Capitolo ventotto. - "Parigi."
UN MESE DOPO...
Lauren Jauregui's P.O.V.
Stavo correndo lungo le scale della mia abitazione fino a quando non incontrai Camila che stava seduta sul sofà di pelle marrone nel mentre che mangiava delle patatine. Non avevamo ancora colmato il vuoto della nostra perdita, la caduta l'abbiamo affrontata lentamente e con difficoltà ma in qualche modo, stavamo cercando di sollevarci in ogni modo possibile.
Nel giro di un mese le cose sono cambiate, ho ancora una fascia per tutto l'addome in modo da fare attenzione con le mie costole ancora più o meno fragili, avevo tolto i gessi giusto qualche giorno fa, finalmente potevo muovermi con autonomia, senza sedie a rotelle e cose varie. Parigi era bella, in ogni mattina e in ogni notte che scorreva. Durante il mese, tantissime case di moda, ci hanno offerto una parte del loro guadagni in modo da far costruire nuovamente l'azienda Guess, migliore di prima.
I fratelli Marciano erano in crisi, Alessandro viveva a Los Angeles, Dinah e Normani si fidanzarono e stavano bene. Ally stava benone con Jared Leto, mi disse che stavano pensando già ad una collaborazione, Allyson ci teneva nel fargli indossare la sua linea maschile, anche lei riuscì a superare il lutto per Zayn.
«Non ti alzi?» chiesi io dolcemente all'orecchio di Camila. «Non mi vuoi fare compagnia all'intervista?» le diedi un bacio sulla guancia e lei lo ricambiò sulle mie labbra.
«Devo proprio? È snervante dover mollare la televisione mentre trasmette la tua soap opera preferita.» disse Camila con serietà ma con un filo di divertimento.
«Ah, beh... Camila se tu preferisci vedere Beautiful piuttosto che stare con una come me, beh... Va bene...» feci l'offesa.
Camila mi guardò con tenerezza e mi sorrise. Amavo vederla così tranquilla con sé stessa. Mi piaceva proprio. «Credo che potrei fare uno sforzo... La mia ship tra Steffy e Liam possono aspettare...» fece la vaga e io catturai le sue labbra in un bacio casto.
«Direi che ti sei persa anche tantissime puntate visto che Beautiful è iniziato nell'ottantasette. Quella soap opera è più vecchia di me e di te.»
«Va bene! Okay... Mi alzo.» disse Camila sollevandosi dal mio divano e mi guardò con occhi innamorati e pieni di tantissimo sentimento.
«Bravissima, così carica ti voglio.» dissi io e le mantenni i fianchi. «Ti amo.» le dissi con il cuore in mano. Era proprio così. L'amore che provavo per Camila Cabello batteva ogni cosa. «Ti ringrazio per starmi vicina sempre.»
«Che abbigliamento mi metto?» chiese preoccupata.
«Ouch. Beh, Chanel?» alzai il sopracciglio.
«Uhm, non so... Gucci?» lei invece li sollevò entrambi.
Gucci...
Effettivamente, la casa di moda Gucci non aveva donato nemmeno una moneta per la costruzione del nuovo edificio. Iniziai a pensare e a capire diverse cose. Che fosse stata una persona a fare saltare tutto? Iniziai a riflettere riguardo l'accaduto. Mi staccai da Camila, lei mi guardò teneramente. «Qualcosa non va?» chiese appoggiando la mano sul mio viso, sollevandolo piano piano.
I suoi occhi mi facevano sentire bene, compresa e amata al mille per cento. Lei era tutto il mio mondo e io ero solo una sciocca a non darle il massimo del mio amore. «Sì, piccola. È tutto okay.» le sorrisi per rassicurarla, lei mi morse il labbro e se ne andò dalla mia vista, andando in camera mia – che attualmente era diventata nostra – per cambiarsi.
