Capitolo ventiquattro. - "Nuova storia."
A MILANO...
La limousine colorata di rosa confetto stava camminando lenta lungo le strade della grande Milano. «Sono così innamorata della mia città.» disse Brooke mentre guardava davanti a sé, il suo maggiordomo annuì e continuò a guidare. «È così caotica, ma anche elegante e fantastica.»
«Sono contento che ha questo pensiero.»
«Beh, sì. Come ben sai, qui ci sono cresciuta, amo più questo posto che quello Natale.» sorrise e si sistemò i capelli con un gesto.
«Sì, lo so.» sorrise lui e continuò a guidare arrivando in Duomo. «Davvero è così sicura di ciò che fa? Comunque, suo fratello la sta aspettando proprio lì davanti.» la informò.
Ally alzò il sopracciglio, lo guardò. «Certo che sono così sicura. Insomma, anch'io ho diritto di divertirmi.» disse contenta mentre batteva le mani soddisfatta. «Tra un po' dovrei partire e di conseguenza, ci sarà ancora più stress. Voglio stare tranquilla al momento.» disse lei piano.
«Va bene, lo comprendo.» sorrise lui parcheggiando, il maggiordomo scese dalla macchina e aprì la portiera facendo scendere la ragazza.
«Ti ringrazio, Alfred.» sorrise lei e Ally si diresse verso il suo fratello, Brandon.
Dopo un saluto con la mano, i due si accoccolarono e andarono ai negozi per comprare qualcosa. «È una bella giornata, non credi?»
«Già.» rispose la sorella minore. «Pensare che andremmo ad un concerto insieme, mi elettrizza più del dovuto.» sorrise lei.
Lui rise e la strinse più forte a sé. «Dai, dopotutto non è la prima volta che facciamo qualcosa insieme.» sorrise Brandon ma Ally negò spingendolo.
«Scherzi? Non siamo mai andati ad un concerto insieme.» lo guardò. «Pensare che questo sarà il nostro primo concerto, mi esalta.»
I ragazzi, verso le 21:00 sarebbero dovuti andare al concerto dei Thirty Seconds to Mars.
I Thirty Seconds to Mars sono un gruppo musicale statunitense, formata nel 1998 a Los Angeles, in California. Venne formato dai due fratelli Leto; Shannon e Jared. Divenne un vero e proprio gruppo musicale grazie all'ingresso del chitarrista Solon Bixler e dal bassista Matt Wachter che poi venne sostituito da Tomo Miličević e poi, di conseguenza, i Thirty Seconds to Mars, tornarono un duo.
I due ragazzi, andarono ad un bar in Duomo, a prendere uno Spritz. «È raro che io e te passiamo momenti del genere.» disse Brandon sedendosi di fronte ad Ally che accavallò le gambe e appoggiò delicatamente la schiena sullo schienale.
«Bisogna goderseli.» disse la bionda portandosi i capelli dolcemente dietro. «Amo il Bar Duomo, ricordi quando ci andavamo da piccoli?»
«Merda, tantissimo.» sorrise Brandon e Ally gli ricambiò il sorriso fino a quando i suoi occhi notarono come una figura così conosciuta, era entrata lì dentro. «Che c'è?»
«Oh-mio-signore-santo, Dio.» disse cercando di parlare in modo decente.
Il ragazzo andò a prendere posto proprio davanti al tavolo dei fratelli Hernandez. Ally rimase immobile davanti a lui, Brandon, curioso, decise di girarsi e di vedere ciò che aveva davanti. Il suo sguardo era sconvolto il doppio. Urlò. «Oh, Dio! È lui!» si alzò e si avvicinò al ragazzo che sorpreso, rimase immobile, non sapendo bene come accogliere il ragazzo che li abbracciava animamente.
Lui era Jared Joseph Leto.
