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Come aria che respiro

        

"Sono.. bellissima" esalò Annie.

Bellissima.

Era l'unica parola che le veniva in mente in quel momento: le sarebbe piaciuto fare la modesta. Anzi, stava già facendo la modesta.

"Sei un'artista Ty" disse, commossa. Il magone le bloccò il respiro in gola e dovette deglutire più volte perché la voce non le uscisse strozzata.

"No, sei tu l'artista. L'unica che avrebbe potuto indossarlo".

Annie sentì alle sue spalle un rumore sospetto. Si voltò e trovò i suoi tre preparatori sull'orlo delle lacrime: Jean-Claude si tamponava le guance con un fazzolettino rosa. Katherine, nonostante non avesse perso lo sguardo di superiorità che era solita a riservarle, non riuscì a nascondere un luccichio negli occhi. Marcus -che era riuscito a mantenere il maggior contegno- esibiva un sorriso orgoglioso.

"Sei stupenda, Annie" disse gentile.
La ragazza non poté far a meno di sorridergli. In fondo, era il più simpatico tra i tre.

"Sono io quella che dovrebbe farti i complimenti: se non fosse stato per te, sarei ancora depilata 50 e 50!".

Il ragazzo scoppiò a ridere, scuotendo il capo.

Con la coda dell'occhio, Annie non poté non notare lo sbuffo irritato da parte di Katherine e non si risparmiò di restituirle uno sguardo infuocato: la capacità della preparatrice nell'innervosirla era notevole .
Jean-Claude, invece, continuava a piangere senza ritegno, soffiando il naso nell'enorme fazzoletto di pizzo, nella perfetta imitazione di un barrito.

La ragazza si chiese distrattamente quale fosse l'orientamento sessuale dell'uomo e ponderò accuratamente l'idea che non fosse della sponda giusta. Le venne da sorridere: tutta la maschera del duro si era sciolta davanti ad una ragazzina di diciassette anni.

Ogni suo dubbio venne polverizzato quando nel camerino entrò un secondo uomo, decisamente attraente e piuttosto muscoloso. Avanzò con andatura elegante fino a Jean-Claude e lo avvolse tra le sue braccia. "I miei più sentiti complimenti, cherie" miagolò. "Su, su. Non mi sembra il caso di piangere, Jeanny continuò, tamponando le lacrime di Jean con un fazzolettino di lino.

"Phinias!" sibilò Katherine "Lo sai che non puoi entrare qui!! Nessuno può vederla prima della sfilata!".

Annie inspirò aria bollente tra i denti. Come si permetteva di comportarsi così con chiunque?!

"Non c'è nessun problema, Phinias" sorrise e lanciò un'occhiataccia alla donna "Se vuoi, sfilo solo per te". Si mosse sinuosamente e le catene tintinnarono intorno alle gambe magre.

L'uomo rise di gusto. "Grazie per l'offerta, ma credo mi godrò lo spettacolo tra il pubblico. Ti aspetto là" disse a Jean-Claude, baciandolo delicatamente sulla guancia.

Appena fu uscito, Katherine schioccò la lingua sul palato. "Almeno potrebbe evitare di farlo davanti a noi" commentò.

Le guance di Jean-Claude si tinsero di rosso ed abbassò lo sguardo al suolo.
"Ma come ti permetti?!" ringhiò Annie, indignata. "Chi sei per giudicare le persone?! Che diritto hai in più di Jean-Claude per poter criticare le sue scelte?!".
Era davvero schifata dal comportamento della donna. Nel suo Distretto aveva visto alcune volte dei ragazzi con preferenze diverse dall'usuale. Ma cosa c'era di diverso? Non conta chi ami, maschio o femmina, ma l'intensità del sentimento. Se è così puro e forte, allor che diritto hanno le persone di giudicare?

Katherine s'irrigidì. "Come osi..?".
"Non è questione di osare, ma di schierarsi dalla parte del giusto. Non ti vergogni di te stessa per quello che hai detto?".

Il suo preparatore la osservò con un'espressione sorpresa ed ammirata.
La ragazza stava per ricominciare a parlare, ma la mano di Typhlos la bloccò prima che potesse aprir bocca.

"E' ora, Annie" disse.