Dopo un paio di minuti, la vidi scendere dalle scale con la mia linea di vestiti invernale. Tra non molto sarebbe stato Natale, e il duemila diciannove sarebbe entrato nel fare il suo corso. Erano passati diversi anni, ormai con Camila avevo trascorso la vita intera, tra incomprensioni, fallimenti, mancanze di memoria. La nostra vita poteva essere associata a quella della soap opera di Beautiful. Il che mi faceva ridere e anche tanto.
«Come sto?» chiese mentre impugnava il suo iPhone X, io feci una smorfia come se stessi disapprovando il suo outfit, la sua faccia era da fotografare. «Dai, sto così male?»
«No, tesoro. Perfino Chiara Ferragni ti invidierebbe. Sei perfetta così.»
«Addirittura, che simpatica... Lei ha degli occhi pazzeschi, io no.»
«Guarda il lato positivo, i tuoi occhi mi fanno venire fame, i suoi no.» le feci l'occhiolino e lei alzò il sopracciglio confusa.
«In che senso? Perché mai?»
«Beh, i tuoi occhi sono come il cioccolato, come il miele. Non vado pazza per il cioccolato ma... Insomma, la fame me la fai venire lo stesso.» dissi cercando di esprimermi e lei mi baciò capendomi al volo.
Amavo quando mi capiva nonostante fossi una schiappa nel dialogo. Dovevamo andare, dovevamo essere lì per le 15:00, ed erano le 14:00. Avevamo solo un'ora per arrivare lì puntuali. Ci saremo riuscite sicuramente.
Preso Camila per mano e uscimmo di casa, andai nel garage posto sotto terra. Scelsi la macchina da usare, una Jaguar F-Type, nera. Camila salì vicino a me, si mise la cintura, feci lo stesso salendo dal posto del conducente. «Che dici, la facciamo urlare?» chiesi io girando il quadro per poi far accendere la macchina. Accelerai un po', facendo gridare la macchina, Camila sorrise.
«Dai, muoviamoci.» disse lei.
«Hai il telecomando per far aprire la porta?» chiesi io e lei me lo fece vedere. «Bene, premi il bottone a destra, poi quello a sinistra lo usi per chiudere.» dissi avvicinandomi alla porta.
Camila seguì le indicazioni che le avevo assegnato, dopo essere spuntata fuori dal garage, lei premette il pulsante sinistro per chiudere il portellone alle nostre spalle. Girai a sinistra e premetti l'acceleratore per andare verso lo studio per svolgere l'intervista. Era la seconda volta che venivo intervistata da Vanity Fair.
Il viaggio fu tranquillo, tra le strade parigine si sentiva solo il ruggito della mia macchina. La mano di Camila – come di rito – invece stava accomodata sulla mia coscia e i suoi polpastrelli mi accarezzavano l'interno di essa.
«Non ti è ancora passato questo vizio, vero?» chiesi io guardandola per pochi secondi.
«Uh, no. Mi piace farti i grattini proprio lì.» mi sorrise e io risi.
🤠🤠🤠
Eravamo appena arrivate. Destinazione, dieci minuti di perfetto anticipo. La macchina era parcheggata perfettamente davanti alla struttura. Il mio tacco fece rumore non appena lo appoggiai sull'asfalto, il mio vestito Fendi invece dava all'occhio i passanti che camminavano per quella via. «Hai preso tutto?» chiesi io a Camila con il telecomando del veicolo in mano, lei annuì.
«Sì, possiamo andare.» mi disse e io sorrisi chiudendo la macchina.
Entrate dentro, ci guardammo intorno, cercando un punto di riferimento. «Vi serve una mano?» chiese la receptionist guardandoci con fare divertito ma sempre professionale.
«Oh, sì! Avevamo proprio bisogno d'aiuto... Allora, io e la mia ragazza siamo venute qui per un'intervista. Cioè, più che altro la mia ragazza è venuta qui... Io sono solo di compagnia.» spiegò subito Camila lasciandomi con la bocca asciutta. Odiavo quando parlavano al mio posto.
«Va bene...» disse. «Cognome?»
«Jauregui, signorina. Sono segnata per le 15:00 nello studio del signor Carter.»
