Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo trenta. - "Un futuro."

Lauren mi guardò attentamente. Il suo respiro era poco udibile ma il suo sguardo glaciale, stava dicendo più di mille parole. «Entriamo.» disse mia madre invitandoci dentro. Mi misi a sedere sulla poltrona, la mia ragazza invece si mise a sedere da una parte, con espressione sconvolta, incredula. «Non è certo, continuo a ripetere.» disse mia madre ancora una volta cercando di fare calmare l'animo della mia ragazza che sembro non sarà retta, il suo respiro si faceva sempre più pesante, il nervoso era tantissimo.

«Ancora non spiego una cosa del genere.» dissi io.
«È ovvio che è Keana, Camila. Smettiamola di girarci intorno.» disse Lauren intervenendo dopo alcuni secondi. «Tutti si sono fatti sentire quando è successo il macello, lei è stata l'unica a non farsi avanti nel chiedere come stessimo. È una cosa ovvia, Camila. Keana Issartel ha preso la decisione di ucciderci perché non poteva più avermi.»

«Avere cosa, Lauren? È stata lei la pazza a voler farci del male, tutto perché? Perché lei non è riuscita ad averti? Questo mi stai dicendo?»
«Sì, questo ti sto dicendo.» disse Lauren rapidamente alzandosi, facendo cadere la sedia per il brusco gesto. Io tremai. «Se mi avesse ottenuto, sarebbe stato tutto più semplice, non avremmo rischiato più volte morire, di perdere la vita o di mollarci a causa sua. Abbiamo perso un bambino per colpa sua!» disse, il suo viso si arrossò d'odio. Aveva ragione, avevamo perso un figlio a causa sua.

La mia ragazza si mise le mani sul viso e un pianto isterico. Io guardai mia madre che si avvicinava alla mia ragazza per consolarla, io mi sollevai e la fermai, prendendole il braccio con la mano. Con la testa le feci segno di spostarsi e di andare in un'altra stanza, e così fece.

Mi tirai i capelli all'indietro, sospirai e mi abbassai, stando all'altezza delle ginocchia della mia ragazza che, non aveva ancora superato questa sottospecie di lutto. «Lauren, hey?» cercai di attirare la sua attenzione. «Guardami.» dissi io.

«Non ne posso più, Camila. Troppe cose.» disse lei portandosi le mani in fronte, il suo viso era rosso e bagnato dalle lacrime.
«Tesoro, dobbiamo andare avanti, non pensare a tutto il casino che ci sta attorno. Mi dici sempre che dobbiamo andare avanti ma tu sei la prima a buttarti giù, non è così che si fa. Non essere incoerente, la tua vita è bella perché hai vicino me che ti amo alla follia e gli amici. Non sei sola, Lauren.» le accarezzai il viso. «Ti amo veramente tanto... Non essere triste.» dissi.

Non ero brava con le parole, non me la cavavo per niente. Ci provavo, almeno per farla sentire meglio, anche se poco. «Ora sorridimi.» mi sollevai e le feci abbassare le mani, le strinsi e la guardai dolcemente. «Amami, e stai tranquilla con te stessa. Hai solo bisogno di questo.» dissi asciugando ancora una volta le sue lacrime, le diedi un fazzoletto dove si soffiò il naso.
«È che... Non è possibile con questa storia. Io cerco sempre di fare del bene per tutti, cerco di star bene con te e di rendere le mie giornate tranquille... Però, perché non con la dovuta pace? C'è sempre qualcosa in mezzo che ci proibisce di essere felici insieme. Questo mi rende triste, quasi depressa. Non sono mai riuscita a vivere la mia vita come ho sempre dovuto. Sei stata un casino dal primo istante che ti ho vista e questo mi ha portato ad amarti follemente.»

«Mi stai incolpando...?» un groppo alla gola si formò ma Lauren negò, rendendomi più tranquilla.
«No, non ti sto incolpando di nulla. Potrei incolparti solo per le cose belle che mi fai.» disse lei e io baciai le sue labbra.
«Avremmo un futuro eccezionale, Lauren. Basta stare unite ad amarci.» sussurrai sulle sue labbra.

Un futuro.