Leto nacque il ventisei dicembre del 1971, a Bossier City, in Louisiana. Purtroppo, i suoi genitori ebbero una separazione che portò il bambino a viaggiare molto con la sua famiglia, ovviamente composta da: Constance Leto, il fratello maggiore Shannon Leto e il nonno materno.
Il giovane ragazzo di dodici anni, per aiutare la famiglia decise di lavorare inizialmente come lavapiatti e poi, ai sedici, come portiere. Constance Leto parlò ai suoi figli di essere coinvolti nelle arti.
Con il passare del tempo, Jared Leto lavorerà come attore, cantautore, musicista, modello e regista statunitense. Nel 2014 gli venne assegnato l'Oscar come migliore attore non protagonista.
La porta si aprì di nuovo ed entrò un altro ragazzo, Shannon Leto.
Brandon corse ad abbracciare l'uomo che sconvolto, ricambiò.
Shannon Leto, nato il nove marzo del 1970, è un batterista, attore e fotografo statunitense, è il membro e fondatore del gruppo Thirty Seconds to Mars.
Come il fratello, Shannon, nacque a Bossier City, in una famiglia di origini francesi. All'età di otto anni, imparò a suonare la batteria da autodidatta, attualmente batterista dei Thirty Seconds to Mars, composta da lui e da suo fratello Jared.
Dopo essere riusciti a staccare Brandon da Shannon, Ally decise di avvicinarsi ai tre e di scusarsi solennemente coi due. «Mi dispiace davvero tanto che mio fratello sia venuto così ad "attaccarvi"... Davvero, lui non è un tipo così.»
«No, no. È tutto sotto controllo, ci piace essere accolti in questo modo. Come puoi vedere io sono Jared Leto e tu, sei Allyson Brooke.»
«Come sa il mio nome?»
«Ti trovo sorpresa, amo Moschino, anni fa mi è capitato di posare.» disse e Ally si mise seduta e l'uomo dagli occhi chiari e dalla barba ben curata, le prese la mano e l'aiutò.
«Oh, Dio mio. Sa il mio nome.»
«Dammi del tu, comunque, sono onorato di conoscerti. Sei il futuro per questa casa di moda.» sorrise e si mise a sedere. «Hai già preso?»
«S-sì, vuoi qualcosa? Offro io.» disse Ally facendo per alzarsi ma Leto la fermò.
«Sarebbe alquanto strano che una donna mi offra qualcosa, lascia che faccio io.» sorrise e Ally si sentì morire.
Il cantante si alzò e andò a pagare quattro Spritz. Dopo quasi cinque minuti, il cameriere li portò insieme ad una vaschetta di patatine sul vassoio. «Eccoci qua.» disse lui e servì prima Ally, poi Shannon, Jared e infine Brandon.
«Sono molto contento. Cioè, sto bevendo uno Spritz con i miei idoli.» disse Brandon sentendosi al settimo cielo. «È fantastico!»
Ally non disse nulla, momentaneamente stava godendo il suo aperitivo. «Quindi oggi ci sarete al nostro concerto?» chiese Shannon e la ragazza staccò la cannuccia dalle sue labbra.
«Ovviamente, non ce lo potremmo perdere per nulla al mondo.» disse lei e i due annuirono.
«Venite al meet, vi faremo entrare gratis, una foto insieme, ci sta.» disse Jared e Ally annuì.
«Beh, potremmo farci anche un selfie.» disse Brandon.
Tutti risero. «Andiamo, vuoi davvero evitare una bella foto in alta qualità con noi? Almeno quando non ci vedremmo, potrai appenderla e pensarci.» disse Shannon.
«Che ci costa?» chiese Ally guardando il suo adorato fratello che rimase a riflettere.
«Ci costa che magari vengo male...» disse e la sorella gli diede una tenera spinta.
A LAS VEGAS...
«Cristo, Camila! Dicci cosa cazzo è successo.» disse Lauren prendendo la ragazza per le spalle, cercando il suo viso, quasi disperatamente.