La donna bionda guardò al computer, io inspirai un po', vidi che il mio Rolex segnava le 14:55. Stavamo tardando.
«Eccovi qui, ci siete. Bene, dovete andare al penultimo piano, lo studio di Carter si trova sulla sinistra, la terza porta.» ci spiegò e io annuì. «Se avete bisogno posso chiamarvi una guardia per farvi accompagnare.»
«No, va bene così. Riusciremo a cavarcela.» dissi io piano sorridendo.
«Va bene, passate una buona permanenza.»
Io e Camila andammo via da lì, dirigendoci verso l'ascensore. Dopo aver cercato il penultimo piano, premetti il dito sul bottoncino numero quarantanove. Andate su, arrivammo a destinazione. «Che attesa. Siamo in ritardo, vero?» chiesi io ma Camila non rispose.
Messe davanti alla porta, tirai leggermente su la manica della mia giacca gessata Armani, picchiettai due volte sulla lastra di legno. Non appena sentii l'invito ad entrare, abbassai la maniglia rivestita in oro ed entrai insieme alla mia ragazza.
«Buon pomeriggio, signor Carter.» dissi io avvicinandomi per fare la stretta di mano. Lui sorrise e me la strinse.
«Buon pomeriggio, Lauren. Sono lieto di vederti.» disse lui. «Oh, come vedo questa volta non è sola.» disse Graydon guardando Camila con simpatia. «Piacere, io sono Graydon Carter e sono uno dei migliori giornalisti che lavora per Vanity Fair e altre riviste.»
«Piacere mio, io sono la ragazza di Lauren, Camila Cabello. Sono lieta di conoscerla.»
«Oh bene... Interessante. Credo sia il caso di berci qualcosa prima di iniziare, che dite?» alzò il sopracciglio e io guardai Camila che approvava l'offerta.
«Va bene.» dissi anch'io trovandomi d'accordo.
Graydon ci sorrise, venne verso di noi superando la sua scrivania. «Vi invito a sederci qui, durante l'attesa per il tè.» disse lui, poi si spostò e toccò un pulsante facendo attivare una specie di microfono. «Vorrei che mi portate tre tazze di tè nero, allo studio quarantanove, signor Carter.» disse lui e chiuse la linea.
Io rimasi sconvolta, Camila pure. «Che ha fatto?» chiesi io.
«Nulla di che... Sotto, al piano quaranta, c'è un bar, in pratica noi possiamo ordinare dai nostri studi in modo che i camerieri ci portano gli ordini. È bello, comodo e innovativo.» disse lui ma noi rimanemmo in silenzio, sinceramente, non avevo tempo da perdere, dovevo lavorare, non parlare di tè nero e di bar al quarantesimo piano.
«Io direi di iniziare.» dissi senza tanti peli sulla lingua, Graydon sembrò d'accordo, mise un registratore in mezzo al tavolino in legno, l'uomo si alzò e andò a prendere un taccuino con delle domande, una volta tornato, si sedette sul divanetto di fronte a noi, sorridendoci.
«Saranno poche le domande, Lauren.» disse lui e io annuì piano, Camila intanto guardava altro, ad esempio il suo Instagram.
Acceso il registratore, l'uomo si schiarì la voce. «Beh, buongiorno signorina Jauregui, tutto bene?»
«Buongiorno signor Carter, sto diciamo meglio rispetto a prima, lei tutto bene?»
«Sto bene, la ringrazio. Ho sentito che sta lavorando a dei progetti per la linea primavera-estate, è così?»
«Esattamente, non ho molti dettagli ma sto cercando di rendere tutto elegante ma soprattutto geometrico. Una linea di abbigliamento, ho infatti deciso di chiamarla Jaumetry, che comprende; da una parte le mie idee e nell'altra la geometria. Amo i triangoli e cerchi, vederli su dei vestiti mi esalta.» dissi io e Camila mi sorrise.
Ad un certo punto arrivarono i nostri tè. L'uomo pagò sul vassoio della ragazza e quest'ultima uscì chiudendo la porta alle sue spalle.