Forse per Lauren era l'unico bisogno che doveva riceverete in quel momento. Un futuro brillante, ricco di soddisfazioni e guadagni, amorevole e passionale. Sperai cento volte di riuscirci ad accontentare la mia ragazza in ogni modo. «Hai in mente qualcosa?» le chiesi io e lei mi guardò con occhi ancora lucidi, le asciugai le lacrime ancora una volta, passando i pollici sulle sue palpebre.
«Cosa ho in mente...? Il fatto di andare e mettere sotto Keana me la passi?» chiese con voce spezzata e io negai.
«Non si dovrà far male nessuno, lauren.» dissi io. «Intendo, che vuoi fare? Ora siamo tornate a Los Angeles, ti viene in mente qualcosa? Per passare del tempo insieme, intendo.»

«Non so... Domani ci sarà l'inaugurazione, passeremo il tempo lì. Non ho voglia di fare tanto, ma sicuramente, appena finiremmo di festeggiare l'apertura sulla costruzione dell'azienda, io tornerò a Parigi, per andare poi a Firenze. Metterò delle cose in chiaro con Keana, voglio farla finita.» disse lei e io sospirai.
«Niente violenza, promettimelo.» la guardai con espressione triste.
«No, sarà solo un dialogo, poi ovvio, se mi alzerà le mani, non mi tirerò indietro.»

Così non faceva. «No, Lauren. Passeresti dalla parte del torto. Non è il caso.»
«Cazzo, da che parte stai? Camila, renditi conto di quello che ha fatto. Deve pagare.»

Le afferrai il viso e la guardai nelle pupille. «Ora mantieni sta cazzo di calma, Lauren. Basta, riprenditi e rimani con i piedi per terra, non perdere la pazienza ora che ci siamo riprese. Voglio che le cose tra noi vadano bene, lo stesso, con i nostri amici. Non ho voglia di passare casini per colpa di una stronzata.»
«Merda, Camila! Non si tratta di una semplice stronzata, cazzo! Riprenditi e ragiona.»
«Sei tu quella che si dovrebbe riprendere e ragionare con il cervello che porti. Lascia da parte i sentimenti, basta.»

Lauren sembrò darmi retta, si portò la mano sul petto e fece un respiro profondo. «Okay, Camila. Cercherò di non pensarci e di stare solo con i piedi per terra.» disse lei e io sospirai soddisfatta.
«... Bene, sono sollevata dalla tua scelta. Ora continua a mantenerla, okay?» la guardai e Lauren annuì.

🤠🤠🤠

Lauren andò a letto senza cenare, la capii moltissimo, era stanca e frustrata, sapevo come si sentiva e dei sentimenti tutti scombussolati. Portai giù l'ultima forchettata di riso bianco cucinato da mia madre. Sofia era a casa di una sua compagna, anche per la notte. Mamma mi disse che a scuola stava andando piuttosto bene e che i voti erano abbastanza alti da prendere una borsa di studio. «Sono contenta del vostro ritorno...» disse mia madre sorridendo.
«Io pure sono contenta di essere qui con te. È stato difficile, ma alla fine, c'è l'ho fatta a vivere senza di te.» dissi tutta fiera e lei rise.

«Sei anche abbastanza grande per poter stare da sola, no?» alzò il sopracciglio. «Ti sei divertita in Francia?»
«Diciamo di sì, mi sono trovata bene. La situazione famigliare di Lauren è un casino e questo mi fa male però cerco sempre di tenerla con la testa alta. Voglio che stia bene, lo desidero di più al mondo.» dissi io piano e lei mi prese la mano.
«Sei così umile, Camila. Ammiro tantissimo il tuo carattere generoso e amorevole che provi verso ogni persona di questo mondo. Sei una ragazza pronta a dare una seconda possibilità nonostante i fatti accaduti precedentemente. Sei una ragazza da prendere in considerazione, escludendo il lavoro, sei un punto forte per tutti che ha forza e ne dà a sufficienza.»