All'improvviso, la ragazza si dimenticò di qualsiasi cosa: Jean-Claude, Phinias, Katherine.

In quell'istante, esisteva solo una cosa davanti ai suoi occhi: gli Hunger Games.
Si accorse di star tremando dalla paura; strinse le mani a pugno e serrò i denti fino a sentirli scricchiolare. Non voleva sentirsi in quel modo. Non voleva permettere al presidente Snow di condizionare i suoi sentimenti.

Si incamminò, ma un ticchettio snervantele impose di fermarsi: aveva un sandalo slacciato.

"Aspettate" chiamò.
Fu in quel'istante che si accorse di un ulteriore tatuaggio, in una zona nascosta e discreta rispetto agli altri: sulla caviglia, splendente come un carbone in un mare di perle, era impresso un piccolo tridente, finemente tracciato e minuziosamente elaborato.

"Perché ho un Tridente tatuato sulla caviglia?!" domandò perplessa.

E perché assomiglia dannatamente a quello che Finnick tiene nel nostro appartamento?, avrebbe voluto aggiungere, ma si morse le labbra.

La donna arricciò un lato della bocca e nascose un sorrisetto. "Niente di particolare, Annie. Marcus ha pensato che ti sarebbe stato molto bene e credo proprio abbia un certo fascino".

Nonostante la donna non avesse mostrato segni di incertezza, Annie sospettò che ciò che le aveva appena raccontato non fosse altro che una bugia. Forse Typhlos aveva capito più di quanto aveva fatto lei in tutto quel tempo? Sapeva qualcosa che Annie ignorava?

Uscì dalla stanza e si incamminò verso lo spiazzo nel quale era collocato il suo carro.
Individuò senza problemi Euer ed avvampò non appena lo vide strabuzzare gli occhi. "Annie, sei uno schianto!" esclamò, sinceramente colpito.

Gli sorrise timidamente. "Beh, anche tu non scherzi" ribatté, ed era vero.

In un mondo in cui gli Hunger Games non esistevano, Euer sarebbe potuto benissimo essere uno di quei principi mozzafiato che popolavano le fiabe del loro Distretto. Il petto nudo, di un colore caramellato, mostrava i risultati di molti anni di allenamenti: gli addominali scolpiti si muovevano sinuosamente ad ogni suo movimento. Alla cintola era chiusa una sorta di gonnella di catene, simile a quella della ragazza, ma più spessa. Annie ricordò di aver già visto un abbigliamento simile quando aveva letto delle pagine sugli antichi greci. La gonna era chiusa da una cintura spessa, in oro massiccio, alla quale era appesa una spada d'argento. I lacci dei sandali gli risalivano i polpacci sodi e si allacciavano appena sotto il ginocchio e lato di uno era attaccato un pugnale ben lavorato. Al collo pendeva una collanina di conchiglie bianche. I capelli non erano stati acconciati e gli occhi brillavano di luce propria, sotto i riflettori di Capitol City.
Davanti a lei si trovava il Dio del mare e lei era la sua Dea. Insieme, erano i magnifici Tributi del Distretto 4.

Fu il turno di Euer ad arrossire. "Diciamo che hanno fatto uno splendido lavoro" commentarono insieme.

Lo stilista del ragazzo comparve alle sue spalle, chiedendo un attimo di lui per spiegargli alcune cose del suo vestito.

Lasciata sola, Annie si avvicinò ad uno dei cavalli, passando la mano sul muso liscio di uno.

Prima ancora di vederlo, sentì la voce calda di Finnick mentre domandava a Milly di Mags.

Il cuore le saltò nel petto e la ormai conosciuta sensazione di agitazione e disagio le invase lo stomaco. Continuò ad accarezzare imperterrita gli animali, ma lo sfarfallio nella sua pancia non dava segno di diminuire.

Fa che se ne vada, sperò ardentemente. Fa che non si accorga di me.

Ogni suo desiderio venne prepotentemente spazzato via dalla vocetta insopportabile di Milly Botuline.

"Annie! Vieni qui, bambina. Facci vedere il tuo abito!".

Reprimendo uno sbuffo scocciato, la giovane si girò e andò loro incontro, fissando un punto impreciso della collana della donna.