La cubana, ancora nuda cercava di coprirsi con il lenzuolo e di spiccicare parola. «Via...»
«Signori, lasciateci da sole.» disse Lauren alzandosi per poi dirigersi verso la porta. «È importante, poi vi aggiornerò sulle parole che mi dirà Camila.»
Loro, con un gesto col capo, decisero di andarsene e di lasciare Lauren e Camila da sole, la prima, chiuse la porta a chiave e si diresse un'altra volta da Camila, prendendole il viso gentilmente da sotto al mente, per poi guardarla negli occhi. «Guardami, ora siamo da sole.»
Camila sospirò e si ritrovò ad abbassare la testa ancora una volta, facendo scivolare la mano di Lauren. «Amore mio, devi dirmi cosa è successo.» disse lei ma Camila pianse di nuovo, ormai presa dal troppo shock. «Respira piano, ci sono io con te.» sussurrò Lauren. «È tutta colpa mia, ne sono consapevole... Non dovevo fidarmi di lasciarti da sola... Cazzo, se solo ci avessi pensato, io...» Camila la interruppe.
«Zitta... Ti prego.» disse lei piano e Lauren alzò le sopracciglia con dolore. «Non hai nessuna colpa, tesoro mio.» disse con voce dura e Lauren si morse il labbro sospirando.
«Dimmi cosa è successo... Ho il diritto di saperlo...» sussurrò preoccupata la Jauregui e Camila si asciugò le lacrime.
«Cosa vuoi che ti dica? Penso che le tue intuizioni erano giuste.»
Lauren lasciò Camila e si alzò e si massaggiò gli occhi con l'indice e il pollice della mano destra. Il suo fare era distrutto, quasi voleva morire. «Ti ha...»
«Stuprata, sì...» disse Camila non avendo la forza di tirarsi in piedi, quindi si distese sul materasso.
«Era davvero lui?» chiese Lauren con un filo di rabbia nella sua voce. «Merda, ma come è successo?! Cazzo, è tutta colpa mia, di Alessandro...» disse. «No, di Alessandro no.»
«Alessandro non c'entra un cazzo, non saricarli colpe che non ha.» disse rimproverando Lauren. «Son stata chiara?»
«No... Ho capito dopo, mi dispiace.» disse Lauren e Camila aprì il braccio e Lauren si mise abbracciata a lei. «Ho così paura...»
«Vai a chiamare il medico.» disse la Cabello.
Il corpo forte di Lauren si sollevò. «Cosa c'è?»
«Mi fa male tutto...» disse piano e Lauren annuì, andando via un'altra volta. Per fortuna il tragitto fu corto per la ragazza dagli occhi verdi, tutti erano in disparte, a parlare dell'accaduto.
«Signor. Hyde... Camila vuole che venga in camera nostra, sente dolori e vuole essere controllata.» disse la Jauregui e l'uomo dai capelli bianchi e ben curati, annuì.
«Andiamo.»
I passi veloci portarono così Lauren e il Signor. Hyde davanti alla stanza delle due ragazze. «Può attendere fuori?»
«Oh, se è necessario, sì.»
Da quel momento in poi, Lauren non vide più il medico.
🕰️🕰️🕰️
Lauren Jauregui's P.O.V.
Erano le 03:00 A.M. e sentivo come se mille demoni mi stessero divorando il cuore. Era una sensazione veramente orripilante, le parole dei due erano poco udibili, sentii come Camila era esausta e il mio cuore morì ancora una volta. Forse le tre del mattino, era l'orario migliore per fare delle riflessioni sulla mia vita.
In sostanza, la mia vita era una merda, okay... Però, qualcosa aveva dato una fottuta ragione per poter lottare e continuare a dare un senso a tutto questo, a tutta questa merda. Camila era l'amore della mia vita e lei, stava dormendo al mio fianco, in un sonno profondo. Io invece stavo sveglia, aspettando che Morfeo venisse a prendermi e a congiungermi con Camila.