Sorrisi dolcemente alle sue parole, mia madre, era la mia migliore amica. Era la donna della mia vita e l'amavo sempre e per sempre. Abbiamo sempre avuto un legame piuttosto stretto, lei mi capii sempre a pieno, mi aiutò ad affrontare la mia vita dopo esserci trasferite. Era tutto perfetto, la mia vita era diventata bellissima, in modo che non mi sarei mai immaginata. Aver perso un padre, mi ha reso più forte, più responsabile. Mi mancava un sacco, ma ero più che sicura che lui sarebbe stato fiero di me.

A Cojimar le cose erano sempre bellissime, il posto caldo, le danze, l'Avana. Amavo tutto e ormai, erano passati troppi anni dall'ultima volta in cui andai lì. Ormai avevo perso tutte le amicizie, tutto di tutto. Ma questo non era tanto importante, alla fine stavo bene con le mie nuove conoscenze. «Quanto ti ama?» chiese mia madre facendomi cascare dalle nuvole.
«Chi?»
«Beh, Lauren? Non dirmi che la stai tradendo.» disse guardandomi male.
«No! Assolutamente. Lauren mi ama tantissimo, forse non saprei nemmeno calcolare tutto questo amore che prova per me.» sussurrai e lei annuì. «Non riuscirei a starci senza, appena va via, io mi sento vuota e lei pure. Parigi è stata fantastica, mi è piaciuta immensamente.»

Mia madre si mise comoda sulla sedia e mi prese il polso, accarezzandolo. «Perché non torni in Francia con lei? Ti è piaciuta tanto.» mi disse.
«E tu? Io non voglio stare così lontana da te.» dissi. «Veramente.»
«Potrei venirci anch'io. Ci sarà un trasferimento per tutti, che dici? Sono sicura che potreste star insieme e vivere bene... Poi ci sarò anch'io con Sofia insieme a voi.»
«Sofia sarà distrutta nel trasferirsi un'altra volta. Insomma, i suoi amici... Come si fa?»
«Abbiamo un jet privato, no? Bene, possiamo andare a Los Angeles ogni volta che si vorrà. Per questi mesi, tua sorella è stata male durante la tua assenza. Le sei mancata veramente tanto e quando domani ti vedrà, non si staccherà più da te.»

«Amo mia sorella per questo, apprezzo ogni sua cosa.» dissi io. «Bisognerebbe parlarle su questo, poi riferirò a Lauren.» mi sistemai i capelli. «Sono sicura che lei sarà felicissima di questa notizia. Ci trasferiremo tutti e staremmo bene.» dissi applaudendo.
«Certo, staremmo benissimo.» disse mia madre. «Sarà tutto migliore.»

Andai verso mia madre e mi abbassai un po' per abbracciarla, lei mi strinse forte e accarezzò le punte dei miei capelli, rilassandomi. Amavo quando mi accarezzavano i capelli, mi rilassava e riusciva a scacciare la mia mente dai brutti pensieri. «Ti voglio tanto bene.» sussurrai piano e lei mi strinse ancora più forte.
«Te ne voglio anch'io, Mija.» mormorò lei.

Staccata da quell'abbraccio, mi sollevai e mi grattai la guancia. «Domani è il grande giorno, dovrò andare a letto...»
«Ma come, di già?» si sistemò gli occhiali. «Devo parlarti di un sacco di cose.»

Tornai a sedermi, la guardai quasi rassegnata e assonnata. «Dimmi?»
«La struttura è qualcosa di favoloso.» disse e io mantenni il mento con la mano. «Il signor Marciano è fiero del suo lavoro, mi piace.»
«Terrò la curiosità per me, tanto, domani alle 03:00 P.M., inizierà tutto.» dissi io. «Sarò proprio come le persone "normali", curiosi di vedere una novità al centro di Los Angeles.» dissi.
«Sarà bello percepire le loro stesse emozioni, ma vabbè, non dirò niente riguardo la struttura, quindi... Te lo lascerò scoprire.» disse contenta. «Alessandro l'hai più sentito?» mi guardò e io ci pensai.
«No, non l'ho sentito... Non mi sono fatta più sentire.» sussurrai. «Volevo stare lontana da tutti.»
«Sì, l'ho capito. Lui non sa che sei qui a Los Angeles, magari domani, vai al suo appartamentino, gli farai una sorpresa.»

