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Epilogo. - "Insieme."

Il tempo in cui stavo in ginocchio, stava diventando quasi infinito, l'ansia era tanta. Il mondo si era fermato in un istante, Camila non si decideva a darmi un risposta. Le sue labbra erano inarcate in un tenero sorriso.

«Sì, lo voglio.» disse e io mi sollevai velocemente e la tirai su con le mie braccia. «Voglio essere tua moglie.» disse commossa e io la baciai sulle labbra. Tanti erano gli applausi e le esultanze. Il mio sogno stava diventando realtà, Camila aveva le mani sul mio viso, il nostro bacio valeva più di tutti quelli dati i giorni precedenti. Mi staccai e l'appoggiai con i piedi per terra, strusciai il naso con il suo e sorrisi amorevolmente, emozionata.
«Ti amo così tanto.» le dissi prendendole il dito, presi l'anello e glielo misi delicatamente. Camila lo guardò emozionata, sbattendo i piedi sulle mattonelle, non riuscendo a trattenere quelle forti emozioni.

Continuammo a festeggiare, ad essere felici. Ty era tranquillo, mangiando. «Lauren?» mi chiamò mentre io stavo dando attenzioni alla mia ragazza tra coccole e bacetti.
«Sì?» interruppi quel momento e mi girai verso di lui, dandogli attenzione. «Ti serve qualcosa?»
«È arrivata mia figlia con il suo cagnolino, possono entrare oppure no?»
«Camz.» toccai la spalla alla mia ragazza, lei mi guardò.
«Dimmi.»
«Sta arrivando la figlia di Ty, ma ha anche il cagnolino... Sono ammessi gli animali?»
«Certo, falli entrare.» disse lei e io guardai nuovamente il rapper che subito mandò un messaggio alla figlia per farla entrare alla festa.

Aperta la porta, vidi una ragazzina entrare, con un cagnolino bianco. Un bulldog francese, con le orecchie alzate e con sguardo furbo. «Andiamo a salutare.» disse Camila togliendomi le parole dalle labbra, si spostò e andò verso la ragazza, abbracciandola. «Sono lieta di vederti, veramente. È un piacere trovarti qui con noi.»
«Sono contenta anch'io, sono qui per caso, mio padre era qua... Quindi...»
«Hai fatto decisamente bene a venire qui con noi, piccola. Sono contenta che tu possa festeggiare questo giorno insieme a tante persone nuove.»
«Grazie.» disse la bambina alla mia ragazza facendomi sorridere.

Ci spostammo un'altra volta, le ore continuavano a scorrere velocemente, una chiamata arrivò. Presi il mio telefono, lasciai scivolare la mia mano da quella di Camila e con un semplice cenno, le dissi che mi stavo spostando perché avevo una telefonata in arrivo. Accettai la chiamata leggendo il nome di mia sorella sulla schermata del mio telefono, lo portai all'orecchio e risposi. «Pronto?»
«Lauren, sorellona.» mi disse con tono contento.
«Ciao, piccola... Dimmi.» dissi con tono un po' alterato, nella sala centrale si era formata una sorta di discoteca. «Mi senti?»
«Sì, ti sento.» mi rispose. «Tu?»
«Anch'io.» dissi tappandomi l'orecchio sinistro.

«Quando torni?» chiese mia sorella.
«Dopodomani sono lì da te, piccola. Arriverò per le sei di sera, sicuro, sarà lungo il viaggio. Arriverò all'entrata di Parigi per le cinque e mezza.» spiegai.
«Perfetto, quindi... Dopodomani, sarai all'entrata di Parigi per le cinque e mezza... Bene.» disse ricapitolando. Lo faceva da sempre.
«Sei a casa di Clara?»
«Sì... Oggi è il suo turno, Adam è un tipo strano, beve e fuma come un turco. Mi mette angoscia, però sembra tenerci a me e Chris.»

Sospirai.

«Cerca di fare attenzione, piccola. Tanto tra un po' verrai di nuovo qui a Los Angeles, la proposta di matrimonio è stata accettata.» dissi sorridendo. «Ci sposeremo.»
«Veramente? Vi sposerete? È una cosa meravigliosa, sono così emozionata per te...»
«Anch'io, veramente... Poi ti farò sapere i dettagli.» sussurrai.
«Certo, tienimi informata.» disse lei. «Ci vediamo dopodomani, allora.»
«A dopodomani, piccola.» chiusi il cellulare per metterlo in tasca.

A CASA DEI JAUREGUI...

Narratore esterno.

Clara era dietro al muro che separava la cucina dal salotto, la conversazione tra sua figlia e la sorella, le fece azionare il cervello per mettere in pratica un piano che sicuramente, avrebbe fatto zizzania. «Chi era al telefono, cara?» decise di intervenire, nel mentre si preparava un bicchiere d'acqua.
«Un'amica... Perché?»
«No, perché ti ho sentita parlare al cellulare, quindi ho solo chiesto.» disse. «Sono appena arrivata con un carico di spesa. Oggi preparerò una torta.»
«Che gusto?» chiese Taylor cercando di stare il più tranquilla possibile.
«Cioccolato, ovviamente!» sorrise la donna.
«Ora io esco, devo andare dalla mia amica per studiare. Ci sentiamo più tardi.» disse lei scappando, senza lasciare il tempo a Clara di salutarla.

Non appena la ragazza chiuse la porta, la donna lasciò il bancone con sopra tutte le buste della spesa, prese il suo telefono e digito un numero, che, non era salvato. Clara si portò il cellulare all'orecchio e dopo due squilli, una voce femminile rispose. «Signorina M., Sono io, Clara.»
«Salve, prego... Mi dica.» rispose subito la donna misteriosa dietro al cellulare.
«Ho delle novità e credo che lei, possa darmi una mano a porre fine a tutto questo.» disse la donna entrando in uno studio, quello del suo amante Lucker.
«Su Lauren?» chiese la donna sistemandosi gli occhiali Chanel. «Non ho molto tempo, quindi mi dica le cose veloci.»
«Con calma.» disse Clara iniziando a infastidirsi dal carattere scontroso della donna sconosciuta.