«... Benissimo, quindi vedremo un sacco di modelle e modelli vestiti con triangoli e cerchi per ogni parte del corpo?» scherzò lui.
«Beh, credo che l'unico cerchio materiale che riesco a fargli indossare un'aureola d'oro.» dissi io ridendo altrettanto.
«È veramente simpatica, ora passiamo ad altro. Come stanno andando le cose con la signorina Cabello?»
«Molto bene, la nostra relazione procede a gonfie vele, ci sono stati ovviamente dei disguidi negli ultimi mesi ma tutto sommato cerchiamo di andare avanti.»
«Disguidi? Di che tipo?»
«Le cose sono iniziate ad andare male durante la nostra permanenza a Las Vegas. È stato frustrante, ma non vorrei entrare nel dettaglio.» dissi io troncando subito la risposta.
«Va bene. Voci televisive e tante altre, hanno annunciato la caduta dell'azienda di moda Guess, qui non parliamo di un fallimento economico ma bensì di un crollo vero e proprio. Come mai, che è successo?»
«Non si sa con certezza come sia potuto accadere, sta di fatto che le indagini sono ancora in corso, per il momento Camila vive da me, lavoriamo insieme per produrre qualcosa in futuro, tantissimi colleghi, tra cui Chanel e Dior, ci stanno dando appoggio e donando dei soldi per la costruzione dell'azienda. Per noi è importante dare lavoro ai nostri dipendenti. Non vogliamo nessuno fuori, quindi spero che i lavori vengano fatti e finiti il più fretta possibile.»
«Vuoi darci un po' di consigli su come affrontare la vita?» chiese lui e io sollevai le spalle.
«Non ho molto da dire a riguardo, a parer mio bisogna sempre stare felici e sorridenti, con le giuste compagnie e il giusto amore. Credo che la felicità sia un potere veramente grande ed importante per tutti noi. Se ci sono problemi, non bisogna mai affrontarli da solo ma sempre con una persona al tuo fianco.» dissi io gesticolando cercando di spiegarmi al meglio possibile.
«Bene. È un insegnamento molto utile, spero vivamente che tutti i tuoi fan possano seguire i tuoi insegnamenti, che dire per oggi è tutto con la nostra stupenda stilista Lauren Jauregui. Spero che riesca a stupirci con la sua arte.»
«Sarà sicuramente fatto.» dissi io in risposta.
Spento il registratore, Carter guardò Camila che accarezzava mi accarezzava la schiena. «Vorrei che fossi tu la prossima ad essere intervistata da me. Spero che tu possa accettare, abbiamo molto di cui parlare.» disse lui e Camila annuì.
«Sicuro... Però sono tenuta a informarla che purtroppo sono ancora in fase di elaborazione sull'accaduto. È passato un mese da allora e ancora faccio fatica a capire cosa sia successo.»
Graydon annuì intanto finiva il suo tè nero. «Credo sia stato veramente pesante tutto ciò. Mi dispiace veramente tanto.» disse con una mano sul petto, Camila intanto sorseggiava il suo tè con espressione rilassata.
«Lo è, ma cerchiamo di andare avanti e ad essere più forti di prima.» disse la cubana e io le accarezzai il ginocchio con tenerezza.
Finita la nostra permanenza, salutammo il nostro giornalista di fiducia e abbandonammo la struttura, dirigendoci di nuovo alla macchina. «Vuoi guidare?» chiesi io ma Camila alzò le braccia e scosse la testa.
«No, guida tu. Ho dimenticato pure il portafoglio con la patente a casa tua...»
«Ah bene, quindi se dovessimo andare a pranzare fuori, dovrei offrire io?» alzai il sopracciglio e lei sospirò.
«Sono un disastro lo so.»
Le accarezzai il viso. «Ti offrirei tutti i pranzi del mondo, Camila. Non è un problema, sai che scherzo.» le baciai il labbro e lei ricambiò dolcemente.