«Sai dirmi come sta?» le chiesi io e mia madre ci pensò.
«Non so, ora. È rimasto molto in ospedale per delle ricadute. Ha subito dei controlli ed è dovuto rimanere in ospedale a riposo, pur di stare lontano dagli impegni. È molto abbattuto e ha pregato tanto per voi.» spiegò mia madre piano.
«È un ragazzo veramente speciale, lo ammiro tanto. Ormai ragazzi come lui non ce ne sono più e questo porta alla rovina la nostra società. Alessandro avrebbe meritato molto di più, non macerie sulla schiena sicuramente.» dissi io grattandomi la guancia.
«Vero, questo sì. Ma vedrai che appena saprà, o meglio, appena ti vedrà in piedi posta davanti a lui, starà benissimo con sé stesso. Lo conosci, sai quanto ti possa essere un punto di riferimento e una nuova famiglia. Lui ti adora tantissimo.» mormorò lei e io annuii contenta per quello che sarebbe successo il giorno successivo.

Lauren Jauregui's P.O.V.

Camila non era ancora venuta sul mio letto, io ero con la pancia all'aria, fissando il soffitto con attenzione. Tutto ciò che mi circondava era buio, la stanza era come un buco nero. Non stavo bene, avevo una testa piena di pensieri e avevo paura. La mia vita stava cadendo nuovamente alla rovina. Mi volevo sempre dimostrare forte davanti alla mia ragazza, ma questo non era così. Io stavo semplicemente male, entrando in una piccola fase di depressione che stava crescendo mese dopo mese.

I mostri che stavano sotto al mio letto, li sentivo. Le mie ansie mi stavano divorando ancora una volta. Non volevo più aprire gli occhi, li volevo chiudere e sparire in una polvere di fumo. La mia vita stava tornando indietro, a quando ero piccola, a quando mia madre mi proibiva determinate cose, al naso rotto, alle cadute. A Camila e al nostro primo incontro. Era così bella con quei capelli corti e con le codette tutte all'aria e in disordine. Il mio sorriso sì fece presente non appena la ricordai, la sua innocenza mi aveva afferrata subito.

Mi girai e rigirato sul letto. Mi misi col sedere per aria e poi con la testa nel cuscino. Mi scoprii perché avevo troppo caldo e mi coprii perché sentivo troppo freddo. Era snervante questa situazione.

Il chiaro di luna entrava nella finestra, la luce presente mi faceva abbastanza compagnia da rendermi un po' contenta. Da dentro la fodera del cuscino, tirai fuori un cofanetto e lo aprii. Il diamante brillava ai miei occhi e pensare che avrei messo quell'anello al dito della mia ragazza, mi stava rendendo più emozionata del solito. Volevo sposarla. L'anello che le avevo comprato era abbastanza bello, sperai cento volte che le sarebbe piaciuto. Mi sentii un po' pensierosa, pensai al nostro futuro insieme, in una casa da sole.

L'anello che possedevo si chiamava Cecily, in cima portava un diamante così come ai lati. Il materiale era d'oro bianco e inciso all'interno c'era il mio nome, in un carattere corsivo. Il costo era poco, di trentasettemila euro. Era un prezzo onesto per un anello del genere. Rimasi incantata davanti a tutti quei riflessi che partivano da una parte all'altra, grazie alla luce lunare. Camila sarebbe stata mia moglie e con questo, sperai che il mio cuore si mettesse una volta per tutte, l'anima in pace.

Chiusi così il cofanetto, lo poggiai sul mio petto nudo e chiusi un attimo gli occhi e senti il velluto della scatolina nera che conteneva il mio più grande desiderio. «Domani sarà una giornata indimenticabile.» dissi sorridendo un po' al pensiero, ero eccitatissima. Chiusi il cofanetto e lo misi dentro la fodera per nasconderlo bene agli occhi di Camila. Decisi di chiudere i miei sta volta, volevo dormire. Il mio corpo si rilassò, lasciandomi trasportare dalle braccia di Morfeo.

IL MATTINO SEGUENTE...