«Va bene, ora mi dica.» disse la signorina soprannominata M.
«Lauren tornerà dopodomani qui, a Parigi. Secondo lei, potremmo fare qualcosa?»
«Direi, ci sono molte idee su come metterle i bastoni tra le ruote.»

Clara lasciò un po' il cellulare e fece un giro su Instagram, trovando un post di Lauren.

"Le persone ti amano o ti odiano. Noi abbiamo lottato per amore e per l'odio e finalmente, posso annunciare che io e la mia ragazza, Camila Cabello, ci sposeremo. Sono così onorata di averla al mio fianco giorno e notte, anche quando la distanza ci divide. È una donna di tanto talento e starle vicina, mi rende piccola e fragile. Ringrazio tutti che ci hanno aiutato a viverci, ad amarci e a sopravvivere dalle persone che purtroppo, non ci hanno accettato chi per gelosia, chi per altri principi.
Annunceremo la data del grande giorno a breve, sono così emozionata e amata.
-Lauren Jauregui."

«M, Lauren si sposerà.» disse Clara. «Lauren tornerà a Parigi dopodomani, sarà all'entrata per le cinque e mezza del pomeriggio, arriverà a casa sua per le sei.»
«Perfetto, non dica altro, so bene come fare e lei, starà con me. Domani prenderò il mio jet e arriverò il prima possibile, lei mi guiderà.»
«Perfetto, arriverò a prenderla dall'aereoporto in macchina, spero di trovarla.»
«Tranquilla, le cose andranno bene secondo i piani. Intanto, resti online, le manderò i rispettivi messaggi su come dovremmo svolgere il piano.» sussurrò lei e chiuse la telefonata.

Clara rimase sorpresa, mantenne il telefono e aspettò la signorina M.

IN TANTO, A CASA DELLA SIGNORINA M...

La ragazza guardava attentamente la zona circostante, chiuse tutte le finestre e tirò le tende, cercando di coprire il più possibile l'interno della casa. Non voleva mostrare ciò che stava per tirare fuori dall'ultimo cassetto del grande mobile. Rovistando tra gli indumenti, il suo tatto percepì un oggetto metallico. Preso l'arnese, lo guardò, era una pistola, una revolver. «Ci dovrebbe essere anche l'altra...» parlò tra sé e sé cercando ancora, togliendo tutti i vecchi abiti della madre. Infatti, come pensava, la sua mano incontrò una colt. «Perfetto.» disse con tono soddisfatto. «Lauren Jauregui, a noi due.»

😾😾😾

DUE GIORNI DOPO...

La ragazza sconosciuta posò piede sul pavimento, facendo risuonare il suo tacco sonoramente. Un'Alfa Romeo, parcheggiata lì vicino, accese gli abbaglianti facendosi notare subito dalla donna che subito, si avvicinò ad essa. «Clara.» salutò lei una volta seduta.
«Keana Marie Issartel.» sorrise lei. «È pronta?» chiese lei.
«Direi.» disse tirando fuori la revolver carica di proiettili. «È stato rischioso portarle dietro, ma grazie a Dio, ce l'ho fatta.»
«Perfetto, andiamo.» disse Clara dando vita alla macchina per poi andare avanti. Le due aspettarono Lauren alla Quai De Montebello dove, probabilmente Lauren sarebbe passata per le cinque e mezza in punto. Il veicolo della Jauregui, infatti, correva lungo la strada. Riconosciuta la targa della Jaguar F-Type, Clara mise in moto un'altra volta il veicolo, facendolo correre lungo la Quai De Montebello.

Lauren notò una nota vicinanza, controllò dagli specchietti chi fosse il pazzo per starle così vicino. «Lauren?» chiese Camila. «Che sta succedendo?» chiese lei osservando come la sua ragazza di portava le labbra dentro la bocca.
«Ci stanno inseguendo, ma i finestrini sono oscurati, non riesco a capire.» disse la Jauregui svoltando di colpo a sinistra, anche se, non ci fu verso di seminarli. Due macchine veloci, lungo la strada, facevano vibrare i motori.

Camila si tirò fuori dal finestrino, ma non appena vide il viso sbucare dalla macchina dietro, lei si tirò dentro un'altra volta.

Era Keana. «Lauren, è Keana ed è armata.» disse Camila urlando e Lauren corse il doppio, passando vicino alla cattedrale di Notre Dame de Paris.
«Fanculo! Avrei dovuto capirlo.» disse Lauren continuando a guidare.

Camila si mise dietro e cercò di identificare il viso del guidatore. Un proiettile forò il vetro della macchina, la cubana si abbassò. «Merda! Qui non scherzano.»
«Ma chi è che guida?!» chiese Lauren correndo velocemente, Camila si alzò pochissimo, cercando di capire chi fosse il guidatore.
«Non vuoi saperlo, vero?»
«Sì che lo voglio sapere, cazzo!» disse Lauren girandosi a sinistra facendo rotolare Camila dentro l'auto.
«No, non lo vuoi sapere.» disse Camila toccandosi la testa dolorante.
«Ti muovi?» chiese Lauren mettendo la quinta.
«È tua madre!» disse urlando Camila e Lauren sgommò a destra, facendo attenzione ai pedoni.
«Okay, non lo volevo sapere!»

Il proiettile della revolver forò la gomma della Jaguar F-Type di Lauren, facendola sbandare di poco. Il fumo usciva, la Jauregui continuò a guidare finché poteva, era lenta, l'ansia era tantissima. Che cosa stava succedendo?

NELL'ALFA ROMEO...

«Cazzo, accelera, le abbiamo in pugno!» disse Keana e Clara fece come le era stato detto.

Gli occhi della donna più grande, coperti dagli occhiali Tommy Hilfiger, erano fissi su un punto della strada. Tanti pensieri iniziarono ad invadere la testa, tutta la vita di Lauren le si era piazzata davanti. Stava facendo la cosa giusta? Clara era stata una pessima madre ma tutte quelle cose, le protezioni che le ha dato, erano solo per il suo bene. Aveva capito troppo tardi di aver sbagliato e questo, lo era il doppio. La macchina di Clara si avvicinò più velocemente e fece scontrare il muso della macchina contro il portabagagli della coppia dando una forte spinta, Lauren sbatté la testa sul volante e Camila cadde tra i sedili.