Accesi la macchina e andai verso la mia struttura lavorativa, Louis Vuitton. Camila intanto mantenne l'elastico tra le labbra nel mentre che raggruppava i capelli per poi legarli in modo impeccabile. Mi piaceva quando si faceva la coda di cavallo.
Mi ispirava tanto sesso a dire la verità.
«È la seconda volta che entro alla Louis Vuitton. È sempre un'emozione.» disse lei sorridendo.
«Invece entrare nelle mie mutande no? Non è un'emozione?» alzai le sopracciglia e Camila rise forse.
«Credo che lì dentro ci entrerò tra non molto.» mi fece l'occhiolino e io strinsi il volante arrivando a destinazione.
Scese dalla macchina, andammo verso la struttura e di conseguenza nel mio studio personale. Camila mi seguiva a ruota e mi teneva la mano. «Che benessere, poi l'odore di pulito... Che bello.» disse lei saltellando, arrivammo davanti alla porta, l'aprì ed entrai dentro con Camila, lei chiuse la porta a chiave.
«Che dobbiamo fare?» chiese lei avvolgendo le braccia attorno al mio collo, io mi girai e la guardai negli occhi.
«Adesso vieni che dobbiamo lavorare.» dissi io prendendola per mano. Mi misi a sedere sulla mia sedia girevole in pelle grigia, con Camila sulla mia coscia destra.
La mia ragazza si sporse in avanti facendo scontrare la sua natura sulla mia coscia, facendola aderire bene. Il suo fondoschiena era appoggiato sul mio addome, le accarezzai la schiena. «Ti piacciono i miei lavori?» le chiesi piano e la vidi come alzava i fogli per vedere i miei schizzi.
«Sì. Io su questo disegno direi di applicarci cerchi e triangoli nella parte inferiore del cappotto, poi a salire sfumi i simboli.»
Sinceramente, non stavo ascoltando quello che Camila mi stava dicendo, i miei occhi erano concentrati sul suo fondoschiena.
«Mh, mi stai ascoltando?» si girò verso di me e io alzai il sopracciglio.
«Ah? Sì... I simboli bisogna metterli su e sfumare giù, ti ho ascoltata.» dissi io.
«In realtà io ho detto il contrario...» disse Camila e io arrossii lievemente.
«Fanculo ai progetti, ora.» dissi io prendendola in braccio per poi appoggiarla sulla scrivania.
Mantenni la sua schiena e lasciai il mio viso a pochi centimetri dal suo, i suoi occhi mi analizzarono il viso e poi le labbra che subito, portai sulle sue, assaporandole con amore ma anche con desiderio.
Sentii il il perimetro del suo tacco scontrarsi sul mio culo, con una spinta, mi ritrovai praticamente sopra di lei.
Con un gesto di mano, buttai tutti i fogli per terra, salendo pure io sulla scrivania. «Mi sei mancata.» dissi io e lei mi accarezzò il viso dolcemente.
«Anche tu, ora vieni qui...» mi rispose lei e io continuai a baciarla per le labbra, sulla guancia, naso e fronte. Non volevo perdermi nemmeno un attimo con lei.
Le sue mani si poggiarono sulle mie spalle, facendomi staccare. «Sei così bella...» sussurrò e io le tolsi lentamente i vestiti.
«Credo che tu lo sia cento volte di più...» dissi io piano e morsi sotto al suo mento, facendola sospirare.
Le mie ampie mani camminavano lungo i suoi delicati lineamenti, era così bella e morbida, mi piaceva tantissimo. Dopo aver buttato il suo vestito per terra, ai miei piedi, strinsi il suo seno sinistro.
«Ci sentirà qualcuno?» chiese lei e io sollevai il viso visto che ero concentrata sul suo collo.
«Boh... Ma che te ne fotte?»
«Tu mi fotti.» disse facendomi l'occhiolino e io le tolsi il reggiseno lasciando libero tutto quel ben di Dio.
Baciai il suo petto dolcemente il suo cuore che stava sotto alle mie labbra, batteva veramente forte che mi fece impazzire.
Afferrai il capezzolo sinistro e lo leccai per poi succhiarlo di conseguenza. La sua mano, al gesto, mi strinse forte i capelli, facendomi gemere. «Lauren...» disse accarezzandomi la chioma.
Mi portai ancora più giù, davanti a quelle mutandine firmate Victoria's Secret. Decisi di spostarmi e di portare la sedia in pelle vicino alla scrivania, mi sedetti e mi inclinai in avanti e poggiai le labbra sul monte Venere coperto dallo strato di tessuto di cotone.
«Ti sei addirittura seduta.» disse lei sollevandosi sui gomiti.
«Il mio pasto lo voglio mangiare con comodità.» dissi io guardandola negli occhi.
Sarebbe stato divertente.
«Allora che aspetti ad assaggiarmi? Sono impaziente...» disse lei vogliandomi ancora di più.
Tolsi così le sue mutandine e le feci cadere giù, sopra i suoi vestiti. Il mio viso si trovò così davanti alla sua natura liscia e delicata. Non volevo andare al sodo da subito, volevo solo farle perdere un po' la testa.
Baciai il suo interno coscia lentamente, i miei umidi baci la fecero tremare. Alzai lo sguardo e con espressione seria incastrai le mie pupille alle sue.
«Cazzo Lauren, che aspetti?» chiese.
«Dovrò fotterti con stile sì, o no?» alzai il viso. «Scoparti sulla scrivania Louis Vuitton non è abbastanza, quindi...» dissi io e tornai a baciarla lungo l'interno coscia fino ad arrivare alla mia destinazione preferita.
Con le dita, aprii le sue grandi e piccole labbra e passai la lingua in mezzo, lentamente. La sentii respirare pesantemente e tremare di poco. «Sei buona, Camz.» dissi piano e inserì la lingua lungo la sua entrata, leccando le sue pareti.
Le sue mani invece si appoggiarono sulla mia testa, io intanto continuai a muovere la mia lingua in avanti e indietro dentro di lei. Il mio pollice invece premeva sul suo fascio di nervi, intanto lo massaggiavo un po' per stimolare di più la mia ragazza.
«Oh, cazzo! Lauren...» grugnì lei e sollevò il bacino, volendo qualcosa di più.
Ci misi veramente poco ad accontentarla. Inserii l'indice e il medio lungo la sua entrata e spinsi fino a che potevo, i miei occhi analizzarono ogni reazione del suo corpo, e non appena vidi come il suo sguardo mi sfidava, iniziai a fare avanti e indietro normalmente, dando però colpi secchi. La mia lingua si muoveva parecchio velocemente lungo il suo fascio di nervi che pulsava a più non posso. Camila si mosse più frequentemente, gemendo il mio nome, ripetutamente.
Aumentai la velocità nelle mie spinte, Camila gemeva forte e mi supplicava di continuare ad andare sempre più veloce. Nella stanza si potevano sentire solo i nostri ansimi e i rumori sordi. Camila mi tirò i capelli facendomi staccare dal suo clitoride, con la mano libera le presi il polso e tornai a leccare quella prelibatezza.
«Lauren, ti prego! Sto venendo.» disse lei iniziando a fremere di continuo ma io non mi fermai, volevo che mi allagasse le dita con i suoi fottuti umori. «Lauren, Laur-!» non riuscì a finire di dire il mio nome la sua voce si mozzò, la sua schiena era arcata, io invece rimasi incollata a lei, non volevo perderla minimamente.
Il suo potente orgasmo scaldò le mie dita coi suoi umori, mi staccai e mi leccai le labbra. Camila si sollevò con le gote praticamente infuocate, lo stesso il suo petto. I suoi occhi lucidi mi guardavano, la presi e la misi a sedere sulle mie gambe. «Sei così bella.» dissi. «Non smetterei mai di dirtelo...»
«Non smettere allora.» disse Camila tra un affanno e l'alto, Camila mi baciò teneramente approfondendo il bacio, facendo inserire la lingua nella mia bocca.
«Allora non smetterò mai di amarti, di dirti che sei bellissima, di venerarti, di lodarti, che pure Dio ora starebbe rosicando. Credo che tu sei come una dea di qualche pianeta. Sei semplice, amabile, unica...» dissi io ma poi il suo dito si soffermò sulle mie labbra.
«Non lodarmi così, non saprei che risponderti.» disse piano e io la coccolai tenendola stretta a me.
«Credo che lodarti sia proprio il minimo che io possa fare.» dissi sussurrando e Camila mi baciò il collo.
«Sei speciale Lauren...» disse lei.
«Anche tu.»
Camila si alzò dalle mie gambe e si vestì nuovamente, lasciandomi un po' vuota. Vedere quel corpo coperto, mi seccava, amavo i dettagli della mia ragazza, fosse per me la vedrei sempre nuda.
Mi sentii come se lei fosse una statua importante, di marmo... E io una semplice persona che ammira la sua arte fredda. A me l'arte lasciava senza parole, ma lei proprio scollegava il cervello dalla mia bocca.
Mi alzai dalla poltrona, pulii la scrivania con salviette e fazzoletti, depositai nuovamente tutti i miei progetti, penne e tanto altro.
Camila si mise a sedere sulla sedia girevole e mi guardò con desiderio. «Allora, quindi sfumiamo nella parte dell'addome, che dici?» mi guardò e io sorrisi.
«Credo che vada più che bene. Questi abiti faranno invidia ai pulsanti della PlayStation.» dissi ridendo e Camila cancellò un po' la parte dei simboli con la gomma.
«Ora sembra apposto.» disse lei.
Io annuii e mi sistemai i capelli, pettinandoli davanti allo specchio. Amavo tenermi cura dei miei capelli. «Certo che sei proprio una vanitosa...» disse lei e io mi girai.
«Oh, andiamo. Non posso mica fare una brutta impressione davanti ai dipendenti.» dissi io in risposta e lei si sollevò venendomi in conto.
«No, non farai brutta impressione davanti a nessuno.» disse lei abbracciandomi da dietro e baciandomi sulla schiena.
«Cosa vuoi fare dopo il lavoro?» chiesi io girandomi.
«Andiamo a mangiare al giapponese, che dici?» chiese lei e io feci una smorfia.
«Va bene... Andiamo dal giapponese.» dissi alzando gli occhi al cielo e lei catturò le mie labbra con le sei, tenendomi il viso dolcemente.
Mi staccai dal bacio e le sorrisi. «Amarti forse non è mai abbastanza.» dissi io e lei mi guardò con occhi brillanti per l'emozione delle mie parole. «Più passa il tempo amandoti, più imparo qualcosa di nuovo sull'amore.» dissi piano.
«E cosa impari?» chiese lei facendomi cerchietti immaginari sul petto.
«Immagino che se non dovessi averti più al mio fianco, sentirei il cuore marcire. L'ho capito quando è accaduto l'incidente nella casa di moda, è stato un dolore veramente troppo grande per me.»
«E se mi avessi perso, cosa avresti fatto?»
«Avrei perso me stessa.» dissi. «Perché tu sei parte di me, Camz. Mi sentirei incompleta.» sussurrai poggiando la fronte sul sulla sua.
«Staremo insieme fino alla fine dei nostri giorni, Lauren.» mi disse Camila.
«È l'unica cosa di cui ho veramente bisogno, amore mio.» dissi lasciandole un leggero bacio sulle sue labbra.
OH YEYEYEYEYE
Questa storia sta giungendo al termine, siete pronti? Mancano veramente pochi capitoli alla conclusione di Humble (credo che sia anche ora, visto che è una storia iniziata nel 2017). Che dire, spero che questo capitolo vi sia piaciuto.
Cosa pensate che succeda a Lauren e Camila? Avranno finalmente trovato la pace oppure succederà qualcosa di inaspettato?
Scrivetelo in tanti giù nei commenti, vi aspetto.
Mi trovate su:
Instagram: m.vrt.a / martasdraw
Twitter: drunkwithya
-BeingAsAnHurricane.
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