Ero sveglia, stavo preparando delle uova strapazzate per la mia ragazza. Erano le 12:01 P.M., mi stavo annoiando, Camila dormiva, sicuro era andata a dormire tardi... La capivo, aveva sicuramente tanto da parlare con la madre. Io intanto, mantenni il cofanetto dentro la mia stanca posteriore del mio jeans firmato Tommy Hilfiger. Sentii dei passi leggeri, mi girai e vidi Sofia. «Sofi!» dissi attirando la sua attenzione e non appena lei mi vide, mi saltò addosso abbracciandomi fortissimo, io ricambiai forte la stretta e sorrisi dolcemente. «È bello rivederti.» dissi spegnendo la fiammella.
«Siete tornate! Questa è una bella sorpresa. Dov'è Mila?»
«Tua sorella dorme.» le dissi. «Sto preparando delle uova strapazzate, ne vuoi?» chiesi io.
«Certo! Ho una fame da lupi... Sono appena tornata da casa della mia amica, abbiamo fatto un pigiama party pazzesco, mi sono divertita un botto.» mi spiegò entusiasta.
«Ne sono contenta.» sorrisi io. «Guarda, ho una cosa da farti vedere.» dissi bisbigliando.

La bambina rimase attenta a ciò che le stavo per mostrare, dalla tasca dei miei pantaloni tirai fuori un cofanetto e lo aprii mostrandole l'anello. «Ti piace?»
«Mamma mia, quanto brilla. È bellissimo, Laur.» disse lei.
«Ho deciso che sposerò tua sorella. Oggi le farò la proposta di matrimonio, sarà una giornata perfetta, me lo sento.» sorrisi ampiamente e lei mi abbracciò.
«È bellissimo, sì Lauren, fallo.» disse la bambina e io le accarezzai il viso dolcemente.
«Grazie Sofia, ti voglio tanto bene.»

Chiusi così il cofanetto e lo misi nella tasca dei miei jeans. Mi tirai su e ripresi a fare ciò che stavo facendo. «Sarà felice.» disse lei e io sorrisi mentre cucinavo, inspirai.
«Lo spero con tutta me stessa. Voglio darle il meglio, amo tua sorella come amo la luna.» dissi. «Anzi, la amo più dei essa.» dissi.
«Che belle. Vi adoro.»

La sorella di Camila era un pezzo tosto, era molto sveglia e l'adoravo tantissimo. La famiglia Cabello era qualcosa di eccezionale, non aveva nessun difetto.

Finito di cucinare, misi i piattini su un vassoio, salii di nuovo le scale e andai a bussare la porta di Camila. Nessuna risposta. Capii che la mia ragazza stava ancora dormendo, quindi decisi di abbassare la maniglia e di entrare dentro la stanza, chiudendo la porta alle mie spalle. Era così tenera. Il suo corpo era coperto da un semplice lenzuolo, la sua mano era vicino al suo viso rilassato e sognante, i suo capelli invece erano sparsi ovunque sul letto. Mi avvicinai a passi piccoli, fino ad appoggiare il vassoio al suo fianco. Feci il giro del letto, arrivando da lei, mi inginocchiai e le accarezzai quella chioma mossa morbida e infinita. «Camz, hey?» le baciai la guancia ripetutamente. «Svegliati...» sussurrai continuando a darle attenzioni.
«Vai via.» sbuffò Camila mettendomi una mano in piena faccia, sorrisi e gliela morsi dolcemente.
«No, svegliati.» replicai punzecchiandole i fianchi.
«Mh, dai!» frignò.
«Cosa frigni, ti ho portato anche la colazione a letto.» dissi sorridendo, lei aprì l'occhio sinistro e si girò.
«Ecco perché sentivo un buon profumo.» sussurrò e si mise seduta, per poi, portarsi il vassoio sulle gambe. «Che buone le tue uova strapazzate.» mormorò rendendomi fiera. Iniziò a mangiare.