La cosa stava diventando critica, la donna più grande al volante però, decise di svoltare a sinistra ad altra velocità. «Che cazzo stai facendo?» chiese Keana cercando di mantenersi.
«Non è ciò che voglio per mia figlia. Ha già sofferto abbastanza.» disse prendendo la colt per poi puntarsela alla tempia. «Sono stata una pessima madre, ed è ora di dire basta.»
«Clara che cazzo stai facendo?!» urlò Keana togliendosi la cintura, cercando di prendere la pistola dalle sue mani, la macchina iniziò a perdere così il controllo, il rumore di due spari provenienti dalla pistola echeggiarono nell'auto. La macchina si schiantò. Violentemente.

Lauren notando ciò decise di fermarsi, il vetro della sua macchina era spaccato. «Merda.» disse solo, Camila sanguinava dalla fronte.
«Lauren, tutto apposto?» chiese la piccola notando che anche Lauren portava qualche graffio sul viso.

La grande non rispose, anzi, scese dalla macchina e si avvicinò all'incidente. La polizia arrivò da loro solo cinque minuti dopo, tutti rimasero a guardare, i vigili e l'ambulanza erano arrivati dieci minuti dopo grazie alla chiamata di un ragazzo dalla giovane età. Lauren cercò di avvicinarsi alla macchina sfasciata, cercando di capire cos'era successo. «Sono la figlia!» gridò Lauren cercando di passare, ma i poliziotti la fermarono.
«Non può passare.»
«Quella donna è mia madre!»

Pochi istanti dopo, infatti, i vigili del fuoco tirarono fuori dalla macchina ormai rottame, il corpo moribondo di Keana che venne caricata subito in barella. Lauren in punta di piedi cercò di identificare la madre ma non appena vide il telo sopra al suo corpo, Lauren capì.

Era morta.

🤕🤕🤕

Lauren Jauregui's P.O.V.

Erano passati esattamente sette giorni dall'inseguimento. Le cose non andarono bene nemmeno per Keana Issartel, morì istanti dopo, all'arrivo in ospedale. Mi dissero che morì per un infarto. Il proiettile le era stato trovato sul petto, dalla parte destra. Mi passai una mano sui capelli, ero in giro per New York con Camila. Taylor, Michael e Chris erano a casa di Sinuhe. «Tutto bene?» chiese Camila attuando la mia attenzione.
«Sì, sto bene. Tu?» la guardai sorridendoci un po'.
«Sei sicura? Non hai parlato per tutto il tempo...»
«Tra un mese ci sposiamo, e boh...» sospirò. «Penso a mia madre e anche a keana.»
«Possiamo spostare il matrimonio, Lauren... Se non sei pronta per questo evento, posso aspettare con te. Lo capisco tantissimo, la perdita di un genitore è devastante.»
«Io e te, ci dobbiamo sposare, non voglio più aspettare.» disse io prendendole le mani.
«Se sei sicura tu, lo sono anch'io.» disse Camila piano e sorrisi, baciandola sulla guancia.

Una goccia d'acqua cadde sulla mia fronte, decisi di sollevare il viso e di accorgermi di come il cielo si era oscurato, i nuvoloni erano sopra le teste di entrambe e tra non molto avrebbe piovuto.

Canzone suggerita: When It Rains It Pours, Tokio Hotel.

Le gocce continuavano a scendere, sempre più veloci e insistenti. Io presi Camila per mano e corsi via lungo la strada del grande parco. «Le previsioni non dicevano questo!» rise Camila e io mi girai e vidi il suo viso coperto da ciocche bagnate era così splendida e così amabile. Mancava veramente poco prima di tornare a casa, ma Camila mi prese e mi girò, facendomi scontrare le labbra alle sue. Chiusi gli occhi e appoggiai le mani sulle sue guance e continuai ad approfondire il bacio.

Camila si staccò e mi sorrise, io appoggiai le labbra sulla sua fronte, premendo un po', lasciandole un bacio candido. «Ti amo.» sussurrò la mia ragazza e io le morsi il naso facendola sorridere.
«Entriamo o ci prenderemo una polmonite.» sorrisi io ed entrai dentro casa, bagnando il pavimento a causa delle gocce delle mie scarpe e vestiti. Camila fece lo stesso, infatti Danny quando ci vide, incrociò le braccia contro il suo petto e alzò il sopracciglio.
«Correte in camera prima che vi lancio qualcosa. Avevo appena pulito.» disse con tono arrabbiato, Camila si mise davanti a me, dandomi le spalle, abbassò la testa.
«Scusa ma sta diminuendo.» disse.
«Sì, lo so... Io invece sto scherzando.» mormorò Daniel e noi sorridemmo.

Andate in camera, Camila chiuse la porta alle sue spalle, io mi spogliai velocemente, cercando di togliere i vestiti troppo bagnati, non volevo ammalarmi. Gli occhi di Camila ardevano su di me, incastrai lo sguardo col suo, avvicinandomi rapidamente da lei, la presi per i fianchi e la spogliai togliendole gli indumenti bagnati. Indossava una balconette di Intimissimi, nera in pizzo che mi fece perdere la testa e il respiro.

La tirai più vicino a me, cercando più contatto possibile, il suo basso ventre bolliva come faceva il mio, le sue braccia si misero attorno al mio collo. Baciai ogni angolo del suo viso e del suo collo, la mia vita era cambiata, da un lato in bene e dall'altro in male, ma dovevo focalizzarmi sulla mia famiglia e Camila. Loro mi facevano stare bene.

Portai Camila sul letto e la distesi su esso mettendomi sopra di lei. Baciai avidamente ogni lato del suo corpo perfetto, assaporai ogni suo sapore.

Il bussare alla porta mi fece mordere il tempo di pelle della mia ragazza, facendola urleggiare di poco. Mi sollevai e mimai un "scusa" con le labbra, mi misi indosso la prima che trovai tra i piedi e andai ad aprire. Era Freddie. Non aveva una bella cera, anzi, era molto triste e quasi commosso. «Può ricevermi?» chiese soltanto ma io negai.
«Dammi un momento per cambiarmi, poi sarò da lei con Camila.» dissi io e lui si sistemò l'abito e andò via, scendendo le scale.

Chiusi la porta e mi girai verso la mia ragazza che, sollevata mi stava guardando attentamente ma anche con una certa preoccupazione. «Che succede ora?»
«Non lo so... Freddie era strano.» mormorai e mi tolsi un'altra volta quell'indumento bagnato. «Sembra triste.» dissi aprendo l'armadio per poi mettermi una tuta qualunque, Camila si sollevò e si avvicinò a me, avvolgendo le braccia attorno alla mia vita, le sue labbra premevano sulla mia schiena.
«Vai tu, io starò qui ad aspettarti.» disse e io annuii.

Nonostante avessi ancora i capelli umidi, scesi le scale in pantofole e con una semplice tuta da ginnastica Adidas.

Freddie era seduto sulla poltrona, io mi avvicinai, sedendomi su quella di fronte alla sua. Non c'era nessuno a casa, sicuro erano tutti usciti. «Signorina.» disse rompendo il ghiaccio facendomi concentrare nuovamente su di lui.
«Dimmi, cos'è successo...?» chiesi avvicinando la mano alla sua per poi prendergliela. «Se mancano soldi sul suo conto, vedrò di aggiun-»
«Mi dimetto.» disse solo. «Abbandono il lavoro.»

Forse non c'era cosa più brutta nel sentire quelle parole. Sapevo che sarebbe arrivato questo momento, ma non ora. «Perché?»
«Sono molto dispiaciuto, ma negli ultimi giorni sono stato male. Ne ho parlato con suo padre, Michael è d'accordo.» sussurrò prendendomi le mani. «Avere settantasei anni e problemi di salute, non è una cosa da poco.»
«Che problemi?»
«Sarà suo padre a dirglielo, io non mi sento capace di farlo...» mormorò.
«Verrai al mio matrimonio? Non sai quanto ci tengo a lei... Non voglio che mi abbandoni così. Ti prego.» chiesi con gli occhi lucidi.

Freddie per me è stato come un secondo papà, un uomo pronto a tutto e volenteroso. Rimase ad aiutarmi praticamente sempre, con gli studi, con mia madre, con mio padre. Lui era il mio punto di forza. Un uomo che mi ha dato tantissimo. Forse i miei ringraziamenti non saranno mai abbastanza per tutto ciò che ha fatto nella mia vita.

«Vedrò di esserci.» disse, i suoi baffi bianchi si muovevano lentamente, mi sono sempre piaciuti, portavano uno stile dei tempi ottocenteschi. Non voleva mai farseli toccare, solo lui doveva. «Non le prometto nulla...»

Tirai su un respiro profondo, lo guardai. «Quando andrà via?»
«Sto finendo ora le valigie, domani non ci sarò.» sussurrò e io annuii portandomi il labbro dentro la bocca, era un colpo amaro questo.
«Va bene.» dissi io alzandomi, per poi abbracciarlo. Versai poche lacrime, si potevano contare, la mia stretta era salda e pure la sua. «Sei e sarai sempre il benvenuto qui, puoi contare su di noi, grande amico.»
«Grazie...» disse solo e io mi staccai da lui, asciugandomi le lacrime. «Ora andrò a finire le valigie, poi verrò a salutare lei e Camila.» disse sistemandosi il cravattino e io annuii piano. Ci dividemmo.

Andai sopra con la poca voglia che mi era rimasta, entrai nella stanza e vidi Camila seduta alla scrivania che faceva qualcosa. Chiusi la porta. «Lauren?» mi chiamò e io mi avvicinai.
«Sono qui.» dissi solo e lei si girò guardandomi in viso.
«Che succede a Freddie? Perché quella faccia?» mi chiese e io mi sedetti e misi la testa tra le mani, i miei gomiti premevano sulle mie cosce.
«Ha chiesto le dimissioni. Andrà via oggi stesso.» dissi io con il cuore in gola e lei si avvicinò a me.
«È un uomo grande, ha lavorato abbastanza per te, Lauren...»
«Sì, ma tra noi non c'era solo il lavoro!» dissi piangendo e Camila mi strinse forte. «C'era un'amicizia dietro, noi ci siamo voluti tanto bene e il ruolo che ha avuto per me, è stato come oro.» dissi piangendo.
«So che lui per te è stato come un padre, lo capisco benissimo. Già da quando eravamo piccole, era sempre lui a portarti nei posti. Ma devi essere contenta, lui ora starà bene e si godrà i suoi anni.»
«Non so... Ha detto che ha problemi di salute e su questo, ne dovrò parlare con mio padre. Dio Camila, sono così preoccupata...»
«È forte, vedrai che se la caverà.» mi disse piano e io mi asciugai le lacrime, sospirando. «Possiamo sempre andare a trovarlo, non credi?» chiese lei e io mi trovai un po' convinta dalle sue parole, sorrisi poco e le baciai la guancia.
«Va bene...»

Intanto, nella mia testa, stava già frullando qualcosa.

Passata un'ora dalla notizia, andai da mio padre con serietà e prontezza. Casa sua non era troppo lontana da quella di Sinu. Bussai alla porta, lui aprì. Il mio dolce papà orso, mi accolse in un abbraccio che subito ricambiai.

Entrai dentro.

«Ho saputo di Freddie.» dissi io guardandolo e lui mi preparò una tazza di tè caldo.
«Lo immaginavo, il dolore che provi si legge nei tuoi occhi.» sussurrò mio padre stando vicino ai fornelli.
«Mi ha detto che tu sai quali sono i suoi problemi di salute, è così?» chiesi arrivando dritta al punto.
«È così. Mi ha detto che lui non ci sarebbe riuscito a comunicarti una cosa del genere, come ben sappiamo, non è una cosa da poco come può essere un semplice raffreddore o febbre.» disse. «È una cosa di più serio e data la sua presenza nella tua vita e il volerti troppo bene per vederti piangere davanti a lui, ha deciso di dirlo a me, in modo che io possa comunicartelo.»

Mi passai una mano sulla fronte, sentendo troppo caldo, lo strato di sudore si stava formando, il mal di pancia post-ansia aveva iniziato a venirmi. «A Freddie gli è stato diagnosticato il morbo di Parkinson.» sussurrò lui e io sospirai abbassando la testa.
«Veramente?»
«Sì, sono a conoscenza di questo da un bel po' di tempo, forse un mesetto buono.»
«Effettivamente notavo dei tremori alle mani...» sussurrai io passandomi una mano sul viso. «Però pensavo fosse solo stanchezza.»
«No, Lauren...» sussurrò lui.

Dopo aver inspirato l'aria, buttai fuori un sospiro sonoro è guardai mio padre. «Io gli farei una sorpresa. Un regalo.» dissi e lui alzò il sopracciglio, sembrando interessato. «Lui per noi ha fatto veramente molto, soprattutto in questo ultimo periodo. Vorrei regalargli una villa vicino al mare, l'aria marina gli farebbe bene, si potrà rilassare e stare sereno.» dissi e lui mi servì il tè.
«Dici che potremmo farcela?» chiese lui.
«Ce l'abbiamo sempre fatta, papà. Divideremo le spese, sarà un pensiero da parte di entrambi. Voglio il meglio per lui.» dissi e lui annuì.
«Perfetto, facciamogli questo regalo.» disse lui e io sorrisi e iniziai a bere il mio tè.

Tornata a casa, andai da Camila in cucina, le spiegai tutto all'orecchio. Sinu stava sulla poltrona con il giornale spalancato, c'erano molte notizie. Poi mi misi a sedere e passai una mano sui miei capelli e guardai un po' il televisore al plasma.

La cena fu molto silenziosa.

Mi sollevai e andai a lavare il mio piatto, poi vidi vicino alla porta Freddie che mi invitò ad avvicinarmi. Camila mi seguì.

«Ho già salutato tutti.» disse lui e io mi accarezzai il braccio.
«Sono dispiaciuta che tu vada via, Freddie. Sei una persona d'oro.» mormorò Camila e io annuii.
«Anche voi siete state due ragazze veramente importanti. Ma ora, mi raccomando, siate forti, una vicino all'altra. Amatevi e lottate sempre per i vostri sogni.»
«Sarà fatto.» dissi io sorridendo un po' e abbracciai l'uomo, Camila si unì all'abbraccio che durò tre minuti ma che sembravano ore.
«Non andrò ad abitare lontano da qui, vi accoglierò con piacere.» disse l'uomo e ci staccammo. Il campanello suonò. «Dev'essere il taxi, ora vado, ciao ragazze, grazie per tutto ciò che avete fatto per me.» disse andandosene verso la porta per poi aprirla. «Lauren, non piacere troppo, questo non è un addio.» disse lui e io mi asciugai le lacrime ancora una volta e sorrisi mostrando i denti.
«Va bene, non verserò lacrime.» dissi io.

L'uomo abbassò così la maniglia. «Arrivederci, ragazze.» sussurrò e varcò la porta per poi chiuderla alle sue spalle.

Io rimasi in piedi, i miei ricordi avevano deciso di andare via con lui.

🥑🥑🥑

UN MESE DOPO...
IL GRANDE GIORNO.

Ally mi guardava mentre sistemava le ultime cose del mio vestito da sposa. «Sono così emozionata per te, Lauren.» disse lei e io sorrisi altrettanto.
«Sono così eccitata, mi chiedo come stia Camila... Ho così paura di cadere per via dei tacchi. Ho ansia, spero di farcela...» dissi piano.
«Lauren, cammini sui tacchi da quando eri piccola così.» disse facendo un'altezza molto bassa con la mano. «Ora guardami, non agitarti.» disse mentre portava una spilla tra le labbra.
«Va bene, non mi agito, non lo farò. Sarò tranquilla.» dissi piano e lei continuò a sistemare il mio vestito. Il mio trucco era leggero, avevo paura forse - oltre al cadere -, di respirare troppo profondamente, non volevo che scoppiasse il corpetto. Il mio seno era decisamente pressato. Mi sentii quasi a disagio.

Mio padre aprì la porta e con grande emozione mi vide, sorrisi ampiamente e lui si avvicinò a me prendendomi le mani. «Forza tigre, sei pronta?»
«Ma quale tigre, io sono una Jaguar!» dissi elettrizzata. «Sono prontissima papà, mancano pochissime cose e ci sono.» dissi e lui annuì uscendo.

Ally guardò mio padre e poi me. «È così carino tuo padre, ti ama tantissimo.»
«Già, dimostra molto per me, anche se prima la sua presenza era veramente poca.» sospirai. «È così bello vederlo così vicino a me, soprattutto in questo giorno così importante.» dissi guardandomi allo specchio, finalmente pronta. Inspirai e quasi mi misi a piangere.
«Guai a te se piangi, farai colare tutto il trucco, Lauren.» disse rimproverandomi e io tirai su le spalle e inspirai, calmandomi.
«Bene, Ally, sono pronta.»

A CASA CABELLO...

Camila Cabello's P.O.V.

Dinah mi diede l'ultima passata di mascara, mi portai una mano sul seno notando la leggera larghezza del mio vestito. «È un po' largo.» sussurrai.
«Ovvio che è largo, non è tirata la cerniera.» disse ridendo di me. «Ti sto lasciando libera, così almeno non soffri tanto dopo.» mi spiegò e io annuii piano, deglutendo dall'ansia.
«E se mi molla all'altare? Che faccio?» chiesi nervosa.
«Ma che cazzo di pensieri ti fai, Camila?» chiese dandomi un colpo.