"Ciao" salutò, ostentandosi di non guardare Finnick.

Un verso strozzato, molto simile ad un rantolo, la distolse dal suo tentativo e la curiosità la obbligò ad alzare gli occhi verso il Mentore: le sue guance avevano assunto una sfumatura tendente al viola e gli occhi, solitamente sereni e brillanti, erano strabuzzati.

Prima che potesse chiedere il motivo di tanto sgomento, Finnick spalancò la bocca. "Che diavolo è quella cosa?!" esclamò, indicandola con una mano.

Subito, il Tributo pensò di avere qualcosa di disgustoso addosso, come un ragno o resti di ceretta. Quando però capì che si stava riferendo a ciò che aveva indosso, si indignò.

"Ma.. come ti permetti!!" ruggì furibonda "Quella cosa è il mio vestito per la Parata".

Lo sguardo scandalizzato e famelico del ragazzo le ricordò di avere quasi tutto il seno scoperto. D'un tratto imbarazzata, si fece scivolare i capelli davanti al petto.
"Per l'amor del cielo! Annie, quello.. quello non è un vestito! È una.." sembrò cercare le parole giuste "..un.. completo per prostitute".

Se qualcuno avesse provato a cuocerle delle uova sulle guance, probabilmente sarebbe riuscito nell'intento. L'imbarazzo e la furia la infiammavano come lava.

"CHE COSA?!!" strillò e la sua voce salì di qualche ottava.

Finnick intuì di essersi spinto troppo oltre, ma l'orgoglio gli impedì di rimangiarsi quello che aveva detto. "Non.. t-tu non puoi andare vestita, anzi svestita così!".

"Io posso andare in giro come mi pare e piace!! Potrei anche sfilare nuda, se volessi!" esclamò.

Nel sentire la frase, Finnick buttò fuori l'aria tutto d'un colpo, come se qualcuno l'avesse colpito forte allo stomaco.

"N-nu...? Non te lo permetterei mai" balbettò.

"Permettermi? Ti ricordo, ancora una volta, di non essere di tua proprietà" ruggì, schiumante dalla rabbia.

Il ragazzo la fissò a bocca aperta, poi la richiuse di scatto e marciò verso Typhlos.

"Ty! Non puoi mandare Annie nuda alla Parata!!" esclamò alla donna.

Questa si voltò, sorridendo angelicamente.

"NUDA!!" ripeté lei "Sono vestita, Finnick!".

Gli afferrò il polso, costringendolo a guardarla. "Per chi mi hai presa, Finnick? Se fossi stata nuda, non sarei uscita dalla porta" continuò, acida.

"Ha ragione, Finnick. Non avrei permesso che sfilasse nuda" aggiunse la Stilista.

Il ragazzo chiuse gli occhi, premendosi con forza il pollice e l'indice sugli occhi, come per impedirsi di sbuffare. "In ogni caso, rimane un abbigliamento non adatto per la Parata" concluse stancamente.

"Si può sapere cosa te ne frega? La bella figura la devo fare io, non tu!".

"Sei.. non so nemmeno perché sto ancora perdendo tempo con te!!" ringhiò. Si voltò e cominciò a camminare il più lontano possibile da lei. "Stupida" borbottò infastidito.

"TI HO SENTITO!!" urlò Annie.
Euer arrivò appena in tempo e le mise le mani sulle spalle.

"Lasciami andare, Euer!! Lasciami! Devo spaccargli la faccia!" sibilò, schiumante dalla rabbia.

L'amico ridacchiò. "Stai tranquilla, Annie. Stai dando spettacolo" le sussurrò all'orecchio.

Come se qualcuno avesse spento l'interruttore, tutta la rabbia che la stava infiammando si dissolse e la giovane si ritrovò a ricambiare una dozzina di sguardi scocciati, divertiti ed irritati.

"Fantastico" mugugnò.

Un suono sordo li avvicò che mancava poco all'uscita e quindi si prepararono sul loro carro. Dietro di loro, Typhlos e Finnick stavano discutendo a bassa voce. Alla fine, dopo aver ricevuto un'occhiataccia dal ragazzo, la donna riuscì a convincerlo ad avvicinarsi ai due tributi.