🥚🥚🥚

I nostri vestiti erano perfetti, pronti per essere indossati per l'inaugurazione dell'azienda di Camila. Il mio abito nero, firmato Louis Vuitton, arrivava fino ai miei piedi. Il tessuto era leggero, con uno spacco lungo la schiena, concludendosi proprio sul fine di essa. «Sei così bella con quel vestito.» dissi a Camila che indossava un vestito rosso, lungo anche il suo. La scollatura era a forma di cuore. Il mio fiato era quasi del tutto assente. I suoi capelli invece, erano raccolti perfettamente.
«Senti chi parla, scema.» sorrise lei arrossendo, i suoi occhi color nocciola brillavano d'amore e di imbarazzo, il suo trucco scuro le stava divinamente.

Suonato il campanello, io presi le ultime cose – tra cui l'anello – e andai ad aprire la porta, incontrando davanti al mio viso il maggiordomo di Camila. «Buon pomeriggio, siete pronte?» chiese lui e io annuii, girandomi per vedere Camila, la cubana si stava avvicinando da me a suon di tacchi.
«Siamo pronte, Worsnop. Possiamo andare.» disse lei prendendomi la mano.

Uscite dalla casa, andammo in macchina, intanto l'uomo chiuse la porta a chiave e ci raggiunse pochi secondi dopo. Salito sulla limousine, andammo via da lì, dirigendoci alla nuova struttura Guess. Ci vollero pochi minuti fino ad arrivare, lì. Tantissima gente si stava avvicinando da noi, chi per scattare foto e chi con microfoni e quant'altro. Mi stavi già innervosendo.

Le guardie portarono le persone dietro le transenne, in modo da non venirci addosso dopo aver appoggiato piede sul pavimento. Il tappeto rosso era ben pulito, ordinato.

La macchina si mise all'entrata della struttura, Camila si mise gli occhiali firmati Armani e alzò la testa, osservando con ammirazione la struttura davanti ai suoi occhi. «È bellissima.» disse e io annuii.

Tutti i fratelli Marciano erano posti davanti alla porta, aspettando Camila anche se quest'ultima, dopo essere scesa, andò verso una figura maschile, di spalle, gli toccò la spalla e quest'ultimo si girò verso di lei, rimanendo sorpreso. «Ciao Ale, come stai?» chiese lei e lui l'abbracciò non tanto forte per paura di rovinarle il vestito, l'acconciatura e tutto l'ambaradan.
«Non ci posso credere, stai bene?»
«Sì, sto bene... Tu?» chiese lei.
«Sollevato, sto benissimo ora che ti vedo.» sussurrò lui.

Salutai anch'io Alessandro, era contento di vedermi sana e salva. Camila intanto si spostò, andando verso i suoi colleghi di lavoro. Sinuhe era tra la folla, con il telefono in mano a riprendere ogni cosa. Ad uno dei fratelli Marciano, Maurice, venne assegnato il microfono per dire qualche parola prima dell'inaugurazione. «Benvenuti! Sono lieto di vedervi qui partecipi ad un evento molto importante per ognuno di noi. Siamo molto elettrizzati da questa nostra rinascita che in pochi mesi, è venuta a galla subito. Non ci sono parole per quello che è accaduto alla nostra struttura, le indagini continuano a svolgere il loro percorso, ma noi, siamo forti. Siamo combattenti e abbiamo dimostrato ancora una volta di esserci alzati davanti ai pericoli. Non ho molto da aggiungere, ognuno di noi ha rischiato tantissimo ma finalmente, abbiamo trovato la luce.» parlò al microfono. «Ma ora basta parole, questo giorno è importante, sia per noi che per voi. Auguro a tutti una buona permanenza e soprattutto, un buon divertimento.» disse lui e Camila prese il microfono.
«Bene, ringrazio Maurice, ma ora parliamo di cose serie. Chi vuole musica e un buffet con una marea di cibo, gridi "ye!".» disse alzando il pugno, tutte le persone urlarono e alzarono la mano. «Perfetto, ora tagliamo questo nastro ed entriamo!» continuò Camila e Maurice tagliò il nastro rosso inaugurando la struttura, tutte le persone entrarono dentro, Camila rise.