Ero pronta, Dinah si mise dietro di me e tirò sopra la mia cerniera, stringendo il vestito al mio petto, poi guardò il vetro dello specchio. «Sei bellissima, sono emozionata.»
«A chi lo dici.» sospirai anch'io, eccitata ma allo stesso tempo spaventata.

Ero pronta.

Narratore esterno.

Lauren aspettava Camila all'altare, della chiesa di Saint Sophia a Los Angeles.

Era arrivata con la limousine, accompagnata dal padre.

Lauren rimase lì, ferma a giocare con le sue mani in modo nervoso. Camila ancora non era arrivata e questo le portava molta ansia. A una certa però, il portale della chiesa si aprì e la marcia nuziale iniziò a suonare. Lauren appena vide Camila con un vestito bianco e il velo, si mise la mano sulle labbra sorridendo, emozionata e arrossata. Camila salì all'altare e Lauren le tolse il velo. «Sei... Bellissima.» riuscì a dire soltanto facendo ridere Camila.
«Anche tu, tesoro.»

Don Lucas era contento di vedere riunite le due ragazze. Non appena il silenzio cadde nella grande sala della chiesa, il sacerdote iniziò a parlare. «Carissimi Lauren e Camila, siete venuti nella casa del Signore,
davanti al ministro della Chiesa davanti alla comunità, perché la vostra decisione di unirvi in matrimonio riceva il sigillo dello Spirito Santo, sorgente dell'amore fedele e inesauribile. Ora Cristo vi rende partecipi dello stesso amore con cui egli ha amato la sua Chiesa, fino a dare se stesso per lei. Vi chiedo pertanto di esprimere le vostre intenzioni.» iniziò a dire Don Lucas. «Siete venute a celebrare il matrimonio senza alcuna costrizione, in piena libertà e consapevoli del significato della vostra decisione?» chiese lui.

«Sì.» risposero Lauren e Camila.

«Siete disposti, seguendo la via del matrimonio, ad amarvi e a onorarvi l'un l'altra per tutta la vita?» chiese un'altra volta.
«Sì.» risposero nuovamente.
«Siete disposti ad accogliere con amore i figli che Dio vorrà donarvi e a educarli secondo la legge di Cristo e della sua chiesa?»
«Sì.» dissero ancora, Lauren ogni tanto guardava Camila.

«Compiuto il cammino del fidanzamento, illuminati dallo Spirito Santo e accompagnati dalla comunità cristiana, siamo venuti in piena libertà nella casa del Padre, perché il nostro amore riceva il sigillo di consacrazione. Consapevoli della nostra decisione, siamo disposti, con la grazia di Dio, ad amarci e sostenerci l'un l'altro
per tutti i giorni della vita. Ci impieghiamo ad accogliere con amore i figli che Dio vorrà donarci e a educarli secondo la Parola di Cristo e l'insegnamento della Chiesa. Chiediamo a voi, fratelli e sorelle,
di pregare con noi e per noi
perché la nostra famiglia diffonda nel mondo luce, pace e gioia.» disse lui. «Alla presenza di Dio e davanti alla Chiesa qui riunita, datevi la mano destra ed esprimete il vostro consenso. Il signore, inizio e compimento del vostro amore, sia con voi sempre.»

Lauren e Camila si danno la mano destra.

«Io Lauren Jauregui, accolgo te, Camila Cabello, come mia sposa. Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita.» disse Lauren guardando Camila negli occhi.
«Io Camila Cabello, accolgo te, Lauren Jauregui, come mia sposa. Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita.» disse Camila in risposta.

Lauren inspirò un'altra volta, non si era mai sentita così. «Camila Cabello, vuoi unire la tua vita alla mia, nel Signore che ci ha creati e redenti?» chiese la maggiore con emozione.
«Sì, con la grazia di Dio, lo voglio. Lauren Jauregui, vuoi unire la tua vita alla mia, nel Signore che ci ha creati e redenti?»
«Sì con la grazia di Dio, lo voglio.»

Molti erano commossi nella grande chiesa, Lauren si girò un po' e vide come Freddie era presente ai primi banchi. Non appena l'uomo tirò il pollice all'insù, Lauren lo salutò con la mano facendo ridere Camila. Le due ripresero a guardarsi, sorridendosi. «Noi promettiamo di amarci fedelmente, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di sostenerci l'un l'altra tutti i giorni della nostra vita.» dissero insieme.

Don Lucas, guardò le due ragazze. «Quindi... Lauren Jauregui, vuoi accogliere Camila Cabello, come tua sposa nel Signore, promettendole di esserle fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarla e onorarla tutti i giorni della tua vita?» domandò lui.
«Sì.» rispose Lauren.

«E tu, Camila Cabello, vuoi accogliere Lauren Jauregui, come tua sposta del Signore, promettendole di esserle fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarla e onorarla tutti i giorni della tua vita?»
«Sì.» rispose così anche Camila.

Il sacerdote continuò con le sue parole fino alla benedizione e consegna degli anelli. Dopo averli benedetti, disse. «Il Signore benedica questi anelli, che vi donate come segno di fedeltà nell'amore. Siano per voi ricordo vivo e lieto di quest'ora di grazia.» disse lui porgendo le fedi.

Lauren prese l'anello e la mano sinistra di Camila, le sorrise. «Camila Cabello, ricevi questo anello, segno del mio amore e della mia fedeltà. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.» disse mettendo l'anello nel dito anulare della cubana, Camila non smette a di sorridere, e non appena arrivò il suo momento, la piccola prese la mano di Lauren.
«Lauren Jauregui, ricevi questo anello, segno del mio amore e della mia fedeltà. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.» disse lei mettendo l'anello nel dito anulare della sua ragazza.

Lauren guardò il sacerdote. «Quando posso baciarla?» chiese impaziente e tutti risero.
«Proprio ora.» disse lui sorridendo. «Io vi diciamo moglie e moglie. Lauren, può baciare finalmente Camila.» disse Don Lucas e Lauren prese dolcemente il viso di Camila per poi baciarla appassionatamente sulle labbra.

Tutti applaudirono la nuova coppia, Lauren e Camila erano ufficialmente sposate.

SEI ORE DOPO...

«Ahia! Stai attenta.» disse Camila ridendo mentre si toglieva le scarpe lungo il pavimento della loro nuova casa.
«Scusa, tesoro.» rise Lauren baciandola ancora ovunque.

Le due ragazze avevano bevuto un po' troppo, ma erano felici. Lauren morse il suo collo si tolse le scarpe anche lei. La maggiore decise di togliere i vestiti di Camila, lasciandola con il suo intimo bianco in pizzo. «Lasciami il fiocchetto che ho qui.» disse Camila indicandosi la testa e Lauren annuì.
«Come vuoi tu.» disse spogliandosi.

La maggiore distese Camila sul letto matrimoniale, ancora vergine del loro amore. «Ti amo.» le disse Lauren stando a pochi centimetri dalle sue labbra.
«Ti amo anch'io, mogliettina mia.» rise Camila e Lauren fece lo stesso, baciandola ancora una volta, con più passione. I loro corpi erano uniti e l'aria si era fatta più calda, quasi difficile da respirare. «Liberami da questi indumenti, amore.» disse. «Rendi il mio corpo tuo, ancora una volta.»

Lauren tolse così il reggiseno di Camila, baciando il suo petto e il seno della cubana. Cabello prese la testa di Lauren, accarezzandole quei morbidi capelli che tanto amava toccare. Lauren afferrò il capezzolo destro con la bocca, succhiandolo e baciandolo. «Sei così perfetta Lauren, non so come fai.» disse Camila e Lauren baciò sotto al seno della ragazza, scendendo fino sotto all'ombelico. «Voglio sentirmi ancora più viva, accendi il fuoco dentro di me solo come tu sai fare.» disse Camila quasi implorante e Lauren tirò coi denti il bordo delle mutandine della ragazza sotto al suo corpo.

La mano di Camila accarezzava i capelli di Lauren, intanto con l'altra si teneva il seno sinistro. Lauren notando sua moglie così impaziente, decise di tirare giù le mutande, facendole scivolare via lungo il pavimento. Trovata davanti alla sua natura priva di peli, Lauren la massaggiò con lentezza, premendo un po' sul suo fascio di nervi. «Oh, Cristo. Quanto ci metti? Muoviti.» disse Camila esasperata e Lauren rise, trovava divertente una Camila così vogliosa e pronta ad essere assaporata dalle fauci del grande lupo cattivo. «Mangiami, non lasciare niente di me.»

«Ciò che è tuo, è mio, no?» chiese Lauren facendo appoggiare le labbra sull'intimità della cubana, la sua lingua iniziò a muoversi lentamente salendo e scendendo lungo io suo perimetro. Camila inarcò la schiena e gemette leggermente, aprendo di poco la bocca. Il corpo di Camila tremava, come se fosse la prima volta in assoluto, Lauren si concentrò su tutta l'intimità della moglie, la sua lingua leccò il suo fascio di nervi, lentamente. Camila si muoveva sotto al suo corpo, sospirando il suo nome.

«Merda!» disse Camila e Lauren ridacchiò inserendo la lingua lungo la sua entrata, spingendola in avanti e indietro. «Ah, cazzo... Lauren...» disse la minore respirando profondamente. Lauren intanto, non soddisfatta, aumentò la velocità nel leccare le pareti della sua entrata e tutto il resto. Camila cercò la mano di Lauren tra le lenzuola, la maggiore l'afferrò e gliela strinse dolcemente aspettando che Camila arrivasse all'orgasmo.

Con la mano libera, Lauren inserì un dito lungo l'entrata, intanto leccò insistentemente il clitoride di Camila facendola arrivare all'apice del piacere. La cubana lasciò la mano della Jauregui, portandola poi sul capo della ragazza cercando di farla staccare dal troppo piacere, invano. Camila arrivò a raggiungere l'orgasmo, lasciando i suoi umori sulle dita della ragazza.

La cubana decise di invertire i ruoli e di mettersi sopra il corpo tonico di Lauren, catturando le labbra in un bacio passionale e ricco di amore. Camila spogliò definitivamente la ragazza, togliendole gli indumenti. Lauren accarezzò il viso di Camila guardandole gli occhi, concentrandosi per pochi attimi sul suo sguardo così profondo. «Come farei senza di te?» chiese domandandosi. «Sicuro morirei.» sospirò lei e Camila poggiò l'indice sulle labbra di Lauren, inserendolo di poco nella sua bocca.
«Basta parlare.» disse muovendosi sul suo corpo.

Lauren accarezzò i fianchi di Camila e quest'ultima la guardò. «Lauren, prendiamo fuoco questa notte.»

QUATTRO ANNI DOPO, IN FRANCIA...

«Direi che per oggi va bene.» disse Camila uscendo dalla sua sede Guess con un passeggino rosa Louis Vuitton. La bambina dagli occhioni marroni di soli otto mesi osservava il mondo circostante della grande Parigi. «Allora Victoria, adesso andremmo dal fioraio a comprare un mazzo di rose bianche per mamma Lauren, che dici?» chiese Camila e la bambina rimase zitta ad ascoltare i dialoghi della mamma. Camila, spingendo il passeggino andò nella piccola struttura per comprare il mazzo di rose.

Victoria era la più piccola della casa, venne adottata quando aveva solo pochi giorni otto mesi fa. William invece nacque tre anni fa grazie all'inseminazione artificiale.

Ora erano grandi, William era un bambino castano con gli occhi verdi e Victoria era castana con gli occhi color nocciola.

Prese le rose, Camila tornò a casa da Lauren che stava nella stanza dei giochi insieme a suo figlio.