L'amore della mia via, stava leggermente russacchiando, mi girai e vidi nel suo viso un filo di pace, in quel momento, sorrisi.
Le accarezzai i capelli, fino a raggiungere le punte di questi. Sospirai dolcemente e lei si portò più sul mio corpo, accogliendomi in un tenero abbraccio. Tirai un sospiro d'amore, pieno di sentimento ma anche di pensieri che mi bloccavano la testa.
Avrei voluto veramente dire tanto alla mia ragazza, ma qualcosa bloccava tutto, qualcosa mi stava distruggendo immensamente il mio animo. Perché Hussey era tornato, perché voleva così tanto Camila un'altra volta? Mi chiesi perché, poteva avere un sacco di donne con tutta quella merda che organizzava, ma perché proprio la mia donna doveva scegliere? Non potevo spiegarmelo.
Decisi così di spostare Camila e di affacciarmi alla finestra, per fumarmi una bella sigaretta. Ne avevo proprio bisogno. «Lauren...»
Mi girai di scatto e vidi come Camila si girava e mi dava le spalle. Lasciai un po' la sigaretta sulla finestra e mi avvicinai da lei e mi accorsi che era dormiente. Stava solo parlando nel sonno.
Le lasciai un bacio sulla spalla scoperta e andai un'altra volta alla finestra, riprendendo a fumare tranquillamente facendomi cullare dall'aria fresca che passava tra i miei capelli delicatamente. Inalai un po' il mio profumo YSL, che era impresso nel mio collo, ancora. Camila lo amava, era il suo profumo preferito.
Io amavo una serie dei suoi profumi: "For Her" di Narciso Rodriguez, Dior, fino ad arrivare al Gucci "Guilty". Mi riferì che lei usava i profumi a seconda di come si sentiva. Io su questo, non ci feci mai caso. Tanto ormai sapevo la mia vita e conoscevo i miei stati d'animo, ovvero: incazzata e contenta.
Insomma, qui la bipolare ero io, mica lei.
Inclinai la testa all'indietro e tirai un forte sospiro, mi passa una mano tra i capelli e feci uscire tanto fumo dalle mie labbra. Avevo bisogno di vedere Matthew solo per spaccargli la faccia, metterlo in carcere e buttare la chiave nel cesso.
La mia vita era solo un casino, ricca di sofferenza ma anche di amore che mi portava a morire.
Finii la sigaretta, la spensi bene e poi la buttai nel cestino. Mi misi seduta sulla sedia e guardai il buio, attentamente e mi sentii affondare. Ero ancora sconvolta e non mi sentivo per niente bene. Pensare che un uomo aveva messo le mani addosso alla mia donna, mi faceva rivoltare lo stomaco. Mi chiesi se questo fosse reale e non appena mi diedi uno schiaffo sulla guancia, capii che lo era. Dopotutto faceva male.
💮💮💮
DOPO IL CONCERTO...
«È stato fantastico.» disse Ally con i capelli un po' scompigliati. «Ho ancora "Rescue Me" in testa, siete stati favolosi.» disse sempre lei e Jared arrossì contento.
«Ti ringrazio, Ally.» sorrise il cantante avvolgendo il braccio attorno al collo della ragazza più bassa.
«Figurati.» sorrise lui e Ally sospirò teneramente, sentendosi bene.
Avevano passato poco tempo insieme, ma qualcosa dentro di Ally era cambiata, era nata qualcosa e sicuramente, avrebbe continuato a lottare per quella storia, voleva vedere cosa sarebbe successo poi, se avrebbero avuto modo e modo per conoscersi a fondo e a far nascere l'amore.
IL GIORNO SEGUENTE...
Camila Cabello's P.O.V.
Mi svegliai e mi controllai un po' intorno, cercando di identificare il posto in cui mi trovavo. Era semplicemente la mia stanza, mi resi conto che ero ancora nel resort e che dovevo alzarmi per dare le dritte ai miei dipendenti per allestire la passerella.
Mi chiesi dove fosse Lauren e non appena me la trovai davanti ai miei occhi, tirai un sospiro di sollievo, contenta che fosse qui con me.
«Ciao, Camila.» disse Lauren e io alzai le spalle con amore. «Come tu senti oggi?»
«Mhm, bene? Non saprei.» sussurrai non sapendo cosa dire, ero sincera anche sé, molte domande mi stavano vagando nella mente.
«Voglio che tu sia sincera con me, quindi dimmi...» mi accarezzò il viso, sotto al mento.
Era così disponibile con me e io l'amavo con tutto il mio cuore. Lauren, con il suo fare innamorato e preoccupato, riusciva a scacciare tutto ciò che avevo: pensieri che sembravano demoni, ecc.
Mi grattai il viso e tirai un sospiro piuttosto triste, abbattuto. «Come vuoi che stia?» chiesi io sputando fuori più dolore possibile. «Son stata violentata, sto malissimo...»
«Allora non dire che stai bene, quando non è assolutamente vero.»
Mi sentii così stupida a dirle tutte quelle bugie sul mio stato d'animo. Il fatto che lei ci fosse per me – sempre –, era qualcosa di veramente grande per me e per tutto il casino che si stava creando con il tempo. Mi passai una mano tra i capelli, e Lauren si morse il labbro forte e si sollevò andando da un'altra parte, sempre nella stanza.
Mi chiesi come minimo cento volte perché fosse così. «Perché non fai altro che muoverti?»
«Sono nervosa.» mi rispose e io sospirai.
«Perché?»
«Come, perché? Camila ti rendi conto di quello che è successo?» mi chiese e io rimasi a riflettere, ricordando ciò che era successo la notte.
Matthew aveva una forza allucinante e sentirlo dentro di me, mi sentii come se mi stesso squarciando. Era stata una cosa veramente orribile ciò che era accaduto. Pensare che Alessandro l'aveva fatto passare, mi dava un senso di rabbia, quasi volevo prendermela contro di lui.
Ma non potevo, lui alla fin dei conti, non aveva la colpa.
Quando arrivai a Las Vegas, le cose si piombarono tutte su di me, come se una malattia divisa in tante fasce, si fosse impossessata nella mia testa e che mi stesse divorando piano piano il mio stato d'animo. Venni violentata due volte, nel giro di poche volte.
Ero troppo ingenua, mi fidavo troppo delle persone e di conseguenza, venivo ripagata nel modo più sbagliato. Tirai su col naso e Lauren mi guardò con fare triste e decisamente in crisi.
«Che hai intenzione di fare?» chiese lei ma io decisi di non rispondere, in effetti non sapevo se continuare a lavorare sulla mia sfilata oppure tornare direttamente a Los Angeles per staccare un po'. «Non mi rispondi?»
Decisi di negare. Al mio gesto, Lauren sospirò.
Narratore esterno.
IN UN JET PRIVATO...
L'uomo era seduto su uno dei pochi sedili coperti da uno strato di pelle nera e ben lavorata. I suoi occhiali da sole coprivano metà del viso, e un sorrisetto divertito spuntò sulle sue labbra. «Allora, come sta?» chiese il pilota.
«Tutto apposto, manca ancora molto ad arrivare a Firenze?»
Il pilota negò con la testa. «Stiamo giusto per arrivare, mancano ancora dieci minuti.» lo informò e lui si mise comodo con la schiena.
Passato quel tempo, l'uomo ormai avvolto dalla sua effervescenza, decise di scendere dal Jet e di stiracchiarsi. «Ah, perfetto.» sussurrò lui e la guardia del corpo lo accompagnò lungo l'aeroporto portando con sé la sua valigia.
«Hussey!» esclamò una donna e l'uomo si girò sorridendo amorevolmente. «Sei finalmente tornato.»