Io mi avvicinai alla mia ragazza, un po' sconvolta. «Solo tu potevi fare una cosa del genere.» sussurrai al suo orecchio, prendendola per il fianco facendola avvicinare a me.
«Beh, perché no? Almeno ho messo un po' di simpatia in quel mortorio che stava facendo Maurice. Le sue parole sono così noiose.» disse Camila incrociando le braccia, facendo il muso. Io le baciai lo zigomo.
«Sei l'anima della festa.» dissi io e lei avvolse le braccia attorno al mio collo, guardandomi negli occhi.
«Tesoro.»

Arrivate alla sala, molte persone erano in piedi, impugnando un calice di champagne e del cibo. Camila andò a mangiare qualcosa. Non mi stupii. La raggiunsi poco dopo. «Camz, sei impossibile. Stai già mangiando.» dissi io con le mani sui fianchi, Camila invece mi portò un pezzo di focaccia sulle labbra, costringendomi a darle un morso, era buona. «Uhm, buona.» sussurrai coprendomi le labbra, masticando. «Ti perdono.»
«Ovvio che mi perdoni.» sorrise lei e mangiò, io feci lo stesso.

Le persone parlavano, alcuni ballavano a suon di musica, era un'atmosfera rilassante, piacevole. Era un'ottima rinascita. Mi sentii toccare la spalla, mi girai e vidi un ragazzo scuro davanti ai miei occhi. «Tyrone, ciao!» dissi abbracciandolo.
«Amica, ciao anche a te.» disse ricambiando.
«Come mai da queste parti?» il rapper sorrise alla mia domanda.
«Mi ha invitato Camila, ho accettato subito l'invito.»
«È fantastico, sono contenta. Prego, serviti pure.»

Il ragazzo si servì, io mi girai e sorrisi a Camila. «Non pensavo lo invitassi. Sono contenta.»
«Sapevo che ti avrebbe fatto piacere.» mormorò lei accarezzandomi la guancia.

Mi avvicinai al suo viso ma la cubana si spostò, facendomi baciare l'aria. «Ma che cazzo...?»

«Dj! Ciao!» disse Camila avvicinandosi da Dinah e Normani. Arrivò anche Allyson e Jared con fare contento, ammirarono la sala con stupore.

Camila rimase a parlare con loro per venti minuti. Guardai l'orologio e notai l'ora. Era già tardi ma la giornata era ancora lunga. Inspirai nervosa, presi il cofanetto e un microfono, decisi di parlare. «Posso avere la vostra attenzione?» chiesi io e tutti rimasero in silenzio. Camila si girò e mi guardò. Io mi avvicinai. «Non ho molto da dire, ma giusto alcune parole da dedicare alla mia ragazza Camila Cabello.» dissi sentendomi in ansia. «Lei è una ragazza fantastica, umile... Un pezzo d'oro, il mondo non la merita. Sono molto contenta di far parte della sua vita, di essere la sua ragazza, di amarla e di darle tutte le attenzioni che merita. Per questo qui, deciderò di fare una proposta importante, perché credo che... Sia giusto unirmi a lei, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia.» la guardai.

Camila mi guardava, impalata davanti a me, le sue gote erano rosse. Decisi di lasciare il microfono ad un ragazzo e di avvicinarmi a lei. «Per me, oltre ad la mia ragazza, sei anche la mia migliore amica, la persona favolosa per cui ho perso la testa da subito. Sei ciò che voglio di più.» sussurrai.

Mi inginocchiai ai suoi piedi, tirai fuori il cofanetto e lo aprii, sfoggiando l'anello ricco di diamanti.

«Camila Cabello, mi vuoi sposare?»

OH YEYEYEYEYE

Eccoci qui con questo capitolo, Camila dirà "sì" a Lauren? Scusate il ritardo ma sono stata impegnata tutto il tempo. Spero che questo capitolo vi sia piaciuto.
P.S., abbiate pazienza, ora vedrò di scrivere l'epilogo, vi terrò aggiornati a che punto sarò con l'ultimo capitolo. Spero che verrà bene come sto pensando e che voi possiate apprezzare questo epilogo ricco di effetti speciali e di tanto macello. Ripeto, preparatevi, io cercherò di mettere tutta me stessa. 🌻

Passate a seguirmi su:
Instagram: @m.vrt.a
Twitter: @drunkwithya

Ricambio!

-BeingAsAnHurricane

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro