugli occhi.

Quando Ocean entrò per farsi sistemare i capelli, spalancò gli occhioni grigi per la sorpresa.

"Sei bellissima" le disse con un sorriso.

Annie arrossì, ma fu compiaciuta. Sapeva infatti, che con quella semplice frase sincera, Ocean le stava chiedendo scusa per tutti i suoi casini.

"Vieni qui" le disse affettuosa, facendola sedere sul letto e incominciando ad intrecciarle i capelli neri in una treccia.

Quando bussarono alla porta, lo stomaco di Annie fece una capriola per l'ansia. Si impose di rimanere tranquilla e concentrata.

E' solamente Eliah, si disse. Ma non sortì alcun effetto calmante, anzi! il nome la fece agitare di più.

Ocean guizzò alla porta come un cavalluccio marino e la spalancò con un caloroso "Ciaaao!!".

Annie sentì la risposta del ragazzo e un fruscio abbastanza sospetto.

"Non mi dire che sono.." gemette.

"FIORI!" trillò Ocean, portandoli da lei.

Erano stupendi, Annie dovette ammetterlo. Un buquet di rose bianche e violette. Lo prese tra le mani e annusò il profumo. Delizioso.

Sorrise timidamente ad Eliah, che sembrava ancora più a disagio di lei.

"Non dovevi" disse gentilmente.

"Era d'obbligo" rispose composto.

Era davvero bello con quella sua maglia attillata grigia e i pantaloni neri. I capelli biondicci e lisci non erano lunghi, segno che se li era tagliati di recente e gli occhi blu.. beh Annie sapeva che molte delle sue amiche avevano perso la testa per le sue occhiate.

"Andiamo?" le chiese porgendogli il braccio.

Lei annuì e poggiò ci appoggiò la sua mano, sentendo i muscoli del ragazzo guizzare sotto la pelle.

Non poté non compararli a quelli ferrei di Finnick. Subito scacciò il pensiero e rivolse un'occhiata alla sorella, ancora alla porta.

Lei gli fece due pollici alti e le strizzò l'occhio con fare incoraggiante ed Annie prese un bel respiro, prima di avvicinarsi alla piazza in festa con Eliah.

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