"Finnick" salutò Euer, sorridendo.

Lui fece un cenno sbrigativo del capo ed arrivò ai loro piedi.
Si frugò nella tasca dei pantaloni e ne tirò fuori qualcosa di piccolo.

"Questa è per te" bofonchiò, rivolto ad Annie. Non faceva neanche finta di guardarla, poiché i suoi occhi verdi stavano studiando con particolare interesse le piastrelle del pavimento.

"Mangiala e soffoca" commentò lei, acida.

Finnick sembrò volerle rispondere a tono, ma respirò a fondo ed abbozzò un sorrisetto falso. "Typhlos dice che devi metterla".

A quel punto, Annie abbassò lo sguardo verso l'oggetto che le tendeva il Mentore: era la sua collanina! Quella alla quale mancava la perla e che aveva addosso il giorno in cui lei e Finnick si erano incontrati per la prima volta sulla spiaggia. A differenza di allora, la perla pendeva dal filo, avvinghiata alle spirali argentee che la sorreggevano.

"Oh" mormorò, sorpresa.

Avrebbe dovuto metterla? Rivolse uno sguardo a Typhlos e per un secondo si dimenticò che la Stilista era cieca. La stava guardando -o stava rivolgendo il volto nella sua direzione- con una tale intensità che non se la sentì di rifiutare.

"Euer, me la puoi mettere?" domandò all'amico.

Il ragazzo alzò un sopracciglio e fece qualcosa di cui Annie non si dimenticò mai. "Oh, scusa Annie. Ma credo che Milly mi stia chiamando e mi sembrerebbe davvero increscioso non rispondere" e saltò giù dal carro.

"Ma che..". Annie fulminò la schiena del giovane con più cattiveria che poté. Vile traditore.

Si girò verso Finnick ed esibì il sorriso più finto del suo repertorio. "Guarda a caso, sei rimasto solo tu. Mettimela, ma stai attento".

"Non è stata una mia idea, se è questo che intendi". La voce del Mentore le accarezzò la pelle del collo e le accapponò la pelle.
La catenina fredda le sfiorò le clavicole e, nello stesso istante, le mani calde di Finnick erano appoggiate a lei. Trattenne istintivamente il respiro e rimase in ascolto dei propri battiti frenetici, sperando che Finnick non potesse sentirli.

Perché le faceva quell'effetto?

In un secondo, il giovane era balzato a terra e, al suo posto, era ricomparso Euer. Il ghigno stampato sul suo volto fece salire l'istinto combattivo di Annie: se non fossero stati sotto mille riflettori, gli avrebbe rifilato un bel pugno!

"Ricordatevi ragazzi" asserì Typhlos "siete gli Dèi del mare. Siatelo per davvero".

"Siete bellissimi" singhiozzò teatralmente Milly, tamponandosi gli occhi con un fazzolettino.

Improvvisamente, la paura e l'agitazione assalirono Annie, che strinse con foga il carro. Percepì il suo cuore rallentare così tanto, che ad un certopunto temette di poter morire.

Abbassò lo sguardo verso Finnick, unica figura davanti al suo campo visivo. Cercò qualcosa nel suo sguardo, una qualsiasi emozione che potesse rivelarle che cosa stesse pensando. Si specchiò nelle iridi verde mare, così simili alle sue e, per un attimo, si sentì a casa.

Prima che il carro cominciasse a muoversi, gli angoli della bocca del giovane si arricciarono verso l'alto, rivelando la fossetta sulla guancia ed illuminandogli il volto di luce rassicurante.

Una calma rilassante si propagò nel corpo di Annie ed il cuore le si stabilizzò; batté calmo per tutto il tempo della parata, nella quale gli abitanti di Capitol City, scandirono i loro nomi con foga.

Le buttarono rose bianche, rosse, perfino una blu.. Annie pensò fosse il fiore ideale per una Dea Vendicativa.
Se l'appuntò tra i capelli e risollevò lo sguardo, duro e feroce, puntando le iridi chiare davanti a sé e lasciandosi pervadere da una strana e nuova sensazione di onnipotenza.

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A fine Parata, Annie si sentiva euforica, potente e minimamente spaventata.
L'adrenalina le pompava nelle vene come lava bollente e le permetteva di osservare tutto con superbo distacco.

