Capitolo Terzo
Un attimo di distrazione. Un breve, brevissimo, momento in cui si era fermato e aveva abbassato la guardia.
Qualche giorno prima Diantha aveva avvisato tutti loro sul fatto che qualcosa di oscuro era tornato a minacciare Lamuna e che era compito loro, come sempre, proteggerla. Lo spirito però aveva anche aggiunto che questa volta avrebbero avuto un alleato in più, l'unico davvero in grado di sconfiggere quel male che era arrivato e che ora si stava espandendo. Per questo aveva deciso di allontanarsi dal loro rifugio ai piedi del monte Sabì e percorrere tutto il fiume, fino ad arrivare in paese.
Si era distratto nel momento esatto in cui, attraverso il suo incantesimo per scovare il potere nascosto del futuro guerriero, aveva scoperto che viveva proprio lì e, in un attimo, i soldati del castello gli furono addosso.
Ed ora era lì. In quel palazzo che una volta era di Kryssalia, mentre adesso su quel trono c'era lui. Mai avrebbe creduto di rivedere quell'uomo che sapeva essere esiliato, forse non abbastanza lontano da quell'isola, quell'uomo che gli aveva letteralmente rovinato la vita.
«Sei davvero sicuro di non voler collaborare, Wiha? Sai bene che di te m'importa meno di zero, non credere che ti risparmierò la vita solo perché sei tu.» disse con la sua voce, tanto fredda e spietata, quanto i suoi occhi azzurri che sembravano volerlo uccidere solo guardandolo.
«Collaborare? Con te? Mai! Noi siamo i protettori di Lamuna, non collaboreremo mai con te.» rispose lui a muso duro, senza distogliere nemmeno un secondo lo sguardo dal suo. Non gli avrebbe dato la soddisfazione di fargli credere di aver vinto, nemmeno per un istante. Non gli importava nemmeno se quello sarebbe stato l'ultimo atto della sua vita, il che era molto probabile, visto lo stato in cui si trovava. Lui comunque non avrebbe tradito il suo dovere e il suo destino. Non l'aveva fatto vent'anni prima e sicuramente non l'avrebbe fatto in quel momento.
L'uomo digrignò i denti, adirato, ma fu un gesto che durò a malapena qualche secondo. Dopodiché, sul suo volto si estese in un sorriso, mostruosamente divertito e quasi sadico.
«Come vuoi, fai pure l'eroe.» cominciò, avvicinandosi a lui tanto che, messo nella posizione in cui era lo guardava dall'alto in basso.
«È quello che sono...» sibilò.
Questi, allora, si chinò su di lui e gli prese il mento con la mano.
«Smetterai di esserlo presto, sporco traditore che non sei altro. – lo minacciò, a pochi centimetri dal suo volto – E dopo che sparirai te, farò fare la stessa fine ai tuoi guerrieri e riavrò ciò che mi spetta di diritto.» concluse, lasciandogli il volto con un movimento brusco.
«Tu non hai nessun diritto su Lamuna!» esclamò, quasi con rabbia lui.
L'uomo, però, aveva già smesso di considerarlo, dandogli le spalle e voltandosi nuovamente solo quando dovette sedersi sul trono che aveva usurpato.
«Portate questo pesciolino lontano dall'acqua.» ordinò ai suoi uomini che, subito dopo, lo tirarono su trascinandolo via.
«Vostra maestà, cosa ne facciamo della sua arma?» domandò un altro soldato mostrandogli un arco perfettamente lavorato e ridipinto di azzurro, insieme ad una faretra carica di frecce con il piumaggio dello stesso colore.
«Fatelo a pezzi.» rispose con tono freddo e distaccato, toccandosi con un gesto istintivo e quasi incurante il braccio destro e mettendosi più comodo sul trono in marmo.
«Maduit, la pagherai!» gli gridò contro lui, mentre lo trascinavano via.
Le due guardie lo sbatterono in una cella in cui l'unica luce, appena soffusa, proveniva da oltre le grate della porta che avevano chiuso. Si guardò attorno, come se cercasse qualcosa, sebbene non sapesse nemmeno lui cosa. Lì dentro non c'era assolutamente nulla se non lui.
Era solo. Solo e lontano dall'acqua, una cosa indispensabile per la sua sopravvivenza. Iniziava a sentire ogni singola squama della sua coda caudale asciugarsi e pizzicare in modo fastidioso. Anche la sua pelle nella parte superiore del suo corpo cominciava a perdere la sua umidità che la caratterizzava. Purtroppo il suo corpo si disidratava molto più in fretta rispetto a quello di un normale essere umano e ben presto, lo sapeva bene, avrebbe perso i sensi.
Lui però non poteva permetterselo. Era il capitano dei guerrieri leggendari, doveva guidarli, sostenerli, dar loro la possibilità di sconfiggere quel vecchio-nuovo nemico che era tornato a minacciare Lamuna e, forse, doveva, dir loro la verità. Quella verità sul suo passato che aveva tenuto nascosta per tanto, troppo tempo.
E poi c'era lui. Il giovane nuovo guerriero. La loro unica, vera, carta vincente. Avesse potuto l'avrebbe contattato di nuovo, avrebbe tentato di avvisarlo del pericolo imminente, ma sapeva bene che se avesse provato a farlo in quelle condizioni, sarebbe morto o, se gli andava bene, avrebbe perso i sensi, prima ancora di spiegare tutto al ragazzino.
«Maledizione!» imprecò tra i denti, per poi tirare fuori la lingua e inumidirsi le labbra già secche. Un gesto del tutto inutile, visto cosa stava succedendo.
Quanto era passato? Da quanto era lì? Quanto tempo fa era partito dal monte Sabì? Queste domande continuavano a ronzargli in testa. Domande che alla fine dei conti si chiedevano la stessa cosa. Sperava che, in un modo o nell'altro, i suoi compagni si fossero accorti che la sua assenza, ormai, si era decisamente prolungata e che ciò volesse dire che era nei guai. Aveva fiducia in loro, era sicuro che avrebbero trovato una soluzione a quel problema anche senza di lui, ma allo stesso tempo aveva paura per loro, perché non voleva assolutamente metterli in pericolo e, di certo far sì che si avvicinassero a quel palazzo con quell'uomo e quelli che ormai erano i suoi soldati, all'interno era un enorme pericolo.
Si leccò di nuovo le labbra, ma questa volta fu quasi tutto inutile, perché pure la sua bocca stava diventando secca e asciutta. Iniziava persino ad aver paura a respirare, perché sentiva l'aria che passava dalla bocca bruciargli in gola come fosse fuoco, per quanto aveva bisogno di bere, di gettarsi nell'acqua e non uscirne più almeno per un paio d'ore.
Aveva il terrore che sarebbe morto lì, in quella cella.
Eccolo qua! Il mio personaggio preferito. Quello di cui, fin da piccola, ho amato di più scrivere. Perché in fin dei conti io sono un po' come Liam, completamente in fissa per il capitano dei cinque guerrieri leggendari, Wiha.
Ovviamente ci sono ancora tanti elementi riguardo a questo personaggio da scoprire, ma non vi rivelo nulla. Spero invece di aver descritto al meglio la sensazione di mancanza d'acqua che ha provato, perché è una parte a cui tengo molto.
Come al solito vi ricordo di seguirmi sulla mia Pagina Facebook "Black Lady's Shadow" (dedicata solo alle mie originali), sul mio account Instagram dedicato alla scrittura, sempre "blackladyshadow" e sul forum "Time To Free" in cui chiunque può postare le loro original story e parlare di libri.
Grazie mille per aver letto questo capitolo.
Kiaretta
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