Camila aveva venticinque anni mentre Lauren ne aveva ventisei. Entrata col passeggino, Camila cercò di fare tutto piano per fare una sorpresa a Lauren ma, a causa della bambina che si mise a ridere, i piani saltarono facendo si che Lauren scoprisse Camila. «Camz?» chiese Lauren assicurandosi che fosse lei.
«Cavolo.» disse esasperata quando la bambina che batteva le mani, la prese in braccio. Lauren arrivò da lei con William sulle spalle.
«Eccoti di ritorno.» sorrise lei a sua moglie e Camila arrossì non resistendo alla bellezza di Lauren. «Perché quella faccia?»
«Ah? Ah. Volevo farti una sorpresa ma Victoria me l'ha impedito. Tieni, questo è un pensierino per te.» disse dandole il mazzo di rose bianche.
«Ma non dovevi... Grazie piccola.» sorrise Lauren abbracciando Camila dolcemente riunendo tutti e quattro i corpi in un abbraccio.

«Vi amo.» disse Lauren baciando la fronte di Camila, William intanto giocava con le ciocche dei capelli della più grande.
«Siete tutto l'amore che ho.» disse Camila piano baciando l'angolo della bocca di Lauren.

La loro vita era migliorata, non c'erano più problemi da un bel po' danni, Camila lavorava nella sua azienda Guess, costruita due anni dopo il trasferimento. «Lauren, quand'è che torniamo nella nostra casa a Los Angeles?»
«Quando vuoi.» disse Lauren.

Lauren e Camila avevano a disposizione tre ville da sogno: una in Italia, una a Los Angeles e quella attualmente occupata, a Parigi.

Nonno Michael entrò nella casa delle due ragazze facendo sobbalzare le due ragazze. «Eccomi qui!» urlò lui facendo festa. «Dobbiamo festeggiare i quattro anni che siete qui.» disse lui dando due palloncini ai bambini.
«Ma papà, non serve...» disse Lauren imbarazzata, ogni anno era la stessa storia. Michael la guardò male e le diede una pacca sulla schiena.
«Serve sempre mettere un po' di animo qui, forza ho già invitato Shaun Ross e gli altri.»
«Altri... Chi?» chiese Camila.
«Beh, Shawn Mendes, Allyson, Lucia... Insomma, tantissima gente.»

Quando Michael ebbe i suoi nipotini, la sua vita era cambiata, rendendola al meglio. Era diventato piuttosto presente nella vita dei due bambini, non voleva essere un nonno assente e fare lo stesso errore che fece con Lauren e i suoi figli. Lauren infatti, era molto contenta della sua presenza.

«Allora, io e William andiamo a vedere il ristorante, invece Victoria vi aiuterà a scegliere il vostro vestito. Mi raccomando, vi voglio eleganti.» disse lui mentre metteva un giubbottino firmato Armani al nipote. Dopo aver preso in braccio, guardò le ragazze. «Noi andiamo, ciao ciao.» disse Michael facendo gesto con la mano, William lo seguì ridendo.
«Ciao ciao.» disse il bambino allontanandosi dalle madri.

Chiusa la porta d'ingresso, Lauren guardò Camila e sospirò. «Pronta?»
«Si può andare in ristorante in pigiama?» chiese Camila e Lauren sollevò le spalle prendendo Victoria dalle braccia di sua moglie.
«Sarebbe tutto più comodo se andassimo in pigiama ma se dovessimo fare una cosa del genere, io padre impazzirebbe sicuro, oltre a ridere come un pazzo.» disse la Jauregui e Camila ridacchiò.
«In effetti.» disse Camila. «Vabbè, facciamo uno sforzo.» disse sospirando. «Ma questa sarà l'ultima volta, dillo a tuo padre.»

«Piccola, ogni anno che passa è sempre la stessa storia. Tu mi dici "«Devi dire a tuo padre che è l'ultima volta che festeggiamo.»", io lo faccio ma l'anno prossimo sarà sempre punto a capo. Camila, questo è un loop.» disse.
«Il fatto che mi stupisce è che avvisa sempre il giorno stesso, come fa ad organizzarsi in poche ore?»
«Gli Jauregui hanno i loro segreti.» disse.
«Sì ma ve li tenete pure.» disse Camila e Victoria fece un ruttino per poi rigurgitare su Lauren, sporcandola di pappetta alle carote.
«No! Che schifo!» disse Lauren allontanandola, Camila rimase con gli occhi sbarrati e scoppiò a ridere. «Perché diamine hai vomitato, ora?!»
«Beh... La stavi muovendo da una parte all'altra.» disse la moglie ridendo prendendo Victoria in braccio.

«Mannaggia, ora dovrò cambiarmi.» disse Lauren guardandosi i vestiti sporchi.
«Certo, fai prima tu, io intanto, con Victoria, decideremo quale vestito ti sta meglio per questa serata, tesoro mio.» disse Camila facendo l'occhiolino a Lauren che ringhiava furiosa per i suoi vestiti.
«Va bene, va bene...» disse Lauren brontolando per poi lasciare le due insieme, intanto Camila girò un po' bruscamente la bambina verso di sé, facendo sì che le vomitasse addosso.
«No!» urlò Camila e Lauren corse ad affacciarsi, non appena capì, rise fortissimo.
«Ecco, questo è il karma, Camila! Ben ti sta!» rise la Jauregui.
«Stronza!» disse la Cabello ridendo anche lei.
«Dai, che dici, ci facciamo un bagno tutte e tre insieme?» chiese Lauren.
«Io ci sto.» disse Camila andando con Lauren e Victoria al bagno, per prepararsi alla grande festa tenuta in serata.

Questo era ciò che volevano, tanto amore e divertimento, nulla di più, nulla di meno. Ora potevano dire di essere una famiglia a tutti gli effetti, per tutta la vita.

OH YEYEYEYEYE

Nulla da aggiungere su questo capitolo, poche saranno le parole per descrivere che questo è stato un viaggio fantastico durato ben due anni. Vi ringrazio a tutti per il supporto che avete dato a me per questa storia così lunga e accattivante. Sono quasi in lutto di dover mettere l'opzione che questa storia è completata. Grazie di cuore a tutti per ogni commento e voto. Questa era si è chiusa, commentate in tanti qui sotto, voglio sapere se vi è piaciuto questo capitolo. Grazie a tutti, davvero. 🌻

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Alla prossima storia!

-BeingAsAnHurricane.

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