Quando Finnick le scivolò al fianco, prima che entrasse in ascensore, non lo degnò di uno sguardo.

"Alla fine il tuo vestito ha fatto scalpore" disse il Mentore per intavolare un discorso.
"A quanto pare..".

"Senti.." cominciò Finnick, passandosi una mano tra i capelli biondo grano "mi dispiace per la sceneggiata di prima. Io non so.. mi sembrava un abbigliamento un po' estremo per la Sfilata".

"Già. Diciamo che l'hanno capito tutti nel raggio di qualche chilometro". Annie non aveva nessuna intenzione di perdonarlo così in fretta.. e lasciarlo sulle spinte era la punizione ideale.

"Hai.. ragione e mi spiace" masticò lui tra i denti, come se ammetterlo gli costasse fatica.

"Grande! Ti ringrazio per esserti scusato dopo avermi urlato in faccia davanti a tutti" sbottò.

"Non era mia intenzione!" il ragazzo iniziò ad irritarsi. "Stavo solo esprimendo la mia opinione".

Annie sbuffò tra lo scettico e l'esasperato.

"Ho adorato la tua opinione. Soprattutto quando hai affermato che assomigliassi ad una prostituta" ribatté fredda.

"Sì.. cioè no! Non.. sembri una prostituta!".

"Non mi sembravi molto di quest'idea, prima! Ti hanno sentito pure i tributi del 12 che erano all'altro capo della stanza!! Per favore, smettila di arrampicarti sugli specchi"

"Non sto.."

"E non cercare scusanti! Mi hai umiliata davanti a tutti e ora pensi di poter cancellare tutto venendo qui a sbattermi in faccia i tuoi occhioni verdi e balbettando scuse idiote?!"

"Annie, ti prego, fammi.."

"Non.. ti azzardare ad aprire bocca, Odair! Hai davvero una bella faccia tosta per venirmi a dire che.."

"Annie, io non volevo che uscissi perché eri troppo bella!!" urlò Finnick, con le guance in fiamme "Ti avrebbero guardato tutti e sapere che.. l'intera popolazione di Capitol City ti avrebbe vista vestita in quel modo, era qualcosa che non potevo accettare!!"

Tra i due cadde il silenzio.

Dopo aver concluso, Finnick rimase a fissarla con gli occhi spalancati ed il fiatone.

Il cervello di Annie cominciò a lavorare furiosamente per analizzare le parole del ragazzo e coglierne i possibili doppi sensi ed inganni, ma non ne trovò. Ciò che le aveva appena detto era qualcosa che non si sarebbe mai aspettata. Era inutile negare.. non riusciva più a capire le intenzioni del giovane.. e soprattutto le proprie, nonostante le capriole del suo cuore fossero più che eloquenti.

"Annie, quello che sto cercando di dirti è che.." iniziò il ragazzo.

Istintivamente Annie indietreggiò, alzando un braccio davanti a sé, tentando di creare una barriera tra i due.

"Ho capito" disse e la sua voce uscì così fredda da stupire pure lei.

Avrebbe voluto dire molte cose, troppe forse, ma queste erano incastrate sulle sue labbra e si rifiutavano di uscire. Rimase a guardarlo in silenzio, terribilmente vicina al corpo caldo di Finnick, sperando o temendo la prossima mossa, agitata e allo stesso tempo eccitata, spaventata ed euforica.

Era così confusa da non avere più idea di cosa desiderare.

Le porte dell'ascensore si aprirono, rivelando pigramente il loro appartamento. Doveva uscire.. e alla svelta.

Tese la gamba in avanti, accarezzata dal vento fresco.
Non ebbe tempo di fare altro, perché una mano di Finnick le si avvolse intorno al polso, tirandola indietro.

Non si accorse del colpo furioso del ragazzo al bottone di fermata dell'ascensore, né delle porte che, con un singulto, si chiusero alle sue spalle. Si ritrovò premuta contro la parete fredda di metallo, in trappola tra le mani del giovane appoggiate ai lati della sua testa.