«Ho dovuto rinunciare anche alla mia settimana di svago. Purtroppo non ho resistito, ho agito.» disse lui e Keana Issartel sorrise compiaciuta.
«Spero per te che il piano sia andato liscio come l'olio.» disse lei e Matthew sospirò e alzò le spalle.
«Certo che sì, Keana.» sorrise lui. «Vedrai, riusciranno a mollarsi. Sentivo l'ira di Lauren nel mentre bussava con violenza alla porta.»
La donna rise con fare divertito e avvolse il braccio attorno alla schiena del ragazzo, intanto, andarono in un bar dentro l'aeroporto.
Dopo aver preso due cappuccini, i due si misero seduti, uno di fronte all'altro. «Questi sono quelli che ti aspettano.» disse Keana mentre frugava nella sua borsa firmata.
Matthew sorrise compiaciuto, sapendo già cosa gli stava per dare la donna. Dopo che Issartel tirò fuori il portafoglio, diede una quota di sei mila euro all'uomo. «Mettili velocemente a posto, non si sa mai cosa potrebbero fare le persone.»
Come gli era stato detto, l'uomo mise la quota di soldi nel suo portafoglio e lo mise in tasca. «È bello fare affari con te, Keana.» disse lui non smettendo di sorridere, la donna invece era molto seria, odiava le brutte facce, e Hussey era una di quelle.
Insomma, fosse stata sua mamma, lo avrebbe preso a schiaffi dalla mattina alla sera. Ma pur di distruggere una coppia, lei avrebbe fatto questo e altro.
Smontare le coppie sarebbe stato il suo nuovo passatempo. Sarebbe stata messa nella cattiva luce ma, avrebbe avuto fama lo stesso. Keana Issartel era pronta a tutto, ad affrontare la donna della sua vita, la stessa donna che amava fin da piccola e che aveva rifiutato per una ragazza cubana, da una famiglia povera trasferita a Los Angeles per cercare lavoro.
Matthew decise di lasciarla dopo mezz'ora. Lei intanto rimase in solitudine con le braccia incrociate, il cappuccino ormai era freddo, a metà della tazza grande e dal colore nero.
Keana era una ragazza piuttosto sola, decisamente sola. Lei, nonostante avesse soldi su soldi, amicizie da ogni parte del mondo e tutto ciò che potesse avere. Una cosa però le mancava, le mancava l'amore che Lauren Jauregui potesse offrirle, le mancavano i suoi abbracci, i suoi sguardi, il suo modo di essere fredda ma anche il suo modo di essere tremendamente dolce.
Se questa relazione con Camila non finiva il prima possibile, avrebbe dovuto fare a modo suo, usando la forza. Dopo aver ricevuto così, le informazioni di Hussey, decise così di mettere per iscritto su un foglio di carta – preso dalla sua borsa – con una penna dall'inchiostro nero.
Dopo aver scritto le prime venti righe, decise di mettere apposto e di dirigersi verso l'uscita del bar. La sua mantella grigia e firmata le copriva lungo le spalle fino ad arrivare quasi ai piedi.
Una volta uscita, incontrò la sua amica, Veronica che subito la prese per mano e si diressero verso la limousine.
🌻🌻🌻
A LAS VEGAS...
«Quello un po' più a destra.» disse Camila mentre cercava di dimenticare i fatti passati. Un uomo aiutato da un altro ragazzo, spostarono una palmetta fatta di gesso a destra. «Bene, ora a distanza di un metro e mezzo, voglio che mettiate le altre nove.» disse Camila sorridendo.
Lauren intanto stava in lontananza a controllare tutto quello che stava accadendo. In caso dovesse succedere qualcosa, lei sarebbe stata pronta ad attaccare.
Ma una cosa le faceva sorgere il dubbio.
Perché Matthew Hussey non c'era già più? Perché in un giorno di visita, aveva deciso di fare una cosa così non umana?
Il suo viso stanco era sorretto dalla sua mano. I suoi occhi si chiudevano. Stava decisamente dormendo in piedi. «Lolo!» la chiamò Camila e la maggiore si girò e guardò la sua ragazza, si avvicinò e la prese gentilmente ai fianchi.
«Dimmi?»
«Ti piace come sta venendo?» chiese la Cabello e Lauren sorrise osservando il lavoro che stava facendo la sua donna.
«È molto carino, mi piace.» sorrise Lauren lasciando un tenero bacio sulla sua guancia. «Sei molto brava.»
«Lo so!» disse lei modesta e Lauren si morse il labbro e la baciò ancora una volta, non resistendo nel stare senza di lei. Lauren amava dare attenzioni alla sua ragazza, amava più di qualunque altro la sua donna.
Lauren aveva sempre cercato di vedere Camila come un'amica, però, qualcosa è andato storto nel loro cammino, ma questo non era un problema, Lauren Jauregui amava le cose storte, amava lo sbaglio, e Camila era stato lo sbaglio più bello della sua vita.
Forse, lei non aveva mai sentito l'amore che una persona potesse dare. La sua donna, aveva dato tanto di quell'amore, più di quanto gliene avesse dato in tutti quei anni di vita.
Le braccia della maggiore si avvolsero attorno al busto della piccola. «Sei il mio punto brillante, quello che mi fa capire che questo mondo non è poi così una merda.» sussurrò Camila e Lauren chiuse gli occhi e baciò la mascella della piccola.
«E tu sei il mio posto felice. Il mio spazio, il mio infinito.» mormorò lei in risposta.
Camila strinse forte la presa di Lauren e baciò il suo collo teneramente.
«Vorrei aver il tuo corpo nudo unito al mio da formare una galassia in mezzo al buio tappezzato di stelle. Con te vorrei vedere tanti di quei pianeti da sentirmi girare la testa.» sospirò d'amore Lauren. «Il tuo corpo è così perfetto che lo metterei in mostra in tutti i musei d'arte presenti in questo mondo.»
«Mi fai arrossire...» sussurrò Camila nascondendosi nell'incavo del suo collo. «Sei così dolce e romantica con me, ti amo così tanto.» sussurrò Camila facendo sì che sul corpo di Lauren sorsero dei brividi.
«Mi sento bene, con te. Ogni volta che sento un tuo "ti amo", il mio corpo reagisce come se fosse la prima volta...»
Le due ragazze si lasciarono andare in un bacio casto, senza nessun tipo di sensualità, senza nulla di provocante. Era semplicemente un bacio pieno d'amore e di voglia di stare insieme.
«Signorina Cabello!» la chiamò un operaio e le due si staccarono. Lauren diede un calcio ad un sassolino nervosa, Camila invece si coprì il viso sentendo tanta vergogna in corpo. «Scusate... Non volevo interrompervi ma... Noi abbiamo sistemato le palme.»
«Oh, ehm...» Camila prese un tono serio dopo essersi schiarita la voce. «Può andar bene.» disse osservando. «Ora vorrei che dall'altra parte ci fissate dell'erba sintetica.» sorrise lei e gli operai iniziarono il loro lavoro dall'altra parte della passerella.
Lauren si mise a braccia conserte. «Uffa, sempre sul più bello ci devono interrompere.» disse lei sbuffando nascondendo un sorrisetto.
«Eh, hai ragione.» rise Camila e abbracciò il braccio della sua donna. «Vabbè.»
«Stai più vicina a me.» disse lei prendendo per il fianco la ragazza, facendo sì che rimanesse unita al suo corpo.
Questo voleva Lauren, che nessun problema riuscisse a separarle, loro dovevano rimanere comunque unite, nonostante tutto, nonostante il mondo fosse contro di loro.
Lauren era pronta ad affrontare tutti con gli artigli, Lauren era pronta a ruggire pur di difendere la sua Camila. Lei la considerava non come una semplice gemma, Lauren considerava la sua ragazza come l'oro più prezioso del mondo.
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