Non riusciva a respirare.. o forse si era dimenticata come si facesse. Tutto ciò che il suo cervello riusciva a registrare erano gli occhi verde mare di Finnick agganciati ai suoi e le sue labbra così vicine al suo volto, che avrebbe fatto sue con un minimo cenno della testa.

"Sei la mia dannazione" soffiò roco sul suo volto.

Poi, annullò lentamente la distanza tra loro: appoggiò le labbra alle sue e tutto ciò che c'era intorno scomparve.

Le labbra di Finnick la sfiorarono con una delicatezza sconcertante, quasi temesse di romperla da un momento all'altro. Era un bacio delicato, di chi teme le conseguenze, ma non riesce a resistere alla tentazione.

Il giovane abbassò piano una delle due mani e la fece scivolare lungo il braccio di Annie, per poi seguire la linea del fianco, accarezzando cauto la pelle scoperta della ragazza. I movimenti misurati suggerivano l'incertezza del Mentore, timoroso della sua reazione.

Annie rimase immobile, mentre le labbra bollenti di Finnick premevano per l'ultima volta sulle sue, in un silenzioso addio dal retrogusto amaro.

Nello stomaco non sentiva più dolci farfalle, bensì uno sciame d'api impazzite, che le stringevano lo stomaco in morse mozzafiato.

Il desiderio -perché alla fine capì che si potesse trattare solo di quello- le infiammò ogni muscolo del corpo e la spinse inesorabilmente verso il petto del ragazzo. Si sentiva come se stesse soffocando e l'unico modo per ritrovare ossigeno fosse stringersi a Finnick, avvolgere il suo collo con le braccia e tuffare le dita tra i capelli setosi.

Stava bruciando.. lei, la Dea dell'acqua, stava andando a fuoco e l'antidoto era lì, a qualche millimetro da lei e la stava supplicando di prenderlo.

Se non fosse stata così disperata, ci avrebbe pensato più a lungo, ma in quel momento l'unica cosa che desiderava con tutta se stessa era di spegnere la lava che la stava corrodendo.

Con un gesto rabbioso, passò una mano dietro la nuca di Finnick e lo tirò a sé, premendo le labbra sulle sue ed avvinghiandosi al petto marmoreo. Non le importava di essere mezza nuda, né in un ascensore bloccato.

Il giovane spalancò gli occhi, sorpreso, ma durò per poco.

Il desiderio di avercela vicina, il corpo magro premuto contro il suo, il calore dei due corpi e i respiri intrecciati cancellarono ogni pensiero dalla sua mente. Tutto quello che voleva era lì, tra le sue braccia, fuoco vivo tra le mani, veleno e antidoto allo stesso tempo.

Veleno.

Annie si riscosse e si sorprese a piangere, premuta tra l'ascensore e Finnick. Lei era il veleno.

Il volto di Ocean le comparve davanti alle palpebre, segnato da un'espressione di ribrezzo.

Avevi promesso che l'avresti salvato.

Aveva promesso.
Si staccò violentemente da Finnick e si sentì morire quando gli occhi chiari del ragazzo la osservarono, spaesati e confusi.
"Finnick, non.. non posso. Sto per morire" sussurrò con voce spezzata. Mandò giù le lacrime che minacciavano di ricominciare a scorrerle sulle guance.

Solo in quel momento, il Mentore si accorse delle sue guance bagnate. Tese una mano in un gesto istintivo, ma Annie si ritrasse, scuotendo il capo.
"Annie" disse, e la voce era una supplica "tu potresti vincere..".

La ragazza strinse i denti e chiuse gli occhi. Una lacrima solitaria le rigò la guancia pallida.
"Io non tornerò dall'Arena" sussurrò.

La verità le colpì il petto con la forza di un uragano, ma le parole di Finnick ebbero il potere di fermare il mondo intero, stretto tra le quattro pareti dell'ascensore.
"Annie, ti prego.. non farlo. Non farlo perché.. mi sono innamorato di te".

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"Annie, ti prego.. non farlo. Non farlo perché.. mi sono innamorato di te".

Era la verità.
Lui si era davvero innamorato di Annie Cresta. Se ne era reso conto dalla serata sulla spiaggia, quando lei si era presa cura del suo corpo martoriato.
Si era innamorato del suo sorriso, della sua rabbia, della sua grinta; della tenera fossetta che le si creava su una guancia quando sorrideva; del suo profumo di fresco. Si era innamorato dei suoi respiri veloci, quando le si avvicinava troppo o del rossore sulle sue guance quando le diceva qualcosa di malizioso; dei suoi occhi verdi come il mare, finestre aperte sul mare. Si era innamorato delle sue mani, che avevano il potere di calmarlo quando non ce la faceva più e anche della sua voce, musica per le sue orecchie, che lo accompagnava durante i giorni più difficili.
Il volto di Annie era l'ultima cosa che vedeva la notte, davanti alle palpebre, nell'oscurità, e la prima che gli sorrideva la mattina.
Il suo essere piccata, ribattere, urlargli addosso, sbuffare e passarsi distrattamente una mano tra i capelli ramanti erano aspetti che semplicemente adorava: non sarebbe mai stato in grado di pensare ad un giorno senza di lei.

Schernirla, prendersi gioco di Annie erano ormai diventati un'abitudine alla quale non avrebbe più potuto rinunciare. Come avrebbe potuto continuare a vivere senza di lei?
Quando era uscita per la Parata, vederla così vestita, gli aveva fatto salire il sangue al cervello. Nessuno, ad eccezione di lui, poteva posare gli occhi sul corpo perfetto di Annie. Era bella, bella.. bellissima. Non sarebbe riuscito più a distogliere lo sguardo da lei, perché la sua immagine era diventata parte integrante della sua vita.
Non gli importava di Snow, di Capitol City o degli Hunger Games. Lui voleva Annie; la desiderava... ne aveva bisogno, come l'aria che respirava. Senza di lei il suo mondo non avrebbe più avuto senso.
Doveva almeno dirglielo. Sarebbe impazzito se fosse entrata nell'Arena senza saperlo, senza essere a conoscenza che, là fuori, qualcuno viveva e dipendeva da lei.

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A quelle parole, il mondo della ragazza si fermò: Finnick Odair, il play-boy di Capitol City, aveva ammesso di amarla.

Non stava mentendo, glielo leggeva negli occhi.
Purtroppo, non c'era spazio nella vita di Annie per l'amore. Aveva fatto una promessa e l'avrebbe mantenuta fino alla morte.

Se davvero l'amava come le aveva detto, nonostante fosse già troppo tardi, avrebbe dovuto allontanarsi da lei, ricominciare a vivere senza la sua figura e, soprattutto, guardare avanti.

Gli accarezzò una guancia, beandosi per l'ultima volta di quel calore rassicurante. Una lacrima le rigò la pelle e cadde tra i suoi capelli ramati.

"Non puoi permetterlo. Non ti puoi innamorare di me" sussurrò.

Finnick sorrise amaramente. "Non tornerei indietro per tutto l'oro del mondo" mormorò.

"Ti distruggerò, Odair. È una cosa che non potrò mai sopportare".

"Non rimpiango nulla di quello che provo per te: tu mi hai salvato. Ogni cosa che fai o che dici, mi allontana dalla vita che odio. Tutte le volte che ti guardo, mi sento rinascere. Mi sono innamorato di te da quando ti ho vista al Distretto, la prima volta. Forse non lo sapevo, o non volevo accettarlo. La mia vita fa schifo, ma tu sei in grado di darle un senso. Senza di te, non sono nessuno" le disse ed era la prima volta che si sentiva così serio, sconvolto ed implorante allo stesso tempo.

Gli occhi di Annie si spalancarono a quella rivelazione e calde lacrime amare le rotolarono sulle guance infiammate.

Come avrebbe potuto sopportare una cosa del genere? Non poteva promettergli che sarebbe tornata. Una parte di sé desiderava far vincere Euer, per Ocean e per se stessa, ma un'altra -rimasta assopita per tutto quel tempo- le urlava di lottare per sé.. e per Finnick che -sapeva- sarebbe stato l'unico uomo che avrebbe mai amato in tutta la vita.

Colpì il pulsante dell'ascensore con foga, finché le porte non si aprirono di scatto.

Scappò via, lontano da Finnick, sperando che il cuore smettesse di farle male, di provare sentimenti e di urlarle di tornare indietro.

Non si struccò e non si cambiò.

Semplicemente, si lasciò cadere sul letto, distrutta emotivamente e fisicamente.

Pianse tutte le sue lacrime e quando furono finite, ne trovò altre.
Un mal di testa feroce le attanagliò la mente, impedendole di pensare. Forse era meglio così: non voleva ragionare. Aveva bisogno del nulla.

Dopo un tempo che le sembrò infinito, sentì saltare la serratura della porta e qualcuno si fece avanti a passi felpati.
Rimase sommersa dal cuscino, singhiozzando sommessamente. Non voleva parlare con nessuno.

La persona le si avvicinò e, delicatamente, le spostò una ciocca di capelli dall'orecchio. "Non piangere, Annie" sussurrò Finnick.

"Vattene" mormorò flebilmente.

La mano del ragazzo le sfiorò la testa. "Non posso, Annie. Non posso andarmene da te. Tu mi hai stregato e ovunque io vada mi ritroverò per sempre davanti a te, perché è dove devo stare".

Dopo qualche minuto, dopo essersi calmata, lo sentì alzarsi ed avvicinarsi alla porta. Il panico l'assalì: sapeva che la paura di rimanere da sola l'avrebbe soffocata.
"Finnick" chiamò, tremante.

I passi si fermarono. "Rimani con me, questa notte" sussurrò, poi.

Pensò che se ne fosse andato, finché il ragazzo si inginocchiò di fianco al suo letto, prendendole una mano.

"Vieni qui" e si scostò, facendogli spazio accanto a lei.

Sentì il respiro di Finnick fermarsi per qualche istante. Se non fosse stata così distrutta, il sangue le avrebbe inondato le guance e lei si sarebbe messa a farneticare frasi sconnesse.

Il materasso si piegò quando lui le si stese accanto, sotto le coperte.

Finnick non osò neppure sfiorarla, ma la ragazza percepiva il suo respiro lento accarezzarle l'orecchio.

Cosa stava facendo? Non poteva fargli una cosa del genere.. lui era innamorato di lei e Annie si comportava da egoista, chiedendogli di passare la notte insieme, conscia che la mattina seguente gli sarebbe immancabilmente scivolata tra le dita.

Sì, forse fu l'egoismo che la spinse a girarsi da Finnick, ma seppe nel profondo del cuore che non avrebbe più avuto senso sprecare quel poco tempo che avevano a disposizione.

Gli artigliò la maglietta ed appoggiò la fronte alla sua spalla, ricominciando a singhiozzare.

Non avrebbe voluto mostrarsi così debole, ma aveva bisogno di buttar fuori tutta la paura, l'ansia ed il miscuglio di sentimenti che l'attanagliavano da quando erano partiti.

Le braccia muscolose di Finnick la circondarono e presero a cullarla dolcemente ed iniziò a canticchiarle all'orecchio una strana ninnananna che ebbe il potere di farla tranquillizzare.

"Grazie" sussurrò.

"Ci sarò per sempre" rispose lui, lasciandole un lieve bacio sui capelli.

Dopo quello, Annie riuscì finalmente ad addormentarsi e fu una notte insolitamente calma.

Scusate per l'attesa schifosamente lunga, ma questo capitolo ha avuto bisogno di DECENNI di revisioni, perché faceva un po' schifo, detto terra terra.
Spero a voi piaccq (dopo averci sgobbato su un'infinitá😅).
Beh, ora che Finnick si è dichiarato dovrebbe essere tutto più semplice, no?

E invece...☝🏻️

Un bacio♥️

PS buona scuola a chi domani sarà rilegato nei banchi davanti. Mi raccomando, sempre SEMPRE scegliere la fila dietro, lontano dai proff e dai secchioni. Punto due: non farsi problemi a leggere su wattpad anche durante le lezioni. Sembrerà assurdo (per niente), ma giuro che le lezioni passamo molto più velocemente con Annie e Finnick o con i Malandrini! 😉
Ovviamente, non ascoltate quello che vi sta dicendo questa brutta vipera, che non ha mai seguito una lezione in vita sua!
Studiate, altrimenti diventerete tutti un branco di capre! 🐐
Beh, dopo questa paternale, posso scomparire! Ciao ragazzuoli💕

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